sabato 30 settembre 2017

Non lasciamo soli lavoratrici e lavoratori della Lovato

dalle pagine: 


Ancora una volta una multinazionale ha deciso di chiudere un'azienda per ragioni che nulla hanno a che vedere con gli aspetti industriali.
 
Non lasciamo soli i 110 lavoratori e lavoratrici della Lovato Gas di Casale, a Vicenza. 

Andiamo davanti alla Lovato a firmare per dimostrare la nostra solidarietà. Sul cartellone c'è posto per molte firme...


Amici, cittadini e altri lavoratori portano la loro solidarietà
Anche il vescovo Beniamino ha portato la sua solidarietà

venerdì 29 settembre 2017

Centro Astalli: Ero straniero: L'umanità che fa bene

Da: Associazione Centro Astalli Vicenza <centroastalli.vi@gmail.com> 

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Raccolta Firme - Ero straniero: L'umanità che fa bene 

Data: Mercoledì 27 settembre 2017


Cari amici,  

Anche in provincia di Vicenza stiamo raccogliendo le firme per la campagna Ero Straniero; una campagna culturale ed una legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini e vincere la sfida dell’immigrazione puntando su accoglienza, lavoro ed inclusione. In allegato trovate tutte le informazioni sulla proposta di legge e di seguito dove potete anche voi firmare per sostenere la campagna: 

A Vicenza il 30 settembre saremo in piazza dei Signori, come ogni anno, per l'iniziativa "Azioni Solidali Vicentine", con tanti prodotti realizzati nei vari momenti e laboratori dai nostri ospiti e ci sarà anche l'occasione di sottoscrivere la campagna. 

A Valdagno la raccolta firme è depositata presso il Comune all'ufficio Anagrafe e a quello di Relazioni con il pubblico e sarà possibile firmare fino al 8 ottobre.  

A Santorso è depositata presso il comune, quindi potete andare li per la firma.  

Con preghiera di diffusione ai vostri contatti. 

Per informazioni sulla campagna anche a livello nazionale su Facebook sulla pagina 
Ero straniero - L'umanità che fa bene 

ASSOCIAZIONE CENTRO ASTALLI VICENZA ONLUS
Via Lussemburgo 63, 36100 VICENZA
telefono 0444/324272

giovedì 28 settembre 2017

29 settembre: Spettacolo a sostegno dei lavoratori della Lovato Gas

dalla Segreteria Cgil Vicenza
 
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Lo spettacolo di Carlo Albè "E' tutto loro quello che luccica" è stato organizzato per coinvolgere i cittadini di Vicenza nel dramma che stanno vivendo 110 lavoratrici e lavoratori della Lovato Gas di Casale a Vicenza.


Riteniamo fondamentale non lasciare sole queste persone e dare maggior risalto ad una situazione in cui una multinazionale ha deciso di chiudere un'azienda per ragioni che nulla hanno a che vedere con gli aspetti industriali.

Abbiamo bisogno di riempire il Teatro Comunale e per questo chiediamo a tutte e tutti di garantire la presenza e diffondere l'invito.



sabato 23 settembre 2017

24 settembre - La Domenica della Parola

dalle pagine:
 
La Domenica della Parola offre una occasione per raccogliere il popolo di Dio attorno alla Bibbia, rinnovando una delle dimension essenziali della vita cristiana: l'ascolto.

Una festa con la Bibbia

Seguendo l’invito di papa Francesco, la Famiglia Paolina e la comunità di Andrea Riccardi lanciano una giornata dedicata alle Scritture

La “Domenica della Parola” è stata presentata ufficialmente sabato 27 maggio al Festival Biblico di Vicenza e fissata per il prossimo 24 settembre, in prossimità della festa di san Girolamo, il grande Dottore e Padre della Chiesa che tradusse in latino la Sacra Scrittura.
 

Il "suggerimento" di papa Francesco nella lettera Misericordia et misera

«Lo spunto per dare il via a questa iniziativa», spiega don Valdir José de Castro, Superiore generale della Società San Paolo, «è venuto dall’ultimo Capitolo generale della Società San Paolo, che si è svolto nel 2015. In quell’occasione i Padri capitolari hanno raccomandato a me e al mio Consiglio di farci promotori presso l’intera comunità ecclesiale, attraverso il Centro biblico San Paolo e insieme alla Comunità di Sant’Egidio, di una Giornata mondiale della Parola di Dio, coinvolgendo adeguatamente tutti i Paesi del mondo in cui è presente la Congregazione. Tale giornata, sottolineavano i Padri capitolari, “sia occasione per valorizzare uno dei fondamenti della nostra missione, sensibilizzando alla conoscenza, alla lettura, alla diffusione e all’interiorizzazione della Bibbia, con risvolti liturgici, pastorali e apostolici”». [...]


