martedì 12 febbraio 2019

Venezuela: altri punti di vista

dalla pagina https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_10_fake_news_sul_venezuela_che_vi_ripetono_giorno_e_notte/82_27131/


10 fake news sul Venezuela ...

teleSUR
 

La disinformazione e la falsa rappresentazione della maggior parte dei media contro il Venezuela e il suo governo genera un fenomeno pericoloso: la popolazione che viene informata attraverso di loro crede a false notizie come vere.

Per combattere l'ignoranza e discutere con fermezza nei dibattiti sulla situazione esistente in Venezuela, l'economista e accademico spagnolo Alfredo Serrano ha compilato una semplice lista di dati, a cui abbiamo contribuito con altri, per nutrire le discussioni e, en passant, educare sulla realtà venezuelana.

1. L’organo elettorale

L'Assemblea Nazionale (AN) del Venezuela, in oltraggio dal 2016, presieduta dal deputato dell'opposizione Juan Guaidó, è stata eletta attraverso il Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano (CNE), lo stesso organismo con cui il presidente Nicolás Maduro è stato eletto nel 2013 e 2018. Sia la direzione dell’AN che Guaidó affermano che il CNE è un'istituzione manipolata, sostenendo in questo modo che la rielezione del presidente è una frode. Secondo questa logica dell'opposizione, anche l'AN e tutti i suoi deputati, incluso Juan Guaidó, lo sarebbero altrettanto.

Tuttavia, finora non ci sono documenti che provano questa accusa e, al contrario, le relazioni degli osservatori delle Nazioni Unite (ONU) hanno dimostrato che non ci sono irregolarità nei 25 processi elettorali svolti in Venezuela durante gli ultimi 20 anni.

2. Riconoscimenti

OSA
L'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) non ha riconosciuto Guaidó come presidente incaricato del Venezuela. Il suo segretario generale, Luis Almagro, lo ha fatto per proprio conto e a proprio rischio, ma non i suoi membri come blocco. Almagro ha cercato di spostare l'OSA su questa posizione, ma la maggior parte delle nazioni non ha sostenuto la mozione.

ONU
Allo stesso modo, nemmeno l'ONU ha riconosciuto Guaidó. Il voto straordinario convocato dagli Stati Uniti (USA) per questo motivo, è stato respinto dalla maggioranza dei suoi stati membri. Ciò è stato confermato in diverse occasioni da parte del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, lasciando in chiaro in una lettera di approvazione l'ingresso di "aiuti umanitari" per il Venezuela, a condizione che questa sia approvato dal governo, presieduto da Nicolás Maduro.

Papa Francesco
Il più alto rappresentante della Chiesa cattolica nel mondo non ha aderito al riconoscimento di Guaidó, ha riferito dopo aver risposto ad una domanda a riguardo fatta da un giornalista durante il volo di ritorno in Italia dal suo viaggio a Panama.

Unione Europea
Non tutti i paesi dell'Unione Europea (UE) non hanno conosciuto Nicolás Maduro. L'Italia, la Grecia, la Romania, l'Irlanda, la Bulgaria, Cipro, Malta e la Slovacchia non appoggiano la mozione di Guaidó e, in quanto blocco, l'UE non ha preso una decisione.

Altre nazioni
Paesi di grande importanza geopolitica ed economica come la Cina, la Russia, la Turchia, l'Iran, Messico e Sudafrica, così come le nazioni della Comunità dei Caraibi, CARICOM e Parlasur, al Parlamento del Mercosur, così come i governi latino-americani amici del Venezuela come Cuba, Bolivia e Nicaragua non convalidano un altro presidente oltre a Nicolás Maduro.

3. Le riserve

Il Venezuela è il primo paese al mondo con la più grande quantità di riserve petrolifere; l'ottavo con la più grande quantità di riserve di gas; il valore delle sue riserve auree supera il Prodotto Interno Lordo (PIL) del Cile o della Danimarca; il valore delle sue riserve di ferro supera il PIL del Messico o della Spagna; il valore delle sue riserve di diamanti supera il PIL del Paraguay o della Bolivia. Inoltre, recentemente, è stato dimostrato che nel territorio venezuelano ci sono grandi quantità del minerale mettalico coltan.

4. Proprietà

Per quanto riguarda la proprietà, il 98,5 percento delle società costituite in Venezuela sono private; 0,5 per cento sono miste; e l'1 per cento sono completamente pubbliche.

5. Media

Su questa stessa linea, l'80% dei media venezuelani è privato e, tra questi, la maggioranza appartiene all'opposizione.

6. Sanzioni statunitensi

Secondo un articolo pubblicato dal New York Times, le nuove sanzioni imposte contro il Venezuela dal governo di Donald Trump costeranno all'economia venezuelana un totale di 11.000 milioni di dollari di entrate petrolifere perse.

A ciò si aggiungono le conseguenze economiche dei precedenti decreti statunitensi contro il paese: il primo è stato quello di Barack Obama, approvato il 9 marzo 2015, misure applicate sotto la motivazione del "rischio straordinario" che il Venezuela rappresenta per la sicurezza degli USA, come indicato da Obama; Le altre sanzioni sono state generate durante l'amministrazione Trump.

