lunedì 17 febbraio 2020

29/03 - Referendum taglio parlamentari: quorum, cos'è e a che serve

dalla pagina https://www.termometropolitico.it/1503223_referendum-taglio-parlamentari-quorum.html

7 Febbraio 2020
Eugenio Galioto

Il prossimo 29 marzo saremo chiamati a decidere, con un referendum, se confermare la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari.
I cittadini italiani saranno chiamati alle urne il prossimo 29 marzo per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.
Il referendum riguarda la legge approvata dalle Camere lo scorso ottobre che prevede un taglio di ben 345 parlamentari, andando a modificare gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Ma attenzione: questa volta non è necessario raggiungere alcun quorum: per confermare la legge, infatti, è sufficiente semplicemente la maggioranza dei voti. Vediamo meglio di che si tratta.
Cosa cambia con la Legge Fraccaro
Qualora fosse confermata la Legge Fraccaro, dalla prossima legislatura avremo 115 senatori e 230 deputati in meno, per un “risparmio” totale di 345 parlamentari. Praticamente più di un terzo degli attuali 945 eletti. Ma il risparmio dei “costi della politica” – motivo per il quale è stata pensata la riforma – avrà, come contraltare, una massiccia riduzione della rappresentanza. Avremo quindi:
  • 1 deputato ogni 151.210 abitanti (al posto di 1 ogni 96.006 attuali)
  • 1 senatore ogni 302.420 abitanti (al posto di 1 ogni 188.424 attuali)
Le ragioni del “No” alla riforma hanno a che fare proprio con la questione del mantenimento della rappresentatività democratica che secondo i detrattori, qualora la riforma fosse confermata dall'esito delle urne, risulterebbe compromessa.
Non trattandosi di un referendum abrogativo, bensì confermativo (o anche sospensivo o costituzionale), non è necessario raggiungere il quorum; ciò significa che si prescinde dalla necessità che alla consultazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto, procedendo al semplice conteggio dei voti validamente espressi. In altre parole, il popolo è chiamato a decidere se confermare o meno una legge di riforma costituzionale già approvata dal parlamento e, a tal fine, è sufficiente la maggioranza semplice dei voti. Pertanto, la votazione sarà valida indipendentemente dal numero di persone che domenica 29 marzo si recheranno alle urne.
L’ultimo referendum costituzionale in Italia fu, come si ricorderà, quello del dicembre 2016, in cui la riforma Renzi-Boschi fu bocciata dalla maggioranza degli italiani. L’affluenza, in quel frangente, fu alta: oltre il 65% degli aventi diritto, d’altra parte, il referendum del 2001 ad esempio – quello riguardante la modifica del titolo V – fu approvato con un’affluenza alle urne di appena il 34% degli elettori.

domenica 16 febbraio 2020

Il Medio Oriente in cui ci specchiamo

dalla pagina https://www.terrasanta.net/2020/01/il-medio-oriente-in-cui-ci-specchiamo/

Fulvio Scaglione

Molti “esperti” spiegano che i metodi muscolari di Trump contro l'Iran provocheranno qualche scossone nell’immediato, ma favoriranno la pace in futuro. Ma quando arriva questo futuro? Quanto dista?

Il giorno in cui sul Medio Oriente si potesse fare un discorso razionale, non inquinato dalle opposte propagande, sarebbe inevitabile prendere atto di un formidabile paradosso. Da decenni, diciamo almeno dal 2003 e dall’invasione anglo-americana dell’Iraq, l’Europa e l’Italia partecipano a politiche, indirizzate soprattutto dagli Usa, che hanno un duplice obiettivo: estirpare i numerosi “ismi” (terrorismo, islamismo, radicalismo, autoritarismo) di cui la regione indubbiamente soffre e garantire la nostra sicurezza.

Il risultato qual è? Il Medio Oriente è più instabile, disastrato, armato e bellicoso che mai. L’invasione dell’Iraq doveva risolvere tutto, e infatti un decennio dopo abbiamo avuto in Siria la guerra tremenda che ben conosciamo. Anche in questi giorni, a proposito dell’eliminazione del generale iraniano Suleimani, molti “esperti” (che peraltro hanno ripetuto pari pari gli argomenti di politici a diverso titolo coinvolti o addirittura protagonisti della crisi) ci hanno spiegato che l’azione degli americani provocherà qualche scossone nell’immediato ma favorirà la pace in futuro. Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Quanto futuro è, secondo gli “esperti”, questo futuro? Quando arriva?

Nel frattempo, mentre aspettiamo il sol dell’avvenire, registriamo che tutti gli “ismi” di cui sopra, invece di essere estirpati sono più diffusi, radicati e insidiosi che mai. Anzi: dilagano in Paesi che prima erano un poco più moderati, per esempio in Turchia e in Egitto.

Però ci sentiamo sicuri, più sicuri di prima. No, nemmeno questo è vero. Il terrorismo generato dai gruppi estremistici, dai regimi e dai problemi che agitano il Medio Oriente in questi anni ha colpito l’Europa come mai prima. E oltre al danno c’è pure una beffa atroce. Perché questo terrorismo è ispirato, e in certi casi direttamente finanziato, non dai Paesi che ci sono ostili o ai quali siamo ostili noi ma, al contrario, da quelli con cui siamo amici o almeno partner in affari. Non sono stati l’Iran o la Siria, famosi “Paesi canaglia”, a colpirci. È stato l’estremismo sunnita (cinque anni fa la strage del Charlie Hebdo a Parigi, ricordate?) sollecitato da Arabia Saudita e Qatar. Sono stati gli aspiranti o ex foreign fighters che la Turchia faceva andare e venire dalla Siria attraverso i propri confini. E per chiudere il cerchio, dopo che siamo andati per decenni a caccia dell’estremismo islamista in Medio Oriente, ora ce lo troviamo ben insediato appena al di là del Mediterraneo, in quella Libia dove la Turchia sta mandando i miliziani di Al Nusra e altri gruppi similari che prima usava per cercare di abbattere Bashar al-Assad.

