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martedì 10 dicembre 2024



“Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua Pace”

Questo è il titolo del Messaggio che Papa Francesco offre alla Chiesa e a tutti e tutte uomini e donne di buona volontà in occasione della 58^ Giornata Mondiale della Pace del 1 Gennaio 2025. E guidati da queste parole la Diocesi di Vicenza si mette in cammino per le strade della città per chiedere il dono della Pace e per prendersi la responsabilità di essere, per primi, testimoni e missionari di Pace.

L’appuntamento è per Mercoledì 1 Gennaio 2025 alle ore 14.45 presso la Chiesa di San Rocco, in Contrà Mure San Rocco 28 a Vicenza. Dopo un momento introduttivo partiremo in direzione di Piazza del Mutilato, Giardini Salvi, Porta Castello e corso Palladio fino ad arrivare alla Cattedrale, dove ascolteremo alcune testimonianze e la parola del nostro Vescovo Giuliano e concludendo così il Cammino.

In questo tempo dove continuano a risuonare i colpi delle armi, dove la violenza sembra essere lo stile delle relazioni tra le persone, tra i popoli e nazioni, e dove anche le parole Pace e Disarmo vengono considerate eversive, illusorie e irrealizzabili, vogliamo invece continuare a dire “in piedi costruttori di Pace”, a ricordare che il dono del Risorto è la Pace e che non ci può essere un mondo domani se non un mondo di pace.

Oltre al Cammino di Pace, soprattutto per i più giovani, c’è anche la possibilità di partecipare all’esperienza di Quelli dell’Ultimo per “fare festa con chi non farebbe festa”!

sabato 29 luglio 2023

L'appello. Rompiamo il silenzio sull'Africa

dalla pagina Rompiamo il silenzio sull'Africa (avvenire.it) 

Alex Zanotelli

Pubblichiamo volentieri l’«appello africano» che padre Alex Zanotelli, comboniano, ha lanciato ai giornalisti e alle giornaliste italiani. Con lo stile, la passione evangelica e la libertà di giudizio che ben conosciamo dice la sua e, in buona misura, la nostra (visto che su “Avvenire” l’Africa e i suoi popoli hanno piena cittadinanza mediatica). Per quanto ci riguarda, possiamo assicurargli che col nostro stile, la stessa passione e una non minore libertà di giudizio continueremo a tenere gli occhi bene aperti e la voce e le pagine (cartacee e digitali) ben spiegate. (mt)

 

Cari colleghi e colleghe,
scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!).
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’«invasionne», furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’Onu si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: , dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’Eni a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Vigilanza sulla Rai e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.
Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Napoli, 17 luglio 2017

 

domenica 11 giugno 2023

Scelte belliche, quesiti silenziati. E l’urgente «pareggio»

dalla pagina https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/in-dialogo-con-marco-tarquinio-scelte-belliche-quesiti-silenziati

Tornano a farsi sentire lettori che cercano il dialogo sulla capitale questione del ripudio o dell’accettazione della guerra, della sua logica e della sua pratica. E che lo fanno a partire dalla tragedia d’Ucraina, conflitto di tipo primonovecentesco che continua a straziare in questo terzo decennio del XXI secolo il cuore orientale d’Europa e che ha un colpevole principale, il presidente russo Putin, e diversi correi. Molti congiurano a far più grave questo scontro armato. E la congiura prevede pure supponenti silenzi sui referendum anti-armi e pro-salute, che i professori Mastruzzo e Tutino ricordano, spiegano e brevemente e caldeggiano nelle loro lettere. Avviene snobbando o sminuendo la coraggiosa resistenza pacifista russa, il cui vessillo è oggi tenuto alto da Gregory Javlinskij, leader del partito Jabloko. Ma se la armi sono l’unico modo per battersi, è “logico” dare più spazio agli attacchi di gruppi armati neonazisti russi che alle iniziative dei liberal nonviolenti anti-Putin... Ma la congiura avviene anche con le continue e assordanti propagande pro-escalation, straparlando e inseguendo una vittoria schiaccia-ucraini (a Mosca) e scaccia-Putin e spacca-Russia (a Kiev, e un po’ si può capire, e in mezzo Occidente). Ripeto, perciò, ancora una volta ciò che constato, dico e scrivo da molti anni: tutta la storia che abbiamo vergato col sangue dal 1945 in poi dimostra che le vittorie belliche non esistono più, esistono solo le sconfitte dei popoli che subiscono le guerre e l’incancrenirsi delle guerre stesse che, lo dico con rispetto ma con decisione al signor Signorini, continuano a produrre disastri sulla pelle dei «più deboli» anche quando vengono dichiarate finite. Corea, Vietnam, Congo, Sudan, Corno d’Africa, Israele e Palestina, Libano, Afghanistan, Iraq, Siria, Caucaso, Balcani, Africa Subsahariana, Libia... L’elenco dei popoli e dei territori piagati dal bellicismo è lungo e potrebbe esserlo assai di più, proprio come l’elenco delle ferite mai richiuse: stragi, distruzioni, stupri, persecuzioni per motivi religiosi, politici, etnico-linguistici, miseria, sradicamenti e diaspore, calcoli e azzardi cinici di governi e di speculatori... Al lettore che mi rimprovera, vorrei far notare che documentare, condividere e denunciare tutto questo non è solo «vedere l’oltre» di ciò che sta accadendo anche in Ucraina, ma è vedere per davvero il «qui e ora» della guerra. Una guerra che stanno perdendo disastrosamente tutti coloro che la conducono e la subiscono: l’umanità investita da questa «folle» e «sacrilega» (papa Francesco) tempesta assassina i russi mandati a invadere da Putin e gli ucraini, schierati da Zelensky a resistere in armi e di armi riempiti dall’America e dall’Europa che anche noi siamo. Siamo a quasi sedici mesi di nuovi massacri di persone, città e ambiente e il cerchio di morte e di sofferenza si allarga e travolge confini definiti intoccabili e trasformati in tragiche linee di battaglia. Tutto ciò dovrebbe aiutarci a capire. a Bruxelles, a Mosca, a Kiev e altrove. Eppure continua a pesare il partito della “guerra dei mondi”.

