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venerdì 23 settembre 2022

Celebrazione Ecumenica – Mese del Creato

dalla pagina https://www.diocesivicenza.it/wd-appuntamenti/celebrazione-ecumenica/

Sabato 1° ottobre 2022 ore 20.30

Santuario di Monte Berico

SETTEMBRE: MESE DEL CREATO

“Prese il pane e rese grazie”

Messaggio dei Vescovi per la Giornata del Creato

https://www.chiesacattolica.it/il-messaggio-per-la-17a-giornata-nazionale-per-la-custodia-del-creato/

Il Tempo del Creato è un momento per rinnovare la nostra relazione con il nostro Creatore e tutto il creato attraverso la celebrazione, la conversione e l’impegno insieme. Durante questo tempo, ci uniamo ai nostri fratelli e sorelle nella famiglia ecumenica nella preghiera e nell’azione per la nostra casa comune.

Negli ultimi anni, dichiarazioni di leader religiosi di tutto il mondo hanno anche incoraggiato i fedeli a prendersi del tempo per occuparsi del creato durante questo mese di celebrazione.

Tempo del Creato inizia il 1 settembre, giornata mondiale  di preghiera per la cura del creato, e termina il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, patrono dell’ecologia amato da molte confessioni cristiane.

Durante questo mese di celebrazione, i 2.2 miliardi di cristiani del mondo si riuniscono per prendersi cura della nostra casa comune.

Camminiamo anche noi con tutti i fratelli e sorelle cristiani e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per camminare assieme lungo la via della Conversione Ecologica.


giovedì 15 settembre 2022

Tempo del Creato. 23 settembre, proiezione del docu-film "Anamei - I guardiani della foresta"

 

 

“Quando ormai la terra, sarà sul punto di distruggersi, quando l’umanità si troverà sull’orlo dell’abisso, quell’albero verrà. Un albero ci salverà. E sarà l’albero di Anamei”


Il mese di settembre è il Tempo del Creato e la preoccupazione condivisa per la nostra casa comune apre uno spazio importante di dialogo e incontro tra tutte le confessioni cristiane.  

Il prossimo 1° ottobre siamo tutti invitati alla Veglia Ecumenica che si terrà presso il Santuario di Monte Berico alle ore 20,30.
 

 

La commissione di pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Vicenza
propone alla cittadinanza un momento culturale attraverso la visione del docu-film

“Anamei - I guardiani della foresta”
del regista Alessandro Galassi che sarà proiettato
Venerdì 23 Settembre 2022
alle ore 20,30 presso il Cinema Primavera a Vicenza
via Antonio Federico Ozanam n. 11


Anamei è l’albero della salvezza. Nel passato come nel presente, gli Harakbut di Madre de Dios - poche migliaia di donne e uomini dell’Amazzonia peruviana - trovano in questo mito la forza di resistere al saccheggio delle risorse. La continua deforestazione che ha distrutto migliaia di ettari di foresta per fare spazio alle miniere d’oro illegali e l’inquinamento delle acque dovuto alle sostanze chimiche, minacciano la sopravvivenza di popolazioni e culture, alterando in maniera irreversibile l’ecologia integrale richiamata da Papa Francesco nelle encicliche Laudato sì e Fratelli tutti. Gli indigeni, guardiani della foresta, continuano a lottare per difendere questo bene, patrimonio  di tutta l’umanità e scrigno di biodiversità che deve essere protetto e conservato.

Un film da non perdere, che compone una poesia in immagini capace non solo di raccontare, ma di far percepire allo spettatore la bellezza ferita dell’Amazzonia e il suo spirito indomabile.
E noi, come ci poniamo di fronte a tutte le Amazzonie del mondo, davanti alla sofferenza di ecosistemi, popoli, singoli? Fasciamo le ferite, asciughiamo le lacrime, o passiamo oltre?
Il regista Alessandro Galassi sarà con noi in collegamento on-line, per rispondere ad alcune domande poste dalla commissione.  
Vi aspettiamo numerosi, l’ingresso è gratuito.

 
ALESSANDRO GALASSI — Filmmaker e documentarista. Vive e lavora tra Roma e Città del Messico dove è socio fondatore di Lum arte y media ed è il corrispondente di RAI Italia. In Italia ha collaborato con Rai3, Rai1, Rai Cultura, Corriere della Sera, Università La Sapienza, Endemol, Magnolia. Tra i documentari più importanti ha realizzato Il posto della Neve (Rai Cinema), Fronteras (Rai3), Sassi (Corriere della Sera).


La Commissione diocesana di Pastorale Sociale
Lavoro, Giustizia e Pace, Cura del Creato

 


domenica 7 agosto 2022

Il Papa ai potenti della terra: in nome di Dio, cambiate un sistema di morte

dalla pagina Il Papa ai potenti della terra: in nome di Dio, cambiate un sistema di morte - Vatican News

ottobre 2021 
 
In un videomessaggio rivolto ai partecipanti al IV incontro mondiale dei movimenti popolari, Francesco lancia un forte appello ai potenti del pianeta a lavorare per un mondo più giusto, solidale e fraterno. Chiede la cancellazione del debito dei Paesi poveri, il bando delle armi, la fine delle aggressioni e delle sanzioni, la liberalizzazione dei brevetti perché tutti abbiano accesso al vaccino. Due le proposte da attuare nell’immediato: il salario minimo e la riduzione della giornata lavorativa

Michele Raviart- Città del Vaticano

Sognare insieme un mondo migliore dopo la pandemia, cercando di superare le resistenze che impediscono il raggiungimento di “quel buon vivere in armonia con tutta l’umanità e con il creato” che si ottiene solo attraverso libertà, uguaglianza, giustizia e dignità. Cambiare “un sistema di morte” chiedendo, in nome di Dio, a chi detiene il potere politico ed economico, di mutare lo status quo e permettere che ai nostri sogni si infiltri “il sogno di Dio per tutti noi, che siamo suoi figli”.

