mercoledì 17 maggio 2017

Nota del Movimento Nonviolento sul “servizio civile obbligatorio”

E’ evidente a tutti che oggi non esistono le condizioni, né sociali, né politiche, né i fondi, né le strutture per ripristinare in Italia la leva obbligatoria, militare e civile.

Dunque, che senso hanno avuto le improvvide e criptiche dichiarazioni della ministra Pinotti fatte a margine dell’adunata trevigiana degli Alpini (che hanno provocato l’orticaria anche ai colleghi di governo della ministra con l’elmetto)?

Il governo non riesce nemmeno a garantire i fondi per sostenere il Servizio Civile Universale tanto voluto e sbandierato. Nel 2013 sono stati avviati 15.000 giovani a fronte di 90.000 domande; nel 2015 abbiamo avuto solo 35.000 giovani in servizio con 150.000 domande di potenziali volontari e nel 2016 un calo con 33.000 serviziocivilisti effettivi e 100.000 domande, più di due terzi delle quali rimaste inevase. Davanti a questi numeri, e questi fatti, sentir parlare di “obbligatorietà” per circa 500.000 giovani all’anno è imbarazzante …

La ministra Roberta Pinotti sa benissimo che riproporre la naja per tutti (e tutte) è irrealistico, ma probabilmente ha indicato la luna perchè si guardasse al suo dito, ed è lei stessa a chiarirlo con il classico tweet di rettifica tanto caro ai politici odierni: “Non ho parlato di leva obbligatoria, ma di un progetto degli alpini per coinvolgere i giovani al servizio civile universale”.

Ecco ciò che veramente le interessa: mettere in pista, su suggerimento dei vertici dello Stato Maggiore, un bando speciale, come avvenuto per il terremoto o per i grandi invalidi e ciechi civili, per progetti di servizio civile dell’Associazione Nazionale Alpini, con quote riservate e garantite, in modo da supplire alla continua e progressiva contrazione di  nuove leve di giovani nella storica associazione d’arma.  Niente di male, ma basta dirlo chiaramente, e se ne può discutere. L’Ana, infatti, è una delle strutture portanti della nostra protezione civile, e il ruolo sinergico tra servizio civile e protezione civile è uno degli obiettivi che da decenni anche noi perseguiamo.

Il servizio civile è già finalizzato, ai sensi degli articoli 52 e 11 della Costituzione, alla difesa della Patria dice Pasquale Pugliese, segretario del Movimento Nonviolentoquel che manca è la pari dignità tra la difesa militare e la difesa civile, perché la prima sottrae alla seconda enormi risorse che brucia in armamenti per la preparazione delle guerre”.

Il punto decisivo in questo dibattito, è proprio questo: quanto si spende per la difesa armata (troppo) e quanto si investe nella difesa civile (niente).  Infatti tutte le spese per l’organizzazione del servizio civile, la formazione dei giovani, il monitoraggio, ecc, sono a carico esclusivo degli enti di volontariato che presentano i progetti ed ospitano i giovani per un anno di servizio. La ricaduta positiva del servizio va, giustamente, a vantaggio di tutta la società, ma l’onere finanziario va, iniquamente, a carico solo degli Enti di servizio civile. Lo Stato si limita a riconoscere ai giovani l’assegno di 430 euro mensili, tutto il resto lo paga il terzo settore.

La nostra Campagna “Un’altra difesa è possibile” è una proposta concreta, culturale, politica, finanziaria, legislativa per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. La Legge è già all’attenzione della Commissione Difesa della Camera  – conclude Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolentoe va proprio in questa direzione: integrare tutte le forme di difesa nonviolenta, a partire dal sevizio civile”.
Se la ministra Pinotti volesse discuterne seriamente, siamo a disposizione. Dopo tanti anni che lo chiediamo, questa può essere l’occasione per incontrarci.

