giovedì 21 marzo 2013
mercoledì 20 marzo 2013
19 marzo: introduzione di don Matteo Pasinato alla serata dedicata all'incontro con Adolfo Pérez Esquivel
Sono
convinto che il mondo oggi ha bisogno di pace. Il fatto che ci troviamo
qui a parlare della pace, ad ascoltare qualcosa sulla pace … rischia di
riempire un’illusione. L’illusione del
parlare e dell’ascoltare. Ci sono troppi strumenti che ci stanno costruendo
come “spettatori” del mondo. Seduti – anche questa sera – ad essere spettatori. Spettatori che guardano uno
spettacolo: a chi piace la pace … sceglierà questa serata. E se ne andrà contento
(almeno qualcuno che ancora parla
della pace). Oppure se ne andrà scontento (perché nel parlare non è entrato
questo o quello, perché non si è condannato qualcosa, perché non si è
denunciata con parole chiare una posizione diversa). Allo stesso modo possono
trovarsi seduti – da un’altra parte – altri spettatori che preferiscono
un altro spettacolo. Che parlano delle operazioni militari come “azioni di
pace”, che vedono solo il realismo di economie che ruotano attorno alle armi,
non importano se sono armi visto che si tratta di economie, di guadagni e posti
di lavoro e commercio … e future economie di ricostruzione.
Forse semplifico troppo, ma ciò che ha in comune l’uomo che
preferisce i discorsi sulla pace e l’uomo che preferisce i discorsi sulla
rassegnazione all’inevitabilità della non pace, è il fatto che tutti e due sono “spettatori”.
Quello che manca, e questa sera invece è una possibilità, è
vedere un uomo pacifico. Un soggetto
di pace. Non uno spettatore … ma un attore. Uno che la pace la vive dentro di
sé … e la racconta, ma la pace non aumenta in proporzione di quanto ne parla …
e non diminuisce la pace che ha dentro se anche il mondo intero andasse nella
direzione opposta.
Una chiesa che parla di pace non mi soddisfa del tutto …
come si può parlare del vangelo senza averlo dentro … così si può parlare della
pace senza averla dentro.
Io
soggetto di pace? Questa si è una questione seria … persona di pace
al punto da essere in pace perfino se
una base è costruita dentro alla nostra città; al punto da essere in pace con cristiani coraggiosi che
denunciano manovre di menzogna con cui ogni operazione militare viene protetta
… al punto da essere in pace anche
con chi ha paura di esporsi. Ma con una cosa soltanto non potrà essere in pace
chi è “soggetto di pace”: del suo essere diventato spettatore. Lo spettatore
della pace quando non sente parlare di pace rischia di deprimersi (e lottare
una guerra per la pace), lo spettatore quando sente parlare di pace rischia di
credere che tutto è stato detto (e smettere di pacificarsi con le proprie
comode reazioni personali).
Intendevo solo suggerire una semplice attenzione: proviamo ad
uscire dalla logica dello “spettatore”, Adolfo Perez Esquivel non è uno
spettacolo (mi piace … non mi piace / a favore di chi parla? Contro chi
parla?). È una persona che, parlandoci, può aiutarci a misurare quanta pace c’è
dentro ciascuno … senza deprimerci e senza pensare che sia sufficiente che
stasera se ne sia parlato.
Un po’ come la nuova base miliare nella nostra Vicenza. Si sono
predisposte strutture di guerra? Ora sarà il tempo anche delle strutture di
pace? Chi crede nel Cristo della Pasqua, non è lasciato in pace. Perché sa che
anche il più sigillato sepolcro non può nulla contro la forza della
Risurrezione. «Vi do la mia pace». Cristo ha dato la pace dopo il sepolcro … e noi dovremmo cercare la pace prima che si riempiano ancora troppi sepolcri,
di vittime innocenti e di vittime militari. L’unica cosa che non è mai vittima
sono le armi … l’unica cosa che dovremmo seppellire, nel nome dell’uomo e nel nome
di Dio.
sabato 9 marzo 2013
mercoledì 6 marzo 2013
![]() |
Adolfo Pérez Esquivel |
Dios no mata. Intervista a Adolfo Pérez Esquivel, premio nobel per la pace.
(pubblicato su “L’Adige” del 3 luglio 2012, pag.13 - originale)
L’uomo, non
potendo «uccidere» Dio, lo allontana come fosse uno straniero con
il «foglio di via». Invece «Dio non uccide».