Sacra Scrittura: il 24 settembre la “Domenica della Parola”

20 settembre 2017

Domenica prossima, 24 settembre, in numerose parrocchie e diocesi italiane sarà celebrata la “Domenica della Parola”. Prende forma così il desiderio espresso da Papa Francesco, al termine dell’Anno giubilare della Misericordia, di dedicare interamente una domenica alla Sacra Scrittura. L’iniziativa viene promossa dalla Società San Paolo, dalle Figlie di San Paolo e dalla Comunità di Sant’Egidio. La data del 24 settembre è stata scelta per avvicinarsi il più possibile al 30 settembre, memoria liturgica di san Girolamo, Dottore e Padre della Chiesa che tradusse in latino la Sacra Scrittura. “Lo spunto per dare il via a questa iniziativa – racconta don Valdir José De Castro, superiore generale della Società San Paolo – è venuto dall’ultimo Capitolo generale della Società, che si è svolto nel 2015. In quell’occasione i Padri capitolari hanno raccomandato a me e al mio Consiglio di farci promotori presso l’intera comunità ecclesiale, attraverso il Centro Biblico San Paolo e insieme alla Comunità di Sant’Egidio, di una Giornata mondiale della Parola di Dio, coinvolgendo adeguatamente tutti i Paesi del mondo in cui è presente la Congregazione”. “La Parola non deve essere solo studiata ma anche amata e venerata – spiega il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi -. In un tempo di alfabetizzazione generale – conclude Riccardi – è inaccettabile che i cristiani restino analfabeti della Bibbia”. Il 24 settembre è la data scelta per l’anno in corso. Una domenica che ha il compito di “inaugurare” una tradizione, da estendere anche a tutta la settimana successiva, puntando l’attenzione sull’effetto che la Parola di Dio può avere nella vita dei credenti. Idealmente, il periodo di festa si concluderà la domenica successiva, il 1° ottobre, con la celebrazione presieduta da Papa Francesco, in visita a Bologna.

martedì 19 settembre 2017

11/09/2001: Alla ricerca della verità?

da La Voce dei Berici, Domenica 17 settembre 2017, p. 38
 
"11/09/2001: alla ricerca della verità" 

Tutto era iniziato per capire davvero cosa ci fosse dietro l’orrore delle Torri Gemelle. C’era davvero un complotto? A caccia di bufale e di verità ci si è messo anche un giornalista scientifico molto noto per la sua dedizione a smascherare bufale o fake news: Paolo Attivissimo che già firma il seguitissimo Disinformatico. Attivissimo, all’indomani dell’attentato aveva aperto un blog per cercare la verità. Il risultato, oggi, sono oltre 300 risposte alle domande su ciò che avvenne prima, dopo e durante l’11 settembre 2001 e un cambio di rotta del blog.
Perché Paolo Attivissimo è certo: i complottisti dell’11 settembre hanno fallito. Invece di stimolare il dibattito e l’indagine sui veri punti oscuri dell’11/9, scrive Attivissimo, “avete sprecato la vostra occasione blaterando di ologrammi, aerei fantasma, microonde dallo spazio e nanotermite magica: al vostro repertorio mancavano soltanto gli unicorni mannari invisibili. Per cui vi saluto. Andate pure avanti senza di me”.
Il blog Undicisettembre, al quale il giornalista ha dedicato molti anni insieme a molti colleghi, ha da tempo voltato pagina e sta pubblicando una serie di interviste personali ai testimoni diretti degli attentati e delle loro conseguenze: i vigili del fuoco Lenny Curcio, Dan Potter e John Picarello, il soccorritore Daniel Nimrod, il giornalista Jamie McIntyre, l’ufficiale di polizia Jacqueline Padilla Curcio, i sopravvissuti Jean Potter e Gina Lippis, e tanti altri. “Queste sono le vere voci dell’11 settembre”, spiega Attivissimo, “loro erano lì; il resto è solo lo schiamazzo degli sciocchi”. http://undicisettembre.
Macri Puricelli



Di seguito due video (il primo in inglese, il secondo in italiano) che presentano un altro punto di vista; in particolare, il secondo presenta racconti di numerosi testimoni, altre "voci dell'11 settembre"...



dalla pagina http://www.prnewswire.com/news-releases/reports-on-collapse-of-world-trade-center-dont-add-up-says-former-federal-employee-300369082.html
dal video https://www.youtube.com/watch?v=GvAv-114bwM

Stand for the Truth: A Government Researcher Speaks Out - 9/11 Evidence and NIST
Lottare per la verità: un ricercatore governativo parla apertamente: evidenze sull'11 settembre e il NIST

Nell'agosto 2016, Peter Michael Ketcham, ex dipendente del NIST [Istituto Nazionale per gli Standard e la Tecnologica, un'agenzia del governo degli Stati Uniti d'America], ha iniziato ad esaminare i rapporti che la sua agenzia aveva rilasciato anni prima riguardo il crollo [degli edifici] del World Trade Center.
Ciò che ha scoperto lo ha scosso profondamente. In questa intervista di circa mezz'ora [in lingua inglese] Peter Michael Ketcham racconta la storia di come ha scoperto che l'organizzazione per cui aveva lavorato per 14 anni aveva deliberatamente tenuto nascosta la verità su uno degli eventi più importanti del XXI secolo. Grazie alla sua volontà di osservare con obiettività ciò che non era riuscito a vedere di fronte a lui per 15 anni, il sig. Ketcham ci ispira a credere che noi tutti possiamo raccogliere il coraggio per confrontarci con la verità - e, così facendo, finalmente curare le ferite dell'11 settembre.


