martedì 16 febbraio 2016

Inchiesta: L'infanzia bruciata dei bambini soldato

dalla pagina http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/02/12/news/l_infanzia_violata_dei_bambini_soldato-125415505/?ref=HREC1-31#apertura

Nel 2015 sono stati almeno 250 mila i ragazzini impiegati da eserciti regolari o irregolari. La situazione è particolarmente grave in Yemen, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. Se sfuggono alla morte, questi piccoli strapppati alle famiglie e ai villaggi subiscono traumi che condizionano il resto della loro vita.

lunedì 15 febbraio 2016

71° anniversario del bombardamento di Dresda

dalla pagina http://www.globalresearch.ca/71st-anniversary-of-dresden-fire-bombing-allied-war-crime-prelude-to-the-cold-war/5507765


Nella notte fra il 13 e il 14 febbraio 1945 il comando della RAF (British Royal Air Force) portò a termine due devastanti attacchi sulla città tedesca di Dresda. In quel tempo la popolazione, che prima della guerra era di 640mila abitanti, era cresciuta di una cifra compresa fra 100mila e 200mila rifugiati. 
722 aerei sganciarono 1478 tonnellate di alti esplosivi e 1181 tonnellate di bombe incendiarie. La tempesta di fuoco che ne risultò distrusse un'area di oltre 20 km quadrati... 
Poco dopo, il 14 febbraio una flotta di 316 bombardieri USA fece un terzo attacco, sganciando altre 488 tonnellate di alti esplosivi e 294 tonnellate di bombe incendiarie.
Il 15 febbraio 211 bombardieri USA fecero un quarto attacco con 466 tonnellate di bombe esplosive. 
Il bombardamento di Dresda fu considerato un crimine ingiustificato che causò circa 300mila morti. [...]
Dresda, la "Firenze tedesca" per i suoi tesori architettonici, non era considerata un obiettivo probabile perché non contribuiva molto alla economia di guerra nazista: era al 20° posto fra le 100 città tedesche importanti da un punto di vista bellico. [...] 

Il bombardamento di Dresda fu un crimine di guerra mai sottoposto a processo nonostante le Regole de L'Aia del 1923 sulla guerra aerea, accettate dalla Assemblea delle Nazioni Unite nel 1938: "Il bombardamento aereo con lo scopo di terrorizzare la popolazione civile, di distruggere o danneggiare proprietà privata che non abbia carattere militare, o di colpire persone non combattenti è proibito". 

Perché fu scelta Dresda per il bombardamento del 1945? Dresda era lungo il percorso dell'avanzata dell'Esercito Sovietico verso Berlino. L'idea era che la morte e devastazione causata dal bombardamento [oltre a infliggere un colpo durissimo alla Germania nazista] venisse visto e riportato a Stalin, per mostrargli le capacità distruttive delle forze aeree USA e Britanniche  [...] 

Crimine di guerra alleato, preludio alla Guerra Fredda [la prima guerra fredda...]

domenica 14 febbraio 2016

È giusto che i bambini visitino la Fiera delle armi?

dalla pagina http://www.famigliacristiana.it/articolo/e-giusto-che-i-bambini-visitino-la-fiera-delle-armi.aspx


14/02/2016  Sì, secondo gli organizzatori dell’esposizione di Vicenza, in corso fra il 13 e il 15 febbraio. Basta che siano accompagnati da maggiorenni. Non mancano le proteste. Non solo della Rete Italiana Disarmo e dell’Osservatorio Opal di Brescia, ma anche della Chiesa vicentina: «È questo che vogliamo proporre alle future generazioni?», chiede la Commissione per la Pastorale sociale in una lettera ai cittadini. E il Comune di Vicenza, proprietario al 33% della società che organizza la Fiera, ha qualche ripensamento. Timido e tardivo.





