domenica 15 settembre 2019

Stefano Mancuso: "La Nazione Delle Piante" e la "Carta Dei Diritti Delle Piante"

dalla pagina https://www.ilsussidiario.net/news/stefano-mancuso-che-ci-faccio-qui-la-nazione-delle-piante-e-la-carta-dei-diritti/1895272/


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Qual è la comunità vivente più sviluppata? Secondo Stefano Mancuso è proprio la Nazione delle piante. Neurobiologo vegetale, inserito nel 2013 dal New Yorker nella classifica dei “world changers”, le persone che cambieranno il mondo, ha scritto la Costituzione del mondo vegetale. “La Nazione delle piante si autogoverna da milioni di anni ed è molto più raffinata della nostra, così recente e rozza”. Ma le piante possiedono dei sensi sviluppati? Proveranno mai qualche tipo di emozione particolare? 
[...]
Le piante, secondo Stefano Mancuso, non avendo un cervello o organi vitali sono in grado di durare, possono essere private di quasi tutto il loro “corpo” senza vederne intaccate le loro principali funzionalità. “Possiamo rimuovere il 90% di internet e la rete continua a funzionare, così come possiamo rimuovere il 90% dell’apparato radicale e le piante continuano a funzionare,” sottolinea Mancuso. Nel suo ultimo libro (“La nazione delle piante), salta all’occhio immediatamente La Carta dei diritti delle piante, specie per quanto riguarda due punti. L’articolo 1 dice: “La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente”. Mentre l’articolo 4 ci fa sapere che: “La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni”. 


CARTA DEI DIRITTI DELLE PIANTE 

(da S. Mancuso, La Nazione Delle Piante


"Vademecum per la sopravvivenza della nostra specie"


art. 1 La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente
art. 2 La Nazione delle Piante riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle comunità naturali come società basate sulle relazioni fra gli organismi che le compongono
art. 3 La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate
art. 4 La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni
art. 5 La Nazione delle Piante garantisce il diritto all'acqua, al suolo e all'atmosfera puliti
art. 6 II consumo di qualsiasi risorsa non ricostituibile per le generazioni future dei viventi è vietato.
art. 7 La Nazione delle Piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivervi senza alcuna limitazione
art. 8 La Nazione delle Piante riconosce e favorisce il mutuo appoggio fra le comunità naturali di  esseri viventi come strumento di convivenza e di progresso.

sabato 14 settembre 2019

SCUOLE AL VIA. LEGAMBIENTE: “CARO GOVERNO TI SCRIVO… NON C’È PIÙ TEMPO…

dalla pagina https://www.legambiente.it/scuole-al-via-legambiente-caro-governo-ti-scrivo-non-ce-piu-tempo/

