martedì 14 marzo 2017

13.03 Damasco, Assad al Tg1. 14.03 Intervista di Scaglione ad Assad

dalla pagina http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-06ab4500-53f4-4290-847a-e99793598e41-tg1.html

Andato in onda il: 13/03/2017
"Non esistono ribelli moderati. Chi uccide è sempre un estremista". Il presidente siriano Assad in un'intervista al Tg1 e accusa l'Occidente: "Ha sostenuto i terroristi e con l'embargo contribuisce a creare i profughi"
Da Damasco gli inviati Marilù Lucrezio e Stefano Belardini

Fulvio Scaglione martedì 14 marzo 2017 
Intervista al presidente siriano, che accusa l’Europa di avere aiutato i fondamentalisti. «Con la Russia si è sconfitto il terrorismo». «Su Trump giudizio sospeso. E il mio futuro in mano al popolo

La pietra bianca del palazzo presidenziale di Damasco, costruito nel 1910 quando qui dominavano i pasha ottomani, luccica nel sole del mattino. Ma non è una bella giornata: due kamikaze di Tahrir al-Sham, il movimento terroristico legato ad al-Qaeda, hanno appena colpito i pellegrini iracheni sciiti, la conta dei morti ha già superato i 40 e si riaffaccia lo spettro di una capitale di nuovo sotto scacco a dispetto dei controlli e dei check point. Eppure Bashar al-Assad, il giovane oftalmologo che dal 2000 è presidente della Siria, sembra del tutto a proprio agio. Elegante, rilassato, cordiale, risponde alle domande fissando l’interlocutore con gli occhi blu ereditati dalla madre. Anche protocollo e sicurezza sembrano poca cosa, se paragonati al fatto che Assad è oggi uno dei personaggi più noti a mondo e uno dei bersagli più ambiti.
Signor Presidente, ancora morti a Damasco, ancora guerra in Siria. E pesanti come pietre le parole di Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele: «Non ci sarà mai un accordo di pace in Siria finché l’Iran non lascerà il Paese». Sembra una situazione senza via d’uscita.
Il problema siriano ha molti sfumature ed è reso ancor più complicato dalle ingerenze esterne. Attacchi terroristici come quello contro i pellegrini iracheni a Damasco sono avvenuti negli ultimi anni su base quotidiana, in certe fasi quasi ogni ora. Finché ci saranno terroristi in Siria ogni abitante del Paese sarà in pericolo, questo è certo. La domanda importante è: chi aiuta e sostiene i terroristi? Ed è una domanda che vorrei fare ai politici europei, che fin dall’inizio della crisi in Siria hanno preso una strada che ha portato alla distruzione del nostro Paese, alla diffusione del terrorismo in tutta la regione, al succedersi di attentati in Europa e alla crisi dei rifugiati. L’Europa, o per meglio dire l’Occidente perché la guida è sempre stata degli americani, ha avuto finora l’unico ruolo di cooperare con gli obiettivi dei terroristi. Non ha sostenuto alcun processo politico. Ne parla, ma senza intraprendere alcuna concreta azione. Per quanto riguarda Israele, è semplice: aiuta in modo molto diretto i terroristi, sia offrendo sostegno sia lanciando attacchi contro il nostro esercito lungo la linea di confine. L’Iran, al contrario, ci aiuta a combattere il jihadismo e ci sostiene dal punto di vista politico in Medio Oriente come presso la comunità internazionale.
E Donald Trump?
Ha speso parole molto interessanti sulla necessità di combattere ed eliminare l’Isis. Adesso aspettiamo anche i fatti.
Un altro protagonista: la Russia. Qual è la natura dei rapporti tra Russia e Siria? Cooperazione o colonizzazione? Insomma: che fanno qui, realmente, i russi?
Guardiamo ai fatti: da quando abbiamo chiesto ai russi di aiutarci e loro si sono schierati accanto all’esercito siriano, il Daesh ha cominciato a perdere terreno. Prima, finché sul terreno agiva solo quella che viene chiamata Alleanza occidentale contro il terrorismo, il Daesh si allargava. La presenza russa in Siria è stata dipinta a tinte fosche solo a partire dal momento in cui qualcuno si è reso conto dei successi che otteneva sul campo. E che la battaglia comune dell’esercito siriano e di quello russo sia un successo è un fatto, non un’opinione. La riconquista di Aleppo e Palmira e di molte altre aree lo dimostra.
E l’aspetto politico? Cooperazione o colonizzazione?
Fin dall’inizio della crisi, sei anni fa, ogni iniziativa, prima politica e poi anche militare, è stata presa dal Cremlino in consultazione e accordo con il Governo siriano. Loro si comportano così. Hanno una visione politica basata su due principi: la piena sovranità della Siria, stabilita nella Carta delle Nazioni Unite come quella di ogni altro Paese; e il rispetto di un’alleanza che è ormai vecchia più di sessant’anni e non è mai vacillata.
Signor Presidente, questa guerra ha ormai prodotto centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Secondo le Nazioni Unite è lei il responsabile. E da molte parti le si chiede di lasciare il potere per rendere possibile un accordo di pace. Che cosa risponde? Che cosa pensa di fare?
