lunedì 5 ottobre 2015

Siria - L'Arcivescovo Hindo: “inquietanti le parole di McCain sui ribelli anti-Assad armati dalla CIA”

dalla pagina - Agenzia Fides, Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie
Jacques Behnan Hindo è arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi in Siria

Hassakè (Agenzia Fides) - “Il senatore statunitense John McCain ha protestato dicendo che i russi non stanno bombardando le postazioni dello Stato Islamico, ma piuttosto i ribelli anti-Assad addestrati dalla CIA.
Io trovo inquietanti queste parole. Rappresentano un'ammissione spudorata del fatto che dietro alla guerra ad Assad c'è anche la CIA, e che si tratta di un conflitto etero-diretto da circoli di potere lontani dalla Siria e dai loro alleati nella regione mediorientale”.
Così l'Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell'Arcieparchia siro-cattolica di Hassakè-Nisibi, commenta con l'Agenzia Fides alcuni recenti sviluppi del conflitto siriano, segnati dall'intervento diretto delle forze militari russe contro le postazioni delle milizie jihadiste.
La propaganda occidentale” sottolinea l'Arcivescovo Hindo “continua a parlare di ribelli moderati, che non esistono: nella galassia dei gruppi armati, quelli dell'Esercito Siriano Libero li trovi solo se li cerchi con la lente d'ingrandimento. Tutte le altre sigle, a parte lo Stato Islamico (Daesh), sono confluite o sono state fagocitate di fatto dal Fronte al-Nusra, che è il braccio militare di al-Qaida in Siria”.
A giudizio dell'Arcivescovo siro-cattolico, “c'è qualcosa di veramente inquietante in tutto questo: c'è una superpotenza che a 14 anni dall’11 settembre protesta perchè i russi colpiscono le milizie di al-Qaeda in Siria. Che vuol dire? Che adesso al-Qaida è un alleato degli USA, solo perchè in Siria ha un altro nome? Ma disprezzano davvero così tanto la nostra intelligenza e la nostra memoria?
Nel colloquio con Fides, l'Arcivescovo Hindo ripete che “a decidere se e quando Assad dovrà andare via, saremo noi siriani, e non il Daesh o l'Occidente. Ed è certo che se Assad va via adesso, la Siria diventerà come la Libia”. L'Arcivescovo siriano lancia anche un allarme: “Ci giungono notizie tremende dalla città di Deir el Zor, assediata dal Daesh da molto tempo. I viveri non possono arrivare in città, non hanno più cibo, e la popolazione sta letteralmente morendo di fame. Occorre fare subito qualcosa, prima che sia troppo tardi”. (GV) (Agenzia Fides 2/10/2015).
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leggi anche:
L'arcivescovo: «Cristiani attaccati e abbandonati»  
L’Arcivescovo Hindo denuncia le scelte “sciagurate” dell’Occidente
“Con le loro politiche sciagurate – spiega a Fides l'Arcivescovo – soprattutto francesi e statunitensi, con i loro alleati regionali, hanno favorito di fatto l'escalation del Daesh (acronimo arabo con cui si indica lo Stato Islamico, ndr). Adesso perseverano nell'errore, commettono sbagli strategici grotteschi come l'annuncio sui media della 'campagna di primavera' per liberare Mosul e si ostinano a interferire con interventi irrilevanti, invece di riconoscere che proprio il sostegno da loro garantito ai gruppi jihadisti ci ha portato a questo caos e ha distrutto la Siria, facendoci regredire di 200 anni”. (GV) (Agenzia Fides 25/2/2015).

TJ15

"Prende il via oggi in Italia, Spagna e Portogallo, dopo due anni di preparazione, la Trident Juncture 2015 (TJ15), una delle più grandi esercitazioni NATO. Vi partecipano oltre 230 unità terrestri, aeree e navali e forze per le operazioni speciali di 28 paesi alleati e 7 partner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra, anzitutto cacciabombardieri a duplice capacità convenzionale e nucleare. La prima fase (3-16 ottobre) testerà la capacità strategica e operativa dei comandi NATO; la seconda (21 ottobre-6 novembre) si svolgerà «dal vivo» con l’impiego delle unità militari.
La TJ15, annuncia un comunicato ufficiale, «dimostrerà il nuovo accresciuto livello di ambizione della NATO nel condurre la moderna guerra congiunta». Dimostrerà in particolare «la capacità della Forza di risposta della NATO nel pianificare, preparare, dispiegare e sostenere forze nelle operazioni di risposta alle crisi non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza»."

