giovedì 13 giugno 2019

Accordo commerciale CETA: le lobby canadesi dell'agribusiness attaccano l'Italia e impongono regole

dalla pagina https://www.repubblica.it/solidarieta/equo-e-solidale/2019/06/11/news/accordo_commerciale_ceta_le_lobby_canadesi_dell_agribusiness_attaccano_l_italia_e_impongono_regole-228528588/

Vogliono cancellare l'origine del grano in etichetta, facilitare l'OGM e proteggere il glifosato. La Campagna Stop TTIP/CETA replica: “Cosa aspetta il Parlamento a bocciare questo accordo tossico?”

11 giugno 2019

ROMA – L'Italia è nel mirino dell'associazione internazionale delle aziende agrochimiche (CropLife) per le misure di etichettatura di origine del grano, la diffidenza verso il glifosato e il divieto di OGM. E il trattato di liberalizzazione commerciale UE-Canada (CETA) è visto come il cavallo di Troia per far saltare norme fortemente volute dai consumatori a tutela della salute e delle produzioni locali.
L'attacco diretto alla legislazione italiana ed europea in materia di agricoltura e cibo è contenuto in un dossier scritto a quattro mani dalla Camera di Commercio canadese e da CropLife Canada, che mette in fila tutti quegli ostacoli al libero commercio che le multinazionali del settore vorrebbero rimuovere attraverso il trattato commerciale con l'Unione europea.

"Barriere da radere al suolo". All'Italia viene dedicata un'intera pagina del report, per criticare le regole di tracciabilità in etichetta dell’origine delle farine, il bando degli OGM per uso alimentare e i limiti di residui di pesticidi nel grano duro. Tutte “barriere non tariffarie”, secondo gli estensori, e come tali da radere al suolo attraverso un lavoro certosino da svolgere nel controverso comitato per la cooperazione regolatoria istituito dal CETA. Nel documento, la Camera di Commercio canadese spiega infatti con chiarezza che “uno dei punti di forza del CETA è la struttura istituzionale creata dall’accordo, che forza il governo del Canada e la Commissione europea a mettere sul tavolo i fattori ‘irritanti’ per il commercio”.

Etichettare il grano "è stato disastroso" per i canadesi. L'etichettatura di origine del grano, in quest'ottica, ha avuto un impatto definito “disastroso” per l'export canadese, crollato dai 557 milioni di dollari canadesi del 2014 ai 93 milioni del 2018. La misura – si legge nel documento – è stata introdotta “per chiare ragioni protezionistiche” dall’allora ministro Martina, criticato perché “non è stata assunta per gli interessi dei consumatori, ma piuttosto per proteggere il mercato interno”. Si sostiene che l’etichettatura sia stata promossa da “attivisti che amplificano informazioni errate su presunti residui di glifosato nelle esportazioni canadesi”. Per questo, Tuttavia, “è vitale dare un segnale preciso per risolvere questo problema e respingere il protezionismo”.

"Attacchi che dovrebbero far riflettere". “Fa sorridere che l'ex Ministro Martina, gran tifoso del CETA e di tutti i trattati di libero scambio, venga tacciato di protezionismo – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna StopTTIP/CETA – Ma questi attacchi dovrebbero far riflettere chi oggi ricopre incarichi di governo e ha promesso in tutte le sedi che avrebbe contrastato simili accordi. Dall'altra parte dell'Atlantico si apprestano ad utilizzare il CETA come grimaldello per scardinare norme che aiutano i nostri agricoltori e proteggono i consumatori. È inaccettabile. Questo Parlamento deve mobilitarsi immediatamente per bocciare il trattato e riaprire una discussione seria in Europa su una globalizzazione selvaggia, promossa da un manipolo di poteri forti che calpesta la volontà dei cittadini e l'interesse generale”.

Alcuni passaggi inquietanti del dossier. Il dossier contiene altri passaggi inquietanti: le aziende riunite sotto l'ombrello di CropLife Canada criticano la stretta europea ai residui dei pesticidi, raggiunta dopo potenti campagne di denuncia svolte dalle organizzazioni della società civile. Anche questo timido passo avanti nella riduzione della chimica in agricoltura sarebbe da annoverare fra le “barriere al commercio ingiustificate che non offrono alcun livello superiore di sicurezza per i consumatori”. Da qui l’invito di usare a fondo le possibilità del CETA perché vengano risolti i “disallineamenti” sui residui minimi di pesticidi, poiché “la scienza ha bisogno di essere depoliticizzata, facilitando il rapporto diretto tra i regolatori per costruire una maggiore fiducia”. Un’intera pagina spiega poi come il comitato istituito dal CETA per dialogare sulle biotecnologie sarà fondamentale, perché i prodotti canadesi contaminati da OGM vecchi e nuovi “non siano buttati fuori dal mercato europeo”.

