venerdì 3 novembre 2017

pldm: Verso una difesa comune europea?

primolunedìdelmese

6 Novembre 2017 - ore 20:30


presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza


Verso una difesa comune europea?
Il ruolo dell'Italia


Nella prospettiva di una maggiore integrazione europea, la questione della difesa comune rappresenta un nodo ineludibile. Del resto, la minaccia terroristica "globale", i conflitti militari e le tensioni  sociali e politiche che si sviluppano alle porte del Vecchio Continente, dovrebbero spingere ad un ripensamento strategico delle politiche di sicurezza. Quali scenari si intravedono? Quali sono gli orientamenti dei principali Paesi europei, Francia e Germania in testa?

E come sta cambiando la politica di difesa italiana?

Ne parliamo con


Fabrizio Coticchia


ricercatore del Dipartimento di Scienze Politiche all'Università di Genova,
tra gli autori del blog
Venusin arms

mercoledì 1 novembre 2017

Romano Guardini, Europa. Compito e destino - Critica della potenza, forza di servizio...

dal documento http://www.ccdc.it/UpLoadDocumenti/Problema_Europa_Guardini.pdf

MATTEO PERRINI
IL “PROBLEMA EUROPA” NEL PENSIERO DI ROMANO GUARDINI1

L’Europa, risposta a un problema sommamente personale.
Per motivi di professione la mia famiglia si trasferì in Germania; e mentre in casa si parlava e si pensava in italiano, io crebbi spiritualmente in seno alla lingua e alla cultura tedesca”.
Così Romano Guardini presenta il “suo” problema, a cui pure bisognava dare una risposta. Nato in Italia e figlio di genitori che si sentivano profondamente italiani, anche se per motivi di lavoro si erano trasferiti in Germania, Guardini rimane legato alla prima patria, l’Italia, e tuttavia ha imparato ad amare intensamente la seconda patria, la Germania, in cui si è svolta tutta la sua formazione culturale e spirituale e si sono annodate le grandi amicizie che costelleranno la sua esistenza. Guardini vuol pensare, scrivere, insegnare in tedesco e nel 1911 decide, nonostante l’opposizione esplicita dei genitori, di assumere la cittadinanza tedesca. 
Continuerà a visitare l’Italia e a nutrirsi della sua arte e della poesia di Dante; le sue soste nella patria di origine saranno frequenti e prolungate, inizialmente sul lago di Como e poi a Isola Vicentina, dove gli era caro preparare le sue lezioni, camminando tra gli alberi che contemplava senza mai stancarsi.
Anche dopo la scelta del 1911 la doppia appartenenza alle due patrie non fu priva di conflitti e lacerazioni; ma la grandezza di Romano Guardini ebbe modo di affermarsi proprio perché egli fece leva su ciò che avrebbe potuto costituire motivo di scissione interiore per costruire una superiore visione della vita e la sua stessa personalità, una delle più ricche e armoniche del Novecento. Guardini riuscì a non trasformare l’effettiva diversità di apporti e di risonanze, che s’intersecavano nella sua esistenza, in contrasto insanabile e reciproca esclusione. Maturò, infatti, in lui l’intima convinzione che può cogliere della vita il senso più alto solo chi non sopprime o mette a tacere le “tensioni polari” (Gegensätze) come se si trattasse di contraddizioni (Widersprüche) fra le quali bisogna scegliere. Per Guardini sarebbe stato, infatti, paralizzante dover optare fra l’immediatezza intuitiva e la chiarezza latina da un lato e, dall’altro, la riflessività e la sensibilità tedesca: in realtà le une hanno bisogno delle altre, le prime per non scadere a superficialità, le seconde per non finire in astratto cerebralismo.
Ciò che deve risultare chiaro è che ogni nazione, ogni popolo, ogni cultura reca in sé, accanto a eredità negative di cui liberarsi, dei “doni” preziosi che offre disinteressatamente agli uomini che fanno parte di altre nazioni, popoli e culture. Occorre, però, un elemento comprensivo che permetta insieme di salvaguardare le diverse identità nazionali e il superamento della loro chiusura sciovinistica. Ebbene, quell’elemento comprensivo Romano Guardini lo trovò quando scoprì che cosa significava essere europeo, divenire europeo. Per lui la “scoperta” dell’Europa significò, infatti, trovare anche “la risposta a un problema sommamente personale”.

I quattro saggi di Romano Guardini sull’Europa.

Romano Guardini, la cui vita è compresa tra 1885 e il 1968, è una delle maggiori figure della storia culturale europea ed è altresì una delle più affascinanti. I suoi libri, man mano che nascevano, sono stati tradotti in Italia dalla Morcelliana di Brescia, talora addirittura prima che apparisse l’edizione tedesca. E ora la Morcelliana ha iniziato – con Scritti politici, uscito nel gennaio 2005 - la pubblicazione delle Opere complete dell’illustre maestro.
Nell’aprile del 2004, a cura di Silvano Zucal, era apparso in traduzione italiana sempre presso l’editrice bresciana, Europa - Compito e destino, in cui sono raccolti i quattro saggi sull’Europa che il pensatore cristiano compose in momenti diversi, nell’arco di un quarantennio. Il primo di essi, in cui si affronta un argomento decisivo, Il rapporto tra coscienza nazionale ed Europa, risale al 1923, un periodo nel quale l’esplosione della crisi del primo dopoguerra sembrava travolgere ogni cosa, specialmente in Germania. Guardini era allora il leader riconosciuto della gioventù tedesca e fu ad un convegno della Jugendberwegung che prese la parola su quel tema, quasi per caso, dovendo sostituire all’ultimo momento il relatore assente. Circostanza questa che conferì più immediatezza ed efficacia al suo intervento.
Il secondo testo, il più drammatico, è scritto negli anni bui del nazismo, quando a Guardini era stata tolta la cattedra universitaria e il nazionalsocialismo era al potere. La prima redazione è del 1935 ma, la sua pubblicazione avvenne solo nel 1946. Il titolo estremamente significativo, L’Europa e Gesù Cristo, fu poi ripreso nel celebre discorso Europa e «Weltanschauung» cristiana tenuto all’Università di Monaco il 17 febbraio 1955.
L’ultimo contributo fu pronunciato a Bruxelles il 28 aprile 1962 per il conferimento al grande europeo del Premio Erasmo.
Per quattro decenni, dunque, Guardini ha riflettuto sull’Europa, sul suo compito e sul suo destino. Il suo piccolo, grande libro merita l’attenzione e la gratitudine di coloro che pensano all’Europa come alla loro patria più grande e a una grande speranza per l’umanità intera.