continua

giovedì 1 ottobre 2015

Violato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare: nuove bombe nucleari USA in arrivo in Italia

video dalla pagina http://www.pandoratv.it/?p=4161
articolo di Manlio Dinucci: "... centinaia di testate (oltre 600) sono schierate sul territorio europeo in prossimità di quello della Russia europea ..."

argomenti correlati:

intervento di Vladimir Putin all'ONU: "... dovremmo essere guidati da valori comuni e comuni interessi invece che da ambizioni ..."

il discorso di papa Francesco all'ONU: [video
"... Il Preambolo e il primo articolo della Carta delle Nazioni Unite indicano le fondamenta della costruzione giuridica internazionale: la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni. Contrasta fortemente con queste affermazioni, e le nega nella pratica, la tendenza sempre presente alla proliferazione delle armi, specialmente quelle di distruzione di massa come possono essere quelle nucleari. Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero “Nazioni unite dalla paura e dalla sfiducia”. Occorre impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, nella lettera e nello spirito, verso una totale proibizione di questi strumenti ..."

martedì 29 settembre 2015

primolunedìdelmese: TTIP

Anno XVIII - incontro n. 136
5 Ottobre 2015 - ore 20:30
presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
- Parcheggio adiacente. Si raccomanda puntualità ! -
TTIP: facciamo il punto
Interessa direttamente quasi un miliardo di persone, metà del Prodotto Interno Lordo mondiale e un terzo del commercio su scala planetaria. Eppure, dell'Accordo di Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership), fra Stati Uniti ed Unione Europea, si continua a sapere poco o niente, dal momento che i negoziati, che riprenderanno nel prossimo Ottobre, restano avvolti nel mistero. Molte sarebbero, comunque, le questioni ancora irrisolte, tra cui quella del meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati (ISDS), su cui la Commissione Europea ha avanzato, a metà Settembre, una nuova proposta, che recepisce le raccomandazioni votate dal Parlamento Europeo nel Luglio scorso, ma che sembra scontentare tanto gli Stati Uniti, che la vedono come fumo negli occhi, quanto gli oppositori all'accordo.Intanto, la campagna europea STOP TTIP lancia una settimana di mobilitazione, ai primi di Ottobre, per superare quota 3 milioni di firme - ne sono già state raccolte 2,75 milioni - e far uscire dall'ombra anche gli altri trattati: il TPP, 'gemello' per l'area del Pacifico; il CETA, l'accordo fra Canada e Unione Europea; e il TISA, il negoziato per la liberalizzazione completa dei servizi.

Ne parliamo con
Monica Di Sisto

giornalista, vicepresidente di Fairwatch, docente di Modelli di Sviluppo Economico 
alla Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma.

lunedì 28 settembre 2015

Politica estera e spesa per la Difesa: 9 euro su 10 destinati a militari, briciole alla cooperazione

dalla pagina http://www.repubblica.it/speciali/politica/data-journalism/2015/06/25/news/decreto_missioni_cooperazione_italiana_sviluppo_fondi_openpolis_forze_armate_afghanistan_f35-117425232/?ref=nrct-19


Erano 31 miliardi nel 2005, sono scesi a quota 26 nel 2014 (nonostante le sollecitazioni NATO). Ma solo 2,9 miliardi sono per i Paesi in via di sviluppo. L'incidenza del decreto missioni è minima: appena il 4 per cento. Il dibattito in parlamento: durante gli ultimi quattro governi non ha mai rappresentato la priorità, appena 26 ore di discussione contro le 70 del decreto Imu, le 81 del Jobs Act e le 133 della legge di Stabilità.
[...]
Nel 2015 si stima che il Belpaese investirà soltanto l'1% del suo Pil in spesa per la Difesa. La discesa è stata resa nota soltanto qualche giorno fa [giugno 2015] grazie a una tabella contenuta nel rapporto sui dati economici e finanziari diffuso dalla stessa NATO a Bruxelles. Altri Paesi dell'Alleanza Atlantica hanno invece aumentato le proprie spese militari. Tra questi, ad esempio, la Grecia è passata dal 2,2 al 2,4%, la Polonia dall'1,8 al 2,2% e il Portogallo dall'1,3 all'1,4 per cento. 
[...]
GUARDA  Tutti i grafici interattivi su spesa per la Difesa

continua 

venerdì 25 settembre 2015

La chiesa del futuro

dalla pagina http://www.unachiesaapiuvoci.it/notizia.php?Id_sezione=1&Id_notizia=847