Il 40% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgente; solo il 19% ha verificato la sicurezza dei solai; il 74% è senza mensa e il 56,7% senza trasporto per disabili”
Sbloccare immediatamente i fondi rimasti senza decreto attuativo, per stanziare subito 1,5 miliardi netti per scuole più sicure, nuove ed efficienti
Caro Governo,
le scuole stanno riaprendo e per questo ti scrivo. Perché quasi il 40% degli edifici ha bisogno di interventi di manutenzione straordinaria urgente; in oltre l’80% non sono state realizzate indagini per verificare la sicurezza dei solai, oltre il 60% degli istituti non dispone del certificato di agibilità e più del 76% delle amministrazioni non ha effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica. Insomma, se per te la Scuola è una priorità, sappi che è urgente intervenire per mettere in sicurezza tutti gli edifici e garantire le stesse possibilità educative agli alunni di tutte le regioni italiane, perché negli ultimi dieci anni la situazione non è migliorata e anzi sembra proprio essere bloccata: la progettazione è troppo lenta e quasi non c’è stato nessun passo avanti in tema di riqualificazione e sostenibilità”.
Comincia così la nostra lettera aperta al Governo sul tema scuole. Perché da 20 anni facciamo dossier sull’edilizia e i servizi scolastici ed ora non possiamo fare a meno di lanciare un grido d’allarme, perché tra nord e sud il diritto allo studio non è uguale per tutti, la necessità di interventi urgenti per la messa in sicurezza degli edifici cresce in maniera allarmante e anche i servizi sembrano essere prerogativa solo di alcune regioni del nord.
Dai numeri elaborati da Legambiente (su dati Miur e su un’anteprima di Ecosistema Scuola, l’indagine di Legambiente sulla qualità dell’edilizia e dei servizi), risulta infatti che ben il 38,8% degli istituti in Italia necessita di interventi urgenti di manutenzione straordinaria per adeguamento alle norme e per l’eliminazione dei rischi. Ma la situazione non è la medesima in tutte le aree del Paese. Questa necessità riguarda infatti il nord per il 28,8%, il centro per il 41,9%, ma il sud per il 44,8% e le isole per il 70,9%: una fotografia di un Paese sostanzialmente senza sviluppo, visto che dieci anni fa, la media nazionale era del 32,8% con una percentuale del 21% che riguardava il nord, il 26,4% il centro, il 47,3% il sud e il 40,8% le isole.
Ad oggi, il 61,4% degli istituti non dispone del certificato di agibilità (anche qui con differenze notevoli tra il nord con il 48,8%, il centro con il 66,8%, il sud con il 69,4% e le isole col 77,3%), mentre le verifiche di vulnerabilità sismica, fondamentali in gran parte del Belpaese, sono state realizzate solo in parte. Il 76,2% dei comuni capoluogo infatti non le ha completate. Cioè sono state realizzate solo in alcuni istituti e non in tutti. Situazione che riguarda il 73,5% delle amministrazioni dei capoluoghi del nord, il 71,4% del centro, il 77,8% del sud e il 100% delle isole).
Nel complesso, solo il 22,2% dei Comuni capoluogo in aree con rischio sismicità più alto (le aree 1 e 2) ha realizzato le verifiche di vulnerabilità sismica su tutti gli edifici. Tra le inadempienti, anche città altamente a rischio come Napoli e Messina che denunciano però di avere necessità di interventi per adeguare le norme ed eliminare i rischi rispettivamente nel 34 e nel 100% dei casi.
I solai, principali protagonisti dei crolli e degli incidenti avvenuti nelle scuole negli ultimi anni, sono stati oggetto di indagine di controllo solo nel 18,9% degli edifici. Questi controlli hanno riguardato il 24,6% degli istituti del nord, sui quali sono stati effettuati poi interventi di messa in sicurezza per il 22,3% dei casi, il 24,7% del centro con conseguente intervento sul 16%, il 6,4% degli istituti del sud che ha richiesto interventi di messa in sicurezza per il 58,8% dei casi e il 4,1% degli edifici nelle isole con il 73,3% degli interventi.
In positivo, occorre segnalare Mantova come unica amministrazione italiana ad aver realizzato indagini di vulnerabilità sismica e di sicurezza dei solai in tutti i suoi edifici scolastici.
“Questi dati – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, Vicepresidente e responsabile Scuola e Formazione di Legambiente – evidenziano ancora una volta le disuguaglianze e le diverse velocità in cui marcia il nostro Paese anche in tema di scuole sicure e servizi di qualità. Invece di parlare di regionalizzazione dell’istruzione, che andrebbe a creare solo situazioni più inique, occorre che lo Stato individui, come prevede la nostra Costituzione, gli strumenti perequativi per garantire ai ragazzi una buona qualità dell’istruzione e un buon accesso di diritto allo studio in tutte le aree del paese, spingendo le Regioni e gli altri enti locali ad esercitare in pieno e in modo più qualificato le competenze che già oggi hanno”.
Sempre in tema di servizi, infatti, il 74% delle scuole italiane non ha la mensa (manca nel 66,3% degli istituti del nord, nel 65,2% degli istituti del centro, nell’86,5% dei casi al sud e nell’86,2% nelle isole), e nel 57,6% delle scuole non c’è servizio di trasporto per gli alunni disabili (manca al nord nel 58,3% degli istituti, al centro nel 55,1%, al sud nel 57%, nelle isole nel 60,3%). Le palestre o le strutture per lo sport sono presenti solo nel 40,7% degli istituti di cui il 44,7% al nord, il 45,3% al centro, il 32,2% al sud, il 38,3 nelle isole.
progetti educativi, importantissimi anche per l’apprendimento attivo e le competenze di cittadinanza sono, ancora una volta, pochissimi al sud e nelle isole: le amministrazioni che finanziano progetti e iniziative rivolte agli under 14 sono il 71%, di cui l’85,3% al nord, l’81,3% al centro, il 37,5% al sud e il 25% nelle isole). Anche qui, in positivo, spiccano due città del nord, Parma e Reggio Emilia, con una storica tradizione di investimenti per la realizzazione di progetti educativi nelle scuole.
Molto ancora rimane da fare nel campo della sostenibilitàSolo il 4,6% degli edifici scolastici si trova infatti in classe energetica A, mentre quasi un edificio su tre (29%) è ancora in classe G. Tra le città virtuose in tal senso, Prato vanta tutti gli edifici scolastici nelle prime tre classi energetiche, mentre a Brescia oltre metà degli edifici (55%) sono in classe A.
La lotta alle plastiche non riguarda ancora le scuole del sud e delle isole, dove le stoviglie in plastica monouso sono utilizzate rispettivamente nel 56,6% e nel 100% dei casi (35% è il dato nazionale).
“Occorre una decisa inversione di tendenza per garantire scuole sicure ed efficienti in tutto il Paese – ha concluso Vanessa Pallucchi in questa lettera aperta al Governo -. Chiediamo tempi e azioni certe per affrontare di petto quella che è una delle vere grandi opere necessarie per il nostro futuro. È urgente intervenire attraverso il completamento dell’Anagrafe scolastica, per poter programmare priorità e tempi di intervento, ma anche per garantire il diritto alla consultazione di dati pubblici che interessano milioni di persone.
Occorre sbloccare immediatamente i fondi rimasti senza decreto attuativo, quali ad esempio i BEI-CEB che consentiranno lo stanziamento di 1,5 miliardi netti per scuole più sicure, nuove ed efficienti, e ripristinare le funzioni di monitoraggio dei cantieri finanziati e il supporto progettuale agli enti locali bloccati con la chiusura della struttura di Missione per l’edilizia scolastica.
Tutto ciò va fatto presto e con determinazione, perché da azioni concrete come queste passa la sfida di una riqualificazione ambientale e sociale sostenibile del Paese”.