«Dios no mata» è
la frase che Adolfo Pérez Esquivel, (premio Nobel per la pace 1980,
nato nel 1931 a Bueons Aires) aveva visto scritta con il sangue in
una prigione, detta «tubo» perché molto bassa. L’aveva scritto
qualcuno che, come lui, era stato incarcerato e torturato dal regime
dittatoriale del presidente Videla, nel 1977. Esquivel sarà a Trento
questa sera (ore 20.30, Sala grande del Castello del Buonconsiglio;
modera Francesco Comina del Centro Pace di Bolzano) e per l’occasione
sarà presentato il libro «Dio non uccide» di Arturo Zilli (editore
Il Margine). Il libro ricostruisce la biografia di Esquivel, segnata
da un grande impegno profetico per la non violenza, unita alla
pratica della teologia della liberazione.
Oggi è presidente
del Tribunale permanente per i diritti dell’uomo e del Servizio
pace e giustizia, organizzazione internazionale (la referente
italiana, Grazia Tuzi, lo sta accompagnando in questa serie di
incontri italiani). La Provincia di Trento attualmente sta sostenendo
un suo progetto a Buenos Aires per un centro giovanile.
Ma molti sono i
segnali di «restaurazione» in America Latina.
Sembra si voglia
porre fine alla stagione dei governi democratici: Esquivel ha già
avuto modo di segnalarlo prendendo una posizione di netta condanna
alla cerimonia in omaggio al dittatore Pinochet avvenuta in Cile con
l’appoggio del governo di Sebastián Piñera. Gli abbiamo domandato
quale sia la situazione attuale:
«L’America Latina vive un momento di forti contraddizioni: c’è stato un golpe di stato in Honduras, attualmente anche in Paraguay, ci sono difficoltà in Guatemala, Salvador. Un situazione piuttosto grave c’è in Colombia, in Messico, con gravi violazioni dei diritti umani e una democrazia troppo “formale” e poco reale. Più che una democrazia consolidata c’è una apparenza di democraticità: guardiamo ad esempio al Cile, con la forte repressione degli studenti. Un Paese che dice di applicare leggi “anti-terrorismo”, ma nasconde il “terrorismo di Stato”. Anche in Colombia, in Honduras, in Argentina: ci sono delle forti repressioni dei movimenti sociali. I governi autoritari si stanno rinforzando, a discapito della democrazia. La situazione dei diritti umani in Messico, anche se a breve ci saranno nuove elezioni, non credo che cambierà di molto. Questo il panorama attuale: la crisi economica generale inoltre ci dice che la povertà si potrebbe superare solo con delle serie politiche sociali».
«L’America Latina vive un momento di forti contraddizioni: c’è stato un golpe di stato in Honduras, attualmente anche in Paraguay, ci sono difficoltà in Guatemala, Salvador. Un situazione piuttosto grave c’è in Colombia, in Messico, con gravi violazioni dei diritti umani e una democrazia troppo “formale” e poco reale. Più che una democrazia consolidata c’è una apparenza di democraticità: guardiamo ad esempio al Cile, con la forte repressione degli studenti. Un Paese che dice di applicare leggi “anti-terrorismo”, ma nasconde il “terrorismo di Stato”. Anche in Colombia, in Honduras, in Argentina: ci sono delle forti repressioni dei movimenti sociali. I governi autoritari si stanno rinforzando, a discapito della democrazia. La situazione dei diritti umani in Messico, anche se a breve ci saranno nuove elezioni, non credo che cambierà di molto. Questo il panorama attuale: la crisi economica generale inoltre ci dice che la povertà si potrebbe superare solo con delle serie politiche sociali».
Un bilancio sulla
presidenza di Obama: cosa ha fatto per l’America Latina e per la
pace?
«Non sta facendo
nulla. Non ha terminato la guerra in Iraq e Afghanistan e in America
Latina sta imponendo e sostenendo i regimi militari in tutto il
continente, senza cambiare atteggiamento con Cuba. Obama non ha
modificato assolutamente nulla».
Lei non si era
illuso, come molti, che le cose potessero cambiare con la
presidenzadi un nero democratico?
«Non ha il
potere: ha la presidenza. Il potere vero è nelle mani delle grandi
corporazioni economiche e del complesso industriale di tipo
militare».