In primo luogo, è il popolo siriano che deve scegliere il proprio Presidente e decidere chi è il colpevole di questa guerra e delle sue conseguenze. Certo non le Nazioni Unite, che non hanno alcun vero ruolo. E sappiamo anche qual è la causa: dal crollo dell’Urss, alcuni Paesi del Consiglio di Sicurezza, cioè Usa, Francia e Gran Bretagna, hanno usato l’Onu per affermare i propri interessi e rovesciare i Governi che non si allineavano ad essi. Dovrei andarmene? Per me conta solo il parere dei siriani. L’Onu e qualunque altro politico fuori dalla Siria possono dire ciò che vogliono, non me ne curo. Comunque, quando si parla dei morti e dei rifugiati, sarebbe bene ricordare che la responsabilità di una parte di quelle tragedie ricade sull’Europa. Non direttamente ma per il sostegno offerto ai terroristi fin dal principio, definiti 'moderati' anche quando si capiva che quella moderazione era solo un’illusione. Non ci sono miliziani moderati, in Siria, sono tutti estremisti. E in ogni caso, quando hai un mitra in mano, uccidi persone e distruggi beni, sei un terrorista. In Siria come in Italia come in ogni altro Paese. Non ci sono 'killer moderati' o 'terroristi moderati'. Noi, almeno, non ne conosciamo.
E i rifugiati?
Non tutti coloro che hanno lasciato la Siria lo hanno fatto a causa del terrorismo e delle distruzioni. Molti sono scappati per le difficoltà ulteriori portate dall’embargo decretato dall’Europa e dagli Usa, che ha reso ancora più difficile la vita della gente comune. Così l’embargo è diventato di fatto un alleato dei terroristi nello spingere i siriani a fuggire verso altri Paesi, in primo luogo quelli europei.
Ma lei ha, o ha mai avuto, rimpianti per il modo in cui la crisi è stata gestita da lei e dal Governo? Davvero non si sente colpevole in nulla? Se potesse tornare indietro farebbe qualcosa di diverso?
Bisogna distinguere tra il parere personale, sia pure quello del Presidente, e il dovere di un ufficiale dello Stato. Il dovere del Governo o di qualunque ufficiale è stabilito dalla Costituzione ed è di difendere il Paese. Proprio se non lo difendessimo dovremmo sentirci colpevoli. Inoltre, abbiamo sempre cercato di tenere aperto il dialogo con tutti i siriani, inclusi miliziani e terroristi, proprio per salvare più vite possibile. Non so quanti altri Paesi sarebbero disposti a discutere con dei terroristi. Così dovremmo rimpiangere di essere stati disposti a parlare e discutere con tutti? Ovviamente no.
Nemmeno un errore da qualche parte, in questi sei anni di guerra e di morte?
Ogni politica, nel modo in cui viene realizzata, ha dei margini di errore. Ma gli errori non si rimpiangono, si correggono. Ed è quanto cerchiamo di fare ogni giorno. La prego di rivolgere la stessa domanda, però, ai politici dell’Occidente: avete il rimpianto di aver sempre e solo accusato il Governo della Siria anche mentre quelli che chiamavate 'pacifici dimostranti' e 'moderati' uccidevano persone innocenti?.
Il mondo oggi si chiede quale sarà la Siria di domani. Se lei resterà al potere, avrà un’agenda di riforme sulle emergenze sociali, i diritti umani, la protezione dei cittadini rispetto all’esercito e alle agenzie di sicurezza?
La guerra è una lezione durissima per qualunque società. E noi non possiamo limitarci a prendercela con l’Occidente o con le petromonarchie del Golfo Persico che finanziano i terroristi. Dobbiamo chiederci: che cosa non funziona nel mio Paese? La mia agenda ha un caposaldo: favorire la discussione tra i siriani sul sistema che il Paese dovrà adottare. Presidenziale, parlamentare, semi-presidenziale? È un problema di Costituzione. Dalla Costituzione, poi, discende la natura delle istituzioni, dall’esercito al Governo a qualunque altra. Per modifiche di questa portata occorre un grande dibattito nazionale che porti a un referendum. Ma sembra un lusso parlare di queste cose mentre il Paese è ancora sotto attacco da parte e si rischia ogni giorno la vita. La priorità, ora, è sbarazzarsi dei terroristi per arrivare alla riconciliazione nazionale. Fatto questo, discuteremo liberamente di qualunque argomento o riforma.
Signor Presidente, la politica in Medio Oriente sembra essersi ridotta a 'uccidere per non essere uccisi'. Ma si arriverà mai a qualcosa di meglio?
È così, in effetti, ma la politica non c’entra. È un fenomeno che non è parte della nostra cultura ma che è cresciuto negli ultimi decenni a causa dell’affermarsi di una visione wahhabita che non tollera la diversità. La generazione dei miei genitori era più aperta della mia. Ed è un problema che tocca non solo le persone religiose, il rifiuto dell’altro influenza la società intera, in ogni ambito. Questo fenomeno ha avuto una grossa parte anche nella crisi della Siria. Se non impariamo a farci i conti e a combatterlo, la guerra civile diventerà un tratto permanente delle società mediorientali. Ma, ripeto, tutto questo non c’entra con la nostra cultura. Infatti lo stesso problema si è avuto in Europa, in ogni Paese dove si è permesso che il wahhabismo prendesse piede. In Francia, per esempio. Non è un caso se molti dei più feroci leader del Daesh, di al-Qaeda e di al-Nusra sono arrivati dall’Europa. Molti combattenti vengono dai Paesi arabi ma i loro capi sono quasi sempre europei. Ed è una lezione di cui tutti, noi e voi, dovremmo fare tesoro.