È quanto Papa Francesco propone, in un lungo videomessaggio, ai rappresentanti dei movimenti popolari, riuniti in videoconferenza per il loro quarto incontro mondiale organizzato dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.

Poeti sociali che creano speranza

I movimenti popolari e le persone che loro rappresentano e aiutano sono quelli che hanno sofferto di più per la pandemia. Il Papa li chiama “poeti sociali” per “la capacità e il coraggio di creare speranza” e dignità:

Vedervi mi ricorda che non siamo condannati a ripetere né a costruire un futuro basato sull’esclusione e la disuguaglianza, sullo scarto o sull’indifferenza; dove la cultura del privilegio sia un potere invisibile e insopprimibile e lo sfruttamento e l’abuso siano come un metodo abituale di sopravvivenza. No! Questo voi lo sapete annunciare molto bene.

I più colpiti dalla pandemia

“La pandemia - ribadisce Francesco - ha fatto vedere le disuguaglianze sociali che colpiscono i nostri popoli e ha esposto – senza chiedere permesso né perdono – la straziante situazione di tanti fratelli e sorelle”. Tutti “abbiamo subito il dolore della chiusura” e “abbiamo sperimentato come, da un giorno all’altro, il nostro modo di vivere può cambiare drasticamente” ma, sebbene “in molti Paesi gli Stati hanno reagito”, “hanno ascoltato la scienza e sono riusciti a porre limiti per garantire il bene comune”, “a voi come sempre è toccata la parte peggiore”:

Nei quartieri che sono privi d’infrastruttura di base (dove vivono molti di voi e milioni di persone) è difficile restare in casa; non solo perché non si dispone di tutto il necessario per portare avanti le misure minime di cura e di protezione, ma semplicemente perché la casa è il quartiere. I migranti, le persone prive di documenti, i lavoratori informali senza reddito fisso, si sono visti privati, in molti casi, di qualsiasi aiuto statale e impossibilitati a svolgere i loro compiti abituali, aggravando la loro già lacerante povertà.

Stress tra i giovani e crisi alimentare: gli effetti nascosti del virus

Una situazione talmente evidente da non potere essere occultata da “tanti meccanismi di post-verità” e anche un’espressione della cultura dell’indifferenza, come se “questo terzo sofferente del nostro mondo non rivesta sufficiente interesse per i grandi media e per chi fa opinione”. Un mondo che rimane “nascosto, rannicchiato”, come altri aspetti poco noti della vita sociale che la pandemia ha peggiorato. Lo stress e l’ansia cronica di bambini, adolescenti e giovani, ad esempio, aggravati dall’isolamento e dalla mancanza di contatto reale con gli amici. “L’amicizia è la forma in cui l’amore risorge sempre”, ricorda infatti il Papa, e sebbene sia evidente che la tecnologia possa essere uno strumento di bene, “non può mai sostituire il contatto”. “Non fa notizia”, “non genera empatia”, nemmeno la crisi alimentare, che potrebbe generare nell’immediato futuro più morti annuali di quelli per il Covid-19.

Quest’anno venti milioni di persone in più si sono viste trascinate a livelli estremi di insicurezza alimentare, salendo a (molti) milioni di persone. L’indigenza grave si è moltiplicata. Il prezzo degli alimenti è aumentato notevolmente. I numeri della fame sono orribili, e penso, per esempio, a paesi come Siria, Haiti, Congo, Senegal, Yemen, Sud Sudan; ma la fame si fa sentire anche in molti altri Paesi del mondo povero e, non di rado, anche nel mondo ricco.

Sentire come proprio il dolore degli altri

Eppure, in questo contesto, gli operatori dei movimenti popolari hanno sentito come loro il dolore degli altri. “Cristiani e non”, dice il Papa “avete risposto a Gesù che ha detto ai suoi discepoli di fronte alla gente affamata: voi stessi date loro da mangiare”.

Come i medici, gli infermieri e il personale sanitario nelle trincee sanitarie, voi avete messo il vostro corpo nella trincea dei quartieri emarginati. Ho presente molti, tra virgolette, “martiri”, di questa solidarietà, dei quali ho saputo tramite voi. Il Signore ne terrà conto. Se tutti quelli che per amore hanno lottato insieme contro la pandemia potessero anche sognare insieme un mondo nuovo, come sarebbe tutto diverso!

Cambiare sistema economico

Il Papa ribadisce che “da una crisi non si esce mai uguali”. Dalla pandemia “o ne usciremo migliori o ne usciremo peggiori, come prima no”. Per cogliere un’opportunità di miglioramento bisogna quindi “riflettere, discernere e scegliere”, perché “ritornare agli schemi precedenti sarebbe davvero suicida”, “ecocida e genocida”. Per uscirne migliori è “imprescindibile adeguare i nostri modelli socio-economici affinché abbiano un volto umano, perché tanti modelli lo hanno perso”. Modelli che sono diventati “strutture di peccato” che persistono e che siamo chiamati a cambiare.

