sabato 17 giugno 2023
venerdì 10 dicembre 2021
martedì 9 novembre 2021
I dati sul clima non tornano
dalla pagina https://comune-info.net/i-dati-sul-clima-non-tornano/
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| Foto Unspash |
La lettura dei primi documenti di lavoro della Conferenza delle Parti numero 26 dell’IPCC evidenzia la massima concentrazione degli scienziati sulla difesa del limite massimo della temperatura media del Pianeta da non superare, 1,5 gradi C, mentre l’ultimo limite finora preso in considerazione, quello dei 2,0 gradi, viene descritto come causa di molti disastri ambientali.
E qui si pongono subito due questioni molto importanti. La prima riguarda il fatto che in realtà stiamo già oggi raggiungendo gli 1,2 °C e non è in vista ancora nessuna misura di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e quindi la diffusione di documenti e studi assume i caratteri di un astratto confronto di posizioni molto lontano dalla realtà effettiva.
Il secondo aspetto è contenuto in un recente articolo di “Domani” (24 ottobre, pag.9) nel quale è ampiamente citato un documento ufficiale pervenuto a Greenpeace Inghilterra che contiene i 32.000 commenti o richieste di Stati membri dell’Accordo di Parigi inviate all’IPCC con la richiesta di modifiche o attenuazioni su temi di loro specifico interesse, facenti parte dei documenti ufficiali finora approvati o dostribuiti.
Ad esempio, un consigliere dell’Arabia Saudita chede che venga eliminata una frase sull’urgenza di una mitigazione delle emissioni a ogni livello, oppure c’è l’intervento di un funzionario del governo australiano per cancellare il collegamento tra chiusura di centrali a carbone e obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Il numero e il carattere di queste richieste è ben lontano da un qualunque tipo di intervento realistico che i paesi dell’IPCC possano in modo unitario realizzare in tempi brevi, mentre il documento meriterebbe effettivamente uno studio approfondito come prova delle difficoltà che incontrano ancora oggi tutti i governi.
Ma c’è un problema più importante, che emerge dagli ultimi testi degli scienziati che vogliamo approfondire. Infatti leggendo questi testi risulta che i dati utilizzati si fermano al gennaio di quest’anno, mentre durante gli ultimi mesi e in particolare nel periodo estivo dell’emisfero settentrionale sono esplosi fenomeni da tempo previsti e ora verificatisi in tutta la loro drammaticità.
Ovviamente, è da sperare che gli scienziati abbiano in primo luogo fatto pervenire qualche aggiornamento alle delegazioni governative prima che partissero per Glasgow, altrimenti il dibattito di questi giorni non si svolgerà con il dovuto senso di urgenza e i risultati positivi – seppur ci saranno – rischiano di essere svuotati in partenza.
Cosa è successo al clima negli ultimi mesi, per citare almeno i meccanismi dannosi principali? In primo luogo, lo scioglimento dei ghiacciai sta procedendo rapidamente e gli ultimi dati complessivi, relativi a 220 mila ghiacciai e al periodo 2000-2020, indicano una perdita globale di 267 miliardi di tonnellate; sono però esclusi da queste rilevazioni la calotta antartica e la Groenlandia, dalle quali provengono invece segnali molto preoccupanti, come il distacco di grandi iceberg che navigano negli oceani negli ultimi due anni.
In un recente studio, pubblicato sulla rivista “The Cryosphere”, i ricercatori dello University College di Londra affermano inoltre che la banchisa costiera artica si sta sciogliendo ad un ritmo dal 70 al 100% più rapido rispetto alle stime attuali. Se ciò fosse confermato, molte delle previsioni finora formulate andrebbero riviste. Il riscaldamento globale continua ad aumentare anno dopo anno.
Il 2020 è stato l’anno più caldo per l’Europa, con temperature autunnali e invernali da record. A livello globale è stato uno dei tre anni più caldi mentre anche gli ultimi sei anni sono stati i più caldi mai registrati. Nell’insieme, il riscaldamento totale medio è stato di 1,20 gradi centigradi più elevato rispetto agli anni 1850-1900. Quindi ci avviciniamo rapidamente a quel mitico livello massimo che si ritiene ormai il pianeta possa sopportare senza che si scatenino fenomeni incontrollabili.
Tra le cause, la concentrazione dei principali gas serra, anidride carbonica e metano, stanno toccando i livelli più alti registrati dal 2003, anno in cui sono iniziate le rilevazioni dei satelliti. In base ai dati dell’ultimo Rapporto 2020 sullo stato del clima in Europa, l’anno scorso il’inverno ha fatto registrare temperature di 3,4 gradi sopra la media stagionale. A marzo un vortice polare artico particolarmente forte aveva determinato una riduzione da record dell’ozono nell’emisfero settentrionale.
Ma i cambiamenti più rilevanti si sono verificati nel 2021, poichè una ondata precoce di calore, con temperature di undici gradi superiori alla media del periodo che si sono registrate nell’ovest degli Stati Uniti.
In Arizona e in Nevada le temperature hanno superato i 50 gradi. Le autorità della California hanno dichiarato lo stato di emergenza in 41 contee su 50 a causa della siccità per il secondo anno consecutivo. A metà giugno il caldo record ha colpito 50 milioni di persone, a Phoenix la temperatura ha superato i 47 gradi, mentre nella Valle della Morte ha superato i 53 gradi.
