giovedì 14 luglio 2016

Ma senza una linea comune si perde la "guerra al terrorismo"

dalla pagina http://www.famigliacristiana.it/articolo/dacca-analisi.aspx

03/07/2016  Un filo rosso lega le stragi di Dacca e Baghdad, finché la comunità internazionale non trova la compattezza e la volontà di intervenire contro chi si fa sponsor del terrorismo il contrasto non funzionerà. 

di Fulvio Scaglione 

A dispetto delle differenze tra Iraq e Bangladesh, che sono molte e importanti, c’è un filo rosso che lega la strage degli imprenditori italiani a Dacca a quella contemporanea dei cittadini sciiti a Baghdad. L’aspetto più evidente è questo: quanto più perde terreno negli scontri campali, tanto più l’Isis sfrutta l’arma crudele degli attentati per segnalare di essere ancora forte e vitale. Un messaggio interno, per i militanti che hanno bisogno di essere galvanizzati, e anche esterno, per intimorire i nemici colpendoli, per così dire, alle spalle. Ma questa è la tattica del terrorismo.

Il punto cruciale è la strategia, che si replica identica in ogni parte del mondo. In due fasi. La prima: Al Qaeda o l’Isis o una qualunque delle infinte sigle dell’estremismo armato islamico si insedia nella crisi già aperta di un determinato Paese. Successe in Afghanistan all’epoca dell’invasione sovietica e via via fino ai giorni nostri come nella Somalia della disgregazione statuale. Nel Mali dell’autonomismo tuareg come nell’Iraq post-invasione americana. Nella Nigeria del dualismo economico tra musulmani e cristiani come nella Libia bombardata da Francia e Gran Bretagna o nella Siria coinvolta in una delle tante Primavere. 

La seconda: allargare le lacerazioni del tessuto politico e sociale fino a smembrare lo Stato o, almeno, renderlo di fatto ingovernabile. Da questo punto di vista, quindi, che il vero Isis faccia strage di sciiti a Baghdad approfittando del comprensibile revanscismo sunnita o un gruppo di affiliati locali ammazzi un gruppo di stranieri speculando sulla protesta sociale, non fa molta differenza. L’idea è la stessa: colpire una linea di faglia (in Iraq le rivalità settarie, in Bangladesh un settore vitale dell’economia) per far crollare tutto. Questa caratteristica crea grandi problemi alla cosiddetta “comunità internazionale”, che tende a badare al quadro generale sottovalutando l’importanza delle ferite che ogni specifico Paese ha bisogno di curare. Ferite che sono il terreno di coltura del terrorismo. 

Ma il problema dei problemi, anche alla luce dei massacri di Dacca e di Baghdad, è questo: checché se ne dica, il terrorismo islamico non è la priorità di detta “comunità internazionale”. È una piaga, un pericolo, una minaccia. Ma non è “la” minaccia”. Almeno, non per tutti. Lo abbiamo visto con chiarezza in due eventi recenti. Le indagini dopo l’attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul (44 morti) sembrano aver chiarito che lo stratega del gruppo terrorista sia Ahmed Shataev, un ceceno ben noto agli specialisti dell’intelligence. Shataev fuggì dalla Russia dodici anni fa perché ricercato per atti di terrorismo. Nel 2011 fu arrestato in Bulgaria ma non potè essere estradato in Russia, come da Mosca appunto richiesto, perché in Austria gli era stato concesso lo status di rifugiato politico. È chiaro che se la stessa persona è un terrorista in una parte di mondo e un perseguitato nell’altra, di strada nella lotta contro lo stragismo se ne fa poca. Il secondo episodio è quello che ha riguardato direttamente l‘Italia nei giorni scorsi. Al momento di assegnare i due seggi di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il nostro Paese, che era favorito, è stato “retrocesso” e costretto a dividersi il seggio (un anno a testa) con l’Olanda. Ciascuno può giudicare, anche al netto della strage di Dacca, se con il Mediterraneo diventato cimitero di profughi, il Medio Oriente in fiamme e il Nord Africa (dalla Libia alla Tunisia all’Egitto) pieno di tormenti, tre dei quattro anni di presenza europea nel Consiglio potevano ragionevolmente essere assegnati a Paesi nordici (Svezia e, appunto, Olanda) e uno solo a un Paese del Sud continentale (l’Italia). 