7. Relazioni estere

La Cina è uno dei principali partner e amici nelle relazioni economiche e politiche con il Venezuela. Il paese sudamericano rappresenta il 40% del finanziamento che il governo cinese concede a tutta l'America Latina. Allo stesso modo, la Russia e la Turchia sono grandi partner del Venezuela. Queste relazioni bilaterali furono forgiate durante i governi di Hugo Chávez e Nicolás Maduro.

8. Frontiera con gli Stati Uniti

Un importante elemento è il confine tra il Venezuela e gli Stati Uniti, regolato dal Trattato sui confini marittimi del 1978, che stabilisce il confine marittimo tra le isole del Venezuela nel Mar dei Caraibi e i territori dipendenti degli Stati Uniti in quell'area, cioè Porto Rico e Isole Vergini.

9. L’aiuto umanitario degli Stati Uniti

Dall'inizio delle difficoltà economiche causate dal blocco statunitense, il governo di Nicolás Maduro distribuisce alimenti di base (riso, zucchero, farina, latte, olio, cereali, tra gli altri) per sei milioni di famiglie in tutto il paese. Queste "combo" raggiungono le famiglie ogni 30 giorni attraverso i Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione (CLAP).

Gli "aiuti umanitari" promessi dagli Stati Uniti e promossi localmente dall'opposizione guidata da Guaidó hanno un costo di 20 milioni di dollari, una cifra con cui si potrebbero acquistare solo 1 milione di combo CLAP. Allo stesso modo, con 20 milioni di dollari è possibile rifornire solo cinquemila venezuelani per un periodo non superiore a un mese.

È importante sapere che durante il 2017 e il 2018, l'UE e gli Stati Uniti hanno inviato insieme un importo approssimativo di 60 milioni di dollari in "aiuti" al Venezuela, un importo che è ancora tre volte l'importo annunciato di recente, che beneficia del 6% della popolazione solo nel consumo di riso.

Allo stesso modo, nemmeno 20 o 60 milioni di dollari equivalgono ai 23 miliardi di dollari che gli Stati Uniti e i paesi dell'UE hanno portato via al Venezuela con le sanzioni economiche; cifra equivalente al bilancio che la Spagna stanzia per la sanità e l'istruzione per tre anni.

10. Aiuti che non sono coperti dai media

Dire che Nicolás Maduro respinge gli aiuti stranieri è un errore. Il fatto che lo faccia con quelli recentemente offerti dagli Stati Uniti risponde all'interventismo di questa azione.

Il programma della Pan American Health Organization (PAHO) per il trattamento di alcune malattie in Venezuela, esiste anni fa nel piano sanitario del paese sudamericano. L'assistenza è dettagliata sul sito web dell'agenzia, in seguito ad un accordo con il Ministero della Sanità del Venezuela e PAHO, che ha portato alla consegna di farmaci e contraccettivi e alla formazione nella gestione delle epidemie.

Solo nel mese di gennaio 2019, PAHO ha consegnato medicinali per 3.000 pazienti, oltre a 3 milioni di farmaci antiretrovirali e forniture per coprire il 95% dei vaccini contro il morbillo e la difterite.

Allo stesso modo, nel novembre 2018, le Nazioni Unite hanno approvato le risorse attraverso il Fondo comune per la risposta alle emergenze (CERF), per un importo di 9,2 milioni di dollari per i programmi umanitari in Venezuela, in collaborazione con lo Stato venezuelano.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

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dalla pagina 

Venezuela: falsi aiuti umanitari ...


In primo luogo una domanda, a chi sostiene l'autoproclamato Guaidò sulla base del fatto che i venezuelani stanno economicamente molto male. 

La domanda è: come se la caverebbero gli italiani se fossero oggetto di sanzioni economiche durissime e di ogni genere di boicottaggio da parte dell'Occidente e paesi satelliti? Per non parlare della veloce riduzione in miseria degli statunitensi se non potessero più campare di rendita sul mondo grazie al dollaro, moneta imperialista dei parassiti, e grazie al loro complesso militar-industriale alimentato dalle guerre opportunamente scatenate da Washington e compari.

Su questa base, passiamo agli aiuti umanitari che l'Assemblea nazionale, controllata dall'opposizione, e Juan Guaidò chiedono a gran voce di far entrare dalla frontiera colombiana, ovviamente accompagnati da militari stranieri. Un cavallo di Troia. O "cauteri su gambe di legno", come disse Jack London nel suo libro Il tallone di ferro. Visto che con un dito gli Usa intendono offrire assistenza per 20 milioni di dollari, e con un intero braccio grazie alle sanzioni causano perdite al Venezuela per 23 miliardi di dollari (mille volte tanto). 

A questi infernali rimedi, il Comitato della Croce rossa internazionale (Icrc) ha rifiutato di prestarsi. Il capo della Delegazione dell'Icrc in Colombia, Christopher Harnisch, ha affermato giorni fa che la sedicente assistenza umanitaria degli Stati uniti è un aiuto deciso da un governo e non rientra, per l'Icrc, nei criteri degli aiuti umanitari, i quali sono protetti dai principi fondamentali dell'organizzazione come l'indipendenza, l'imparzialità, e la neutralità. "Il movimento internazionale della Croce rossa e mezzaluna rossa della Colombia riafferma che per garantire la propria missione unicamente umanitaria, non può partecipare a iniziative di assistenza e distribuzione senza che ci sia il proprio accordo". E quello del governo venezuelano, riconosciuto dall'Onu. 