In Canada, nel mese di giugno, l’ondata di caldo ha colpito in particolare le città di Seattle, Vancouver e Portland, che insieme contano nove milioni di abitanti, le temperature hanno raggiunto i 49,5 gradi, il livello più alto da quando sono iniziate le rilevazioni. La temperatura record di 49,6 gradi è stata raggiunta, sempre in Canada, nella cittadina di Lytton, che subito dopo è stata praticamente distrutta da un incendio.
Anche in Siberia, il paese del freddo nella nostra immaginazione, a Verchojanks, sono state registrate temperature superiori ai 47 gradi. In India, l’ondata di caldo ha interessato decine di milioni di persone, superando i 40 gradi, mentre a New Delhi, con 43,1 gradi si sono registrate le temperature più alte dal 2012. Fenomeni analoghi, con un mese di giugno più caldo di sempre, sono stati segnalati nel Nord America, in Finlandia e in alcune zone della Svezia.
All’inizio del mese di luglio, la “cupola di calore” che ha investito in Canada un territorio che in genere era caratterizzato da un clima moderato e piovoso, ha registrato temperature record, incendi, fulmini e centinaia di vittime.
Nella Columbia Britannica in una settimana si sono registrate 719 vittime, cioè il triplo del normale, e 710mila fulmini, oltre a 136 incendi. La temperatura, che di solito si aggirava intorno ai 30 gradi, ha raggiunto il livello record di 49,6 gradi centigradi.
Ci si deve chiedere cosa stia succedendo, se un meteorologo si dichiara “interdetto” davanti ad un aumento di dieci gradi rispetto ai valori massimi raggiunti negli ultimi cento anni e di almeno venti gradi rispetto alle medie e alle rilevazioni meteorologiche. Una fonte di stampa azzarda una descrizione pura e sempice, senza osare indicare cause probabili o meccanismi complessi. Si parla quindi di un fronte d’aria calda, proveniente dal Pacifico, che ha viaggiato verso l’est e poi verso nord, è rimasta bloccata e la “cupola bollente” è stata anche alimentata dal calore proveniente dalle superfici.
Ma con ogni probabilità le dimensioni assolutamente inusuali e finora imprevedibili dipendono dal riscaldamento complessivo delle terre e dei mari, ancora non abbastanza studiati.
Fonti scientifiche, qualche mese prima di questa estate rovente, hanno delineato un indebolimento della Corrente del Golfo, che avrebbe influito sul livello dei mari sulla costa est degli Stati Uniti, ma che sarebbe anche stata all’origine di uragani e piogge di portata finora sconosciuta nei paesi europei. Proprio ciò che è accaduto in Germania a metà luglio 2021, quando un uragano imprevisto e improvviso ha colpito la Renania-Palatinato e il Nord Reno-Westfalia, e ha causato oltre 160 morti e mille dispersi, e con le piogge pesanti che hanno devastato la Sicilia.
La stessa isola è stata colpita colpita successivamente dalla perturbazione Apollo e poi da un ciclone che si è abbattuto a più di 100 chilometri all’ora su Catania e Siracusa il 28 agosto, potrebbero essere la conseguenza di questi fenomeni di portata globale.
Non casualmente, quest’ultimo evento è stato classificato come “Medicane”, un ciclone con caratteristiche di uragano tropicale ma con estensione ed energia minore, e una struttura interna in parte diversa.
È stato sottolineato che finora eventi di questa natura avevano colpito l’Italia solo molto raramente, ma poichè la temperatura del mare è aumentata nelle zone di sviluppo iniziale degli uragani , saranno più probabili i contrasti con masse di aria fredda e con conseguente formazione di medicane (il nome deriva da una combinazione tra Mediterraneo e hurricane), cioè tra il nostro bacino marino e gli uragani dei tropici.
Questi elementi sono tratti da una intervista a Massimiliano Fazzini, esperto della Società italiana di geologia ambientale, apparsa sul Corriere della Sera del 30 ottobre 2021, a pag. 27. Evidentemente l’immagine di una Sicilia a clima ormai africano è molto più complessa di quanto potessimo immaginare.
Negli stessi giorni, l’uragano Ida con venti a 240 chilometri orari, ha colpito le coste della Louisiana, causando pesanti danni a New Orleans e vittime fino a NewYork.
E’ forse troppo presto per trarre delle indicazioni complessive sul significato a medio termine di questi fenomeni, così nuovi e dalle cause non ancora ben precisate. Tuttavia in sede COP 26 non si dovrebbe trascurare il fatto che i giorni in cui le temperature superano i 50 gradi nel corso di un anno sono raddoppiati dagli anni ’80 e soprattutto che le emissioni dannose per l’ambiente aumenteranno come minimo del 16% e che ciò comporterebbe un aumento minimo della temperatura globale del pianeta fino a 2,7 gradi centigradi entro la fine del secolo, almeno in base alle politiche finora seguite dai paese maggiori inquinatori.
Infine, non possiamo trascurare i fenomeni di freddo estremo che si stanno verificando nel periodo più recente. Nella fase attuale, la crisi climatica potrebbe portare ad ondate di freddo estremo in alcune aree dell’emisfero settentrionale. Dei ricercatori hanno analizzato il vortice di correnti che circola sopra il Polo Nord, isolando e intrappolando al suo interno l’aria più fredda. Oggi però, a causa del progredire della crisi climatica, il vortice polare si sta indebolendo e contribuiscono a questo fenomeno la perdita di ghiaccio marino e l’aumento delle nevicate nelle parti meridionali del circolo polare artico. Di conseguenza l’aria gelida dell’Artico a intervalli è libera di spostarsi verso latitudini inferiori.