La Repubblica, 9 settembre 2015
intervista a Enzo Bianchi a cura di Silvia Ronchey

«Il papa ha lanciato l'allarme già due anni fa, dopo la visita a Lampedusa. È rimasto inascoltato e credo che anche questo suo nuovo appello lo sarà. Il fastidio di un certo clero verrà magari dissimulato dall'ipocrisia religiosa, che è la più bieca e spaventosa di tutte». Siamo a Bose, alla vigilia dell'apertura dell'annuale convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, e il priore Enzo Bianchi commenta l'esortazione di Bergoglio ad accogliere nelle parrocchie i rifugiati del grande movimento di popoli di cui quest'estate, con i suoi avvenimenti sconvolgenti, sembra avere cambiato la percezione generale. «Un mese fa il vescovo di Crema ha chiesto di ospitare i rifugiati in locali adiacenti una scuola cattolica, è stato contestato dalle famiglie. La situazione italiana è una vergogna, soprattutto nelle regioni tradizionalmente più cattoliche, il Veneto e la Lombardia».
Il rifiuto è più sociale o più confessionale?
«Quello confessionale l'hanno gridato a suo tempo il cardinal Biffi e il vescovo Maggiolini, secondo cui bisognava eventualmente accogliere solo i cristiani. Ma il problema è la vera e propria fabbrica di paura dei barbari, edificata da forze politiche attente solo all'interesse locale, forze che prima di Francesco la chiesa italiana ha assecondato, anche se all'inizio sembravano assumere riti pagani, precristiani, quelli sì barbarici. Ora si proclamano cattolici ma io li chiamo cristiani del campanile. Il grande silenzio di una chiesa complice li ha aiutati a iniettare nel tessuto sociale del territorio il veleno della xenofobia».
Guardiamo gli eventi nella misura dei millenni di storia anche ecclesiastica, parliamo del V secolo, quando alle cosiddette invasioni barbariche si è affiancata l'assunzione del cristianesimo a religione di stato.
«Quando con Teodosio il cristianesimo è diventato religione dello stato imperiale la furia dei monaci - lo dico con dolore, mi strappa il cuore - ha distrutto i templi pagani, fatto uno scempio di opere d'arte non diverso da quello dell'Is, ma ben più vasto. È il motivo per cui san Basilio non ha mai usato nei suoi scritti la parola "monaco": designava integralisti violenti, i talebani del momento. Guardando i secoli mi permetto di dire, pur con tutte le differenze: vediamo che altri rifanno a noi quello che abbiamo fatto».
Come ad Alessandria d'Egitto, quando fu distrutto il Serapeo e i parabalani del vescovo Cirillo assassinarono Ipazia. Nel "Libro dei testimoni", lo straordinario martirologio ecumenico di Bose, questa martire pagana potrebbe trovare posto?
«Sì, come tutti coloro che - da Buddha a Savonarola, da Rumi a Gandhi - in qualunque religione o anche all'esterno hanno perseverato in una posizione di umanità e di tolleranza. La dottrina cattolica del Vaticano II ribadisce con chiarezza che la coscienza prevale su qualsiasi autorità, anche su quella papale».
Torniamo ai movimenti di popoli della cosiddetta fine dell'antichità.
«Con saggezza papa Gregorio Magno chiese accoglienza per i barbari in arrivo dando un'unica dignità a stranieri e latini, che si espresse nel monachesimo benedettino e fece fiorire il cristianesimo, allora esangue soprattutto in occidente. La storia serve da un lato a non stupirci dell'intolleranza, dall'altro a spegnerla richiamandoci alla razionalità, che oggi significa mostrare ai popoli dell'oriente postcoloniale che gli riconosciamo soggettività, dignità, diritto di sedere alla tavola delle genti, anziché continuare a sfruttarli economicamente».
La memoria storica ecclesiastica, la conoscenza delle ere passate di cui si nutre, non ha anche il dovere di ricordare a tutti l'onda lunga della tolleranza islamica?