Questo sistema, con la sua logica implacabile del guadagno, sta sfuggendo o ogni controllo umano. È ora di frenare la locomotiva, una locomotiva fuori controllo che ci sta portando verso l’abisso. Siamo ancora in tempo.

“In nome di Dio”, l’appello del Papa ai potenti della terra

Di qui l’appello forte al cambiamento rivolto per nove volte “in nome di Dio” a chi conta e ha il potere di decidere.

A tutti voglio chiedere in nome di Dio. Ai grandi laboratori, che liberalizzino i brevetti. Compiano un gesto di umanità e permettano che ogni Paese, ogni popolo, ogni essere umano, abbia accesso al vaccino. Ci sono Paesi in cui solo il tre, il quattro per cento degli abitanti è stato vaccinato.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai gruppi finanziari e agli organismi internazionali di credito di permettere ai Paesi poveri di garantire i bisogni primari della loro gente e di condonare quei debiti tante volte contratti contro gli interessi di quegli stessi popoli.

Voglio chiedere, in nome di Dio, alle grandi compagnie estrattive – minerarie, petrolifere –, forestali, immobiliari, agroalimentari, di smettere di distruggere i boschi, le aree umide e le montagne, di smettere d’inquinare i fiumi e i mari, di smettere d’intossicare i popoli e gli alimenti.

Voglio chiedere, in nome di Dio, alle grandi compagnie alimentari di smettere d’imporre strutture monopolistiche di produzione e distribuzione che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai fabbricanti e ai trafficanti di armi di cessare totalmente la loro attività, che fomenta la violenza e la guerra, spesso nel quadro di giochi geopolitici il cui costo sono milioni di vite e di spostamenti.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai giganti della tecnologia di smettere di sfruttare la fragilità umana, le vulnerabilità delle persone, per ottenere guadagni, senza considerare come aumentano i discorsi di odio, il grooming [adescamento di minori in internet], le fake news [notizie false], le teorie cospirative, la manipolazione politica.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai giganti delle telecomunicazioni di liberalizzare l’accesso ai contenuti educativi e l’interscambio con i maestri attraverso internet, affinché i bambini poveri possano ricevere un’educazione in contesti di quarantena.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai mezzi di comunicazione di porre fine alla logica della post-verità, alla disinformazione, alla diffamazione, alla calunnia e a quell’attrazione malata per lo scandalo e il torbido; che cerchino di contribuire alla fraternità umana e all’empatia con le persone più ferite.

Voglio chiedere, in nome di Dio, ai Paesi potenti di cessare le aggressioni, i blocchi e le sanzioni unilaterali contro qualsiasi Paese in qualsiasi parte della terra. No al neocolonialismo. I conflitti si devono risolvere in istanze multilaterali come le Nazioni Unite. Abbiamo già visto come finiscono gli interventi, le invasioni e le occupazioni unilaterali, benché compiuti sotto i più nobili motivi o rivestimenti.

Appello ai leader politici e religiosi

Ai governi e ai politici di tutti i partiti, Francesco chiede di evitare di “ascoltare soltanto le élite economiche” per mettersi “al servizio dei popoli che chiedono terra, tetto, lavoro e una vita buona”, mentre ai leader religiosi chiede di “non usare mai il nome di Dio per fomentare guerre o colpi di Stato”. Occorre invece gettare ponti di amore.

I Samaritani collettivi e la forza trasformatrice dei popoli

I discorsi populisti d’intolleranza, xenofobia e disprezzo per i poveri, continua il Papa, sono narrative che portano all’indifferenza e all’individualismo, dividendo i popoli per impedirgli di sognare insieme un mondo migliore. In questa sfida a sognare, i movimenti popolari fungono da “samaritani collettivi”. Il Buon Samaritano, ricorda il Papa - lungi dall’essere quel “personaggio mezzo tonto” ritratto da “una certa industria culturale” che vuole “neutralizzare la forza trasformatrice dei popoli e specialmente della gioventù” – è infatti la rappresentazione più chiara di un’opzione impegnata nel Vangelo.

Sapete che cosa mi viene in mente adesso, insieme ai movimenti popolari, quando penso al Buon Samaritano? Sapete che cosa mi viene in mente? Le proteste per la morte di George Floyd. È chiaro che questo tipo di reazione contro l’ingiustizia sociale, razziale o maschilista può essere manipolato o strumentalizzato da macchinazioni politiche o cose del genere; ma l’essenziale è che lì, in quella manifestazione contro quella morte, c’era il “samaritano collettivo” (che non era per niente scemo!). Quel movimento non passò oltre, quando vide la ferita della dignità umana colpita da un simile abuso di potere.

La Dottrina sociale della Chiesa dà fastidio a molti

Papa Francesco propone alcuni principi tradizionali della Dottrina sociale della Chiesa, come l’opzione preferenziale per i poveri, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione, il bene comune.

A volte mi sorprende che ogni volta che parlo di questi principi alcuni si meravigliano e allora il Papa viene catalogato con una serie di epiteti che si utilizzano per ridurre qualsiasi riflessione alla mera aggettivazione screditante. Non mi fa arrabbiare, mi rattrista. Fa parte della trama della post-verità che cerca di annullare qualsiasi ricerca umanistica alternativa alla globalizzazione capitalista; fa parte della cultura dello scarto e fa parte del paradigma tecnocratico.

Francesco si dice rattristato quando “alcuni fratelli della Chiesa s’infastidiscono se ricordiamo questi orientamenti che appartengono a tutta la tradizione della Chiesa” e invita tutti a leggerne un compendio nel “piccolo manuale” di Dottrina Sociale della Chiesa voluto da San Giovanni Paolo II.