Episodi di freddo estremo sono stati registrati tra gennaio e
febbraio scorsi in Asia, Europa e in Nordamerica. In particolare, il
Texas è sta investito da una ondata di freddo eccezionale, che è durata a
lungo ed è stata accompagnata da abbondanti nevicate. Gli oleodotti si
sono ghiacciati, la rete elettrica è andata in panne, con danni che
hanno sfiorato i 200 miliardi di dollari.
Il presente articolo aveva solo lo scopo di mettere in evidenza fenomeni meteorologici e climatici che sembrano a un occho profano essere peggiorati o aver addirittura cambiato modello di comportamento, durata e intensità.
Dalle reazioni degli scienziati non sembra che si possa trattare di eventi eccezionali, destinati a non ripetersi nel tempo; anzi molte sono le sottolineature in direzione di una serie di fenomeni destinati a peggiorare ulteriormente e a moltiplicarsi in tempi ravvicinati.
Sarà quindi opportuno, mentre si stanno svolgendo i lavori della COP 26, verificare che questi eventi più recenti non vengano trascurati o dimenticati, mentre invece dovrebbero indurre gli Stati ad assumere responsabilità precise da attuare in tempi molto stretti.
Anche i movimenti ambientalisti, sempre più motivati e incisivi, dovranno esigere scelte e comportamenti governativi coerenti con i tempi sempre più ristretti della crisi climatica, da sorvegliare senza sosta dopo la chiusura dei lavori dell’Assemblea.
Inoltre non possiamo dimenticare che solo nell’anno in corso saranno più di trenta milioni, secondo l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, gli sfollati interni e i migranti per cause climatiche.
sabato 2 ottobre 2021
“Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”
dalla pagina https://www.nigrizia.it/notizia/beati-gli-operatori-di-pace-perche-saranno-chiamati-figli-di-dio
Nota pubblica della Famiglia comboniana, Cantiere Casa Comune e Nigrizia dopo la sentenza del tribunale di Locri che il 30 settembre ha condannato in primo grado Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere. In audio il messaggio di sostegno di p. Alex Zanotelli
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| Mimmo Lucano in attesa della sentenza il 30 settembre al tribunale di Locri (Credit: Radio Popolare) |
La famiglia comboniana (missionari comboniani, suore missionarie comboniane. Secolari missionarie comboniane, laici missionari comboniani), in attesa della pubblicazione delle motivazioni della sentenza, esprime tutta la solidarietà possibile a Mimmo Lucano e gli chiede di non mollare e di guardare con fiducia al secondo grado di giudizio.
Mimmo Lucano è stato ed è un compagno di strada di tutti coloro che in affrontano le problematiche delle migrazioni con uno spirito di accoglienza e di inclusione, e con uno sguardo aperto sul mondo che cambia. Ci permettiamo di usare le parole di papa Francesco per definirlo “artigiano di Pace”.
Per questa ragione la sentenza del tribunale di Locri, che condanna a
13 anni e 2 mesi l’ex sindaco di Riace, ci spiazza e ci preoccupa. Non
riusciamo a figurarci un Mimmo Lucano intento a favorire l’immigrazione
clandestina. Al contrario, lo vediamo impegnato ad ammortizzare i danni
causati da inadeguate leggi sull’immigrazione; lo vediamo deciso nel far
rivivere Riace; lo vediamo capace di prendersi responsabilità nel nome
dell’inclusione e non per tornaconto personale.
E sappiamo bene che questo suo atteggiamento ha dato e dà fastidio a molti.
Sulla condanna è intervenuto anche p. Alex Zanotelli con una sua nota audio.
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dalla pagina Mimmo Lucano colpevole di reato di umanità | il manifesto
Mimmo Lucano colpevole di reato di umanità

L'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano
© LaPresse

L'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano
© LaPresse
Tonino Perna
La sentenza del tribunale di Locri, che condanna Mimmo Lucano alla pena di 13 anni e due mesi, lascia esterrefatti, indignati, increduli. Quella parte del nostro paese che ancora crede nella democrazia e nell’amministrazione della giustizia ne resta sconcertata.
Se la richiesta del Pubblico ministero, di una pena di 7 anni, già sembrava una mostruosità, con questa sentenza il giudice ha giocato al raddoppio andando al di là di ogni possibile appiglio giuridico.
Conosco Mimmo Lucano dall’autunno del ’98 quando venne a Badolato, dove il Cric (una Ong molto attiva in quel periodo) aveva realizzato il primo progetto di accoglienza degli immigrati, con la finalità di far rinascere un borgo antico abbandonato.
Mimmo con la semplicità e spontaneità che lo ha sempre contraddistinto ci disse che voleva fare la stessa cosa nella sua Riace: «Mi date una mano?». Così nacque il progetto-Riace, grazie ad un prestito importante di Banca Etica e, soprattutto, alla solidarietà di decine di associazioni, italiane e straniere, a partire dalla comunità anarchica di Longo mai che oltre all’aiuto in denaro organizzò un flusso di centinaia di turisti solidali.