Il compito dell’Europa nel mondo d’oggi.

Una delle intuizioni più felici di Romano Guardini è che l’Europa contemporanea ha un grande compito nella storia mondiale proprio perché essa ha perduto le illusioni da cui tante volte si era lasciata tentare. “Non sbaglio certo – scrive con forza Guardini - se penso che all’Europa autentica è estraneo l’ottimismo assoluto, la fede nel progresso universale e necessario. I valori del passato sono ancora in essa così vivi che le permettono di sentire che cosa sta in gioco. Essa ha già visto rovinare tante cose, e spesso in modo irrecuperabile, ed è stata colpevole di tante guerre omicide, da essere capace di sentire le possibilità creatrici, ma anche il rischio, anzi la tragedia dell’umana esistenza. Nella sua coscienza vi è certamente la forma mitica di Prometeo, che porta via il fuoco dall’Olimpo, ma anche quella di Icaro, le cui ali non resistono alla vicinanza del sole e che precipita giù. Conosce le irruzioni della conoscenza e della conquista, ma in fondo non crede né a garanzie per il cammino della storia, né a utopie sull’universale felicità del mondo. L’Europa ne sa troppo. Perciò io credo che il compito affidato all’Europa - compito il meno sensazionale di tutti, ma che nel profondo conduce all’essenziale - sia la critica della potenza. Non critica negativa, né paurosa né reazionaria; tuttavia ad essa è affidata la cura per l’uomo, perché essa ne ha provato la potenza non come garanzia di sicuri trionfi, ma come destino che rimane indeciso dove condurrà”.
L’Europa ha creato l’età moderna; ma ha tenuto ferma la connessione col passato. Perciò sul suo volto, accanto ai tratti della creatività, sono segnati quelli di una millenaria esperienza. Il compito riservatole, dunque, non consiste nell’accrescere la potenza che viene dalla scienza e dalla tecnica - benché naturalmente farà anche questo - ma nel domare questa potenza e nella rinuncia definitiva a ogni idea di impero, che gronda sempre di lacrime e sangue.

Una “forza di servizio” per tutti.

L’Europa è un fatto politico, economico, tecnico, ma è soprattutto una disposizione di spirito, un sentimento. Al formarsi di questo sentimento si oppongono e si opporranno sempre forti resistenze. “Il compito dell’Europa può essere adempiuto se ciascuna delle sue nazioni ripensi la sua storia e intenda il suo passato in relazione al costituirsi della federazione europea. C’è nella storia del nostro continente un esempio che ci può mettere in guardia e mostrare quanto pericolo vi sia di sbagliare. Noi non possiamo dimenticare che, ad esempio, i greci hanno fallito di fronte all’obiettivo storico di creare uno Stato che abbracciasse insieme la ricchezza vitale di tutte le diverse etnie. Anche l’Europa può mancare la sua ora”. Ma essa sa che oggi il mondo le chiede di diventare “una forza di servizio”, che sia responsabile per la vita di tutti e s’impegni a far sì che le cose della terra divengano giuste. Il compito è arduo, tuttavia la struttura essenziale dell’Europa c’è; la vediamo in ogni gesto, la sentiamo con intensità nuova. Siamo pertanto fiduciosi che l’Europa continuerà ad essere soggetto di storia, e di una storia più alta.
Anche in questi saggi lo stile di Guardini è intensamente partecipe ed elevato. Mi piace, pertanto, concludere con una citazione in cui il pensatore tedesco dà voce al suo amore per l’Europa:
Ancora sempre mi commuovo nel cuore quando sulla carta geografica vedo l’immagine dell’Europa: la configurazione piccola e graziosa - non so più chi l’abbia detto - come fosse disposta dal cesello di un orafo tra i colossi Asia, America, Africa. La ricchezza delle sue forme, l’insinuarsi reciproco tra il mare e la terra, la molteplicità delle sue situazioni etniche dalle Alpi fino alla pianura più bassa - tutto questo appare come una preparazione al destarsi dello spirito più luminoso a opere grandi e audaci imprese”.