giovedì 12 settembre 2019

«BATTEZZATI E INVIATI PER LA VITA DEL MONDO» (MT 28,16-20)

dalla pagina http://www.diocesi.vicenza.it/pls/vicenza/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=7009&rifi=guest&rifp=guest

il discorso del vescovo e la lettera pastorale di inizio anno


Un saluto cordiale a tutti voi, fratelli e sorelle, consacrati e consacrate, diaconi e presbiteri.
Saluto con affetto i giovani qui presenti e rivolgo un grato saluto al Signor Sindaco, alle autorità civili e militari; ringrazio gli organizzatori di questo pellegrinaggio, e coloro che vigilano, questa sera, sulla salute e sulla sicurezza dei partecipanti. Un saluto affettuoso agli ascoltatori di Radio Oreb.
Anche quest’anno siamo lieti di accogliere il “Gioiello di Vicenza” che riproduce l’ex voto fatto dai vicentini nel 1578 alla Madonna per invocare la liberazione dalla peste.
Oltre ad essere una pregevole opera d’arte, vuole essere un segno di fede e di devozione da parte del nostro popolo.
Ringrazio i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, che si sono resi disponibili al trasporto, e che intendono ricordare con la loro presenza i 500 anni dall’inizio della circumnavigazione del globo, guidata da Magellano e a cui partecipò il nostro cittadino Antonio Pigafetta, uno dei pochi sopravvissuti da quel viaggio, che si concluse l’8 settembre del 1522.
È tradizione consolidata, dal 7 settembre 1991, durante la visita del Santo Papa Giovanni Paolo II a Vicenza, iniziare il nuovo anno pastorale davanti al Santuario della Madonna di Monte Berico, ponendo sotto la sua materna protezione, il cammino gioioso e impegnativo della nostra chiesa diocesana.
La proposta per questo nuovo anno pastorale è contenuta in una lettera (che vi sarà consegnata alla fine) dal titolo: “Battezzati e inviati per la vita del mondo”. Il brano del vangelo secondo Matteo (28,16-20) che abbiamo appena ascoltato sarà “lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino” (cfr. Sal 119, 105).
Il gruppo dei discepoli che sta per incontrare il Signore e per ricevere da Lui il mandato di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini e le donne, in ogni luogo e in ogni tempo, è estremamente piccolo e profondamente ferito. Segnato per l’assenza di uno di loro; il numero undici è impietoso al riguardo. Sono consapevoli di aver abbandonato e tradito il Signore Gesù nell’ora della croce, eppure hanno accolto l’invito di tornare in Galilea.
Pur con le dovute e necessarie distinzioni, anche le nostre comunità si trovano in condizioni analoghe. Anche noi non siamo stati fedeli al Signore Gesù, lo abbiamo abbandonato preferendo seguire altri dei, gli idoli che la nostra società ci offre ogni giorno. Spesso siamo costretti a fare i conti con i piccoli numeri, stiamo diventando “una minoranza”. Ma essere minoranza può diventare occasione per rinnovare lo slancio missionario mediante la coerenza al Vangelo, servendoci di mezzi essenziali, sobri, attraverso un servizio disinteressato e gratuito alla Chiesa e al mondo. Ci sostengono, ci confortano e ci incoraggiano le ultime parole del Signore Gesù: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Egli continua a essere presente: nella forza della sua Parola, nell’Eucaristia, nel cuore dei credenti, nella comunità, nelle persone più povere, più emarginate, scartate dal nostro mondo.
La Chiesa ha origine da questo mandato del Suo Signore espresso con questi verbi:
  • Andate;
  • Fate discepoli tutti i popoli;
  • Battezzandoli nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo;
  • Insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.
In questi verbi-azioni sta la vera missione della Chiesa. E questo riguarda tutti i battezzati e non solo alcuni “specialisti”, non ci sono i professionisti della missione, dobbiamo riconoscerci tutti in “stato permanente di missione” (EG 25), presbiteri e laici, catechisti ed educatori, operatori pastorali, diaconi e religiosi. “Ogni uomo e ogni donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trovano a vivere sulla terra” (EG 273).
Uscire è l’essenza stessa della Chiesa, perché la Chiesa sta nell’umanità e solo in parte l’umanità sta nella Chiesa. Uscire da sé stessi, uscire dai propri mondi, dalle proprie visioni, per incontrare l’altro/a è lo stile del discepolo missionario di Gesù.
Tuttavia è necessario ricordare che non si può essere missionari autentici, se prima non siamo discepoli di Cristo. È dall’incontro vissuto con Cristo, che viene la capacità e il desiderio di “raccontare” la nostra fede, il nostro incontro personale con Cristo. Essere cristiani, vivere in pienezza il battesimo è molto più che svolgere alcuni servizi nella comunità cristiana. È trasmettere la nostra personale esperienza di Cristo. Egli è “via, verità e vita”, è il fondamento, il centro e la mèta dell’agire della Chiesa e di ogni battezzato, che si offre all’azione dello Spirito.
Nella lettera pastorale trovate le proposte, le iniziative indicate per le nostre Unità Pastorali, parrocchie, movimenti e associazioni e gruppi. Sono proposte per la vita intera e globale della nostra diocesi, articolate nell’ambito liturgico, formativo, caritativo, della testimonianza nel mondo della cultura e dell’impegno sociale.
Questa sera apriamo ufficialmente l’anno pastorale 2019-2020 all’insegna di questa espressione: “Battezzati e inviati per la vita del mondo”. Ma già si avvicina il mese di ottobre che Papa Francesco ha proposto per tutta la Chiesa Universale come un mese missionario straordinario, nello stesso mese sarà celebrato a Roma il Sinodo Panamazzonico. Il mese missionario vuole, in primo luogo, risvegliare la consapevolezza che la “missio ad gentes” (l’annuncio a tutti i popoli) non è ancora portato a compimento, anzi ha bisogno di nuove energie e di generose disponibilità, e in secondo luogo, intende contribuire alla trasformare in senso missionario le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio, le strutture ecclesiali, nella pastorale ordinaria delle nostre comunità.
La nostra diocesi intende porre, nei giorni 4 e 5 ottobre due segni importanti per dare inizio al mese missionario.
Venerdì 4 ottobre alla sera ci sarà la Veglia Missionaria, nella quale celebreremo l’invio dei missionari partenti o ripartenti, ma anche dei catechisti, degli animatori, degli operatori Caritas, per esprimere la consapevolezza che la “missione è compito di tutti i battezzati”.
Sabato 5 ottobre ci sarà un “Meeting Diocesano” per tutta la giornata. Al mattino ascolteremo la relazione dell'Arcivescovo Roque Paloschi dell’arcidiocesi di Porto Velho in Rondônia (Brasile). Il Vescovo Roque parteciperà al Sinodo Panamazzonico.
Auguro a ogni battezzato e a ogni comunità di saper accogliere con generosità, apertura di cuore e fiducia, l’invito di Gesù, affinché l’annuncio del Vangelo sia sempre accompagnato da una testimonianza credibile.
Maria, la Madre di Gesù, stella della nuova evangelizzazione, ci sostenga nell’impegno missionario: “La fede si rafforza donandola” (RM 2).