Per non parlare di Recosol, la rete del Comuni Solidali che per quasi vent’anni ha sostenuto in tanti modi questa esperienza, diventata un progetto collettivo.
Mimmo Lucano ne rappresenta l’icona, avendogli dedicato tutta la sua vita da adulto, fino a rinunciare alla propria famiglia per occuparsi dell’accoglienza dei migranti. Colpirlo in questo modo significa colpire il modello Riace, conosciuto in tutto il mondo come simbolo concreto e veicolo formidabile di un’altra immagine della Calabria e dell’Italia, capace di dimostrare l’esistenza di una alternativa reale alle baraccopoli, ai ghetti, alle politiche di respingimento di esseri umani che chiedono solo di poter vivere con dignità.
Non solo. Il modello Riace, per fortuna ripreso da diversi comuni calabresi e di altre regioni, è stata e resta la strada maestra per il recupero delle aree interne abbandonate e degradate, offrendo una risposta efficace ai rischi ambientali di smottamenti, frane, alluvioni, in gran parte dovuti proprio a questo drammatico, progressivo abbandono di territori vasti e preziosi per il futuro sostenibile del paese.
Ma, cosa ha fatto di così grave Lucano per meritare una pena che viene comminata ad assassini incalliti, a mafiosi, a trafficanti internazionali di droghe, a stupratori seriali, a terroristi? L’ex sindaco di Riace viene accusato di favoreggiamento di immigrazione clandestina per aver consigliato ad una donna immigrata, disperata perché stava per essere respinta nel suo paese, di sposare un uomo anziano.
Chi di noi in queste circostanze non si sarebbe sentito di suggerirlo come stremo rimedio? E in ogni caso, se è un reato celebrare un matrimonio tra una giovane donna immigrata e un anziano italiano allora annulliamo migliaia di matrimoni e arrestiamoli tutti.
L’altra pesante e incredibile accusa che gli viene contestata è quella di clientelismo a fini elettorali, di truffa, peculato e abuso d’ufficio, ma non un euro gli è stato trovato nelle sue tasche, né esiste alcuna prova che si sia appropriato di denaro pubblico in qualche modo.
La verità, scomoda, molto scomoda, è una sola: Lucano è accusato di «reato d’umanità» per aver accolto decine di migliaia di immigrati, che la Prefettura gli inviava come ultima spiaggia. Per aver cercato di farli lavorare dignitosamente, per aver fatto rinascere un paese totalmente abbandonato, Lucano è diventato un dei più pericolosi delinquenti in circolazione.
Le sue lacune amministrative, l’avere poca dimestichezza con le regole burocratiche gli hanno fatto commettere errori amministrativi, dove tuttavia non c’è dolo, appropriazione di denaro, tangenti o associazioni a delinquere, ma solo ingenuità, superficialità e, se vogliamo, faciloneria di chi non sopporta i vincoli della nostra farraginosa burocrazia.
Con questa sentenza il tribunale di Locri inserisce, di fatto se non di diritto, il «reato d’umanità» nel panorama giuridico del nostro paese, creando un precedente inquietante. È un ennesimo segnale che ci mostra la crisi profonda che attraversa la nostra magistratura, e quindi le istituzioni democratiche. Ne prendiamo atto, ma non ci arrendiamo perché non vogliamo finire nella terra di Erdogan.
E per salvare la nostra democrazia e la nostra stessa società, già oggi si terrà una manifestazione a Riace in suo sostegno. Naturalmente non ci fermeremo qui, puntando sul fatto che in Appello si possa smontare questa sentenza incredibilmente iniqua.
giovedì 10 giugno 2021
Rifugiati: riscopriamo il volto dell’ospitalità
A Vicenza due eventi per la Giornata mondiale del rifugiato
In occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2021, grazie alla collaborazione di numerose associazioni vicentine si terranno a Vicenza due eventi accomunati dal titolo/tema: “Rifugiati: riscopriamo il volto dell’ospitalità”. Un incontro di testimonianza il 17 giugno e una veglia ecumenica di preghiera il 23 giugno: in entrambi gli appuntamenti si cercherà di dare voce, visibilità e consapevolezza rispetto ai movimenti migratori che attraversano la cosiddetta “rotta balcanica”, e alle storie di quanti si spostano alla ricerca di un luogo da ri-chiamare casa.
Ecco nel dettaglio il programma e gli ospiti dei due appuntamenti:
giovedì 17 giugno - 17.30
Chiostro del Tempio di San Lorenzo
VOCI DAI BALCANI. TESTIMONIANZE DI IERI E DI OGGI
Intervengono
Giulio Saturni (Associazione One Bridge to Idomeni)
Marco Carmignan, Davor Marinkovic e Lorenzo Scalchi (realizzatori Progetto Reznica)
Modera Fabio Valerio (Associazione Centro Astalli Vicenza)
mercoledì 23 giugno - 20.30
Chiesa di Santa Bertilla (via Ozanam, 1)
rifùgiati in casa, rifugiàti in fuga senza casa
Veglia ecumenica di preghiera “Morire di speranza”
con la testimonianza del fotoreporter Alessandro Dalla Pozza
Gli appuntamenti, a ingresso libero fino ad esaurimento posti, nascono dalla collaborazione di Associazione Centro Astalli Vicenza, Associazione Presenza Donna, Caritas diocesana vicentina, Chiesa evangelica metodista di Vicenza, ACLI Vicenza, Non Dalla Guerra, Unità Pastorale Porta Ovest in Vicenza, Cooperativa Pari Passo, Comunità di Sant'Egidio, La Voce dei Berici, Centro Culturale San Paolo.