Ospitare «i top brand del settore armi e munizioni» per «diventare l’appuntamento più importante in Europa per uno dei comparti produttivi strategici del Made in Italy». È quello che propone la Fiera di Vicenza dal 13 al 15 febbraio ospitando Hit Show 2016, la più grande fiera europea per la promozione delle armi per il pubblico generalista, con 31 mila visitatori lo scorso anno e 48 espositori esteri.
Ingresso libero per tutti, anche i minori; per i più appassionati, sarà addirittura possibile testare le novità in fatto di armi e munizioni, con «uno spazio esperienziale» per «la prova d’armi lunghe a canna liscia». Non solo caccia e sport, ma anche pistole per la protezione personale.
Mentre crescono i visitatori (+29% nel 2015 rispetto all’anno precedente), la Chiesa di Vicenza ha espresso tutto il suo disappunto. In una lettera aperta ai cittadini, la Commissione diocesana per la Pastorale sociale denuncia che «una mostra di questo tipo finisce per ingenerare confusione, rischiando di legittimare una cultura della violenza». E si chiede: «È questo che vogliamo proporre alle future generazioni? Vogliamo davvero formare i nostri ragazzi proponendo loro un’identità che vede il possesso di un’arma come forma di sicurezza e di difesa?».
Ricordiamocelo in occasione del prossimo fatto di cronaca che diventerà “emergenza”, o del dibattito sulla violenza giovanile che ne seguirà…


 

Una Fiera che non è nuova alle polemiche

L’esposizione, promossa dall’Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni in collaborazione con Assoarmieri e Conarmi, non è nuova alle polemiche. L’anno scorso, pistole e revolver facevano bella mostra tra i padiglioni, mentre bambini e ragazzini potevano impugnarle e gustarne “l’ebrezza”. Addirittura, nelle brochure disponibili tra gli stand, non mancavano le pubblicità di armi da guerra e di “law enforcement”. Per questo, l’Osservatorio Opal di Brescia, la Rete Disarmo, la Diocesi e alcune associazioni vicentine avevano protestato, interpellando il sindaco Achille Variati dato che la Fiera è una società controllata al 33% dal Comune e, con quote analoghe, dalla Provincia e dalla Camera di Commercio.
Qualche aggiustamento c’è stato: quest’anno i minori possono entrare solo se accompagnati da maggiorenni, in ogni caso non possono accedere al poligono di tiro e non devono maneggiare armi (la vigilanza è comunque affidata agli accompagnatori, non agli espositori). D’altro canto, se un comunicato della Fiera smentisce l’esposizione di armi militari per questa edizione (l’anno scorso c’erano delle copie), accanto a quelle sportive viene confermata la presenza di armi «ad uso civile (deterrenza e difesa personale)», seppur non «rese accessibili al pubblico generico» e «normalmente presentate in appositi corner riservati».

Va vietato l'ingresso ai minori. E la Fiera deve dotarsi di un codice etico

Inoltre, dopo le proteste, l’11 febbraio l’assessore vicentino alla Comunità e alle famiglie Isabella Sala si è impegnata a promuovere un codice di responsabilità sociale e a ragionare ulteriormente sull’accesso dei minori. Tuttavia, non per quest’anno, ma per l’edizione del 2017: forse era opportuno pensarci prima dato che le polemiche risalgono a un anno fa. Infine, il Comune ha annunciato per la primavera un incontro di approfondimento sulla diffusione delle armi e la sicurezza pubblica. «Una decisione tardiva ma significativa», commenta Giorgio Beretta dell’Osservatorio Opal, «sarebbe stato più opportuno accompagnare l’incontro all’esposizione di questi giorni».
Aprire una riflessione sulla crescita della domanda di armi – anche in Italia, non solo nell’America delle stragi – era una delle tre richieste dell’Opal e delle associazioni. Le altre erano vietare l’ingresso ai minori, anche se accompagnati, e dotarsi (per il 2016, non rimandando all’anno prossimo) di un codice etico dettagliato. «Vuol dire», dice Beretta, «esplicitare con chiarezza i tipi di armi ammesse e quelle escluse, le modalità di esposizione (bloccate o estraibili, in teche chiuse o apribili) dei cataloghi pubblicitari che si possono diffondere per promuovere altre armi, i criteri di ammissibilità e di esclusione delle aziende, per esempio nei casi di illecito e corruzione».
L’impressione è che dopo le polemiche del 2015 si sia fatto qualche correttivo necessario, ma non ci si ponga il problema del rischio nel promuovere una “cultura delle armi” e il “gusto della violenza”. “Hit”, “colpire” in inglese, come dice il titolo dell’esposizione. È il punto su cui insiste la Diocesi vicentina: «Sembra prevalere», dice l’Ufficio guidato da don Matteo Pasinato, «una logica di mercato che giustifica il business senza alcuna preoccupazione etica. “I minori di oggi sono potenziali acquirenti di domani”: questo insegnano le regole delle pubblicità. Noi crediamo all’importanza di educare a una vita che punti sulla relazione positiva con l’altro. Questa rassegna potrebbe essere un’occasione per riflettere sul tipo di società che vogliamo costruire e sui valori che dobbiamo affermare».