D’altra parte, che il terrorismo islamico non sia la priorità di tutti viene dimostrato anche dal lassismo con cui ci si rivolge ai Paesi e agli ambienti che sono i primi responsabili del finanziamento degli islamisti radicali. Pensiamo al Bangladesh: da anni molti musulmani locali denunciano la progressiva infiltrazione dei predicatori wahabiti, forti dei petrodollari del Golfo Persico e sempre più inseriti nel sistema scolastico e dell’educazione religiosa. Anche in questo caso, come già nel caso del Pakistan e di altri Paesi dell’Asia, nulla è stato fatto per parare il colpo.

Come nulla o troppo poco si fa per ridurre il fiume di quattrini che da donatori pubblici o privati e in modo più o meno palese continua a scorrere dalle monarchie del Golfo Persico verso la galassia dell’islam radicale. L’Occidente sta perdendo la guerra contro il terrorismo: dal 2000 a oggi, le vittime di attentati e kamikaze sono aumentate di nove volte. E la sta perdendo proprio perché non trova la compattezza e la volontà di intervenire contro chi del terrorismo si fa sponsor. Gli esempi sono infiniti, dai viaggi d’affari dei primi ministri occidentali in Arabia Saudita e Qatar alle relazioni pericolose dei vertici della politica americana. Come un “caso Regeni” moltiplicato decine di migliaia di volte, ma di cui preferiamo tacere.  

dalla pagina http://www.pandoratv.it/?p=7032

La notizia di Manlio Dinucci – Strategia segreta del terrore

 

lunedì 11 luglio 2016

Quindici anni dopo, per non dimenticare: Scuola Diaz, 21 luglio 2001


7 aprile 2015 
G8 Genova - La Corte di Strasburgo condanna l'Italia: 
"Alla Diaz fu tortura, ma colpevoli impuniti"

STRASBURGO - Quanto compiuto dalle forze dell'ordine italiane nell'irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte Europea dei Diritti Umani che ha condannato l'Italia non solo per il pestaggio subìto da uno dei manifestanti (l'autore del ricorso) durante il G8 di Genova, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura; un vuoto legislativo che ha consentito ai colpevoli di restare impuniti. "Questo risultato - scrivono i giudici - non è imputabile agli indugi o alla negligenza della magistratura, ma alla legislazione penale italiana che non permette di sanzionare gli atti di tortura e di prevenirne altri".
Il ricorso. All'origine del procedimento c'era il ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, manifestante veneto che all'epoca aveva 62 anni e che rimase vittima del violento pestaggio da parte della polizia durante l'irruzione nella sede del Genova Social Forum. L'uomo, il 21 luglio 2001, era il più anziano dei manifestanti presenti nella scuola Diaz a Genova. Gli agenti lo sorpresero mentre dormiva, gli ruppero un braccio, una gamba e dieci costole durante i pestaggi. Nel ricorso, portato avanti dagli avvocati Nicolò e Natalia Paoletti, Joachim Lau e Dario Rossi, Cestaro afferma che quella notte fu brutalmente picchiato dalle forze dell'ordine tanto da dover essere operato e subire ancora oggi le conseguenze delle percosse subite. Sostiene inoltre che le persone colpevoli di quanto ha subìto avrebbero dovuto essere punite adeguatamente, ma che questo non è mai accaduto perché le leggi italiane non prevedono il reato di tortura o reati altrettanto gravi. [continua]

leggi anche 
Scuola Diaz, 21 luglio 2001: Fatti e Menzogne

sabato 9 luglio 2016

10 Luglio: Concerto per la Pace


COMUNICATO STAMPA

Campo Marzo, domenica 10 luglio cinquanta giovani musicisti in concerto per la pace
Spettacolare esibizione del
Coro giovanile di Thiene e dell’Orchestra Officina Armonica di Breganze  