Anche un uomo pacato come Mario Draghi, al pari di altri esperti e potenti, invoca ora la vittoria militare totale della “parte giusta” ucraina. E l’Europarlamento stabilisce addirittura che produrre armi e munizioni è attività necessaria nella ripresa post-Covid e per il futuro della Next Generation Eu, la «prossima generazione» della Ue. Confermo di essere in fermo e dolente disaccordo con entrambi. Sono sostanzialmente d’accordo, invece, con Lucio Caracciolo, direttore di “Limes”, che tra l’aggressiva Russia e l’Ucraina (oggi sostenuta, ma ieri non aiutata a dovere quando la politica poteva ancora evitare la guerra) vede profilarsi, e come male minore un po’ spera, quel «pareggio confuso» che Draghi giudica invece una sconfitta. Credo anch’io che sarebbe bene se venisse sancito presto un «pareggio », anche se inizialmente un po’ «confuso» dal punto di vista dei torti (dell’aggressore) e delle ragioni (dell’aggredito), perché questo significherebbe il cessate-il-fuoco e lo stop alla corsa sempre più forsennata verso la “sconfitta al quadrato” che si sta realizzando e che, in aggiunta agli orrori che continuano a indignarci, minaccia di precipitare il mondo in incubi già visti (disgregazioni di Stati) o che non vogliamo né vedere né pensare (uso di armi di distruzione di massa). I buoni cambi di regime avvengono solo per via civile e chi pensa che viaggino in carro armato prende atroci cantonate. Proprio come Putin e certi suoi avversari...

Ogni vittima di più, perciò, è intollerabilmente di troppo. E bisogna stare accanto a chi vuol tagliare gli artigli a quanti, nelle cerchie del potere moscovita, spingono per un’ancora più feroce «guerra d’attrito» russa e a chi s’entusiasma per la controffensiva ucraina (altre decine di migliaia di morti) e prevede e quasi reclama gli “scarponi a terra” dei soldati di un «volenteroso» (ricordate l’Iraq?) gruppo di Paesi Nato. L’Europa e l’Italia si sveglino! E lavorino finalmente per contribuire ad allargare il sentiero di pace aperto dalla missione voluta dal Papa e affidata al cardinale Zuppi. Missione che continua e che, se Dio vuole e se coscienza e ragione dei potenti (e dei prepotenti) torneranno a farsi sentire, riuscirà a dare frutto.

 

sabato 6 maggio 2023

pldm - "Nordest: mito e realtà"

dalla pagina https://ans21.org/semina-e-raccolto/primolunedidelmese

primolunedìdelmese
Anno XXVI - Incontro n. 202 / in presenza!

lunedì 8 maggio 2023, ore 20:30

Centro "A. Onisto", Via Rodolfi 14, Vicenza

Ne parliamo con:

Stefano Allievi
Professore ordinario di Sociologia all’Università di Padova, dove ha promosso e diretto due lauree magistrali e diversi master. È nato a Milano, dove si è diplomato all’Istituto per la Formazione al Giornalismo e laureato in Scienze Politiche. Quindi, a Trento, ha conseguito il dottorato in Sociologia e Ricerca Sociale. Vive in Veneto da un quarto di secolo. È specializzato in sociologia delle religioni, nello studio dei fenomeni migratori e dei mutamenti culturali e politici. Blogger e conferenziere, collabora con i principali quotidiani del Nordest. Ha pubblicato una quarantina di volumi, in varie lingue, tra cui - ultima sua fatica - il Dizionario del Nordest. Contributi per l'analisi di un immaginario (Ronzani Editore, 2023), da cui abbiamo tratto la "nuvola di parole" che trovate sopra.