«Al tempo della conquista musulmana i cristiani del Medio Oriente hanno aperto le porte delle loro città agli arabi che portavano libertà di culto e affrancavano dalle angherie economiche del governo imperiale cristiano. La convivenza di cristiani, ebrei e musulmani nel corso del medioevo islamico ha fatto fiorire momenti di cultura straordinari, come nel mondo sufita, che conosco bene. L'islam è una religione di pace e mitezza con una mistica di forza pari a quella cristiana. Se nel Corano ci sono testi di violenza, non sono molto diversi da quelli che troviamo nella Bibbia e che ci fanno inorridire. La lettura integralista della Bibbia può rendere integralisti quanto quella del Corano. L'esegesi storico-critica delle scritture, cui il cristianesimo è approdato con fatica e subendo terribili condanne dell'autorità ecclesiastica, è il primo passo di un lungo cammino che aspetta anche i musulmani. Nel frattempo servono ascolto, dialogo, seri studi universitari per dissipare la propaganda ideologica che attecchisce sull'ignoranza: non è vero che l'islam è una religione della violenza e della jihad , affermarlo serve solo a giustificare la nostra nei suoi confronti».
Dai Buddha di Bamyan al tempio di Bel a Palmira, il nostro secolo assiste ad atti islamisti di cancellazione del passato dal contenuto altamente simbolico. Ma non è chiaro quanta parte effettiva vi abbia la religione o la religiosità.
«Una parte minima. Il problema non è religioso, è sociale ed economico. Gli integralisti islamici, anche abbattendo una chiesa, non mirano tanto a offendere la fede cristiana quanto a colpire l'occidente. Un pacifico abitante di Palmira mi ha detto: "Voi occidentali, piangendo la distruzione di templi etichettati dall'Unesco, date l'idea di averli più cari della nostra popolazione. Così li fate diventare una protesi dell'occidente nella nostra terra". Mostrando di tenere così tanto a un pezzo di colonna - giustamente, perché è segno di un cammino di umanizzazione - ma facendo saltare in aria le persone nelle guerre da noi scatenate in Iraq, in Siria, in Libia, finiamo per apparire mostruosi. Certo le distruzioni dell'Is sono crimini contro l'umanità oltre che contro la cultura e la dignità dei monumenti va difesa, ma abbiamo la stessa forza nel difendere le popolazioni perché non soccombano alle nostre armi o non trovino vie di morte nella migrazione?».
I popoli sono in marcia e un'ibridazione, che la si voglia o no, dovrà avvenire, perché questa è la storia. Il che pone anche specifici problemi sociali come quello del ruolo della donna: l'islam impone il velo, ma non trovi che anche nella chiesa cristiana ci sia un ritardo?
«Si dice sbrigativamente che certi musulmani siano ancora nel medioevo. Ma il velo completo per le suore di clausura è stato abolito solo nel 1982. È molto recente la presa di coscienza della pari dignità della donna e dell'uomo nel cristianesimo, che non ha ancora nemmeno il linguaggio per esprimerla. La soggezione delle donne agli uomini è un retaggio scritturale nell'islam, ma è presente anche nelle nostre scritture: san Paolo afferma che le donne non devono assolutamente parlare nell'assemblea della chiesa e devono stare a capo coperto. Di nuovo, serve una rilettura storico-critica di tutti i libri sacri, per scorgerne l'intenzione e non le forme. Nella chiesa c'è buona volontà ma poi della donna si hanno immagini irreali: il modello di Maria, vergine e madre, che non può essere il riferimento per una promozione della donna nella chiesa; l'idea, insinuata per moda, che la Madonna sia più importante di San Pietro, idea insipiente come dire che la ruota in un carro è più importante del volano... Non siamo ancora capaci di prendere sul serio l'uguaglianza indubbia tra uomini e donne. Il cammino per la chiesa è ancora lunghissimo perché ovunque ci sia un esercizio di comando restano gli uomini, mentre le donne sono confinate al servizio umile».
Il convegno che si apre oggi è dedicato a "Misericordia e perdono": sono istanze che, dall'ambito ecclesiale cui appartengono, possono suggerire prassi anche giuridiche e sociali?
«Declinare la giustizia con il perdono, anche a livello politico, è un'esigenza che già Giovanni Paolo II aveva evocato con forza in un suo messaggio per la Giornata della pace. L'insistenza di papa Francesco sulla pratica della misericordia, vissuta nei secoli da tanti cristiani d'oriente e d'occidente anche in controtendenza rispetto alla mentalità dominante, dischiude percorsi fecondi nella faticosa purificazione della memoria cui non ci possiamo più sottrarre, pena l'abbrutimento di ogni nostra relazione».

mercoledì 23 settembre 2015

Globalizzazione del potere e crisi della politica.

