I direttori di 16 riviste, laiche, religiose, missionarie, per la pace, hanno sottoscritto un editoriale comune che illustra le ragioni per un no all’intervento militare in Libia e presenta alcune proposte per un intervento umanitario e di pacificazione. continua
giovedì 10 marzo 2016
Perchè No alla guerra in Libia, e alcune proposte costruttive
I direttori di 16 riviste, laiche, religiose, missionarie, per la pace, hanno sottoscritto un editoriale comune che illustra le ragioni per un no all’intervento militare in Libia e presenta alcune proposte per un intervento umanitario e di pacificazione. continua
Cresce la tensione con la Cina. Cresce la tensione con la Russia.
dalla pagina http://www.presstv.ir/Detail/2016/03/10/454845/US-stealth-bombers-Asia-pacific
Gli USA accusano la Cina di militarizzare il Mare della Cina. La Cina è preoccupata dalla crescente presenza militare USA nell'area.
Il Comando Strategico US invia bombardieri stealth: "I B-2 nella regione indo-asiatico-pacifica si integreranno e faranno esercitazioni con forze aeree di alleati e partner". Questi aerei possono utilizzare sia bombe convenzionali che nucleari.
Cresce la tensione fra USA e Cina.
dalla pagina https://www.change.org/p/la-pace-ha-bisogno-di-te-sostieni-la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale/u/15778991?tk=DqdWDOT9uzSy40t5qBsSZ_TxrcOzVY56EOckcLQFN0k&utm_source=petition_update
Accusando la Russia di «destabilizzare l’ordine della sicurezza europea», la NATO sotto comando USA ha riaperto il fronte orientale, trascinandoci in una nuova guerra fredda, per certi versi più pericolosa della precedente, voluta soprattutto da Washington per spezzare i rapporti Russia-UE dannosi per gli interessi statunitensi.
Mentre gli USA quadruplicano i finanziamenti per accrescere le loro forze militari in Europa, viene deciso di rafforzare la presenza militare «avanzata» della NATO nell’Europa orientale. La NATO – dopo aver inglobato tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, tre della ex Jugoslavia e tre della ex Urss – prosegue la sua espansione a Est, preparando l’ingresso di Georgia e Ucraina (questa di fatto già nella Nato), spostando basi e forze, anche nucleari, sempre più a ridosso della Russia.
dati SIPRI dalla pagina http://www.sipri.org/research/armaments/milex/milex_database
Gli USA accusano la Cina di militarizzare il Mare della Cina. La Cina è preoccupata dalla crescente presenza militare USA nell'area.
Il Comando Strategico US invia bombardieri stealth: "I B-2 nella regione indo-asiatico-pacifica si integreranno e faranno esercitazioni con forze aeree di alleati e partner". Questi aerei possono utilizzare sia bombe convenzionali che nucleari.
Cresce la tensione fra USA e Cina.
dalla pagina https://www.change.org/p/la-pace-ha-bisogno-di-te-sostieni-la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale/u/15778991?tk=DqdWDOT9uzSy40t5qBsSZ_TxrcOzVY56EOckcLQFN0k&utm_source=petition_update
Accusando la Russia di «destabilizzare l’ordine della sicurezza europea», la NATO sotto comando USA ha riaperto il fronte orientale, trascinandoci in una nuova guerra fredda, per certi versi più pericolosa della precedente, voluta soprattutto da Washington per spezzare i rapporti Russia-UE dannosi per gli interessi statunitensi.
Mentre gli USA quadruplicano i finanziamenti per accrescere le loro forze militari in Europa, viene deciso di rafforzare la presenza militare «avanzata» della NATO nell’Europa orientale. La NATO – dopo aver inglobato tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, tre della ex Jugoslavia e tre della ex Urss – prosegue la sua espansione a Est, preparando l’ingresso di Georgia e Ucraina (questa di fatto già nella Nato), spostando basi e forze, anche nucleari, sempre più a ridosso della Russia.