Domenica 10 luglio alle 21, in Campo Marzo, nell’ambito della rassegna "L’Estate a Vicenza 2016" promossa dall’assessorato alla crescita del Comune di Vicenza, si terrà un originale concerto che vedrà protagonista il Coro giovanile di Thiene assieme all’Orchestra Officina Armonica di Breganze e vari solisti, per un totale di circa cinquanta musicisti che interpreteranno la Messa per la pace ‘The armed man: a mass for peace’ del compositore gallese Karl Jenkins. 
Si tratta di una composizione dedicata alle vittime delle guerre e alla speranza di pace, commissionata a Jenkins per una delle celebrazioni dell'anno 2000. 
Prende il titolo dall’omonima e nota chanson medioevale “L’homme armé” il cui tema già nel XIV secolo era divenuto così popolare da essere utilizzato come melodia per più di 30 messe. Jenkins compone una moderna “messa dell’uomo armato” combinando musica religiosa con elementi militari, a ricordo e a motivo di riflessione sulla guerra e sugli orrori che hanno accompagnato la storia del secolo appena concluso e con la speranza che da questo cresca e si alimenti una reale cultura della pace. 
Nell’opera i testi, di grande valenza simbolica e letteraria, si susseguono secondo un preciso schema narrativo; utilizzando per contrasto il modello del "proprio" e dell’ordinario liturgico, si narra la guerra nelle sue fasi: la chiamata alle armi, la carica, il culmine della battaglia, il suo triste epilogo, ma anche la rinascita, la speranza nel cambiamento, il desiderio di una nuova era. 
I
l concerto coinvolge circa cinquanta giovani musicisti tra coristi e orchestrali (archi, fiati, piano e percussioni) fra cui il soprano Eleonora Donà e il contralto (e voce recitante) Valentina Trabaldo; quest'ultima è coautrice - assieme al direttore del coro Silvia Azzolin - di alcuni testi di collegamento e raccordo. 
Da anni, coro e orchestra collaborano per diffondere proposte innovative che coinvolgano i giovani in percorsi artistici e culturali anche impegnativi. Anima del Coro giovanile di Thiene è da sempre Silvia Azzolin, docente all’Università di Verona, che da anni affianca l'insegnamento alla sperimentazione didattica e all'aggiornamento di insegnanti in ambito musicale; con lei, oltre alle voci soliste, collabora da tempo la violista Martina Pettenon con la sua Officina armonica, in cui suonano, fra gli altri, Davide Girolimetto, Alice Dalla Pozza, Alberto Tisato e Pietro Squarzon, Davide Pianegonda, Giacomo e Alessandro Barone. 
L'ingresso alla serata è libero. 

Per consultare il calendario completo del cartellone L’estate a Vicenza 2016”: http://www.comune.vicenza.it/vicenza/eventi/evento.php/151209

venerdì 8 luglio 2016

Summit NATO a Varsavia

dal TG1 DELLE 13.30 del 08/07/2016

Il corrispondente Alberto Romagnoli da Varsavia:

"I leader giunti qui a Varsavia pensavano di fare il punto sulle grandi minacce globali derivanti da potenze internazionali... Invece, si ritrovano a commentare, come Obama, gli attentati che arrivano nelle periferie, dall'interno delle comunità nazionali...".



leggi anche:
LA NATO DIFENDE L’EUROPA. DAVVERO?
Le forze militari USA e NATO si avvicinano sempre di più alle frontiere della Russia
Manifestazioni di Varsavia contro il summit NATO

USA: Bimba di tre anni trova un'arma e si spara

dalla pagina http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Usa-bimba-di-tre-anni-trova-arma-e-si-spara.aspx

Ancora una pistola lasciata incustodita e un'altra vita spezzata troppo presto. La tragedia avviene in USA dove una bimba di 3 anni ha trovato l'arma dentro una casa in cui era in visita con la famiglia. Si è sparata alla testa ed è morta. Siamo a Lemoore, nel sud della California. Secondo quanto riferiscono i media Usa, la piccola si trovava nell'appartamento di due amiche di famiglia. Si è allontanata prima in bagno e poi in una delle camere da letto. A quel punto, ha raccontato la madre, si è sentito uno sparo. [...] Soltanto poche settimane fa il Senato degli Stati Uniti ha bloccato i tentativi di aprire a maggiori controlli e verifiche per la detenzione di armi respingendo una proposta di legge volta a incrementare le verifiche. Con 53 voti a favore e 47 contrari, non si è raggiunta la soglia dei 60 voti che permette al testo di proseguire il suo iter.
leggi anche:

I Repubblicani si sono opposti a queste misure in nome dell'anacronistico II emendamento della Costituzione (approvato nel 1791 quando i giovani Usa non avevano un esercito proprio e costituirono milizie cittadine per difendere il Paese dall'eventuale tentativo della Gran Bretagna di riconquistare le ex colonie perse nel 1766) che garantisce il diritto a "possedere armi".