Intervista a Zygmunt Bauman di Massimo Di Forti, [non recente ma attuale] 
all'inizio parla di crisi economica e alla fine di Europa e immigrazione...

il Messaggero, 11 settembre 2012

«La ragione di questa crisi, che da almeno cinque anni coinvolge tutte le democrazie e le istituzioni e che non si capisce quando e come finirà, è il divorzio tra la politica e il potere». Zygmunt Bauman riesce subito ad andare al dunque senza perdersi in giri di frase. Non a caso possiede il dono di quella che Charles Wright Mills chiamava l’immaginazione sociologica, la capacità di fissare in una frase, in un’idea, la realtà di un’intera epoca, e il grande studioso polacco lo ha fatto con la sua metafora della "Vita liquida" e della "Modernità liquida" (cosa è più imprendibile e sfuggente dell’acqua e dei suoi flussi?) per descrivere con geniale chiarezza la precarietà e l’instabilità della società contemporanea.
Lui, liquido, non lo è affatto anzi è un uomo di ferro, un ottantasettenne che gira il mondo senza sosta (viaggia almeno cento giorni all’anno tra conferenze e dibattiti!) e a Mantova è intervenuto a Festivaletteratura per un dibattito sull’educazione. Non c’è traccia di stanchezza nel suo fisico asciutto o nel volto scarno e autorevole ravvivato da occhiate scintillanti, mentre parla in una sala della Loggia del Grano pochi giorni dopo aver pubblicato un nuovo libro, Cose che abbiamo in comune (220 pagine, 15 euro) sempre per Laterza, editore dei celebri saggi come Vita liquida, La società sotto assedio, Modernità liquida, Dentro la globalizzazione e altri ancora.
Professor Bauman, è per questo che i politici sembrano girare a vuoto di fronte alla crisi?
«Sì. Il potere è la capacità di esercitare un comando. E la politica quella di prendere decisioni, di orientarle in un senso o nell’altro. Gli stati-nazione avevano il potere di decidere e una sovranità territoriale. Ma questo meccanismo è stato completamente travolto dalla globalizzazione. Perché la globalizzazione ha globalizzato il vero potere scavalcando la politica. I governi non hanno più un potere o un controllo dei loro paesi perché il potere è ben al di là dei territori. Sono attraversati dal potere globale della finanza, delle banche, dei media, della criminalità, della mafia, del terrorismo… Ogni singolo potere si fa beffe facilmente delle regole e del diritto locali. E anche dei governi. La speculazione e i mercati sono senza un controllo, mentre assistiamo alla crisi della Grecia o della Spagna o dell’Italia…».
È l’età della proprietà assenteista, come la chiamava Veblen, della finanza: era meglio prima?
«Il capitalismo di oggi è un grande parassita. Cerca ancora di appropriarsi della ricchezza di territori vergini, intervenendo con il suo potere finanziario dove è possibile accumulare i maggiori profitti. E’ la chiusura di un cerchio, di un potere autoreferenziale, quello delle banche e del grande capitale. Naturalmente questi interessi hanno sempre spinto, anche con le carte di credito, ad alimentare il consumismo e il debito: spendi subito, goditela e paga domani o dopo. La finanza ha creato un’economia immaginaria, virtuale, spostando capitali da un posto all’altro e guadagnando interessi. Il capitalismo produttivo era migliore perché funzionava sulla creazione di beni, mentre ora non si fanno affari producendo cose ma facendo lavorare il denaro. L’industria ha lasciato il posto alla speculazione, ai banchieri, all’immagine»
Non ci sono regole, dovremmo crearle. Avremmo bisogno forse di una nuova Bretton Woods…
«Il guaio è che oggi la politica internazionale non è globale mentre lo è quella della finanza. E quindi tutto è più difficile rispetto ad alcuni anni fa. Per questo i governi e le istituzioni non riescono a imporre politiche efficaci. Ma è chiaro che non riusciremo a risolvere i problemi globali se non con mezzi globali, restituendo alle istituzioni la possibilità di interpretare la volontà e gli interessi delle popolazioni. Però, questi mezzi non sono stati ancora creati».
A proposito della crisi europea, non crede che i paesi dell’Unione siano ancora divisi da interessi nazionalistici e da vecchi trucchi che impediscono una reale integrazione politica e culturale?
«È vero, ma è anche il risultato di un circolo vizioso che l’attuale condizione di incertezza favorisce. La mancanza di decisioni e l’impotenza dei governi attivano atteggiamenti nazionalistici di popolazioni che si sentivano meglio tutelate dal vecchio sistema. Viviamo in una condizione di vuoto, paragonabile all’idea di interregnum di cui parlava Gramsci: c’è un vecchio sistema che non funziona più ma non ne abbiamo ancora uno alternativo, che ne prenda il posto».
La globalizzazione ha prodotto anche aspetti positivi. Vent’anni fa, in Europa non c’era un africano, un asiatico un russo. Eravamo tutti bianchi, francesi, tedeschi, italiani, inglesi… Ora potremmo finalmente confrontarci: riusciremo a farlo su un terreno comune?
«È un compito difficile, molto difficile. L’obiettivo dev’essere quello di vivere insieme rispettando le differenze. Da una parte ci sono governi che cercano di frenare o bloccare l’immigrazione, dall’altra ce ne sono più tolleranti che cercano, però, di assimilare gli immigrati. In tutti e due i casi si tratta di atteggiamenti negativi.
Le diaspore di questi anni debbono essere accettate senza cancellare le tradizioni e le identità degli immigrati. Dobbiamo crescere insieme, in pace e con un comune beneficio, senza cancellare la diversità che rappresenta invece una grande ricchezza».


leggi anche:


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lunedì 21 settembre 2015

Profughi: un problema che prima deve essere capito

Vicenza 19 settembre 2015

COMUNICATO STAMPA 

In questi ultimi mesi non si fa altro che parlare di "loro", contrapposti a "noi", "prima noi, poi loro", "loro vengono per delinquere", "loro devono adattarsi alle "nostre" regole".... Peccato che abbiamo dimenticato così in fretta che, fin dalla seconda metà dell'ottocento, "loro" eravamo "noi", migranti economici che non hanno atteso che qualcuno venisse ad "aiutarli a casa loro" ma hanno preferito avventurarsi verso l'ignoto (paese, lingua, costumi sconosciuti) pur di offrire un futuro migliore ai propri figli.
Un processo migratorio, il nostro, ben conosciuto anche dai padri costituenti tant'è che vi è un articolo (il 10) della nostra Costituzione che recita al terzo comma: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".
Il fenomeno a cui assistiamo oggi ha dei connotati diversi per numero di persone che si muovono, per numero di paesi da cui scappano queste persone, per totale assenza di politiche internazionali, sia di accoglienza che di relazioni con i paesi di origine. E' un fenomeno che deve essere innanzitutto capito e poi gestito: occorre capire che per quanto riguarda i profughi siamo di fronte alla più grande emergenza che abbia coinvolto l'Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale e che il problema dei migranti d'ora in poi sarà un processo fisiologico. Per questo è importante che tutti noi contribuiamo a pensare questo fenomeno in maniera sincera e leale creando nei nostri territori, nella politica, nella vita della comunità una mentalità nuova e lungimirante.
E' tempo che le amministrazioni locali agiscano con determinazione su due fronti, in primis su quello dell'accoglienza: le buone prassi non mancano, neanche nel nostro paese; buone prassi che hanno evidenziato che anche da un fenomeno apparentemente devastante si possono scoprire ricchezze e valorizzare competenze anche a beneficio del paese ospitante. Secondariamente il livello locale deve avere un ruolo di stimolo e pressione, nei confronti del Governo, affinché questo si faccia parte attiva nel consesso europeo per trovare una soluzione a monte e soprattutto aiuti l'Europa a dare priorità a questi temi e non solo a componenti o fattori economici, così come del resto auspicato dalla recente dichiarazione "Più integrazione europea: la strada da percorrere" sottoscritta lo scorso 14 settembre a Roma dai Presidenti delle Assemblee parlamentari di Italia, Germania, Francia e Lussemburgo. La nostra città ha fatto molto in questa direzione, basti pensare anche alla recente approvazione del Consiglio degli Stranieri, vera bandiera di democrazia ed integrazione che si concretizzerà il prossimo 14 febbraio. Vicenza infatti può e deve fare molto altro: progetti di accoglienza che diano dignità a queste persone e che contemporaneamente sappiano costruire relazioni e offrano visione di futuro. Tutti noi, anche chi non ci crede, ne avremo dei benefici e soprattutto nessuno potrà accusarci un domani di aver commesso il reato collettivo di omissione di soccorso.