IL PUNTO
Una lunga fila di dossier sulle atrocità di regime
Non passa settimana senza che Ong, organizzazioni umanitarie, l’Onu, nazioni politicamente rivali e altri soggetti accusino Bashar al-Assad e il suo Governo di crimini atroci. Bombe sui civili, massacri nelle carceri, stupri di massa, pulizia etnica... Gli accusatori non si sono fatti mancare nulla. In alcuni casi con argomenti credibili, in altri sconfinando nella propoaganda. Scoprire ora, negli anni di una guerra civile in cui nessuno si è risparmiato quanto a crudeltà, che la Siria non è, quanto a sistema politico, un modello di democrazia ma un regime, è un esercizio futile e spesso ipocrita. Non è quindi sorprendente che lo stesso Assad sorvoli sul tema dei diritti umani. È la stessa Siria che negli anni tra l’indipendenza e l’avvento degli Assad era definita, nei testi di scienze politiche, "il Paese dei colpi di Stato". Lo stesso Paese che negli ultimi decenni ha affrontato almeno tre tentativi di rovesciamento violento. Lo stesso Governo che per molti anni (ma su richiesta della Lega araba, cosa troppo spesso dimenticata) ha di fatto occupato il Libano. Uno scenario, per chi parla di democrazia e diritti, non dissimile alla Libia, all’Iraq, ai Paesi del Golfo Persico, all’Egitto. Simile cioè all’intero Medio Oriente.

leggi anche:

sabato 11 marzo 2017

No alla corte globale delle multinazionali

dalla pagina https://act.wemove.eu/campaigns/no-corte-globale-delle-multinazionali

Petizione
Le multinazionali ricorrono a tribunali per gli investimenti per poter infrangere e attaccare le leggi che tutelano l’ambiente e le persone fisiche. Le proposte che mirano a dare maggiore forza a questo sistema giudiziario parallelo dotato di una corte arbitrale al di sopra degli Stati nazionali sono alquanto allarmanti.

Ti chiediamo di fermare il progetto di un’eventuale “corte multilaterale di investimento”, di non dare il tuo consenso a investimenti e accordi di negoziazioni che passano per le corti delle multinazionali e di partecipare attivamente per fare in modo che non abbiano alcun potere legale anche su accordi esistenti.

continua a leggere e se sei d'accordo firma:
alla pagina https://act.wemove.eu/campaigns/no-corte-globale-delle-multinazionali

venerdì 10 marzo 2017

Riforma dell'ordinamento penitenziario: carceri e misure alternative...


Ad un anno dagli Stati Generali dell'Esecuzione Penale vogliamo discutere su quanto è stato fatto, quanto non si è fatto e quanto si poteva fare, partendo dall'esito dei lavori dei tavoli tematici, in materia di riforma dell'ordinamento penitenziario.
All'incontro sono stati invitati il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il Garante Nazionale delle Persone private della libertà personale Mauro Palma, il coordinatore del Comitato degli Esperti Glauco Giostra e tutti i responsabili e i componenti dei tavoli tematici.

Man mano che arriveranno le adesioni aggiorneremo il programma sul nostro sito.

Per partecipare è necessario iscriversi, entro e non oltre venerdì 7 aprile alle ore 12:00, mandando una mail a segreteria@associazioneantigone.it indicando nome e cognome.

lunedì 6 marzo 2017

8 marzo con Presenza Donna

Incontro di preghiera al femminile, ospite Alessandra Trotta 

Si rinnova mercoledì 8 marzo alle 20.30, nella chiesa di San Carlo a Vicenza (Villaggio del Sole, via Colombo 1) l’annuale momento di preghiera e di meditazione al femminile, appuntamento promosso da Presenza Donna che da sedici anni accompagna la Festa della donna in città.

LA PREGHIERA AL FEMMINILE

Con la diacona Febe, Donne che custodiscono le chiese, è il titolo della serata di preghiera, in ascolto della Parola e di alcune testimonianze, in primis quella di Alessandra Trotta, diacona della chiesa metodista di Napoli. Oltre a vivere il suo ministero ordinario come diacona, la nostra ospite è stata per sette anni presidente del Comitato permanente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia. La ricordiamo protagonista anche durante l’incontro fra papa Francesco e la chiesa valdese in Italia avvenuto nel giugno 2015. 

QUI, invece, potete scoprire tutte le altre iniziative organizzate a Vicenza in occasione della Festa della donna.