 1 Città e Dintorni, n.88, aprile 2006.

Papa Francesco: i cristiani ridiano un'anima all'Europa

dalla pagina http://www.news.va/it/news/papa-francesco-i-cristiani-ridiano-unanima-alleuro

2017-10-28 Radio Vaticana
di Debora Donnini

“Il primo e forse il più grande contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri di istituzioni, ma è fatta di persone”.  E’ uno dei passaggi chiave dell’intenso e dettagliato discorso di Papa Francesco, rivolto ai circa 350 partecipanti alla conferenza (Re)Thinking Europe, “Ripensare l’Europa. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo”, riuniti nell’Aula Nuova del Sinodo. Politici, cardinali, vescovi, ambasciatori e rappresentanti di movimenti e altre denominazioni cristiane, riflettono insieme da ieri nell’incontro organizzato dalla Comece, la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea.
A loro il Papa indica la strada: le fondamenta dell’Europa sono “persona” e “comunità”,  che “come cristiani vogliamo e possiamo contribuire a costruire”. I mattoni sono "dialogo, inclusione, solidarietà, sviluppo e pace”. Nel suo quinto intervento sull’Europa e l’Unione Europea, Francesco ricorda che uno dei valori fondamentali portati dal cristianesimo è proprio “il senso della persona, costituita a immagine di Dio”. Concretamente, ad esempio, San Benedetto pose una concezione dell’uomo radicalmente diversa da quella della classicità greco-romana e da quella ancor più violenta delle invasioni barbariche: l’uomo, non più semplicemente un cittadino né servitore del potere di turno né tantomeno una merce di scambio destinata unicamente al lavoro. “Per Benedetto non ci sono ruoli, ci sono persone” mentre purtroppo oggi si nota come spesso “non ci sono i lavoratori, ci sono gli indicatori economici”, “non ci sono i migranti, ci sono le quote”, cioè una questione di cifre.
Avere un volto, obbliga, invece, ad una responsabilità - ricorda il Papa - e quindi i cristiani devono ricordare prima di tutto che l’Europa è fatta di persone e far riscoprire il senso di appartenenza ad una comunità, contro la tendenza a vivere in solitudine dell’Occidente, fraintendendo il concetto di libertà che viene intesa come dovere di essere soli. "Per me - afferma - è una cosa grave". I cristiani, invece, sanno che la loro identità è “innanzitutto relazionale” e la famiglia rimane il fondamentale luogo di questa scoperta. E, come “unione armonica delle differenze fra l’uomo e la donna”, è “tanto più vera e profonda quanto più e generativa, capace di aprirsi alla vita e agli altri”. Una comunità, infatti, è viva se sa accogliere le diversità, generare nuove vite, lavoro, innovazione e cultura.
Dall’Atlantico agli Urali, dal Polo Nord al Mediterraneo, l’Europa deve essere un luogo di dialogo, come lo era in un certo senso l’antica agorà, non solo spazio economico ma cuore della politica. L’invito di Francesco è, quindi, a considerare il ruolo positivo che la religione possiede nella società, come può essere il dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani in Europa. Francesco mette, infatti, in guardia da “un certo pregiudizio laicista, ancora in auge” che – dice – non riesce a percepire questo valore della religione nella sfera pubblica e preferisce relegarla solo in quella privata. Ma così si instaura “il predominio di un certo pensiero unico, assai diffuso nei consessi internazionali”, che vede “nell’affermazione di un’identità religiosa un pericolo per la propria egemonia, finendo così per favorire un’artefatta contrapposizione fra il diritto alla libertà religiosa e altri diritti fondamentali”.
Spesso, poi, nella politica alla voce del dialogo, “si sostituiscono le urla delle rivendicazioni”. In molti Paesi, così, trovano posto formazioni populiste ed estremiste. I cristiani sono, quindi, chiamati a favorire il dialogo politico e devono ridare dignità alla politica intesa come massimo servizio al bene comune. “Essere leader oggi esige studio, preparazione ed esperienza”, sintetizza il Papa mettendo l’accento anche sulla necessità di un’adeguata formazione.
L’Europa deve poi essere uno spazio inclusivo valorizzando però le differenze. In questa prospettiva i migranti sono una risorsa, più che un peso e non possono essere scartati a proprio piacimento. D’altra parte il Papa ricorda che i governanti devono gestire con prudenza la questione migratoria. Non muri, dunque, ma il processo non può essere senza regole. E da parte loro, anche i migranti devono “rispettare e assimilare la cultura” della nazione che li accoglie.
Adoperarsi per una comunità inclusiva significa edificare uno spazio di solidarietà, non un insieme di “piccoli gruppi di interesse”. Bisogna quindi avere premura per i più deboli e per il sostegno fra generazioni. “A partire dagli Anni Sessanta del secolo scorso è in atto un conflitto generazionale senza precedenti”, nota il Papa. E questo - spiega - “non solo perché in Europa si fanno pochi figli - il nostro inverno demografico - e troppi sono quelli che sono stati privati del diritto di nascere ma anche perché ci si è scoperti incapaci di consegnare ai giovani gli strumenti materiali e culturali per affrontare il futuro”. “L’Europa vive una sorta di deficit di memoria” - sintetizza Francesco - e deve riscoprire il valore del proprio passato per “arricchire il proprio presente e consegnare ai posteri un futuro di speranza”. Tanti giovani, invece, si trovano “smarriti davanti all’assenza di radici e di prospettive”, mentre l’educazione deve coinvolgere tutta la società.
L’Europa è poi chiamata ad essere sorgente di uno sviluppo integrale come lo intendeva il beato Paolo VI. “Serve lavoro e servono condizioni adeguate di lavoro”, ribadisce il Papa. Un esempio possono essere quegli imprenditori cristiani, che nel secolo scorso hanno compreso come il successo delle loro iniziative, dipendesse dall’offrire condizioni degne di lavoro: quelle iniziative sono anche l’antidoto migliore ad una “globalizzazione senz’anima”, che ha creato sacche di sfruttamento e povertà. Spetta ai governi riattivare un circolo virtuoso, che “a partire da investimenti a favore della famiglia e dell’educazione”, consenta lo sviluppo pacifico dell’intera comunità civile.
L’ultimo mattone per costruire questo edificio è il diritto alla pace. Le logiche “particolari e nazionali” rischiano, però, di vanificare i sogni coraggiosi dei Padri  fondatori, ricorda Francesco. I cristiani in Europa sono, quindi, chiamati a farsi promotori di una cultura della pace e questo esige “amore alla verità", “senza la quale non possono esistere rapporti umani autentici”,  e “ricerca della giustizia” senza la quale la sopraffazione diventa norma imperante. L’Europa, quindi, si impegnerà per la pace nella misura in cui “non perderà la speranza”. Bisogna quindi seguire il sogno dei Padri fondatori di un’Europa unita e concorde, “comunità di popoli desiderosi di condividere un destino di sviluppo e di pace”.
I cristiani sono chiamati a “ridare anima all’Europa”, come fece san Benedetto: non occupò spazi ma “diede vita ad un movimento contagioso e inarrestabile, che ridisegnò il volto dell’Europa perché dalla fede sgorga quella speranza lieta, capace di cambiare il mondo. E Francesco conclude benedicendo i presenti, i "nostri popoli" e anche l'Europa.