Movimento Nonviolento

16 maggio 2017
www.azionenonviolenta.it

domenica 14 maggio 2017

"Cerco giovani che siano «domani»"

dalla pagina https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cerco-giovani-che-siano-domani

Lettera-preghiera. 
Cerco giovani che siano «domani»

Ernesto Olivero
sabato 13 maggio 2017


Cari amici,

vorrei scrivere una lettera, ma una lettera dal cuore, davvero dal cuore. Vorrei che questa fosse una lettera-preghiera. Vorrei trovare le parole giuste per aiutare ogni uomo, ogni donna, ognuno di noi, a capire chi siamo. Possibile che l’ultima guerra mondiale non ci abbia insegnato nulla? Una guerra finita dopo due bombe atomiche, che uccisero in un colpo solo centinaia di migliaia di persone. E le tante guerre ancora in corso sparse nel mondo? Possibile che la storia continui a non essere maestra? E oggi che dire dei morti di fame? Se li mettessimo insieme, uno sopra l’altro, vedremmo una catasta di cadaveri che arriverebbe fino al cielo. Oppure, pensiamo ai giovani. Quanti ancora devono morire di droghe e di niente, perché qualcuno decida di fare qualcosa? Quanti ancora devono scappare dai propri Paesi, affrontando viaggi infami, trovando anche la nostra indifferenza? Tutto questo purtroppo non ci turba più.

Eppure, il mio cuore e la mia mente non si rassegnano. E nel silenzio chiedono: «Cos’altro ancora deve succedere per farci dire basta?»
La verità è che l’uomo non è ancora diventato uomo, non è ancora diventato pienamente umano. E questo male rischia di bloccare tutto, di impaurire anche la speranza. Nonostante tutto, vorrei trovare le parole giuste per dire che l’oltre è nelle nostre mani e che solo la saggezza può renderlo presente. Ma cos’è la saggezza? È fare della commozione un’occasione per cambiare, dire no alla guerra, per chiedere un organismo internazionale finalmente credibile, capace di intervenire di fronte alle ingiustizie, fosse anche per salvare una piccolissima minoranza. Saggezza è chiedere, senza ideologie e strumentalizzazioni, un disarmo totale ed effettivo perché nessuna guerra è giusta. Saggezza è non uccidere per nessun motivo, a maggior ragione nel nome di Dio. Perché Dio dice: «Non uccidere!». Il nostro mondo non deve più costruire armi perché le armi uccidono. Uccidono veramente, uccidono i sogni dei giovani, uccidono la loro creatività, uccidono l’amore che hanno dentro. Le armi non devono più essere costruite.

Quando entreremo finalmente nella saggezza di Isaia, nelle parole profetiche che indicano un mondo in cui le armi saranno tramutate in strumenti di lavoro e i popoli non si eserciteranno più nell’arte della guerra?
Vorrei che questa lettera-preghiera fosse anche una richiesta di perdono per tutte le persone morte ingiustamente. E vorrei che questa lettera commuovesse Dio. Perché Lui esiste, ha un volto, ha un nome, ha un cuore. Se questa commozione diventerà il nostro respiro, il mondo cambierà. E la nostra unica passione sarà educare i bambini, sarà dare vita a ogni uomo, a ogni donna, sarà garantire con ogni sforzo casa, lavoro, cure e istruzione per tutti. Questa commozione farà miracoli se avvolgerà soprattutto il cuore dei giovani, le loro speranze, le loro attese. Giovani che con la commozione nel cuore cambieranno davvero la loro vita. Entreranno in politica e faranno bene il loro dovere con onestà e passione.

Si sposeranno e formeranno famiglie accoglienti e credibili. Diventeranno preti, imam o rabbini e saranno uomini di Dio. Avranno una responsabilità e la vivranno come un’occasione di servizio. Avranno una cultura e la condivideranno con gli ultimi. Solo con questa commozione, potremo costruire una normalità di bene, che farà del bene a tutti. Una normalità che lentamente ma decisamente ci aiuterà a vedere nell’altro il nostro volto, a scoprire che la nostra felicità si rispecchia solo nella felicità degli altri. La felicità che noi stessi possiamo alimentare e custodire certi che «se ripartiamo dall’amore l’odio non ci fermerà».
Ma tutto questo diventerà "domani" se i giovani ci metteranno la loro faccia, la loro vita, il loro impegno e lo ameranno perdutamente. Lo spero con voi, con ognuno di voi. Cerco giovani che con me vogliano essere questo domani.
Vi voglio bene! 