PDF depliant dell’iniziativa
Con la pandemia ci siamo trovati ad affrontare una serie di crisi socio-economiche, ecologiche e politiche gravi e interrelate. Oggi è urgente generare soluzioni nuove, più inclusive e sostenibili per costruire un futuro un cui al centro ci sia il bene comune, sorretto dal rispetto dei diritti umani e dal principio di uguaglianza.
Se vogliamo uscire da questa situazione migliori è urgente ideare forme nuove e creative di partecipazione sociale, politica ed economica, che siano sensibili alla voce dei migranti e impegnate a includerli nella costruzione del nostro futuro comune.
Per trasformare l’emergenza in cambiamento la cura non può limitarsi all’isolamento delle comunità, ma deve essere un processo di trasformazione politica che passa per la partecipazione collettiva e la fiducia reciproca. Ce lo ricorda papa Francesco quando ci dice “perché alla nostra Casa comune sia assicurata la giusta cura, dobbiamo costituirci in un noi sempre più grande, sempre più corresponsabile, nella forte convinzione che ogni bene fatto al mondo è fatto alle generazioni presenti e a quelle future. Si tratta di un impegno personale e collettivo (…) che non fa distinzione tra autoctoni e stranieri, tra residenti e ospiti, perché si tratta di un tesoro comune, dalla cui cura come pure dai cui benefici nessuno dev’essere escluso”. (Messaggio per la 107° Giornata del Migrante e del Rifugiato 2021)
Celebrare la Giornata del Rifugiato 2021, a 70 anni dalla nascita della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951, è l’occasione per ripensare la nostra visione del mondo, per mettere finalmente in atto processi generativi di una nuova definizione di protezione internazionale che si basi su un rinnovato desiderio di pace tra i popoli e pervada il nostro agire e le nostre relazioni con i migranti.
Chi fugge da guerre, persecuzioni, gravi ingiustizie sociali e calamità naturali, ogni giorno compie passi verso un futuro diverso. Quel futuro che oggi siamo chiamati a costruire partendo da una nuova definizione di “noi”. I rifugiati lo sognano ogni giorno, da quando hanno lasciato la loro terra in cerca di un luogo in cui non sentirsi pietre di scarto ma protagonisti di un nuovo umanesimo e abitanti a pieno titolo di un’unica casa comune.
Centro Documentazione e Studi
domenica 2 maggio 2021
primolunedìdelmese: Turchia, Libia e Italia, la penisola nella corrente
dalla pagina https://ans21.org/semina-e-raccolto/primolunedidelmese
Anno XXIV - Incontro n. 182 / 10° virtuale
lunedì 3 maggio 2021 ore 20:30
diretta > Facebook e > YouTube
Federico Donelli
Nello Scavo
info: primolunedidelmese@ans21.org
mercoledì 3 marzo 2021
“Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti” in Italia
dalla pagina https://www.comboni.org/contenuti/112811
Il 3 marzo, primo mercoledì del mese, sarà la giornata di “Digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti”. Purtroppo non potremo essere davanti al Parlamento per limitazione da Covid. Questo mese anche Bari sarà in piazza a digiunare insieme a Firenze, Varese e Verona.
Purtroppo sono ancora tante le ragioni che ci spingono a continuare il nostro digiuno mensile. Nei mesi di gennaio e febbraio, ben 160 persone sono morte nel Mediterraneo, mentre le navi delle ONG sono bloccate nei porti perché il loro equipaggio è obbligato a fare la quarantena nonostante la loro negatività al Covid-19. Dissentiamo con forza da questa strategia del Viminale, adottata per contrastare le missioni umanitarie nel Mediterraneo.
Infatti sempre più profughi stanno tentando di fuggire dai lager libici attraversando il mare, ma molti sono intercettati e riportati in Libia dalla Guardia Costiera libica, finanziata dall’Italia e su segnalazione anche della Guardia Costiera italiana. Nei mesi di gennaio e febbraio ben 3.850 profughi hanno subito questa sorte. Mentre il Mare continua a ingoiare sempre più vittime. Ora veniamo a sapere che un barcone carico di 91 giovanissimi (16-17 anni), provenienti dal Darfur (Sudan) e precisamente da El-Fasher e Nyala, è scomparso il 9 febbraio del 2020. È solo adesso che lo sappiamo, perchè le loro famiglie disperate hanno inviato le foto di questi ragazzi chiedendo i loro corpi.
Ma altrettanto grave è quanto sta avvenendo sulla ‘rotta balcanica’! Paradigmatica la situazione drammatica che stanno vivendo i profughi del campo di Lipa (Bosnia), costretti a sopravvivere nel gelo e nella neve: “Non siamo bestie!” – urlano – “Perchè l’Europa ci lascia così?” Questi profughi sono il frutto amaro della politica migratoria italiana che respinge chi arriva a Trieste dalla Slovenia, e la Slovenia li respinge nella Croazia e la Croazia in Bosnia. Ed ha dell’incredibile quanto è accaduto all’associazione Linea d’Ombra fondata nel 2019, a Trieste, da Gian Andrea Franchi (84 anni, ex professore di filosofia) e sua moglie Lorena Fornasir (68 anni, psicoterapeuta): all’alba del 23 febbraio la Digos, su ordine della Procura di Trieste, ha perquisito la loro casa (sede dell’associazione) perché indagati per ‘favoreggiamento dell’immigrazione clandestina’. Questi ‘ trafficanti di esseri umani’ sono soliti accogliere i migranti della rotta balcanica quotidianamente alla stazione di Trieste: lavano i loro piedi, come faceva Gesù e curano le loro ferite. Il 6 marzo le donne di Linea d’Ombra sulla base di un documento scritto dalla Fornasir “Un ponte di corpi”, manifesteranno al confine tra la Bosnia e la Croazia per chiedere l’apertura delle frontiere.