Ovviamente certi media approfittano dell'emergenza in Venezuela per portare avanti un altro discorso: "Il Venezuela è al collasso"; "l'appello della Croce rossa: lasciateci lavorare".

Così qui
https://www.huffingtonpost.it/2019/02/10/venezuela-al-collasso_a_23666045/ Dove si fa credere che sia Maduro a bloccare con l'esercito gli aiuti umanitari alla frontiera colombiana, mentre in realtà quel ponte (voluto da Hugo Chavez ma senza che la parte colombiana completasse la sua parte), Caracas lo blocca fin dal 2016 per impedire il traffico dei contrabbandieri e paramilitari. 

La Croce rossa insiste sulla sua possibilità di intensificare gli interventi in sostegno alla Croce rossa venezuelana, fino a 30 milioni di dollari a partire dall'hub di Panamà, ma solo se viene rispettata la neutralità dell'organizzazione. Il presidente della Croce rossa internazionale e Mezzaluna rossa Francesco Rocca, presente nel paese per negoziare con tutti gli attori in loco, rifiuta di attribuire responsabilità nella situazione di emergenza, precisando che "i soccorsi sono necessari per una popolazione stremata, a prescindere da quale sia l'origine di questa situazione".

martedì 5 febbraio 2019

Papa ad Abu Dhabi: le religioni siano sentinelle di fraternità

dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-02/papa-francesco-abu-dhabi-incontro-interreligioso-fraternita.html

Le religioni non ammettono violenza e terrorismo ma si impegnano per la pari dignità di tutti, per aiutare la riconciliazione, per essere voci degli ultimi e capaci di “smilitarizzare il cuore dell’uomo”. E’ il forte messaggio del Papa nell’Incontro Interreligioso al Founder’s Memorial di Abu Dhabi. Al termine la firma della Documento comune sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Camminano come fratelli. E’ in questo procedere insieme di Papa Francesco e del Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib, che si spiega il senso dell’Incontro Interreligioso sulla fraternità umana nel Founder’s Memorial di Abu Dhabi, promosso dal Consiglio Musulmano degli Anziani, con circa 700 leader di varie fedi. Il primo discorso di Papa Francesco è il cuore del viaggio negli Emirati Arabi Uniti, anche questo il primo per un Pontefice. E’ intenso, pieno di spunti, chiaro nel ribadire il valore del dialogo tra le religioni: ponti fra i popoli e le culture, “voce degli ultimi”. Netto nel condannare ogni forma di violenza nel Nome di Dio, nel sottolineare che “non si può proclamare la fratellanza e poi agire in senso opposto”, che “una convivenza fraterna” si fonda “sull’educazione e sulla giustizia”. Forte nell’appello alla pace in scenari come Yemen, Siria, Iraq e Libia e altrettanto forte, come comunità riunite insieme, nel dare “un messaggio di fiducia” per non arrendersi “ai diluvi della violenza”.

Credente assetato di pace

Si disegna così Papa Francesco, ricordando lo storico incontro, 800 anni fa, tra il fraticello di Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil. Pace è la parola che richiama, spiegando di aver colto l’opportunità “come fratello che cerca la pace tra fratelli”.

“Volere la pace, promuovere la pace, essere strumenti di pace: siamo qui per questo”

Una pace che va salvaguardata entrando insieme, spiega il Papa, “in un’arca che possa solcare i mari in tempesta del mondo: l’arca della fratellanza”.

Nessuna religione giustifica la violenza

Fratellanza è l’altra parola chiave su cui Francesco si sofferma essendo anche il tema dell’Incontro Interreligioso. Fratellanza intesa come “vocazione contenuta nel disegno creatore di Dio”, diceva Benedetto XVI, e così il Papa riprende il pensiero sottolineando che “tutti abbiamo uguale dignità e che nessuno può essere padrone o schiavo degli altri” perché tutti siamo preziosi agli occhi di Dio.

Nel nome di Dio Creatore, dunque, va senza esitazione condannata ogni forma di violenza, perché è una grave profanazione del Nome di Dio utilizzarlo per giustificare l’odio e la violenza contro il fratello. Non esiste violenza che possa essere religiosamente giustificata.

Fraternità nella diversità

Il Papa ricorda che il nemico della fratellanza è l’individualismo e così “ciascun credo è chiamato a superare il divario tra amici e nemici, per assumere la prospettiva del Cielo, che abbraccia gli uomini senza privilegi e discriminazioni”. Francesco esprime apprezzamento per l’impegno degli Emirati Arabi Uniti nel garantire la libertà di culto, un modo anche per vigilare affinché “la religione non venga strumentalizzata e rischi, ammettendo violenza e terrorismo, di negare sé stessa”. La fratellanza – spiega ancora il Papa – esprime la molteplicità e la differenza, il giusto atteggiamento non è “non è né l’uniformità forzata, né il sincretismo conciliante” ma comportarsi da fratelli.

Quel che siamo chiamati a fare, da credenti, è impegnarci per la pari dignità di tutti, in nome del Misericordioso che ci ha creati e nel cui nome va cercata la composizione dei contrasti e la fraternità nella diversità.

Riconoscere l’altro

È il dialogo costante, quotidiano ed effettivo l’altro accento che tocca Francesco per custodire la famiglia umana. Parla di “coraggio dell’alterità” che comporta “il riconoscimento pieno dell’altro e della sua libertà” e l’impegno a spendersi perché “i diritti fondamentali siano affermati sempre, ovunque e da chiunque”.