Ma niente paura. Se ci sembra che la strategia non funzioni, è solo perché non la capiamo. In ogni caso, presto ci sarà qualcun altro da eliminare per avvicinare un altro po’ il Medio Oriente alla pace e alla democrazia e noi alla sicurezza.

venerdì 14 febbraio 2020

Weapon Watch, dall’Italia la rete globale che svela i traffici di armi

dalla pagina https://ilmanifesto.it/weapon-watch-dallitalia-la-rete-globale-che-svela-i-traffici-di-armi/

Business militare. Il progetto nasce dalla mobilitazione dei portuali dello scorso anno contro il cargo saudita Bahri Yanbu. Uno strumento transnazionale di analisi dei movimenti e dei lavoratori per definire la geografia dei produttori di armi e i percorsi

Il cargo saudita Bahri Yanbu nel porto di Genova il 20 maggio 2019 




Lo scorso 20 maggio la nave Bahri Yanbu, battente bandiera saudita, è attraccata al Ponte Eritrea del porto di Genova. Il cargo trasportava un carico di armi pesanti destinate all’Arabia saudita e si sospettava che avrebbe caricato altro materiale bellico in Italia.
Dopo un presidio e uno sciopero è stato impedito alla nave di effettuare le operazioni di carico. «Porti chiusi alle armi, porti aperti ai migranti», era scritto su uno striscione. Nelle stesse ore veniva impedito alla Sea Watch 3 di sbarcare migranti a Lampedusa su pressione del ministero degli Interni.
La costituzione di «Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e del Mediterraneo» nasce dal blocco di quella nave saudita e dall’esigenza di esplorare la realtà dell’economia di guerra. All’origine del blocco vi è stata la mobilitazione che ha coinvolto diversi gruppi indipendenti in Belgio, Francia, Spagna, Italia, che hanno seguito i movimenti della «nave delle armi» fino al presidio sulle banchine del porto di Genova.
I lavoratori portuali sono stati capaci di far emergere le contraddizioni a partire da alcuni princìpi che per ragioni storiche sentono propri, facendosi carico di ciò che le autorità hanno ignorato. Piccole ruote di un gigantesco ingranaggio, i portuali avrebbero dovuto favorire con il loro lavoro un’operazione per la guerra dimenticata dello Yemen, condotta dall’Arabia saudita e sostenuta dai suoi alleati nel Golfo e in Occidente in violazione delle Convenzioni di Ginevra, della Carta Onu e del Trattato sulle armi convenzionali.
A questo va aggiunta la questione della sicurezza di chi lavora in porto movimentando merci pericolose come munizioni, bombe o altri esplosivi di Classe 1, secondo l’International Maritime Dangerous Goods Code. È noto agli addetti che le Bahri entrano in porto già cariche di merci esplosive, come potrebbe constatare l’Autorità di Sistema Portuale, a cui tocca il compito del monitoraggio in tempo reale delle merci pericolose giacenti o transitanti nel porto.
Weapon Watch sta pensando di presentare un esposto per la richiesta di accesso agli atti all’Autorità di Sistema del porto di Genova, che dispone del manifesto di carico delle navi in anticipo, allo scopo di esercitare ulteriore pressione.
Ma che le navi saudite contengano merci pericolose possiamo affermarlo in base alle testimonianze oculari dei lavoratori dei porti in cui sono state imbarcate munizioni, o a partire dai documenti che le ong hanno potuto ottenere utilizzando il Freedom of Information Act, o ancora guardando la rotta di queste navi, che riguarda spesso porti nordatlantici ed europei militarizzati o da cui transitano i maggiori flussi delle forniture militari verso l’Arabia saudita e gli Emirati (una rassegna si può leggere qui).
La presenza di armi in stiva è indirettamente confermata dalle strategie di occultamento della compagnia Bahri, che da tempo ordina ai comandanti delle navi di presentarsi in porto con i portelloni interni chiusi allo scopo di impedire ai lavoratori la vista delle merci trasportate.
Anche la presenza di personale di polizia durante le soste delle Bahri entro la cinta portuale testimonia i forti interessi, venuti alla luce con l’azione dello scorso maggio a Genova. Come ha sottolineato Carlo Tombola, coordinatore scientifico di Opal (Osservatorio Permanente Armi Leggere di Brescia), autore insieme a Sergio Finardi del libro La strada delle armi e tra i fondatori di Weapon Watch, è stato il movimento stesso nato dal blocco della Bahri Yanbu a decidere di dotarsi di uno strumento di conoscenza.
L’associazione nasce dunque dalla volontà di creare uno strumento trasversale di analisi e un luogo critico in cui discutere, confrontare idee, creare dibattito e conflitto. «Il nostro progetto – spiega Tombola – è definire una geografia dei produttori di armi che trasportano questa merce attraverso i porti, che rappresentano il perno della filiera logistica militare. Dobbiamo e vogliamo osservare le armi che transitano nei porti attraverso la creazione di una rete nazionale e transnazionale, sia perché è nei porti che queste merci diventano meno nascoste, sia perché i lavoratori dei porti e i marittimi sulle navi non amano maneggiare queste merci mortifere».

martedì 11 febbraio 2020

HIT Show 2020: Inaccettabile passerella di politici per incentivare la diffusione delle armi

dalla pagina http://opalbrescia.org/inaccettabile-passerella-di-politici-per-incentivare-la-diffusione-delle-armi-gravi-responsabilita-degli-organizzatori-del-salone-fieristico/


Comunicato Stampa
La fiera delle armi di Vicenza HIT Show 2020: Inaccettabile passerella di politici per incentivare la diffusione delle armi. Gravi responsabilità degli organizzatori del salone fieristico
Brescia, martedì 11 febbraio 2020