La presa sulle istituzioni scientifiche. “Con metà degli esperti dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare in conflitto di interessi e le valutazioni del rischio copiate e incollate dalle veline della Monsanto, questi signori puntano il dito contro la società civile chiedendo che la scienza venga depoliticizzata – chiosa Monica Di Sisto – In realtà cercano soltanto di conservare la presa sulle istituzioni scientifiche a cui è affidato il processo di autorizzazione delle loro sostanze tossiche e del loro cibo frankenstein. Bocciando il CETA possiamo dare una lezione a queste lobby spregiudicate: il Parlamento si attivi subito”.

Con buona pace della sovranità e della libera concorrenza. Per finire, la lobby dell'agroindustria chiede che nei comitati segreti del CETA vengano ammessi osservatori statunitensi, in modo da aiutare il dialogo verso un'armonizzazione maggiore del sistema di regole europeo con quello americano. Da leggere, a questo proposito, le 6 risposte a chi difende il TTIP. "Mentre ripartono i negoziati USA-UE per un nuovo TTIP, anche il CETA diventa un utile strumento per rivedere, lontano dagli occhi indiscreti dell'opinione pubblica, i pilastri su cui di architetture normative che si richiamano al principio di precauzione. Con buona pace della sovranità degli Stati europei e della concorrenza leale.

mercoledì 12 giugno 2019

Rapporto Gimbe 2019: "Sanità pubblica cade a pezzi e si avvia in silenzio verso la privatizzazione"

dalla pagina http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2019/06/11/gimbe-ssn-a-pezzi.-tagliati-28-miliardi-in-10-anni_7cad26b6-4420-4236-8fad-0e2dab4d803f.html

Rapporto Gimbe in Senato, in crisi anche per sprechi, fondi integrativi e Lea fantasma
Un definanziamento che ha sottratto alla sanità pubblica circa 28 miliardi dal 2010 al 2019, cure essenziali non garantite a tutti, sprechi e la progressiva crescita di fondi integrativi per ammortizzare la spesa privata per la salute. Questo mix di 4 fattori sta "facendo cadere a pezzi il Servizio Sanitario Nazionale". E' la denuncia che arriva dal quarto Rapporto della Fondazione Gimbe sulla Sostenibilità dell'Ssn, presentato oggi in Senato. "Nel periodo 2010-2019 sono stati sottratti al Ssn 37 miliardi - precisa il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta - e, parallelamente, l'incremento del fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di quasi 9 miliardi", con una differenza di 28 miliardi e "con una media annua di crescita dello 0,9%, insufficiente anche solo a pareggiare l'inflazione (+1,07%)".

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Rapporto Gimbe 2019: “Sanità pubblica cade a pezzi e si avvia in silenzio verso la privatizzazione. In 10 anni tagliati 37 mld. Senza un disegno politico sarà il disastro”. Grillo: “Basta balletti sui fondi. Serve certezza”

Fotografia impietosa nel 4° report della Fondazione sullo stato del Ssn. “Troppi Lea garantiti solo sulla carta, sprechi, inefficienze e chiari segnali di privatizzazione rendono infausta la prognosi del servizio sanitario nazionale. Senza un adeguato rilancio il disastro sanitario, sociale ed economico è dietro l’angolo, ma negli ultimi 10 anni nessun esecutivo ha avuto il coraggio di mettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica, né i cittadini sono mai scesi in piazza per difendere un fondamentale diritto costituzionale”. Da Gimbe le proposte per evitare la “catastrofe”.


lunedì 10 giugno 2019

Papa Francesco: l'ira di Dio contro la vendita di armi

dalla pagina https://www.avvenire.it/papa/pagine/il-papa-l-ira-di-dio-contro-chi-vede-armi

 lunedì 10 giugno 2019

Nell'udienza alla Roaco, organismo che aiuta le Chiese orientali, la denuncia dell'ipocrisia di chi parla di pace e poi promuove la guerra. La speranza di andare in Iraq l'anno prossimo.

È uno sguardo sull'umanità ferita quello che ispira il discorso rivolto dal Papa alla 92ª Riunione delle opera di aiuto alle Chiesa orientali (Roaco), che si svolge in sede plenaria.