Moderatore:
Marco Cantarelli 

Il pldm è frutto di un coordinamento ad hoc promosso, a Vicenza, da Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI) cui aderiscono le associazioni vicentine:

Associazione Centro Astalli; Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI); Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL); Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) Banca Etica; Progetto sulla soglia (Cooperativa Insieme, Cooperativa Tangram, Rete Famiglie Aperte); Ufficio Migrantes.

 

sabato 18 marzo 2023

L’Occidente visto dal resto del Mondo

dalla pagina http://www.costituenteterra.it/loccidente-visto-dal-resto-del-mondo/ 

I Paesi del Sud del mondo non dimenticano i torti subiti e i costi della soggezione al colonialismo europeo. I timori e la reazione di fronte alla nuova Guerra Fredda

Boaventura de Sousa Santos, Accademico portoghese, professore presso la Facoltà di Economia e Direttore del Centro di Studi Sociali dell’Università di Coimbra (Portogallo), uno dei leaders del Forum Sociale Mondiale.

Tra il 2011 e il 2016 ho condotto un progetto di ricerca finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca. L’ho chiamato “ALICE – Strange Mirrors, Unexpected Lessons: Defining for Europe a new way of sharing the world’s experiences”. In questo progetto ho cercato di dimostrare che l’Europa, dopo cinque secoli di tentativi di insegnare al mondo, si trovava di fronte a un mondo che non teneva conto delle lezioni dell’Europa e che, di fronte a questo, invece di proporre un isolazionismo strisciante, l’Europa doveva essere disponibile a imparare dal mondo e a utilizzare questo apprendimento per risolvere alcuni dei suoi problemi. La guerra in Ucraina ha dimostrato che le proposte della mia ricerca sono state poco utili ai politici europei, un’esperienza che non è nuova per gli scienziati sociali.

Nell’ottobre del 2022, otto mesi dopo l’invasione dell’Ucraina, un noto istituto dell’Università di Cambridge ha armonizzato e unito 30 sondaggi globali sugli atteggiamenti nei confronti di Stati Uniti, Cina e Russia. I sondaggi coprono 137 Paesi del mondo e il 97% della popolazione mondiale e sono stati condotti in 75 Paesi dopo l’invasione dell’Ucraina. Il risultato principale di questa indagine è che il mondo è diviso tra una piccola minoranza della popolazione mondiale, che ha una visione positiva degli Stati Uniti e un atteggiamento negativo nei confronti di Cina e Russia (1,2 miliardi di persone), e una grande maggioranza in cui è vero il contrario (6,3 miliardi). Sebbene lo studio si riferisca agli Stati Uniti, non è azzardato ipotizzare che, soprattutto dopo la guerra in Ucraina, l’Europa si associ agli Stati Uniti in maniera ancora più forte di prima.  Possiamo chiamare questa associazione “Occidente”. Ciò significa che, se prendiamo il mondo come unità di analisi, l’Occidente è più isolato che mai e questo spiega perché la stragrande maggioranza dei Paesi del mondo si è rifiutata di imporre le sanzioni alla Russia varate da Stati Uniti e Unione Europea. È importante conoscerne le ragioni. Vediamone alcune.

1. Il ministro degli Esteri indiano S. Jaishankar ha recentemente dichiarato in un’intervista che “l’Europa deve smettere di pensare che i problemi dell’Europa sono i problemi del mondo e iniziare a pensare che i problemi del mondo non sono i problemi dell’Europa”.  Il mondo del Sud globale deve affrontare una serie di sfide che l’Occidente non ha considerato prioritarie al di là dell’esuberanza retorica: le conseguenze della pandemia, gli interessi sul debito estero, l’impatto della crisi climatica, la povertà, la scarsità di cibo, la siccità e gli alti prezzi dell’energia. Durante la pandemia, i Paesi del Sud del mondo hanno insistito invano affinché le grandi aziende produttrici di vaccini del Nord del mondo rinunciassero ai diritti di brevetto per consentire alle loro popolazioni di vaccinarsi in modo ampio ed economico. Non c’è da stupirsi che gli ambasciatori europei e statunitensi non abbiano più credibilità o autorità per chiedere a questi paesi di imporre sanzioni alla Russia. Inoltre, al culmine della crisi pandemica, gli aiuti ricevuti provenivano principalmente da Russia e Cina.