VIDEO https://www.youtube.com/watch?v=JquIMRHgHiU
dalla pagina https://www.pandoratv.it/11-settembre-mentana-manda-in-onda-le-bufale-di-attivissimo/
dalla pagina http://presenzalongare.blogspot.it/2017/09/11-settembre-mentana-manda-in-onda-le.html

"11 settembre: Mentana manda in onda le bufale di Attivissimo"

In questo video su YouTube Massimo Mazzucco, giornalista, blogger (luogocomune.net) e regista, autore fra l'altro del docu-film "11 settembre - La nuova Perl Harbor",  replica alla trasmissione di Mentana sull'11 settembre, Speciale Bersaglio Mobile - 11 settembre, bufale e fatti, del 11/9/2017 e analizza punto per punto quelli che ritiene falsità, errori, omissioni o imprecisioni da parte di Paolo Domenico Attivissimo, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e traduttore italiano.
In particolare, Mazzucco nel video mostra testimonianze sia di privati cittadini che di giornalisti e vigili del fuoco, che sono state ignorate sia dal NIST che da Attivissimo, nonché dai mezzi di comunicazione di massa principali (mainstream media o msm in inglese).
[continua



leggi anche: 

Un santo patrono che scardinerà l’Esercito

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/un-santo-patrono-scardinera-lesercito/
L’idea di nominare San Giovanni XXIII patrono dell’Esercito italiano è certamente un errore.

La vita e l’apostolato di Angelo Roncalli, il “Papa buono”, il pontefice della Pacem in Terris, testimoniano una tensione verso l’arte della pace più che l’arte della guerra. Molte realtà organizzate del mondo pacifista cattolico, come Pax Christi e Nigrizia hanno ben argomentato la loro contrarietà e la richiesta, rivolta all’Ordinariato militare e alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, di recedere dall’insana decisione.

Il Movimento Nonviolento, come associazione laica, non si permette di entrare nel merito di scelte che sono di competenza della Chiesa cattolica, tuttavia – e solo per mantenere fede al titolo di questa rubrica – qualche spunto voglio esternarlo.

Penso alla mia città, Verona, e al suo patrono.

Verona è una città che ha una lunga storia e tradizione militare. Tutto lo sviluppo urbanistico è di impronta militare, da Castro romano fortificato fu sempre città murata e difensiva, sotto Augusto, Gallieno, Teodorico, fino ad essere il perno del Quadrilatero, e poi base operativa della fascistissima Repubblica di Salò. Ancor oggi (forse segnata antropologicamente dalla sua storia) è una città di destra, spesso purtroppo teatro di esecrabili fenomeni razzisti, xenofobi, qualche volta addirittura nazisti.

Eppure questa città, così bella ma contraddittoria, ha come santo patrono una bella figura storica come Zenone, uno dei primi vescovi della città. San Zeno, vescovo moro, magrebino, nord africano, gioviale, conviviale, aperto al mondo, è venerato da tutti i veronesi. Fu un pacificatore, oggi diremmo un esperto in risoluzione nonviolenta dei conflitti. Le sue imprese di pace sono raccontate sulla facciata della stupenda Basilica romanica. In qualche modo il suo corpo, conservato nella cripta, riscatta un’intera città.

San Zeno fa bene a Verona, trasformandola …

Forse, un giorno potremmo dire che Giovanni XXIII avrà fatto bene all’Esercito, trasformandolo …

Papa Giovanni XXIII per la prima volta introduce la condanna della “guerra giusta” e apre all’obiezione di coscienza. Saranno proprio Balducci, Turoldo, Milani a trovare nell’enciclica giovannea gli argomenti per il loro appoggio agli obiettori cattolici. Giovanni XXIII, il papa del Concilio Vaticano II, è stato un segno dei tempi in vita, chissà che non lo sia in futuro anche come protettore dell’Esercito, capace di ri-convertirlo in esercito di pace, esercito della difesa civile non armata e nonviolenta.

La provocazione lanciata dall’Ordinariato militare si può trasformare in un boomerang: la protezione di papa Roncalli potrebbe scuotere dalla fondamenta ruolo e funzione dell’esercito.

Sarebbe bello, uno di quei “miracoli” che a volte i Santi riescono a fare …

Se l’Ordinariato militare non vuole correre questo rischio, farebbe bene a cambiare idea, subito.

Rivedendo la decisione presa si possono trovare figure più adatte al ruolo, riconosciute dalla Chiesa cattolica nella veste di preti militari, come il beato Secondo Pollo o don Carlo Gnocchi, che esercitarono il loro ministero, nel corso del secondo conflitto mondiale, con grande generosità e in sintonia con i militari loro affidati.

Mao Valpiana



per “politicamente scorretto” – 13 settembre 2017

(N.d.R.) Sull’argomento segnaliamo la posizione di Pax Christi Italia qui e di Nigrizia qui

lunedì 18 settembre 2017

Povero papa Giovanni!

dalla pagina http://www.inutilestrage.it/povero-papa-giovanni-maurizio-mazzetto/

Pubblicato da Maurizio Mazzetto il 14 set 2017



Che san Maurizio martire – divenuto cristiano e quindi obiettore di coscienza all’esercito, ucciso da quell’esercito in cui non voleva più prestare servizio – sia patrono degli alpini, lo sapevamo.
 

Che san Giovanni XXIII sia stato scandalosamente proposto – con manovre oscure, anticonciliari, e, inoltre, opposte al pensiero, allo stile, alle azioni di papa Francesco – come patrono dell’esercito italiano, lo veniamo a sapere ora. Con grande sconcerto e indignazione.

Povero papa Roncalli: ti rivolterai solo nella tomba o ci farai visita per svergognarci?

E che cosa ci dovremmo aspettare, tra qualche anno, quando verrà proclamato santo il vescovo Tonino Bello? Che lo si nomini, poi, patrono dei fanti, poiché sosteneva l’importanza di essere cristiani e chiesa sempre in cammino?

E così, di Oscar Arnulfo Romero, vescovo salvadoregno ucciso, che divenga patrono degli speculatori della finanza, poiché si interessava della situazione economica che aveva conseguenze sulla vita del popolo?