Ecco perché mercoledì 3 marzo continueremo a digiunare, chi in piazza, chi nelle proprie case o monasteri, contro queste politiche migratorie italiane ed europee, profondamente razziste e disumane.
P. Alex Zanotelli
a nome del Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti
martedì 23 febbraio 2021
Vicenza, ancora coperte gettate via ai clochard. Parte raccolta firme: "Il Comune non ci parla"
lunedì 1 febbraio 2021
La spirale del sottosviluppo. Perché (così) l'Italia non ha futuro
dalla pagina https://stefanoallievi.it/portfolio-articoli/la-spirale-del-sottosviluppo/
L’epidemia di Covid-19 ha assestato un altro duro colpo al nostro paese. Bisogna affrontare con coraggio i problemi strutturali che affliggono l’Italia.
Un pamphlet che mette in evidenza l’inadeguatezza del nostro mercato del lavoro, i ritardi del sistema formativo, il paradosso di un Paese che ignora le decine di migliaia di ragazzi costretti a emigrare ogni anno e continua a non gestire (e forse a non comprendere) l’immigrazione.
Stefano Allievi
Stefano Allievi è professore di Sociologia, presidente del corso di laurea magistrale in “Culture, formazione e società globale” e direttore del Master su “Religions, Politics and Citizenship” presso l’Università di Padova. Si occupa di migrazioni e analisi del cambiamento culturale e del pluralismo religioso, con particolare attenzione alla presenza dell’islam in Europa: temi sui quali ha condotto molte ricerche in Italia e all’estero, pubblicate anche in varie lingue europee, in arabo e in turco.
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Incontro primolunedìdelmese 14/12/2020: https://www.youtube.com/watch?v=dzLvD05jlRU
Con STEFANO ALLIEVI, docente di Sociologia e direttore del Master in
Religions, Politics and Citizenship presso l’Università di Padova; si
occupa di migrazioni, mutamenti culturali e pluralismo religioso in
Europa; autore di numerosi saggi, tra cui il recente "La spirale del
sottosviluppo. Perché (così) l’Italia non ha futuro";
www.stefanoallievi.it
Discussants in studio: RAFFAELLA BOLINI, Convergenza per la Società della Cura, e ALFIERO BOSCHIERO, redattore di "Venetica" e di "Economia e Società Regionale".
sabato 12 dicembre 2020
pldm: "Demografia, immigrazione, emigrazione, istruzione, lavoro"
mercoledì 9 dicembre 2020
"Diritti Umani, un futuro per tutti"
9 dicembre, ore 18.30 - 20.00
streaming sul canale YouTube della Diocesi
https://www.youtube.com/watch?v=SvvsHa_nRKI
Alla vigilia del 72esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani (Assemblea ONU, 1948) l'ufficio Migrantes della diocesi di Vicenza in collaborazione con altre realtà del settore propone un incontro a distanza tra un padre gesuita, una dottoressa, un avvocato, una giovane rappresentante della Nuove Generazioni Italiane, un amministratore locale per riflettere e stimolare la discussione sul tema "Diritti umani, un futuro per tutti"
domenica 27 settembre 2020
Giornata del Migrante: nel cuore del Papa gli sfollati nel proprio Paese
dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-09/migrante-giornata-sfollati-papa-francesco.html
Si celebra oggi la Giornata dedicata a migranti e rifugiati che, per questa 106.ma edizione, punta gli occhi su un fenomeno sempre più nascosto e in drammatica crescita, quello degli sfollati interni. Sono 50 milioni nel mondo, ma restano nascosti perché non escono dai confini nazionali
Negli sfollati è presente Gesù
E’ a loro che è dedicata l’odierna Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, la 106.ma, che chiede attenzione sulla “tragica condizione”, spesso “invisibile”, che vivono, come indicato da Papa Francesco nel messaggio dedicato alla ricorrenza e pubblicato nel maggio scorso, dal titolo “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”. “In ciascuno di loro è presente Gesù – scriveva il Papa – costretto , come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato che ci interpella. Se lo riconosciamo, saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire”. Parole che ribadiscono la particolare attenzione di Francesco verso i più vulnerabili, come conferma padre Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
R. – Sicuramente gli sfollati sono nel cuore di Papa Francesco, come tutti quanti gli abitanti delle periferie esistenziali. Sembra che il nostro Santo Padre stia cercando di evidenziare quelle vulnerabilità che sono molto speciali in questo contesto storico, questa contingenza storica vissuta dalle varie regioni del mondo, identificando quelle categorie che stanno particolarmente soffrendo. In questo senso gli sfollati sono una di queste categorie che, come è stato dimostrato anche in altri casi, rischiano di passare inosservati di fronte ad altri drammi che, agli occhi dei responsabili, sembrano più importanti o più urgenti.