Scegliere tra ponti o muri

da La Voce dei Berici, Domenica 14 febbraio 2016

EDITORIALE di Lauro Paoletto 

C’è stato un tempo (quasi tutto il secolo XX) in cui il mondo (o gran parte di esso) si divideva secondo due grandi visioni: quella comunista e quella capitalista.
Cadute le ideologie oggi possiamo dire che il mondo è comunque governato da due visioni opposte e inconciliabili. C’è la visione di chi vede l’altro (singolo individuo o singolo Stato o singola religione) come un potenziale nemico rispetto al quale c’è da fare una cosa fondamentale: difendersi. C’è invece chi crede che l’attuale contesto culturale, sociale ed economico abbia spalancato spazi per incontri e opportunità inedite che vanno colti costruendo ponti. Ponti da un lato, muri dall’altro, potremmo sintetizzare.

Oggi papa Francesco rappresenta l’architetto più convinto e più tenace di questo frangente storico. Tutto il suo pontificato può essere letto come una serie costante di segni storici che aiutano ad abbattere muri e a costruire ponti: da Cuba all’Africa, dall’Unione Europea agli Stati Uniti, dai musulmani agli ebrei fino al più recente ponte verso gli ortodossi con l’incontro programmato con il patriarca Kirill.

Tra i sostenitori dei muri invece molte lobby internazionali che lucrano sui conflitti e sulle guerre altrui. Tra questi sicuramente i mercanti d’armi che, c’è da scommettere, non vedono per niente bene lo sforzo della Chiesa per favorire l’incontro e la pace tra i popoli.

Se andiamo ben a guardare la nostra quotidianità è abitata dal bivio muro-ponte. Quante fatiche, quante sofferenze, quanti soldi (si pensi solo alle spese legali che portano con sé certe liti) potrebbero essere risparmiati nelle reti parentali se si scegliesse di fare i “pontieri”.

I muri portano con sé rancori, ostilità, divisioni, rifiuti. È questa la cultura che sembra oggi dominare anche nei nostri contesti dove spesso prevale la chiusura sull’apertura, il sospetto sulla fiducia. I nostri Paesi sono sottoposti alla provocazione costante, incessante e inarrestabile (nonostante i muri) di migliaia di poveri cristi che cercano di fuggire da guerre e da situazioni di disperazione. Questo alimenta timori e fantasmi ben capitalizzati poi politicamente. Gli episodi di piccola criminalità sono altra benzina sul fuoco. Certo nell’immediato può apparire più semplice costruire un muro, ma questo chiude ogni futuro, rende la vita asfittica, priva di prospettiva.

Costruire ponti è sicuramente più faticoso, richiede pazienza, umiltà, grande capacità di dialogo ma è l’unica prospettiva che garantisce un futuro. In ogni caso è la responsabilità che compete a ogni donna e uomo di buona volontà. Cristiani prima di tutto. Senza se e senza ma.

sabato 13 febbraio 2016

La “difesa” militare non è più una virtù

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/la-difesa-militare-non-e-piu-una-virtu/

La “difesa” militare non è più una virtù

A 50 anni dal processo a don Milani, un’altra idea di difesa della patria dalle aule di tribunale alle Aule parlamentari