sabato 28 ottobre 2017

Il Presidente di Pax Christi, da Cagliari: “I lavori che nutrono le guerre…”

dalla pagina http://www.paxchristi.it/?p=13377


“Ma non tutti i lavori sono ‘lavori degni’. Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori. Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione”. (papa Francesco) 



Il Presidente nazionale di Pax Christi, Mons. Giovanni Ricchiuti, a Cagliari per la  48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, sul tema ‘Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale’, commenta con soddisfazione il videomessaggio rivolto ai partecipanti da Papa Francesco.
“Non dobbiamo lasciare isolata la voce di Francesco”, dice mons. Ricchiuti. “Siamo chiamati tutti a dare riscontro a queste sue parole. Penso alle fabbriche che proprio qui in Sardegna producono bombe che poi l’Italia vende tranquillamente all’Arabia Saudita impegnata da anni a bombardare lo Yemen. In questo caso i lavoratori sono in una sorta di ‘ricatto’, proprio per la mancanza di lavoro. E anche papa Francesco parla di “angoscia di poter perdere la propria occupazione”. Dobbiamo cercare strade di riconversione, dobbiamo trovare vie nuove per evitare che, con la scusa di offrire posti di lavoro, si sostenga sempre più la follia e il grande affare della guerra.”
“La stessa cosa - continua il Presidente di Pax Christi - si può dire per i noti aerei caccia F-35: da sempre Pax Christi ha denunciato l’immoralità di questo progetto, e non solo per gli enormi costi. Ed è significativo che, forse per paura di una reazione dell’opinione pubblica, proprio qualche giorno fa ci sia stato il volo del primo F-35B assemblato a Cameri (No) nel silenzio generale. (www.analisidifesa.it). Ma noi non possiamo tacere davanti al programma militare più costoso della storia Italiana! Ho letto che il Generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa e vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali, parla di questo silenzio come segno di un paese immaturo, che invece dovrebbe essere orgoglioso: ‘Mi chiedo – dice Camporini - come possiamo pensare di presentarci sulla scena internazionale se rinunciamo a qualsiasi forma di auto-pubblicità, soprattutto su questioni per cui siamo avanti rispetto agli altri paesi?’.
“No non possiamo essere orgogliosi di questo primato. Anzi, ce ne dobbiamo vergognare! Dobbiamo lavorare molto, impegnarci insieme per costruire la pace e non la guerra.”
“E colgo l’occasione - conclude mons. Ricchiuti - per invitare tutti, uomini e donne che vogliono essere artigiani di pace, a venire con noi la sera del 31 dicembre a Sotto il Monte per la Marcia Nazionale per la Pace, promossa da Pax Christi, Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, Caritas italiana, Azione cattolica italiana e Diocesi di Bergamo. Ritorniamo a Sotto il Monte dove si tenne, 50 anni fa, la prima marcia organizzata da Pax Christi; nella città natale di Papa Giovanni XXIII, il papa del Concilio e della Pacem in Terris”.
Cagliari, 28 ottobre 2017

Contatti:
Segreteria Nazionale di Pax Christi:   055/2020375 info@paxchristi.it
Coordinatore Nazionale di Pax Christi: d. Renato Sacco 348-3035658   
drenato@tin.it

giovedì 26 ottobre 2017

30 ottobre - Incontro: "La scuola di gomme"

dalla pagina http://salaam-ragazzidellolivo.blogspot.it/2017/10/la-scuola-di-gomme-incontro.html

Nel villaggio beduino di Khan al Ahmar, vicino Gerico (Cisgiordania) c’è una scuola nel deserto costruita dall’ONG milanese Vento di Terra e dagli architetti di ARCò utilizzando 2.200 pneumatici usati . La Scuola di Gomme esiste anche grazie anche al contributo della Cooperazione Italiana e oggi rischia di essere distrutta a causa di un ordine di demolizione.
 
Guarda il video su questa scuola realizzato da Vento di Terra (a destra del video vi sono molti altri servizi interessanti, sempre sulla scuola e sui progetti in Palestina).
 

Chi demolisce una scuola demolisce il futuro!