Associazione Presenza Donna
Centro Documentazione e Studi

8 marzo 2017: Sciopero delle Donne

dalla pagina https://nonunadimeno.wordpress.com/2017/01/17/8-marzo-2017-sciopero-delle-donne-se-le-nostre-vite-non-valgono-allora-ci-fermiamo/ 


SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO,
ALLORA CI FERMIAMO!

L’8 marzo è una giornata di lotta, non un’occasione per locali, ristoranti e fiorai di far girare l’economia. Prende vita dagli scioperi delle operaie che dai primi del Novecento in tutto il mondo animarono le lotte per i loro diritti violati di persone e lavoratrici. Ricordiamo Il primo, quello delle camiciaie di New York nel 1909, poi lo sciopero e la rivolta delle operaie di Pietrogrado, l’8 marzo del 1917, perché senza donne non c’è rivoluzione possibile!

Niente fiori e cioccolatini, dunque: non abbiamo niente da festeggiare, abbiamo tutto da cambiare! Dopo le straordinarie giornate di mobilitazione che hanno visto milioni di donne nelle piazze di tutto il mondo, dalla Polonia, all’Italia, alla Germania, alla Turchia, dal Brasile all’Argentina, il prossimo 8 marzo sarà l’occasione per riprenderci questa giornata di lotta: sarà SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE. Lanciato dalle donne argentine, ha raccolto l’adesione di oltre 22 paesi al grido di “Se le nostre vite non valgono, non produciamo”. Differenti luoghi e contesti, analoga condizione di subalternità e violenza per le donne: NI UNA MENOS, allora, non una di meno in piazza, la chiamata rimbalza ai quattro angoli del pianeta: Uniamoci per continuare a lottare!

L’8 marzo sciopereremo anche in Italia. Una giornata in cui sperimentare/praticare forme di blocco della produzione e della riproduzione sociale, reinventando lo sciopero come vera e propria pratica femminista a partire dalle forme specifiche di violenza, discriminazione e sfruttamento che viviamo quotidianamente, 24 ore al giorno, in ogni ambito della vita, che sia pubblico o privato. Constatiamo ogni giorno quanto la violenza sia fenomeno strutturale delle nostre società, strumento di controllo delle nostre vite e quanto condizioni ogni ambito della nostra esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, negli ospedali, in tribunale, sui giornali, per la strada, … per questo il prossimo 8 marzo ci asterremo da ogni attività produttiva e riproduttiva che ci riguardi.

Sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. Resteremo al sole delle piazze a goderci la primavera che arriva anche per noi a dispetto di chi ci uccide per “troppo amore”, di chi, quando siamo vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti; di chi “esporta democrazia” in nostro nome e poi alza muri tra noi e la nostra libertà. Di chi scrive leggi sui nostri corpi; di chi ci lascia morire di obiezione di coscienza. Di chi ci ricatta con le dimissioni in bianco perché abbiamo figli o forse li avremo; Di chi ci offre stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni, …

Dopo la grande manifestazione del 26 e l’assemblea partecipatissima del 27 novembre a Roma, ci riuniremo in un terzo appuntamento nazionale, il 4 e il 5 febbraio a Bologna, in cui riprenderemo la stesura del Piano femminista contro la violenza. Un piano scritto dal basso, dal vissuto delle donne, dall’esperienza dei centri antiviolenza femministi, dalle condizioni materiali e dalle necessità primarie per costruire concretamente percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Discuteremo delle forme e delle pratiche dello sciopero. Le forme tradizionali del lavoro e della lotta si combineranno con la trasformazione del lavoro contemporaneo – precario, intermittente, frammentato – e con il lavoro domestico e di cura, invisibile e quotidiano, ancora appannaggio quasi esclusivo delle donne, ancora sottopagato e gratuito. Sarà uno sciopero dai ruoli imposti dal genere in cui mettere in crisi un modello produttivo e sociale che, contemporaneamente, discrimina e mette a profitto le differenze.

A cento anni dall’8 marzo 1917, torneremo in strada in tutto il mondo, a protestare e a scioperare contro la guerra che ogni giorno subiamo sui nostri corpi: la violenza, fisica, psicologica, culturale, economica. Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!

A COSA SERVE LO SCIOPERO:

Lo sciopero è in primo luogo una forma di lotta che si fonda sul blocco della produzione e sull’astensione dal lavoro con l’obiettivo di produrre un danno economico e di rendere tangibile il ruolo del lavoro nella produzione.

mutuiamo lo sciopero come pratica fondamentale per segnalare la nostra sottrazione da una società violenta nei confronti delle donne: per questo lo sciopero sarà articolato sulle 24 ore e riguarderà ogni nostra attività, produttiva e riproduttiva, ogni ambito, pubblico o privato, in cui discriminazione, sfruttamento e violenza su ognuna di noi si riaffermano. Se delle nostre vite si può disporre (fino a provocarne la morte) perché ritenute di poco valore, vi sfidiamo a vivere, produrre, organizzare le vostre vite senza di noi. Se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo.

Uno sciopero per ribaltare i rapporti di forza, per mettere al centro le nostre rivendicazioni, la necessità di trasformare relazioni, rapporti sociali e narrazioni. In casa, a scuola, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni. Uno sciopero che ha nel piano femminista antiviolenza la sua piattaforma e il suo programma di lotta e di trasformazione scritto dal basso.