La grande ipocrisia
Negli occhi innanzitutto «il dramma della Siria e le dense nubi che sembrano riaddensarsi su di essa» mentre cresce il rischio dell’aggravarsi della «crisi umanitaria» in cui «quelli che non hanno cibo, quelli che non hanno cure mediche, che non hanno scuola, gli orfani, i feriti e le vedove levano in alto le loro voci». Durissima a questa proposito la denuncia del Papa: «Tante volte penso all’ira di Dio che si scatenerà con quelli responsabili dei paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare queste guerre: questa è ipocrisia, è un peccato».
Doloroso ma colorato anche di speranza è invece il pensiero all’Iraq dove Francesco spera di andare l’anno prossimo, una realtà in cui cresce la fiducia nella «pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società».

martedì 4 giugno 2019

Scarp de' tenis di giugno

dalla pagina http://www.blogdetenis.it/in-questo-numero/


www.social-shop.it
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"per i prossimi quasi 50 anni, in Italia dovremo far entrare circa 165 mila migranti all'anno"

da Scarp de tenis. Il mensile della strada, giugno 2019, p.11

Malick lava i piatti, che fine ha fatto la logica?

di Paolo Brivio

"Vendeva cianfrusaglie fuori da un market di provincia. Fino a che un'anziana l'ha fatto beccare dai Carabinieri. Che gli hanno dato il foglio di via, Ignorato. Anche perché è spuntato un lavoro. In nero: niente di nuovo sotto il sole italico. Se non fosse per quella noticina..." 

[...] 
La tenuta del sistema
Quando una conoscente mi ha raccontato la storia di Malick, non ho potuto fare a meno di sovrapporla alla noticina di un importante documento. La quale recita così: "Il flusso migratorio netto si attesta su un livello annuo di 165 mila unità fino al 2065 con un profilo leggermente decrescente". Tradotto: per i prossimi quasi 50 anni, in Italia dovremo far entrare circa 165 mila migranti all'anno (più o meno quanti ne entravano tre-quattro anni fa, prima che ci ingegnassimo a murare il mare). Si penserà: il solito documento da ultrà buonisti. L'avrà scritto Soros. Un impiegato Ue mentre non è impegnato a pescare le zucchine. Il mullah Omar travestito da Bin Laden. L'eretico Bergoglio con la maglietta del Che. Invece si tratta de Documento di economia e finanza 2019, approvato, guarda un po', dal Governo italiano. Che di fatto, alla pagina 36 della Sezione II [pdf, p.36 del Documento - p.52 del pdf, nota 30], assume le proiezioni Istat (costate la presidenza a Tito Boeri) sulle condizioni per garantire la tenuta del sistema pensionistico e socio-sanitario italiano. 
Ricapitolando. Malick l'irregolare lavora in nero. Perché è nero. E perché non ha letto il Dpef. Dove c'è scritto che c'è bisogno di 165 mila invasori come lui, ogni anno per mezzo secolo, al fine di garantire la pensione alla signora che l'ha fatto beccare dai Carabinieri. L'ha approvato il governo che lo rimanderebbe volentieri in Libia, a lavare i piatti e farsi torturare negli agriturismi delle milizie. Qualcuno mi spiega che fine ha fatto, nel nostro sovrano e stellato Paese, non solo l'umanità, ma anzitutto la logica? 

sabato 1 giugno 2019

2 Giugno: Festa della Repubblica

dalla pagina http://www.governo.it/it/costituzione-italiana/principi-fondamentali/2839

Art. 11 della Costituzione italiana

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

2 Giugno: Festa della Repubblica che Ripudia la Guerra

lunedì 27 maggio 2019

primolunedìdelmese: L'Europa dopo il voto

primolunedìdelmese
Anno XXII - Incontro n. 168

3 Giugno 2019 - ore 20:30

presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza

L'Europa dopo il voto

Ne parliamo con

Paolo Roberto Graziano

professore di Scienza Politica all'Università di Padova 
e ricercatore presso l'Osservatorio Sociale Europeo di Bruxelles

venerdì 24 maggio 2019

Decreto sicurezza, entro l’estate 18mila giovani italiani senza lavoro

proponiamo un articolo dell'aprile scorso 

dalla pagina https://www.linkiesta.it/it/article/2019/04/03/decreto-sicurezza-disoccupati-immigrazione/41666/

Nella crociata contro quello che Salvini ha definito «un business fuori controllo pagato dal popolo italiano», quello cioè dell’accoglienza degli immigrati, finiscono anche professionisti italiani under 35: quasi tutti medici, infermieri, mediatori culturali, insegnanti, psicologi e avvocati

Entro fine anno 18mila italiani resteranno senza lavoro. Tutti laureati e con meno di 35 anni. È l’effetto del “decreto sicurezza” di Matteo Salvini, che ha ridotto la spesa per l’accoglienza degli immigrati da 35 euro lordi a una media di 21 euro lordi pro capite al giorno, cancellando dai centri di accoglienza (o riducendone le ore di lavoro) figure professionali come infermieri, mediatori culturali e insegnanti di italiano. Da Nord a Sud, le vertenze sindacali con le onlus e le cooperative si moltiplicano di giorno in giorno. E con i pochi nuovi bandi già pubblicati dalle Prefetture, in linea con le nuove tabelle governative, si contano già 4.100 esuberi. Da qui all’estate tutti si saranno adeguati. E la stima della Fp Cgil è che si arriverà a un bacino di 16-18mila disoccupati. Per i quali non è stato previsto nemmeno alcun ammortizzatore sociale ad hoc.