2. La stessa mancanza di credibilità e autorità si verifica quando i Paesi del Sud globale sono chiamati a mostrare rispetto per l'”ordine internazionale basato sulle regole”. Per decenni (se non secoli) l’Occidente ha imposto unilateralmente le sue regole, arrogandosi il privilegio di dichiararle universali, riservandosi il diritto di sospenderle e violarle come meglio crede. Ecco alcune domande che si pongono questi paesi: quanti paesi sono stati invasi senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Jugoslavia all’Iraq, dalla Libia alla Siria? Perché tutti coloro che osano denunciare l’abisso tra principi e pratiche vivono sepolti nelle prigioni o in esilio, come dimostrano i casi di Julian Assange ed Edward Snowden? Perché l’oro del Venezuela è ancora custodito nelle banche del Regno Unito (e non solo), mentre le riserve dell’Afghanistan rimangono congelate mentre la popolazione afghana muore di fame? Nessuno in Europa può immaginare quanto sia ridicolo il Segretario Generale della NATO quando viene sentito nel Sud globale invocare la Russia per l’uso di petrolio e gas come arma di guerra, quando per tanto tempo molti paesi hanno vissuto sotto l’arma di guerra del sistema finanziario globale controllato dagli Stati Uniti (sanzioni, embarghi, restrizioni).
Infine, lo scorso 8 febbraio, l’autorevole giornalista americano Seymour Hersh ha rivelato con informazioni inoppugnabili che sono stati gli Stati Uniti a pianificare, a partire dal dicembre 2021, il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2. Se così fosse, si tratterebbe di un crimine odioso e di un atto di terrorismo di Stato che non solo causerebbe un disastro ambientale irreparabile, ma creerebbe un precedente imprevedibile per tutte le infrastrutture sottomarine internazionali. Dovrebbe essere interesse degli Stati Uniti scoprire cosa è successo. Purtroppo, questo atto terroristico viene accolto con il più profondo silenzio.

3. La memoria dei Paesi del Sud globale non è così corta come pensano i diplomatici occidentali. Molti di questi Paesi sono stati soggetti al colonialismo europeo che, per tutto il XX secolo, è stato quasi sempre dipendente dalla complicità e dal sostegno degli Stati Uniti. La solidarietà con i movimenti di liberazione è arrivata dalla Cina e dalla Russia (allora Unione Sovietica) e questo sostegno è continuato in molti casi anche dopo l’indipendenza. Coloro che oggi invocano la solidarietà contro la Russia e la Cina, in passato sono stati ostili alle loro aspirazioni o sono stati assenti.

4. Stiamo entrando in una seconda guerra fredda, questa volta tra gli Stati Uniti e la Cina, e infatti il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Ucraina mira, tra le altre cose, a indebolire il più importante alleato della Cina. I Paesi del Sud globale ricordano la prima Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica e sanno per esperienza che, con poche eccezioni poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’allineamento incondizionato a una delle due fazioni non li ha avvantaggiati; al contrario, la Guerra Fredda si è spesso rivelata rovente per loro. A tal fine, nel 1955, 29 Paesi dell’Asia e dell’Africa (alcuni ancora colonie) e la Jugoslavia si riunirono a Bandung e crearono, a partire dal 1961, il Movimento dei Non Allineati. Non è un caso che l’appello per un nuovo Movimento dei Non Allineati si stia diffondendo oggi in tutto il Sud globale e che, di fatto, stia emergendo in nuove forme.

Boaventura de Sousa Santos

(da Other News 7 marzo 2023. Originale in portoghese in “Diário de Notícias”, Lisbona, 5 marzo 2023. Traduzione di Bryan Vargas Reyes).
………………….

 

domenica 29 gennaio 2023

pldm: "Autonomia differenziata: e se si disfa l'Italia?"

dalla pagina https://ans21.org/semina-e-raccolto/primolunedidelmese/598-prossimo-pldm

primolunedìdelmese
Anno XXV - Incontro n. 199 / 24° virtuale

lunedì 6 febbraio  2023, ore 20:30

diretta streaming Facebook e YouTube

Autonomia differenziata:
e se si disfa l'Italia?

Cosa prevede il progetto di riforma in discussione.
Il rischio di aggravare le disuguaglianze sociali
e fomentare "piccole patrie".

Gli ostacoli sul piano costituzionale e politico.