COME SCIOPERARE L’8 MARZO:

non esiste una sola forma di sciopero da sperimentare l’8 marzo. Esistono condizioni di lavoro e di vita molto diverse. Lo sciopero coinvolgerà lavoratrici dipendenti, precarie, autonome, intermittenti, disoccupate, studentesse, casalinghe. Indipendentemente dal nostro profilo, siamo coinvolte in molteplici attività produttive e riproduttive che sfruttano le nostre capacità e ribadiscono la nostra subalternità.

Per praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive, elenchiamo solo alcune possibilità: l’astensione dal lavoro, lo sciopero bianco, lo sciopero del consumo, l’adesione simbolica, lo sciopero digitale, il picchetto, …

Lo sciopero si rivolge principalmente alle donne, ma ha più forza se innesca un supporto mutualistico con gli altri lavoratori, le reti relazionali e sociali, chi assume come prioritaria questa lotta. Vogliamo trovare soluzioni condivise e collettive come è avvenuto in Polonia in cui molti uomini, mariti, compagni, padri, fidanzati, fratelli, nonni, amici, hanno svolto un lavoro di supplenza nello svolgimento di attività normalmente svolte dalle donne.

Le assemblee cittadine di Non Una di Meno e i tavoli di lavoro tematici, territoriali e nazionali, saranno il luogo privilegiato in cui costruire e immaginare le forme dello sciopero a partire dalle vertenze, dalle specificità del territorio e dalle reti attivate, attraverso iniziative pubbliche di confronto e di approfondimento in avvicinamento all’8 marzo. Sarà comunque utile immaginare strumenti che facilitino lo scambio di idee e proposte, la costruzione di immaginario, utilizzando il blog e campagne social. L’assemblea nazionale del 4-5 febbraio a Bologna sarà l’occasione per definire e consolidare il piano politico e il coordinamento delle iniziative dell’8 marzo.

L’obiettivo è andare oltre l’evocazione e il simbolico e praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive da parte del maggiore numero possibile di persone.

Abbiamo fatto appello ai sindacati per la convocazione di uno sciopero generale per l’8 marzo così da permettere la possibilità di adesione al più ampio numero di lavoratrici dipendenti e a chi gode del diritto di scioperare.

Se sei precaria e non ti è garantito il diritto di scioperare, puoi chiedere un permesso (per esempio per andare a donare il sangue) e astenerti dal lavorare. Per chi lavora in nero o in modo saltuario si possono organizzare iniziative di sostegno materiale e casse di mutuo soccorso.

Grande ruolo potranno avere i centri antiviolenza in quella giornata organizzando iniziative e rilanciando il piano femminista contro la violenza a partire dall’esperienza e le competenze di chi opera in questo settore.

La pratica del picchetto può essere utilizzata per un doppio scopo: bloccare gli accessi per bloccare la produzione; praticare presidi di denuncia contro persone, narrazioni e comportamenti violente, svilenti e dannose per le donne (reparti a alta densità di obiettori di coscienza, luoghi di lavoro, testate giornalistiche, …) sul modello dell’escrache argentino.

Per consentire anche a chi non può scioperare in altro modo, rilanciamo cortei o manifestazioni, diurne o serali, in tutte le città per riprenderci la notte e lo spazio pubblico, per fare marea e conquistare visibilità pubblica e protagonismo in ogni città.

Non Una Di Meno – Roma

6 marzo: "Corridoi umanitari: per non morire di speranza"

lunedì 6 marzo ore 20.30 
Centro Culturale San Paolo 
(Viale Ferrarin 30, Vicenza)
per l'incontro dal titolo

"Corridoi umanitari: per non morire di speranza" 

Alessandra Trotta 

portavoce del progetto “Mediterranean Hope”
volto alla creazione e alla gestione di corridoi umanitari fondamentali 
per garantire salvezza e dignità ai tanti migranti 
che nel nostro tempo scappano dalla fame e dalla guerra. 
Il progetto è frutto della collaborazione ecumenica 
fra cristiani cattolici e protestanti, 
che hanno scelto di unire le forze per questo progetto di alto profilo umanitario.

Presenza Donna
Ufficio pellegrinaggi diocesano
Chiesa evangelica e metodista di Vicenza

venerdì 3 marzo 2017

6 marzo, primolunedìdelmese

Anno XIX - incontro n. 148
 
6 Marzo 2017 - ore 20:30
 
presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
 
Parcheggio adiacente.
Le persone disabili sono pregate di contattarci per le indicazioni del caso.
Si raccomanda puntualità!
 
Crepuscolo del Vecchio Continente?


A 60 anni dai Trattati di Roma che istituirono la Comunità Economica Europea, 
lo stato di salute della UE è sempre più precario, sottoposta com'è a spinte divergenti, disgregative e ostili di vario tipo.
Servirebbe un rinnovato impegno europeista, ma...
Intanto, a metà Marzo si vota in Olanda, in Aprile/Maggio in Francia, in Settembre in Germania; e in Italia?