Nella crociata contro quello che Salvini ha definito «un business fuori controllo pagato dal popolo italiano», sparando a zero contro il modello d’accoglienza Sprar di Riace, finiscono così anche molti giovani professionisti italiani. L’impianto del decreto (poi convertito in legge) prevede che chi arriva in Italia e chiede asilo, prima del via libera avrà a disposizione solo i servizi essenziali. Vale a dire cibo, pulizia e vestiti. Solo per chi ha diritto a restare, invece, saranno garantiti poi anche i corsi di italiano e i servizi per l’inserimento e l’integrazione che fino ad oggi spettavano a tutti i migranti che presentavano domanda d’asilo. La spesa per l’accoglienza così passa dai famosi 35 euro a una forbice tra i 19 e i 26 al giorno. La logica del Viminale è: non ha senso offrire servizi in più se poi il soggetto sarà giudicato irregolare da espellere. E con l’abolizione della protezione umanitaria, il numero di chi ha diritto ai servizi scende a picco.

Quindi niente (o quasi) mediatori culturali, psicologi, assistenti legali e insegnanti di italiano. Che significa meno servizi per gli immigrati, ma anche tagli di posti di lavoro per i tanti italiani occupati nel settore. Che ad oggi, su 131mila ospiti, tra centri di accoglienza straordinari e quel poco che resta degli Sprar, sono circa 40mila. Gran parte sotto i 35 anni di età, molti appena usciti dai corsi di laurea in Mediazione culturale.
continua ... 

martedì 21 maggio 2019

Rosario elettorale: possiamo tacere?

dalla pagina http://www.nigrizia.it/notizia/rosario-elettorale


I Missionari Comboniani in Italia si dicono "profondamente indignati" dall'utilizzo strumentale del rosario, brandito quasi fosse un'arma il 18 maggio scorso in piazza a Milano dal ministro Salvini.

di Missionari Comboniani in Italia

Noi Missionari Comboniani in Italia siamo schierati. Portiamo nel cuore il Vangelo che si fa strada con le Afriche della storia. Che non scende a compromessi e strategie di marketing. Né elettorali né di svendita becera dei piccoli in nome del denaro.
Ci indigna profondamente l’utilizzo strumentale del rosario, baciato sabato scorso in piazza Duomo a Milano dal ministro dell’Interno, chiedendo voti alla Madonna. Rosario che è segno della tenerezza di Dio, macchiato dal sangue dei migranti che ancora muoiono nel Mediterraneo: 60 la settimana scorsa, nel silenzio dell’indifferenza dei caini del mondo.
Ci rivolta dentro il richiamo ai papi del passato per farne strumento della strategia fascista dell’esclusione degli ultimi. Di chi bussa alle nostre porte chiedendo di aprire i porti. Come la nave Sea Watch di queste ore. Nave che accoglie chi scappa da mondi inquinati dai gas serra della nostra sete di materie prime per mantenere uno stile di vita sempre più insostenibile. Che pesa sulle spalle degli impoveriti.
Ci ripugna il richiamo alla vittoria elettorale in nome della madre di Gesù di Nazareth che cammina con gli “scarti” del mondo per innalzare gli umili. Sempre dalla parte dei perdenti della globalizzazione dei profitti. La carne di Cristo sulla terra. “Ero forestiero e mi avete accolto” (Mt 25,35).
Ci aggredisce l’arroganza d’invitare la gente a reagire durante le celebrazioni in chiesa di fronte ai preti che predicano “porti aperti”. Dettando legge in nome dei vescovi.
Ci dà coraggio e ci fa resistere, contro questa onda di disprezzo e disumanità, condividere il sogno di Dio: ridestare la speranza tra la gente che un mondo radicalmente altro, interculturale, aperto, inclusivo e solidale è urgente e dipende da ognuno di noi. Da chi non tace e, con la determinazione della nonviolenza del Vangelo, grida con la sua vita che non ci sta con il razzismo dilagante di chi vuole stravolgere l’immagine vera del Dio della vita.
I Missionari Comboniani ci sono. Alzano la voce. Scendono in strada, non fanno calcoli e stanno da una parte precisa. Quella degli oppressi da un’economia che uccide. Prima e sempre.
I Missionari Comboniani d’Italia
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Lettera di Don Claudio Bassotto ( pdf )

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IL ROSARIO BRANDITO DA SALVINI E I FISCHI DELLA FOLLA A PAPA FRANCESCO, ECCO IL SOVRANISMO FETICISTA