Relatore
Massimo Villone
Professore emerito di Diritto Costituzionale all'Università di Napoli

Discussant
Mario Faggionato
Giuristi Democratici Vicenza

 
Il pldm è frutto di un coordinamento ad hoc promosso, a Vicenza, da Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI) cui aderiscono le associazioni vicentine:

Associazione Centro Astalli; Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI); Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL); Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) Banca Etica; Progetto sulla soglia (Cooperativa Insieme, Cooperativa Tangram, Rete Famiglie Aperte); Ufficio Migrantes.

Si ringrazia per la collaborazione
il Comitato vicentino per la Democrazia Costituzionale.

Info: primolunedidelmese@ans21.org

Se vuoi, puoi scaricare (e diffondere) la locandina nei formati jpg e/o pdf

 

lunedì 23 gennaio 2023

"TAV a Vicenza", incontro a San Pio X

 

Giovedì 26 gennaio ore 20:30

Centro Parrocchiale San Pio X

Incontro sul progetto TAV a Vicenza: il tema non riguarda solo i quartieri colpiti dagli espropri e dove sorgerebbero i cantieri, ma tutta Vicenza e tutti i cittadini di Vicenza.

Un'occasione per comprendere gli effetti che i cantieri TAV avrebbero per molti anni - forse due decenni - in termini economici, di salute, inquinamento ambientale (polveri sottili, CO2, ...), disagi negli spostamenti, occupazione di suolo, inquinamento acustico ... 



sabato 3 dicembre 2022

"TAV a Vicenza", incontro a San Pio X

 ATTENZIONE - INCONTRO ANNULLATO

gli organizzatori sperano di riprogrammare presto la serata 

Mercoledì 7 dicembre ore 20:30

Centro Parrocchiale San Pio X

 

Incontro sul progetto TAV a Vicenza: il tema non riguarda solo i quartieri colpiti dagli espropri e dove sorgerebbero i cantieri, ma tutta Vicenza e tutti i cittadini di Vicenza.

Un'occasione per comprendere gli effetti che i cantieri TAV avrebbero per molti anni - forse due decenni - in termini economici, di salute, inquinamento ambientale (polveri sottili, CO2, ...), disagi negli spostamenti, occupazione di suolo, inquinamento acustico ...


 

giovedì 1 dicembre 2022

primolunedìdelmese: "La società dell'insicurezza"

dalla pagina https://ans21.org/semina-e-raccolto/primolunedidelmese

primolunedìdelmese
Anno XXV - Incontro n. 197 / 23° virtuale
 
lunedì 5 dicembre ore 20:30

Facebook e YouTube

La società dell'insicurezza

In preda a paure, fondate o indotte, comunque funzionali ad un certo "ordine". Alle prese con diffusi fenomeni di odio e violenza. Sempre più armata: dove anche un malato di mente può detenere una licenza per armi e dove un bambino non può entrare alla fiera del vino, ma a quella delle armi sì! Dove calano gli omicidi, ma aumentano i femminicidi.

 

Ne parliamo con

 
Giorgio Beretta
analista del commercio internazionale e nazionale di sistemi militari e di “armi leggere”, e dei rapporti tra finanza e armamenti, per l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL). Ha appena dato alle stampe Il paese delle armi. Falsi miti, zone grigie e lobby nell'Italia armata (Altreconomia, 2022).

Gabriella Neri
Nel 2010, ha perso il marito, dirigente d'azienda, per mano di un ex collaboratore affetto da disturbi psichici, eppure legale detentore di armi, che dopo aver ucciso anche il responsabile amministrativo dell'azienda, si è suicidato. In memoria delle vittime, ha fondato l'Associazione Ognivolta – Familiari e amici di Luca e Jan, con il proposito di stimolare le istituzioni a varare norme più stringenti sulla detenzione di armi e favorire la cultura della prevenzione.

Sonia Bardella
psichiatra, di Donna Chiama Donna, spazio di accoglienza, orientamento e aiuto per le donne; l'Associazione gestisce il Centro Antiviolenza comunale di Vicenza ed è referente per la città berica del Servizio Nazionale Antiviolenza.

Marco Cantarelli
moderatore

 

Il pldm è frutto di un coordinamento ad hoc promosso, a Vicenza, da Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI) cui aderiscono le associazioni vicentine:
Associazione Centro Astalli; Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI); Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL); Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) Banca Etica; Progetto sulla soglia (Cooperativa Insieme, Cooperativa Tangram, Rete Famiglie Aperte); Ufficio Migrantes.

Info: primolunedidelmese@ans21.org

 

domenica 13 novembre 2022

"ERASMUS IN GAZA"

COMUNICATO STAMPA 

 
“ERASMUS IN GAZA”: IL FILM E’ UNA TESTIMONIANZA SU UN’ESPERIENZA DI VITA E SUL DIALOGO TRA LE CULTURE. 
I DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE SONO RICONOSCIUTI DALL’ONU. 
LA LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO E’ PRINCIPIO COSTITUZIONALMENTE TUTELATO.