La fiera HIT Show di Vicenza si è trasformata anche quest’anno in una passerella per diversi rappresentanti politici del centro-destra per incentivare la diffusione delle armi. La presenza per il terzo anno consecutivo del leader della Lega, Matteo Salvini, al quale gli organizzatori del salone fieristico hanno steso il tappeto di benvenuto per un “bagno di folla” e per l’immancabile discorso infarcito di selfie, e di altri rappresentanti dei partiti del centro-destra evidenzia il vero obiettivo degli organizzatori dell’evento fieristico: fare di HIT Show l’appuntamento annuale per stabilire e rafforzare contatti politici al fine di favorire le politiche di detenzione civile di armi da fuoco.
Tutto questo non solo è inaccettabile per un salone fieristico che si presenta come “la fiera italiana dedicata a caccia, tiro sportivo e passioni outdoor”, ma è altamente irresponsabile. Come ha  messo in luce l’ultimo rapporto della Polizia di Stato dal titolo “Questo non è amore”, nel 2018 la maggior parte dei femminicidi in Italia è stata commessa con “armi da fuoco” (38%): tale percentuale supera ampiamente quella con “armi da taglio” (29%), per soffocamento (20%) e con “oggetto contundente” (13%). E, come ha specificato un ampio e dettagliato rapporto del Centro di Ricerche Economiche e Sociali EURES dal titolo “Omicidi in famiglia”, nel 2018 quattro vittime su dieci in famiglia sono state uccise con armi da fuoco e nel 64,6% degli omicidi familiari l’assassino risultava in possesso di un regolare porto d’armi. Il confronto con il numero di omicidi di tipo mafioso (19 nel 2018, dati ISTAT) e per “furti o rapine” (12 nel 2018, dati ISTAT) mette in luce un’evidenza ineludibile: oggi in Italia le armi nelle mani dei legali detentori di armi uccidono più della mafia e dei rapinatori. E uccidono soprattutto le donne.
Sostenere pertanto, come ha fatto Matteo Salvini oggi a HIT Show, che “le armi ad uso sportivo e per le persone perbene non devono far paura” non costituisce solo un’evidente sottovalutazione di un problema gravissimo come gli omicidi in famiglia ed in particolare i femminicidi, ma rappresenta una pericolosa legittimazione della detenzione di armi nelle case e nelle famiglie.
Tale legittimazione trova in HIT Show la sua massima espressione in Italia. Non a caso, le voci critiche e il confronto pluralistico sui temi della detenzione di armi, della loro diffusione e pericolosità in relazione al problema della sicurezza pubblica sono costantemente assenti all’interno del programma culturale, dei convegni e dei dibattiti promossi dalla manifestazione fieristica. Non solo: negli anni scorsi a HIT Show è stato possibile all’interno di alcuni stand anche raccogliere firme per iniziative di rilevanza politica (proposte di legge per la “legittima difesa”, petizioni e campagne contro le norme europee, ecc.), organizzare eventi “culturali” con i rappresentanti di un solo partito e finanche fare propaganda elettorale.
Tutto questo configura HIT Show come un’abile operazione ideologico-culturale per promuovere la diffusione delle armi. HIT Show è infatti l’unico salone fieristico in tutti i paesi dell’Unione Europea in cui sono esposte tutte le armi cosiddette “comuni” (cioè praticamente tutte tranne quelle “da guerra”) a cui è permesso l’accesso al pubblico generico compresi i minorenni “accompagnati da un adulto”. Un’operazione che riteniamo inammissibile per una fiera merceologica.
Sono pertanto gravi le responsabilità degli organizzatori di HIT Show ed in particolare di  Italian Exhibition Group (IEG) e di Anpam (Associazione nazionale dei produttori di armi e munizioni). In questo contesto va ricordato che Italian Exhibition Group (IEG) è una società per azioni i cui principali azionisti sono alcuni Enti pubblici tra cui il Comune e della Provincia di Rimini, il Comune e della Provincia di Vicenza e la Regione Emilia Romagna. Da diversi anni chiediamo agli amministratori di questi Enti locali, ed in particolare ai sindaci di Rimini e di Vicenza, di farsi promotori presso IEG di un regolamento rigoroso di HIT Show. La mancata implementazione di questo regolamento, nonostante le richieste espresse anche in mozioni approvate nei Consigli comunali delle due città, è un’ulteriore evidenza della volontà degli organizzatori di HIT Show di utilizzare il salone fieristico come piattaforma di lancio nazionale per le politiche che favoriscono la diffusione delle armi.
Rinnoviamo pertanto la nostra richiesta alle Amministrazioni di Rimini e di Vicenza, e soprattutto ai due sindaci, Andrea Gnassi e Francesco Rucco, ad assumere al più presto e con fermezza tutte le iniziative necessarie nei confronti degli organizzatori di HIT Show, ed in particolare la dirigenza di Italian Exhibition Group (IEG), affinché venga implementato un codice di responsabilità sociale d’impresa e relativo regolamento in grado di garantire che il salone fieristico “HIT Show Outdoor Passion” sia conforme alle finalità dichiarate e cioè una manifestazione “dedicata alla caccia, al tiro sportivo e all’outdoor”, escludendo pertanto l’esposizione di armi e strumenti non conformi a questi settori (armi da difesa personale, per corpi di polizia e di sicurezza pubblica e privata, armi da guerra ad uso collezionistico, ecc.), vietando ogni tipo di attività a iniziative di rilevanza politica, proibendo l’esposizione di materiali pubblicitari per formazioni di tipo paramilitare e mercenario e vietando l’accesso agli spazi espositivi di armi a persone che non abbiano compiuto la maggiore età anche se accompagnate.
Esprimiamo il forte rammarico per l’assenza dei sindaci di Rimini e Vicenza al dibattito pubblico sul salone fieristico HIT Show al quale li avevamo invitati in occasione del convegno che abbiamo organizzato sabato scorso a Vicenza. Riteniamo molto grave che i rappresentanti di amministrazioni comunali si sottraggano al confronto pubblico su questioni di chiaro interesse nazionale come il salone fieristico HIT Show ed ancor più in considerazione del loro ruolo di rappresentanti degli enti pubblici che sono tra i maggiori azionisti della società per azioni che organizza il salone fieristico.
Manifestiamo, infine, la nostra disponibilità a proseguire l’interlocuzione con le suddette Amministrazioni e con tutte le parti interessate affinché si arrivi al più presto a definire strumenti idonei per superare l’anomalia che HIT Show rappresenta nel panorama fieristico europeo e per pervenire ad un preciso e rigoroso regolamento per gli espositori e per i visitatori che espliciti l’assunzione di responsabilità etica e sociale del salone fieristico.
Per contatti stampa:
– Piergiulio Biatta (Presidente OPAL) Email: piergiulio.biatta@gmail.com – Cellulare: 338/868.4212
– Francesco Vignarca (Rete Disarmo) – Email: segreteria@disarmo.org – Cellulare: 328/339.9267
Giorgio Beretta: (Analista OPAL) – Email: berettagiorgio@gmail.com – Cellulare: 338/304.1742
– Segreteria di OPAL: info@opalbrescia.org