E quali altre parole possiamo aggiungere?

Forse o senz’altro solo quelle di Gesù, il quale – indignato, anche se non arrabbiato – diceva agli “scribi e farisei ipocriti” che, costruendo le tombe per onorare i profeti, erano peggiori dei loro padri.

Il Vangelo si realizza sempre. Anche in questi aspetti.

O forse proprio in questi, dal momento che a Gesù non è andata proprio bene alla fine?

Ma la morte, la violenza, e un certo tipo di Chiesa, quella che oggi contrasta papa Francesco, non avranno l’ultima parola. Come non l’hanno avuta su Gesù.

Solo in questo noi crediamo. E solo a questo pensiamo.



don Maurizio Mazzetto
Pax Christi Vicenza

* Si veda, in questo sito, ciò che pensava dell’esercito e del servizio militare papa Giovanni: 

venerdì 15 settembre 2017

primolunedìdelmese ... il 18 settembre

primolunedìdelmese
STRAORDINARIO
Anno XX - Incontro n. 152

18 Settembre 2017 - ore 20:30

Presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
Parcheggio adiacente. Le persone disabili sono pregate di contattarci per le indicazioni del caso.
Si raccomanda puntualità!

Le (e)lezioni di Padova,
la sfida per Vicenza

Ne parliamo con

Marco Almagisti
docente di Scienza Politica all’Università di Padova, coordinatore dello standing group “Politica e storia" della Società Italiana di Scienza Politica (SISP), membro della Società per lo Studio della Diffusione della Democrazia (SSDD) e della Società Italiana di Studi Elettorali (SISE).

giovedì 14 settembre 2017

VIDEO – Le spese militari italiane spiegate in 4 minuti

dalla pagina http://milex.org/2017/09/09/video-le-spese-militari-italiane-spiegate-in-4-minuti/

A quanto ammontano le spese militari italiane in un anno, in un giorno, in un’ora? Quanti sono gli effettivi delle nostre Forze Armate? Quanti i comandanti e quanti i comandati? Per acquistare nuovi armamenti (cacciabombardieri, navi militari, blindati e carri armati) quanti miliardi vengono impiegati, ogni anno?

Se non conoscete le risposte il video sottostante, basato sui dati ufficiali elaborati da Osservatorio Mil€x e dai principali centri di ricerca mondiali sulle spese militari, servirà ad esaudire la vostra curiosità. Se invece l’enorme e sbilanciato impatto degli investimenti armati dell’Italia era a voi noto avrete uno strumento in più per diffondere numeri e analisi. In ogni caso, un video da rilanciare!
Noi pensiamo che una valutazione seria ed approfondita della spesa miltiare del nostro Paese sia fondamentale per esercitare un corretto controllo democratico. Una valutazione che non si può condurre senza un lavoro di studio preciso e competente, che necessita tempo e professionalità. Il lavoro che l’Osservatorio Mil€x ha deciso di intraprendere fin dall’inizio e che vi chiediamo di sostenere, per garantirlo anche in futuro. Non è facile occuparsi di questi temi, che per molti dovrebbero continuare a rimanere nascosti, opachi, poco conosciuti. Per qusto motivo abbiamo bisogno del vostro aiuto, possibile anche con il crowdfunding popolare promosso in collaborazione con Banca Etica e Produzioni dal Basso.
Se pensi anche tu che sia fondamentale svelare tutti i segreti delle spese militari italiane è il momento di sostenere Mil€x e tutti i suoi sforzi. Perché nessun altro ti dirà quello che ti diciamo noi, con dati e notizie inedite. E i “soldi armati” continueranno ad essere avvolti da un’opacità inaccettabile…



Migranti Libia, terribili condizioni di detenzione

dalla pagina http://parstoday.com/it/news/world-i114109-migranti_libia_terribili_condizioni_di_detenzione


L'Organizzazione internazionale per le Migrazioni ha denunciato oggi le "terribili" condizioni dei migranti detenuti in Libia e ha confermato di essere impegnata nel tentativo di rimpatriare coloro che lo richiedono e che sono in grado di tornare a casa.

"Penso ci siano circa 31 o 32 centri di detenzione" in Libia e "circa la metà sono controllati o sono in aree controllate dal governo", ha detto Laura Thompson, durante una conferenza dell'Oim in Costarica. 

martedì 12 settembre 2017

Giovanni XXIII patrono dell’Esercito Italiano? "Roba da matti"


Mons. Ricchiuti:
"Come presidente della sezione italiana di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace - osserva monsignor Ricchiuti -, mi sembra irrispettoso coinvolgere come patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l’Enciclica “Pacem in terris” e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi"

dalla pagina http://www.paxchristi.it/?p=13187

Intervento del Presidente di Pax Christi – Italia, Mons. Giovanni Ricchiuti

Ci è giunta notizia che San Giovanni XXIII sarà quanto prima proclamato Patrono dell’Esercito Italiano avendone fatto parte al tempo della Prima Guerra Mondiale.
Come Presidente della sezione italiana di Pax Christi, Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, mi sembra irrispettoso coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l’Enciclica ‘Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi.
Se questa notizia fosse vera, sollecitato da tutto il Movimento Pax Christi e anche da altre persone sensibili al tema della pace, ritengo assurdo il coinvolgimento di Giovanni XXIII, anche perchè l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che, non lo possiamo dimenticare, fu definita da Benedetto XV ‘inutile strage’. E’ molto cambiato anche il modello di Difesa, con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi.
Pensare a Giovanni XXIII come Patrono dell’Esercito lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte ed inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, “con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”.
E’ ‘roba da matti’, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli Presidente di Pax Christi fino al 1993.
Papa Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della Pace, e non degli eserciti.
Sono certo che questo sentire non sia solo di Pax Christi, ma di tante donne e uomini di buona volontà, a cui chiediamo di unirsi con ogni mezzo a questa dichiarazione per esprimere il proprio rammarico per una decisione che non rappresenta il “sensus fidei” di tanti credenti che hanno conosciuto Giovanni XXIII o che ne apprezzano la memoria di quella ventata profetica che ha indicato alla Chiesa nuovi sentieri di giustizia e di pace.
Altamura, 11 settembre 2017
+ Giovanni Ricchiuti
Vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti
Presidente di Pax Christi – Italia