Il Papa ha sottolineato, come già in passato, i 4 verbi fondamentali, necessari, per rispondere a questa sfida pastorale e a questi verbi Francesco poi ha legato anche l'indicazione di alcune azioni pratiche...
R. – Questi quattro verbi sono dei paradigmi. L’accogliere, il proteggere, il promuovere e l’integrare valgono per tutte le pastorali della mobilità umana ma, lo ha specificato (il Papa ndr) in uno dei suoi discorsi, di fatto valgono per tutta la pastorale, quando parliamo dei poveri, delle persone ammalate, delle persone sole, tutte le persone da accogliere, da proteggere, da promuovere, da integrare, perché sono rimaste ai margini delle nostre società o perché, per questa cultura dello scarto, vengono poste proprio nelle periferie esistenziali e relegate lì, senza alcun tipo di aiuto. Questi verbi, però, si devono poi tradurre in azioni concrete e il Papa ci ha regalato 6 binomi, 6 coppie di verbi che vengono poi tradotti in un modo molto concreto. Nel messaggio Francesco li ha voluti anche legare ad esempi molto chiari di quello che è successo durante la pandemia e che continua a succedere anche ai nostri giorni.
Nel messaggio è contenuta una forte indicazione che voi avete raccolto: viene sottolineata la necessità di una collaborazione tra gli attori della Chiesa e non solo. A che punto siamo?
R. – Tra le coppie dei verbi che vengono segnalate, vorrei sottolineare, come esempio, la prima e l'ultima. La prima è il "conoscere per comprendere", l'importante è portare fuori dalla invisibilità tutti i soggetti dello sfollamento interno, cioè fare in modo che il fenomeno sia conosciuto e, soprattutto, sia conosciuto dalle nostre comunità. Mi riferisco al fatto che nell'azione caritativa, che un po' è specifica di tutte le comunità cristiane cattoliche, c'è anche spazio per soggetti particolari che magari non sono tanto lontani da noi, perché i terremoti sono situazioni che colpiscono molti dei territori che noi conosciamo, così come alluvioni, disastri e incidenti che producono una serie di sfollati per i quali è necessario attivare un azione caritativa e una pastorale specifica. Al tempo stesso vale anche l'ultima coppia di verbi, che è quella di essere capaci di "collaborare per costruire". Il motivo per il quale il Santo Padre insiste è perché pur essendo molte le forze, le organizzazioni cattoliche, le Caritas e tanti altri attori delle chiese locali, che stanno lavorando a favore degli sfollati, con iniziative che sono veramente lodevoli, molto spesso rimangono scoordinate, non sono legate tra di loro e, a volte, rischiano anche di lavorare in modo parallelo. Allora, l'importanza è quella di imparare a collaborare tra di noi, innanzitutto tra tutte le forze cattoliche che sono impegnate, poi a collaborare con le altre forze religiose, ci sono tanti altri gruppi che appartengono a fedi e credenze diverse che stanno effettivamente lavorando, fondandosi sui principi e valori che sono comuni per lavorare insieme. Occorre poi anche collaborare con le agenzie governative e con le istituzioni, come le agenzie internazionali, che si preoccupano direttamente dello sfollamento interno o dei fenomeni di povertà, di resilienza, che sono collegati a questo fenomeno dello sfollamento interno. Collaborare è una parola chiave.
E’ importante ribadire, e il suo Dicastero lo ha fatto più di una volta, come, ad oggi, non esista neanche uno strumento che protegga, così come è per i rifugiati, gli sfollati …
R. – Purtroppo parliamo di strumenti che normalmente si attuano a livello internazionale. In questo caso, essendo persone che si muovono all'interno di un territorio nazionale, questo strumento deve essere forgiato da istanze legislative a livello nazionale o attingere a modelli, standard, paradigmi, presentati a livello internazionale ma poi tradotti in legislazione nazionale. Questo fa sì che il processo sia più lungo rispetto ad altri casi che interessano persone che, attraversando un confine nazionale, essendo quindi di interesse comune della comunità internazionale degli Stati, trovano arene di discussione che portano avanti le loro questioni in un modo più veloce. Dobbiamo dirlo onestamente: c'è tutto un dialogo in corso, anche a livello di comunità internazionale, che sta cercando di evidenziare questa problematica anche a fronte di precisi avvenimenti, come guerre scoppiate negli ultimi anni e che hanno continuato a produrre numeri ingentissimi di sfollati.
E’ vero anche che si viene chiamati a rispondere a questa sfida pastorale guardando agli sfollati interni come forza positiva e importante per il cambiamento…
R. – Le persone che sono state costrette a fuggire, come recita il titolo del messaggio “Come Gesù Cristo costrette a fuggire”, rappresentano una doppia opportunità per noi. Da una parte abbiamo quell’opportunità di fede che ci è data dell'incontro con Gesù Cristo, che è presente negli sfollati e che bussa alla nostra porta, un incontro che noi ricerchiamo, perché è il fine ultimo della nostra vita, che ci realizza anche come persone in una crescita di incontro quotidiano con il Dio, che rappresenta l'orizzonte ultimo del nostro camminare terreno. Al tempo stesso, però, c'è anche un'opportunità molto più materiale. In questa costruzione della società, che deve sempre più raffigurare ed essere immagine del progetto di Dio, è necessario imparare a valorizzare le capacità, le esperienze ed i valori che ci vengono anche da persone provenienti da altre regioni, da altre città, che sono giunte, magari in un modo drammatico, a convivere con noi, ma che vengono a portare e non solamente a ricevere. Questo diventa una ricchezza enorme anche per la stessa voglia di riscatto, la voglia di rimettersi in gioco, la voglia di lavorare e di comunicare anche con gli altri e di portare quella ricchezza che è propria di ogni persona.
