venerdì 11 novembre 2016

17 e 24 nov.: incontri del Progetto "Famiglie in Rete"

"click" per ingrandire
iniziativa del
Centro per l'Affido e la Solidarietà Familiare
Conferenza dei Sindaci - ULSS n.6
 
Hai del tempo a disposizione?
Ti piacerebbe aiutare bambini e ragazzi come volontario?

Per saperne di più ti invitiamo a partecipare agli incontri del Progetto "Famiglie in Rete" 
che si terranno il 
17 e 24 novembre dalle 19 alle 21
presso la sede del Centro civico 2 (Riviera Berica) in via E. De Nicola 8 a Vicenza.


PROGETTO FAMIGLIE IN RETE [pdf]
 

Il progetto "Famiglie in Rete" nasce da un'idea di famiglia intesa come luogo attraverso cui promuovere il benessere della comunità e delle famiglie che abitano nello stesso Comune.
 

Le persone che aderiscono a questo progetto sono risorse per l'intero territorio perché, in base alla loro disponibilità, danno sostegno ad altre famiglie con bambini/ragazzi che stanno vivendo un momento di temporanea difficoltà.
 

Tutte le persone diventano protagoniste attive a sostegno della propria comunità, costruendo buone relazioni con i bambini/ragazzi che verranno accolti e con le loro famiglie.
 

Le "Famiglie in Rete" sono gruppi di persone che con il supporto dell'Assistente Sociale del Comune e di un Educatore si impegnano in attività con bambini/ragazzi quali: 
  • accompagnamenti (a scuola, visite mediche, attività extrascolastiche, ...) 
  • sostegno nell'esecuzione dei compiti 
  • accoglienza per alcune ore del pomeriggio 
  • bisogni di socializzazione con i coetanei 
  • dare sollievo in situazioni di gravi patologie dei genitori

Le persone che offrono la propria disponibilità, avranno la possibilità di sperimentare l'accoglienza come un importante momento di aiuto ma anche un'occasione di reciproco arricchimento. 

Centro per l'Affido e la Solidarietà Familiare
Conferenza dei Sindaci - ULSS n.6
 

giovedì 10 novembre 2016

Da Trento nuovo slancio per la difesa civile e nonviolenta

dalla pagina http://www.difesacivilenonviolenta.org/da-trento-nuovo-slancio-per-la-difesa-civile-e-nonviolenta/

Conclusi i lavori degli “Stati generali della difesa civile, non armata e nonviolenta”: due giorni di riflessioni intense ed importanti. Le cartoline di pressione sui Deputati verranno raccolte dalla Campagna “Un’altra difesa è possibile” entro il 30 novembre, in vista di una consegna a Roma nelle prossime settimane.

Si sono svolti con grande successo a Trento nelle giornate di venerdì 4 novembre e sabato 5 novembre gli “Stati generali per la difesa civile, non armata e nonviolenta”, prima occasione in Italia per di riflessione e incontro tra società civile e politica su questa tematica. Un appuntamento di lavoro promosso dalla Campagna “Un’altra difesa è possibile” e dalle sei Reti nazionali che l’hanno lanciata: Tavolo Interventi Civili di Pace, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Campagna Sbilanciamoci!, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo.
[...]
Sul fronte delle proposte il dibattito si è concentrato su ruolo, funzioni, prospettive del Servizio Civile Nazionale, già oggi parte fondante e preponderante della Difesa non armata della Patria per passare poi al modello in costruzione dei Corpi civili di pace già in corso di sperimentando, anche se con molte difficoltà che sono state analizzate nel corso dei lavori. Senza dimenticare l’importanza della ricerca e dell’approfondimento con la valutazione dell’idea di un Istituto di ricerca sulla Pace sul Disarmo inserita all’interno della Proposta di legge lanciata dalla Campagna “Un’altra difesa è possibile”.
[...]
Dagli “Stati Generali” di Trento il cammino riparte con ancora più slancio e competenza, verso un’altra difesa possibile perché più giusta, efficace, conveniente.


leggi anche: Un’altra difesa è possibile...

martedì 8 novembre 2016

Antigone e Repubblica: reportage sulle carceri italiane

dalla pagina http://antigone.voxmail.it/user/q4hpuc/show/qv01z4?_t=6ab52492


PRIGIONI D'ITALIA
Il reportage sulle carceri di Antigone e la Repubblica 

lunedì 7 novembre 2016

3° Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari

testo completo alla pagina http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/november/documents/papa-francesco_20161105_movimenti-popolari.html