Ne parliamo con
 Carlo Clericetti
giornalista economico; qui il suo blog

mercoledì 1 marzo 2017

Coldiretti: il trattato di libero scambio con il Canada è un incredibile autogol

dalla pagina http://emanuelescarci.blog.ilsole24ore.com/2017/02/25/coldiretti-il-trattato-di-libero-scambio-con-il-canada-e-un-incredibile-autogol/?refresh_ce=1

Coldiretti schierata sempre più contro il Ceta, il trattato di libero scambio commerciale con il Canada.

“No all’accordo di scambio con il Canada. Ci rimettiamo in ogni senso: offriamo un mercato da oltre 700 milioni di consumatori contro uno di appena 36 milioni. E in più abbattiamo le barriere sulla sicurezza alimentare” sostiene Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia.
“Mi stupisco che rappresentanti dei Consorzi di gloriose Dop, come il Grana Padano, il Parmigiano reggiano, festeggino l’intesa con il Canada, dimenticandosi che per quattro forme di formaggio che esporteranno in più chiudono gli occhi sul fatto che in quel Paese si continueranno a vendere liberamente formaggi simil-Gorgonzola, Asiago, Fontina, ma anche il famigerato Parmesan. Oppure il prosciutto contrassegnato con il marchio “Parma” di una società canadese che ha registrato il marchio. Non vedo uno scambio equilibrato”.

Ogm e glifosato

“Gli italiani – spiega Prandini – devono sapere che con questo accordo potrebbe essere rimessa in discussione la decisione presa in Europa sugli Ogm, rischierebbero di aprirsi autostrade all’ingresso di carne agli ormoni, oggi c’è il divieto, ma tutto tornerebbe in gioco, di grano duro di bassa qualità trattato con glifosato che da noi è stato bandito, che diventerà pasta finta italiana, di prodotti con standard di sicurezza sanitaria lontani da quelli strettissimi di casa nostra, di carne suina che si trasformerà  in salumi che nulla hanno a che vedere con il nostro Paese. Il tutto sarà agevolato perché si eliminano quelle barriere non solo tariffarie che abbiamo voluto per impedire che sulle nostre tavole arrivino cose che fanno male alla salute”.
Infine Prandini sostiene: “E poi un soggetto, ad esempio una grande industria alimentare canadese, che riterrà che queste barriere non siano del tutto state rimosse, potrà chiamare in causa il Paese che si è reso responsabile di ciò chiedendo i danni. Insomma., con questo accordo ci stiamo facendo male da soli. Non lasceremo che l’ultima parola sia quella dei 28 europarlamentari europei italiani su 73 che hanno risposto sì assecondando, spero in modo non consapevole, gli interessi di qualche multinazionale”.

lunedì 27 febbraio 2017

28 febbraio: Il coraggio della libertà

Presentazione del libro e incontro con Blessing, uscita dall’inferno della tratta

Occasione da non perdere martedì 28 febbraio, quando alle 20.30 al Centro Culturale San Paolo (viale Ferrarin 30, Vicenza) avrà luogo la presentazione del libro "Il coraggio della libertà. Una donna uscita dall'inferno della tratta". Interverranno l'autrice del libro Anna Pozzi, la protagonista Blessing Okoedion e suor Rita Giaretta, orsolina a Casa Rut (Caserta). L'incontro sarà moderato da Lauro Paoletto, direttore de "La Voce dei Berici".

LA STORIA

Blessing è una giovane donna nigeriana, laureata in informatica, che cerca di costruirsi il suo futuro personale e lavorativo a Benin City. Qui incontra una donna pia, membro di una delle tante chiese pentecostali che le dà lavoro, e un giorno le propone di andare a lavorare per il fratello che gestisce dei negozi di informatica in Europa. Ma una volta arrivata in Italia non c’è nessun negozio di informatica. C’è solo la strada. Si rende conto di essere stata venduta come una merce per il mercato del sesso a pagamento, come migliaia di altre donne nigeriane. Un inferno. Si ribella, fugge e denuncia. Viene portata a Casa Rut, a Caserta, dove, grazie all’accompagnamento delle suore orsoline, cerca di ricostruire se stessa, la sua vita, la sua fede. Ritrova dignità e libertà e ora è pronta a spendersi perché altre donne nigeriane trovino la forza e il coraggio di spezzare le catene di questa schiavitù.

IL LIBRO

Da questa volontà di denuncia e di aiuto, nasce il libro Il coraggio della libertà, in cui Blessing racconta la sua vicenda. Scrive Blessing: "Ero completamente stordita, incredula, impaurita, disorientata. Maman Faith mi introduceva al mio nuovo lavoro e alla mia nuova vita in Europa. Una vita in strada. In quel momento ho saputo che ero finita nelle mani dei trafficanti. Che ero diventata la loro schiava. Come era potuto accadere? Nella mia testa si affollavano tante domande. Ancora oggi non sono in grado di rispondere. Ma ora sono convinta che dovevo passare attraverso quell’esperienza del male per scoprire il vero bene. Per questo ringrazio Dio, perché quello che ho vissuto sulla mia pelle mi permette ora di parlare e forse di liberare altre donne. Sono dovuta scendere nell’abisso per rinascere a una vita nuova”. Il testo, arricchito dalla prefazione di Dacia Maraini e dalla postfazione di sr Rita Giaretta, fondatrice di Casa Rut, è corredato da una presentazione della giornalista e scrittrice Anna Pozzi sulla tratta e sfruttamento delle donne in Nigeria.