martedì 14 luglio 2020
Oxfam: «Migranti, in Libia l’Italia mostri un sussulto di umanità»
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| Foto di ©Pablo Tosco/Oxfam - Due giovani migranti ritratti nel ghetto di Agadez |
Alla vigilia del voto in Parlamento sulle operazioni militari all’estero, che aumenterebbe gli stanziamenti alle autorità libiche, dall’ong la richiesta di cancellare gli stanziamenti per il 2020 e l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Oltre 1.500 i migranti intercettati dalla Guardia costiera libica a giugno e riportati in un Paese in cui oltre 620mila persone sono in buona parte vittime di detenzioni arbitrarie, rapimenti, stupri e lavori forzati
“L’Italia dimostri umanità e una visione lungimirante nella gestione del fenomeno migratorio, non autorizzando le missioni internazionali a sostegno delle autorità libiche e della Guardia costiera, che solo a giugno ha intercettato 1.500 disperati, riportandoli in un Paese dove uomini, donne e bambini sono detenuti in condizioni disumane ed esposti alla pandemia da Covid19” È questo l’appello lanciato oggi da Oxfam, alla vigilia del dibattito e del voto parlamentare sul finanziamento delle missioni militari all’estero per il 2020, che dovrebbero non solo confermare, ma anche aumentare gli stanziamenti italiani per oltre 58 milioni di euro.
In una nota l’organizzazione ricorda come in Libia al momento si trovino oltre 620mila migranti e rifugiati, in buona parte vittime di rapimenti, detenzioni arbitrarie, stupri e lavori forzati ad opera di bande armate e fazioni in lotta. Inoltre, si registrano già oltre 1.500 contagi da Coronavirus, ma potrebbero essere molti di più.
«Da tre anni denunciamo, insieme ad altre organizzazioni umanitarie, gli orrori dei lager libici che avvengono con la connivenza e il finanziamento italiano» ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. «Eppure il Governo aumenta le risorse (47,2 mln di euro nel 2017, 51,3 nel 2018, 56,3 nel 2019 e 58,3 del 2020) a favore delle autorità libiche e della Guardia costiera che da molte inchieste risulta direttamente collegata al traffico di esseri umani. Una vergogna che si ripete, dato che il testo proposto al voto della Camera è una sorta di copia-incolla rispetto a quello degli ultimi anni, nella totale assenza di notizie sui reali contenuti delle modifiche all’accordo richieste dal nostro Governo lo scorso novembre e dopo la recente visita del ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Tripoli».
Pezzati continua: «Facciamo appello alle forze di maggioranza e in particolare al Partito Democratico – che lo scorso anno ha disertato Montecitorio al momento della votazione sulle missioni in Libia e che nella sua Assemblea di febbraio ha espresso all’unanimità la necessità di una radicale revisione dell'accordo - a mostrare un sussulto di umanità, non autorizzando gli stanziamenti previsti per quest'anno e votando una delle risoluzioni che saranno presentate da parlamentari che hanno a cuore i diritti umani».
Oxfam chiede inoltre l'immediata istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta che faccia luce sui naufragi avvenuti nel Mediterraneo centrale, sulle palesi violazioni dei diritti umani compiute in Libia e sulle responsabilità politiche italiane a queste collegate. Chiede infine che ogni forma di futura collaborazione sia subordinata a un più ampio negoziato internazionale, in grado affrontare la questione della detenzione arbitraria e di tutelare i diritti fondamentali di migranti e rifugiati.
L’ong ricorda inoltre che l’Italia si appresta a stanziare oltre 118 milioni di euro per il finanziamento di 4 missioni europee (Sophia, già conclusa) nel Mediterraneo, che non prevedono nessuna attività di ricerca e soccorso in mare, mentre nel solo mese di giugno sono morte 98 persone.
«Si continua a dibattere sull'opportunità di aprire o chiudere i porti, se accogliere o meno qualche decina di migranti, per il timore che possano essere portatori di nuovi focolai di Covid. Non si tiene invece conto che ufficialmente dall'inizio dell'anno sono già morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale 262 innocenti (ma le vittime sono con tutta probabilità molte di più), nel silenzio dell'opinione pubblica», conclude Pezzati. «Non possiamo tacere che migliaia di disperati sono sottoposti a condizioni igieniche disumane nei centri di detenzione, ammassati uno sull'altro e dunque esposti al contagio. L'Italia dovrebbe lavorare a livello europeo per ripristinare le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, non lasciandole alla sola gestione delle organizzazioni umanitarie che si battono ogni giorno per salvare vite in mare. Allo stesso tempo serve un immediato Piano di evacuazione dai centri di detenzione, come lo stesso ex ministro dell’interno Marco Minniti, tra gli ideatori dello sciagurato accordo Italia-Libia, ha tra l'altro più volte proposto».