19/05/2019  Ieri pomeriggio a Milano è andato in scena l'ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica del nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo un'altra nave carica di naufraghi veniva respinta e le Nazioni Unite condannavano l'Italia per il decreto sicurezza

Francesco Anfossi
Succede spesso per i capipopolo che a parlare per loro sia la piazza: a volte meglio di loro o addirittura in maniera più autenticamente contraddittoria. E’ quel che è capitato a Matteo Salvini al comizio sovranista di ieri pomeriggio in piazza Duomo a Milano.Mentre il leader della Lega per pochi lunghissimi minuti baciava sul palco il rosario, citava i santi patroni d’Europa e affidava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, dalla stessa piazza partivano fischi e ululati all'indirizzo di papa Francesco. In realtà era la “vox populi” della piazza a parlare per il vero Matteo Salvini. Il Salvini che mentre esibiva feticisticamente un Vangelo allo stesso tempo ordinava di tenere ostinatamente chiusi i porti di fronte all’ennesima nave che chiedeva di approdare sulle coste italiane con il loro carico di vite umane ("Col piffero che apro Lampedusa", ha dichiarato senza mezzi termini). Il Salvini che nelle stesse ore riceveva una condanna delle Nazioni Unite per via del cosiddetto "decreto sicurezza", una legge così lesiva dei diritti umani che per trovare qualcosa di confrontabile nella storia d'Italia bisogna risalire alle leggi razziali del '38.
“Il Governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo”, si è vantato il ministro degli Interni dal palco, mentre il Mediterraneo continua a ingoiare morti annegati. I viaggi e le tragedie, come quella recente al largo della Tunisia, continuano, secondo l'UNHCR per chi si imbarca un migrante su tre perde la vita, le partenze sono indipendenti dalla politica dei porti. Una falsità dunque contraddetta dai numeri, sempre ammesso che nel 2019 qualcuno sia disposto a credere che per fermare una tragedia come quella delle morti in mare sia necessario un disumano sacrificio di vite a perdere, come si faceva all'epoca della barbarie. Mettere a repentaglio vite umane e rifutare di soccorrere i naufraghi come deterrente per non far partire i migranti dalle coste del Maghreb non è degno di un Paese civile. Meglio la piazza allora, più autentica nel suo cinismo, nel gridare “buu” a Francesco, il Papa che ha fatto del suo primo viaggio a Lampedusa uno dei tratti distintivi del suo pontificato. Meglio tentare di convincere chi ha forse il cuore in tumulto e non afferra il messaggio di speranza di un pontefice venuto "dalla fine del mondo" che per evitare un genocidio dell'indifferenza in mare ed arrivare a una gestione ordinata dei migranti sono percorribili altre strade molto meno tragiche e ipocrite.
L’antifona persino smaccata di Salvini pronunciata in quella distesa di bandiere azzurre e tricolori, con i suoi simboli della cristianità utilizzati come amuleti, con quell’uso così feticistico della fede, serve a coprire come una fragile foglia di fico gli effetti del decreto sicurezza, che ha istituito addirittura con delle sanzioni per chi soccorre il “reato di umanità” e ha scaricato per strada uomini donne e bambini già inseriti nei programmi di integrazione, rendendoli privi di diritti civili. Un decreto che ha provocato solo “pianto e stridore di denti” per dirla con Matteo (l’evangelista, non il vicepremier). Gente che studiava, lavorava, assisteva per diventare cittadino del domani tramutata in esseri invisibili senza arte né parte, buoni solo per girare per le strade e ingrossare i pregiudizi xenofobi e correre dietro gli specchietti per le allodole sovranisti. Baciare idolatricamente il rosario in piazza è solo un sacrilegio. E' venuto il momento per i cattolici per indignarsi, come ha scritto in un tweet il direttore di Civiltà Cattolica padre Spadaro.
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Ma con il rosario non si fanno comizi
Confronti e graduatorie tra Papi, ostentazione del Rosario per invocare un aiuto celeste nelle urne, proclami identitari: il leader leghista Matteo Salvini ancora una volta si proclama alfiere del cattolicesimo, ma di un cattolicesimo tutto suo, 'politicizzato' e contraddittorio, piuttosto distante dal magistero del Papa e della Chiesa universale e italiana. Non si può discutere la fede che ciascuno afferma di avere, ma neppure è lecito deformare il messaggio evangelico. E col Rosario si prega, non si fanno i comizi.
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lunedì 20 maggio 2019

Elezioni europee: i vescovi di vari Paesi incoraggiano a partecipare

dalla pagina https://www.agensir.it/quotidiano/2019/5/20/elezioni-europee-vescovi-irlandesi-incoraggiano-partecipazione-di-tutti-i-cittadini-per-un-parlamento-che-sostenga-i-valori-su-cui-e-costruita-lue/