sullo stesso argomento:
Giovanni XXIII patrono dell’Esercito: polemica sull’eredità del Papa buono

lunedì 11 settembre 2017

11 settembre 2001

dalle pagine
http://presenzalongare.altervista.org/911.html
http://presenzalongare.blogspot.it/2017/08/11-settembre-2001-i-grattacieli-non.html
http://www.ae911truth.org/

Le vittime dell'11 settembre 2001
click per ingrandire
Parenti delle vittime, cittadini di vari Paesi e 2909 Architetti e Ingegneri americani della AE911Truth.org (Architetti e Ingegneri per la Verità sull'11 Settembre) chiedono la costituzione di un gruppo parlamentare di inchiesta in ciascuna camera del Congresso degli Stati Uniti d'America per investigare la distruzione del World Trade Center, cioè delle Torri Gemelle (WTC 1 e 2) e dell'edificio 7 (WTC 7).

sabato 9 settembre 2017

L’omaggio a Linda Zini, “serva buona e fedele”

Da La Voce dei Berici, Domenica 10 settembre 2017, p. 14

RICORDO

A 96 anni si è spenta una donna che è stata per molti esempio e riferimento di testimonianza credente nella chiesa e nella società

Don Grendele: «Ha saputo trafficare i talenti che il Signore le aveva affidato, moltiplicandoli anche, sapendo condividerli e farne partecipi gli altri»

Ci sono figure di donne e uomini che quando concludono la loro vita viene loro riconosciuto naturalmente da più parti la testimonianza e il servizio reso alla Chiesa e alla società.
È quello che è accaduto per Linda Zini, classe 1921, donna che ha vissuto con esemplarità la sua vocazione di laica credente, impegnata nell’Azione cattolica dal 1937, nelle Acli, nel sociale e in politica, nel lavoro e sul versante missionario. Sabato 2 settembre nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice (Saviabona) a Vicenza moltissime persone si sono ritrovate per ringraziare il Signore per il dono di questa donna e per darle l’ultimo saluto.
Nelle poche righe, che Linda Zini aveva lasciato come sue ultime volontà, aveva scritto: “Il mio funerale sia un momento di festa; i fiori siano pochi; tutto sia improntato a semplicità”. Poche parole che sono anche la sintesi di una vita.
Mons. Flavio Grendele che ha presieduto insieme a numerosi altri preti la celebrazione funebre, ha ricordato, nell’omelia, come Linda «in questi ultimi anni, ad ogni incontro non cessava di ripetere: “Il Signore è stato buono con me. Mi ha voluto bene e ha reso bella la mia vita”». «Non aveva più gli occhi per leggere; si stancava facilmente, ma ormai era diventata una “eucaristia” vivente. Trascorreva i suoi ultimi giorni nella gratitudine», ha commentato don Flavio.
Don Grendele ha quindi ricordato il suo dire “Sono pronta”, «quando, vedendo stringersi attorno a lei un cordone di fraternità e di solidarietà, ne ha chiesto il perché. “È l’ora dell’incontro”, ci siamo detti. E lei, fattasi seria, dopo un momento di silenzio, ha detto: “Sono pronta”. E di certo il Signore al suo “eccomi” ha risposto dicendole: “Vieni, serva buona e fedele”.
Sì, buona in primo luogo di quella bontà che giorno dopo giorno ha imparato da Dio. Il Vangelo era la sua passione; l’Eucaristia il suo nutrimento; la dedizione e il servizio all’uomo la sua divisa; la preghiera la sua forza. Come allora non ricordare – ha proseguito il celebrante - il suo amore per i poveri, la sua passione per la giustizia, la sua operosità per edificare una società più giusta e fraterna. Che hanno preso corpo dentro le esperienze più diverse: dall’impegno nell’immediato dopo guerra nella ricostruzione, nel sindacato, nel Consiglio comunale della Città, fino alla Consulta degli anziani nei suoi ultimi anni… Una passione per l’uomo che si è sempre coniugata con una grande passione per la Chiesa, e che ha preso corpo nelle Acli, negli anni difficili delle scissione, nell’Azione
Cattolica, di cui stata a lungo vicepresidente, nell’impegno missionario, che l’ha vista prima come volontaria in Burundi, per un progetto di promozione della donna, e poi come anima del gruppo missionario della sua parrocchia e della Commissione Diocesana».
«Cosciente di aver ricevuto molto - ha concluso don Flavio - ha saputo trafficare i talenti che il Signore le aveva affidato, moltiplicandoli anche, sapendo condividerli e farne partecipi gli altri. Non si è presentata al Signore a mani vuote e, ne siamo certi, si è sentita dire: “Vieni, serva buona e fedele, entra nella gioia del tuo Signore”».
Un ricordo particolare e affettuoso di questa donna che - come lei stessa disse in una intervista pubblicata nel terzo volume dell’Azione cattolica vicentina (Edizioni Messaggero Padova) - aveva nell’avvento del regno di Dio uno degli ideali della sua vita, è stato fatto dalla presidente diocesana di Azione cattolica Caterina Pozzato durante l’Assemblea diocesana di domenica scorsa. Pozzato ha richiamato «la “passione cattolica” con cui è vissuta questa donna vivace e intelligente. La ricordiamo con gratitudine e affetto: delegata diocesana Piccolissime, arrestata dai fascisti durante la guerra perché queste giovani studiavano il pensiero di Toniolo (e liberata grazie all’intervento di Zinato)». Tra i diversi impegni Pozzato ha richiamato la collaborazione con la Commissione terza età e sussidi formativi di Ac. «Era sempre un piacere ascoltarla » ha ricordato, poi, richiamando l’intervista di Zini ha ripreso alcune frasi, in particolare quando Linda affermò che “Ci veniva presentata la diffusione del regno non come l’andare in missione, ma come l’essere già qui oggi in missione, e perciò una presenza da apostoli negli ambiti culturali, nella scuola e nel lavoro”. “Se penso oggi, ormai ottantenne (l’intervista era stata fatta nel 2009) a quelle idee, sento che sono ancora vive e danno senso anche al mio non operare più, mi fanno ancora vibrare e tutto quello che succede nel mondo ha delle ripercussioni che mi tengono viva e mi fanno vivere nell’età anziana una giovinezza interiore: “Dio che rinnova la mia giovinezza” si diceva un tempo”.