Perché senza libertà non si è più figli della famiglia umana, ma schiavi. Tra le libertà vorrei sottolineare quella religiosa. Essa non si limita alla sola libertà di culto, ma vede nell’altro veramente un fratello, un figlio della mia stessa umanità che Dio lascia libero e che pertanto nessuna istituzione umana può forzare, nemmeno in nome suo. La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e la diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua, sono una sapiente volontà divina con la quale Dio ha creato gli esseri umani.

Preghiera, ricostituente di fraternità

In questa definizione, il Papa sottolinea che il futuro del dialogo interreligioso è proprio la preghiera tra fratelli, l’armonia della diversità per assolvere al “compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture”:

È giunto il tempo in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, senza infingimenti, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace.

Educazione e giustizia, le ali della pace

Conoscere il fratello – sottolinea Francesco – è la base per formare identità aperte, “capaci di vincere la tentazione di ripiegarsi su di sé e irrigidirsi”. Educare vuol dire disinnescare i semi di violenza, l’odio e il pregiudizio. La giustizia è legata indissolubilmente alla pace per tanto le religioni hanno il compito di ricordare che l’avidità e il profitto rendono il cuore inerte e che le leggi di mercato non aiutano “l’incontro, il dialogo, la famiglia”.

“Le religioni siano voce degli ultimi, che non sono statistiche ma fratelli, e stiano dalla parte dei poveri; veglino come sentinelle di fraternità nella notte dei conflitti, siano richiami vigili perché l’umanità non chiuda gli occhi di fronte alle ingiustizie e non si rassegni mai ai troppi drammi del mondo”

L’indifferenza non guarda al domani

Guardando al deserto, al suo fiorire, al suo essere sviluppo per il Paese, Francesco ricorda che quando si è indifferenti all’altro non c’è progresso reale e duraturo. “L’indifferenza – afferma - impedisce di vedere la comunità umana oltre i guadagni e il fratello al di là del lavoro che svolge. L’indifferenza, infatti, non guarda al domani; non bada al futuro del creato, non ha cura della dignità del forestiero e dell’avvenire dei bambini”.

I semi di pace

Altro compito che il Papa indica per le religioni è quello di far germogliare semi di pace come: “una convivenza fraterna, fondata sull’educazione e sulla giustizia; uno sviluppo umano, edificato sull’inclusione accogliente e sui diritti di tutti”. Oggi l’urgenza per Francesco è “contribuire attivamente a smilitarizzare il cuore dell’uomo”:

La corsa agli armamenti, l’estensione delle proprie zone di influenza, le politiche aggressive a discapito degli altri non porteranno mai stabilità.

“La guerra non sa creare altro che miseria, le armi nient’altro che morte!”

Fiducia nel nostro essere insieme

Francesco, in chiusura del suo discorso, rimarca “il dovere di bandire ogni sfumatura di approvazione dalla parola guerra”. Nel suo cuore ci sono le nefaste conseguente di tanti conflitti e la necessità di dare insieme un messaggio di fiducia “ai diluvi della violenza” e alla “desertificazione dell’altruismo”. “Dio – spiega - sta con l’uomo che cerca la pace”:

Penso in particolare allo Yemen, alla Siria, all’Iraq e alla Libia. Insieme, fratelli nell’unica famiglia umana voluta da Dio, impegniamoci contro la logica della potenza armata, contro la monetizzazione delle relazioni, l’armamento dei confini, l’innalzamento di muri, l’imbavagliamento dei poveri; a tutto questo opponiamo la forza dolce della preghiera e l’impegno quotidiano nel dialogo.

A conclusione la firma congiunta del Papa e del Grande Imam del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Una firma alle spalle della installazione "The Constellation" che riproduce in modo tridimensionale il volto del fondatore degli Emirati Arabi, Sheikh Zayed bin Sultan, sottolineata da una pioggia di foglie e dalla musica, a suggello di un momento di incontro, di abbraccio nel riconoscersi figli di Dio.

lunedì 4 febbraio 2019

Clima: marcia globale del 15 marzo

da il manifesto Edizione del 1 febbraio 2019
dalla pagina https://ilmanifesto.it/lo-sciopero-del-venerdi-della-generazione-verde/