Elezioni europee: vescovi irlandesi incoraggiano partecipazione di tutti i cittadini per “un Parlamento che sostenga i valori su cui è costruita l’Ue”

20 maggio 2019


Un forte invito ai cittadini di tutta l’Irlanda (del Nord e del Sud) ad andare a votare per il rinnovo dell’Europarlamento. A rivolgerlo a pochi giorni dalle consultazioni è la Conferenza episcopale irlandese. “Abbiamo bisogno di un Parlamento europeo che protegga e sostenga i valori su cui è costruita l’Ue”, affermano in una nota-appello i vescovi ricordando che il trattato dell’Unione europea sottolinea che essa si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. L’Unione europea, “nella sua fondazione – aggiungono i presuli –, era radicata nei principi cristiani della giustizia sociale, compresi il bene comune, la solidarietà e la sussidiarietà”. Ciò che viene deciso dai deputati al Parlamento europeo” riguarda tutti noi qui sull'isola d’Irlanda – si legge ancora nella nota –. Allo stesso modo, il nostro voto e i nostri rappresentanti eletti in Europa possono influenzare i dibattiti e le decisioni prese a livello europeo”. Un voto particolarmente importante quello del 23 (per il Nord) e 24 (per il Sud) maggio, “viste le implicazioni potenzialmente profonde e di ampia portata del Brexit per tutti i cittadini di quest’isola”. Di qui l’invito a “tutti i cittadini che possono votare in queste elezioni, a farlo, preoccupandosi più per il bene comune che per interessi locali o nazionali”. Il Parlamento Ue, ricordano i vescovi, “è la casa dei cittadini europei ed è eletto direttamente da loro”. E se l’Ue presenta alcuni aspetti critici, occorre riconoscere “il bene che ha prodotto nella promozione della solidarietà tra i popoli e le nazioni europee”, il suo contributo “allo sviluppo delle nostre economie e regioni” e il suo “più grande successo”, nata nel secondo dopoguerra, quello di mantenere la pace in Europa”. “Il progetto europeo, le sue istituzioni e il suo metodo politico – conclude l’appello dei vescovi – sono fondamentali per promuovere e consolidare una pace duratura”.


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dalla pagina http://www.agensir.it/europeforus/2019/05/20/elezioni-europee-vescovi-polacchi-incoraggiano-partecipazione-al-voto-pensiero-rivolto-alle-future-generazioni/


Elezioni europee: vescovi polacchi incoraggiano partecipazione al voto. “Pensiero rivolto alle future generazioni”

20 maggio 2019


I vescovi polacchi incoraggiano la partecipazione al voto per le elezioni europee del 26 maggio ricordando, in un messaggio “l’impegno personale di Giovanni Paolo II”. Il Papa polacco, scrivono, “nell’adesione della Polonia all’Ue vedeva non solo un’opportunità per lo sviluppo materiale e culturale del Paese ma anche una possibilità per la stessa Unione di attingere al patrimonio di spiritualità dei polacchi”. Il Papa vedeva quindi nell’adesione “una possibilità per Europa di respirare con i due polmoni rimanendo saldamente legata alle sue radici cristiane”. Il messaggio cita, inoltre, le parole di Giovanni Paolo II pronunciate a Gniezno nel 1997 che “senza Gesù non sarebbe possibile costruire un’unità durevole” poiché non sarebbe possibile farlo “distaccandosi dalle radici che permisero la crescita dei popoli e delle culture europee”. Nel corso dell’ultima plenaria dell’episcopato (marzo 2019) i vescovi polacchi, in previsione tra gli altri delle elezioni europee, avevano approvato la lettera pastorale “L’ordine sociale per il bene comune” nella quale sottolineano che l’attuale situazione in Polonia è “una sfida per la Chiesa” poiché “la rivalità politica da tempo ha superato i limiti di una polemica democratica tra diverse fazioni”. Ricordando che tale confronto politico debba essere “per qualcosa” e non “contro gli altri” i presuli auspicano il ritorno “del dialogo e della solidarietà nella verità, nel rispetto reciproco, con il pensiero rivolto alle future generazioni”.


giovedì 16 maggio 2019

Vescovi europei: appello al voto. “Costruire l’Ue dovere di ogni cittadino”

Proponiamo un articolo del febbraio scorso...

dalla pagina https://agensir.it/europa/2019/02/14/vescovi-europei-appello-al-voto-costruire-lue-dovere-di-ogni-cittadino/

La Commissione degli episcopati della Comunità europea diffonde un testo che guarda alle elezioni del 23-26 maggio. Il sostegno della Chiesa alla "casa comune", anche se "non è perfetta". La persona al centro della politica. Le riforme necessarie e alcuni  temi-chiave: famiglia, migrazioni, sviluppo, diritti. Il "profilo" del buon candidato

Sarah Numico 

Un invito, forte, convinto e deciso, a sostenere il processo di integrazione europea anche attraverso l’importante momento elettorale del 23-26 maggio. Con un messaggio della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, i cristiani sono interpellati per la costruzione di un bene comune che vada al di là degli interessi particolari e nazionali. “Rivolgiamo un appello a tutti i cittadini, giovani e anziani, perché votino e si impegnino durante il periodo pre-elettorale e alle elezioni europee”. Il messaggio arriva a 100 giorni dal voto per il rinnovo del Parlamento europeo ed è intitolato “Ricostruire comunità in Europa” (“Rebuilding community in Europe”).


Evitare lo sguardo ripiegato. Il voto dei cittadini, chiamati alla “responsabilità” politica, scrive la Comece, presieduta da mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, “condizionerà decisioni politiche che avranno conseguenze tangibili sulla nostra vita quotidiana per i prossimi cinque anni”. È da “più di duemila anni” che la Chiesa cattolica “partecipa alla costruzione europea”, in particolare “con la sua Dottrina sociale”. E quindi, i vescovi si rivolgono proprio ai cittadini europei in questa fase che precede le elezioni per il rinnovo del Parlamento: se “l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha aperto un ampio ventaglio di nuove possibilità”, dieci anni fa, oggi sembra dominare un “atteggiamento meno ottimistico”. Si impongono dunque necessarie “scelte politiche” che portino a “una rinnovata fratellanza” e “rilancino il progetto europeo”. Fondamentale è che “i credenti e tutte le persone di buona volontà” vadano a votare, “senza cadere nella tentazione di uno sguardo ripiegato” e che “esercitino i loro diritti guardando alla costruzione dell’Europa”.
“Non è perfetta…”. Manifestando le proprie opinioni politiche, ogni persona potrà “orientare l’Unione” – che “non è perfetta” – là dove vogliono che vada. Oggi serve “una nuova narrativa di speranza che coinvolga i cittadini in progetti percepiti come più inclusivi e al servizio del bene comune”, indicano i vescovi. Occorre però innanzitutto l’espressione del voto, perché “ogni voto conta” nello scegliere persone che da maggio in poi “rappresenteranno le nostre opinioni politiche”. E occorrerà che, dopo le elezioni, i cittadini “in modo democratico monitorino e accompagnino il processo politico”.
Campagna elettorale. Guardando al futuro prossimo dell’Ue i vescovi affermano che i cittadini e le istituzioni Ue avranno bisogno di “spirito di responsabilità” per “lavorare insieme per un comune destino”, “superando divisioni, disinformazione e strumentalizzazione politica”. Il riferimento dei vescovi Comece nel loro documento è alla campagna elettorale, che dovrà concentrarsi sulle “politiche Ue” e su come i candidati “sapranno elaborarle e concretizzarle”. L’auspicio è che si “presentino le differenti visioni” evitando “sterili contrasti”.
La questione migratoria. Qualità necessarie per “coloro che vorranno assumersi un mandato a livello Ue” sono “integrità, competenza, leadership e impegno per il bene comune”. I vescovi indicano inoltre alcuni temi che stanno loro particolarmente a cuore: “l’economia sociale”, politiche per ridurre la povertà, basate sul principio per cui “ciò che funziona per i meno fortunati, funziona per tutti”, insieme a “un rinnovato sforzo per trovare soluzioni efficaci e condivise su migrazioni, asilo e integrazione”. A questo riguardo due le sottolineature: l’integrazione “non riguarda solo le persone che entrano nell’Ue”, ma “anche i cittadini Ue che si spostano in un Paese diverso dal loro”, quindi la questione di fondo è “come accogliersi meglio gli uni gli altri in Europa?”. In secondo luogo, i temi della migrazione e dell’asilo non sono a sé stanti, ma sono legati ai temi della “solidarietà, a una prospettiva centrata sulla persona, a politiche economiche e demografiche efficaci”.
Ambiente, pace, diritti. “Votare in queste elezioni significa anche assumersi la responsabilità per il ruolo unico dell’Europa a livello globale. Il bene comune è più grande dell’Europa”, si legge nel messaggio Comece. “Ad esempio, l’attenzione per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile – scrivono i vescovi europei – non possono essere limitati ai confini dell’Ue e i risultati elettorali avranno un impatto sulle decisioni che riguardano l’intera umanità”. Una “Unione forte sulla scena internazionale è anche necessaria per la promozione e la protezione dei diritti umani in tutti i settori e per un solido contributo dell’Ue come attore multilaterale per la pace e la giustizia economica”. Dopo aver citato un intervento di Papa Francesco sul futuro dell’Europa, il documento prosegue così: “Le elezioni potrebbero essere solo un primo passo, ma il più necessario”. “Chiediamo a tutti i cittadini, giovani e meno giovani, di votare e impegnarsi” in vista del voto. Il documento conclude: “Il voto non è solo un diritto e un dovere, ma un’opportunità per plasmare concretamente la costruzione europea”.