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL 3° INCONTRO MONDIALE
DEI MOVIMENTI POPOLARI
Aula Paolo VI
Sabato, 5 novembre 2016

Fratelli e sorelle buon pomeriggio!
In questo nostro terzo incontro esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti.
[...] 
Nel nostro ultimo incontro, in Bolivia, con maggioranza di latinoamericani, abbiamo parlato della necessità di un cambiamento perché la vita sia degna, un cambiamento di strutture; inoltre di come voi, i movimenti popolari, siete seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali”; e abbiamo anche elencato alcuni compiti imprescindibili per camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza: 1. mettere l’economia al servizio dei popoli; 2. costruire la pace e la giustizia; 3. difendere la Madre Terra.
[...]
Ci sono forze potenti che possono neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano, l’uomo e la donna. Quel “filo invisibile” di cui abbiamo parlato in Bolivia, quella struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite, può consolidarsi e trasformarsi in una frusta, una frusta esistenziale che, come nell’Egitto dell’Antico Testamento, rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri, per abbattere tutti come bestiame fin dove vuole il denaro divinizzato.

Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore e quanta paura! C’è – l’ho detto di recente – c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo ​di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista! È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampanel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico.

Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). Sto parlando dell’anno 1931! L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Anno 1971. Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro. La Chiesa e i profeti dicono, da millenni, quello che tanto scandalizza che lo ripeta il Papa in questo tempo in cui tutto ciò raggiunge espressioni inedite. Tutta la dottrina sociale della Chiesa e il magistero dei miei predecessori si ribella contro l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità.
[...]
La paura viene alimentata, manipolata... Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli.
[...]
In Amoris laetitia cito un compianto leader afroamericano, Martin Luther King, il quale sapeva sempre scegliere l’amore fraterno persino in mezzo alle peggiori persecuzioni e umiliazioni. Voglio ricordarlo oggi con voi; diceva: «Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni. Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male» (n. 118; Sermone nella chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama, 17 novembre 1957). Questo lo ha detto nel 1957.

sabato 5 novembre 2016

primolunedìdelmese

primolunedìdelmese 
anno XIX, n. 145

7 Novembre 2016, ore 20:30 
salone Cooperativa Insieme
via Dalla Scola 253, Vicenza



Parco della Pace:
ecco il progetto

Ne parliamo con 
il Sindaco di Vicenza Achille Variati;
i progettisti Zagari, Selleri, Bertorelli; rappresentanti di associazioni e cittadini

Giubileo dei carcerati: mille detenuti Domenica in San Pietro con il Papa


L’Anno Santo della Misericordia si avvia alla conclusione con due eventi particolarmente cari a Papa Francesco. Domenica prossima sarà celebrato nella Basilica di San Pietro il “Giubileo dei carcerati”. Il 13 novembre sarà invece il momento del “Giubileo delle Persone socialmente emarginate”. Quel giorno si chiuderanno anche le Porte Sante in tutte le diocesi del mondo in vista della celebrazione conclusiva del 20 novembre. I due eventi sono stati presentati in Sala Stampa Vaticana da mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, che assicura: “il Giubileo non è stato un flop”.
Il servizio di Michele Raviart:

Papa Francesco tiene molto ai detenuti. Lo dimostra la Messa in Coena Domini nel carcere minorile di Casal del Marmo, le visite ai penitenziari negli Stati Uniti, in Bolivia e in Messico, i frequenti contatti telefonici con condannati a morte in vari Paesi del mondo. Lo dimostra la stessa lettera di attuazione del programma giubilare in cui la soglia di ogni cella diventa una Porta della Misericordia se i detenuti che la attraversano rivolgeranno il pensiero e la preghiera al Padre, “perché la misericordia di Dio è capace di trasformare le sbarre in esperienza di libertà”. Spiega mons. Fisichella:

"Papa Francesco in diverse interviste ha usato questa espressione: 'Mi domando spesso, quando visito le carceri, come mai sia potuto capitare a loro, perché avrebbe potuto capitare anche a me'. Io credo che sia questo senso di partecipazione a quello che potremmo chiamare un po’ 'il destino della vita delle persone'. Quindi mi sembra che la sua vicinanza sia determinata anche dalla conoscenza di situazioni dove spesso la dignità della persona è veramente ai limiti della sopportazione".