Scarica la lettera pastorale

domenica 8 settembre 2019

Dal discorso di papa Francesco ad Antananarivo, Madagascar

dalla pagina http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/september/documents/papa-francesco_20190907_autorita-madagascar.html

[...] vi incoraggio a lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana. Da qui la necessità di introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri. Tale promozione non può limitarsi alla sola assistenza, ma chiede il riconoscimento di soggetti giuridici chiamati a partecipare pienamente alla costruzione del loro futuro (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 204-205).

Inoltre, abbiamo imparato che non possiamo parlare di sviluppo integrale senza prestare attenzione alla nostra casa comune e prendercene cura. Non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali, ma di cercare «soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (Enc. Laudato si’, 139).

La vostra bella isola del Madagascar è ricca di biodiversità vegetale e animale, e questa ricchezza è particolarmente minacciata dalla deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune. Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali. È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone ad uscire dalla povertà. In altri termini, non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future.

Su questa strada, dobbiamo impegnarci tutti, compresa la comunità internazionale. Molti suoi rappresentanti sono presenti oggi. Bisogna riconoscere che l’aiuto fornito da queste organizzazioni internazionali allo sviluppo del Paese è grande e che rende visibile l’apertura del Madagascar al mondo. Il rischio è che questa apertura diventi una presunta “cultura universale” che disprezza, seppellisce e sopprime il patrimonio culturale di ogni popolo. La globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti, non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale. Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’unica garanzia dello sviluppo del Paese; sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’artefice del proprio destino. 
[...]

lunedì 2 settembre 2019

Papa Francesco: i Movimenti Popolari forza di trasformazione sociale

dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-08/papa-francesco-movimenti-popolari-libro-america-latina.html

Con una sua prefazione, il Santo Padre introduce un libro della LEV, raccolta di cinque anni di riflessione sul lavoro di migliaia di associazioni che, agendo come "leva di trasformazione sociale", lottano per un modello di sviluppo giusto e inclusivo

Felipe Herrera-Espaliat – Città del Vaticano

Il valore profondo e le sfide di centinaia di associazioni sociali che lottano contro l'esclusione nel mondo è il tema centrale della presentazione che Papa Francesco ha scritto per il libro "L'irruzione dei movimenti popolari: Rerum Novarum del nostro tempo", edito dalla LEV. Questa edizione, a cura della Pontificia Commissione per l'America Latina, che verrà presentata a settembre, raccoglie i principali interventi degli Incontri Mondiali che dal 2014 hanno riunito migliaia di rappresentanti dei Movimenti Popolari in diverse parti del continente americano.

Papa Francesco inizia la sua riflessione affermando che quanti vivono nelle periferie territoriali ed esistenziali non sono solo un settore della popolazione a cui bisogna arrivare come Chiesa, ma sono "un seme, un ramo che come il granello di senape porterà molto frutto", perché li concepisce come "la leva di una grande trasformazione sociale". Non sono quindi attori passivi o semplici destinatari di assistenza sociale, che devono rassegnarsi alla contemplazione di come le élite amministrino l'ordine mondiale, ma sono veri protagonisti attivi, agenti del futuro dell'umanità, la cui "ribellione pacifica" conta sulla solidarietà del Papa.

Francesco riconosce in questa articolazione di movimenti sociali di carattere transnazionale e transculturale quel "modello poliedrico" a cui si riferiva nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (n. 2), e che è costituito da un paradigma sociale basato sulla cultura dell'incontro.

Per il Papa questa pluralità di movimenti, le cui esperienze nella lotta per la giustizia figurano nel libro, "rappresenta una grande alternativa sociale, un grido profondo, un segno di contraddizione, una speranza che "tutto può cambiare". Il loro modo di resistere al modello dominante attraverso una testimonianza di lavoro e sofferenza li rivela - secondo Francesco - come "sentinelle" di un futuro migliore.