Padova 13 maggio 2017 - Prato della Valle

sabato 13 maggio 2017

Digiuno di solidarietà con i prigionieri palestinesi

dalla pagina http://salaam-ragazzidellolivo.blogspot.it/2017/05/digiuno-di-solidarieta-con-i.html

SOLIDARIETA’
CON I DETENUTI POLITICI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME

Continua lo sciopero della fame  dei detenuti politici palestinesi nelle carceri israeliane. 
Lo sciopero, lanciato da Marwan Barghouti, è iniziato il 17 aprile scorso e sta coinvolgendo quasi 1700 persone.

I detenuti chiedono migliori condizioni di vita-cure mediche, libri, poter telefonare, poter incontrare i parenti, porre fine al regime di detenzione amministrativa ma Israele rifiuta ogni contatto, punisce i detenuti con misure di isolamento ed è pronta a somministrare l’alimentazione forzata, prassi che si  configura come tortura secondo le leggi vigenti.

IL COMITATO VICENTINO PER LA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI (Amnesty, Arci Servizio Civile, CGIL, Donne In Rete per la Pace, Fornaci Rosse, MIR, Pax Christi, Progetto sulla Soglia, Sinistra Italiana, Salaam Ragazzi dell’Ulivo, Vicenza Capoluogo)

ORGANIZZA DUE GIORNI DI DIGIUNO IN SOLIDARIETA’:
SABATO 20 MAGGIO
piazza Matteotti  
 DOMENICA 21 MAGGIO   
contrà Del Monte
ORE 10-19


SOSTENIAMO LA LOTTA  NONVIOLENTA DEI PRIGIONIERI PALESTINESI!
ADERIAMO e PARTECIPIAMO AL DIGIUNO!

PER  ADESIONI INDIVIDUALI  e di ASSOCIAZIONI
salaam-ragazzidellolivo

giovedì 11 maggio 2017

15 maggio: Pratiche e Scenari di Inte(g)razione

dalla pagina http://www.giardinofreudiano.it/attivita-in-corso/vicenza/94-lospite-inatteso-due-incontri-di-testimonianze


Giardino Freudiano, in collaborazione con il Comune di Vicenza, organizza, nell’ambito del ciclo “L’ospite inatteso”, una tavola rotonda su  Pratiche e scenari di integrazione. I progetti e le sperimentazioni di Padova Accoglie e Percorso Vita. Intervengono Isabella Sala, assessore alla Comunità e alle Famiglie, Carolina Borgoni e Stefano Ferro, soci di Padova AccogliePercorso Vita onlus.

Carolina Borgoni e Stefano Ferro sono attivi in diversi progetti di accoglienza a Padova, tra i quali un’esperienza di formazione lavorativa. Tra le attività commerciali dell’associazione Percorso Vita onlus esistono due ristoranti dove lavorano alcuni immigrati con contratto regolare. Il lavoro di integrazione è quello di insegnare loro un mestiere e di formarli per un inserimento altrettanto regolare nel tessuto sociale a partire dall’ambito lavorativo. In tal senso l’immigrato non è una persona da accudire ma una risorsa in condizione di produrre valore per sé e per altri. 

L’incontro si tiene alle ore 20.30, presso Villa Tacchi, viale della Pace 89, Vicenza.
Ingresso libero.



martedì 9 maggio 2017

Cinquantadue, ovvero sulla legittima difesa civile


Articolo di Mao Valpiana, Presidente nazionale del Movimento Nonviolento 

C'è un aspetto positivo, forse l'unico, nel dibattito sulla legittima difesa (al di là della pessima legge approvata alla Camera, che spero possa essere vanificata dal Senato nella sua funzione di controllo): se ne discute pubblicamente e si cerca una soluzione legislativa. In qualche modo, seppur maldestramente, si riconosce che l'uso della forza debba essere normato dallo Stato e non possa essere lasciato al libero arbitrio del singolo.