Per il Giubileo dei carcerati, che sarà celebrato in molte diocesi nel mondo, domenica mattina saranno presenti in San Pietro 4 mila persone tra detenuti, ex-detenuti, famigliari, operatori, cappellani e agenti della polizia penitenziaria, provenienti da 12 Paesi del mondo. Mille i detenuti che attualmente stanno scontando la pena, 35 provenienti dalla Spagna, il resto dalle carceri italiani. A partecipare alla Messa presieduta dal Papa in Basilica saranno detenuti di tutte le categorie. Spiega ancora mons. Fisichella:

"Ci saranno quindi minori, persone in alternativa al carcere sul territorio, persone in detenzione domiciliare e detenuti definitivi con diverse condanne. Insomma, una presenza vera che segna un reale impegno per offrire un futuro ed una speranza oltre la condanna e la durata della pena".


Domenica 13 novembre sarà poi il momento del “Giubileo delle persone socialmente emarginate”, per precarietà economica, malattia, solitudine o assenza di legami famigliari. Saranno seimila in Piazza S. Pietro, nel giorno in cui si chiuderanno le Porte della Misericordia in tutte le Chiese e i Santuari del mondo. La celebrazione sarà preceduta sabato 12 novembre da una veglia nella Basilica di San Paolo e da un Concerto in Aula Paolo VI del maestro Ennio Morricone. Ancora mons. Fisichella:

"La celebrazione giubilare in San Pietro con tutti gli emarginati della società vuole ricordare alla Chiesa le parole di Gesù: 'I poveri li avete sempre con voi'. Pertanto, la chiusura della Porta della Misericordia non esaurisce l’impegno della Chiesa ma, la luce del Giubileo vissuto, ne rafforza la  testimonianza".


Con la chiusura dell’Anno Santo il 20 novembre, ci sarà l’occasione, afferma mons. Fisichella “di un momento di riflessione conclusiva per verificare se le finalità e le aspettative del Giubileo sono state raggiunte e valutare gli eventuali limiti che possono avere impedito la sua riuscita completa”. Di sicuro c’è l’alto numero di pellegrini, quasi venti milioni al 30 ottobre, che smentiscono le voci, definite infondate, di un Giubileo sotto tono. 



venerdì 4 novembre 2016

Clima, da oggi entra in vigore l'accordo di Parigi... Ma non è sufficiente

dalla pagina  http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Clima-da-oggi-entra-in-vigore-accordo-di-Parigi-sul-clima-44246224-876f-4090-81f8-cedd22eee967.html

E' ufficialmente entrato in vigore l'Accordo di Parigi per il contrasto del cambiamento climatico, assunto lo scorso dicembre nel corso della 21esima Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici. Sono circa 200 i Paesi nei quali entrano in vigore le misure per il taglio delle emissioni dei gas serra. 

continua alla pagina  http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Clima-da-oggi-entra-in-vigore-accordo-di-Parigi-sul-clima-44246224-876f-4090-81f8-cedd22eee967.html

Importante, ma non sufficiente. Guarda:

Punto di non ritorno - Before The Flood


 
Pubblicato il 30 ott 2016
http://natgeotv.it
Quali sono le cause del riscaldamento globale? Siamo ancora in tempo per invertire il processo? In qualità di messaggero di pace delle Nazioni Unite con delega al clima, Leonardo DiCaprio ci racconta l’impatto devastante del cambiamento climatico sul nostro pianeta con Before The Flood, un evento televisivo prodotto da Martin Scorsese.

giovedì 3 novembre 2016

Papa francesco: compassione e nonviolenza

dalla pagina http://www.news.va/it/news/papa-e-terribile-invocare-nome-di-dio-per-violenze

Papa: è terribile invocare il nome di Dio per violenze e terrorismo

2016-11-03 Radio Vaticana

Papa Francesco ha incontrato stamane in Sala Clementina i rappresentanti di diverse religioni. Pubblichiamo di seguito il testo del discorso:

La misericordia al cuore del messaggio cristiano
Cari amici, vi do un cordiale benvenuto. Mi rallegro di incontrarvi e vi ringrazio per aver accolto l’invito a riflettere insieme sul tema della misericordia. Come ben sapete, sta per volgere al termine l’Anno santo, durante il quale la Chiesa Cattolica ha guardato intensamente al cuore del messaggio cristiano nella prospettiva della misericordia. Essa, infatti, è per noi rivelatrice del nome di Dio, è «l’architrave che sorregge la vita della Chiesa» (Misericordiae Vultus, 10), ed è la chiave per accedere al mistero stesso dell’uomo, anche oggi tanto bisognoso di perdono e di pace.
E' tempo di fraternità senza sincretismi concilianti
Tuttavia, il mistero della misericordia non è da celebrare solo a parole, ma soprattutto con le opere, con uno stile di vita realmente misericordioso, fatto di amore disinteressato, servizio fraterno, condivisione sincera. È lo stile che la Chiesa desidera maggiormente assumere, anche «nel suo compito di favorire l’unità e la carità tra gli uomini» (Conc. Vat. II, Dich. Nostra aetate, 1). È lo stile a cui sono chiamate pure le religioni per essere, particolarmente in questo nostro tempo, messaggere di pace e artefici di comunione; per proclamare, diversamente da chi alimenta scontri, divisioni e chiusure, che oggi è tempo di fraternità. Perciò è importante ricercare l’incontro tra di noi, un incontro che, senza sincretismi concilianti, «ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione» (Misericordiae Vultus, 23). Ciò è gradito a Dio ed è un compito urgente, in risposta non solo alle necessità di oggi, ma soprattutto all’appello all’amore, anima di ogni autentica espressione religiosa.
Compassione e nonviolenza
Il tema della misericordia è familiare a molte tradizioni religiose e culturali, dove la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita: «Il rigido e il duro appartengono alla morte; il molle e il tenero appartengono alla vita», attesta un antico detto sapienziale (Tao-Te-Ching, 76). Chinarsi con compassionevole tenerezza verso l’umanità debole e bisognosa appartiene a un animo veramente religioso, che respinge la tentazione di prevaricare con la forza, che rifiuta di mercificare la vita umana e vede negli altri dei fratelli, mai dei numeri. Farsi vicini a quanti vivono situazioni che richiedono una maggiore cura, come la malattia, la disabilità, la povertà, l’ingiustizia, le conseguenze dei conflitti e delle migrazioni, è una chiamata che viene dal cuore di ogni tradizione autenticamente religiosa. È l’eco della voce divina, che parla alla coscienza di ciascuno, invitando a superare il ripiegamento su sé stessi e ad aprirsi: aprirsi all’Altro sopra di noi, che bussa alla porta del cuore; aprirsi all’altro accanto a noi, che bussa alla porta di casa, chiedendo attenzione e aiuto.
Un cuore sensibile al misero
Ad avere un cuore aperto e compassionevole ci richiama il significato del termine “misericordia”. Nella sua etimologia in lingua latina, esso evoca un cuore sensibile alle miserie e soprattutto al misero, un cuore che vince l’indifferenza perché si lascia coinvolgere dalla sofferenza altrui. Nelle lingue semitiche, come l’arabo e l’ebraico, la radice r(a)h(a)m, che esprime anche la misericordia divina, chiama in causa il grembo materno, le viscere di affetto più intime dell’essere umano, i sentimenti della madre per il figlio che sta per dare alla luce. A questo proposito il profeta Isaia trasmette un messaggio stupendo, che è insieme una promessa di amore e una sorta di sfida da parte di Dio nei confronti dell’uomo: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). L’uomo – è triste constatarlo –  troppo spesso dimentica, “s-corda”, ovvero, come indica la parola, allontana dal cuore. Tiene a distanza Dio, il prossimo e pure la memoria del passato e così ripete, anche in forma più efferata, tragici errori commessi in altri tempi.
Il dramma del male
È il dramma del male, degli abissi oscuri nei quali la nostra libertà può immergersi, tentata dal male, che è sempre appostato in silenzio per colpirci e farci affondare. Ma proprio qui, di fronte al grande enigma del male, che interroga ogni esperienza religiosa, risiede l’aspetto più sorprendente dell’amore misericordioso. Esso non lascia l’uomo in balia del male o di sé stesso; non si scorda, ma si ricorda, e si china verso ogni miseria per risollevare. Proprio come fa una madre, che davanti al peggior male commesso dal figlio, riconosce sempre, al di là del peccato, il volto che ha portato in grembo.
Mondo agitato e con poca memoria
In un mondo agitato e con poca memoria, che va di corsa lasciando indietro molti e senza accorgersi di rimanere senza fiato e senza meta, abbiamo oggi bisogno, come dell’ossigeno, di questo amore gratuito che rinnova la vita. L’uomo ha sete di misericordia e non vi è tecnologia che possa dissetarlo: cerca un affetto che vada oltre le consolazioni del momento, un porto sicuro dove approdi il suo navigare inquieto, un abbraccio infinito che perdona e riconcilia.
Il perdono
Questo è tanto importante, di fronte al timore, oggi diffuso, che non sia possibile essere perdonati, riabilitati e riscattati dalle proprie fragilità. Per noi cattolici, tra i riti più significativi dell’Anno giubilare c’è quello di attraversare con umiltà e fiducia una porta – la porta santa – per essere pienamente riconciliati dalla misericordia divina, che rimette i nostri debiti. Ma ciò richiede che anche noi perdoniamo i nostri debitori (cfr Mt 6,12), i fratelli e le sorelle che ci hanno offeso: si riceve il perdono di Dio per condividerlo con gli altri. Il perdono è certamente il più grande dono che possiamo fare agli altri, perché è quello che costa di più, ma allo stesso tempo quello che ci rende più simili a Dio.
Crisi ecologica
La misericordia si estende anche al mondo che ci circonda, alla nostra casa comune, che siamo chiamati a custodire e a preservare dal consumo sfrenato e vorace. Occorre il nostro impegno per educare alla sobrietà e al rispetto, a un modo di vivere più semplice e ordinato, dove si utilizzino le risorse del creato con saggezza e moderazione, pensando all’umanità intera e alle generazioni future, non solo agli interessi del proprio gruppo e ai vantaggi del proprio tempo. Oggi specialmente, «la gravità della crisi ecologica esige da noi tutti di pensare al bene comune e di andare avanti sulla via del dialogo che richiede pazienza, ascesi e generosità» (Lett. enc. Laudato si’, 201).
Terribile accostare il nome di Dio ad atti di terrorismo
Questa via sia la nostra via maestra; siano rigettate le strade senza meta della contrapposizione e della chiusura. Non accada più che le religioni, a causa del comportamento di alcuni loro seguaci, trasmettano un messaggio stonato, dissonante da quello della misericordia. Purtroppo, non passa giorno che non si senta parlare di violenze, conflitti, rapimenti, attacchi terroristici, vittime e distruzioni. Ed è terribile che per giustificare tali barbarie sia a volte invocato il nome di una religione o di Dio stesso. Siano condannati in modo chiaro questi atteggiamenti iniqui, che profanano il nome di Dio e inquinano la ricerca religiosa dell’uomo. Siano invece favoriti, ovunque, l’incontro pacifico tra i credenti e una reale libertà religiosa. In questo la nostra responsabilità di fronte a Dio, all’umanità e all’avvenire è grande e richiede ogni sforzo, senza alcun infingimento. È una chiamata che ci coinvolge, un cammino da percorrere insieme per il bene di tutti, con speranza. Siano le religioni grembi di vita, che portino la tenerezza misericordiosa di Dio all’umanità ferita e bisognosa; siano porte di speranza, che aiutino a varcare i muri eretti dall’orgoglio e dalla paura.