Intervengono alla presentazione
Blessing Okoedion
è nata in Nigeria nel 1986 dove ha studiato e si è laureata in informatica. Dal 2013 vive in Italia e attualmente svolge l’attività di interprete e di mediatrice culturale.
Anna Pozzi
, giornalista e scrittrice, si occupa da diversi anni del fenomeno della tratta di persone e delle moderne schiavitù. Su questo tema ha scritto: Schiave (2010), Spezzare le catene (2012), entrambi in collaborazione con Eugenia Bonetti, e Mercanti di schiavi (2016). Ha inoltre realizzato la mostra con relativo catalogo Mai più schiave, sulla tratta di donne nigeriane verso l’Italia. È fondatrice e segretaria generale dell’associazione Slaves no More, che lotta contro il traffico di esseri umani e per la protezione delle vittime.
Sr Rita Giaretta è una suora Orsolina del Sacro Cuore di Maria, di Breganze (Vicenza). A Caserta dal 1995, ha fondato Casa Rut, centro di accoglienza per giovani donne migranti, sole o con figli, in situazioni di difficoltà e/o sfruttamento.. Ha pubblicato: Non più schiave (2007) e Osare la speranza (2012). Info: www.associazionerut.it; www.coop-newhope.it.

In allegato la locandina dell'evento.
Sarà possibile intervistare le nostre ospiti previo accordo al 338 5402784 (suor Federica Cacciavillani).


Associazione Presenza Donna
Centro Documentazione e Studi

3 marzo: Amori e Confini

INVITO

ai Giovani, agli Educatori ed Operatori Sociali

Venerdi 3 marzo, ore 17
Palazzo Opere Sociali, Piazza Duomo 2 - VI

Francesco Cerchiaro

presenta il suo libro

AMORI E CONFINI

 Le Coppie Miste tra Islam, Educazione dei figli e Vita quotidiana

Una ricerca universitaria sulla FAMIGLIA IN TRASFORMAZIONE, 
avanguardia del mondo di domani.

Prefazione di Stefano Allievi. Guida Editori, Dicembre 2016


Quali meccanismi di inclusione o di esclusione si muovono nelle rispettive reti familiari e sociali di una Coppia Mista, in particolare quando uno dei coniugi è musulmano ( o è cresciuto in un contesto culturale a maggioranza musulmana) e l’altro coniuge è cristiano ( o è cresciuto in un ambiente occidentale di cristianesimo secolarizzato)?
E, in parallelo, nella dimensione del quotidiano, i due coniugi quale varietà di  strategie avviano e

“ vivono” nella sfera pubblica e in quella intima per cercare di gestire la complessità delle differenze; quale locomotiva ispira i loro percorsi quando esplorano “ i confini” dei retroterra culturali-religiosi, nel quadro di una continua ri-negoziazione dei ruoli di genere, dei rapporti di potere nella sfera di coppia e soprattutto nella genitorialità, cioè nell’educazione dei figli?


Primi commenti a cura di:
- Mulayka Laura Enriello, Comunità Religiosa Islamica (COREIS)                                                                                                             
- Luciano Carpo,  Migrantes Vicenza

Promuovono: Migrantes Vicenza, Comune di Vicenza, Assessorato alla Comunità e alla Famiglia, Consiglio degli Stranieri del Comune di Vicenza, Associazione Donna chiama Donna, Centro Antiviolenza Donna(CEAV), Comunità Religiosa Islamica (COREIS ), Unione Immigrati, Ass. Orizzonti Comuni, Diocesi Vicenza: Ufficio Statistica del Comune di Vicenza, Centro Scalabrini di Bassano del Grappa. 

Alla fine dell’incontro, un momento di convivialità con brindisi alle distinte strategie che tutte le Coppie ( miste e no) adottano e “vivono” nella complessa costruzione della loro storia d’amore.

5 marzo: Raccontami la tua storia

INVITO

Raccontami la tua storia
Dialoghi a più voci con donne straniere in Italia.

Domenica 5 marzo 2017 ore 15.30 – 17.30

Biblioteca Bertoliana – Palazzo Cordellina, Contrà Riale n. 12, Vicenza
Ingresso Libero

È una iniziativa rivolta alle donne straniere che vivono e lavorano in Italia, per realizzare un momento di incontro e di condivisione di esperienze, facendo interagire le nostre “alterità” culturali, linguistiche, religiose, culinarie e artistiche. Durante l’incontro verranno letti racconti e storie di vita di donne straniere che hanno voluto condividere con noi le loro esperienze, con narrazioni che mettono in parola i diversi vissuti, emozioni, sentimenti, dolori ma anche gioie e soddisfazioni.
Daniela Finocchi ci racconterà come è nato il Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” arrivato quest’anno alla dodicesima edizione. Condividerà con noi questa ricca esperienza di incontro e di condivisione, guidata dalla consapevolezza che «le persone e le loro culture sono inseparabili».
Leyla Kalil leggerà per noi i suoi Ricordi congelati (Premio Speciale Slow Food-Terra Madre del CLM 2015) e ci racconterà come è arrivata alla scrittura; Valeria Mancini leggerà alcune «storie di vita» ascoltate dalla voce delle protagoniste a cui lei ha dato la parola nel suo libro Figlie a ore; Daniela Ion, donna romena venuta in Italia per lavorare, ci narrerà una parte della sua storia. Allieteranno l’incontro i canti del coro delle donne ucraine “Il Sogno”.

