giovedì 19 settembre 2019
27 SETTEMBRE 2019: SCIOPERO MONDIALE PER IL FUTURO
dalla pagina https://www.fridaysforfutureitalia.it/27-settembre
Antropocene - L'epoca umana
dalla pagina https://www.youtube.com/watch?v=8ZPs33HmEII
All'incrocio tra arte e scienza, una meditazione cinematografica sull'indelebile impatto sul pianeta da parte dell’umanità. Da giovedì 19 settembre 2019 al cinema. Realizzato nell'arco di quattro anni ad opera del pluripremiato team composto da Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier e Edward Burtynsky. Terzo in una trilogia che include Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), Antropocene - L'epoca umana segue la ricerca di un gruppo internazionale di scienziati che, dopo quasi 10 anni di ricerca, sostiene la teoria secondo cui l'epoca dell'Olocene ha lasciato il posto all'epoca dell'Antropocene a metà del XX secolo in seguito a profondi e duraturi cambiamenti. Dalle pareti di cemento in Cina che ora coprono il 60% della costa continentale, alle più grandi macchine terrestri mai costruite in Germania, alle psichedeliche miniere di potassio negli Urali russi, alle fiere di metallo nella città di Norilsk, alla devastante Grande Barriera Corallina in Australia e surreali stagni di evaporazione del litio nel deserto di Atacama, i cineasti hanno attraversato il globo usando valori di produzione di fascia alta e tecniche fotografiche allo stato dell'arte per documentare le prove e l'esperienza del dominio dell'uomo sul pianeta.
dalla pagina https://www.youtube.com/watch?v=ticZvY_AdE8
Siamo entrati in una nuova epoca geologica, l'Antropocene. La sua caratteristica è l'impatto dell'umanità sull'ambiente globale. Quali sono i limiti fisici da non superare se vogliamo evitare il collasso degli ecosistemi e del clima? Come raggiungere consapevolezza della sfida epocale che abbiamo di fronte? Le soluzioni ci sono, dalle energie rinnovabili alla diminuzione dei rifiuti, ma ogni giorno che perdiamo rende la strada più difficile e i rischi più elevati. Dobbiamo agire, per la qualità di vita nostra e dei nostri figli e nipoti.
E’ presidente e della Società Meteorologica Italiana; ha fondato e dirige
dal 1993 la rivista internazionale di meteorologia Nimbus. Ha condotto oltre 1600 conferenze, in Italia e all'estero, e ha partecipato a più di 1000 interventi radiotelevisivi, principalmente su rai 3. E' responsabile dell'Osservatorio Meteorologico del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri.
Ha condotto oltre 1600 conferenze, in Italia e all'estero, e ha partecipato a più di 1000 interventi radiotelevisivi, al 2003 al 2014 ha fatto parte del cast fisso del programma RAI3“Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Nel 2015-16 sempre per RAI3 ha ideato e condotto due edizioni del programma di
divulgazione ambientale “ScalaMercalli”. [...]
Antropocene - L'epoca umana | Trailer Italiano Ufficiale
All'incrocio tra arte e scienza, una meditazione cinematografica sull'indelebile impatto sul pianeta da parte dell’umanità. Da giovedì 19 settembre 2019 al cinema. Realizzato nell'arco di quattro anni ad opera del pluripremiato team composto da Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier e Edward Burtynsky. Terzo in una trilogia che include Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), Antropocene - L'epoca umana segue la ricerca di un gruppo internazionale di scienziati che, dopo quasi 10 anni di ricerca, sostiene la teoria secondo cui l'epoca dell'Olocene ha lasciato il posto all'epoca dell'Antropocene a metà del XX secolo in seguito a profondi e duraturi cambiamenti. Dalle pareti di cemento in Cina che ora coprono il 60% della costa continentale, alle più grandi macchine terrestri mai costruite in Germania, alle psichedeliche miniere di potassio negli Urali russi, alle fiere di metallo nella città di Norilsk, alla devastante Grande Barriera Corallina in Australia e surreali stagni di evaporazione del litio nel deserto di Atacama, i cineasti hanno attraversato il globo usando valori di produzione di fascia alta e tecniche fotografiche allo stato dell'arte per documentare le prove e l'esperienza del dominio dell'uomo sul pianeta.
dalla pagina https://www.youtube.com/watch?v=ticZvY_AdE8
Crisi climatica e Antropocene: i problemi, le soluzioni | Luca Mercalli | TEDxTorino
La discontinuità che il carcere si merita
dalla pagina https://ilmanifesto.it/la-discontinuita-che-il-carcere-si-merita/
Fuoriluogo. Significa riprendere la strada segnata dalla Costituzione, non solo nella garanzia dei diritti fondamentali delle persone detenute, ma anche nella offerta di opportunità di reinserimento sociale dei condannati
Stefano Anastasia
Fuoriluogo. Significa riprendere la strada segnata dalla Costituzione, non solo nella garanzia dei diritti fondamentali delle persone detenute, ma anche nella offerta di opportunità di reinserimento sociale dei condannati
Stefano Anastasia
Completata la squadra, il secondo governo Conte prende il largo. Di molte cose si è discusso nei giorni scorsi, riguardo alla «compatibilità» programmatica tra Pd e 5 Stelle, lambendo i temi di politica della giustizia più presenti nel dibattito pubblico, come la riforma del processo penale e quella del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura. Non altrettanta attenzione, come sempre, è stata invece prestata al mondo del carcere e dell’esecuzione penale, oggetto di specifici interventi solo grazie alla penna e all’intelligenza di Franco Corleone e Giovanni Fiandaca.