LA SCUOLA DI GOMME

venerdì 20 ottobre 2017

OGGI E' LA GIORNATA EUROPEA DELLA MICROFINANZA!

dalla pagina http://www.bancaetica.it/blog/oggi-giornata-europea-della-microfinanza


Si celebra oggi la Giornata Europea della Microfinanza (European Microfinance Day), giunta alla sua terza edizione e organizzata dallo European Microfinance Network (EMN) che riunisce 85 istituzioni da 23 diversi Paesi Europei, tutte accomunate dall’impegno per sviluppare la microfinanza come strumento di inclusione sociale e di sviluppo economico sostenibile.
La giornata di mobilitazione servirà a diffondere la conoscenza delle potenzialità della microfinanza per rispondere ad alcune delle sfide che l’Europa sta affrontando: rafforzare la coesione sociale; far crescere la cultura finanziaria; creare opportunità di lavoro sostenendo l’autoimpiego soprattutto per donne, giovani, migranti.

Banca Etica - insieme a Ritmi e PerMicro - è tra i componenti italiani della rete e pochi mesi fa ha ospitato a Venezia l’assemblea annuale . Siamo stati per anni impegnati nella campagna che ha portato per la prima volta la legge italiana a riconoscere il microcredito nel Testo Unico Bancario e a disciplinarlo poi con i decreti attuativi del 2014. Oggi lavoriamo in rete affinché anche l’Unione Europea riconosca e incoraggi la microfinanza.
Banca Etica è in prima linea: sono stati più di 3.400 i progetti di microfinanza che abbiamo sostenuto in Italia dal 2001, per un totale di circa 23,6 milioni di euro erogati. Etica Sgr ha anche costituito il fondo di garanzia per la microfinanza, alimentato grazie alla scelta volontaria dei clienti sottoscrittori dei fondi comuni d’investimento di devolvere lo 0,1% del capitale investito. Tramite questo fondo abbiamo erogato oltre 400 micro-finanziamenti per un valore di 4,1 milioni di euro. Oggi sosteniamo anche progetti internazionali per 17,5 milioni di euro a favore di 30 mila beneficiari nel mondo anche grazie ad accordi con il Ministero degli Affari Esteri e alla partnership con ONG e istituzioni di microfinanza come Coopmed e Sidi.
In questa giornata partecipiamo all'incontro promosso da RITMI (Rete Italiana Microfinanza) di cui siamo membri: l'appuntamneto è a Siracusa dalle 10 alle 14 presso il Salone Borsellino di Palazzo Vermexio (Piazza Duomo, 4). Per Banca Etica interviene Gabriele Vaccaro, banchiere ambulante in Sicilia. Qui il programma completo.
Oggi invitiamo tutti e tutte coloro che lavorano nelle istituzioni di microfinanza, o in realtà nate grazie alla microfinanza a condividere la loro testimonianza per far sapere all’Europa che il microcredito funziona e può essere uno strumento molto efficace di politiche sociali ed economiche.
Usiamo gli hashtag #2017EMD #FairFinanceForAll e #ScelgoBancaEtica per far sentire la nostra voce.
Qui alcune storie che si sono realizzate grazie al microcredito di Banca Etica ed Etica sgr:


dalla pagina http://www.bancaetica.it/blog/oggi-giornata-europea-della-microfinanza

martedì 17 ottobre 2017

Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo...

dalla pagina http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Senzatomica-e-Rete-Italiana-per-il-Disarmo-campagna-per-convincere-il-Governo-a-firmare-e-ratificare-il-Trattato-sulla-proibizione-delle-armi-nucleari-dellONU-Italia-Ripensaci/4461

... campagna per convincere il Governo a firmare e ratificare il “Trattato sulla proibizione delle armi nucleari” dell'ONU: “Italia Ripensaci!”


Il 20 settembre 2017, in seguito all'apertura alla firma del “Trattato sulla proibizione delle armi nucleari” (Nuclear Ban Treaty) delle Nazioni Unite, è iniziata la mobilitazione della società civile coordinata da Campagna Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo per convincere il Governo a firmare e ratificare: “Italia Ripensaci!”
La cerimonia di apertura alla firma è stata introdotta dal Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres seguito dal Presidente dell'Assemblea Generale, dal Presidente del Costa Rica e infine, come rappresentanti della società civile internazionale, il Presidente della Croce Rossa Internazionale e Beatrice Fihn, coordinatrice della campagna ICAN (di cui Senzatomica e Rete Disarmo sono parte). È quindi iniziata la fase di adesione formale alla prima norma internazionale che mette fuorilegge le più potenti armi di distruzione di massa. Si tratta di un passo ormai non più rimandabile, come testimoniano le tensioni internazionali che in questo momento riguardano anche la proliferazione nucleare.
Come noto, l'Italia non ha sostenuto questo percorso di disarmo multilaterale sia votando contro la risoluzione in Assemblea Generale dello scorso anno che convocava una Conferenza di elaborazione del Trattato, sia non partecipando alle negoziazioni di New York concluse lo scorso luglio con l’approvazione di un testo condiviso. Per questo motivo Rete Italiana per il Disarmo e Campagna Senzatomica hanno deciso di lanciare un’iniziativa di pressione sul Governo. Sotto lo slogan “Italia Ripensaci!” verranno raccolte diverse iniziative e azioni con il fine di convincere Esecutivo e Parlamento a cambiare rotta allineandosi a quello che è il sentire comune degli italiani: che le armi nucleari di distruzione di massa siano messe al bando. Per raggiungere questo obiettivo la campagna prevede una firma simbolica del Trattato da parte di cittadini e cittadine per chiedere al proprio Governo di unirsi al percorso multilaterale che renderà il mondo libero da armi nucleari.  Enti Locali, semplici cittadini, sono quindi invitati a fare la propria parte prendendo posizione e gridando “Italia Ripensaci!” con la propria sottoscrizione simbolica.
Gli eventi principali che caratterizzeranno le prime settimane della mobilitazione sono:

  • Presenza al 17th Castiglioncello International Conference “International Security in the Trump Era” Pugwash-USPID Joint meeting, 21-23 Settembre
  • Presentazione del libro “Per un mondo libero dalle armi nucleari” di Enza Pellecchia, 26 settembre 2017 presso il Senato della Repubblica
  • Inaugurazione Mostra Senzatomica il 2 ottobre a Torino
  • Premio Colombe Oro dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo assegnato quest’anno alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), 10 ottobre a Roma
Tutte le indicazioni su come mobilitarsi e i materiali della campagna sono pubblicati sui siti
www.disarmo.org/ican
www.senzatomica.it


Risorse

giovedì 12 ottobre 2017

NO ALLE BOMBE NUCLEARI IN ITALIA

dalla pagina https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale/u/21627115

INTERVISTA: UNO DEI MAGGIORI ESPERTI SPIEGA CHE COS'E' LA B61-12 

9 ott 2017 — NO ALLE BOMBE NUCLEARI IN ITALIA
APPELLO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO LANCIATO NEL GIUGNO 2016, AGGIORNATO AL TRATTATO SULLA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI VOTATO ALLE NAZIONI UNITE NEL LUGLIO 2017


Sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti – documenta la U.S. Air Force – le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire dal 2020 le attuali B61 installate dagli Usa in Italia e altri paesi europei.

La B61-12 – documenta la Federazione degli scienziati americani (Fas) – non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con una potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima; un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo; la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.

Le B61-12, che gli Usa si preparano a installare in Italia, sono armi che abbassano la soglia nucleare, ossia rendono più probabile il lancio di un attacco nucleare dal nostro paese e lo espongono quindi a una rappresaglia nucleare.

Secondo le stime della Fas, gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180. Nessuno sa però con esattezza quante effettivamente siano le B-61, destinate ad essere sostituite dalle B61-12.

Foto satellitari – pubblicate dalla Fas – mostrano che, per l’installazione delle B61-12, sono già state effettuate modifiche nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre.

L’Italia, che fa parte del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma – dimostra la Fas – anche piloti che vengono addestrati all’attacco nucleare con cacciabombardieri italiani sotto comando Usa.

L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, che all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».

L’Italia rifiuta allo stesso tempo di aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari che, nonostante sia stato votato alle Nazioni Unite da una maggioranza di 122 Stati, viene boicottato e ostacolato in tutti i modi dalla Nato di cui l’Italia fa parte insieme ad altri 28 Stati.

Chiediamo che l’Italia cessi di violare il Trattato di non-proliferazione e, attenendosi a quanto esso stabilisce, chieda agli Stati uniti di rimuovere immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinunciare a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.

Chiediamo che l’Italia aderisca contemporaneamente al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, votato alle Nazioni Unite a grande maggioranza, il quale impegna a non produrre né possedere armi nucleari, a non usarle né a minacciare di usarle, a non trasferirle né a riceverle direttamente o indirettamente, con l’obiettivo della loro totale eliminazione.

Liberare il nostro territorio nazionale dalle armi nucleari, che non servono alla nostra sicurezza ma ci espongono a rischi crescenti, è il modo concreto attraverso cui possiamo contribuire a disinnescare l’escalation nucleare e a realizzare la completa eliminazione delle armi nucleari che minacciano la sopravvivenza dell’umanità. 


Leggi anche:


martedì 10 ottobre 2017

Caporalato digitale...

dalla pagina http://www.repubblica.it/economia/2017/10/02/news/caporalato_digitale_i_dipendenti_invisibili_e_senza_diritti_dei_servizi_low_cost-177099822/

... i dipendenti invisibili (e senza diritti) dei servizi low cost

Fattorini Amazon, hostess Ryanair e “rider” di Foodora: dietro ai nostri vantaggi e alle nostre comodità ci sono lavoratori senza volto e spesso poco tutelati



Milano. Apri la porta, ed ecco arrivato il libro ordinato la sera prima su Amazon. Comodo, comodissimo. Si ringrazia e si saluta il fattorino, che in questo caso è un sorridente sudamericano, nello specifico un peruviano di mezza età. Quanto guadagnerà, per questa consegna che alle 8 di mattina non è certo la prima della sua giornata? 35 centesimi, a fare bene i conti. Perché viene pagato 7 euro l’ora (8,81 lordi), e in quell’ora – grazie all’algoritmo che gli confeziona il percorso - farà circa venti consegne.

Quasi sicuramente è dipendente di una cooperativa, perché Amazon non fa consegne dirette, oppure di una srl. Ma per lui poco cambia: i prezzi orari viaggiano su quella cifra, e lui di conseguenza viaggia come una scheggia su e giù per Milano, a bordo di un furgoncino che la sera deve tornare alla base vuoto, possibilmente. Nelle nostre vite comode, piene di app che forniscono servizi a tutte le ore e di prezzi low cost, compaiono (ma a volte nemmeno li vediamo) quelli che molti definiscono gli “omini”, orribile definizione per preziosi prestatori di servizi, spesso molto mal pagati.
Grazie a loro si vive meglio, ma a quale prezzo per loro? In una giornata ideale, iniziata a Milano, dove tutto fila via veloce e a volte i driver si schiantano contro un tram perché c’è fretta, bisogna consegnare, guadagnare, ed ecco arrivare lo shopper.