Tralascio in questo articolo tutti i dati e le evidenze che dimostrano senza ombra di dubbio che il dibattito sulla legittima difesa (il ladro che entra in casa di notte per rubare e ammazzare) ha poca attinenza con la realtà dei fatti (furti e omicidi in diminuzione, esiguità degli episodi di cronaca rispetto, ad esempio, al femminicidio o alla diffusione delle violenze sui minori, etc.), ed è una forzatura tutta politica ed ideologica. Tuttavia, il tema "difesa", personale e collettiva, è importante e va affrontato seriamente.

La "difesa" è un punto decisivo nella pratica della nonviolenza attiva. Difesa della vita, difesa dei diritti, difesa della libertà, difesa dei più deboli, difesa dell'ambiente. La nonviolenza, dunque, non è affatto in antitesi con la difesa. Anzi, la storia della nonviolenza moderna è storia di movimenti di difesa. Gandhi difendeva l'indipendenza del suo paese; Martin Luther King difendeva i diritti dei neri d'America; Nelson Mandela difendeva la libertà del suo popolo; oggi tanti movimenti nonviolenti nel mondo agiscono in difesa della pace e per salvare la vita a chi fugge dalle guerre.

È lecito chiedersi cosa sia giusto difendere, e con quali mezzi. L'oggetto da difendere deve rappresentare un valore compatibile con gli strumenti utilizzati dal soggetto difensivo. Nelle regole della nonviolenza è fondamentale la correlazione tra il metodo scelto e la difesa del bene da tutelare. La difesa personale e collettiva è al centro della Campagna non violenta "Un'altra difesa è possibile" con la proposta legislativa per il riconoscimento della "Difesa civile non armata e non violenta" che si propone di introdurre nelle nostre istituzioni uno strumento di difesa che agisca mettendo in campo capacità di prevenzione, di mediazione e di risoluzione dei conflitti.

Il riconoscimento della difesa civile non armata e non violenta è già stato fatto proprio dal nostro ordinamento (due sentenze della Corte costituzionale, la n. 164/1985 e 470/1989, la legge del 230 del 1998 di riforma dell'obiezione di coscienza e la legge 64 del 2001 istitutiva del servizio civile nazionale); con il progetto di legge n. 3484, già incardinata nei lavori della Commissione Difesa della Camera dei deputati, la politica avrà uno strumento in più a disposizione. Il Dipartimento della difesa civile non armata e non violenta coordinerà le politiche di difesa alternativa e comprenderà il Servizio civile, la Protezione civile, i Corpi civili di pace e l'Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo.

C'è una curiosa coincidenza, un casualità numerica, che potrebbe assumere un significato ideale. L'articolo della Costituzione riferito alla difesa della Patria è il 52: "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino". Anche l'articolo del Codice penale dedicato alla legittima difesa è il 52: "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa".

L'articolo numero 52, costituzionale e penale, lega la Difesa della patria e la difesa di un diritto soggettivo, richiamando la responsabilità del cittadino nella scelta del mezzo.

Come amici della non violenza non solo non ci sottraiamo al dovere di rispettare entrambi gli articoli 52, ma diciamo che è il metodo nonviolento il solo in grado di poterli attuare alla luce di quel comandamento laico e religioso che tutti riconoscono come fondamento del vivere civile: tu non uccidere. Vale a dire: l'uso delle armi resta prerogativa della sovranità dello Stato, ma il cittadino ha il diritto/dovere di ricorrere alla forza per attuare forme di difesa. E noi sappiamo ben distinguere tra uso della violenza (armata) e uso della forza (civile). La nonviolenza è una forma originale ed efficace di forza.

Qualche precedente illustre ci aiuta a capire meglio.