Riaffermando la sua convinzione che l'umanità oggi affronta un cambiamento epocale caratterizzato da paura, xenofobia e razzismo, il Papa assicura che "i Movimenti Popolari possono rappresentare una fonte di energia morale, per rivitalizzare le nostre democrazie”. Infatti, prosegue, in una società globale ferita da un'economia sempre più lontana dall’etica, queste realtà sociali possono agire come antidoto contro i populismi e la “politica spettacolo”, poiché introducono un senso di partecipazione dei cittadini con una coscienza più positiva dell'altro. Questa è la conseguenza della promozione di una "forza del noi" che si oppone alla "cultura dell'io".

Concludendo, il Santo Padre sottolinea il tema del lavoro umano come uno di quei diritti sacri che deve essere custodito in ogni persona. Di fronte alle derive delle tesi neoliberali e neostatali che soffocano e opprimono gli uomini nelle loro esperienze lavorative, Francesco invoca un "nuovo umanesimo che ponga fine all'analfabetismo della compassione e alla progressiva eclissi della cultura e della nozione di bene comune".

sabato 31 agosto 2019

Vicenza torni Città per la Pace

dalla pagina https://www.comune.vicenza.it/servizi/petizioni/petizioni.php/229950

25/07/2019

Vicenza torni Città per la Pace

Proponente: Sandro Pupillo
Scadenza: 04/09/2019
Con questa petizione si chiede all’amministrazione comunale di tornare sui propri passi rispetto alla delibera di Giunta n. 106 del 28/06/2019 che ha stabilito che dal 2020 il nostro Comune non farà più parte del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani. Sono già molti i cittadini, le associazioni, i gruppi che si occupano di tematiche legate alla Pace che hanno scritto increduli e rammaricati per questa decisione. Raccogliendo pertanto anche le loro preoccupazioni, invitiamo la Giunta ad approvare in tempi brevi una nuova delibera che ripristini l'adesione del Comune di Vicenza all'interno del Coordinamento. Farne parte non è solo il mero versamento di una quota annuale di €. 1.900,00 - che nel bilancio complessivo del nostro Comune è davvero pochissima cosa - ma è un impegno concreto della nostra Città alla promozione dell'educazione permanente alla pace e ai diritti umani nella scuola, all'organizzazione della Marcia per la pace Perugia-Assisi e delle Assemblee dell'Onu dei Popoli, alla promozione della diplomazia delle città per la pace, al dialogo e la fratellanza tra i popoli, allo sviluppo della solidarietà internazionale e della cooperazione decentrata contro la miseria e la guerra, alla promozione di un'informazione e comunicazione di pace, alla campagna per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, all'impegno per la pace in Medio Oriente e nel Mediterraneo, alla costruzione di un'Europa delle città e dei cittadini, strumento di pace e di giustizia nel mondo sulle orme del grande Giorgio La Pira.

La decisione di recedere dal Coordinamento per noi significa anche calpestare lo Statuto del nostro Comune, la stella polare e la carta d’identità per decisioni importanti come questa. Lo Statuto parla e vale per tutti i vicentini, cittadini e amministratori. Uno dei primissimi articoli è dedicato alla Pace e alla cooperazione. Esso sancisce che “Il Comune riconosce nella pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli” e indica concretamente una via per raggiungere tale fine, cioè impone di “incoraggiare la conoscenza reciproca dei popoli e delle rispettive culture” e “promuovere una cultura della pace e dei diritti umani mediante iniziative culturali e di ricerca, di educazione e di informazione e con il sostegno alle associazioni, che promuovono la solidarietà con le persone e con le popolazioni più povere”. Vicenza è una Città per la Pace fin dal suo Statuto: nessun atto di recesso, negligenza, silenzio, potrà mai cancellare questo dato di fatto.

Sandro Pupillo, Giovanni Selmo, Ciro Asproso, Cristina Balbi, Raffaele Colombara, Otello Dalla Rosa, Alessandro Marchetti, Alessandra Marobin, Giovanni Rolando, Isabella Sala, Cristiano Spiller, Ennio Tosetto

mercoledì 21 agosto 2019

La metà degli italiani vorrebbe ridurre o eliminare le spese militari

dalla pagina http://www.milex.org/2019/06/29/la-meta-degli-italiani-vorrebbe-ridurre-o-eliminare-le-spese-militari/

By Francesco Vignarca


Un recente sondaggio diffuso da SWG nell’ambito del proprio servizio PoliticAPP segnala ancora una volta la non popolarità delle spese militari in Italia. Secondo i risultati del sondaggio (diffusi il 27 giugno e derivanti da rilevazioni condotte tra il 19 e il 21 giugno) ben il 50% degli intervistati ritiene che gli investimenti per difesa militare e armamenti andrebbero diminuiti (per il 36%) o addirittura eliminati del tutto (il 14% dei rispondenti). Solo il 9% ha espresso la necessità di un aumento di tali fondi mentre per quasi un terzo (precisamente il 29%) il livello di spesa attuale è ritenuto adeguato.
I risultati si allineano come tendenza a quelli rilevati da un sondaggio promosso dall’Associazione Papa Giovanni XXIII ad inizio 2018 per il lancio della propria campagna per un “Ministero della Pace”. In quel momento e nel contesto di un’ampia serie di domande incentrata su tematiche legate a guerra e pace (e con una domanda impostata in maniera differente: “Secondo lei, ci sono oggi le condizioni In Italia per diminuire le spese militari?”) ben il 79% degli intervistati riteneva che tali condizioni fossero già presenti. Per il 21% senza alcun dubbio, mentre il 58% sottolineava la mancanza di volontà politica a riguardo.
La valutazione che si può trarre da questi sondaggi (in entrambi i casi con un campione rappresentativo di circa 1.000 persone) è che in media gli italiani non ritengono le spese militari una parte fondamentale delle funzioni dello Stato. E anzi probabilmente percepiscono(aggiungiamo noi, come sensazione) dietro l’opacità e la difficoltà di informazioni accessibili su questo comparto una sorta di ineluttabile “prezzo da pagare” ad alleanze internazionali, centri di potere politico-militare, industria della difesa.