lunedì 31 ottobre 2016

Dalla Commissione diocesana per la pastorale sociale

RIFLESSIONI DOPO IL CONVEGNO

 Le armi comuni in Italia e nell'Unione Europea:
dati, analisi e prospettive”

tenutosi a Vicenza, giovedì 20 ottobre 2016 – Palazzo Trissino 

La Commissione diocesana per la Pastorale Sociale: Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato ha condiviso fin da subito la preoccupazione sollevata da alcune associazioni in occasione della manifestazione fieristica Hit Show, che a febbraio 2017 sarà a Vicenza per la sua terza edizione.

La mostra mette insieme armi di difesa personale e riservate alle forze dell'ordine con quelle per il tiro sportivo, per le attività venatorie e per il collezionismo; senza distinzione di ambiti, il rischio è di ingenerare confusione, soprattutto tra i minori che, pur accompagnati, possono visitare l’esposizione. Esporre armi non significa solo mostrare dei prodotti, ma “esporsi” ad una mentalità, predisporre uno stile. Per cui, senza una corretta informazione sul fatto che non tutte le armi sono uguali e senza corretti percorsi educativi, si rischia di legittimare una cultura della violenza, che parte dai mezzi violenti per arrivare alla testa delle persone.

Sulla fiera di Vicenza esiste un piano industriale e si presenta l'evento HIT Show come eccellenza italiana: per gli affari, per la partecipazione dei grandi marchi internazionali e per le presenze, a detta degli organizzatori, in crescente aumento. Una logica di mercato, che persegue il business, deve convergere con qualche preoccupazione etica o domanda educativa e culturale, ragionando sull'accesso di visitatori che non abbiano compiuto la maggiore età. È pur vero che la pubblicità ordinaria nei mezzi di comunicazione non prevede la pubblicità di alcun tipo di armi, e questo risulta significativo.