Già 800 anni fa, il santo della nonviolenza, Francesco d'Assisi, si pose il problema della legittima difesa della proprietà privata, intuendo perfettamente cause e soluzioni del problema, e dando ai propri seguaci la Regola di non portare mai armi.

Rispose il Santo: "Messere, se avessimo dei beni, dovremmo disporre anche di armi per difenderci. È dalla ricchezza che provengono questioni e liti, e così viene impedito in molte maniere tanto l'amore di Dio quanto l'amore del prossimo. Per questo non vogliamo possedere alcun bene materiale a questo mondo" (Fonti francescane – La Leggenda dei Tre Compagni).
Una soluzione radicale, certo, ma che può valere come indicazione di metodo: non accumulare e non ostentare ricchezze, serve anche ad evitare di doversi armare per difenderle.

Ma la stesso ragionamento può valere nel campo della guerra. Scrisse don Lorenzo Milani nella famosa lettera "L'obbedienza non è più una virtù":

È noto che l'unica difesa possibile in una guerra atomica sarà di sparare circa 20 minuti prima dell'aggressore. Ma in lingua italiana lo sparare prima si chiama aggressione e non difesa. Oppure immaginiamo uno stato onestissimo che per sua difesa spari 20 minuti dopo (cioè che sparino i suoi sommergibili unici superstiti d'un paese ormai cancellato dalla geografia). Ma in lingua italiana questo si chiama vendetta e non difesa.
Chi usa le armi per primo, aggredisce; chi usa le armi dopo, si vendica. È rarissimo il caso di chi sa sparare solo per difendersi e disarmare l'avversario: riesce a farlo chi è professionalmente addestrato, militare o poliziotto, non certo un cittadino inerme aggredito.

Noi cittadini facciamo meglio a prepararci alla prevenzione. Lo stato ci aiuti predisponendo forme di controllo efficace del territorio, mettendo le forze dell'ordine e della giustizia in grado di agire efficacemente per garantire sicurezza. La pessima legge approvata dalla Camera va cestinata.

L'alternativa c'è e si chiama "legittima difesa civile", che nasce dal combinato disposto degli articoli 52 già in vigore. La numerologia della difesa, da giocare al Lotto!

lunedì 8 maggio 2017

L’Europa non può affidare alla Libia le vite dei migranti



“Il rischio è che Italia ed Europa si rendano complici delle violazioni dei diritti umani commesse in Libia”, dice il direttore generale di Medici senza frontiere (Msf) Arjan Hehenkamp. Mentre le organizzazioni non governative che salvano i migranti nel Mediterraneo centrale sono al centro di un processo di criminalizzazione, l’Italia e l’Europa stanno cercando di delegare alle autorità libiche la soluzione del problema degli sbarchi.
Msf, altre ong e alcune organizzazioni internazionali, come l’Unicef, hanno denunciato le difficilissime condizioni umanitarie in cui sono detenuti i migranti in Libia.
Nel 2015 l’Unione europea ha avviato Eunavfor med operazione Sophia per neutralizzare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo, individuando e mettendo fuori uso le imbarcazioni usate dai trafficanti in acque internazionale. Tra gli obiettivi dell’operazione c’è anche l’addestramento della guardia costiera e della marina libica, che possono operare nelle acque territoriali del paese.
Il 2 febbraio Roma e Tripoli, con l’appoggio dell’Unione europea, hanno stipulato il memorandum d’intesa. L’accordo prevede che la guardia costiera libica intercetti le imbarcazioni dei migranti, le blocchi e le rimandi indietro. I migranti vengono poi portati nelle prigioni e nei centri di detenzione libici.
Dall’inizio dell’anno sono arrivate in Europa attraversando il Mediterraneo circa 45 mila persone, i morti e gli scomparsi sono più di mille.

venerdì 5 maggio 2017

primolunedìdelmese - Gli USA di Trump

primolunedìdelmese
Anno XX - Incontro n. 150

8 Maggio 2017 - ore 20:30

presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
Parcheggio adiacente. Le persone disabili sono pregate di contattarci per le indicazioni del caso. 
Si raccomanda puntualità!

L'America di Trump



Isolazionista, protezionista, "sovranista"; anzi no - o, forse, sarebbe meglio dire: ma anche? -, interventista, neoliberista, "globalista"... Per molti, un ciarlatano, uno sbruffone. Che però incarna la speranza di tanti che si sentono esclusi dal "sistema" e che vogliono sentirsi dire proprio le cose che il presidente va dicendo; non importa di quante capriole, piroette, bluff egli si renda protagonista.
Ritagliandosi addosso il mito dell'imprenditore "venuto-su-dal-niente", che è "altro" rispetto alla politica e per questo inviso ai partiti tradizionali, con l'occhio costante ai sondaggi ed un grande fiuto per gli umori profondi di chi l'ha votato, il presidente aizza l'opinione pubblica contro l'establishment, i burocrati, i migranti, gli islamici, gli ambientalisti... E, come da convenienza, in politica estera può trasformare gli "amici" in "nemici" nel tempo che impiega a scrivere un tweet. Mentre annuncia misure drastiche ed interventi epocali - dal muro alla frontiera con il Messico alla cancellazione dell'Obamacare, dal vertiginoso aumento delle spese militari ai tagli fiscali per le imprese -, senza fare i conti con il Congresso e la Federal Reserve. Riuscirà a far tornare "grandi" gli USA, come promesso? Per ora, l'importante per lui è che a questo "sogno" dai forti connotati reazionari credano in molti, dentro e fuori gli Stati Uniti.

Ne parliamo con

Guido Moltedo
giornalista, direttore di Ytali.com, collabora con il manifesto, 
autore di saggi sugli Stati Uniti

giovedì 4 maggio 2017

Italia, Spesa Militare: 70 milioni di euro al giorno

dalla pagina

2 mag 2017 — ITALIA «A TESTA ALTA» NELLE SPESE PER LA GUERRA

Manlio Dinucci

«L'Italia partecipa a testa alta all'Alleanza Atlantica, nella quale è il quinto maggiore contributore, e conferma l'obiettivo di raggiungere il 2 per cento del Pil nelle spese militari»: lo ha dichiarato il presidente del consiglio Gentiloni, ricevendo il 27 aprile a Roma il segretario generale della Nato Stoltenberg. Ha così ripetuto quanto già detto al presidente Usa Trump, ossia di essere «fiero del contributo finanziario dell’Italia alla sicurezza dell’Alleanza», garantendo che, «nonostante certi limiti di bilancio, l’Italia rispetterà l’impegno assunto».

I dati sulla spesa militare mondiale, appena pubblicati dal Sipri, confermano che Gentiloni ha ragione ad andare fiero e a testa alta: la spesa militare dell’Italia, all’11° posto mondiale, è salita a 27,9 miliardi di dollari nel 2016. Calcolata in euro, corrisponde a una spesa media giornaliera di circa 70 milioni (cui si aggiungono altre voci, tra cui le missioni militari all’estero, extra budget della Difesa).

Sotto pressione Usa, la Nato vuole però che l’Italia arrivi a spendere per il militare il 2% del Pil, ossia circa 100 miloni di euro al giorno. Su questo, Trump è stato duramente esplicito: ricevendo Gentiloni alla Casa Bianca, riferisce lui stesso in una intervista alla Associated Press, gli ha detto «Andiamo, devi pagare, devi pagare…». E, nell’intervista, Trump si dice sicuro: «Pagherà». Non è però Gentiloni a pagare, ma la stragrande maggioranza degli italiani, direttamente e indirettamente attraverso il taglio delle spese sociali.

C’è però, evidentemente, chi ci guadagna. Nel 2016, l’export italiano di armamenti è aumentato di oltre l’85% rispetto al 2015, salendo a 14,6 miliardi di euro. Un vero e proprio boom, dovuto in particolare alla vendita di 28 cacciabombardieri Eurofighter al Kuwait, che diviene primo importatore di armi italiane. Un maxi-contrattto da 8 miliardi di euro, merito della ministra Pinotti, efficiente piazzista di armi (v. il manifesto, 23 febbraio 2016). La più grande commessa mai ottenuta da Finmeccanica, nelle cui casse entra la metà degli 8 miliardi. Garantita con un finanziamento di 4 miliardi da un pool di banche, tra cui UniCredit e Intesa Sanpaolo, e dalla Sace del gruppo Cassa depositi e prestiti.

Si accelera così la riconversione armata di Finmeccanica, con risultati esaltanti per i grossi azionisti: nella classifica delle 100 maggiori industrie belliche mondiali, redatta dal Sipri, Finmeccanica si colloca nel 2015 al 9° posto mondiale con una vendita di armi del valore di 9,3 miliardi di dollari, equivalente ai due terzi del suo fatturato complessivo.

L’azienda accresce fatturato e profitti puntando su industrie come la Oto Melara, produttrice di sistemi d’arma terrestri e navali (tra cui il veicolo blindato Centauro, con potenza di fuoco di un carrarmato, e cannoni con munizioni guidate Vulcano venduti a più di 55 marine nel mondo); la Wass, leader mondiale nella produzione di siluri (tra cui il Black Shark a lunga gittata); la Mbda, leader mondiale nella produzione di missili (tra cui quello anti-nave Marte e quello aria-aria Meteor); l’Alenia Aermacchi che, oltre a produrre aerei da guerra (come il caccia da addestramento avanzato M-346 fornito a Israele), gestisce l’impianto Faco di Cameri scelto dal Pentagono quale polo dei caccia F-35 schierati in Europa.

Poco importa che Finmeccanica – in barba al «Trattato sul commercio di armamenti» che proibisce di fornire armi utilizzabili contro civili – fornisca armi a paesi come il Kuwait e l’Arabia Saudita, che stanno facendo strage di civili nello Yemen. Come stabilisce il «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti, convertito in disegno di legge, è essenziale che l’industria militare sia «pilastro del Sistema Paese», poiché «contribuisce, attraverso le esportazioni, al riequilibrio della bilancia commerciale e alla promozione di prodotti dell’industria nazionale in settori ad alta remunerazione», creando «posti di lavoro qualificati».

Poco importa che si spendano per il militare, con denaro pubblico, oltre 70 milioni di euro al giorno, in continuo aumento. Essenziale, stabilisce il «Libro Bianco», è che l’Italia sia militarmente in grado di tutelare, ovunque sia necessario, «gli interessi vitali del Paese». Più precisamente, gli interessi vitali di chi si arricchisce con la guerra.

martedì 2 maggio 2017

Un reddito garantito ci vuole! Ma quale?

dalle pagine del sito http://www.bin-italia.org/  del Basic Income Network - Rete Reddito di Base
 
“Il futuro del movimento dei lavoratori passa attraverso la rivendicazione di un reddito di base come diritto fondamentale. Con un reddito di base si ha un nuovo potere di contrattazione. 
È il potere di dire NO!”
Questo lo slogan principale con cui in tutto il mondo le reti per il reddito vogliono celebrare il 1 maggio 2017. Lo strumento per farlo è partecipare ad un Thunderclap comunicativo e per partecipare clicca qui
Stralcio del documento di presentazione della celebrazione del 1° maggio per un reddito di base:
“Cosa faresti se avessi un reddito di base, come diritto di cittadinanza e sufficiente per soddisfare le tue esigenze fondamentali per la vita? Questo è il reddito di base per affrontare il XXI secolo.
Il 1 ° maggio è un giorno per riconoscere internazionalmente i contributi del movimento del lavoro, le sue numerose lotte e le conquiste raggiunte nel corso degli anni. Oggi la globalizzazione ed i progressi tecnologici stanno sconvolgendo la capacità dei sindacati e dei lavoratori di affrontare i nuovi cambiamenti. Poiché l’automazione del lavoro continuerà ad eliminare posti di lavoro, oltre ad aggravare qualsiasi senso di sicurezza economica o di potere d’acquisto dei consumatori, il reddito base incondizionato rappresenta la capacità di sostenere tutti. Una nuova forza dei lavoratori per dire “No” ai lavori precari e malpagati e dare ai lavoratori un maggiore potere contrattuale.
Andy Stern, ex presidente dell’Unione Internazionale dei Dipendenti dei Servizi (SEIU) ritiene che il reddito base sia il futuro del movimento del lavoro per il XXI secolo. E non è il solo. Insieme a lui molti altri ora stanno combattendo per un reddito di base. È un’idea il cui tempo è arrivato.
Partecipa al 1° maggio come giorno per il reddito di base sostenendo questo Thunderclap. L’anno scorso abbiamo raggiunto oltre 1 milione di persone con il nostro Thunderclap. Quest’anno vogliamo arrivare a 5 milioni di persone!
Questo è il secolo dell’emancipazione tecnologica dal lavoro stesso. La disoccupazione non è qualcosa da temere. È qualcosa di benvenuto. Senza reddito di base, il 1 ° maggio celebriamo il giorno del lavoro umano. Con reddito di base, domani celebriamo il giorno del lavoro della macchina.”
Per maggiori informazioni e partecipare clicca qui

Leggi / scarica il QR03 (Quaderni per il Reddito n.3):

lunedì 1 maggio 2017

Presenza a Longare per il Disarmo Nucleare

dalla pagina http://presenzalongare.blogspot.it/2017/05/disarmo-nucleare-la-via-e-aperta.html

Disarmo nucleare: la via è aperta

Domenica 30 aprile la Presenza a Longare è avvenuta grazie a Turi Vaccaro, Alfonso Navarra, amiche e amici nonviolenti e/o pacifisti e/o contro le guerre, 
tutti insieme per dire
Sì al Disarmo Nucleare 
e per sostenere la campagna
Altre immagini dell'evento sono disponibili QUI
Grazie alle e ai partecipanti

venerdì 28 aprile 2017

Disarmo nucleare totale!

"Quand’è che decideremo di metterci insieme e di scendere unitariamente in piazza per contestare un governo sempre più guerrafondaio? Perché non rimettiamo tutti le bandiere della pace sui nostri balconi?.. Dopo il recente messaggio inviato da Papa Francesco alla Conferenza ONU, in cui ci dice che “ dobbiamo impegnarci per un mondo senza armi nucleari”, non si potrebbe pensare a una straordinaria Perugia- Assisi, promossa dalle realtà ecclesiali insieme a tutte le altre realtà, per dare forza al tentativo della Nazioni Unite di mettere al bando le armi atomiche e dire basta alla ‘follia’ delle guerre e dell’industria delle armi?"
 
(dall’Appello di Alex Zanotelli, 14 aprile 2017)


Sabato 29 aprile

ore 18.00

Incontro su

Disarmo nucleare: la via è aperta

presso
 
Casa per la Pace

Via Porto Godi 2 - Vicenza

Come arrivarci: laterale di viale Fiume, lato sinistro della Scuola Elementare De Amicis

 Parcheggio in via Muggia (sull’altro lato di viale Fiume)

Introduce Alfonso Navarra, portavoce dei “Disarmisti esigenti.

Ci aggiornerà sulla Conferenza ONU, i molti passi fatti avanti per la messa al bando delle armi nucleari e i prossimi appuntamenti

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Domenica 30 aprile

ore 10-12

Sit-in davanti a Site Pluto

Longare (Vicenza)


INFO: 
 
Casa per la Pace: 0444 327395 – casaperlapace@gmail.com

Presenza Longare (cell. 3465751852)
Per sottoscrivere on line la proposta di Alex Zanotelli per una Perugia-Assisi

martedì 18 aprile 2017

Giovedì 27 aprile ore 20.30

Causa probabile maltempo, l'appuntamento sarà nella
chiesa di San Giuseppe
di fronte all'entrata del Mercato Ortofrutticolo di Vicenza