Ore 9, un tizio barbuto porge le buste del supermercato preferito, la spesa l’ha fatta lui di persona alle ore 8, a negozio appena aperto. Servizio fornito da Supermercato24, ormai ex startup veronese che fornisce chi fa la spesa al posto tuo, basta registrarsi sulla piattaforma online, scegliere il supermercato (tutti, Eurospin, Carrefour, Coop, Iper, Esselunga…), lui va, sceglie, paga e arriva a casa. Ma quanto ci guadagna, lui? Dipende dalla spesa. Per un valore che va da 10 a 30 euro, gliene entrano in tasca 5. E su su, fino a una maxi spesa da 200, dove a lui ne spettano quattordici, da pagargli alla consegna.


[...] 

«Comunque, non viene fuori uno stipendio», dice Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano e specialista di gig economy, l’economia dei “lavoretti”. «Siamo al di sotto della sussistenza. Un discorso che vale per tutti, Deliveroo, Glovo, Justeat eccetera». Aggiunge Stanzione della Cgil: «La nostra battaglia è inserire i rider nel prossimo contratto trasporto merci».

[...]
  

domenica 8 ottobre 2017

La NATO boccia il disarmo nucleare...

dalla pagina https://www.pandoratv.it/larte-della-guerra-la-nato-boccia-il-disarmo-nucleare/

Video
 
Il Consiglio nord-atlantico (formato dai rappresentanti dei 29 stati membri), nella dichiarazione del 20 settembre, sostiene che «un trattato che non impegna nessuno degli stati in possesso di armi nucleari non sarà effettivo, non accrescerà la sicurezza né la pace internazionali, ma rischia di fare l’opposto creando divisioni e divergenze». Chiarisce quindi senza mezzi termini che «non accetteremo nessun argomento contenuto nel trattato».
A cura di Manlio Dinucci
Editing Santiago Martinez de Aguirre 



dalla pagina https://ilmanifesto.it/litalia-ratifichi-il-trattato-di-interdizione-delle-armi-nucleari/

L’Italia ratifichi il «Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari» 

Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo del Governo
 
All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli ordigni «atomici» promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, assenti le 9 nazioni che possiedono la bomba «atomica» e tutti i Paesi NATO (eccetto l’Olanda).
Un movimento mondiale disarmista, che ha sospinto il voto coraggioso di 122 stati «battistrada» – per lo più del «movimento dei non allineati»-, ha reso concreta la speranza che l’Umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia per la sua sopravvivenza, tenendo conto che una guerra nucleare può essere scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo.
Anche il Parlamento Europeo ha approvato, il 27 ottobre 2016, una risoluzione su questi temi (415 voti a favore, 124 contro, 74 astenuti), invitando tutti gli Stati membri dell’Unione Europea a «partecipare in modo costruttivo» ai negoziati ONU, quelli che successivamente hanno varato il Trattato del 7 luglio.
Ci ha sorpreso e indignato l’assenza del governo italiano alle sedute dei negoziati in sede ONU. Siamo coscienti, con tutte le alte autorità scientifiche, civili, morali e religiose, che in tal senso si sono espresse, che la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell’umanità e all’etica di ogni civile convivenza.
Lo abbiamo già ricordato ma non lo si ripeterà mai abbastanza: indipendentemente dallo Stato di appartenenza, l’esistenza stessa delle armi nucleari è universalmente riconosciuta come una terribile minaccia per la vita dei popoli e dell’ecosistema terrestre. Una minaccia oltretutto assurda perché una guerra nucleare, persino con limitato scambio di missili, risulterebbe comunque catastrofica.
In ragione di ciò, chiediamo al nostro governo di lavorare perché questi ordigni siano ripudiati e di attivarsi perché vengano ovunque aboliti.
Per questo chiediamo che l’Italia ratifichi al più presto il Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari del 7 luglio 2017, in coerenza con l’art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso all’alternativa di una economia di pace.
L’Italia, per essere coerente e credibile con quanto sopra richiesto, deve liberarsi con decisione autonoma delle bombe nucleari USA ospitate a Ghedi ed Aviano, anche perché, nell’interpretazione che dobbiamo far valere, violano il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Si tratta delle bombe B61 indicate dalla «Federation of Atomic Scientists» (FAS) – ma ufficialmente è «riservato» quante e dove siano -, che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12.
E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata sempre dalla FAS, di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. La VI Flotta attracca nei numerosi porti italiani ufficialmente a rischio nucleare.
Ascoltiamo il monito ancora attuale dell’appello Russell – Einstein, che invitava ad eliminare le armi nucleari prima che eliminassero loro l’intero genere umano: «ricordiamo la comune umanità e mettiamo in secondo piano il resto».
 
Disarmisti Esigenti, WILPF Italia, No guerra No Nato, Pax Christi, IPRI-CCP, Pressenza, LDU, Accademia Kronos, Energia Felice, Fermiamo chi scherza col Fuoco atomico (Campagna OSM-DPN), PeaceLink, La Fucina per la Nonviolenza di Firenze, la Chiesa Valdese di Firenze, Mondo senza guerre e senza violenza, Comitato per la Convivenza e la Pace Danilo Dolci-Trieste


La lista degli aderenti sarà sempre aperta: singoli e gruppi potranno sottoscrivere  




NOTA. Nel 1969 l'Italia ha ratificato il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), ma di fatto non lo rispetta poiché, a dispetto dell'art. II del Trattato, ospita sul nostro territorio armi nucleari USA...