lunedì 10 febbraio 2020

La trappola di una crescita insostenibile

dalla pagina https://ilmanifesto.it/la-trappola-di-una-crescita-insostenibile/

Un altra economia. La Cappella Sistina non viene valutata nel PIL, ma ha certamente aumentato il benessere dell’umanità; così come la ricerca scientifica e le ricadute nella speranza di vita dell’uomo. Occorre riconoscere che il nostro rapporto con l’economia va cambiato



Come recita il titolo di un fortunato libro, il PIL è “una misura sbagliata della nostra vita”. Ora, a parte gli irriducibili mainstream (neo)liberisti, “ragionieri dell’economia” – la definizione è di Paolo Sylos Labini che così bollava chi considera solo i costi monetari e trascura gli altri – sono sempre più quelli che valutano il benessere come prodotto da vari domini. Un tratto comune a tutti i paesi è che mentre il PIL cresce, il capitale naturale si deteriora, come in una trappola ecologica – una configurazione ambientale scelta da una specie perché sembra vantaggiosa nell’immediato, ma che nel tempo si rivela foriera di effetti negativi per la specie stessa. È un segno caratteristico dell’Antropocene – l’epoca geologica attuale dove alle attività umane sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, ambientali e climatiche – quello di produrre beni e servizi a scapito dell’ambiente, cioè di noi stessi. La giustificazione per decenni è stata quella del male necessario: se vogliamo avere più beni a disposizione o un lavoro che ci consenta una remunerazione monetaria per vivere, dobbiamo rinunciare ad un po’ di “verde”. Ora però siamo di fronte a 2 nodi:
1. La quasi totalità degli scienziati ci dice che ci stiamo avvicinando al punto critico dell’ambiente, ovvero l’inquinamento sta superando la capacità di carico dello stesso;
2. il legame tra PIL ed occupazione è assai indebolito, se non scomparso. Gli economisti parlano di “disaccoppiamento”, di crescita fredda: il PIL aumenta senza che ci sia creazione di nuova occupazione poiché la produttività continua a crescere grazie ai “robot” – e con essa i profitti – ma non i salari e gli occupati, provocando la scomparsa classe media ed il fenomeno di chi, pur lavorando, resta povero.
Se guardiamo al solo PIL ed alla sua crescita dobbiamo riconoscere non solo che la sostenibilità è impossibile (l’entropia ci dice che non saremo mai in grado di produrre senza scorie che non potranno mai più rientrare nel ciclo produttivo – i processi di riciclo o recupero devono essere certo affiancati a processi produttivi meno inquinanti, e il mercato lo farà certo spontaneamente, ma semmai sotto la spinta dei consumatori – e di policy maker e imprenditori lungimiranti), ma che non abbiamo gli strumenti per affrontare le crisi attuali: quella ambientale e quella distributiva – di reddito, ricchezza e sfruttamento delle risorse naturali – all’origine dei fenomeni di populismo e nazionalismo che minano la democrazia. Occorre prendere coscienza che per risolvere i problemi abbiamo bisogno delle metriche adeguate. E il PIL non lo è, né invero era stato pensato per quello. Sembra ovvio all’uomo comune – ma non ai ragionieri dell’economia – riconoscere che il benessere non dipende solo dalla crescita del PIL, ma anche dalla società e dalla natura.
È necessario un cambio di paradigma: liberarci dall’assillo della crescita a tutti i costi. Acrescere non solo si può, ma si deve. Se il PIL crescesse al 4% l’anno, a vantaggio del solo 1% della popolazione mentre gli occupati fossero in diminuzione, dovremmo esserne contenti? E ancora: se l’economia entrasse in conflitto con l’ecologia, fino a che il collasso di questa determinasse la scomparsa della vita e dunque della prima, dovremmo preoccuparci? Mentre appare non più procrastinabile adottare produzioni ad impatto ambientale zero, che generino sprechi quasi nulli, il cambio “verde” è necessario, ma non sufficiente. Solo il progresso (l’aumento del benessere) e non la crescita (del PIL) è sostenibile.
Solo riconoscendo la natura multidimensionale del benessere – dove natura, economia e società convivono – la sostenibilità ha un senso. La Cappella Sistina non viene valutata nel PIL, ma ha certamente aumentano il benessere dell’umanità; così come la ricerca scientifica e le ricadute nella speranza di vita dell’uomo. Occorre riconoscere che il nostro rapporto con l’economia va cambiato. Intanto dovremmo mirare al benessere e non alla massimizzazione del solo PIL. Smetterla quindi di cercare di dare un prezzo a tutto, ossia di assumere che il PIL sia la misura della nostra vita. Gli economisti dovrebbero essere “scienziati sociali”, riformatori utili. Ci si è accorti ora che la sostenibilità è importante. Bene. Ovvio che una crescita “verde” è meglio di una “grigio topo”. Ma entrambe prima o poi si fermeranno perché le leggi della fisica sono invalicabili e è sensato parlare di “economia circolare” come lo è discutere del moto perpetuo. Dobbiamo fare un passo ulteriore riconoscendo che il solo benessere, e non il PIL, può essere sostenibile. Coi loro modelli matematici astratti e di equilibrio – sarà il caso di ricordare che, per la scienza, un organismo in equilibrio è tale solo quando è morto? – gli economisti mainstream appaiono sempre più come quei collezionisti di eserciti in miniatura che con questi vogliono invadere la Grecia.