martedì 14 maggio 2019

Zanotelli: tante minacce e nessuna soluzione

dalla pagina https://ilmanifesto.it/zanotelli-tante-minacce-e-nessuna-soluzione/

Il costo della vita. Sgombero all'alba senza preavviso e senza offrire alternative. Sulla linea della Lega, i comuni cacciano i rom perché lascino l’Italia. C’è un livello di razzismo che mi terrorizza



Padre Alex Zanotelli ieri era a Riace per la presentazione della fondazione «È stato il vento», che ha contribuito a far nascere, per supportare il modello di integrazione e accoglienza del sindaco Mimmo Lucano, un modello minacciato dai processi in corso e dalle politiche del governo. «Mimmo non può mettere piede nel suo comune, aveva chiesto un permesso di dieci ore per partecipare ma gli è stato negato. Lo incontreremo nel pomeriggio a Stigliano» ha spiegato Zanotelli che, intanto, continuava a tenersi informato su quanto sta accadendo a Giugliano, in provincia di Napoli, dove venerdì mattina sono stati allontanati circa 400 rom senza alcuna soluzione alternativa.
Chi sono i rom di Giugliano?
Sono circa 800, la metà bambini. Una parte era stata sistemata all’interno di una fossa, nel campo di via Madonna del Pantano, sgomberato venerdì. Gli altri erano distribuiti nella zona intorno, al livello della strada. Sono rifugiati politici, scappati dalla Bosnia durante la guerra in Jugoslavia. In molti casi gli uffici anagrafici con i loro documenti sono stati rasi al suolo dai combattimenti. Vivono a Giugliano da almeno 30 anni con bambini nati in Italia. Lo sgombero è avvenuto all’alba senza un corretto preavviso e senza alternative. Hanno subito settimane di minacce da parte del comune, si sono sentiti ripetere «vi portiamo via i figli» e persino che sarebbero stati cancellati dall’anagrafe perché irreperibili. Nessuna sostegno è stato previsto per i più fragili.
Nessuno cerca davvero una soluzione.
La loro storia è una tragica via crucis. Per anni sono vissuti nella zona Asi, da dove sono stati cacciati circa dieci anni fa per ordine della procura. Hanno migrato come bestie nelle campagne del giuglianese, nonostante il grande sforzo del Comitato campano con i rom per trovare loro un luogo dignitoso. Il comune di Giugliano li ha poi costretti a vivere nell’ex Resit, una discarica illegale (per la quale è stato condannato a 18 anni l’imprenditore Cipriano Chianese, ndr), facendoli respirare fumi tossici emanati dal terreno. Nel 2014 la Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato andò a verificare lo stato del campo: «Sono molto al di sotto della soglia minima di dignità. Irresponsabile collocare un’area di sosta in un luogo pericoloso per la salute», scrissero. Infine il comune li ha ricollocati in via Madonna del Pantano. Nel 2018 Amnesty international definì il campo «un luogo inumano». Per arrivarci occorre scendere in una buca. Cinque i bagni chimici, altri servizi li hanno dovuti sistemare in alto, sulla strada, per evitare il lago che si forma dopo ogni pioggia.
Li hanno mandati via anche da lì. Il comune di Casapesenna ha scritto una nota (poi modificata) con cui allertava la popolazione del loro possibile arrivo e di stare attenti a chi si affitta casa.
L’amministrazione Pd di Giugliano avrebbe potuto usare 900mila euro dell'Ue per costruire un ecovillaggio ma ha cancellato il progetto su pressione dei cittadini, sobillati anche dall'estrema destra. Ha quindi offerto un contributo all'affitto ma i rom avrebbero dovuto prima esibire un contratto registrato, anticipando 3 mesi di caparra. In questo clima quale privato affitterebbe loro la casa? Adesso vagano nei dintorni in camper e auto, ma l’amministrazione minaccia di allontanarli ancora e nei comuni vicini sono già in allarme.
Il sindaco di Acerra ha sgomberato i rom dal suo territorio senza mediazioni affermando «sono sulla linea del governo».
L’unica strategia delle amministrazioni, seguendo la linea dettata dalla Lega, è cacciarli per costringerli ad andare via dall'Italia. Sono terrorizzato da questo livello di razzismo, i pogrom nazisti cominciarono proprio contro i rom e poi arrivarono tutti gli altri. Il ministro dell’Interno sta procedendo a diniegare diritti ad alcune categorie, quelle più deboli, come rom e migranti, additate all'opinione pubblica che si sente così in diritto di sfogare l’odio razzista. Ma in questo modo stiamo minando i diritti di tutti, anche i nostri.