La preoccupazione diffusa è che l’assenza di impegni in materia celi una sostanziale continuità con i quattordici mesi passati.
Quattordici mesi in cui la popolazione detenuta è cresciuta insieme con i suicidi e gli atti di autolesionismo. Quattordici mesi in cui il clima di paura e di tensione alimentato all’esterno si è specchiato in una chiusura del sistema penitenziario e in una conflittualità sempre maggiore all’interno delle carceri. Insomma, gli infausti propositi di chi intendeva «buttare la chiave» per far «marcire in galera» i detenuti hanno segnato l’ambiente penitenziario, non solo accompagnando la crescita della popolazione detenuta, ma anche generando una significativa e preoccupante conflittualità tra detenuti e polizia penitenziaria.
Discontinuità, in carcere, significa riprendere la strada segnata dalla Costituzione, non solo nella garanzia dei diritti fondamentali delle persone detenute, ma anche nella offerta di opportunità di reinserimento sociale dei condannati.
Discontinuità significa riprendere il modello costituzionale della inclusione sociale e abbandonare quello della esclusione, fondato – appunto – sulla criminalizzazione della marginalità sociale, sull’uso populista del diritto e della giustizia penale, sulla centralità e la chiusura del carcere rispetto alle prospettive del reinserimento sociale dei condannati. Discontinuità è dare credito alle parole con cui papa Francesco ha voluto accogliere il personale di polizia penitenziaria sabato scorso: «garantire condizioni di vita decorose» e «mai privare del diritto di ricominciare», fino a riconoscere che «l’ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere».
Non sappiamo se la nuova maggioranza sarà capace di produrre questa necessaria discontinuità, e immaginiamo quanto può essere gravoso farlo per chi anche ieri ha avuto la responsabilità dell’indirizzo politico di governo in materia. Ma le alternative restano queste: inclusione o esclusione sociale? Centralità del carcere o sua extrema ratio? Su questo aspettiamo alla prova dei fatti la nuova maggioranza e, in particolare, il Movimento 5 Stelle, da cui ci si attende l’abbandono degli slogan (la certezza della pena, il principio di legalità, e altri vieti slogan come se l’esecuzione penale esterna non sia anch’essa una forma di pena sancita dalla legge), e la fatale scoperta che la giustizia penale non produce giustizia sociale, ma – se va bene – il corrispettivo di specifiche prevaricazioni e violenze e magari un po’ di prevenzione. La giustizia sociale marcia per altre strade, e merita di essere offerta anche agli autori di reato, che spesso lo sono perché anch’esse vittime, appunto, dell’ingiustizia sociale.
Dei contenuti della discontinuità necessaria alle politiche penali e penitenziarie discuteremo i prossimi 4 e 5 ottobre a Milano, nell’assemblea della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, aperta alla partecipazione e al contributo di operatori e volontari interessati a un nuovo percorso di riforma del sistema penale e penitenziario. Speriamo che già da questa prossima occasione possa avviarsi un confronto nuovo con il nuovo Governo e con la nuova maggioranza.
mercoledì 18 settembre 2019
#EmergenzaClimaticaItalia: consegnate 100.000 firme!
dalla pagina https://www.change.org/p/giuseppeconteit-emergenzaclimaticaitalia-l-italia-dichiari-l-emergenza-climatica/u/25086289
18 SET 2019 —
l'Italia dichiari l'emergenza climatica!
l'Italia dichiari l'emergenza climatica!
Consegnate dal Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, al Capogruppo M5S alla Camera dei deputati, Francesco D'Uva, le 100.000 firme raccolte sulla piattaforma Change.org a sostegno della petizione #EmergenzaClimaticaItalia.
domenica 15 settembre 2019
Papa Francesco: un nuovo Patto Educativo per la cura del creato
dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-09/papa-francesco-messaggio-patto-educativo.html
Il Papa lancia un evento mondiale nella giornata del 14 maggio 2020, che avrà per tema “Ricostruire il patto educativo globale” e richiama anche il Documento che ha sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi, il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi, perché, dice: “Il terreno va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità”
Michele Raviart – Città del Vaticano
Ricostruire “un patto educativo globale” che ci educhi alla “solidarietà universale” e a “un nuovo umanesimo”, al fine di affrontare le sfide di un mondo in “continua trasformazione” e “attraversato da molteplici crisi”. Questo è l’appello lanciato da Papa Francesco a tutti gli operatori del campo dell’educazione e della ricerca e alle “personalità pubbliche che a livello mondiale occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni”, in vista di un incontro su questo tema previsto per il 14 maggio 2020 in Vaticano.
Costruire il futuro del pianeta
L’invito del Pontefice è a unire gli sforzi per rinnovare il dialogo “sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta” e creare “un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”. Un’alleanza, spiega il Papa, “tra gli abitanti della Terra e la ‘casa comune’, alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni”.