mercoledì 5 febbraio 2020

8/2 - Sit in "HIT Show 8/2/2020? Datti una regolata!"


Sit in davanti alla Fiera di Vicenza
Sabato 8 Febbraio dalle ore 10,00 alle ore 12,00


Fin dalla prima edizione è stato chiaro – a chi non aveva i paraocchi – che la fiera vicentina HIT Show costituisce un’abile operazione ideologico-culturale per incentivare la diffusione delle armi. Proprio per questo è subito diventata la passerella elettorale prediletta da diversi rappresentanti politici di una sola parte politica. HIT Show è infatti l’unico salone fieristico in tutti i paesi dell’Unione Europea in cui sono esposte tutte le armi cosiddette “comuni” (cioè praticamente tutte tranne quelle “da guerra”), insieme a prodotti alimentari e per l’outdoor: armi, marmellate, scarponi e tende, tutto fa brodo! Non solo. A HIT Show è permesso l’accesso al pubblico generico compresi i minorenni “accompagnati da un adulto”. Inoltre e – sta qui il punto – basta acquistare uno spazio espositivo per svolgere qualsiasi attività, tra cui raccogliere firme per iniziative di rilevanza politica (proposte di legge per la “legittima difesa”, petizioni e campagne contro le norme europee, ecc.), organizzare eventi “culturali” con i rappresentanti di un solo partito e senza confronto, invitare parlamentari per trovare agganci politici e finanche fare propaganda elettorale.

Un favore ai produttori di armi

Tutto questo non ha niente a che fare con un salone espositivo, ma fa comodo ai produttori di armi. Le attività legate alla caccia sono da anni in forte calo e le aziende hanno bisogno di trovare nuovi acquirenti. Hanno perciò deciso, sostenuti da alcuni schieramenti politici, di creare un nuovo mercato, quello delle armi da difesa personale: pistole, revolver, fucili a pompa e anche fucili semiautomatici, sì proprio quelli che vengono usati per fare stragi in America.
Per incentivare questo mercato occorre far leva sulla paura e sulla necessità di difendersi. La nuova legge sulla legittima difesa serve perfettamente agli scopi di produttori e rivenditori di armi: senza esporsi di persona hanno stabilito un filo diretto con i referenti politici di caratura nazionale, in grado di incentivare il mercato delle armi in cambio di voti alle elezioni.

Ma davvero le armi ci rendono più sicuri?

Oggi in Italia ci sono più omicidi con armi legalmente detenute che per “furti e rapine”. Ciò significa che se c’è un’arma in casa è molto più facile che venga utilizzata per ammazzare un familiare (molto spesso la moglie o la compagna), un parente o un vicino fastidioso, che non per fronteggiare eventuali ladri. I dati sono eloquenti. L’ISTAT riporta che nel 2018 ci sono stati “12 omicidi volontari consumati a scopo di furto o rapina” mentre, sempre nel 2018, l’Osservatorio OPAL ha registrato 50 omicidi commessi da legali detentori di armi o con armi da loro detenute: in 25 casi le vittime sono donne. In altre parole, gli omicidi compiuti con armi legalmente detenute superano ampiamente quelli commessi da malviventi per rapine. Non solo: oggi le armi legalmente detenute dagli italiani ammazzano di più della mafia (19 omicidi nel 2018).

E’ ora di darsi delle regole!

Fin dalla prima edizione di HIT Show, numerose associazioni nazionali e vicentine hanno chiesto ai promotori del salone di darsi alcune semplici regole: vietare gli stand che pubblicizzano corpi di sicurezza privati e di tipo paramilitare italiani ed esteri, proibire l'esposizione di armi destinate al “Law enforcement” (Forze dell’ordine), vietare la propaganda politica e raccolte di firme per petizioni, promuovere momenti culturali di confronto pluralistico, proibire l'accesso ai minorenni.
Finora i promotori di HIT Show hanno fatto orecchie da mercante, dimostrando così il vero volto del salone fieristico: un'operazione da mercanti in fiera per incentivare la vendita di armi e non la sicurezza dei cittadini!

Aderiscono:
MIR/IFOR Vicenza, Operazione Colomba - Corpo Civile di Pace della Comunità Papa Giovanni Xxiii", Associazione Da adesso in Poi, Fim-Cisl di Vicenza, Fiom-Cgil Vicenza, Movimento dei Focolari, CGIL di Vicenza, Salaam - ragazzi dell'olivo, Coalizione Civica Vicenza, Movimento Gocce di Giustizia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

8/2: Convegno e Tavola rotonda


Comunicato Stampa del Convegno
Omicidi in famiglia, femminicidi e armi:
come prevenire l’illegittima offesa?