Dal 2014 varie realtà dell’associazionismo vicentino collaborano per proporre alla cittadinanza momenti di informazione e iniziative di solidarietà con il popolo palestinese. Non è quindi l’Anpi, ma il Comitato Vicentino per la liberazione dei prigionieri politici - della quale fa parte pure l’Anpi - a proporre anche l’iniziativa del 14 -15 novembre prossimi. Tre osservazioni:

1 - Ci troviamo fondamentalmente di fronte ad un film di testimonianza su una esperienza di vita particolarmente utile per i ragazzi. Il film racconta la storia di Riccardo studente di medicina dell’Università di Siena che decide di effettuare il suo Erasmus a Gaza, la striscia di terra zona di guerra e prigione a cielo aperto. Riccardo impara la resilienza, coglie l’entusiasmo e la voglia di vivere dei suoi amici arabi. Il lungometraggio celebra la disponibilità a conoscersi, l’importanza dello scambio delle esperienze e dei saperi e la voglia di restare umani in una situazione disumanizzante. A metà tra il giornalismo di inchiesta e film di formazione, è stato definito dalla critica “intenso, enorme passo in avanti per il dialogo tra le culture”.
Il film ha vinto il festival Internazionale della Televisione di Monaco e il premio della giuria Giovani al festival di Barcellona. Sarà al festival dei diritti umani di Tel Aviv a dicembre. E’ stato selezionato dai più importanti festival internazionali compreso Prix Europa. Il film è già stato trasmesso da RAI 3 nell’ottobre 2019 in seconda serata.
Far conoscere a studenti degli ultimi anni della scuola superiore esperienze in luoghi dove la popolazione patisce privazioni inenarrabili a causa della guerra, è onorare il compito della scuola, nel suo ruolo fondamentale di educazione e formazione della persona

2 - Le iniziative proposte non sono di parte ma sono perfettamente allineate con gli orientamenti ufficiali dell’ONU perché si situano all’interno della “Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese” istituita nel 1977 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 32/40B al fine di ricordare la Risoluzione n° 181 del 29 novembre 1947 sulla partizione della Palestina e la creazione di due Stati indipendenti, uno arabo e uno ebraico con Gerusalemme sottoposta a un regime internazionale speciale.
La Giornata per la Solidarietà con il Popolo Palestinese ha come obiettivo di sensibilizzare la comunità internazionale su questa questione ancora aperta, ricordando il rispetto dei diritti che l’Assemblea Generale ha definito per il popolo palestinese: il diritto all’autodeterminazione senza interferenze esterne e il diritto all’indipendenza e alla sovranità nazionale. Oggi Israele occupa militarmente un Territorio, la Palestina, privando un intero popolo di diritti fondamentali e praticando un sistema di vero e proprio apartheid.

3 - In Italia la Libertà di insegnamento è valore costituzionalmente tutelato (art. 33 Cost.) e non intaccabile da interventi esterni che, incidendo sui contenuti, configurerebbero un’attività censoria del tutto contraria ai principi della democrazia costituzionale. Comitato Vicentino per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi

(Anpi, Cgil, Arci servizio civile, Da adesso in poi, Fornaci rosse, Pax Christi, Mir Progetto sulla soglia, Salaam ragazzi dell’Olivo)



giovedì 3 novembre 2022

primolunedìdelmese. Chi rappresenta chi (e cosa)?

dalle pagine

primolunedìdelmese
Anno XXV - Incontro n. 196 / 22° virtuale
 
lunedì 7 novembre  2022 ore 20:30

Facebook e YouTube


Traversata del deserto / 2
Quando la produzione è gestita da un algoritmo, il consumo risponde alla profilazione e la politica si gioca sui social. Astensione, elezioni su liste bloccate, abnormi premi di maggioranza. Crescente distanza fra partiti e società, politiche e bisogni, sogni e realtà.
Insomma,

Chi rappresenta chi (e cosa)?

 
 Ne parliamo con
Michele Mezza
giornalista, saggista, docente universitario
 
Monica Di Sisto
giornalista, vicepresidente Fairwatch, attivista
 
Matteo Zanellato
Osservatorio Democrazia a Nordest (DANE)
 
Vladimiro Soli
discussant
 
Marco Cantarelli
moderatore
 

Il pldm è frutto di un coordinamento ad hoc promosso, a Vicenza, da Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI) cui aderiscono le associazioni vicentine:
Associazione Centro Astalli; Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI); Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL); Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) Banca Etica; Progetto sulla soglia (Cooperativa Insieme, Cooperativa Tangram, Rete Famiglie Aperte); Ufficio Migrantes.