Il Papa non può non ricordare questa Dottrina anche se molto spesso dà fastidio alla gente, perché a essere in gioco non è il Papa ma il Vangelo.

Impegno per il bene comune e libertà

Francesco indica in particolare due principi: la solidarietà, intesa come “determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune”, e la sussidiarietà che contrasta “qualsiasi schema autoritario, qualsiasi collettivismo forzato o qualsiasi schema stato-centrico”. Infatti - sottolinea - non si può utilizzare il bene comune “come scusa per schiacciare l’iniziativa privata, l’identità locale o i progetti comunitari”.

Salario minimo e riduzione della giornata lavorativa

È “tempo di agire” e il Papa propone alcune misure concrete: un reddito minimo (o salario universale) e la riduzione della giornata lavorativa. In questo modo ogni persona potrebbe permettersi di “accedere ai beni più elementari della vita”.

È giusto lottare per una distribuzione umana di queste risorse. Ed è compito dei Governi stabilire schemi fiscali e redistributivi affinché la ricchezza di una parte sia condivisa con equità, senza che questo presupponga un peso insopportabile, soprattutto per la classe media, generalmente, quando ci sono questi conflitti, è quella che soffre di più.

I vantaggi della riduzione della giornata lavorativa, per il Papa si possono ritrovare nella storia:

Nel XIX secolo gli operai lavoravano dodici, quattordici, sedici ore al giorno. Quando conquistarono la giornata di otto ore non collassò nulla, come invece alcuni settori avevano previsto. Allora – insisto – lavorare meno affinché più gente abbia accesso al mercato del lavoro è un aspetto che dobbiamo esplorare con una certa urgenza. Non ci possono essere tante persone che soffrono per l’eccesso di lavoro e tante altre che soffrono per la mancanza di lavoro.

Ascoltare la voce delle periferie

Infine, Francesco, ricorda l’importanza di ascoltare le periferie, il luogo da dove “il mondo si vede più chiaramente”.

Bisogna ascoltare le periferie, aprire loro le porte e permettere loro di partecipare. La sofferenza del mondo si capisce meglio insieme a quelli che soffrono. Nella mia esperienza, quando le persone, uomini e donne, che hanno subito nella propria carne l’ingiustizia, la disuguaglianza, l’abuso di potere, le privazioni, la xenofobia, nella mia esperienza vedo che capiscono meglio ciò che vivono gli altri e sono capaci di aiutarli ad aprire, realisticamente, strade di speranza. 

 

lunedì 4 aprile 2022

Riflessione sulla esperienza del Sinodo

Lunedì 14 marzo 2022
 

L’esperienza del Sinodo può diventare un’utile occasione per guardare in faccia la realtà, condividere idee e punti di vista diversi tra credenti e chi non si riconosce come appartenente alla Chiesa. Ma è chiaro che non è finalizzato a recuperare visibilità, prestigio ma a far maturare una modalità di Chiesa più evangelica e incarnata nel tempo presente, nella logica dell’incarnazione di Gesù Cristo.
 
Il fatto serio che la vita di tante persone proceda a prescindere nelle idee e nei fatti dal punto di vista del Vangelo, va realisticamente considerato. è molto grave che tematiche come pace, lavoro, impegno politico ecc., essenziali per una vita umana degna, siano marginalizzate o sfruttate per interessi di parte, non solo nelle comunità ecclesiali, ma anche nell’organizzazione generale della società: questo ci deve interpellare ancora di più.
L’affermazione (consolatoria?) che la maggioranza della popolazione italiana generalmente è battezzata, partecipa in qualche maniera anche alla vita ecclesiale, non ci deve far perdere di vista il fatto che la dimensione di fede è fortemente in crisi: famiglie normali che scelgono di non chiedere il battesimo, il fenomeno dello “sbattezzo” in crescita anche a Vicenza, funerali tranquillamente non “celebrati” sono segno evidente del distacco tra la Chiesa e la vita delle persone. Il problema comunque non è il numero dei partecipanti ai riti… Ci chiediamo: il problema è che la Chiesa e i credenti sono “afoni”, incapaci cioè di annunciare il Vangelo in maniera significativa oppure c’è piuttosto la presenza di un messaggio “radicale” che pretende una scelta da parte delle persone? La nostra impressione è che si tratti purtroppo di incapacità di annunciare davvero il Vangelo…

L’evangelizzazione deve intraprendere strade nuove, diverse, per farsi capire dall’uomo di oggi. Ad esempio quando ci si coinvolge in tematiche importanti che toccano la vita concreta si aprono canali di comunicazione inaspettati: ad esempio sul tema dell’ecologia, la giustizia ecc.. ci sono in atto esperienze di cammino condiviso ma per camminare veramente insieme occorre sincronizzare i passi, capire le situazioni concrete, evitando di pensare di conoscere già le strade da scegliere. Occorre essere consapevoli che le nostre tradizioni, valide fino a ieri, oggi si stanno sgretolando; valori, che credevamo acquisiti, oggi non più considerati. Anche il tema della pace e l'attenzione all’ambiente in un attimo possono essere stravolti. Ad esempio la realtà della guerra in Ucraina fa tornare indietro su molte scelte considerate sicure: si torna a scegliere il carbone, si torna a parlare di nucleare. Constatiamo il consenso sui percorsi verso il risanamento ambientale ma sentiamo necessario uno stile di “vero ascolto”, cosa non facile perché chiede di creare comunicazione e relazioni.
Abbiamo notato che con il tema vaccini si è accesa una discussione anche nelle nostre comunità cristiane: contrapposizione ma non l’ascolto; cioè la comunicazione delle proprie convinzioni, anzi le contrapposizioni più irrazionali, ma non la disponibilità ad ascoltare veramente l’altro. Sperimentiamo che anche nelle comunità ecclesiali si vive la forte dicotomia tra individualismo e senso di comunità.
La Chiesa, popolo di Dio, comprende tutti laici e consacrati, uomini e donne, e tutti possono dare spessore e consistenza alla sua vita non solo come struttura, ma anche per la sua missione evangelizzatrice attraverso l’animazione del mondo e della storia alla luce del Vangelo. Se proviamo a vivere tutto questo siamo certi che ci si aiuterà a chiarire anche “ruoli e doveri” dei preti, riuscendo anche a sostenerli nella gestione dei tanti pesi e delle tante contraddizioni che sono sulle loro spalle. In questo modo si comprende che non si evangelizza solo con la liturgia, magari celebrata con affanno, perché la vita cristiana si nutre di “vangelo vissuto”… e lo stile dell’ascolto è già evangelizzazione!


venerdì 26 novembre 2021

IL VANGELO TRA LE CASE – La Parola nella Chiesa domestica

dalla pagina https://www.youtube.com/watch?v=hzjxEvkj4zw

Diocesi di Vicenza

Annalinda Zigiotto e Davide Viadarin ci guideranno a conoscere il senso dell’esperienza “Il Vangelo tra le case” e proporranno la riflessione e lo scambio di vita. L’approfondimento della Parola delle domeniche di Avvento sarà arricchito da suggerimenti metodologici.

 
 

martedì 16 novembre 2021

Custodi del Creato



Suor Alessandra Smerilli, F.M.A. (Vasto, 14 novembre 1974), è un'economista, accademica e religiosa italiana, docente di economia politica e statistica presso la Pontificia facoltà di scienze dell'educazione Auxilium.

 

giovedì 21 ottobre 2021

Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro

dalla pagina https://www.settimanesociali.it/ 

49a Settimana Sociale

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La Settimana Sociale è anche social

La 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani è anche social. Tutte le sessioni dell’evento “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”, in programma dal 21 al 24 ottobre, potranno essere seguite in streaming sul sito www.settimanesociali.it e sui canali YouTube e Facebook della Conferenza Episcopale Italiana:  www.facebook.com/conferenzaepiscopaleitaliana/ www.youtube.com/ChiesaCattolicaItaliana

La pagina Facebook delle Settimane Sociali (www.facebook.com/Settimanesociali/) invece offrirà aggiornamenti, interviste, brevi video. Gli hashtag dell’appuntamento sono: #ilpianetachesperiamo; #tuttoèconnesso; #settimanesociali.

“L’impegno per una comunicazione integrale passa anche dalla capacità di farsi prossimi negli ambienti digitali. Per questo abbiamo previsto una narrazione che sappia coniugare le diverse possibilità offerte dalle nuove tecnologie. La partecipazione e la condivisione riceveranno sicuramente un impulso in più. Verranno allargati i confini per mettere in circolo idee, progetti, riflessioni perché in gioco c’è il futuro di tutti. D’altronde #tuttoèconnesso”, afferma Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI.

 

venerdì 8 ottobre 2021

Il Papa: smilitarizzare i cuori, la vita dei popoli non è un gioco tra potenti

dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-10/il-papa-la-vita-dei-popoli-non-e-gioco-costruire-compassione.html


Alla chiusura dell'Incontro "Popoli fratelli, terra futura" Francesco invita a impegnarsi per la pace che - afferma - non è un accordo da negoziare o un valore di cui parlare, ma un atteggiamento del cuore che nasce dalla giustizia, cresce nella fraternità, vive di gratuità. L'auspicio: "Più vaccini distribuiti equamente e meno fucili venduti sprovvedutamente"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Avvolti dal vento di una luminosa giornata d'autunno, leader religiosi e politici si raccolgono tra le splendide rovine della Roma antica, davanti al Colosseo, nella coralità della cerimonia di chiusura della 35ma edizione dell'Incontro per la Pace promosso dalla Comunità di Sant'Egidio: “Popoli fratelli, terra futura. Religioni e Culture in Dialogo”. Partecipa anche Papa Francesco, prendendo la parola dopo gli interventi di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità, della cancelliera Angela Merkel, del Grande Imam di Al Azhar Aḥmad al-Ṭayyib, del rabbino capo di Mosca Goldsmith. Sottolinea l'importanza di pregare e condividere, "in modo limpido e accorato, le preoccupazioni per il presente e l’avvenire del nostro mondo" perché la preghiera "disarma i cuori dall'odio". E ricorda - come aveva fatto poco prima lo stesso Rabbino - l'uso che nell'antichità si faceva del Colosseo sfruttato come arena per i combattimenti, che definisce "spettacolo fratricida, un gioco mortale fatto con la vita di molti". Oggi non è così, ma il cuore e i pensieri del Pontefice corrono alla violenza e alla guerra cui si assiste nel mondo: la sua forte preoccupazione è l'anestesia della compassione, l'indifferenza.