lunedì 19 agosto 2019

Padre Alex: "È in ballo il cuore del Vangelo e della Costituzione"

dalla pagina https://ilmanifesto.it/e-in-ballo-il-cuore-del-vangelo-e-della-costituzione/

Appello. Ha ragione Papa Francesco a dire che certi discorsi gli ricordano quelli di Hitler! Mi appello ai giudici perché, nella loro autonomia, interpretino il decreto sicurezza bis dando priorità al principio della vita




Quello che sta avvenendo di nuovo nel Mediterraneo con le navi Open Arms e Ocean Viking è uno spettacolo indecente, immorale e criminale. Il rifiuto del ministro dell’Interno Matteo Salvini di aprire i porti per accogliere queste due navi cariche di 500 rifugiati salvati in mare , esprime un cinismo e un disprezzo verso l’altro inaccettabile.
Perché queste sono persone che fuggono da terrificanti lager libici, dalle torture, dagli stupri, da una guerra tra il generale Haftar e el Serraj, l’uomo forte di Tripoli. E quindi non sono migranti, ma rifugiati che hanno diritto all’acccoglienza per i Trattati Internazionali Onu, firmati anche dall’Italia. Per di più, di questi 500 rifugiati, ora nelle due navi, ben 150 sono minorenni, particolarmente protetti nei Trattati internazionali e solo a una piccola parte dei quali ieri è stato concesso di sbarcare dalla Open Arms. Infatti il Tribunale dei minori di Palermo ha dichiarato che «trattenere a bordo minori in prossimità delle frontiere con lo Stato italiano equivale a un respingimento».
Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è subito intervenuto chiedendo a Salvini di rispettare le norme a tutela dei minori e autorizzare lo sbarco. Salvini gli risponde che una nave di una Ong straniera non può entrare in un porto italiano. In questa bagarre è intervenuto il Tar del Lazio , affermando che «data l’eccezionale gravità della situazione a bordo, Open Arms può entrare nelle acque italiane».
La ministra della Difesa, smarcandosi da Salvini, manda due navi della Marina militare a scortare Open Arms. Salvini, infuriato, rilancia la sua litania di no allo sbarco, ma i ministri Toninelli e Trenta non firmano.
E così la Open Arms arriva a150 metri dal porto di Lampedusa, ma Salvini non cede. E così i 130 rifugiati di Open Arms dopo sedici giorni di attesa sulla nave, stanno ancora attendendo di scendere a terra. Tutto questo è disumano e disumanizzante! Dobbiamo svergognare Salvini che ha già ricevuto uno schiaffo clamoroso in Parlamento, quel Parlamento da lui snobbato sia per la Diciotti che per Moscopoli.
Se Salvini da ministro dell’Interno si è comportato come se incarnasse lui il governo, chissà cosa succederà quando il popolo italiano, come lui chiede, gli darà «pieni poteri».
Ha ragione Papa Francesco a dire che certi discorsi gli ricordano quelli di Hitler! Mi appello ai giudici perché, nella loro autonomia, interpretino il decreto sicurezza bis dando priorità al principio della vita.
Come ha fatto il giudice Alessandra Vella del Tribunale di Trapani, che ha rimandato libera Carola Rackete, la comandante della Sea-Watch, perché ha agito obbedendo al principio della vita. Abbiamo bisogno di giudici e magistrati che riescano così a smantellare il decreto sicurezza che è un decreto immorale perché dichiara reato salvare vite in mare. Siamo arrivati al sovvertimento dell’ordine costituzionale e del Sistema internazionale dei diritti umani universali.
Mi appello ai militari, alle forze dell’ordine, ai poliziotti, alle guardie costiere perché riscoprano l’obiezione di coscienza e la disobbedienza civile davanti a leggi ingiuste e disumane.
Mi appello soprattutto ai vescovi italiani (Cei) perché abbiano il coraggio di bollare con parole di fuoco, come facevano gli antichi profeti e Gesù, quello che sta avvenendo in questo paese. Mi appello sempre ai vescovi perché abbiano il coraggio di chiedere ai fedeli dei gesti pubblici contro questo pauroso crescendo di razzismo come un digiuno collettivo, preghiere speciali. Dobbiamo farci sentire sulla pubblica piazza:è in ballo il cuore del Vangelo.
Mi appello ai preti e alle comunità cristiane perché risuoni chiaro il messaggio che la politica leghista è antitetica al Vangelo: non ci si può dichiarare cristiani e votare Lega. «Amerai il prossimo tuo come te stesso-afferma il libro del Levitico- e amerai lo straniero come te stesso» (Levitico 19, 18,34). E Gesù ha riespresso tutto questo con la parabola del Samaritano.
La situazione è molto grave: è in ballo la nostra Costituzione e per i cristiani, il cuore del Vangelo.