Educazione contro rapidàcion
Un patto che per Francesco passa innanzitutto attraverso l’educazione, che nei nostri tempi si sta scontrando con un cambiamento epocale, segnato da quella che il Papa chiama rapidàcion. Una “rapidizzazione” culturale, in cui la digitalizzazione “imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica” e cambia continuamente punti di riferimento, generando nuovi linguaggi che scartano “senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia”. In questo contesto, prosegue il Papa citando l’enciclica Laudato Si’, “l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica”.
Il villaggio dell’educazione
Questo cambiamento, ricorda il Papa, ha bisogno di un “cammino educativo che coinvolga tutti” perché, come recita un proverbio africano, “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Un “villaggio dell’educazione”, appunto, dove “nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte” in un terreno che, afferma Francesco citando il Documento sottoscritto lo scorso febbraio ad Abu Dhabi con il Grande Imam di Al-Azhar, “va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità”.
Rimettere la persona al centro
Per far sì che si realizzi questa convergenza globale “tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali”, il cammino comune del “villaggio dell’educazione” deve muovere tre passi fondamentali. Innanzitutto “avere il coraggio di mettere al centro la persona”, dando “un’anima ai processi educativi” e trovando, secondo una “sana antropologia”, altri modi di intendere “l’economia, la politica, la crescita e il progresso”. Poi bisogna avere “il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità”. Infine è necessario avere “il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità”, “come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli”.
Il Papa lancia un evento mondiale nella giornata del 14 maggio 2020, che avrà per tema “Ricostruire il patto educativo globale” e richiama anche il Documento che ha sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi, il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi, perché, dice: “Il terreno va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità”
Michele Raviart – Città del Vaticano
Ricostruire “un patto educativo globale” che ci educhi alla “solidarietà universale” e a “un nuovo umanesimo”, al fine di affrontare le sfide di un mondo in “continua trasformazione” e “attraversato da molteplici crisi”. Questo è l’appello lanciato da Papa Francesco a tutti gli operatori del campo dell’educazione e della ricerca e alle “personalità pubbliche che a livello mondiale occupano posti di responsabilità e hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni”, in vista di un incontro su questo tema previsto per il 14 maggio 2020 in Vaticano.
Costruire il futuro del pianeta
L’invito del Pontefice è a unire gli sforzi per rinnovare il dialogo “sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta” e creare “un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”. Un’alleanza, spiega il Papa, “tra gli abitanti della Terra e la ‘casa comune’, alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni”.
Educazione contro rapidàcion
Un patto che per Francesco passa innanzitutto attraverso l’educazione, che nei nostri tempi si sta scontrando con un cambiamento epocale, segnato da quella che il Papa chiama rapidàcion. Una “rapidizzazione” culturale, in cui la digitalizzazione “imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica” e cambia continuamente punti di riferimento, generando nuovi linguaggi che scartano “senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia”. In questo contesto, prosegue il Papa citando l’enciclica Laudato Si’, “l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica”.
Il villaggio dell’educazione
Questo cambiamento, ricorda il Papa, ha bisogno di un “cammino educativo che coinvolga tutti” perché, come recita un proverbio africano, “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Un “villaggio dell’educazione”, appunto, dove “nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte” in un terreno che, afferma Francesco citando il Documento sottoscritto lo scorso febbraio ad Abu Dhabi con il Grande Imam di Al-Azhar, “va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità”.
Rimettere la persona al centro
Per far sì che si realizzi questa convergenza globale “tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali”, il cammino comune del “villaggio dell’educazione” deve muovere tre passi fondamentali. Innanzitutto “avere il coraggio di mettere al centro la persona”, dando “un’anima ai processi educativi” e trovando, secondo una “sana antropologia”, altri modi di intendere “l’economia, la politica, la crescita e il progresso”. Poi bisogna avere “il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità”. Infine è necessario avere “il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità”, “come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli”.
Stefano Mancuso: "La Nazione Delle Piante" e la "Carta Dei Diritti Delle Piante"
dalla pagina https://www.ilsussidiario.net/news/stefano-mancuso-che-ci-faccio-qui-la-nazione-delle-piante-e-la-carta-dei-diritti/1895272/
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Qual è la comunità vivente più sviluppata? Secondo Stefano Mancuso è proprio la Nazione delle piante. Neurobiologo vegetale, inserito nel 2013 dal New Yorker nella classifica dei “world changers”, le persone che cambieranno il mondo, ha scritto la Costituzione del mondo vegetale. “La Nazione delle piante si autogoverna da milioni di anni ed è molto più raffinata della nostra, così recente e rozza”. Ma le piante possiedono dei sensi sviluppati? Proveranno mai qualche tipo di emozione particolare?
[...]
Le piante, secondo Stefano Mancuso, non avendo un cervello o organi vitali sono in grado di durare, possono essere private di quasi tutto il loro “corpo” senza vederne intaccate le loro principali funzionalità. “Possiamo rimuovere il 90% di internet e la rete continua a funzionare, così come possiamo rimuovere il 90% dell’apparato radicale e le piante continuano a funzionare,” sottolinea Mancuso. Nel suo ultimo libro (“La nazione delle piante), salta all’occhio immediatamente La Carta dei diritti delle piante, specie per quanto riguarda due punti. L’articolo 1 dice: “La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente”. Mentre l’articolo 4 ci fa sapere che: “La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni”.