Papa Francesco tiene il suo discorso alla preghiera per la pace

Avere il coraggio della compassione

L'atteggiamento che il Papa denuncia è quello di chi assiste al dolore dell'umanità ferita "quasi fosse un gioco guardato a distanza", perché "il dolore degli altri non mette fretta", dice. Cita i caduti, i migranti, i bambini intrappolati nelle guerre, privati della spensieratezza di un’infanzia di giochi, e invita:

Occorre, al contrario, entrare in empatia e riconoscere la comune umanità a cui apparteniamo, con le sue fatiche, le sue lotte e le sue fragilità. Pensare: “Tutto questo mi tocca, sarebbe potuto accadere anche qui, anche a me”. Oggi, nella società globalizzata che spettacolarizza il dolore ma non lo compatisce, abbiamo bisogno di “costruire compassione”, costruire compassione. Di sentire l’altro, di fare proprie le sue sofferenze, di riconoscerne il volto. Questo è il vero coraggio, 'il coraggio della compassione', che fa andare oltre il quieto vivere, oltre il 'non mi riguarda' e il 'non mi appartiene'.

Deporre il tragico e prolifico commercio delle armi

Il Papa ribadisce - citando un passaggio della Fratelli tutti - che la guerra è il fallimento della politica e dell'umanità. "Dobbiamo smetterla di accettarla con lo sguardo freddo della cronaca", scandisce. L'appello è a "non lasciare che la vita dei popoli si riduca a un gioco tra potenti":

La vita dei popoli non è un gioco, è cosa seria e riguarda tutti; non si può lasciare in balia degli interessi di pochi o in preda a passioni settarie e nazionaliste. È la guerra a prendersi gioco della vita umana. È la violenza, è il tragico e sempre prolifico commercio delle armi, che si muove spesso nell’ombra, alimentato da fiumi di denaro sotterranei.

Più vaccini, meno fucili

I sofferenti, gli oppressi, le vittime dell'odio, gli scartati - di cui i leaders delle religioni devono farsi voce - temono perché in varie parti del mondo il confronto militare prevale sul dialogo e la cooperazione. Sulla base di questa constatazione, il Papa rievoca il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune - firmato ad Abu Dhabi insieme al Grande Imam di Al Azhar, tra i presenti all'evento organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio - e ripete le parole che usò due anni fa proprio negli Emirati Arabi Uniti: la necessità di "smilitarizzare il cuore dell'uomo".

Con parole chiare incoraggiamo a questo: a deporre le armi, a ridurre le spese militari per provvedere ai bisogni umanitari, a convertire gli strumenti di morte in strumenti di vita. Non siano parole vuote, ma richieste insistenti che eleviamo per il bene dei nostri fratelli, contro la guerra e la morte, in nome di Colui che è pace e vita. Meno armi e più cibo, meno ipocrisia e più trasparenza, più vaccini distribuiti equamente e meno fucili venduti sprovvedutamente.

Disinnescare i fondamentalismi religiosi

San Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 avviò quel cammino di preghiera per la pace che Sant'Egidio ha voluto mantenere acceso catalizzando annualmente le energie di capi religiosi e leader politici e istituzionali. Nel ricordare quello spirito originario, Francesco sottolinea che tanto cammino è stato fatto da allora nella strada della condivisione e del dialogo, un cammino che presuppone la costante purificazione del cuore. "Se c’è chi vuole dividere e creare scontri - dice il Papa - noi crediamo nell’importanza di camminare insieme per la pace: gli uni con gli altri, mai più gli uni contro gli altri". Si sofferma, poi, sui rischi che nelle religioni si insinui l'idea di fare del fratello un nemico:

La pace non è anzitutto un accordo da negoziare o un valore di cui parlare, ma un atteggiamento del cuore. Nasce dalla giustizia, cresce nella fraternità, vive di gratuità. Spinge a «servire la verità e dichiarare senza paure e infingimenti il male quando è male, anche e soprattutto quando viene commesso da chi si professa seguace del nostro stesso credo» (Messaggio ai Partecipanti al G20 Interfaith Forum 2021, 7 settembre 2021). In nome della pace disinneschiamo, vi prego, in ogni tradizione religiosa, la tentazione fondamentalista, ogni insinuazione a fare del fratello un nemico. Mentre tanti sono presi da antagonismi, fazioni e giochi di parte, noi facciamo risuonare quel detto dell’Imam Ali: “Le persone sono di due tipi: o tuoi fratelli nella fede o tuoi simili nell’umanità. Non c'è un'altra divisione".

I leader delle religioni in preghiera al Colosseo

L’aria è piena di sostanze tossiche e povera di solidarietà

L'impegno per la costruzione della pace è intrecciato con la cura per la madre Terra che porta le cicatrici visibili dei crimini procurati nei confronti della Casa comune. Sull'esempio del Patriarca Bartolomeo I, che molto si è adopertato per diffondere la consapevolezza di una maggiore tutela del creato, il Papa incoraggia le religioni perché, "coltivando un atteggiamento contemplativo e non predatorio", siano "chiamate a porsi in ascolto dei gemiti della madre terra, che subisce violenza". Il Papa individua infine nella avidità insaziabile dell'uomo la ragione fondamentale che porta a riversare "sul creato l’inquinamento del nostro cuore". E conclude con un auspicio:

La preghiera e l’azione possono riorientare il corso della storia. Coraggio, fratelli e sorelle! Abbiamo davanti agli occhi una visione, che è la stessa di tanti giovani e uomini di buona volontà: la terra come casa comune, abitata da popoli fratelli. Sì, sogniamo religioni sorelle e popoli fratelli! Religioni sorelle, che aiutino popoli a essere fratelli in pace, custodi riconciliati della casa comune del creato.