Lo sciopero del venerdì della generazione verde
Clima. «FridayForFuture», migliaia di studenti rispondono all’appello di Greta Thunberg. Il movimento cresce e si prepara alla marcia globale del 15 marzo
Se per salvare il clima decine di migliaia di studenti si mobilitano in Belgio, Germania, Svizzera e altri paesi, è probabile che i giovani saranno al centro della Marcia globale prevista il 15 marzo in quaranta paesi del mondo per chiedere un vero cambiamento nelle politiche ambientali.
Ha evidentemente fatto scuola la studentessa svedese Greta Thunberg, che un venerdì dello scorso agosto iniziò a manifestare per il clima davanti alla sede del Parlamento con il cartello «sciopero della scuola per il clima». In settembre sul suo profilo twitter (dove si definisce «attivista per il clima, sedicenne con sindrome di Asperger») lanciò un appello intitolato FridaysForFuture (i venerdì per il futuro). In seguito è diventata un’icona mondiale, anche grazie ai social media e alla sua capacità di distinguere nettamente fra bianco e nero, mentre le organizzazioni ambientaliste sono obbligate a occuparsi dei problemi in modo complesso.
Greta ha parlato in plenaria alla Conferenza dell’Onu sul clima a Katowce (Polonia), nel dicembre 2018, tirando le orecchie ai leader mondiali, chiedendo di «lasciare i combustibili fossili sottoterra» e «mettere al centro l’equità». Qualche giorno fa è arrivata, dopo un lungo viaggio in treno (l’aereo è di gran lunga più pesante in termini di emissioni di gas serra), al forum economico mondiale di Davos. Il Gotha politico ed economico del mondo ha ascoltato con attenzione il suo duro messaggio: «Qui a Davos parlate di storie di successo, ma il successo finanziario ha avuto un prezzo molto alto», «voglio che andiate nel panico, che sentiate la paura che sento io ogni giorno» e «occorre agire come se la casa stesse andando a fuoco perché così è». Il Forum, del resto, cerca la quadratura del cerchio: crescita economica e compatibilità ambientale.
Ma oltre che alle orecchie dei potenti, le parole di Greta sono arrivate a giovani, adolescenti e adulti che da qualche tempo, in piccoli o grandi gruppi, hanno cominciato a darsi appuntamento il venerdì nelle strade o davanti a palazzi istituzionali per protestare contro la mancanza di azione rispetto al cambiamento climatico. Li guidano e li radunano gli immancabili hashtag: su #SchoolStrike4Climate, la stessa Greta informa sui 30.000 studenti in sciopero in Belgio; mentre Flossie dall’Irlanda spiega che il 15 febbraio tutta la sua scuola e altre saranno in sciopero («Siamo un piccolo paese ma teniamo all’ambiente»). Da Zeist nei Paesi bassi si invitano gli studenti al ventunesimo sciopero scolastico. A Exeter (Regno Unito) lo sciopero sarà il 15 febbraio: «Se migliaia di ragazzi diventeranno milioni, tutti capiranno le conseguenze della crisi climatica e la trasformazione della società umana sarà radicale».
Anche l’Italia si muove. Da alcune settimane ragazze e ragazzi, ma anche cittadine e cittadini, senza bandiere di partito, si ritrovano in varie città ogni venerdì, guidati dagli hashtag #FridaysForFuture e #ClimateStrike – dal momento che gli appuntamenti corrono soprattutto sui social. Oggi in particolare si tengono sit-in a Pisa, Milano, Roma, Brescia, Bologna, Venezia, Roma, Torino, Genova, Taranto.
Non è che l’inizio. La strada non sarà facile. Due tweet di Greta in rapida successione sono eloquenti. Il primo spiega che, secondo un sondaggio, ben il 61% delle persone in Germania sostiene FridayForFuture e SchoolStrike4Climate. Il secondo si rammarica: in Germania la cosiddetta Commissione per il carbone (Commissione tedesca sulla crescita, il cambiamento strutturale e il lavoro) sostiene che la Germania potrà continuare a bruciare carbone fino al 2038.


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da il manifesto Edizione del 1 febbraio 2019
dalla pagina https://ilmanifesto.it/in-italia-la-strada-e-lunga/

In Italia la strada è lunga

di Monica Frassoni co-presidente del Partito Verde Europeo

Nonostante in Italia assuma subito un significato da controllo del traffico non c’è dubbio che la definizione “onda verde” sia senza dubbio la più appropriata per descrivere la crescente presa di coscienza che gli sconvolgimenti del clima non saranno un problema lontano bensì una possibile catastrofe o una opportunità qui e adesso.
Dall’estate rovente e instabile, ai rapporti sempre più circostanziati, concreti e comprensibili di migliaia di scienziati, ai successi dei Partiti verdi in varie parti di Europa che si sono fatti trovare pronti con proposte, organizzazione e leader adeguati, al rilievo mediatico dello sciopero del clima della durissima e incrollabile Greta (che dubito avrebbe avuto la stessa eco se fosse stata di Messina o Madrid invece che svedese), alla delusione del topolino partorito in mondovisione dalla Cop di Katowice, all’opera di decine di insegnanti e studenti che hanno trovato nello sciopero climatico un modo molto concreto per trovare una espressione collettiva di un’inquietudine spesso individuale: è evidente che il tema dei cambiamenti climatici e di come fermarli dilaga.
Nel corso di tre settimane gli studenti che si sono attivati in Belgio per lo sciopero del clima sono passati da 3.000 a 35.000 solo a Bruxelles e sono i volti sorridenti di due ragazze, una francofona e una fiamminga che rappresentano con parole chiare e sagge, ma senza semplificazioni banali, il senso della
Mobilitazione che è quella di trasmettere il senso dell’estrema urgenza dell’azione.
Se perfino in Italia sembra che una coscienza su questi temi potrebbe crescere, non significa che siamo già sulla buona strada per affrontarli in modo vincente. Anzi. Il passaggio dalla coscienza all’azione è complicato e suppone una mobilitazione di tutti i settori della società. La mobilitazione spontanea e sistematica degli studenti e dei cittadini è indispensabile certo.
Anche perché non è, ripeto, una pura protesta. Si riempie di contenuti, di parole d’ordine, di storie, di iniziative diffuse e diverse. Di ragazzi e ragazze che studiano e approfondiscono un tema complicato. Ma non basta.
Ci vogliono la sensibilità dei media di dare spazio a questi temi, preparazione e capacità di analisi su fatti e dati degli scienziati e delle ong, ci vogliono soluzioni tecnologiche e la creazione di nuovi prodotti, nuovi mercati e nuovi lavori delle imprese, la capacità della politica e delle istituzioni, ma anche di sindacati e forze sociali, di lasciarsi alle spalle favori e miliardi per imporre una transizione giusta che protegga i più deboli; evidentemente non ci siamo ancora.
Se oggi il candidato Pd Zingaretti non trova lo spazio di citare i cambiamenti climatici fra i punti chiave da discutere con Conte; se ancora Calenda dice pubblicamente che il gas non inquina e un personaggio alla moda come Bentivogli dice che la mobilità elettrica non va bene perché ci ritroveremmo a comprare auto straniere sottovalutando l’eccellenza italiana in bici scooter e bus elettrici e soprattutto pretendendo di fermare il tempo, capiamo che in Italia studenti e ambientalisti hanno un compito più difficile che altrove.
È un compito immane. Ma Una sfida bellissima. Che ci coinvolge tutti e tutte, quando spegniamo la luce ma anche quando consumiamo, ci muoviamo o votiamo. Una sfida che si può ancora vincere. Per poco.