Lauro Paoletto

venerdì 8 settembre 2017

Prof. Leroy Hulsey: "Il WTC 7 non è crollato a causa degli incendi"

dal video https://cdnapisec.kaltura.com/index.php/extwidget/preview/partner_id/1909371/uiconf_id/36513372/entry_id/0_nglk89c0/embed/dynamic  
dalla pagina http://www.wtc7evaluation.org/

Il 6 settembre 2017, il dr. Leroy Hulsey, professore di ingegneria civile all’Università dell’Alaska a Fairbanks, ha presentato risultati e conclusioni preliminari dello Studio sul WTC 7 condotto dal suo gruppo: due anni di calcoli e simulazioni di modellistica strutturale al calcolatore sul crollo dell’Edificio 7 del WTC.

Questo edificio, noto come WTC 7, crollò alle 17.21 dell'11 settembre 2001 in circa 6.5 secondi. Il rapporto ufficiale redatto nel 2008 dal NIST (Istituto Nazionale per Standard e Tecnologia) affermò che il WTC 7 crollò a causa degli incendi, provocati da materiale proveniente dal WTC 1, una delle due Torre Gemelle (ambedue crollate la mattina dell'11 settembre); gli incendi, concluse il NIST, indebolirono la struttura e questo provocò la caduta del grattacielo di 47 piani... 

Il prof. Hulsey in circa un'ora di presentazione ha presentato:
  • i programmi software e i metod utilizzati per i calcoli e  le simulazioni condotti finora dal suo gruppo  
  • il confronto fra assunzioni, modelli e analisi condotte da NIST e, rispettivamente, dal suo gruppo
  • i limiti, le carenze, gli errori e di conseguenza le conslusioni errate della analisi condotta dal NIST sul crollo del WTC 7
  • le conclusioni preliminari del suo studio 
  • i prossimi sviluppi, in particolare relativi alla conclusione delle simulazioni sulla caduta progressiva del WTC 7. 
Lo studio ha comunque già risposto in modo chiaro, razionale, scientifico ed esaustivo alla domanda: "L'edificio 7 è crollato a causa del fuoco?" e la risposta è: "No".
 
Questi nuovi accurati calcoli e simulazioni strutturali sono compatibili con l'evidenza fisica della caduta libera (cioè senza alcuna resistenza) nei primi secondi del crollo reale del WTC 7, dimostrata dal fisico David Chandler, video. Prossimamente il prof. Hulsey e collaboratori presenteranno i risultati definitivi sul crollo progressivo del WTC 7.


Per chi fosse interessato: 11 settembre 2001: i grattacieli non cadono così

Acqua corrente mondiale contaminata con fibre di plastica microscopiche

dalla pagina http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Acqua-corrente-mondiale-contaminata-con-fibre-di-plastica-microscopiche-Rivelazione-choc-dagli-Usa-f22cc7e3-a08b-412c-8e80-854209f88e1a.html


Il numero medio di fibre rinvenute ogni 500 ml di acqua oscilla da 4,8% degli Usa al 1,9% dell'Europa
06 settembre 2017 

Risorsa primaria indiscussa, l'acqua corrente di tutto il mondo conterebbe fibre di plastica microscopiche. La rivelazione choc arriva da uno studio americano condotto da Orb Media, un organizzazione non profit di Washington che ha condiviso con il Guardian, in esclusiva, i suoi risultati. La Orb ha testato, insieme ai ricercatori dell'Università statale di New York e dell'Università del Minnesota, 159 campioni di acqua potabile in città grandi e piccole di tutti i continenti. Il dato che ne è venuto fuori è preoccupante: l'83% dei campioni analizzati sono risultati contaminati. Sul gradino più alto della contaminazione ci sono gli Stati Uniti, con fibre di plastica che sgorgano dal 94% dei rubinetti domestici. Non fanno eccezione, quelli del Congresso, del quartier generale della Environmental Protection Agency (Epa) e perfino della Trump Tower di proprietà del presidente Donald Trump. Seguono, al livello mondiale, con il più alto tasso di contaminazioni da plastica nell'acqua corrente, Libano e India. La piu bassa percentuale di contaminazione è stata registrata in Europa, e in particolare nel Regno Unito, in Germania e in Francia, ma è comunque pari al 72% dei casi. Il numero medio di fibre rinvenute ogni 500 ml di acqua oscilla tra il 4,8% degli Usa all'1,9% dell'Europa. L'analisi finale stabilisce la presenza di fibre di plastica negli oceani, nelle acque dolci, nel suolo e nell'aria. Secondo l'esperta nel settore dell'università di New York Sherri Mason: "la contaminazionae sta impattando sulla fauna dunque - si domanda la ricercatrice - come possiamo pensare che non stia impattando noi?".