martedì 5 ottobre 2021

Il Papa: rispettiamo l'uomo, il creato e il Creatore. La Cop26 offra risposte efficaci

dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-10/papa-francesco-fede-e-scienza-vaticano-cop-26-glasgow.html


Francesco riunisce in Vaticano scienziati, esperti e leader religiosi per l'incontro "Fede e Scienza", durante il quale viene firmato un Appello congiunto in vista dell'evento di Glasgow. Il Pontefice consegna ai partecipanti il suo discorso scritto, nel quale lancia un appello ad adottare comportamenti e azioni modellate sulla “interdipendenza” e “corresponsabilità” per contrastare i “semi dei conflitti” che provocano ferite nell'ambiente e nella persona umana

Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

“Tutto è collegato, nel mondo tutto è intimamente connesso”: la scienza e le fedi, l’uomo e il creato. Bisogna perciò adottare comportamenti e azioni modellate sulla “interdipendenza” e la “corresponsabilità” e soprattutto sul reciproco “rispetto”, per contrastare quei “semi dei conflitti” quali avidità, indifferenza, ignoranza, paura, violenza che provocano ferite tanto nell’uomo, quanto nell’ambiente. Nel giorno del primo anniversario dell’enciclica Fratelli tutti dedicata alla fratellanza umana, Papa Francesco riunisce nell’Aula della Benedizione scienziati, esperti e leader religiosi (tra questi, il grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, e il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I) per l’incontro “Fede e Scienza. Verso Cop 26”. Un evento, promosso dalle Ambasciate di Gran Bretagna e d'Italia presso la Santa Sede che – come recita il titolo – guarda alla conferenza annuale dell’Onu sul clima in programma a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre.

Appello congiunto

Tra musica e momenti di silenzio, interventi e discorsi in varie lingue, tutti i presenti firmano un Appello congiunto in cui si illustrano, tra le altre cose, anche vari percorsi educativi e formativi da sviluppare a favore della cura della casa comune. Il Pontefice consegna il documento al presidente della Cop26, Alok Sharma, e al ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio; insieme ad esso, anche le tre pagine del suo discorso: “Voi – dice Francesco - avete la trascrizione di questo che io devo dire adesso e per non usare del tempo che è necessario perché tutti parlino, lascio nelle vostre mani la trascrizione, voi potete leggerla e così andiamo avanti in questa celebrazione”.

Il patriarca Bartolomeo firma l'Appello congiunto insieme al Papa e a tutti i leader religiosi

Un'unica famiglia umana

Nel discorso consegnato il Pontefice ricorda che “l’incontro di oggi, che unisce tante culture e spiritualità in uno spirito di fraternità, non fa che rafforzare la consapevolezza che siamo membri di un’unica famiglia umana: abbiamo ciascuno la propria fede e tradizione spirituale, ma non ci sono frontiere e barriere culturali, politiche o sociali che permettano di isolarci”.

Francesco indica quindi tre concetti chiave per riflettere su questa reciproca collaborazione:   

“Lo sguardo dell’interdipendenza e della condivisione, 
il motore dell’amore e la vocazione al rispetto”

Interdipendenza e condivisione

Il Papa parte dal concetto di “armonia divina” presente nel mondo naturale, che dimostra che “nessuna creatura basta a sé stessa; ognuna esiste solo in dipendenza dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio l’una dell’altra”. “Piante, acque, esseri animati sono guidati da una legge impressa da Dio in essi per il bene di tutto il creato”, sottolinea il Pontefice.

Riconoscere che il mondo è interconnesso significa non solo comprendere le conseguenze dannose delle nostre azioni, ma anche individuare comportamenti e soluzioni che devono essere adottati con sguardo aperto all’interdipendenza e alla condivisione

Cambio di rotta

Il concetto è lo stesso espresso dal Papa in questi lunghi e duri mesi di pandemia: “Non si può agire da soli”. “È fondamentale – rimarca il Pontefice - l’impegno di ciascuno per la cura degli altri e dell’ambiente”: impegno “che porti al cambio di rotta così urgente e che va alimentato anche dalla propria fede e spiritualità”; impegno che va sollecitato continuamente dal motore dell’amore. “Dall’intimo di ogni cuore, l’amore crea legami e allarga l’esistenza quando fa uscire la persona da sé stessa verso l’altro”, dice il Papa, ma questa “forza propulsiva dell’amore” non viene “messa in moto” una volta per sempre, ma “va ravvivata giorno per giorno”. E fedi e tradizioni spirituali possono offrire un grande contributo in tal senso.

L’amore è specchio di una vita spirituale vissuta intensamente. Un amore che si estende a tutti, oltre le frontiere culturali, politiche e sociali; un amore che integra, anche e soprattutto a beneficio degli ultimi, i quali spesso sono coloro che ci insegnano a superare le barriere dell’egoismo e a infrangere le pareti dell’io.

Semi di conflitto

“È questa una sfida - rimarca Papa Francesco - che si pone di fronte alla necessità di contrastare quella cultura dello scarto, che sembra prevalere nella nostra società e che si sedimenta su quelli che il nostro Appello congiunto chiama i semi dei conflitti: avidità, indifferenza, ignoranza, paura, ingiustizia, insicurezza e violenza”. Gli stessi semi di conflitto che provocano “le gravi ferite” che infliggiamo all’ambiente: i cambiamenti climatici, la desertificazione, l’inquinamento, la perdita di biodiversità. Sono ferite che, dice il Papa citando la Caritas in veritate, portano alla “rottura di quell’alleanza tra essere umano e ambiente che dev’essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino”.