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Qual è la comunità vivente più sviluppata? Secondo Stefano Mancuso è proprio la Nazione delle piante. Neurobiologo vegetale, inserito nel 2013 dal New Yorker nella classifica dei “world changers”, le persone che cambieranno il mondo, ha scritto la Costituzione del mondo vegetale. “La Nazione delle piante si autogoverna da milioni di anni ed è molto più raffinata della nostra, così recente e rozza”. Ma le piante possiedono dei sensi sviluppati? Proveranno mai qualche tipo di emozione particolare?
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Le piante, secondo Stefano Mancuso, non avendo un cervello o organi vitali sono in grado di durare, possono essere private di quasi tutto il loro “corpo” senza vederne intaccate le loro principali funzionalità. “Possiamo rimuovere il 90% di internet e la rete continua a funzionare, così come possiamo rimuovere il 90% dell’apparato radicale e le piante continuano a funzionare,” sottolinea Mancuso. Nel suo ultimo libro (“La nazione delle piante), salta all’occhio immediatamente La Carta dei diritti delle piante, specie per quanto riguarda due punti. L’articolo 1 dice: “La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente”. Mentre l’articolo 4 ci fa sapere che: “La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni”.
CARTA DEI DIRITTI DELLE PIANTE
(da S. Mancuso, La Nazione Delle Piante)
"Vademecum per la sopravvivenza della nostra specie"
art. 1 La Terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente
art. 2 La Nazione delle Piante riconosce e garantisce i diritti inviolabili delle comunità naturali come società basate sulle relazioni fra gli organismi che le compongono
art. 3 La Nazione delle Piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate
art. 4 La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni
art. 5 La Nazione delle Piante garantisce il diritto all'acqua, al suolo e all'atmosfera puliti
art. 6 II consumo di qualsiasi risorsa non ricostituibile per le generazioni future dei viventi è vietato.
art. 7 La Nazione delle Piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivervi senza alcuna limitazione
art. 8 La Nazione delle Piante riconosce e favorisce il mutuo appoggio fra le comunità naturali di esseri viventi come strumento di convivenza e di progresso.
sabato 14 settembre 2019
SCUOLE AL VIA. LEGAMBIENTE: “CARO GOVERNO TI SCRIVO… NON C’È PIÙ TEMPO…
dalla pagina https://www.legambiente.it/scuole-al-via-legambiente-caro-governo-ti-scrivo-non-ce-piu-tempo/
Il 40% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgente; solo il 19% ha verificato la sicurezza dei solai; il 74% è senza mensa e il 56,7% senza trasporto per disabili”
Sbloccare immediatamente i fondi rimasti senza decreto attuativo, per stanziare subito 1,5 miliardi netti per scuole più sicure, nuove ed efficienti
“Caro Governo,
le scuole stanno riaprendo e per questo ti scrivo. Perché quasi il 40% degli edifici ha bisogno di interventi di manutenzione straordinaria urgente; in oltre l’80% non sono state realizzate indagini per verificare la sicurezza dei solai, oltre il 60% degli istituti non dispone del certificato di agibilità e più del 76% delle amministrazioni non ha effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica. Insomma, se per te la Scuola è una priorità, sappi che è urgente intervenire per mettere in sicurezza tutti gli edifici e garantire le stesse possibilità educative agli alunni di tutte le regioni italiane, perché negli ultimi dieci anni la situazione non è migliorata e anzi sembra proprio essere bloccata: la progettazione è troppo lenta e quasi non c’è stato nessun passo avanti in tema di riqualificazione e sostenibilità”.
Comincia così la nostra lettera aperta al Governo sul tema scuole. Perché da 20 anni facciamo dossier sull’edilizia e i servizi scolastici ed ora non possiamo fare a meno di lanciare un grido d’allarme, perché tra nord e sud il diritto allo studio non è uguale per tutti, la necessità di interventi urgenti per la messa in sicurezza degli edifici cresce in maniera allarmante e anche i servizi sembrano essere prerogativa solo di alcune regioni del nord.
Dai numeri elaborati da Legambiente (su dati Miur e su un’anteprima di Ecosistema Scuola, l’indagine di Legambiente sulla qualità dell’edilizia e dei servizi), risulta infatti che ben il 38,8% degli istituti in Italia necessita di interventi urgenti di manutenzione straordinaria per adeguamento alle norme e per l’eliminazione dei rischi. Ma la situazione non è la medesima in tutte le aree del Paese. Questa necessità riguarda infatti il nord per il 28,8%, il centro per il 41,9%, ma il sud per il 44,8% e le isole per il 70,9%: una fotografia di un Paese sostanzialmente senza sviluppo, visto che dieci anni fa, la media nazionale era del 32,8% con una percentuale del 21% che riguardava il nord, il 26,4% il centro, il 47,3% il sud e il 40,8% le isole.
Ad oggi, il 61,4% degli istituti non dispone del certificato di agibilità (anche qui con differenze notevoli tra il nord con il 48,8%, il centro con il 66,8%, il sud con il 69,4% e le isole col 77,3%), mentre le verifiche di vulnerabilità sismica, fondamentali in gran parte del Belpaese, sono state realizzate solo in parte. Il 76,2% dei comuni capoluogo infatti non le ha completate. Cioè sono state realizzate solo in alcuni istituti e non in tutti. Situazione che riguarda il 73,5% delle amministrazioni dei capoluoghi del nord, il 71,4% del centro, il 77,8% del sud e il 100% delle isole).