L'ONU agli USA: più controlli su armi
Il Commissario dell'ONU per i diritti umani Zeid ha chiesto agli Usa di rispettare l'obbligo di proteggere i propri cittadini da «attacchi violenti spaventosamente banali ma prevenibili e che risultano direttamente da un insufficiente controllo delle armi». 

Negli USA armi in una famiglia su tre
  • una famiglia su tre negli Stati Uniti possiede un'arma da fuoco
  • gli americani rappresentano quasi la metà dei possessori di armi nel mondo
  • armi in circolazione: dai 270 ai 310 milioni, detenute legalmente o illegalmente
  • nel 2013 [le vittime] ammontano a oltre 33 mila
  • nel 2015 da maggio ad agosto, i morti in tutto il Paese sono stati oltre 3.000, tra cui molti minori e persone che si sono suicidate
  • tra i singoli stati la bandiera nera va all'Alaska, con 19,6 morti ogni 100 mila persone, seguita da Louisiana con 19,1 vittime e Mississippi, con 17,7 morti
  • [...] in Usa con le armi si uccide 297 volte in più che in Giappone, 49 volte in più che in Francia e 33 volte in più che in Israele
  • omicidi di massa: dal 1982 al maggio del 2014 negli Usa se ne sono verificati almeno 61 in ben 30 Stati USA
  • secondo un sondaggio del Pew Research Center nel 2014 la media nazionale delle famiglie con almeno una pistola in casa è 31%. La media è più bassa è nel nord-est del Paese, con il 27%, seguito dalla zona occidentale con il 34%, il Mid-west con il 35%, mentre la percentuale più alta è registrata negli Stati del Sud con il 38%
  • nel complesso sono i bianchi il gruppo etnico che più di altri detiene un'arma in casa, ossia il 41%, tasso che scende al 20% tra gli ispanici e al 19% tra gli afroamericani.
 USA: sit-in Dem al Congresso per una stretta sulle armi

dalle pagine:
http://www.usatoday.com/story/news/nation/2014/12/03/military-style-ar-rifles-market-saturated/19836755/
http://goal.org/newspages/AWB-truth.html 
https://www.stagarms.com/ar15-rifles/ 

Dicembre 2014: Fucili di tipo militare AR-15: "Il mercato è saturo" 

Il numero di fucili posseduto legalmente negli USA oggi è stimato fra 20 e 30 milioni
Il numero stimato di fucili AR-15 negli USA è 3milioni, secondo una stima, fra 5 e 10 milioni secondo altre
  • prezzo: a partire da US$900
  • caricatore standard: 30 colpi
  • gittata: oltre 500m 


dalla pagina https://en.wikipedia.org/wiki/Number_of_guns_per_capita_by_country
Densità di armi da fuoco legalmente detenute da civili
Negli USA il numero di armi da fuoci è:
  • 112,6 per 100 abitanti
  • oltre 300milioni di armi da fuoco (il doppio rispetto al 1968)
  • il numero di famiglie che possiede armi da fuoco è sceso dal 50% (1975) a circa il 30% in anni recenti (una famiglia su tre è pesantemente armata)

#SoilDay: Una giornata per il Suolo

dalle pagine
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2016/07/una-giornata-per-il-suolo-soilday-2016/
http://www.isprambiente.gov.it/it/events/una-giornata-per-il-suolo

13 luglio 2016 – ore 9:30-20:00

Casa dell’Architettura – Piazza Manfredo Fanti, 47 – Roma

Il 13 luglio, ISPRA, insieme a FAO, Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, Aissa, Dipse, Cia, Confagricoltura, Copagri, Conaf, Legambiente, Slow Food e Forum Salviamo il Paesaggio organizzeranno una manifestazione interamente dedicata al suolo.