Come già esplicitato in una Lettera aperta sottoscritta a febbraio 2016 da numerose associazioni, è urgente riflettere sul tipo di società che vogliamo costruire, perché crediamo che i conflitti possano essere risolti con il dialogo e le relazioni costruttive, non con il possesso di un'arma come forma di sicurezza e difesa. Sentiamo prioritario educare ad una vita buona e alla nonviolenza.

In occasione del Convegno promosso dal Comune di Vicenza il 20 ottobre sulla produzione, commercializzazione e controllo alla diffusione delle armi, la Commissione di Pastorale sociale evidenzia particolarmente l’affermazione presente nello Statuto del Comune di Vicenza, che si impegna a “promuovere una cultura della pace e dei diritti umani mediante iniziative culturali e di ricerca, di educazione e di informazione e con il sostegno alle associazioni” (art. 2). Il Convegno del 20 ottobre è stato sicuramente un momento importante di conoscenza e confronto, tuttavia chiediamo all'Amministrazione comunale, che insieme alla Provincia detiene oltre il 60% dell'Ente Fiera, di:

1) farsi promotrice presso Fiera di Vicenza della predisposizione di un codice di responsabilità sociale relativo all'evento Hit Show 2017, da condividere con i diversi portatori di interesse, in un dialogo costruttivo che coinvolga le associazioni impegnate sui temi della pace, del controllo delle armi ed esperti in campo etico
2) promuovere un Comitato etico – con attenzione prevalentemente educativa rivolta innanzitutto ai  minori, ma non solo – che metta insieme tutti i portatori di interesse coinvolti nella manifestazione fieristica HIT Show (Ente fiera, Comune, Provincia, una coppia di genitori, un insegnante di scuola, un esperto di scienze dell’educazione, un esperto di etica, …); tale Comitato potrebbe elaborare – in modo condiviso – dei criteri per mantenere aperto un dialogo al fine di far crescere una cultura della nonviolenza, anche all’interno di HIT Show.

Come istituzioni, comunità, educatori, genitori abbiamo la responsabilità di riflettere e di agire con onestà intellettuale e coerenza su questi e altri temi, per il bene comune e delle generazioni future. Per questo sentiamo prioritari la dimensione educativa, la ricerca del dialogo, la risoluzione dei conflitti in modo nonviolento.

Commissione diocesana per la Pastorale Sociale:
Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato


domenica 30 ottobre 2016

Un’altra difesa è possibile...

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/unaltra-difesa-possibile-perche-vera-sicurezza-necessaria/

Mentre per il piano antisismico nazionale di un anno si spende meno delle spese militari di un giorno, la Campagna per la difesa civile, non armata e nonviolenta convoca a Trento, per il 4 e 5 novembre, i suoi “Stati generali”. Cento anni dopo l’immane macello della “grande guerra”, l’alternativa è secca: continuare nella follia o rinsavire