lunedì 28 gennaio 2019

Sicurezza, legittima difesa, armi & HIT Show 2019

primolunedìdelmese
Anno XXI - Incontro n. 164

4 Febbraio 2019 - ore 20:30

presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza

Sicurezza, legittima difesa, armi: 
la via italiana al Far West

Ne parliamo con

Mario Faggionato
avvocato, Giuristi Democratici Vicenza
e
Matteo Millan
professore di storia contemporanea all'Università di Padova, conduce una ricerca sulle forme di violenza politica nella storia italiana ed europea nella prima metà del Novecento

----- Finestra sul cortile di casa -----

HIT Show 2019
quel regolamento che ancora non c'è...

... ma che continuano a chiedere, tra gli altri, varie associazioni. 
Importanti aggiornamenti alla vigilia della "fiera delle armi" in salsa vicentina.

giovedì 17 gennaio 2019

Appello: NO ai minori a Hit Show


APPELLO
NO AI MINORI ALLA FIERA DELLE ARMI!

Dal febbraio 2015, si svolge a Vicenza la manifestazione fieristica denominata HIT Show (Hunting, Individual Protection and Target Sports), che nelle parole dei suoi promotori «punta a diventare l’appuntamento di riferimento in Italia e in Europa per il comparto armiero Made in Italy», con una propensione al «business to business». La prossima edizione è prevista dal 9 all'11 febbraio 2019.
Tuttavia, HIT Show è l’unica manifestazione fieristica nei paesi dell’Unione Europea in cui vengono esposte armi di tutti i tipi: per la difesa personale, il tiro sportivo, la caccia, il collezionismo; tranne quelle propriamente considerate “da guerra”.
Inoltre, è l'unica cui è consentito l’accesso ai minori, purché accompagnati da un adulto: curiosamente, non si parla di “genitori”, nonostante l’enfasi sul diritto di quest'ultimi a educare i propri figli. L'attuale Regolamento riporta, inoltre: «È fatto espresso divieto, in ogni caso, da parte dei minori, di maneggiare le armi esposte»; tuttavia, tale proibizione non è avvalorata da alcuna sanzione, in quanto «gli accompagnatori dei minori si rendono personalmente responsabili della vigilanza sugli stessi». Con la conseguenza che i minori possono maneggiare pressoché indisturbati le armi esposte, come mostrato da diversi media nazionali nelle edizioni passate.
Fin dall'inizio, numerose associazioni nazionali e locali hanno rilevato diverse criticità di HIT Show,  che sono state fatte presenti sia agli organizzatori della manifestazione fieristica – dapprima Fiera di Vicenza S.p.A., oggi parte dell'Italian Exhibition Group S.p.A. (IEG) – sia agli Enti Locali di Vicenza e Rimini, che detengono la maggioranza delle azioni. Oltre alla “questione minori” stride, ad esempio, l'assenza di alcun divieto a raccogliere, presso gli stand espositivi, firme per petizioni che hanno una chiara rilevanza politica; o a svolgere riunioni come quelle avvenute durante l'ultima edizione, documentati dai media, fra dirigenti politici di rilievo nazionale e rappresentanti di associazioni di settore, dal chiaro tenore elettorale.
Tali caratteristiche e carenze connotano HIT Show come un'operazione ideologico-culturale e, ormai, anche politico-elettorale, tesa a promuovere la diffusione di armi e normative che ne favoriscono l’utilizzo, ben oltre le tradizionali attività venatorie e le discipline sportive.
Nel 2017, l'Amministrazione Comunale di Vicenza si era impegnata a farsi promotrice «presso Fiera di Vicenza dell’opportunità della predisposizione di un Codice di Responsabilità Sociale». Successivamente, in un'intervista a La Voce dei Berici, l'allora Sindaco di Vicenza Variati si era soffermato sull'impatto negativo sul piano educativo che l’accesso ai minori a questa fiera comporta; tanto da aggiungere, in seguito, di aver convenuto con il presidente di IEG, Lorenzo Cagnoni, sull'opportunità di vietare l'ingresso ai minori di 14 anni a partire dall'edizione 2019. Del resto, una mozione approvata dal Consiglio Comunale di Vicenza nel Settembre 2017 e un'interrogazione del Consiglio Comunale di Rimini del dicembre dello stesso anno, impegnavano le rispettive Amministrazioni in questo senso.
Ad oggi, tuttavia, tale misura non sembra essere stata ancora recepita nel regolamento di HIT Show, al pari di altre raccomandazioni.
Per questi motivi, rivolgiamo un accorato e pressante appello ai dirigenti di IEG e ai rappresentanti degli Enti Locali che ne detengono azioni, a tutte le forze politiche e sociali, alle comunità ecclesiali, alle associazioni che promuovono la cultura di pace e la difesa dei diritti umani perché ai minori sia vietato l'ingresso in una Fiera dedicata alle armi, dove al riparo di una tanto benevola quanto cieca tolleranza è consentito loro di maneggiarle: ciò va contro ogni principio educativo; nessun calcolo economico può giustificare tale scelta; nessun vantaggio può trarne una società che si vuole fondata sul dialogo e sul rispetto dell'altro, e che non somigli ad un Far West dove impera la legge del più violento.
Per questo, facciamo nostro il messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2019): «la buona politica è al servizio della pace»: spetta a tutti noi tradurlo in fatti concreti. Un regolamento di HIT Show all'altezza del suo ruolo può essere uno di questi.