Nel complesso, solo il 22,2% dei Comuni capoluogo in aree con rischio sismicità più alto (le aree 1 e 2) ha realizzato le verifiche di vulnerabilità sismica su tutti gli edifici. Tra le inadempienti, anche città altamente a rischio come Napoli e Messina che denunciano però di avere necessità di interventi per adeguare le norme ed eliminare i rischi rispettivamente nel 34 e nel 100% dei casi.
I solai, principali protagonisti dei crolli e degli incidenti avvenuti nelle scuole negli ultimi anni, sono stati oggetto di indagine di controllo solo nel 18,9% degli edifici. Questi controlli hanno riguardato il 24,6% degli istituti del nord, sui quali sono stati effettuati poi interventi di messa in sicurezza per il 22,3% dei casi, il 24,7% del centro con conseguente intervento sul 16%, il 6,4% degli istituti del sud che ha richiesto interventi di messa in sicurezza per il 58,8% dei casi e il 4,1% degli edifici nelle isole con il 73,3% degli interventi.
In positivo, occorre segnalare Mantova come unica amministrazione italiana ad aver realizzato indagini di vulnerabilità sismica e di sicurezza dei solai in tutti i suoi edifici scolastici.
“Questi dati – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, Vicepresidente e responsabile Scuola e Formazione di Legambiente – evidenziano ancora una volta le disuguaglianze e le diverse velocità in cui marcia il nostro Paese anche in tema di scuole sicure e servizi di qualità. Invece di parlare di regionalizzazione dell’istruzione, che andrebbe a creare solo situazioni più inique, occorre che lo Stato individui, come prevede la nostra Costituzione, gli strumenti perequativi per garantire ai ragazzi una buona qualità dell’istruzione e un buon accesso di diritto allo studio in tutte le aree del paese, spingendo le Regioni e gli altri enti locali ad esercitare in pieno e in modo più qualificato le competenze che già oggi hanno”.
Sempre in tema di servizi, infatti, il 74% delle scuole italiane non ha la mensa (manca nel 66,3% degli istituti del nord, nel 65,2% degli istituti del centro, nell’86,5% dei casi al sud e nell’86,2% nelle isole), e nel 57,6% delle scuole non c’è servizio di trasporto per gli alunni disabili (manca al nord nel 58,3% degli istituti, al centro nel 55,1%, al sud nel 57%, nelle isole nel 60,3%). Le palestre o le strutture per lo sport sono presenti solo nel 40,7% degli istituti di cui il 44,7% al nord, il 45,3% al centro, il 32,2% al sud, il 38,3 nelle isole.
I progetti educativi, importantissimi anche per l’apprendimento attivo e le competenze di cittadinanza sono, ancora una volta, pochissimi al sud e nelle isole: le amministrazioni che finanziano progetti e iniziative rivolte agli under 14 sono il 71%, di cui l’85,3% al nord, l’81,3% al centro, il 37,5% al sud e il 25% nelle isole). Anche qui, in positivo, spiccano due città del nord, Parma e Reggio Emilia, con una storica tradizione di investimenti per la realizzazione di progetti educativi nelle scuole.
Molto ancora rimane da fare nel campo della sostenibilità. Solo il 4,6% degli edifici scolastici si trova infatti in classe energetica A, mentre quasi un edificio su tre (29%) è ancora in classe G. Tra le città virtuose in tal senso, Prato vanta tutti gli edifici scolastici nelle prime tre classi energetiche, mentre a Brescia oltre metà degli edifici (55%) sono in classe A.
La lotta alle plastiche non riguarda ancora le scuole del sud e delle isole, dove le stoviglie in plastica monouso sono utilizzate rispettivamente nel 56,6% e nel 100% dei casi (35% è il dato nazionale).
“Occorre una decisa inversione di tendenza per garantire scuole sicure ed efficienti in tutto il Paese – ha concluso Vanessa Pallucchi in questa lettera aperta al Governo -. Chiediamo tempi e azioni certe per affrontare di petto quella che è una delle vere grandi opere necessarie per il nostro futuro. È urgente intervenire attraverso il completamento dell’Anagrafe scolastica, per poter programmare priorità e tempi di intervento, ma anche per garantire il diritto alla consultazione di dati pubblici che interessano milioni di persone.
Occorre sbloccare immediatamente i fondi rimasti senza decreto attuativo, quali ad esempio i BEI-CEB che consentiranno lo stanziamento di 1,5 miliardi netti per scuole più sicure, nuove ed efficienti, e ripristinare le funzioni di monitoraggio dei cantieri finanziati e il supporto progettuale agli enti locali bloccati con la chiusura della struttura di Missione per l’edilizia scolastica.
Tutto ciò va fatto presto e con determinazione, perché da azioni concrete come queste passa la sfida di una riqualificazione ambientale e sociale sostenibile del Paese”.