mercoledì 6 settembre 2017

Una speranza c’è

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/una-speranza-ce/

Difesa, Nonviolenza, Pace - 4 settembre 2017

In Italia vigili del fuoco incendiano e poi spengono. Fare cose apparentemente inconciliabili è prassi diffusa. In Libia fedelissimi del nostro “amico” presidente Serraj vendono immigranti ai contrabbandieri. 

I responsabili della sicurezza dei pozzi petroliferi danno il carburante agli scafisti, ai quali consegnano migranti dopo i lavori forzati nel pozzi. Almeno un comandante della Guardia costiera copre questi traffici, sparando, se occorre, alle navi delle Ong. I migranti, soccorsi e recuperati dalla guardia costiera, tornano in centri di detenzione per essere rivenduti ad altri scafisti. Così risulta da un primo dossier (299 pagine) dell’Onu, che rivela nomi e incarichi del business. Andrà meglio la collaborazione con il generale Haftar, che comanda Tobruk e dintorni, mentre Serraj governa da Tripoli? Pare che il nostro governo ci conti. Ha ripreso, forse principalmente per questo, le relazioni diplomatiche con l’Egitto, sostenitore di Haftar, dopo una sospensione per l’efferato assassinio del giovane Regeni.

Ci sono di quelli, invece, che fanno con coerenza e sacrificio le cose per le quali sono pubblicamente impegnati. Questa assenza di doppiezza e di duttilità li rende sospetti. È il caso delle Ong, che si sono adoperate, in collaborazione con la Guardia costiera italiana, nel salvare vite in mare. Li si spinge in ogni modo a desistere dalla loro azione e i risultati non mancano. Così il ministro dell’interno/esterno può dire che non siamo fuori dal tunnel, ma si comincia a vedere la luce. La responsabilità di politiche adeguate alla situazione, che più direttamente ci riguarda, è certo principalmente dell’Unione Europea. Si preoccupa della libertà di circolazione di merci e capitali, non del diritto delle persone a fare altrettanto. In assenza di interventi a livello almeno europeo gli Stati si rinchiudono nel loro “sacro egoismo”. L’Italia è, in fondo, l’ultima a farlo. Certo potrebbe richiedere alla Libia di sottoscrivere almeno, un primo passo per osservarla poi, la Convenzione di Ginevra sui diritti dei rifugiati del 1951. Potrebbe l’Italia dotarsi, in attesa di un risveglio europeo, di una legge migliore sull’immigrazione. Ma chi tocca il tema muore! Si è persino fermata una legge sacrosanta, che solo riconosce come cittadini italiani chi, nei fatti, lo è già. Non c’entra niente con il tema dei rifugiati, ma si tratta pur sempre di immigrati…

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Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà presidente nazionale dal 1996 al 2010, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948.



dalla pagina http://www.democratica.com/interviste/ecco-cosa-succede-davvero-in-libia-parla-carlotta-sami/