 A seguire Tavola Rotonda
“Fiere di armi e HIT Show di Vicenza”

Sabato 8 febbraio (ore 15.00-18.00)
c/o Missionari Saveriani, viale Trento 119, Vicenza


Brescia, mercoledì 5 febbraio 2020



L’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL) di Brescia e la Rete italiana per il disarmo promuovono sabato 8 febbraio (ore 15-18.00) presso la sede dei Missionari Saveriani di viale Trento 119 a Vicenza il convegno “Omicidi in famiglia, femminicidi e armi: come prevenire l’illegittima offesa?”. La seconda parte dell’incontro sarà dedicata ad una Tavola rotonda sul salone fieristico delle armi HIT Show, la cui sesta edizione inizierà il giorno stesso a Vicenza.

Il Convegno “Omicidi in famiglia, femminicidi e armi: come prevenire l’illegittima offesa?” avrà come relatori Fabio Piacenti (Presidente di EURES Ricerche Economiche e Sociali) che interverrà sul tema “Omicidi in famiglia e femminicidi in Italia”, Giorgio Beretta (Analista dell’Osservatorio OPAL) sul problema degli “Omicidi in famiglia con armi legalmente detenute”, Gabriella Neri (Presidente dell’associazione “Ognivolta” di Viareggio) che relazionerà su come “Prevenire i delitti con armi legalmente detenute”, Francesca Sogne (Centro Antiviolenza di Vicenza – CeAV) e Sonia Bardella (Centro “Donna chiama Donna” di Vicenza) che presenteranno il problema delle “Violenze in famiglia e violenza sulle donne a Vicenza” e le attività dei rispettivi centri. Introduce e modera Lorenza Zago (Giornalista de “La voce dei Berici”).

            Il Convegno intende favorire un approfondimento e un ampio confronto su un tema di particolare attualità come gli omicidi in famiglia e i femminicidi nel contesto della violenza di genere con specifica attenzione alle questioni relative alla detenzione legale di armi da fuoco, alla prevenzione e alla tutela delle vittime e dei loro familiari.

La seconda parte sarà dedicata ad una Tavola rotonda sul tema “Fiere di armi e HIT Show di Vicenza”. L’Osservatorio OPAL di Brescia e Rete italiana disarmo, fin dalla prima edizione del salone fieristico hanno evidenziato l’anomalia di HIT Show nel contesto delle fiere espositive di armi dei paesi dell’Unione europea. HIT Show si contraddistingue, infatti, per essere l’unico salone in cui vengono esposte tutte le tipologie di armi cosiddette “comuni” (cioè tutte le armi tranne quelle catalogate “da guerra”) a cui è permesso l’accesso al pubblico compresi i minorenni “accompagnati da un adulto”, nel quale non è previsto alcun divieto iniziative di chiara rilevanza politica (raccolte di firme per iniziative di legge, per petizioni e campagne) ed eventi “culturali” con rappresentanze di una sola parte politica. Il salone fieristico si è andato così caratterizzando come un’operazione ideologico-culturale, e di recente anche politico-elettorale, a favore della diffusione delle armi in Italia.

A fronte di queste gravi anomalie, l’Osservatorio OPAL di Brescia e la Rete italiana disarmo già negli anni scorsi hanno presentato precise proposte e hanno chiesto alle amministrazioni comunali di Rimini e di Vicenza di assumere le necessarie iniziative per pervenire ad un rigoroso regolamento di HIT Show. Le proposte avanzate dalle due associazioni sono state alla base di diverse iniziative (mozioni, ordini del giorno, ecc.) presentate e votate nei Consigli Comunali di Rimini e di Vicenza e interrogazioni sono state presentate anche nei Consigli regionali del Veneto e dell’Emilia Romagna.

Il Convegno e la Tavola Rotonda sono promossi dall’Osservatorio OPAL di Brescia e dalla Rete Italiana Disarmo. Aderiscono le seguenti associazioni di Vicenza: Arci Servizio Civile, Associazione Papa Giovanni XXIII, Banca Popolare Etica, Beati i costruttori di Pace, CGIL, CISL, Cristiani per la pace, FIOM-CGIL, Movimento dei Focolari, Movimento Gocce di Giustizia, Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), Movimento Nonviolento, Pax Christi, Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro. La Voce dei Berici è media partner.

Per contatti stampa:


L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia è un’associazione di promozione sociale attiva dal 2004, promossa da diverse realtà dell’associazionismo bresciano e nazionale (Diocesi di Brescia, Collegio delle Missioni Africane dei Missionari Comboniani, Associazione per l’Ambasciata della Democrazia Locale a Zavidovici - Onlus, Camera del Lavoro Territoriale di Brescia “CDLT”, Pia Società di San Francesco Saverio per le Missioni Estere dei Missionari Saveriani, Servizio Volontario Internazionale - S.V.I.) e da singoli aderenti, per diffondere la cultura della pace ed offrire alla società civile informazioni di carattere scientifico circa la produzione e il commercio delle “armi leggere” con approfondimenti sull’attività legislativa di settore. Membro della Rete Italiana per il Disarmo, l’Osservatorio, ha promosso a Brescia diversi convegni, rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali ed ha pubblicato sei annuari di cui l’ultimo dal titolo “Commerci di armi, proposte di pace. Ricerca, attualità e memoria per il controllo degli armamenti”, Editrice GAM, 2014 nel quale sono presenti due ampi studi sulla produzione e esportazione di armi italiane e bresciane. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.opalbrescia.org.