Video sintesi dati qui: http://bit.ly/Video_datiScuola_Legambiente
giovedì 12 settembre 2019
«BATTEZZATI E INVIATI PER LA VITA DEL MONDO» (MT 28,16-20)
dalla pagina http://www.diocesi.vicenza.it/pls/vicenza/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=7009&rifi=guest&rifp=guest
il discorso del vescovo e la lettera pastorale di inizio anno
Scarica la lettera pastorale
il discorso del vescovo e la lettera pastorale di inizio anno
Un saluto cordiale a tutti voi, fratelli e sorelle, consacrati e consacrate, diaconi e presbiteri.
Saluto con affetto i giovani qui presenti e rivolgo un grato saluto al Signor Sindaco, alle autorità civili e militari; ringrazio gli organizzatori di questo pellegrinaggio, e coloro che vigilano, questa sera, sulla salute e sulla sicurezza dei partecipanti. Un saluto affettuoso agli ascoltatori di Radio Oreb.
Anche quest’anno siamo lieti di accogliere il “Gioiello di Vicenza” che riproduce l’ex voto fatto dai vicentini nel 1578 alla Madonna per invocare la liberazione dalla peste.
Oltre ad essere una pregevole opera d’arte, vuole essere un segno di fede e di devozione da parte del nostro popolo.
Ringrazio i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, che si sono resi disponibili al trasporto, e che intendono ricordare con la loro presenza i 500 anni dall’inizio della circumnavigazione del globo, guidata da Magellano e a cui partecipò il nostro cittadino Antonio Pigafetta, uno dei pochi sopravvissuti da quel viaggio, che si concluse l’8 settembre del 1522.
È tradizione consolidata, dal 7 settembre 1991, durante la visita del Santo Papa Giovanni Paolo II a Vicenza, iniziare il nuovo anno pastorale davanti al Santuario della Madonna di Monte Berico, ponendo sotto la sua materna protezione, il cammino gioioso e impegnativo della nostra chiesa diocesana.
La proposta per questo nuovo anno pastorale è contenuta in una lettera (che vi sarà consegnata alla fine) dal titolo: “Battezzati e inviati per la vita del mondo”. Il brano del vangelo secondo Matteo (28,16-20) che abbiamo appena ascoltato sarà “lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino” (cfr. Sal 119, 105).
Il gruppo dei discepoli che sta per incontrare il Signore e per ricevere da Lui il mandato di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini e le donne, in ogni luogo e in ogni tempo, è estremamente piccolo e profondamente ferito. Segnato per l’assenza di uno di loro; il numero undici è impietoso al riguardo. Sono consapevoli di aver abbandonato e tradito il Signore Gesù nell’ora della croce, eppure hanno accolto l’invito di tornare in Galilea.
Pur con le dovute e necessarie distinzioni, anche le nostre comunità si trovano in condizioni analoghe. Anche noi non siamo stati fedeli al Signore Gesù, lo abbiamo abbandonato preferendo seguire altri dei, gli idoli che la nostra società ci offre ogni giorno. Spesso siamo costretti a fare i conti con i piccoli numeri, stiamo diventando “una minoranza”. Ma essere minoranza può diventare occasione per rinnovare lo slancio missionario mediante la coerenza al Vangelo, servendoci di mezzi essenziali, sobri, attraverso un servizio disinteressato e gratuito alla Chiesa e al mondo. Ci sostengono, ci confortano e ci incoraggiano le ultime parole del Signore Gesù: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Egli continua a essere presente: nella forza della sua Parola, nell’Eucaristia, nel cuore dei credenti, nella comunità, nelle persone più povere, più emarginate, scartate dal nostro mondo.
La Chiesa ha origine da questo mandato del Suo Signore espresso con questi verbi:
- Andate;
- Fate discepoli tutti i popoli;
- Battezzandoli nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo;
- Insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.
In questi verbi-azioni sta la vera missione della Chiesa. E questo riguarda tutti i battezzati e non solo alcuni “specialisti”, non ci sono i professionisti della missione, dobbiamo riconoscerci tutti in “stato permanente di missione” (EG 25), presbiteri e laici, catechisti ed educatori, operatori pastorali, diaconi e religiosi. “Ogni uomo e ogni donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trovano a vivere sulla terra” (EG 273).
Uscire è l’essenza stessa della Chiesa, perché la Chiesa sta nell’umanità e solo in parte l’umanità sta nella Chiesa. Uscire da sé stessi, uscire dai propri mondi, dalle proprie visioni, per incontrare l’altro/a è lo stile del discepolo missionario di Gesù.
Tuttavia è necessario ricordare che non si può essere missionari autentici, se prima non siamo discepoli di Cristo. È dall’incontro vissuto con Cristo, che viene la capacità e il desiderio di “raccontare” la nostra fede, il nostro incontro personale con Cristo. Essere cristiani, vivere in pienezza il battesimo è molto più che svolgere alcuni servizi nella comunità cristiana. È trasmettere la nostra personale esperienza di Cristo. Egli è “via, verità e vita”, è il fondamento, il centro e la mèta dell’agire della Chiesa e di ogni battezzato, che si offre all’azione dello Spirito.
Nella lettera pastorale trovate le proposte, le iniziative indicate per le nostre Unità Pastorali, parrocchie, movimenti e associazioni e gruppi. Sono proposte per la vita intera e globale della nostra diocesi, articolate nell’ambito liturgico, formativo, caritativo, della testimonianza nel mondo della cultura e dell’impegno sociale.