Vicenza, 5 gennaio 2019


Primi firmatari:

Commissione Diocesana Per La Pastorale Sociale: Lavoro, Giustizia E Pace, Salvaguardia Del Creato; Alternativa Nord/Sud Per Il XXI Secolo (ANS-XXI onlus); Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII - Veneto; Centro Myriam; CISL Vicenza; CGIL Vicenza; Circolo Legambiente "Airone" di Monticello Conte Otto;  Coordinamento Comitati Cittadini; FIM-CISL Vicenza; FIOM-CGIL Vicenza; Fondazione Finanza Etica; Forum Per La Pace di Monticello Conte Otto; Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie - coord. prov.le vicentino; Movimento Focolari Italia; Movimento Gocce di Giustizia; Pax Christi; Arci Servizio Civile Vicenza; Casa per la Pace; Movimento Nonviolento.


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giovedì 3 gennaio 2019

12 anni per salvare il clima del Pianeta

dalla pagina https://www.greenpeace.org/italy/storia/4542/la-cop24-ci-lascia-con-lamaro-in-bocca-e-a-pagarne-lo-scotto-e-il-pianeta/

La COP24 ci lascia con l’amaro in bocca, e a pagarne lo scotto è il Pianeta



Gli esperti dell’IPCC – il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico– ce lo hanno detto in tutte le lingue: abbiamo solo 12 anni per salvare il clima del Pianeta, eppure la COP24 di Katowice si è conclusa oggi senza nessun chiaro impegno di miglioramento delle azioni climatiche da intraprendere. 


Dal summit, infatti, emergono solo progressi procedurali. Mentre è stato approvato un regolamento relativo agli Accordi di Parigi, non è stato raggiunto un chiaro impegno collettivo per migliorare gli obiettivi di azione sul clima – Nationally Determined Contributions (NDC) – nonostante le aspettative che si avevano su questo appuntamento.
Un anno di disastri climatici e il terribile monito lanciato dai migliori scienziati climatici avrebbero dovuto condurre a risultati molto più incisivi, invece i governi hanno deluso i cittadini e ignorato la scienza e la situazione dei più vulnerabili. Riconoscere l’urgenza di dover aumentare le ambizioni, e adottare una serie di regole per l’azione per il clima, non è neanche lontanamente sufficiente quando intere nazioni rischiano di sparire.
Noi continuiamo a esortare a i governi ad accelerare immediatamente le proprie azioni e a dimostrare di aver ascoltato le richieste che arrivano dalla società. Il rapporto IPCC è un campanello d’allarme che richiede azioni urgenti all’altezza delle minacce.
Senza un’azione immediata, anche le regole più forti non ci porteranno da nessuna parte, occorre avere molto più coraggio per difendere il clima!

mercoledì 26 dicembre 2018

CAMMINO DI PACE 1 GENNAIO 2019


“QUANTA STRADA HA FATTO LA PACE?”


Dieci anni di “Cammino di pace”, ma quanto ha camminato la pace nel mondo? 
E dentro di noi, in questi dieci anni?

Vicenza è una città costruita anche su ponti. Da quello grande sul Bacchiglione (Degli Angeli), a quelli interni del centro (Pusterla, Furo, S. Michele, S. Paolo, Barche), fino a quelli più recenti nell’anello di ingresso (S. Croce, Margherita, Borgo Berga).
Se tutti i ponti di Vicenza scomparissero?
Alcune zone della città resterebbero senza uscita. Altre zone sarebbero senza centro, e per tutti non vi sarebbe possibile il cammino consueto per raggiungere il lavoro, per tornare a casa, per arrivare fino ai luoghi dell’arte del Palladio … 

I Ponti sono solo dei muri che permettono il cammino. Ponti di mattoni, ponti di idee … ponti che ogni buona politica dovrebbe sempre costruire e custodire aperti!

Martedì 1 gennaio 2019
ritrovo ore 15 in viale Roma (monumento a Gandhi)


lunedì 24 dicembre 2018

Auguri di un gioioso Natale


"Auguri scomodi" di Tonino Bello

Carissiminon obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. 
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
+ Tonino Bello

martedì 27 novembre 2018

Sinodo Sui Giovani - camminare assieme ai giovani

dalla pagina http://www.vigiova.it/la-parola-ai-giovani/sinodo-dei-giovani

Sinodo. “Camminare-insieme”, significa. E camminare insieme cosa significa?