Rispetto del creato, del prossimo, di Dio

Il Papa indica, da una parte, “l’esempio e l’azione” e, dall’altra, “l’educazione” come i due “piani” per affrontare questa sfida che ha “il sapore della speranza”, poiché “non c’è dubbio che l’umanità non ha mai avuto tanti mezzi per raggiungere tale obiettivo quanti ne ha oggi”. Ricorda quindi la “vocazione al rispetto”:

Rispetto del creato, rispetto del prossimo, rispetto di sé stessi e rispetto nei confronti del Creatore. Ma anche rispetto reciproco tra fede e scienza, per entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità
Dalla Cop 26 risposte efficaci

Il rispetto, sottolinea il Pontefice, “non è mero riconoscimento astratto e passivo dell’altro”, ma una azione “empatica e attiva” mirata a “voler conoscere l’altro ed entrare in dialogo con lui per camminare insieme in questo viaggio comune”. Un viaggio che porterà alla Cop 26 di Glasgow che, conclude il Papa, “è chiamata con urgenza a offrire risposte efficaci alla crisi ecologica senza precedenti e alla crisi di valori in cui viviamo, e così a offrire concreta speranza alle generazioni future”.

A sugello dell'incontro e dell'impegno congiunto assicurato da tutti gli ospiti, Papa Francesco ha versato un vasetto di terra ai piedi di un albero di ulivo che verrà piantato nei Giardini Vaticani. Alla fine dell'evento, poi, sono stati trasmessi tutti i videomessaggi dei partecipanti che non hanno potuto presenziare all'incontro.

venerdì 3 settembre 2021

Messaggio per la Giornata del Creato


“Nella Fede siamo chiamati ad abbandonare ciò che isterilisce la nostra vita”

 

La prima domenica di settembre si celebra la 16ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato che vede comunque una prosecuzione per tutto il mese fino a domenica 3 ottobre.

L’appuntamento di quest’anno è particolarmente significativo perché vede la Chiesa italiana in cammino verso la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che avrà per titolo «Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso».

« Il cambiamento climatico continua ad avanzare con danni sempre più grandi e insostenibili. Non c’è più tempo per indugiare: ciò che è necessario è una vera transizione ecologica che arrivi a modificare alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo» (Instrumentum Laboris, n. 20).

Saper leggere i segni dei tempi ci fa accorgere di vivere un cambiamento d’epoca. In questo contesto diventa necessaria una transizione che trasformi in profondità la nostra forma di vita, per realizzare quella conversione ecologica cui invita il l’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.

Si tratta di riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una insostenibile ‘normalità’, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano. Una cura per la casa comune che corrisponda sempre meglio all’immagine del Dio Padre che si prende cura di ognuno/a. Questo cambiamento si attiva solo se costruito assieme, nella speranza.

« Insieme è la parola chiave per costruire il futuro: è il noi che supera l’io per comprenderlo senza abbatterlo, è un rinnovato patto tra le generazioni, è il bene comune fatto realtà e non proclama, azione e non solo pensiero» (IL, n. 29). Il bene comune diventa globale perché abbraccia anche la cura della casa comune. Occorre un discernimento attento per cercare assieme come realizzarlo, in uno stile sinodale che valorizzi competenza e partecipazione, attento alle nuove generazioni, che apra al futuro.

Proviamo perciò a pregare, riflettere e agire nelle nostre comunità cristiane in questo mese di settembre 2021, tempo prezioso per mettere al centro il tema della Cura del Creato.

Come Diocesi ci daremo appuntamento alla Veglia Ecumenica per la Salvaguardia del Creato di Sabato 25 Settembre prossimo a Monte Berico, un momento davvero utile, profetico ed efficace per iniziare questo cammino di transizione nelle nostre unità pastorali.

Invitiamo, innanzi tutto, tutte le Parrocchie a condividere con i fedeli questo breve messaggio all’inizio delle celebrazioni in una delle domeniche dal 5 settembre al 3 ottobre, mese del Cura del Creato.

 

Ma siamo convinti che occorre attivare anche altre iniziative, ad esempio mettendoci in ascolto del nostro territorio:

Certamente nei nostri contesti locali sono presenti persone, associazioni, gruppi, movimenti, cooperative, ecc. che si stanno impegnando per costruire un mondo nuovo, una cura precisa della Casa Comune che è insieme impegno per la salute e l’ambiente, per la giustizia sociale e per la pace, attraverso scelte e azioni quotidiane e innovative. Molte di queste esperienze nascono e agiscono al di fuori del nostro contesto parrocchiale ed ecclesiale.

Perché non ci impegniamo, a partire da questo mese, a conoscerle e magari coinvolgerle? Potrebbe essere una buona opportunità ascoltare la loro testimonianza, far conoscere alla comunità queste esperienze, collaborare per una giusta causa locale, allargando così lo sguardo al nostro territorio, mettendoci in ascolto e all’opera per realizzare assieme un mondo nuovo.

Le comunità cristiane non devono necessariamente guardare solo agli ambiti in cui hanno una presenza diretta. C'è molto di cristiano che viene vissuto anche fuori della comunità.

 

1° Settembre 2021

Commissione di Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato della Diocesi di Vicenza

 

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Link al sito nazionale

https://lavoro.chiesacattolica.it/16a-giornata-nazionale-per-la-custodia-del-creato/

 

Link al blog Commissione Diocesana

https://socialevicenza.blogspot.com