Ci saranno spazi di approfondimento scientifico, dibattiti e tavole rotonde che permetteranno di discutere dell’importanza del suolo e della sua tutela, spettacoli teatrali e musicali, laboratori didattici per bambini, giovani e adulti, degustazioni di prodotti della terra.

Con l’occasione sarà presentata l’edizione 2016 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, a cura di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, con i nuovi dati sullo stato del territorio e sulle conseguenze che la continua cementificazione comporta per il nostro Paese e per il benessere di chi ci vive.

Scarica il programma in formato pdf >

Maggiori dettagli e la registrazione al convegno, ai laboratori e allo spettacolo sono disponibili qui:

mercoledì 6 luglio 2016

Papa Francesco: Siria, basta Paesi che parlano di pace e vendono armi

dalla pagina http://www.news.va/it/news/francesco-siria-basta-paesi-che-parlano-di-pace-e

“La pace in Siria è possibile”. E’ quanto afferma con forza Papa Francesco in un videomessaggio di sostegno alla Campagna di Caritas Internationalis per la pace nel Paese. Il Pontefice critica severamente quei Paesi che, da una parte, parlano di pace e, dall’altra, forniscono armi a chi combatte. Dal Papa dunque l’invito a sostenere i colloqui di pace per una soluzione politica che metta fine al conflitto che dura ormai da 5 anni. 
Il servizio di Alessandro Gisotti:

La guerra in Siria “rattrista molto il mio cuore”. Esordisce così Francesco nel suo videomessaggio alla Caritas Internationalis. Il Papa parla delle indicibili sofferenze del popolo siriano, rivolge il pensiero alle comunità cristiane che sopportano ogni tipo di discriminazione.
L'ipocrisia di chi parla di pace e alimenta la guerra
Francesco chiede di essere al fianco della Caritas, impegnandosi per la costruzione di una società più giusta e mette in guardia dall’ipocrisia di chi parla di pace e alimenta la guerra:
“Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti. E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?”.
Riconoscere che non c’è soluzione militare per la Siria, ma solo politica
Il Papa incoraggia tutti “a vivere con entusiasmo quest’Anno della Misericordia per vincere l’indifferenza e proclamare con forza che la pace in Siria è possibile!”. L’invito è, dunque, di “pregare per la pace in Siria” con iniziative di sensibilizzazione in ogni ambito ecclesiale:
“Alla preghiera, poi, seguano le opere di pace. Vi invito a rivolgervi a coloro i quali sono coinvolti nei negoziati di pace affinché prendano sul serio questi accordi e si impegnino ad agevolare l’accesso agli aiuti umanitari. Tutti devono riconoscere che non c’è una soluzione militare per la Siria, ma solo una politica”.
La pace in Siria è possibile, unire le forze a tutti i livelli
“La comunità internazionale – ribadisce – deve pertanto sostenere i colloqui di pace verso la costruzione dì un governo di unità nazionale”:
“Uniamo le forze, a tutti i livelli, per far sì che la pace nell’amata Siria sia possibile. Questo sì che sarà un grandioso esempio di misericordia e di amore vissuto per il bene di tutta la comunità internazionale!”.
(Da Radio Vaticana)

martedì 5 luglio 2016

Siria: Amnesty International denuncia rapimenti, torture e uccisioni sommarie da parte dei gruppi armati...

dalla pagina http://www.amnesty.it/Siria-Amnesty-denuncia-rapimenti-torture-uccisioni-sommarie-gruppi-armati

Amnesty International ha denunciato un'agghiacciante ondata di rapimenti, torture e uccisioni sommarie da parte dei gruppi armati che agiscono nelle province di Aleppo, Idlib e in altre zone del nord della Siria
Alcuni di questi gruppi, nonostante si rendano responsabili di violazioni delle leggi di guerra, sono sostenuti da paesi quali Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti d'America e Turchia.

leggi anche:   

dalla pagina http://www.lastampa.it/2016/06/11/vaticaninsider/ita/documenti/quel-patto-col-diavolo-tra-loccidente-e-i-finanziatori-del-terrore-xAVa5RMqkLoakjINpZG6VJ/pagina.html
 
Quel “patto col diavolo” tra l’Occidente e i finanziatori del terrore

Terrorismo wahabita, guerre, flussi finanziari, colossali compravendite di armi: in un libro di Fulvio Scaglione storia, dati e numeri su ciò che per ragioni di business le democrazie occidentali fingono di non vedere 