Il Consiglio direttivo
Associazione civica Vicenza Capoluogo

per capire meglio le "politiche internazionali" e le "cause immediate e remote all'origine dei fenomeni migratori" leggi anche:

Svolta USA sulla #Siria: alcuni retroscena

[...] (Che i bombardamenti USA che da un anno si susseguono sulla Siria non avessero affatto annientato le forze dello Stato Islamico [ISIS o IS o ISIL...], anzi, ma in compenso avessero contribuito a distruggere le infrastrutture siriane e ad aggravare la situazione dei siriani, è stato già osservato altrove. Con l’arrivo della Turchia la situazione si è ulteriormente aggravata. E va tenuto conto che un milione e più di profughi erano già ammassati ai confini della Turchia, che decide a piacere quando farli entrare – ed eventualmente fuggire: si è parlato di passaporti siriani in vendita in Turchia per qualche centinaio di $, basta una richiesta e una fotografia, un giornalista olandese ha fatto la prova e ci ha scritto un pezzo. Ultima notazione: Assad ha lamentato che i profughi sottraggono forze all’esercito siriano oltre che alla futura ricostruzione della Siria) [...]

Immigrazione: consapevolezza del destino comune
un intervento del nostro presidente della repubblica Mattarella.

riferimenti del Magistero:

venerdì 18 settembre 2015

In aumento guerre e vendita di armi

da La Voce dei Berici, 20 settembre 2015, p. 5 
da Cibo di guerra. 5° Rapporto sui conflitti dimenticati
  • aumentano i conflitti armati: 388 nel 2011, 424 nel 2014 
  • in 15 anni quintuplicate le vittime degli attentati terroristici jihadisti, in particolare in Afghanistan, Iraq, Siria, Pakistan, Nigeria... 
  • il mercato delle armi è in continua crescita: +16% rispetto al 2009 
spese militare 2014 [% sulle spese totali mondiali]:
  1. USA 35%
  2. Cina 8%
  3. Arabia Saudita 5%
  4. Russia 4,4% 
  5. UK 3,8%
  6. Francia 3,3%
vedi anche
http://www.ansa.it/canale_expo2015/notizie/news/2015/09/11/caritas-denuncia-in-aumento-i-conflitti_f2f516f4-eeda-457e-aefd-f23e8865efc3.html
http://www.paroladivita.org/Attualita/La-Caritas-denuncia-aumentano-le-guerre-nel-mondo

mercoledì 16 settembre 2015

Per capire bisogna anche ascoltare punti di vista "altri" ...

dalla pagina http://video.corriere.it/assad-attacca-europa-se-siete-preoccupati-migranti-smettete-appoggiare-terroristi/df114a18-5c5a-11e5-83f0-40cbe9ec401d?refresh_ce-cp

Assad attacca l'Europa: «Se siete preoccupati per i migranti smettete di appoggiare i terroristi» 

Il presidente siriano si scaglia anche contro gli USA: «Non accettano che siamo gli unici a combattere l'Isis sul campo» 

intervista e video

dalla pagina http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/assad-lascio-se-il-popolo-lo-chiede_2133662-201502a.shtml

Isis, responsabilità dell'Occidente - La Turchia e l'Occidente riforniscono i jihadisti di Jabhat Al Nusra e i terroristi dell'Isis, che combattono in Siria, di armi, soldi e volontari: per il presidente siriano Bashar Al Assad "è un dato di fatto". Ciononostante, il leader siriano, in un'intervista ai media russi, si dice pronto a cooperare con l'Occidente nella lotta al terrorismo, perché i Paesi occidentali "stando dalla parte dei terroristi non possono combattere il terrorismo da soli".

leggi anche

L'Isis sta vincendo? Non è vero...
da Famiglia Cristiana n. 27, 5 luglio 2015
30/06/2015  Per vincere bisogna che qualcuno combatta. Ma nessuno sta combattendo contro l'Isis. USA e Arabia Saudita sperano che i jihadisti abbattano il loro nemico Assad. E lasciano fare.