La Rete Italiana per il Disarmo è un organismo nazionale di coordinamento sulle tematiche della spesa militare e del controllo degli armamenti. Fondata nel 2004 è composta dalle seguenti associazioni: ACLI, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, Assopace Palestina, Beati i costruttori di Pace, Centro Studi Difesa Civile, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, FIM-Cisl, FIOM-Cgil, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, GLAM della FCEI, Gruppo Abele, Libera, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Noi siamo Chiesa, Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere - OPAL Brescia, Pax Christi, Un ponte per.… Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.disarmo.org.





martedì 4 febbraio 2020

Hit Show, le armi, i minori. Questioni aperte

dalla pagina http://www.vocedeiberici.it/hit-show-le-armi-minori-questioni-ancora-aperte/

Sabato l'istituto dei Salesiani in viale Trento ospiterà il convegno "Insicurezza, rancore, farsi giustizia: dentro l’Italia che si arma"



di Andrea Frison

Torna in Fiera a Vicenza Hit Show, l’appuntamento dedicato alla caccia, al tiro sportivo e alla sicurezza personale. L’evento, che verrà inaugurato sabato 10 febbraio e proseguirà fino a lunedì 12, punta a richiamare 40mila visitatori, in forza di un trend in continua crescita, dalla prima edizione del 2015 ad oggi.

L’appuntamento, rappresenta un’eccellenza sul piano nazionale, e si sta ritagliando un ruolo anche a livello europeo. Tuttavia non mancano perplessità sull’evento, sollevate sia dalla comunità ecclesiale che dalle associazioni pacifiste, sostenute dall’Osservatorio sulle armi leggere (Opal) di Brescia.

Il convegno “L’Italia che si arma”

Quest’ultimo, in particolare, in collaborazione con al rete per il disarmo organizza l’incontro pubblico “Insicurezza, rancore, farsi giustizia: dentro l’Italia che si arma” che si terrà sabato 10 febbraio (alle 15) nella sala conferenze dell’Istituto Missionari Saveriani in viale Trento 119 a Vicenza.

«Il terribile attentato di Macerata, in cui un giovane ha scaricato due caricatori dalla sua pistola, legalmente detenuta per uso sportivo, contro le persone di colore, evidenziano l’attualità del convegno, che era in programma già da tempo», spiegano gli organizzatori. Tra i relatori vi saranno, Riccardo Icona, giornalista e conduttore del programma “Presa Diretta” di Rai3 che lo scorso ottobre ha dedicato una puntata al tema “Legittima difesa”, il quale presenterà la sua inchiesta sulla diffusione delle armi in Italia e negli Stati Uniti; Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL, che esporrà le questioni riguardanti le norme e la trasparenza delle informazioni sulle armi in Italia e i risultati preliminari di un’indagine su omicidi, suicidi e reati in Italia con armi regolarmente detenute; Pasquale Pugliese, Segretario del Movimento Nonviolento, che presenterà le proposte per un’altra sicurezza possibile e realistica, fondata sulla costruzione della cultura della nonviolenza e della buona convivenza. Al convegno sono stati invitati anche i sindaci di Vicenza e di Rimini per presentare la posizione delle rispettive Amministrazioni comunali riguardo al salone fieristico HIT Show.

La questione dei minori

Ad oggi, il regolamento della fiera consente a bambini e ragazzi con meno di 18 anni di partecipare all’evento solo se accompagnati da un adulto. Non è consentito maneggiare le armi esposte, cosa che però avviene, come documentato dal nostro giornale due anni fa e ripreso anche da Famiglia Cristiana lo scorso anno.

I tentativi, sostenuti anche dalla commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro, per arrivare ad un codice etico più “stringente” per l’ente fiera (nel frattempo apparentatosi con l’analoga realtà riminese per dare vita ad Italian Exhibition Group Spa), non hanno avuto seguito. Da un paio d’anni, si assiste al consueto scambio di comunicazioni ufficiali in cui l’ente fieristico ribadisce il regolamento di Hit Show. Per l’edizione che sta per cominciare, è stato il sindaco di Vicenza Achille Variati a chiedere chiarimenti, in seguito alla mozione approvata a settembre 2017 dal Consiglio comunale, all’unanimità, per sollecitare l’amministrazione ad impegnarsi “per superare, per quanto possibile, alcune criticità rilevate all’interno del Salone”.

Variati ha chiesto quindi chiarimenti in merito “ad alcuni genitori ed espositori che hanno acconsentito ai minori di maneggiare le armi” e alla “presenza di raccolte firme e petizioni di rilevanza politica”. Il sindaco sottolinea, inoltre, come sia stato fatto notare che il regolamento degli espositori non fosse visibile sul sito di Hit Show e che “quello per i visitatori non risultasse sufficientemente conosciuto e divulgato”. Al sindaco di Vicenza ha risposto Lorenzo Cagnoni, presidente di Italian Exhibition Group Spa, ribadendo il regolamento vigente, e precisando che l’ente “organizza e sostiene molti momenti di approfondimento e formazione sul corretto uso delle armi” e che per la nuova edizione, ormai ai nastri di partenza, verrà “creata un’apposita area – open e visibile a tutti i visitatori – dedicata alla formazione”.

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sullo stesso argomento:


sabato 1 febbraio 2020

Donne uccise da legali detentori di armi: perché chiedere dati certi è doveroso

articolo del novembre scorso, purtroppo sempre attuale

dalla pagina http://opalbrescia.org/donne-uccise-da-legali-detentori-di-armi-perche-chiedere-dati-certi-e-doveroso/