Info: primolunedidelmese@ans21.org


lunedì 31 ottobre 2022

Educazione e retorica di guerra alla vigilia del 4 novembre

dalla pagina http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2022/10/educazione-e-retorica-di-guerra-alla.html

Antonio Mazzeo

Perché è dovere di tutte le educatrici e tutti gli educatori boicottare le iniziative del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Istruzione e del “Merito” il 4 novembre "Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate".

In questi anni abbiamo provato a documentare le finalità e la metodologia con cui le Forze Armate sono andate all'assalto del sistema scolastico nazionale, imponendo un pericolosissimo processo di militarizzazione della scuola e della didattica. E proprio in queste settimane lo stiamo provando a fare nei corsi di formazione “la Scuola laboratorio di Pace” per il personale scolastico, promossi in tutti Italia dal CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica).
Quanto sta accadendo in questi giorni in Italia alla vigilia delle "ricorrenze" per il 4 novembre è davvero inquietante.

Alzabandiera con studenti e militari all’ingresso di scuola, il “Treno del Milite Ignoto” che ha attraversato il paese intero (un dispendioso viaggio di oltre 5.000 km), sono alcuni degli esempi più eclatanti di un progetto assai poco mascherato di riprodurre il processo di fascistizzare e militarizzare della società e della cultura italiana di un secolo fa, dopo la sanguinosa tragedia della Prima Guerra Mondiale. A proposito è utile ricordare che proprio l’Alzabandiera negli istituti scolastici fu un “rito” imposto nelle scuole del Regno durante il Ventennio fascista, congiuntamente al “culto” dei valori dell’identità nazionale (obiettivo “pedagogico” delle odierne mille iniziative delle forze armate con bambini e preadolescenti), del militarismo e dei “martiri” della Grande Guerra.

Stamani ho avuto modo di leggere il fumetto pubblicato dal Ministero della difesa e in via di distribuzione alle alunne e agli alunni delle scuole, dal titolo "La Storia del Milite Ignoto". Si tratta di un’irresponsabile orgia di retorica bellico-nazionalista dove vengono esaltate, tra l’altro, alcune delle peggiori figure della storia del fascismo e delle forze armate italiane, dal generale Giulio Dohuet (il primo militare a teorizzare i bombardamenti aerei sulle città e le popolazioni inermi, ritenendoli gli strumenti più idonei per vincere le guerre moderne, al parlamentare fascista Cesare Maria De Vecchi, quadrumviro della Marcia su Roma, poi ministro nei governi Mussolini (anche all’Educazione dove contribuì alla rapida “fascistizzazione” della scuola italiana) e pure “governatore della Somalia italiana” dove si rese responsabile di inauditi crimini e feroci repressioni della popolazione civile.

“Ancora oggi l’Altare della Patria è il luogo più sacro degli italiani”, riporta la didascalia finale dell’infausto fumetto. “Una struttura imponente, in cui sono riportati i simboli più sacri della nostra Nazione. La sua Maestà ed Imponenza incutono Rispetto. Ma se si scruta con attenzione, al suo centro, tra due bracieri e sorvegliato da due sentinelle, c’è il luogo dove riposa il Milite Ignoto. Se si presta attenzione, se si affina l’orecchio (e lo spirito), si può percepire, sotto quintali di marmo e bronzo, qualcosa di vivo, che vibra e fa vibrare l’anima. Questo suono impercettibile e che solo pochi riescono ad udire è il Cuore del Milite Ignoto, che pulsa e batte per gli Italiani, batte per chi felice, fa ritorno a casa. Batte per chi avvolto nell’oscurità non farà ritorno, batte forte e batterà… per sempre”.


giovedì 29 settembre 2022

pldm: "Verso un inverno sociale?"

dalla pagina https://ans21.org/semina-e-raccolto/primolunedidelmese

primolunedìdelmese
Anno XXV - Incontro n. 194
 
lunedì 3 ottobre  2022, ore 20:30

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Traversata del deserto / 1
VERSO UN INVERNO SOCIALE?
Il futuro del Terzo Settore,
fra riforma, crisi del welfare e nuovo contesto politico
Ne parliamo con

CLAUDIA FIASCHI

presidente del Consorzio Co&So; cooperatrice sociale da giovanissima, ha ricoperto negli anni incarichi dirigenziali nel gruppo cooperativo CGM (la più vasta rete italiana di imprese sociali); Etica SGR (società di gestione del risparmio specializzata in Fondi Etici); Consorzio PAN (Progetto Asili Nido); Confcooperative (in Toscana e a livello nazionale); dal 2017 al 2021, è stata Portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore.