In «Dios no mata», il libro, si parla anche del periodo in cui lei fu torturato in prigione: cosa le resta di quella tremenda esperienza?
«È stata appunto
una esperienza di vita: mi definisco un “apprendista” della vita.
E la violenza subita fa parte della mia vita».
Un’esperienza positiva, invece, è stato l’incontro con la teologia della liberazione. Pensa che quel metodo di interpretare il cristianesimo sia ancora valido oggi?
«La intendo come
il cammino dei popoli: ha la capacità di mettere assieme il sentire
autentico dei cristiani e la loro spiritualità con un’azione
concreta nella vita. La radice della teologia della liberazione:
mettere in pratica il principio evangelico “ama il tuo prossimo
come te stesso”».
Dio non uccide, ma, pensando anche alla vicenda di Gesù Cristo, l’uomo uccide Dio.
Dio non uccide, ma, pensando anche alla vicenda di Gesù Cristo, l’uomo uccide Dio.
«Mi sembra
un’eccellente questione: il fatto è che siccome l’uomo non
riesce a uccidere una volta per tutte Dio, allora lo allontana,
rendendolo uno “straniero” da espellere dalla propria società.
Invertiamo questa tendenza e facciamo in modo che Dio non si senta
uno straniero in mezzo a noi».
Guardando all’Europa di oggi: la crisi economica sembra l’unica vera preoccupazione; il Pil, la crescita. Quali valori invece dovrebbero rifiorire secondo Esquivel?
«Noi in America
Latina viviamo da tempo questa crisi economica. Una crisi permanente.
Ormai è come una sorella maggiore. A tratti la amiamo e spesso la
odiamo. Crisi deriva da “crescita”, da
una crisi può nascere Pérez Esquivel, «Nobel» per avere
denunciato gli abusi della dittatura militare argentina negli anni
’70 una evoluzione, verso una nuova vita. Oppure possiamo
retrocedere. Di fronte alla crisi dobbiamo diventare creativi. Per
esempio: l’Europa che ha tanti problemi, potrebbe guardare al
sistema delle “fabbriche recuperate” che abbiamo messo in pratica
noi in America Latina. Dove, tramite la partecipazione popolare, non
si scambia più il lavoro con la merce. Ma si produce anche cultura,
arte. Perché il problema della crisi non è solo economico: la crisi
è dei valori. Siamo in una società ormai quasi totalmente
indirizzata verso l’individualismo. Dobbiamo
recuperare il concetto di “comunità” e di partecipazione
sociale. Tutti pensano che
il male sia economico: ma il problema centrale è che il “prezzo”
di una merce e il valore non sono la medesima cosa. Recuperare il
valore non ha un "prezzo"».
lunedì 25 febbraio 2013
Primo Marzo 2013 ore 20.30
Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista di Laghetto
Via Lago di Viverone (Vicenza)
Giornata di sensibilizzazione e di preghiera
contro il Muro di separazione in Terra Santa
E' il Muro dell'ingiustizia che lentamente sta strangolando sul nascere un ipotetico Stato palestinese, ormai ridotto ad una regione defraudata delle sue risorse e che non ha più una continuità territoriale.
Per approfondire questo tema e per essere vicini alle persone che vivono tutti i giorni questa difficile realtà l'Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza ha organizzato un momento da vivere insieme
Primo Marzo 2013 ore 20.30
Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista di Laghetto
Via Lago di Viverone (Vicenza)
Per chi vuole approfondire questo importante argomento, l’Ufficio propone un Sussidio con diversi spunti (preghiere, testimonianze, indicazione di film e libri sul tema) che si può ritirare nella versione cartacea, presso l’Ufficio Pellegrinaggi in Contrà Vescovado 3 (Vicenza) oppure scaricare qui.
mercoledì 13 febbraio 2013
giovedì 7 febbraio 2013
Crisi e stili di vita
da http://www.caritas.vicenza.it/documento.asp?id=4020&lingua=ITA&categoria=125
La crisi finanziaria ed economica che viviamo è certo un momento
delicato per la vita civile della nostra società. Infatti sono molte le
persone e le famiglie che oggi si trovano in gravi difficoltà a
mantenere il loro tenore di vita. In questo frangente è essenziale che
la società e le politiche si facciano carico della domanda di
solidarietà e giustizia che viene dai più svantaggiati. C’è una
responsabilità verso coloro che, nei nostri ambienti, si trovano
pericolosamente vicini a livelli di sussistenza o magari già al di sotto
di essi, ma anche nei confronti di molti che nel Sud del mondo vivono
già da tempo una tale drammatica condizione.