Quando scrivo queste righe il nostro Paese è sottoposto alle ennesime scosse di un terremoto infinito che da mesi sconquassa le regioni dell’appennino centrale, uccidendo le persone, abbattendo le case, distruggendo il patrimonio storico, avvilendo il morale dei superstiti. Il terremoto in Italia non è solo un evento catastrofico ad alto rischio ma una certezza periodica, costitutiva della struttura morfologica del nostro territorio. Anzi, leggiamo sul sito della Protezione civile, “l’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica”. Le circa trecento vittime di Arquata ed Amatrice sono solo le ultime di una lunghissima sequela di morti: migliaia nella storia dell’Italia repubblicana, milioni nella storia secolare del Paese. Il terremoto non si può ne’ prevenire ne’ prevedere, ci dicono gli esperti, ma le sue conseguenze catastrofiche sì. Da esse ci si può difendere attraverso la messa in sicurezza antisismica del territorio italiano.
E, in effetti, esiste in Italia – dal 2009 – un “Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico”, con un fondo dedicato che – sempre sul sito della Protezione civile – è così declinato: “la spesa autorizzata è di 44 milioni di euro per l’anno 2010, di 145,1 milioni di euro per il 2011, di 195,6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, di 145,1 milioni di euro per l’anno 2015 e di 44 milioni di euro per il 2016.” Insomma, per difenderci dal rischio terremoto nell’anno in corso, mettendo in sicurezza gli edifici prima che – puntualmente – questo si verifichi, il governo ha previsto, complessivamente, la cifra di 44 milioni di euro! Ossia meno di quanto lo stesso governo spende ogni giorno per la difesa militare: il Documento programmatico pluriennale 2016-2018  del Ministero della Difesa prevede, per il solo 2016, 17,7 miliardi di euro per le spese militari che, divisi per i giorni dell’anno, fanno 48 milioni al giorno. Al giorno!
L’esempio tragico del terremoto ci mostra, dunque, quanto sia distorta l’idea di “difesa” nella quale persistono la cultura militarista del Paese e le scelte del governo: si prevedono massicci investimenti di risorse pubbliche solo in funzione di ipotetiche minacce esterne, derivanti da potenziali nemici da sconfiggere militarmente – programmando a questo scopo pluriennali piani di acquisto di armamenti, contrari allo spirito ed alla lettera della Costituzione ma a lauto beneficio delle aziende belliche – e si stanziano solo le residuali, scarsissime e del tutto insufficienti risorse per la difesa dei cittadini dagli autentici, effettivi e costanti rischi alla loro sicurezza, come il terremoto o i disatri idro-geologici. Ed altrettanto possiamo dire per le, ormai quasi inesistenti, protezioni rispetto ad altri innumerevoli minacce, rischi e pericoli che attentano alla sicurezza dei cittadini, dalla disoccupazione alla povertà, dall’inquinamento di intere aree del Paese alla scarsa sanità. Non è un caso che nel 2015 la mortalità degli italiani sia aumentata dell’11,3 % rispetto all’anno precedente, con un’impennata tale da avere dei precedenti solo negli anni della guerra del 1943 e del 1915-18. Ciò significa che la preparazione della guerra contro i “nemici”, provoca in realtà – in prima battuta – una guerra vera contro gli “amici”, i cittadini di questo Paese.
Allora è necessario sottrarre, urgentemente, allo strumento militare il monopolio della difesa e delle sue risorse. E’ necessario ribadire culturalmente, affermare politicamente e organizzare tecnicamente un’altra idea e un’altra .pratica della difesa. Una difesa vocata alla sicurezza dei cittadini, alla risoluzione delle controversie internazionali con strumenti e mezzi non militari e, dunque, alla costruzione della pace con mezzi pacifici, secondo quanto dispongono gli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana. Per questo la campagna “Un’altra difesa è possibile” ha organizzato per il 4 e 5 novembre a Trento gli “Stati generali della difesa civile, non armata e nonviolenta”. La data non è casuale: il 4 novembre è la “festa delle forze armate”, nel giorno che celebra la “vittoria” nella “grande guerra”, in quell’immane macello che provocò sedici milioni di morti e pose le premesse per il fascismo, il nazismo, i campi di sterminio e la seconda guerra mondiale. Dalla quale ereditiamo ancora l’incubo dell’olocausto nucleare.
Ora, cento anni dopo ci sono due possibili strade. L’una è continuare sulla via della follia della preparazione di altre guerre, bruciando enormi risorse, lasciando indifesi e vulnerabili i cittadini di fronte a tremendi rischi e minacce: è la strada che ha scelto il governo italiano con le abnormi spese militari e, in ultimo lo scorso 27 ottobre, con il voto contrario alle Nazioni Unite all’avvio del percorso per il “Trattato per la messa al bando delle armi nucleari”. L’altra strada è la via del rinsavimento e del salto di civiltà che propone la campagna “Un’altra difesa è possibile”. Entrambe passano da Trento ma, cento anni dopo, vogliamo arrivarci in maniera civile, non armata e nonviolenta. Qui il programma completo

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venerdì 28 ottobre 2016

Via le armi nucleari dall'Italia

dalle pagine
 Approvata oggi in Consiglio Regionale una mozione di Sì Toscana a Sinistra per richiedere al Governo di rispettare il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e, attenendosi a quanto esso stabilisce, far sì che gli Stati Uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.

Le nuove bombe nucleari Usa B61-12 Stanno per arrivare in Italia. Lo conferma da Washington, con prove documentate, la Federazione degli scienziati americani. Una foto satellitare mostra che è stato effettuato l’upgrade della base della U.S. Air Force ad Aviano e di quella di Ghedi-Torre. Analoghi lavori sono stati effettuati nella base aerea tedesca di Buchel, in altre due basi in Belgio e Olanda, e in quella turca di Incirlic dove stanno per essere installate le B61-12. Non si sa quante sarannno schierate in Europa e Turchia.

Secondo le ultime stime della Fas, gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180. Nessuno sa però con esattezza quante siano. Si sa però che quelle a breve installate in Italia abbassano la soglia nucleare, ossia rendono più probabile il lancio di un attacco nucleare dal nostro paese e lo espongono quindi a una rappresaglia nucleare. All’uso di tali armi nucleari vengono addestrati piloti italiani, nonostante l’Italia abbia ratificato il Trattato di non-proliferazione che la «impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente».