Questa sera apriamo ufficialmente l’anno pastorale 2019-2020 all’insegna di questa espressione: “Battezzati e inviati per la vita del mondo”. Ma già si avvicina il mese di ottobre che Papa Francesco ha proposto per tutta la Chiesa Universale come un mese missionario straordinario, nello stesso mese sarà celebrato a Roma il Sinodo Panamazzonico. Il mese missionario vuole, in primo luogo, risvegliare la consapevolezza che la “missio ad gentes” (l’annuncio a tutti i popoli) non è ancora portato a compimento, anzi ha bisogno di nuove energie e di generose disponibilità, e in secondo luogo, intende contribuire alla trasformare in senso missionario le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio, le strutture ecclesiali, nella pastorale ordinaria delle nostre comunità.
La nostra diocesi intende porre, nei giorni 4 e 5 ottobre due segni importanti per dare inizio al mese missionario.
Venerdì 4 ottobre alla sera ci sarà la Veglia Missionaria, nella quale celebreremo l’invio dei missionari partenti o ripartenti, ma anche dei catechisti, degli animatori, degli operatori Caritas, per esprimere la consapevolezza che la “missione è compito di tutti i battezzati”.
Sabato 5 ottobre ci sarà un “Meeting Diocesano” per tutta la giornata. Al mattino ascolteremo la relazione dell'Arcivescovo Roque Paloschi dell’arcidiocesi di Porto Velho in Rondônia (Brasile). Il Vescovo Roque parteciperà al Sinodo Panamazzonico.
Auguro a ogni battezzato e a ogni comunità di saper accogliere con generosità, apertura di cuore e fiducia, l’invito di Gesù, affinché l’annuncio del Vangelo sia sempre accompagnato da una testimonianza credibile.
Maria, la Madre di Gesù, stella della nuova evangelizzazione, ci sostenga nell’impegno missionario: “La fede si rafforza donandola” (RM 2).
Scarica la lettera pastorale
martedì 10 settembre 2019
11 settembre 2001
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| Quanto ne sai veramente degli eventi dell'11 settembre 2001? https://www.youtube.com/watch?v=8r30BwB7YGo |
domenica 8 settembre 2019
Dal discorso di papa Francesco ad Antananarivo, Madagascar
dalla pagina http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/september/documents/papa-francesco_20190907_autorita-madagascar.html
[...] vi incoraggio a lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana. Da qui la necessità di introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri. Tale promozione non può limitarsi alla sola assistenza, ma chiede il riconoscimento di soggetti giuridici chiamati a partecipare pienamente alla costruzione del loro futuro (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 204-205).
[...] vi incoraggio a lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana. Da qui la necessità di introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri. Tale promozione non può limitarsi alla sola assistenza, ma chiede il riconoscimento di soggetti giuridici chiamati a partecipare pienamente alla costruzione del loro futuro (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 204-205).
Inoltre, abbiamo imparato che non possiamo parlare di sviluppo integrale senza prestare attenzione alla nostra casa comune e prendercene cura. Non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali, ma di cercare «soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (Enc. Laudato si’, 139).
La vostra bella isola del Madagascar è ricca di biodiversità vegetale e animale, e questa ricchezza è particolarmente minacciata dalla deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune. Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali. È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone ad uscire dalla povertà. In altri termini, non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future.
Su questa strada, dobbiamo impegnarci tutti, compresa la comunità internazionale. Molti suoi rappresentanti sono presenti oggi. Bisogna riconoscere che l’aiuto fornito da queste organizzazioni internazionali allo sviluppo del Paese è grande e che rende visibile l’apertura del Madagascar al mondo. Il rischio è che questa apertura diventi una presunta “cultura universale” che disprezza, seppellisce e sopprime il patrimonio culturale di ogni popolo. La globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti, non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale. Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’unica garanzia dello sviluppo del Paese; sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’artefice del proprio destino.
[...]
lunedì 2 settembre 2019
Papa Francesco: i Movimenti Popolari forza di trasformazione sociale
dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-08/papa-francesco-movimenti-popolari-libro-america-latina.html
Con una sua prefazione, il Santo Padre introduce un libro della LEV, raccolta di cinque anni di riflessione sul lavoro di migliaia di associazioni che, agendo come "leva di trasformazione sociale", lottano per un modello di sviluppo giusto e inclusivo
Felipe Herrera-Espaliat – Città del Vaticano
Il valore profondo e le sfide di centinaia di associazioni sociali che lottano contro l'esclusione nel mondo è il tema centrale della presentazione che Papa Francesco ha scritto per il libro "L'irruzione dei movimenti popolari: Rerum Novarum del nostro tempo", edito dalla LEV. Questa edizione, a cura della Pontificia Commissione per l'America Latina, che verrà presentata a settembre, raccoglie i principali interventi degli Incontri Mondiali che dal 2014 hanno riunito migliaia di rappresentanti dei Movimenti Popolari in diverse parti del continente americano.