In studio, inoltre:
Giulia Miglioranza, CGIL;
Antonio Zuliani, Croce Rossa;
Giovanna Coin, operatrice

Moderatore:
Marco Cantarelli, coordinatore pldm

Il pldm è frutto di un coordinamento ad hoc promosso, a Vicenza, da Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI) cui aderiscono le associazioni vicentine:
Associazione Centro Astalli; Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI); Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL); Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) Banca Etica; Progetto sulla soglia (Cooperativa Insieme, Cooperativa Tangram, Rete Famiglie Aperte); Ufficio Migrantes.

 

sabato 10 settembre 2022

Prof. Azzariti: Democrazia Costituzionale, Presidenzialismo e Autonomia Differenziata

 


Che fare il 25 settembre? Strumenti dal Forum Disuguaglianze e Diversità

dalla pagina https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/che-fare-il-25-settembre-strumenti-dal-forum-disuguaglianze-e-diversita/

Foto da Unsplash

Nel gran travaglio che segna il voto del 25 settembre, usiamo il nostro lavoro per proporre un contributo di metodo che sia di aiuto a ragionare su programmi e candidature. Gli obiettivi e le motivazioni del documento vengono analizzati su un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso firmato da Fabrizio Barca e Andrea Morniroli
 
 

Il voto politico è un momento che non si affronta mai a cuor leggero. Questo è tanto più vero per questa tornata, in cui le identità inafferrabili dei partiti e una legge elettorale che riduce al minimo la nostra capacità di scelta delle persone che siederanno nel prossimo Parlamento rendono il diritto/dovere di votare un esercizio arduo. Forti come ForumDD del lavoro di ricerca, proposta e azione contro le disuguaglianze che svolgiamo da oltre quattro anni, offriamo a cittadini e cittadine due strumenti per valutare meglio programmi e candidature.

Il primo strumento è costituito da sette tabelle che confrontano le proposte delle sei diverse coalizioni che chiedono il voto (Unione Popolare; Alleanza Verdi e Sinistra Italiana; Italia Democratica e Progressista; Movimento 5 Stelle; Azione e Italia Viva; Destra per l’Italia) sui temi in cui il ForumDD è impegnato e ha avanzato proposte e fatto ricerca: conoscenza per tutti; servizi a misura dei luoghi; un lavoro con più tutela e potere; potere e libertà alle/ai giovani; una trasformazione ecologica giusta; una scossa alla macchina pubblica; contro la povertà.

Il nostro lavoro ci consente in molti casi di valutare le proposte in termini del presumibile impatto sulla giustizia sociale e ambientale che va dal verde al rosso con due gradi intermedi. Bianche le proposte su cui non crediamo opportuno esprimere una valutazione.

Senza anticipare la lettura del documento, possiamo segnalare la disattenzione alla concorrenza come strumento da bene usare nel mercato per assicurarne l’utilità sociale, al dialogo sociale, ovvero alla partecipazione di cittadini e cittadine al disegno e attuazione delle politiche pubbliche, al reclutamento, accompagnamento e formazione dei nuovi funzionari pubblici, e alla connessione fra obiettivi di giustizia ambientale e obiettivi di giustizia sociale.

Al tempo stesso possiamo cogliere una convergenza di valutazioni che potrebbe prefigurare, se ce ne sarà la volontà, qualche possibile accordo in Parlamento: sul rilancio dell’edilizia popolare pubblica; sull’istituzione legale di minimi retributivi e sul contrasto al lavoro irregolare.

L’ottava tabella riporta le proposte delle coalizioni su altri temi – fisco, politiche di genere e diritti civili, politiche migratorie – rilevanti per la giustizia sociale e ambientale ma non oggetto di lavoro del ForumDD e su cui quindi non esprimiamo valutazioni.

Il secondo strumento nasce dall’idea di mirare a un Parlamento composto da persone di valore, il cui operato peserà sul futuro di noi cittadini e cittadine e dei territori in cui viviamo. Proponiamo quattro domande da rivolgere a ogni candidato o candidata in lista che chiede il nostro voto, richiamando i criteri di selezione adottati da noi e Ti Candido nella campagna #FacciamoEleggere che ha contribuito a eleggere numerosi candidati e candidate impegnati per la giustizia sociale e ambientale alle amministrative 2021 e 2022. Le domande riguardano le prime due proposte su cui il candidata o la candidata crede che la propria coalizione debba impegnarsi in Parlamento, il racconto della propria esperienza di attivismo e dialogo sociale, la propria autonomia da ogni condizionamento, e le modalità e le tempistiche con cui si intende portare avanti un dialogo continuo con il territorio in cui si verrà eletti/e.