dalla pagina https://ilmanifesto.it/grandi-manovre-nucleari-alla-camera/

Grandi manovre nucleari alla Camera


Il giorno prima che il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari venisse aperto alla firma alle Nazioni Unite, alla Camera dei deputati è stata approvata il 19 settembre, a grande maggioranza (296 contro 72 e 56 astenuti), una mozione Pd a firma Moscatt e altri.
Essa impegna il governo a «continuare a perseguire l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari attraverso la centralità del Trattato di non-proliferazione (Tnp), valutando, compatibilmente con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica, la possibilità di aderire al Trattato per vietare le armi nucleari, approvato dall’Assemblea generale dell’Onu».
La mozione Pd, «su cui il governo ha espresso parere favorevole», è una cortina fumogena per nascondere il fatto che l’Italia è accodata al crescente riarmo nucleare Usa/Nato ospitando, in completa violazione del Tnp, le bombe nucleari Usa B-61 che dal 2020 saranno sostituite dalle ancora più pericolose B61-12.
La vera posizione del governo Gentiloni è emersa il giorno dopo quando, attraverso il Consiglio nord-atlantico di cui fa parte insieme agli altri 28 governi della Nato, ha respinto in toto e attaccato il Trattato Onu. Alla Camera dei deputati la mozione Pd è stata votata da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Scelta Civica, Alternativa Popolare, Democrazia Solidale e Gruppo Misto.
La Lega Nord, assente in aula al momento del voto, con una sua mozione chiama il governo «a non rinunciare alla garanzia offerta dalla disponibilità statunitense a proteggere anche nuclearmente l’Europa e il nostro stesso paese, non necessariamente rispetto alla Russia».
Come se l’Italia fosse in grado di stabilire contro chi debbano essere puntate le armi nucleari Usa. Sinistra Italiana e Articolo 1, nelle loro mozioni respinte dalla Camera, chiedono la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione e l’adesione dell’Italia al Trattato Onu. Però, sulla mozione Pd, entrambi i gruppi non hanno votato contro ma si sono astenuti. Ha invece espresso voto contrario il Movimento 5 Stelle.
Nella sua mozione, anch’essa respinta, esso non chiede però al governo né la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione, né l’adesione dell’Italia al Trattato Onu, ma di «relazionare al Parlamento sulla presenza in Italia di armi nucleari, non facendosi più paravento di un vincolo atlantico alla riservatezza inesistente per i cittadini e i parlamentari Usa» e di «dichiarare l’indisponibilità dell’Italia ad utilizzare armi nucleari, a non acquisire le componenti necessarie per rendere gli aerei F-35 idonei al trasporto di armi nucleari».
La mozione del M5S rispecchia la posizione espressa dall’aspirante premier Luigi Di Maio che «non vogliamo uscire alla Nato» (come ha dichiarato lo scorso aprile in una conferenza negli Usa), che (come ha dichiarato in un’intervista lo scorso giugno) «vogliamo restare nella Nato, ma vogliamo parlamentarizzare gran parte delle scelte».
Illusione o peggio.
Nel Consiglio nord-atlantico, stabiliscono le norme Nato, «non vi è votazione né decisione a maggioranza», ma «le decisioni vengono prese all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con gli Stati uniti cui spettano per diritto la carica di Comandante supremo alleato in Europa e gli altri comandi chiave, compreso quello del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato.
Promettere che gli F-35, aerei concepiti per l’attacco nucleare soprattutto con le B61-12, possano essere usati dall’Italia con una sorta di sicura che impedisca l’uso di armi nucleari, equivale a una favola raccontata ai bambini per fargli dormire sonni tranquilli.


venerdì 6 ottobre 2017

Le legge sullo Ius soli in stand-by...

dalle pagine

... Crescono le adesioni allo sciopero della fame per sbloccarla 


Dopo il Def e fino all’approdo della manovra in Senato, a fine ottobre, si apre per il governo una finestra, forse l’ultima, per valutare se lo ius soli ha i numeri per essere approvato. Il ministro Anna Finocchiaro ha avviato contatti informali con i gruppi, in particolare con Ap, per tentare di ammorbidire la contrarietà dei centristi con qualche modifica al testo che accentui il cosiddetto ius culturae rispetto ai diritti di nascita. Un pressing arriva dagli oltre 70 parlamentari, tra i quali esponenti di governo come Graziano Delrio, che hanno aderito allo sciopero della fame a staffetta, che anche la presidente della Camera Laura Boldrini sta valutando. 



“Ius soli, subito la legge”. L'appello dei docenti universitari

Per firmare l'appello

Come docenti universitari/e vogliamo prendere una chiara posizione sulla legge in discussione al Senato della Repubblica che introduce alcune tutele minime per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei minori.

Si tratta di una proposta di legge che riconosce il valore fondante della scuola per costruire il pieno sviluppo di ciascuna persona e l’effettiva partecipazione di tutte e tutti all’organizzazione sociale, culturale, politica ed economica dell’Italia. Non approvare questa legge significherebbe alimentare il razzismo che attraversa la nostra società.

Noi che lavoriamo nelle università, l'ultimo livello del percorso di studi, pensiamo che le nostre studentesse e i nostri studenti –  che sono nati in Italia da genitori stranieri o sono arrivati in Italia da minori e qui hanno frequentato le scuole – debbano aver il diritto di ottenere la cittadinanza.

È inaccettabile costringere dei giovani a diventare “stranieri per legge” al compimento dei diciotto anni, facendoli cadere nella morsa burocratica dei permessi di soggiorno e nella minaccia di non poter più vivere nel paese in cui hanno vissuto da sempre o da tanto e importante tempo.

Nelle aule universitarie nessuno deve sentirsi straniero/a, tutte e tutti devono poter studiare con la stessa speranza di futuro.

Sosteniamo quindi l'appello delle/gli insegnanti della scuola e nello stesso periodo, dal 3 ottobre al 3 novembre, organizzeremo negli atenei italiani iniziative per promuovere l'approvazione della legge.

(firme)