Ecco cosa succede (davvero) in Libia. Parla Carlotta Sami


Intervista alla portavoce in Sud Europa dell’agenzia Onu per i rifugiati

Una storia dietro ogni numero. C’è questo poster all’ingresso della sede romana dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Palazzina anni cinquanta nel cuore dei Parioli, quattro piani e persone diversissime tra loro, per età e nazionalità, lavorano all’Unhcr. In effetti, un porto di mare. All’ultimo c’è l’ufficio di Carlotta Sami, 46 anni, milanese cresciuta tra Genova e Trieste, cittadina del mondo dopo averlo girato per vent’anni, prima con la Cooperazione Italiana e Save The Children, e poi con Amnesty International.
Era il 3 ottobre 2013 quando la Sami raccolse il testimone di Laura Boldrini, divenendo la portavoce dell’organismo dell’Onu. Non un giorno a caso: una di quelle date che cambiano il mondo e che cambiarono l’Italia. La più grande sciagura umana nel canale di Sicilia, si diceva, 368 morti accertati, di lì a poco sarebbe partita l’operazione Mare Nostrum, voluta dal premier Enrico Letta. Ma poi Mare Nostrum finì, nel novembre 2014 e arrivò la soluzione europea di Frontex. Il 18 aprile 2015 la tragedia di due anni prima venne doppiata: 700 persone persero la vita in un naufragio al largo della costa libica. L’Italia ancora una volta alzò la testa: Matteo Renzi andò a Bruxelles con in mano un piano che si chiamava Migration Compact. Per eterna testimonianza di ciò che solo tra decine di anni saremo in grado di capire, il presidente del Consiglio italiano volle far riemergere dal mare quel peschereccio. Seppellire i morti, l’atto di pietas più sensato che si potesse fare. In anni in cui l’imperativo è fare la differenza, segnare il nuovo passo, accompagnando il cammino dei popoli che coinvolge 65 milioni di persone al mondo, di cui l’86 per cento vive nei Paesi più poveri e che più stanno accogliendo: il Niger, il Ciad, i paesi del corno d’Africa.
“Quello che viviamo qui è solo un riflesso” dice Carlotta Sami nel suo ufficio semplice, di una viaggiatrice. Sua figlia Matilde, nove anni, l’aspetta seduta nella scrivania accanto, è buona, attenta, le scuole non sono ricominciate ancora, le mamme che lavorano hanno tutte le stesse dinamiche. Ascolta Matilde, quello che sua madre racconta dei rifugiati. Una storia dietro ogni numero, chissà quante ne sa.
“L’ultima è quella di Augusta, i trafficanti le hanno lanciato benzina addosso perché non aveva i soldi per pagarli, E’ stata visitata dopo cinque mesi”, racconta Sami che fa subito un Tweet. Il mondo deve sapere cosa succede in Libia, con i campi che sono prigioni dove le persone vengono obbligate ai lavori forzati per guadagnarsi un posto in paradiso, in un’imbarcazione di fortuna, con un delinquente senza scrupoli al timone, ma comunque: direzione Europa.
Con l’accordo di Parigi sarete più presenti in Libia?
Vorrei chiarire una cosa: noi in Libia ci siamo dal 1991. Nel 2014 abbiamo dovuto far evacuare il personale internazionale per ragioni di sicurezza ma abbiamo continuato a lavorare con il personale locale. Adesso abbiamo ripreso, e anzi, potenziato e rafforzato relazioni con i partners del luogo.
Che situazione avete trovato? Cosa non arriva qui?
Il 21 maggio scorso il nostro Alto Commissario è entrato nei campi e ha trovato una situazione scioccante: il fatto è che questo sistema non è nuovo, la Libia utilizza da sempre la detenzione di massa. Quello che manca, da noi, è la consapevolezza che i migranti siano tenuti in condizioni disumane in campi di detenzione: sono prigionieri che non hanno colpa se non quella di sfuggire da guerre o miseria. E questo vale solo per le prigioni di cui si ha conoscenza e dove possiamo entrare ma ce ne sono altre dove accade di tutto: stupri, ogni tipo di violenza, promiscuità. I racconti che ci arrivano da chi riesce ad approdare in Italia sono incredibili: alcune persone sono state rapite, derubate, costrette a lavorare come schiavi e poi sbattuti in una barca. Molti erano andati in Libia nella speranza di trovare un lavoro lì, di venire in Italia non ci pensavano proprio.
La priorità è la lotta ai trafficanti.
Senza dubbio. Ma poi bisogna fare in modo che chi ha diritto a rifugiarsi abbia la possibilità di farlo, quindi occorre rafforzare le vie legali, i cosiddetti corridoi umanitari, e poi sostenere praticamente le economie dei paesi africani, che si sobbarcano la stragrande maggioranza dell’accoglienza. Si figuri che l’Uganda ha accolto da sola un milione di persone, quando in Europa hanno trovato asilo un milione e mezzo di profughi.
Insomma, aiutiamoli a casa loro è giusto.
Certo, il problema è che su questi delicatissimi temi, su cui giocano demagoghi e aizzatori di paure, gli slogan non vanno bene. E’ un attimo scivolare nel razzismo. Però il concetto è giusto, i bisogni locali sono importantissimi. Valutiamo che in Libia ci siano 226 mila sfollati, oltre a 42 mila rifugiati registrati con noi, di cui la metà sono siriani. Ma sono moltissimi quelli che non sono registrati e decine di migliaia i migranti e i rifugiati nei centri di detenzione oppure sequestrati da milizie e trafficanti.
Noi siamo presenti nei centri di detenzione ufficiali, cercando di portare assistenza: il nostro obiettivo di medio periodo è aprire queste prigioni. Negli ultimi diciotto mesi abbiamo liberato più di mille persone.
La soddisfa l’accordo siglato a Parigi?
Il nostro commento è stato immediato e positivo, per varie ragioni. Prima di tutto non si tratta di una bilaterale ma di un intervento su più livelli che coinvolge vari Paesi, europei ed africani. Poi è molto importante il principio che è alla base di questo accordo: l’intenzione non è solo quella di fermare i flussi ma di gestirli, di governare il fenomeno. Finalmente dopo anni di approssimazione ci sembra che ci sia una volontà univoca di farsi carico della questione Mediterraneo con un impegno importante sul piano dei diritti umani. L’Europa ha capito che deve darsi una strategia e che per fermare il traffico di esseri umani deve contribuire a creare anzitutto condizioni di sviluppo per i paesi africani. Ci sono realtà chiave come il Ciad i il Niger che vanno supportate: da soli accolgono centinaia di migliaia di rifugiati e migranti. E’ molto importante nell’accordo di Parigi il riferimento ai canali legali alternativi: riteniamo che l’ Europa debba accogliere come minimo 40 mila persone in più , provenienti dal Corno d’Africa , dalla west Africa, dalla Libia e dall’Egitto. Si tratta delle persone più fragili, che vanno messe in sicurezza subito, donne e bambini, anziani, disabili e malati.
La risposta alla relocation però sono stati i muri.
Occorre una capacità di visione politica dei singoli stati, infatti: non c’è nessun Paese al mondo che possa pensarsi estraneo al cammino dei popoli. E’ la storia, quando non il buon senso, che dovrebbe insegnarci quanto sia necessario dotarsi di una strategia di lungo periodo per affrontare le migrazioni.