Un ultimo fatto conferma quale sia il rapporto Usa-Italia: stanno per arrivare alla base di Amendola in Puglia, probabilmente l’8 novembre, i primi due dei 90 caccia F-35 della statunitense Lockheed Martin, che l’Italia si è impegnata ad acquistare. Il costo della partecipazione dell’Italia al programma F-35, quale partner di secondo livello, è ufficialmente quantificato nella Legge di stabilità 2016: 12 miliardi 356 milioni di euro di denaro pubblico, più altre spese per le continue modifiche al caccia che ancora non è pienamente operativo e necessiterà di continui ammodernamenti. Nonostante ciò – conferma Analisi Difesa – l’Italia avrà una «sovranità limitata» sugli stessi F-35 della propria aeronautica. Una legge statunitense vieta che i «dati di missione» (i software di gestione dei sistemi di combattimento dei caccia) siano comunicati ad altri. Saranno dunque gli Usa a controllare gli F-35 italiani, predisposti per l’uso delle nuove bombe nucleari B61-12 che il Pentagono schiererà contro la Russia, al posto delle attuali B-61, sul nostro territorio «nazionale».

Mozione
“Per il rispetto del Trattato di non proliferazione nucleare”

IL CONSIGLIO REGIONALE
Ricordato che – secondo i dati forniti dalla Federation of American Scientists (FAS), Federazione degli scienziati americani – l’Italia custodisce il più alto numero di armi nucleari statunitensi schierate in Europa, 70 ordigni B-61 su un totale di 180, presenti nelle basi militare di Ghedi – Torre e di Aviano;
Ricordato che è stata ufficialmente autorizzata dalla National Nuclear Security Administration (Nnsa) la B61-12, nuova arma con una testata nucleare dalla potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima;
Ricordato che foto satellitari, pubblicate dalla FAS, mostrano le modifiche già effettuate nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre per installarvi le B61-12.
Ricordato che l’Italia, che fa parte del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma anche piloti italiani che – dimostra la FAS – sono addestrati all’attacco nucleare sotto comando Usa con i cacciabombardieri Tornado schierati a Ghedi;
Ricordato che anche i previsti caccia F-35 destinati all’aeronautica italiana saranno integrati, come annunciato dall’U.S. Air Force, con la B61-12;
Considerato che in tal modo sarebbe violato il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, il quale all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, s’impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente»;
Considerato che tali nuovi armamenti abbasseranno ulteriormente la soglia nucleare, rendendo più probabile un attacco atomico;
Considerato che con la presenza simultanea sul territorio di B61-12, F-35 e della stazione Muos (Mobile User Objective System, sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati Uniti d’America), l’Italia, in un preoccupante quadro di corsa al riarmo atomico, diventa un bersaglio prioritario di un’eventuale rappresaglia nucleare.
IMPEGNA LA GIUNTA
A richiedere al Governo di rispettare il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e, attenendosi a quanto esso stabilisce, far sì che gli Stati Uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.

mercoledì 26 ottobre 2016

La guerra in Siria sarebbe già finita se ...

dalla pagina http://www.presstv.ir/Detail/2016/10/26/490707/Senator-exposes-USISIL-ties-Nusra-Qaeda-Syria-Assad

Il senatore repubblicano della Virginia Richard Hayden Black in una intervista descrive i legami fra Washington e al Nusra [così si chiama al Qaeda in Siria] e Daesh [altro nome di ISIS].

Foto della Agenzia siriana SANA – Incontro del presidente Bashar al-Assad
con il senatore Richard Hayden Black a Damasco il 28 aprile, 2016
Di fatto, continua il senatore, non c'è differenza fra i "ribelli" cosiddetti moderati e i "terroristi": sono tutti integrati con al Qaeda e con ISIS, "sono tutti parte dello stesso esercito". La CIA ha contatti con vari gruppi anti-Assad e di fatto finisce con il fornire armi in modo indiscriminato sia ad al Qaeda che all'ISIS. 

Gli USA tengono alcune "organizzazioni estremamente violente fuori dalla lista dei terroristi perché quelli sono gli agenti che portano le nostre armi [in Siria] e le distribuiscono all'ISIS (Daesh) e ad al Qaeda". 

La guerra in Siria sarebbe già finita se gli USA avessero smesso di fornire armi e logistica ai gruppi anti-Assad quando è intervenuta la Russia.