«La conclusione, inevitabile, è una sola: sappiamo, ma facciamo finta di non sapere. Continuiamo a parlare di lotta al terrorismo islamico, ai jihadisti, ma non interveniamo abbastanza sul denaro, cioè sul motore che tiene in vita e promuove quello stesso terrorismo. Ci teniamo stretti come amici proprio coloro che sostengono chi anima quella che molti di noi considerano addirittura una minaccia alla sopravvivenza della nostra civiltà. E li armiamo, li rendiamo sempre più potenti e, all’occorrenza, devastanti». È l’amara ma realistica conclusione a cui arriva il giornalista Fulvio Scaglione, inviato di guerra e conoscitore del Medio Oriente, nel suo ultimo libro: «Il patto con il diavolo» (BUR, pp. 208, 15 euro), un saggio a metà tra storia e cronaca che spiega «come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis». Leggendo il saggio di Scaglione si comprende ancora meglio perché Papa Francesco, quando parla o viene interpellato sul terrorismo e sulla guerra, non ometta di citare spesso i trafficanti di armi, i flussi finanziari e una certa ipocrisia da parte di alcuni leader.  [continua]

sabato 2 luglio 2016

Brexit [ma non solo]: Una vera classe dirigente non delega le sue responsabilità

da La Voce dei Berici, Domenica 3 luglio 2016, p. 2

[...] ancora una volta, a vincere nelle urne sono stati pregiudizi e disinformazione. Un paio di dati per tutti: chi ha votato per andarsene, ritiene che il 20 per cento della popolazione sul suolo britannico sia costituito da immigrati dai Paesi europei, in realtà è appena il 5 per cento; quattro elettori su dieci hanno dichiarato di non sapere che il parlamento europeo è eletto dai cittadini, e solo un elettore su venti ha saputo indicare il nome di un europarlamentare.
Ma gettare ogni colpa sul povero inglese medio, significa non cogliere il problema. Semmai, il disastro causato da Cameron, chiamando gli inglesi alle urne può spingerci a sollevare un interrogativo che a qualcuno parrà politicamente scorretto, ma che a noi sembra invece ineludibile: davvero “dare la parola ai cittadini”, sempre e comunque, segna il trionfo della democrazia? Davvero questioni così delicate, complesse, destinate a segnare la vita delle future generazioni e forse gli stessi equilibri geopolitici del pianeta, si possono sbrogliare con un sì o un no a maggioranza? [continua

da "Democrazia oggi", Lectio Magistralis del prof. Massimo Cacciari

"La democrazia diretta è impossibile in una società complessa

venerdì 1 luglio 2016

Brexit, se l'informazione dimentica i «no global»

dalla pagina http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/SE-LINFORMAZIONE-DIMENTICA-I-NO-GLOBAL-.aspx 

[...] La vittoria della Brexit ha costretto a volgere lo sguardo verso un mondo che la globalizzazione ha lasciato nell’ombra. Ci si è accorti subito che i voti del leave venivano dalla campagna e dalle periferie e mostravano chiaramente i segni sociologici ed emotivi di classi meno agiate e meno culturalmente attrezzate e della paura (soprattutto anziana) per il futuro. Schierandosi per la Brexit queste aree sono venute allo scoperto, si sono fatte vive sottraendosi, con un clamore diventato assordante, a un anonimato scambiato, un po’ troppo sbrigativamente, per irrilevanza. 
[...] Le zone lasciate in ombra si trasformano così in zone d’ombra tout court, secondo un processo che prende derive sociologiche – l’arretratezza culturale, la solitudine e la separatezza di aree lontane dai canoni di una modernità un po’ troppo disinvoltamente definita – trascurando bellamente tutto il resto. [continua]

Aggiornamenti TTIP e CETA

Ultime Notizie su Eventi e Azioni per lo StopTTIP e StopCETA

Stop TTIP VIDEO Pubblicato il 27 giu 2016

Stop TTIP - Italia  Pubblicato il 12 ott 2014
La Campagna Stop TTIP Italia nasce a febbraio 2014 per coordinare organizzazioni, reti, realtà e territori che si oppongono all’approvazione del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP).