lunedì 2 marzo 2020

Donatella Mottin ci accompagna nelle domeniche di Quaresima

Parole da gustare nel cammino

Le domeniche di Quaresima sono dense di Parola, ma anche di… parole. Sarebbe bastato solo uno dei lunghi Vangeli, per coprire di riflessioni tutto il periodo che ci accompagna verso la Pasqua e c’è il rischio di lasciare tutta questa grande ricchezza al solo momento dell’ascolto domenicale. La proposta è di fermarsi su poche parole, quelle che ci hanno parlato quando le abbiamo ascoltate e di portarle con noi durante la settimana, ripensarle, ripeterle, per "stare” con Gesù in questo tempo con semplicità, ma forse più in profondità. Io, per me, ho scelto queste:

PRIMA DOMENICA: LE TENTAZIONI - Matteo 4,1-11
Gesù venne condotto nel deserto… Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
Nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti… Mi interrogano sempre più questi tempi, a volte lunghissimi, altre relativamente più brevi, di cui le Scritture non ci dicono nulla. Chissà cosa avrà pensato Gesù in quelle giornate da solo. Il deserto è il luogo dell’Esodo, una fase di passaggio in funzione di qualcosa che si deve compiere. Certo il racconto delle tre tentazioni, che Matteo inserisce in questo capitolo e che diventano di un grande valore simbolico, ci dice che Gesù ha dovuto operare delle scelte rispetto a quella che sarebbe stata, in parole e opere, la sua vita pubblica che comincia subito dopo, ma quei quaranta giorni aprono delle domande, ci parlano di quei periodi in cui anche noi ci arrovelliamo per scelte da fare, giorni e notti di pensieri, di dubbi, di preghiere, di profondo desiderio che qualcuno ci illumini, ci aiuti a decifrare e a comprendere cosa fare, come andare avanti. E poi "alla fine” ecco che Gesù "ebbe fame”. Non è logicamente una fame fisica, ma la fame che interrompe quell’isolamento. È come la nostra ‘fame’ di qualcosa che ci chiama a passare attraverso alcune esperienze e ad andare oltre. Nel vangelo di Giovanni, Gesù dirà "mio cibo è fare la volontà di Dio” (Gv 4, 31-34). Gesù non è chiamato a vivere nel deserto come Giovanni il Battista, cibandosi di locuste e miele selvatico come Matteo racconta nel brano precedente (3,4). Gesù ha scelto di andare per le strade, di incontrare donne e uomini; è questa la fame di Gesù: fame di relazioni, desiderio di vivere concretamente con le persone che incontrerà, giorno dopo giorno, quel traboccante amore che lo porterà davvero ad amare "fino alla fine”.

SECONDA DOMENICA: LA TRASFIGURAZIONE - Matteo 17,1-9
Ma Gesù si avvicinò, ti toccò e disse: "Alzatevi e non temete”.
È importante che il racconto della Trasfigurazione di Gesù sia inserito subito dopo il suo primo annuncio della Passione e delle condizioni per seguirlo, cioè l’offerta d’amore della propria vita accettando le diverse croci che questo comporta.
Pietro, Giacomo e Giovanni vivono un’esperienza straordinaria, di quelle che cambiano la vita: la visione di Mosè, Elia e il volto "altro” di Gesù. Umanamente comprensibile che Pietro desideri rimanere così, tutti insieme, con Mosè che rappresenta la Legge del popolo, Elia il grande profeta e Gesù il maestro.
Ma la voce e l’indicazione di Dio è molto diversa: Gesù è l’amato. Lui è colui che deve essere ascoltato. C’è sì da cadere con la faccia a terra ed essere presi da grande timore come accade ai discepoli. Non è possibile tenere tutto, bisogna scegliere. Non la legge, se viene assolutizzata e si dimentica dei volti, dei corpi e delle difficoltà delle persone; non quella profezia che, come anche per Elia, spesso diventa potere forte e addirittura violenza, ma l’annuncio di Gesù, un annuncio di amore che mette in gioco la vita. C’è timore nell’alzare lo sguardo, nel vedere che è rimasto lui solo, nell’operare quella scelta, nel lasciare la vecchia strada e agire una conversione, un cambiamento. Ma Gesù tocca i nostri corpi, ci aiuta a rialzarci, a risorgere; tocca la nostra paura e ci ripete ogni giorno: "Non temere!”.

TERZA DOMENICA: LA SAMARITANA - Giovanni 4,5-42
Gesù dunque affaticato per il viaggio... le dice: "Dammi da bere”.
Gesù avrebbe potuto fare un’altra strada per salire a Gerusalemme, evitando di attraversare la Samaria come normalmente facevano i giudei per evitare i contatti con i samaritani considerati impuri e da cui erano divisi da convinzioni sociali e di culto.
Ma Gesù è venuto per raggiungere anche i lontani, le periferie, le terre e soprattutto le persone che sono oltre i confini fissati dalla legge. Forse è il compito da svolgere a causargli quella grande stanchezza, come è per noi nelle fatiche di affrontare le giornate, la stanchezza non solo di quello che si è fatto, ma soprattutto di quanto si deve ancora fare. Gesù ha conosciuto questa fatica, nel corpo e nello spirito, e forse proprio per questo le sue prime parole alla Samaritana che arriva al pozzo, sono espressione di un bisogno, di un desiderio. "Dammi da bere”.
Quella donna, con la sua vita irregolare, mentre sta compiendo il suo quotidiano, viene colta dalla sorpresa di quell’incontro; accetta di intrecciare la sua sete, i suoi sogni e desideri, con quel giudeo che in teoria non dovrebbe nemmeno rivolgersi a lei e che invece le narra la verità della sua vita, senza giudizi e con amore.
Era mezzogiorno ci dice il testo, come quando Pilato presentò Gesù al popolo: "Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno Pilato disse agli ebrei: ecco il vostro re!”.
"È l’ora centrale del giorno, il punto che determina il passaggio da una parte all’altra della giornata… Ogni volta che accogliamo l’invito a un viaggio interiore, è mezzogiorno… Ogni volta che ci mettiamo all’ascolto profondo della nostra sete, è mezzogiorno” (J. Tolentino Mendonca).
Ogni volta che passiamo da una parte a un’altra della nostra vita.

QUARTA DOMENICA: IL CIECO NATO - Giovanni 9,1-41
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò gli disse...
Testo strano quello del cieco nato. Si apre con una affermazione potente: quello che ci accade come malattia, disabilità, sofferenza o difficoltà, non sono castighi per peccati commessi. E per dimostrare che il Dio manifestato da Gesù non è un Dio che castiga, Gesù apre, di sabato, gli occhi di quell’uomo e gli rende possibile vedere.
Da questo momento Gesù non c’è più nel testo, ci sono quelli che conoscevano l’uomo, i suoi familiari, soprattutto i farisei. Nessuno è felice per lui, per la cosa straordinaria che gli è capitata. Sembra che Gesù gli abbia complicato la vita: i conoscenti lo portano dai farisei perché è stato guarito in giorno di sabato; i suoi genitori, che ci vedono, lo riconoscono come il proprio figlio nato cieco, ma non aggiungono altro per paura di essere espulsi dalla sinagoga; i farisei non vogliono accettare che l’azione di Gesù venga da Dio perché Gesù non rispetta la Legge di Mosè e continuano a interrogarlo con insistenza e violenza.
E finalmente quell’uomo ha "l’illuminazione”: ora vede la realtà com’è, quell’impasto di terra e l’invito ad andare lo hanno reso pienamente umano, non vuole più chiudere gli occhi. Sono i farisei e chi detiene il potere che sta sbagliando e trova il coraggio di dirlo: "Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla” (9,33).
Anche per noi, oggi, è possibile cominciare a vedere la realtà, trovare il coraggio di prendere la parola, anche se può voler dire essere cacciati fuori, messi da parte, perché è proprio quando l’uomo viene cacciato che Gesù lo trova e gli parla.
A volte bisogna trovare il coraggio di "uscire”, come ogni creatura che deve venire espulsa dal grembo della madre, per vedere la luce e iniziare a vivere.

QUINTA DOMENICA: LAZZARO RIPORTATO IN VITA - Giovanni 11,1-45
Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto.
"Se tu fossi stato qui...”. La frase di Marta e Maria a Gesù rappresenta la domanda che spesso ci abita, quando abbiamo modo di vivere o di considerare certe situazioni; quando la vita ci sorprende con sofferenze vissute o ascoltate; quando ci sentiamo del tutto impotenti; quando ci assale la sensazione che il Signore sia assente. Se lì il Signore ci fosse, le cose non sarebbero diverse?
Marta, nel brano del vangelo, sta vivendo questa situazione. È amica di Gesù, spesse volte egli si era fermato nella loro casa dove aveva trovato accoglienza, ristoro, amicizia; aveva pregato che Gesù arrivasse negli ultimi giorni di malattia del fratello, ma Gesù non era arrivato in tempo eppure anche adesso, che è finalmente presente, Marta si aspetta un gesto miracoloso, chiede conto a Gesù e dialoga con Gesù cercando di capire.
"Credi tu che io sia la vita?”. Prima ancora della risurrezione di Lazzaro, che viene solo "slegato” dal suo sonno, questo testo ci presenta la risurrezione di Marta. Nelle avversità, nelle sofferenze, nelle malattie e anche nella morte, il Signore è presente non a cancellare, ma a condividere ogni cosa con noi.
"Sì, Signore, io lo credo”. Ed è già ora vita eterna.

Donatella Mottin

Associazione Presenza Donna
Centro Documentazione e Studi