Il processo
Il 15 febbraio del 1966 Lorenzo Milani veniva assolto nel processo di primo grado (non fece poi in tempo ad essere condannato nel secondo…), nel quale era accusato di “apologia di reato” per aver difeso – con una risposta pubblica al comunicato stampa infamante dei cappellani militari – gli obiettori di coscienza cristiani in carcere. Essendo già gravemente ammalato, qualche mese prima il Priore di Barbiana aveva mandato ai giudici un’autodifesa scritta. Il processo a don Milani – i cui atti sono raccolti nella famosa pubblicazione L’obbedienza non è più una virtù (Quaderni di Azione nonviolenta) – sono una tappa fondamentale nello sviluppo della consapevolezza pubblica che porterà, da lì a qualche anno (1972), alla prima legge italiana che prevede la possibilità di obiettare per motivi di coscienza al servizio militare obbligatorio, svolgendo un servizio civile sostitutivo. Tuttavia, sia nella lettera ai cappellani militari, sia nella successiva lettera ai giudici, don Milani non si limita a ribadire i motivi di coscienza – ancorati al Vangelo ed alla Costituzione italiana – che fondano legittimamente la scelta degli obiettori in galera, ma mette in discussione il principio della difesa militare della patria.
La patria e la sua difesa
Ai cappellani militari don Milani aveva scritto: “se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Viene qui proposta una importante evoluzione del concetto di patria, che supera i confini geografici e nazionalistici e diventa l’appartenenza ad una condizione sociale universale. Concetto che ribadisce con maggior precisione nella “lettera ai giudici”: “ai miei ragazzi insegno che le frontiere son concetti superati. Quando scrivevamo la lettera incriminata abbiamo visto che i notri paletti di confine sono stati sempre in viaggio. E ciò che seguita a cambiar posto secondo il capriccio delle fortune militari non può essere dogma di fede né civile né religioso”. Sganciare la patria dal riferimento ai confini e ricordare che questi ultimi sono transitori, mette già in discussione la necessità della loro difesa militare, ma – a partire dall’articolo 11 (ripudio della guerra) e dall’articolo 52 (difesa della Patria) della Costituzione – Lorenzo Milani “misura” anche un secolo di storia del nostro esercito, dimostrando come più che di difesa sia “intessuta di offese alle Patrie altrui”. Rispetto alle quali chiede ai cappellani militari di spiegare chi davvero abbia difeso la patria e il suo onore: “quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile?”. E’ il fondamento dell’idea che la vera difesa del Paese, anziché dall’obbedienza militare, passi – al contrario – attraverso l’obiezione di coscienza. E quindi attraverso un’altra idea di difesa.
Un’altra difesa è possibile
In questo mezzo secolo sono accadute molte cose nel nostro Paese e – con grande lentezza e fatica – il servizio civile è ormai “formalmente”, per l’ordinamento italiano, parte di una modalità di difesa della patria alternativa a quella militare. Ma in realtà i due modelli di difesa non sono, in nessun modo, comparabili: lo strumento militare è sempre più potenziato e finanziato – fino al folle acquisto dei caccia F35 – e utilizzato nell’offesa delle “Patrie altrui”, come scriveva don Milani, mentre la difesa civile, non armata e nonviolenta – salvo poche decine di milioni l’anno per il servizio civile (e il collegato esperimento transitorio dei corpi civili di pace) – non ha risorse, ne organizzazione, ne preparazione adeguate. La campagna in corso Un’altra difesa è possibile – che ha depositato oltre 53.000 firme in Parlamento – ne vuole finalmente il riconoscimento della pari dignità, con tutto ciò che ne consegue.
La seconda fase
Dopo sei mesi di raccolta firme e il loro deposito in Parlamento, e a cinquanta anni dal processo a don Milani, la proposta di legge di “Un’altra difesa è possibile” è ora assegnata alla discussione delle commissioni della Camera dei Deputati, grazie anche alla presentazione di un identico progetto di legge di iniziativa parlamentare, a cura di sei deputai di diverse forze politiche, aderenti all’intergruppo dei Parlamentari per la pace. A questo punto, la Campagna dei movimenti per la pace, la nonviolenza, il disarmo e il servizio civile – che ha visto gruppi territoriali presenti e coordinati in tutte le regioni italiane – entra nella seconda fase, quella più politica di sollecito nei confronti di tutti i parlamentari sui temi della difesa del Paese, sui contenuti specifici della Legge e sulla sua calendarizzazione.
Costruire le alternative civili
I sei primi parlamentari firmatari del progetto di legge – per una volta indichiamoli tutti: Giulio Marcon (Sinistra Italiana), Giorgio Zanin (Partito Democratico), Tatiana Basilio (Movimento 5 Stelle), Mario Sberna (Democrazia Solidale – Centro Democratico), Giuseppe Civati (Possibile), Massimo Artini (Alternativa Libera) – hanno dichiarato congiuntamente che “l’Istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che questa proposta di legge avanza, darebbe concretezza alla pluridecennale lotta degli obiettori di coscienza al servizio militare che culminò nella storica sentenza della corte Costituzionale che dette pari dignità tra servizio civile alternativo e servizio militare. Questa doppia possibilità di servire la Patria (come previsto dall’art.52 della Costituzione) è stata trascurata per privilegiare la difesa armata e la professionalizzazione delle forze armate. E’ quanto mai urgente anteporre alla cultura della guerra alternative civili di prevenzione dei conflitti e di riconciliazione tra le parti che solo la nonviolenza può efficacemente raggiungere. Il nostro impegno, trasversale ai gruppi di appartenenza, è che questo testo sia al più presto incardinato nelle commissioni competenti e discusso ed approvato dall’Aula.”
Il Priore di Barbiana, chiamato per queste ragioni a rispondere in un’aula di tribunale, aveva visto lontano.

Camminando al fianco di chi difende i diritti umani

24 febbraio, ore 20.45 
presso il Polo Giovani B55 (Arci Servizio Civile), contrà Barche 55 a Vicenza

L'esperienza di un'accompagnatrice internazionale di Peace Brigades International (PBI) in Guatemala 

Silvia, volontaria di PBI, presenterà la sua esperienza in Guatemala al fianco di indigeni e campesinos impegnati nella lotta per la difesa dei propri diritti; ha una attenzione particolare per le organizzazioni di donne indigene, in prima fila nella difesa della terra dalle devastazioni prodotte dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e nella difesa dei propri diritti in quanto donne discriminate per il proprio genere.

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martedì 9 febbraio 2016

Lettera aperta ai cittadini di Vicenza (e non solo!)

La “Commissione Diocesana per la Pastorale Sociale: lavoro, giustizia, pace, custodia del creato” ha condiviso coni gruppi e le associazioni firmatarie questa lettera/appello per stimolare una riflessione sull’impatto educativo che potrebbe avere la prossima manifestazione fieristica “HIT SHOW 2016” che esporrà armi per attività sportive e per difesa personale.
Ci auguriamo che sia un’occasione per riflettere sull’argomento e diffonderlo, al fine di creare una condivisione di idee e valori positivi per una società nonviolenta.


Vicenza 6 febbraio 2016

Il 13-15 febbraio si terrà alla Fiera di Vicenza una mostra dal titolo “HIT SHOW 2016”, che esporrà armi per attività sportive e per difesa personale.
Sentiamo il dovere di riflettere su alcuni aspetti:
  • una mostra di questo tipo, promuovendo una serie di sport e “giochi di guerra” di fatto finisce per ingenerare confusione rischiando di legittimare una cultura della violenza
  • la mostra non è riservata solo a chi opera nel settore, ma è aperta a quanti la vorranno visitare;
  • quello che ci preoccupa è che la mostra sarà aperta anche ai minori, seppure “accompagnati”;
  • sembra prevalere una logica di mercato che giustifica il business senza alcuna preoccupazione etica. “I minori di oggi sono potenziali acquirenti di domani”: questo insegnano le regole delle pubblicità.
Come cittadini, genitori, educatori ci chiediamo:
  • è questo che vogliamo proporre alle future generazioni?
  • vogliamo davvero formare i nostri ragazzi proponendo loro un’identità che vede il possesso di un’arma come forma di sicurezza e di difesa?
Noi crediamo all’importanza di educare ad una “vita buona” e alla nonviolenza, ad una vita che punti sulla relazione positiva con l’altro.
Questa rassegna HIT (HUNTING & TARGET SPORTS INDIVIDUAL PROTECTION) potrebbe essere un’occasione per riflettere sul tipo di società che vogliamo costruire e sui valori che dobbiamo affermare.
Pensiamo ad una città in cui i conflitti vengono risolti pacificamente, col dialogo, le relazioni costruttive, l’apertura verso l’altro, che non va mai visto come un nemico. Operare e sognare un mondo, dove ognuno si senta a casa propria!