Io, che di lauree in teologia non ne ho, lo intendo nel più letterale e concreto dei modi: camminare assieme, incontrare, far coincidere un pezzetto della mia strada con quella di qualcun altro. Senza metafore.

SINODO SUI GIOVANI - camminare assieme ai giovani.

Il dato di fatto è che il sinodo lo fa la Chiesa e che di giovani le chiese sono spesso vuote. Quindi?

Quindi vivere davvero questo sinodo significa per me incontrare soprattutto quei ragazzi che tra le quattro mura di una chiesa non entrano, ma che invece affollano strade, bar, scuole, campetti e stadi.

Se scegliamo di affiancarci sempre e solo ai “nostri”, trascuriamo la maggioranza: essere sinodo-oggi si tratta di coerenza, scegliendo di dedicare la corretta proporzione di energia e tempo alla corretta parte di ragazzi.

Ma significa anche avere coraggio. Coraggio di rischiare qualche porta in faccia pur di vedere noi giovani più da vicino, di mettere in discussione qualche certezza pur di una costruire una Chiesa che trovi spazio nella nostra vita.

Percepisco che il rischio principale di questo sinodo è che si riduca ad un sinodo-da-bar, un argomento di tavole rotonde, un riempimento di riunioni e serate.

Camminare-insieme si traduce in un gesto semplice, ma non facile: abbassare la maniglia della porta di casa- di Chiesa-per uscire in strada.

Davvero senza metafore.

Trovare tempo per incontrare ragazzi in carne ed ossa, con un nome ed un cognome, prima di parlare “dei giovani”.

Personalmente è stato un anno strano. Dico strano perché ho avuto il privilegio di vivere questo tempo in due modi: da ragazza quale sono e da “adulta” come ascoltatrice-di-giovani, poiché membro dell’équipe diocesana per la preparazione del sinodo. È stato uno sdoppiamento, una doppia visuale.

Da una parte il desiderio di essere ascoltata, dall’altra la responsabilità di ascoltare.

Papa Francesco circa un anno fa esortava ad ascoltare “il grido” dei giovani.

Mia mamma quando ero piccola mi spiegava che le persone quando stanno male gridano, ma quando stanno veramente male smettono di gridare.

Il grido dei giovani è oggi un grido mancato, strozzato in gola, un grido sordo per sciopero. Una protesta travestita da menefreghismo o un menefreghismo travestito da protesta. Protesta silenziosa per mancanza di spazi in cui poter far sentire la propria voce. Ed essere accolta ed ascoltata: con attenzione, con intenzione, con amore.

Forse questo coraggio un po’ manca. Forse non ci interessa davvero cosa hanno da dire a noi Chiesa questi ragazzi, forse ci fa comodo stare comodi al calduccio invece di esporci al vento della strada.

Forse c’è un po’ di paura nell’aria.

Paura di azzardare un cambio di schema per tornare a fare goal. Paura legittima. Ma personalmente avrei più paura di perdere la partita senza averle tentate tutte, cambio di schema compreso.

Adulti, scrivo pensando a voi ora. A te che leggi le considerazioni di questa 21enne, di una giovane tra tanti.

Tu hai la responsabilità. Nel dizionario della vita “responsabilità” è una parola pericolosa. Perché mette con le spalle al muro: o la guardi negli occhi o abbassi lo sguardo. Chi la guarda negli occhi, la abbraccia e inizia a camminare, chi abbassa lo sguardo per paura rimane lì, attaccato al muro.

Hai la responsabilità, come singolo che sceglie, di ascoltare le grida dei ragazzi del tuo quartiere, del tuo posto di lavoro, della tua parrocchia anche.

La responsabilità di essere il testimone credibile, l’esempio appassionato che andiamo cercando. La responsabilità di essere un adulto sincero, non perfetto.

Cosa chiedono i giovani che tu conosci? Emozioni forti? Felicità? Un lavoro?

Cosa passa per la testa e per i cuori dei ragazzi dei gruppi parrocchiali? Cosa toglie loro il sonno la notte? Le omelie, le catechesi, le testimonianze sono teologie scadute e incomprensibili oppure toccano il cuore dei ragazzi che hai di fronte?

Non c’è nulla da inventare, non servono ingegneri per questo sinodo, servono persone che ascoltino la realtà in cui vivono, si confrontino e, con coraggio, diano risposta concreta.

A te che leggi, giovane, fatti sentire e continua a dare voce a ciò che hai nel cuore. Non stancarti di cercare quei bellissimi adulti a cui davvero interessa camminare al tuo fianco. Esistono, sono pochi, ma esistono. Non lasciarli soli.

A te che leggi, adulto, vieni: qui fuori ti stiamo aspettando.

Senza metafore.


Betta

martedì 20 novembre 2018

23 novembre: Economia di guerra - economia di Pace

Venerdì 23 novembre

Mettete dei fiori nei vostri cannoni
Da una economia di guerra ad una economia di Pace

con don Maurizio Mazzetto di Pax Christi, Vicenza

Ponte di Barbarano - Opere Parrocchiali
ore 20: tisana accogliente
ore 20.30: intervento di don Maurizio e discussione