Durante l’incontro verrà presentato un progetto di Atelier di scrittura, riservato alle donne straniere, che si terrà nei mesi di aprile-giugno, nei locali della Casa per la Pace in via Porto Godi n. 2, Vicenza. Ha lo scopo di incoraggiare donne straniere residenti in Vicenza a raccontare le loro storie e a partecipare al concorso nazionale “Lingua Madre”.

L’iniziativa è promossa da Progetto “La Ragnatela” con il supporto organizzativo della Casa per la Pace e la collaborazione di: Femminile plurale, Orizzonti Comuni, Consiglio dei cittadini e delle cittadine stranieri, Commissione Pari Opportunità.

Per informazioni: casaperlapace@gmail.com - tel. 0444 327395

sabato 25 febbraio 2017

Papa a udienza generale: l'orgoglio umano che sfrutta il creato distrugge

dalla pagina http://www.news.va/it/news/papa-a-udienza-generale-orgoglio-umano-che-sfrutta


2017-02-22 Radio Vaticana

“L’orgoglio umano sfruttando il creato, distrugge”. E’ uno dei passaggi forti della catechesi del Papa all’udienza generale, che da stamani torna a tenersi in Piazza San Pietro. Dal 23 novembre fino a mercoledì della scorsa settimana, si è invece tenuta in Aula Paolo VI. Il cristiano riconosce i segni del peccato, rileva il Papa, ma sa che stiamo vivendo il tempo dell’attesa. Il servizio di Debora Donnini.

Il cristiano quindi non vive fuori del mondo, sa riconoscere i segni del male nella propria vita e in ciò che lo circonda ma nello stesso tempo ha imparato a leggere la realtà “con gli occhi della Pasqua, con gli occhi di Cristo risorto”, cioè sa che “stiamo vivendo il tempo dell’attesa”. Questa è la dinamica con cui Francesco spiega quale sia il contenuto della speranza cristiana, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate a questo tema:

“Nella speranza sappiamo che il Signore vuole risanare definitivamente con la sua misericordia i cuori feriti e umiliati e tutto ciò che l’uomo ha deturpato nella sua empietà, e che in questo modo Egli rigenera un mondo nuovo e una umanità nuova, finalmente riconciliati nel suo amore”.

Lo Spirito Santo vede per noi oltre le apparenze negative
Il cristiano è quindi “solidale” con chi “si sente disperato”, con chi piange. A volte però anche i cristiani sono tentati dal pessimismo:

“A volte ci lasciamo andare al lamento inutile, oppure rimaniamo senza parole e non sappiamo nemmeno che cosa chiedere, che cosa sperare… Ancora una volta però ci viene in aiuto lo Spirito Santo, respiro della nostra speranza, il quale mantiene vivi il gemito e l’attesa del nostro cuore. Lo Spirito vede per noi oltre le apparenze negative del presente e ci rivela già ora i cieli nuovi e la terra nuova che il Signore sta preparando per l’umanità”.

La fiaccola benedettina della pace e i saluti agli artisti del Rony Roller Circus
Al termine dell’udienza, Francesco rivolge un particolare saluto alla delegazione della “Fiaccola Benedettina Pro Pace et Europa”, con l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, l’abate di Montecassino Dom Donato Ogliari e l’abate di Subiaco Dom Mauro Meacci. “Invito ciascuno  - ha detto - a farsi promotore della cultura della pace in ogni ambiente di vita”. Francesco ringrazia calorosamente anche gli artisti del Rony Rollers Circus, che poco prima si erano esibiti in Piazza San Pietro con danze e acrobazie. “Continuate a fare bellezza!”, esclama, “continuate che fate bene a tutti noi”, la bellezza ci porta a Dio.

Francesco ricorda l'odierna Festa della Cattedra di San Pietro e il centenario delle apparizioni di Fatima
Infine un pensiero a Maria. Nei saluti ai pellegrini in lingua tedesca, il Papa ricorda il centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, dove si recherà in visita il 12 e 13 maggio prossimi:

“In quest’anno del centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima, affidiamoci a Maria, Madre della speranza, che ci invita a volgere lo sguardo verso la salvezza, verso un mondo nuovo e un’umanità nuova”.

In conclusione, Francesco sottolinea come l'odierna Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo sia un "giorno di speciale comunione dei credenti con il Successore di San Pietro e con la Santa Sede" e chiede ai giovani di intensificare la preghiera a favore del suo ministero petrino.

(Da Radio Vaticana)