Commissione Diocesana per la Pastorale Sociale: Lavoro, Giustizia, Pace, Custodia del Creato – Associazione Spazio Aperto – Associazione Ossidiana, Centro Culturale e di Espressione – CGIL Vicenza- Circolo LEGAMBIENTE Vicenza – Associazione Civica Vicenza Capoluogo – Associazione Presenza Donna – Movimento Nonviolento – Coordinamento Comitati cittadini – Casa per la Pace – Gruppo Sud/Nord Araceli- M.I.R/IFOR Nazionale e di Vicenza - Azione Cattolica Vicentina –

In Fiera armi e munizioni - La diocesi: «Si legittima la violenza»

dalla pagina http://www.ilgazzettino.it/vicenza_bassano/vicenza/fiera_hit_show_armi_munizioni_ira_diocesi_legittimazione_violenza_vicenza-1539684.html



di Roberto Cervellin

VICENZA - Armi, munizioni, coltelli. Ma anche attrezzature e accessori dedicati al mondo della caccia e del tiro sportivo. Dal 13 al 15 febbraio in Fiera tornerà "Hit show". E in città scoppia la polemica sull'opportunità di una manifestazione che propone "giochi di guerra". A parlare è la commissione diocesana per la pastorale sociale del lavoro che, con le associazioni pacifiste e alcuni cittadini, ha sottoscritto un appello su "modalità educative, aspetti relazionali, regole e stili di vita che la mostra potrebbe suscitare". Un appello che ha il sapore di una denuncia contro un'esposizione che , dicono i firmatari, "rischia di legittimare la cultura della violenza".
Insomma, la Chiesa vicentina esprime più di qualche dubbio sull'utilità dell'evento che ogni anno attira numerose aziende del settore, ma anche tanti appassionati di caccia e armi per uso personale, civile e sportivo, come dimostrano gli apprezzamenti che giungono dai social.

Sotto accusa anche l'ingresso libero. "La mostra non è riservata solo agli operatori, ma anche a quanti la vorranno visitare - sottolinea la commissione diocesana -. Quello che ci preoccupa è che sarà aperta anche ai minori, seppure accompagnati". E poi rincara: "Sembra prevalere una logica di mercato che giustifica il business senza preoccupazioni etiche. E' questo che vogliamo dare alle future generazioni? Vogliamo formare i ragazzi proponendo un'identità che vede il possesso di un'arma come forma di sicurezza e difesa? Noi crediamo nell'importanza di educare alla non violenza e nella relazione positiva con l'altro".

Per i responsabili della diocesi serve un codice di autoregolamentazione che salvaguardi i minori. Ma gli organizzatori - tra cui figura l'Associazione nazionale produttori armi e munizioni - tirano dritto, ricordando il successo di una manifestazione che l'anno scorso ha registrato oltre 30mila visitatori provenienti da tutto il mondo, "confermandosi appuntamento di riferimento per il mercato europeo". 


vedi anche:

lunedì 8 febbraio 2016

Grisignano (VI), 5 febbraio, di fronte al magazzino del Prix...

dalla pagina http://www.vicenzareport.it/2016/02/prix-grisignano-scontri-tra-polizia-e-manifestanti/
immagini dalla pagina https://drive.google.com/file/d/0BweZqygiAb5PdjZwYjl3T2ZDdXc/view