Altrettanto essenziale è saper leggere in tutta la sua complessità il messaggio che la crisi porta con sé: quello dell’insostenibilità di una forma di vita tutta centrata sull’incentivazione del consumo ad ogni costo, anche al di là delle reali possibilità dei soggetti. Di una forma di vita fondata sul debito, quello economico che si contrae volontariamente per acquistare beni non sempre necessari, ma anche quello ecologico, che viene addossato sulle generazioni future.
La crisi economica e quella ambientale si rivelano così come due facce di una stessa medaglia e non sarebbe accettabile che la prima venisse utilizzata per sottrarsi alle proprie responsabilità nel far fronte alla seconda. È la giustizia, quella nei confronti delle prossime generazioni ma anche delle popolazioni più vulnerabili (ad esempio del Sud del Mondo) che già oggi abitano il pianeta, a esigere un impegno responsabile da parte della comunità internazionale e in primo luogo dei Paesi storicamente industrializzati nel contenimento del mutamento ambientale in atto.
La sfida è fare scelte coraggiose, aprire piste di coinvolgimento con altri Paesi, essere maggiormente consapevoli che le nostre azioni possono "spostare” scelte compiute da altri a discapito di molti, essere promotori di una cultura di pace e di prossimità sociale.
In tale prospettiva la stessa crisi può anche trasformarsi in un momento favorevole alla "conversione”, in un’occasione per rinnovare lo spirito della nostra mente, per discernere con più attenzione il bene degli altri e quindi nostro. In un tempo in cui possiamo riscoprire il gusto di una sobria pazienza fatta di essenzialità, capaci di costruire ben-essere, di valorizzare i beni immateriali (tra questi la cultura, l’istruzione, le relazioni umane), abbandonando il mito di una qualità della vita tutta basata sulla quantità dei beni disponibili. In un tempo capace di progettare anche un profondo rinnovamento non solo degli stili di vita, ma anche dell’economia, nel segno delle tecnologie a basso consumo, dell’uso delle energie alternative, della limitazione dell’impatto ambientale, nell’attenzione al Sud del mondo e a una cultura di pace.
Il periodo della Quaresima può trasformarsi perciò in tempo per scoprire piccole semplici azionie diventare generatori e costruttori di pace, maggiormente consapevoli delle nostre responsabilità di cristiani e consumatori.
Le schede che seguono sono piccoli esempi e proposte per poter "affrontare la crisi con uno stile di vita” attento ad azioni che già quotidianamente ognuno di noi compie, dando maggior importanza all’ambiente in cui viviamo, al cibo e alle risorse che consumiamo, alle relazioni umane, alle future generazioni provocando in noi speranza e fiducia che un mondo diverso è possibile.
Non decrescita quindi, ma spostamento del consumo; ciò può essere portato avanti solo da persone, famiglie, scuole, gruppi, comunità maggiormente responsabili.
Un sussidio per la Quaresima 2013
per poter "affrontare la crisi con uno stile di vita"
attento ad azioni che gia' quotidianamente ognuno di noi compie
per poter "affrontare la crisi con uno stile di vita"
attento ad azioni che gia' quotidianamente ognuno di noi compie
Altrettanto essenziale è saper leggere in tutta la sua complessità il messaggio che la crisi porta con sé: quello dell’insostenibilità di una forma di vita tutta centrata sull’incentivazione del consumo ad ogni costo, anche al di là delle reali possibilità dei soggetti. Di una forma di vita fondata sul debito, quello economico che si contrae volontariamente per acquistare beni non sempre necessari, ma anche quello ecologico, che viene addossato sulle generazioni future.
| >>>Scarica il sussidio (Pdf 600 Kb) |
La crisi economica e quella ambientale si rivelano così come due facce di una stessa medaglia e non sarebbe accettabile che la prima venisse utilizzata per sottrarsi alle proprie responsabilità nel far fronte alla seconda. È la giustizia, quella nei confronti delle prossime generazioni ma anche delle popolazioni più vulnerabili (ad esempio del Sud del Mondo) che già oggi abitano il pianeta, a esigere un impegno responsabile da parte della comunità internazionale e in primo luogo dei Paesi storicamente industrializzati nel contenimento del mutamento ambientale in atto.
La sfida è fare scelte coraggiose, aprire piste di coinvolgimento con altri Paesi, essere maggiormente consapevoli che le nostre azioni possono "spostare” scelte compiute da altri a discapito di molti, essere promotori di una cultura di pace e di prossimità sociale.
In tale prospettiva la stessa crisi può anche trasformarsi in un momento favorevole alla "conversione”, in un’occasione per rinnovare lo spirito della nostra mente, per discernere con più attenzione il bene degli altri e quindi nostro. In un tempo in cui possiamo riscoprire il gusto di una sobria pazienza fatta di essenzialità, capaci di costruire ben-essere, di valorizzare i beni immateriali (tra questi la cultura, l’istruzione, le relazioni umane), abbandonando il mito di una qualità della vita tutta basata sulla quantità dei beni disponibili. In un tempo capace di progettare anche un profondo rinnovamento non solo degli stili di vita, ma anche dell’economia, nel segno delle tecnologie a basso consumo, dell’uso delle energie alternative, della limitazione dell’impatto ambientale, nell’attenzione al Sud del mondo e a una cultura di pace.
Il periodo della Quaresima può trasformarsi perciò in tempo per scoprire piccole semplici azionie diventare generatori e costruttori di pace, maggiormente consapevoli delle nostre responsabilità di cristiani e consumatori.
Le schede che seguono sono piccoli esempi e proposte per poter "affrontare la crisi con uno stile di vita” attento ad azioni che già quotidianamente ognuno di noi compie, dando maggior importanza all’ambiente in cui viviamo, al cibo e alle risorse che consumiamo, alle relazioni umane, alle future generazioni provocando in noi speranza e fiducia che un mondo diverso è possibile.
Non decrescita quindi, ma spostamento del consumo; ciò può essere portato avanti solo da persone, famiglie, scuole, gruppi, comunità maggiormente responsabili.
sabato 2 febbraio 2013
"500 Giorni - segreti e menzogne nelle Guerre al Terrore"
dalle pagine
https://en.wikipedia.org/wiki/Kurt_Eichenwald
http://www.nytimes.com/ref/business/EICHENWALD-BIO.html
http://www.amazon.com/500-Days-Secrets-Lies-Terror/dp/1451669399
Kurt Eichenwald, scrittore e giornalista investigativo americano del New York Times, vincitore di premi giornalistici e finalista nel 2000 al premio Pulitzer, nel libro-inchiesta 500 Days: Secrets and Lies in the Terror Wars (500 Giorni: segreti e menzogne nelle Guerre al Terrore) pubblicato nel 2012 mette a nudo le atroci decisioni e gli inganni avvenuti nella amministrazione Bush dei primi diciotto mesi all'indomani dell'11 settembre 2001.
"Le guerre in Afghanistan e Iraq, le intercettazioni non autorizzate, il trattamento dei detenuti, le tattiche della CIA, etc. risalgono a quei diciotto mesi" (dalla Introduzione).
Il libro racconta eventi e retroscena dall'Ufficio Ovale alla Casa Bianca al Numero 10 di Downing Street, da Guantanamo ai quartieri generali della CIA, dai campi di addestramento di al-Qaeda alle camere di tortura in Egitto e Siria. Eichenwald fa emergere un mondo di segreti e menzogne che erano rimaste nascoste troppo a lungo...
https://en.wikipedia.org/wiki/Kurt_Eichenwald
http://www.nytimes.com/ref/business/EICHENWALD-BIO.html
http://www.amazon.com/500-Days-Secrets-Lies-Terror/dp/1451669399
Kurt Eichenwald, scrittore e giornalista investigativo americano del New York Times, vincitore di premi giornalistici e finalista nel 2000 al premio Pulitzer, nel libro-inchiesta 500 Days: Secrets and Lies in the Terror Wars (500 Giorni: segreti e menzogne nelle Guerre al Terrore) pubblicato nel 2012 mette a nudo le atroci decisioni e gli inganni avvenuti nella amministrazione Bush dei primi diciotto mesi all'indomani dell'11 settembre 2001.
"Le guerre in Afghanistan e Iraq, le intercettazioni non autorizzate, il trattamento dei detenuti, le tattiche della CIA, etc. risalgono a quei diciotto mesi" (dalla Introduzione).
Il libro racconta eventi e retroscena dall'Ufficio Ovale alla Casa Bianca al Numero 10 di Downing Street, da Guantanamo ai quartieri generali della CIA, dai campi di addestramento di al-Qaeda alle camere di tortura in Egitto e Siria. Eichenwald fa emergere un mondo di segreti e menzogne che erano rimaste nascoste troppo a lungo...
martedì 29 gennaio 2013
Senza corruzione RIPARTE IL FUTURO
Al via la grande mobilitazione promossa da Libera e dal Gruppo Abele
PETIZIONE – firmiamo per ottenere trasparenza e impegno contro la corruzione
La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi paesi dell’Unione Europea vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali.
Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere.
Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature.
Con questa petizione chiediamo a tutti candidati di:
Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste.
Firma adesso per un futuro senza corruzione.
www.riparteilfuturo.it
Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere.
Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature.
Con questa petizione chiediamo a tutti candidati di:
- Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”
- Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti
- Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato
- Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale
- Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari
Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste.
Firma adesso per un futuro senza corruzione.
www.riparteilfuturo.it
lunedì 28 gennaio 2013
Primolunedìdelmese: La qualità della democrazia
4
Febbraio 2013 ore 20:30
presso
la Cooperativa Insieme, via B. Dalla Scola 253, Vicenza
La qualità della democrazia
Fine
della Seconda Repubblica, del bipolarismo, della distinzione fra
destra e sinistra?
Porcellum,
crisi della rappresentanza e della governabilità: "tecnica"
super partes?
Etica
e politica. Media, marketing e sondaggi …
ne
parliamo con
Marco
Almagisti
docente
di Scienza Politica all’Università di Padova
_____________________
Finestra
sul cortile di casa
Noi,
le elezioni e il dopo
martedì 22 gennaio 2013
Comunicato del vescovo presidente di Pax Christi, mons. Giovanni Giudici
Svuotare gli arsenali e votare per la pace
Convinti che la pace è un bene primario e supremo da invocare e per cui adoperarsi instancabilmente (Beati gli operatori di pace);
ricordando i 50anni dell’Enciclica Pacem in terris, che definisce la guerra ‘alienum est a ratione’ (cioè una follia);
in prossimità della scadenza elettorale, Pax Christi Italia, chiede a tutti gli elettori che si apprestano a dare il loro voto per il rinnovo del Parlamento, di includere tra le priorità su cui effettueranno la loro scelta:
Come cittadini e come credenti, chiediamo ai candidati un esplicito impegno anche su queste scelte che sentiamo qualificanti per un programma che abbia davvero a cuore il bene comune, cioè la vita di tutti e di ciascuno.
Firenze, 13 gennaio 2013
Il Presidente Nazionale di Pax Christi
Mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia,
con il Consiglio Nazionale
Convinti che la pace è un bene primario e supremo da invocare e per cui adoperarsi instancabilmente (Beati gli operatori di pace);
ricordando i 50anni dell’Enciclica Pacem in terris, che definisce la guerra ‘alienum est a ratione’ (cioè una follia);
in prossimità della scadenza elettorale, Pax Christi Italia, chiede a tutti gli elettori che si apprestano a dare il loro voto per il rinnovo del Parlamento, di includere tra le priorità su cui effettueranno la loro scelta:
- un chiaro impegno per la pace, la nonviolenza e il ‘ripudio della guerra’, come dichiara l’art. 11 della nostra Costituzione
- la riduzione delle spese militari a partire dalla sospensione del progetto dei caccia F35, strumenti di morte che sottraggono ingenti risorse (quasi 15 miliardi di euro) ad altri bisogni vitali della gente. Le armi uccidono anche se non vengono usate!
- la cancellazione della “riforma dello strumento militare italiano” approvata lo scorso mese di dicembre
- uno stop alla corsa al riarmo, in forte aumento nell’Unione Europea, e un ‘no’ alla vendita di armi, aumentata del 18% nel 2012, e indirizzata specialmente a Paesi in guerra come quelli del Medio Oriente, nonostante la legge 185/90.
Come cittadini e come credenti, chiediamo ai candidati un esplicito impegno anche su queste scelte che sentiamo qualificanti per un programma che abbia davvero a cuore il bene comune, cioè la vita di tutti e di ciascuno.
Firenze, 13 gennaio 2013
Il Presidente Nazionale di Pax Christi
Mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia,
con il Consiglio Nazionale
giovedì 27 dicembre 2012
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