Papa Francesco inizia la sua riflessione affermando che quanti vivono nelle periferie territoriali ed esistenziali non sono solo un settore della popolazione a cui bisogna arrivare come Chiesa, ma sono "un seme, un ramo che come il granello di senape porterà molto frutto", perché li concepisce come "la leva di una grande trasformazione sociale". Non sono quindi attori passivi o semplici destinatari di assistenza sociale, che devono rassegnarsi alla contemplazione di come le élite amministrino l'ordine mondiale, ma sono veri protagonisti attivi, agenti del futuro dell'umanità, la cui "ribellione pacifica" conta sulla solidarietà del Papa.
Francesco riconosce in questa articolazione di movimenti sociali di carattere transnazionale e transculturale quel "modello poliedrico" a cui si riferiva nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (n. 2), e che è costituito da un paradigma sociale basato sulla cultura dell'incontro.
Per il Papa questa pluralità di movimenti, le cui esperienze nella lotta per la giustizia figurano nel libro, "rappresenta una grande alternativa sociale, un grido profondo, un segno di contraddizione, una speranza che "tutto può cambiare". Il loro modo di resistere al modello dominante attraverso una testimonianza di lavoro e sofferenza li rivela - secondo Francesco - come "sentinelle" di un futuro migliore.
Riaffermando la sua convinzione che l'umanità oggi affronta un cambiamento epocale caratterizzato da paura, xenofobia e razzismo, il Papa assicura che "i Movimenti Popolari possono rappresentare una fonte di energia morale, per rivitalizzare le nostre democrazie”. Infatti, prosegue, in una società globale ferita da un'economia sempre più lontana dall’etica, queste realtà sociali possono agire come antidoto contro i populismi e la “politica spettacolo”, poiché introducono un senso di partecipazione dei cittadini con una coscienza più positiva dell'altro. Questa è la conseguenza della promozione di una "forza del noi" che si oppone alla "cultura dell'io".
Concludendo, il Santo Padre sottolinea il tema del lavoro umano come uno di quei diritti sacri che deve essere custodito in ogni persona. Di fronte alle derive delle tesi neoliberali e neostatali che soffocano e opprimono gli uomini nelle loro esperienze lavorative, Francesco invoca un "nuovo umanesimo che ponga fine all'analfabetismo della compassione e alla progressiva eclissi della cultura e della nozione di bene comune".
Con una sua prefazione, il Santo Padre introduce un libro della LEV, raccolta di cinque anni di riflessione sul lavoro di migliaia di associazioni che, agendo come "leva di trasformazione sociale", lottano per un modello di sviluppo giusto e inclusivo
Felipe Herrera-Espaliat – Città del Vaticano
Il valore profondo e le sfide di centinaia di associazioni sociali che lottano contro l'esclusione nel mondo è il tema centrale della presentazione che Papa Francesco ha scritto per il libro "L'irruzione dei movimenti popolari: Rerum Novarum del nostro tempo", edito dalla LEV. Questa edizione, a cura della Pontificia Commissione per l'America Latina, che verrà presentata a settembre, raccoglie i principali interventi degli Incontri Mondiali che dal 2014 hanno riunito migliaia di rappresentanti dei Movimenti Popolari in diverse parti del continente americano.
Papa Francesco inizia la sua riflessione affermando che quanti vivono nelle periferie territoriali ed esistenziali non sono solo un settore della popolazione a cui bisogna arrivare come Chiesa, ma sono "un seme, un ramo che come il granello di senape porterà molto frutto", perché li concepisce come "la leva di una grande trasformazione sociale". Non sono quindi attori passivi o semplici destinatari di assistenza sociale, che devono rassegnarsi alla contemplazione di come le élite amministrino l'ordine mondiale, ma sono veri protagonisti attivi, agenti del futuro dell'umanità, la cui "ribellione pacifica" conta sulla solidarietà del Papa.Francesco riconosce in questa articolazione di movimenti sociali di carattere transnazionale e transculturale quel "modello poliedrico" a cui si riferiva nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (n. 2), e che è costituito da un paradigma sociale basato sulla cultura dell'incontro.
Per il Papa questa pluralità di movimenti, le cui esperienze nella lotta per la giustizia figurano nel libro, "rappresenta una grande alternativa sociale, un grido profondo, un segno di contraddizione, una speranza che "tutto può cambiare". Il loro modo di resistere al modello dominante attraverso una testimonianza di lavoro e sofferenza li rivela - secondo Francesco - come "sentinelle" di un futuro migliore.
Riaffermando la sua convinzione che l'umanità oggi affronta un cambiamento epocale caratterizzato da paura, xenofobia e razzismo, il Papa assicura che "i Movimenti Popolari possono rappresentare una fonte di energia morale, per rivitalizzare le nostre democrazie”. Infatti, prosegue, in una società globale ferita da un'economia sempre più lontana dall’etica, queste realtà sociali possono agire come antidoto contro i populismi e la “politica spettacolo”, poiché introducono un senso di partecipazione dei cittadini con una coscienza più positiva dell'altro. Questa è la conseguenza della promozione di una "forza del noi" che si oppone alla "cultura dell'io".
Concludendo, il Santo Padre sottolinea il tema del lavoro umano come uno di quei diritti sacri che deve essere custodito in ogni persona. Di fronte alle derive delle tesi neoliberali e neostatali che soffocano e opprimono gli uomini nelle loro esperienze lavorative, Francesco invoca un "nuovo umanesimo che ponga fine all'analfabetismo della compassione e alla progressiva eclissi della cultura e della nozione di bene comune".
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