Andrea Maggiolo – Fonte: © Today
24 novembre 2019
Purtroppo la Polizia non fornisce dati specifici sui femminicidi commessi da legali detentori di armi. Sarebbe un dato importantissimo per poter valutare la pertinenza delle norme.
Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (OPAL) di Brescia, chiede che ci sia più trasparenza, più informazione: “Il rapporto della Polizia di Stato sui “Femminicidi in Italia” pubblicato in questi giorni – dice a Today.it –  conferma quanto diversi centri di ricerca indipendenti avevano già documentato: sono le armi da fuoco lo strumento più usato nei femminicidi. Il 38% dei casi nel 2018 (anche il 18% nei primi 8 mesi del 2019 è un dato rilevante). Purtroppo la Polizia di Stato non fornisce dati specifici sui femminicidi commessi da legali detentori di armi. Sarebbe un dato importantissimo per poter valutare la pertinenza delle norme che regolamentano le licenze per armi, la necessità di introdurre maggiori restrizioni e di intensificare i controlli sui legali detentori” aggiunge Beretta.
Dal database di OPAL si evince che nel 2018, in almeno una ventina di casi, i femminicidi sono stati commessi da legali detentori di armi. Quali sono gli eventuali ostacoli nel fornire dati certi sui reati commessi da legali detentori di armi? Ci sono problemi concreti nel reperire e organizzare le informazioni?
“Non ci dovrebbero essere problemi per il Ministero degli Interni a reperire dati sugli omicidi e sui femminicidi commessi da legali detentori di armi – dice a Today.it Giorgio Beretta – sono noti alla Direzione centrale della Polizia criminale del Ministero. Va detto che lo studio del fenomeno del femminicidio è tutto sommato recente e probabilmente finora è stata posta maggior attenzione ad altri elementi rispetto all’arma utilizzata

venerdì 31 gennaio 2020

Omicidi e altri reati con armi detenute con regolare licenza

dalla pagina http://opalbrescia.org/database-degli-omicidi-e-reati-con-armi-legalmente-detenute-in-italia/


Vengono qui riportati  gli elenchi per l’anno 2017 e 2018 degli omicidi compiuti in Italia con armi legalmente detenute e da legali detentori di armi. Si tratta di elenchi di chiara importanza perché le statistiche nazionali e internazionali sugli omicidi, sui suicidi e sui reati con armi solitamente non distinguono tra quelli effettuati da malfattori e criminali pregiudicati che usano armi illegali e quelli compiuti da legali detentori di armi e/o con armi legalmente detenute. Gli elenchi sono in costante aggiornamento e verifica.

1) ELENCO DEGLI OMICIDI CON ARMI DETENUTE CON REGOLARE LICENZA NEL 2018 

2) ELENCO DEGLI OMICIDI E REATI CON ARMI DETENUTE CON REGOLARE LICENZA NEL 2017

(a cura di Giorgio Beretta dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa – Opal) 

mercoledì 29 gennaio 2020

Lungo la A4 ... La Terra di Sotto

dalla pagina http://www.laterradisotto.it/


La Terra di Sotto è un libro che racconta di un viaggio durato alcuni anni lungo l'A4, da Torino a Venezia passando per Milano, ai margini di un’autostrada che dietro la sua apparente monotonia ed immanenza, collega alcuni fra i peggiori casi di inquinamento del nostro Paese.
Tra traffici illeciti di rifiuti ed inquinamento industriale, il virtuoso nord inizia seriamente a fare i conti con l’impatto ambientale e sanitario derivato dall'inquinamento di un’ampia porzione di territorio saturato dalle scorie. Le tangibili conseguenze delle discariche abusive, dei siti industriali dismessi e dei capannoni che vanno a fuoco, chiudendo barbaramente il ciclo dei rifiuti che troppo spesso fa dell’agire criminale la sua cifra, disegnano lo strato più visibile di questa storia ma non l’intangibile stato dei luoghi e le situazioni apparentemente immacolate che celano, più o meno in maniera velata, le proprie e sempre attive molecole di morte.

La Terra di Sotto grazie alle discipline della fotografia, della cartografia, dell’architettura per il territorio e del giornalismo investigativo si pone come obiettivo di raccontare, documentare, raccogliere storie ed interpretare dati, riguardo le molteplici criticità ambientali che quotidianamente, in maniera del tutto silente, impattano sul sistema territorio e sulla vita quotidiana di milioni di persone.


Il paesaggio della produzione padana è costellato di gravi casi di inquinamento idrico del suolo, per non parlare della qualità dell’aria che si respira. Fermare questo momento storico significa prendere coscienza delle pessime condizioni ambientali in cui versano i territori in cui si vive. Diffondere questa rinnovata consapevolezza ha come scopo lo stimolo della ricerca da parte delle comunità interessate, l’attivismo nel richiedere le dovute attenzioni e lo studio di soluzioni alternative riguardo un tema troppo spesso dimenticato dall'agenda politica di turno.
Un libro che punta quindi a fermare un momento storico riportando lo stato delle cose, con un approccio più lento e riflessivo rispetto alla news strillate. Il libro può definirsi un specie di manuale per orientarsi nei territori mutati per mano dell’uomo e destinati a formare il nuovo strato geologico su cui vivremo nei secoli a venire (l’era dell’ Antropocene).


Il progetto è nato nel 2014 quando Luca Quagliato, fotografo del paesaggio, inizia una campagna di documentazione di alcune aree inquinate nella zona sud di Milano. L’uso degli open data e la ricerca sul campo tramite le informazioni dei comitati (o singoli cittadini con grande sensibilità all'argomento) ha portato il progetto a raccontare 70 casi di inquinamento ambientale nelle regioni di Piemonte, Lombardia e Veneto.
Successivamente si sono aggregati il giornalista Luca Rinaldi, membro di IRPI (Investigative Reporting Project Italy) che da tempo si occupa di crimini ambientali, il cartografo Massimo Cingotti e Matteo Aimini, ricercatore in architettura del paesaggio.
Negli anni abbiamo vinto il premio Wind Transparency Award 2016 come miglior progetto digitale, siamo stati invitati in talk pubblici sul tema delle aree inquinate da associazioni come Libera, Legambiente, Greenpeace e libere associazioni di cittadini e comitati ambientalisti. Siamo stati coinvolti in tesi di laurea dell’Università Cattolica e dello IULM di Milano. Le fotografie del progetto sono state pubblicate su media nazionali come FQ MilleniuM, il Corriere della Sera, La Nuova Ecologia.