Magazzini Prix, Cgil, Filt e Filcams: solo una buona contrattazione può garantire i lavoratori degli appalti 
Cgil Vicenza
Torna di attualità il tema degli appalti in provincia di Vicenza. Questa è la posizione della Cgil e delle due categorie che rappresentano i lavoratori (Filt e Filcams): "Come si sta vedendo anche in questi giorni, ma non è una caso isolato quello della catena Prix, nei cambi di appalto a farne le spese sono i lavoratori delle Cooperative di merci e logistica occupati nei magazzini. Sono lavoratori e lavoratrici molto esposti sul piano contrattuale, molte volte costretti a lavorare privi di tutele, talvolta soci più o meno consapevoli, spesso immigrati.
Per essi la contrattazione collettiva deve essere obbligatoria, come recitano i Contratti nazionali, e non una eventualità.
Questi lavoratori vengono coinvolti in numerosi cambi di appalto, dove spesso le aziende Cooperative che si succedono cambiano solo il nome, ma mantengono la medesima gestione:  ad ogni cambio di appalto, però, vengono messe in discussione le tutele ed il salario, con l’uso dei regolamenti interni in deroga negativa rispetto ai contratti. Una gara al ribasso. Per i lavoratori, ovviamente. Vantaggiosa per i committenti.
E’ urgente e necessario che la contrattazione diventi prassi e non eccezione, con un obiettivo primario: la tutela occupazionale. Nella contrattazione collettiva deve essere inserita la ‘clausola sociale’, ovvero la garanzia di continuità lavorativa in caso di cambio appalto. Ugualmente vanno riconosciuti i diritti derivanti da leggi e contratti, senza eccezioni.
L’entrata in vigore del “Jobs Act” ha di fatto peggiorato le tutele dei Lavoratori coinvolti nel cambio appalto, a farne le spese sono sopratutto gli addetti che operano nelle mense, nelle imprese di pulizia e nella vigilanza privata. Nei  cambi di  appalto i vecchi dipendenti, riassunti,  devono subire l’applicazione del contratto “a tutele crescenti“ e talvolta perdono i diritti acquisiti.
Negli appalti “c’è bisogno di legalità”. Non è più sostenibile la politica del massimo risparmio, perché tutto si scarica sulla pelle dei lavoratori.
I committenti in questo hanno grandi responsabilità e per questo Filcams  e Filt  si sono attivate: per cercare di creare un modello di relazioni sindacali che miri ad un confronto preventivo, trasparente, che garantisca la piena applicazione dei Contratti Collettivi e la tenuta occupazionale.
Auspicano la costituzione del tavolo permanente regionale, che tra le altre cose, miri ad identificare la cattiva cooperazione, quella che opera in violazione delle norme e non applica i contratti collettivi, al fine di evitare situazioni di dumping contrattuale e concorrenza sleale sulle spalle di chi lavora.
A Vicenza c’è un Osservatorio istituzionale sulla cooperazione presso la Direzione provinciale del lavoro: va riattivato e messo al lavoro!
Per questa via (il rispetto della contrattazione e delle regole) si possono tutelare meglio le persone e non arrivare a sterili contrapposizioni.
Gli strumenti ci sono. Bisogna utilizzarli. Chi non lo fa si assume una grande responsabilità".

venerdì 5 febbraio 2016

FOX TV: "17 attentati sventati da agenti della FBI sono stati creati dalla FBI"


Andrew Peter Napolitano è stato Analista Giudiziario per la rete televisiva Fox News, per la quale commentava notizie giudiarie e processi; è noto come giornalista grazie ad articoli anche su The Washington Times. In precedenza aveva servito come Giudice per la Corte Superiore del New Jersey (1987-1995); attualmente insegna legge costituzionale come professore alla Scuola di Legge Brooklyn. Ha scritto nove libri su soggetti costituzionali, legali e politici.
"Judge" ["Il Giudice"] Napolitano è poi stato licenziato da Fox News in seguito ad altre dichiarazioni: video [en] https://www.youtube.com/watch?v=UgGnBCDfCLM

Dal video https://www.youtube.com/watch?v=GgdtomKl_eY [da 28:55 a 31:18 – sottotitoli in italiano]
"Judge" ["Il Giudice"] Napolitano su FOX TV denuncia il comportamento di agenti FBI: "17 attentati sventati da agenti della FBI sono stati creati dalla FBI".
"[...] I casi più curiosi sono i restanti 17, per i quali il governo federale [degli USA] si è preso il merito. Hanno tutti un filo riprovevole e comune che li lega. Sono stati pianificati, controllati e portati a termine dallo stesso governo federale. In tutti i 17 casi, dai sei di Fort Dix, ai sette di Lackawanna, al bombarolo della Parata di Portland, i federali hanno trovato dei giovani nell'ambiente musulmano, dei solitari arrabbiati con l'America [USA], se li sono fatti amici, li hanno convinti e persuasi che avrebbero potuto cambiare il mondo uccidendo cittadini americani. In tutti questi casi gli agenti hanno agito sotto false spoglie, presentandosi alle vittime come "arabi anti-americani". In alcuni casi gli agenti federali hanno usato terze persone, che agivano da intermediari. Queste erano generalmente persone che erano state condannate per dei reati e che in cambio di una sentenza più lieve erano disposti a collaborare con gli stessi federali che li avevano arrestati, per aiutare quei federale a incastrare chiunque altro volessero arrestare [...]".
video originale [en] https://www.youtube.com/watch?v=QynchCojTzM

Bombe italiane a Riad, Arabia Saudita

Pubblicato da ab il 31/1/16 • Inserito nella categoria: Primo Piano

31/01/2016

Presentato alle Procure di Verona, Brescia, Cagliari, Roma e Pisa per chiedere alle autorità di verificare l’eventuale violazione della legge 185 del 1990 che vieta esportazione e transito di armi verso i Paesi in guerra. Secondo l’accusa, con i nostri ordigni l’Arabia Saudita bombarda lo Yemen senza alcun mandato Onu, seminando morte.