Non è vero che l’Isis sta vincendo. Anzi: guardiamoci da coloro che lo dicono. Perché si vince contro qualcuno o qualcosa. Mentre nessuno si batte per sconfiggere l’Isis. Nata in Iraq (il nome del suo capo, Al Baghdadi, vuol dire appunto “di Baghdad”) nel periodo in cui gli sciiti iracheni erano bersagliati dagli attentati, cresciuta in Siria nella lotta contro il regime sciita degli Assad, la milizia è stata aiutata in ogni modo da Paesi come Arabia Saudita, Turchia, Kuwait, Qatar e USA.

L’autorevole Brookings Institution ha calcolato che la sola amministrazione Obama ha investito un miliardo di dollari nei gruppi anti-Assad e partecipato all’addestramento di circa 10 mila combattenti. Nemmeno  quando l’Isis ha occupato  un terzo dell’Iraq ci si è davvero mobilitati per sconfiggerlo: si è solo costruita una barriera (fatta di di soldati iracheni e curdi e di milizie, più le incursioni aeree) per impedirgli di arrivare alle regioni irachene ricche di petrolio, lasciandolo però libero di devastare la Siria in nome della lotta contro Assad, oltre a consentirgli di occupare la parte dell'Iraq più popolata di cristiani.

continua 

domenica 13 settembre 2015

15 settembre: LCA


Laboratorio Cittadinanza Attiva
Al via! Martedì 15 settembre


Martedì 15 settembre | 1' incontro LCA per l'anno associativo 2015-2016

per info vai a questa pagina

sabato 12 settembre 2015

Le Torri Gemelle e l'Edificio 7

Oltre 2000 Architetti e Ingegneri americani (ad oggi 2349) della organizzazione AE911Truth.org (Architetti e Ingegneri per la Verità sull'11 settembre) sostengono da anni che le Torri Gemelle (WTC-1 e 2) e l'Edificio 7 (WTC-7) non possono essere crollati quell'11 settembre a seguito dell'impatto di aerei né del fuoco che ne è derivato. In particolare, l'Edificio 7, crollato nel pomeriggio, non è stato colpito da alcun aereo ma da frammenti di una delle due torri.
In breve, questi i motivi che adducono:
  • crollo quasi in caduta libera 
  • simmetria della caduta
  • polverizzazione totale del cemento
  • acciaio scagliato in modo esplosivo
  • scoppi tipici di demolizioni controllate
  • metallo fuso 
  • tracce di sostanze incendiarie 
  • testimonianze di esplosioni.
Quindi si tratta di motivi non ideologici ma tecnici, razionali e scientifici.
Questa non è una teoria della cospirazione: questa è scienza e buon senso.

Cosa chiedono?
I 2349 architetti e ingegneri hanno firmato una petizione in cui invitano il Congresso degli USA a ri-investigare la distruzione delle torri; tramite una petizione internazionale firmata da oltre 21300 persone, chiedono che una commissione indipendente apra una inchiesta e consideri evidenze e dati disponibili ma finora ignorati.

Perché sono solo 2349?
O perché hanno torto (e allora potrebbero aver torto anche Galileo e Newton sulla accelerazione di gravità) o perché non tutti gli architetti e ingegneri hanno il coraggio di affrontare l'argomento ed eventualmente di metterci la faccia.

Perché interessarsi ad un evento di 14 anni fa?
Per ricercare la verità...
Per dare risposte a quei familiari delle vittime che chiedono una inchiesta...
Perché quel giorno è ufficialmente nata la guerra infinita al Terrorismo: Afghanistan, Iraq, Siria, Libia... con la conseguente frammentazione e ulteriore destabilizzazione di quei territori e una lunghissima lista di morti e profughi...