mercoledì 14 agosto 2019

Qualche parola di Aldo Capitini: "non isolarsi"

dalla pagina https://www.azionenonviolenta.it/qualche-parola-di-aldo-capitini/

Ho in un post precedente evocato un testo di Aldo Capitini la cui lettura consiglio: Le tecniche della nonviolenza. L’azione diretta nonviolenta mi pare infatti un’aggiunta necessaria alla pratica elettorale per difendere almeno la democrazia costituzionale, sotto attacco nel nostro e in altri paesi. Le tecniche sono tante. Qui alcune vengono indicate e approfondite. Altre se ne possono aggiungere e nel tempo si sono aggiunte. Già negli anni ’70 Gene Sharp ne illustrava 198, sistematicamente suddivise secondo le loro caratteristiche. Non sto a riprenderle né a tentare aggiornamenti. Ripropongo una raccomandazione di Capitini, in quel piccolo libro edito nel 1967. Mi pare aiuti a rispondere al che fare? di fronte a un potere che rivela sempre più tratti autoritari.
“Che cosa fare? La risposta è questa: non isolarsi, non cercare di affrontare e risolvere i problemi importanti da isolati; da isolati non si risolvono che problemi di igiene, di salute personale e, se mai, di benessere ad un livello angusto. Per il problema sommo che è il potere, cioè la capacità di trasformare la società e di realizzare il permanente controllo di tutti, bisogna che l’individuo non resti solo, ma cerchi instancabilmente gli altri, e con gli altri crei modi di informazione, di controllo, di intervento. Ciò non può avvenire che con il metodo nonviolento, che è dell’apertura e del dialogo, senza la distruzione degli avversari, e influendo sulla società circostante per la progressiva sostituzione di strumenti di educazione a strumenti di coercizione”. L’invito è a un agire aperto, capace di coinvolgere e impegnare nella riflessione e nell’azione molte persone, attraverso l’esempio e la chiarezza della posizione assunta e proposta. Il potere appare sempre più miserabile, incapace di trasformazione della società verso eguaglianza e libertà, nella necessaria solidarietà dei cittadini. Il potere si incanaglisce piuttosto nell’esercizio sulle persone, colpendole pure nella loro dignità. Propongo tre passi da messaggi del dopoguerra che Aldo ci lascia, con un decennio di distanza l’uno dall’altro.
1948: La nonviolenza è lotta, ne Il problema religioso attuale, “La nonviolenza non è appoggio all’ingiustizia… Il nonviolento che si fa cortigiano è disgustoso: migliore è allora il tirannicida, Armodio, Aristogitone, Bruto. Due grandi nonviolenti come Gesù Cristo e san Francesco si collocarono dalla parte degli umiliati e degli offesi. La nonviolenza è il punto della tensione più profonda del sovvertimento di una società inadeguata”. La democrazia faticosamente conquistata appare già allora del tutto inadeguata rispetto all’esigenza di procedere in un percorso intravvisto nei momenti migliori dell’Antifascismo e della Resistenza. Procedere è sbilanciarsi, quasi cadere in avanti, ma ci si riesce solo muovendo, con attenzione, sempre la gamba che sta dietro. Il richiamo alla nonviolenza è richiamo alla tensione, all’azione, non alla passività. La nonviolenza è lotta.
  1. In Aggiunta religiosa all’opposizione scrive: “E se gli uomini colti, per decenni e decenni e in una società come la nostra, non hanno mai visto i poliziotti venire nella propria casa, debbono fare un attento esame di coscienza per cercare i propri peccati, se non altro, di inerzia, di viltà, di chiusura”. Questo l’ho sentito, con parole simili, ripetere da lui, mite e inflessibile sui principi. E non parla solo dei tempi neri della dittatura, ma di quelli grigi che sono seguiti. Penso a quanti giusti impegni ho evitato – ed evito – per quieto vivere. Provare ad essere anche solo un poco amici della nonviolenza comporta qualche disagio e sacrificio, che è però ben ricompensato. Perfino nella mia limitatissima esperienza ho potuto accertarlo.
1968: il giorno prima di essere ricoverato per un’operazione alla quale non sopravvive Aldo scrive la sua ultima Lettera di religione intitolata La forza preziosa dei piccoli gruppi. Ne riporto l’avvio “Il fatto dei gruppi di contestazione in atto è importante. Essi hanno la fiducia di essere efficienti, sia perché hanno il coraggio di scendere in piazza, specialmente nei luoghi di lavoro: università o fabbrica, sia perché urtano direttamente il sistema, rompendone delle parti, cose o persone.
Ma sono evidenti questi gravi limiti:
  1. l’attenzione dei gruppi è verso gli avversari con cui lottare (poliziotti, uomini del potere politico o economico), invece che alla solidarietà con le persone con cui e per cui operare: queste passano in seconda linea o non sono nel pensiero, perché interessa l’urto (e questa è la ragione per cui nei gruppi si mescolano persone che amano menar le mani, buttarsi al rischio, e non altro);
  2. manca talvolta nei gruppi una coscienza precisa dei perni guasti del sistema da mutare, dei fini e del rinnovamento da instaurare (non basta dire: contro il capitalismo, contro il potere, se poi si producono un capitalismo e un potere molto più duri);
  3. c’è spesso nei gruppi la tendenza a misconoscere o urtare i più, come se siano complici o addormentati nel sistema, e vadano spaventati (mentre bisogna fare come se potenzialmente siano dalla parte del rinnovamento)…”.
A me, abituato a ritrovarmi spesso in piccoli gruppi, un po’ consola pensare che essi possano essere davvero una forza preziosa. Lo sono stati e possono esserlo nuovamente. Magari nei piccoli gruppi nei quali mi ritrovo possiamo cominciare dalla lettura integrale di quest’ultimo messaggio di Aldo Capitini. Chi è interessato sa come trovarmi.