Paola Arosio

La storia spesso si ripete. Con i suoi errori e i suoi inganni. Così capita che i Paesi occidentali, che da un lato si affannano per contrastare dittature e terrorismo in ogni parte del mondo, dall’altro alimentino i semi della violenza e dell’odio. Sta accadendo oggi anche nel Belpaese, dove armi italiane vengono vendute all’Arabia Saudita che sta bombardando lo Yemen, senza alcun mandato da parte delle Nazioni unite. Nello Stato a Sud della penisola araba si sta così esacerbando un conflitto che ha già causato 6 mila morti (tra cui moltissimi civili), oltre 20 mila feriti, milioni di sfollati, mentre scuole e ospedali sono stati rasi al suolo. Una situazione tragica, che si configura come la più grave emergenza umanitaria in tutto il Medio Oriente.

A stigmatizzarlo le associazioni pacifiste, tra cui Movimento nonviolento, Rete della pace, Casa per la nonviolenza, Arci, che hanno presentato alle Procure di Verona, Brescia, Cagliari, Roma, Pisa, un esposto per chiedere alle autorità di verificare l’eventuale violazione della legge 185 del 1990 che vieta l’esportazione e il transito di armi verso i Paesi in guerra. «Questa è la prima iniziativa pacifista giuridica estesa», spiega Mao Valpiana del Movimento nonviolento. «Siamo giunti alla decisione di procedere in seguito alle continue spedizioni dall’Italia di bombe che servono a rifornire la Royal saudi air force, la forza armata saudita con base a Taif, non lontano dalla Mecca. In questi mesi abbiamo più volte chiesto un confronto con gli esponenti del Governo per sospendere le spedizioni ma, a fronte di risposte evasive e contraddittorie, abbiamo ritenuto doveroso inoltrare alla magistratura il documento».

Sei le spedizioni documentate, con video e fotografie. La prima risale al 2 maggio 2015, quando sono state esportate armi e munizioni per un valore di oltre 21 milioni di euro e per un peso di circa 16.900 chili. Altri invii sono avvenuti lo scorso 29 ottobre, il 18 e poi il 21 novembre, l’11 dicembre. La spedizione più recente è avvenuta il 16 gennaio.  Le bombe sono prodotte dalla Rwm Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi, in provincia di Brescia, e stabilimento a Domusnovas, in provincia di Carbonia-Iglesias. E proprio in Sardegna, spesso durante la notte, si sono svolte le operazioni di carico e poi di trasporto, via aerea o via mare, verso l’Arabia. Di fronte alla gravità della situazione che sta mettendo in ginocchio lo Yemen, l’Alto rappresentante dei diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein ha inviato al Consiglio di sicurezza dell’Onu un rapporto che documenta «fondate accuse di violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani». Inoltre, nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti per il «cessate il fuoco».

A cercare di scuotere le coscienze il messaggio che papa Francesco ha pronunciato lo scorso 19 novembre nella omelia della Messa mattutina a Santa Marta: «La guerra è proprio la scelta per le ricchezze: “Facciamo armi, così l’economia si bilancia un po’, e andiamo avanti con il nostro interesse”. C’è una parola brutta del Signore: “Maledetti!”. Perché Lui ha detto: “Benedetti gli operatori di pace!”. Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti».
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http://www.bocchescucite.org/bombe-italiane-a-riad-un-esposto-dei-pacifisti/


giovedì 4 febbraio 2016

Brescia - Vicenza: Il tabù della pace nella terra delle armi

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dalla pagina http://jesusonline.it/n.-2-febbraio-2016.html#06_tabupace.jpg

Nella rivista Jesus, n. 2, febbraio 2016 un reportage di Ilaria Sesana sulle armi leggere made in Brescia ...