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Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà presidente nazionale dal 1996 al 2010, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948.

martedì 13 agosto 2019

La risposta a odio e divisioni? "Riconciliazione e Relazione, un binomio fecondo"

dalla pagina https://www.laciviltacattolica.it/articolo/riconciliazione-e-relazione-un-binomio-fecondo/

Mario Imperatori, La Civiltà Cattolica, Quaderno 4059-4060, pag. 209 - 222, Anno 2019, Volume III

3 agosto 2019
Il contesto dell’articolo. 
La società attuale, caratterizzata, con Bauman, come «società liquida postmoderna», sembra indebolire il bisogno di riconciliazione, in quanto la rottura delle relazioni appare come la condizione inevitabile del loro ansiogeno consumo «usa e getta». D’altra parte, proprio questo dimostra che, senza relazioni, l’essere umano è destinato – sia sul piano sociale sia su quello individuale – alla morte antropolo­gica, che nasce dalla paura di rimanere privi di ogni relazione, in totale solitudine. Perché l’essere umano è un essere strutturalmente in relazione, fin dall’inizio della sua vita.

Perché l’articolo è importante?
Nel suo articolo, p. Imperatori spiega perché solo alla luce dell’intimo rapporto tra relazione e identità potrà emergere chiaramente come la ri­conciliazione, nella misura in cui ristabilisce relazioni prima interrot­te, non sia un semplice, secondario, «fare la pace» con gli altri e con Dio; ma tocchi, al contrario, l’identità più profonda dell’uomo.
Inoltre, mostra come l’alleanza con Dio, al centro dell’Antico Testamento nella Bibbia, sia un fondamento – caratterizzato da un’essenziale gratuità – della relazionabilità dell’uomo. E ciò non riguarda solo la dimensione strettamente religiosa. L’iniziativa dell’alleanza, infatti, è sempre e solo di Dio. Egli la propone non per riguardo all’uomo e ai suoi veri o presunti meriti, ma soltanto per fedeltà a se stesso. In questa gratuità relazionale, l’essere umano può trovare quella garanzia ultima che gli permette di considerare affidabile la sua relazionabilità.
Passando al Nuovo Testamento, al centro della scena non c’è più il Dio dell’alleanza, ma il Padre, di cui Gesù annuncia il regno: un regno che ha spesso caratteristiche esplicitamente nuziali. Gesù, è il compimento della relazionabilità dell’umano.

Quali sono le domande che l’articolo affronta? 
  • In che modo la società «liquido-moderna» ha messo in discussione il valore della relazione e il nesso tra relazione e identità?
  • Qual è il legame tra la morte di Gesù in croce e la riconciliazione con Dio? E perché questo legame dice molto della nostra identità umana?

sabato 10 agosto 2019

Papa Francesco: sovranismo e populismi mi spaventano

dalla pagina https://www.avvenire.it/papa/pagine/papa-sovranisi-stampa

Migrazioni ed Europa tra i temi affrontati da papa Francesco in un'intervista al quotidiano La Stampa

"L'Europa non può e non deve sciogliersi. È un'unità storica e culturale oltre che geografica. Il sogno dei Padri Fondatori ha avuto consistenza perché è stata un'attuazione di questa unità. Ora non si deve perdere questo patrimonio". Sono le parole di Papa Francesco in un'intervista a La Stampa, nella quale precisa che l'Europa "si è indebolita con gli anni, anche a causa di alcuni problemi di amministrazione, di dissidi interni. Ma bisogna salvarla. Dopo le elezioni, spero che inizi un processo di rilancio e che vada avanti senza interruzioni".
Il pontefice parla anche del sovranismo, che considera "un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. "Prima noi. Noi… noi…": sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un Paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un'esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre". Lo "stesso discorso" vale anche per i populismi. "All'inizio faticavo a comprenderlo - spiega - perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un'altra è imporre al popolo l'atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, 'ismi', non fa mai bene".
Il Papa è poi tornato sul fenomeno delle migrazioni: "Innanzitutto, mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita". Parte della soluzione, secondo il Pontefice, è investire in Medio Oriente e Africa "per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori". Ma, attenzione, bisogna "ricevere", perché "le porte vanno aperte, non chiuse".
Infine, un passaggio sulla possibilità di ordinare dei "viri probati", di cui si parlerà nel prossimo Sinodo sull'Amazzonia: uomini anziani e sposati che possano contribuire ad affrontare il problema della carenza del clero. Il tema, spiega il Papa, non figura tra i principali: "è semplicemente un numero dell'Instrumentum Laboris. L'importante saranno i ministeri dell'evangelizzazione e i diversi modi di evangelizzare".