dati SIPRI dalla pagina http://www.sipri.org/research/armaments/milex/milex_database
mercoledì 9 marzo 2016
"Scarp de' tenis" di marzo
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Intervista esclusiva a Kailash Satyarthi, premio Nobel per la pace, "l'uomo che difgende i diritti dei bambini"
fra i servizi:
Provincia di VICENZA - Transizione: sviluppare la resilienza
Caporalato, i numeri della schiavitù italiana
dalla pagina www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Caporalato-i-numeri-della-schiavit-italiana-.aspx
Sfruttati, sottopagati e spesso maltrattati. È la folta schiera dei lavoratori agricoli, 400mila di cui l’80% stranieri, finiti nelle grinfie del caporalato che pur di avere una fonte di sostentamento sono costretti a subire condizioni capestro e una misera paga. Più di dodici ore di fatica nei campi per un salario di 25-30 euro al giorno, meno di 2 euro e 50 l’ora. È quanto emerge da uno studio di The European House- Ambrosetti su dati Flai Cgil relativi al 2015, presentato al convegno di Assosomm-Associazione italiana delle agenzie per il lavoro. Il settore agroalimentare produce nel Belpaese 32 miliardi di valore aggiunto (2%) e impiega 905.000 persone (3,7% del totale), ma è ancora ostaggio, come si legge nella dettagliata analisi, di «un’organizzazione del lavoro che si tramanda da secoli e porta con sé un elevatissimo tasso di irregolarità».
continua
da Scarp de' tenis, marzo 2016, pp. 30-31
Caritas: un Presidio per dare voce agli sfruttati
di Ettore Sutti
[...] Il caporalato è un problema ma non il problema. In verità è tutto il sistema che non funziona e che deve essere riformato. Nei casi in cui si è lavorato bene contro il lavoro nero, come in Basilicata, il fenomeno del caporalato si è molto ridotto. [...]
Sfruttati, sottopagati e spesso maltrattati. È la folta schiera dei lavoratori agricoli, 400mila di cui l’80% stranieri, finiti nelle grinfie del caporalato che pur di avere una fonte di sostentamento sono costretti a subire condizioni capestro e una misera paga. Più di dodici ore di fatica nei campi per un salario di 25-30 euro al giorno, meno di 2 euro e 50 l’ora. È quanto emerge da uno studio di The European House- Ambrosetti su dati Flai Cgil relativi al 2015, presentato al convegno di Assosomm-Associazione italiana delle agenzie per il lavoro. Il settore agroalimentare produce nel Belpaese 32 miliardi di valore aggiunto (2%) e impiega 905.000 persone (3,7% del totale), ma è ancora ostaggio, come si legge nella dettagliata analisi, di «un’organizzazione del lavoro che si tramanda da secoli e porta con sé un elevatissimo tasso di irregolarità».
continua
da Scarp de' tenis, marzo 2016, pp. 30-31
Caritas: un Presidio per dare voce agli sfruttati
di Ettore Sutti
[...] Il caporalato è un problema ma non il problema. In verità è tutto il sistema che non funziona e che deve essere riformato. Nei casi in cui si è lavorato bene contro il lavoro nero, come in Basilicata, il fenomeno del caporalato si è molto ridotto. [...]
lunedì 7 marzo 2016
Referendum del 17 aprile sulle trivellazioni
dalle pagine
http://politicapp.swg.it/cqke
http://www.affaritaliani.it/politica/bomba-governo-caos-politico-410419.html
SWG: Sì al 78%. Possibile superare il quorum
http://politicapp.swg.it/cqke
http://www.affaritaliani.it/politica/bomba-governo-caos-politico-410419.html
SWG: Sì al 78%. Possibile superare il quorum
Campagna Fuori il TTIP dalla mia città: #fuorittip
dalla pagina http://stop-ttip-italia.net/2016/02/24/fuori-il-ttip-dalla-mia-citta-scrivi-al-tuo-sindaco/
Parte oggi, sulla piattaforma Progressi.org, la nuova fase di pressione sui sindaci, i presidenti di Regione e i parlamentari italiani, per mettere “fuori legge” il TTIP dalle nostre città. Al link http://www.progressi.org/fuorittip e con l’hashtag #fuorittip la Campagna Stop TTIP Italia chiede a tutti i comitati, gli attivisti, e i cittadini preoccupati per l’impatto del trattato transatlantico, di sottoscrivere questa petizione e di farla girare il più possibile.
Vogliamo che l’adesione dell’Italia al TTIP sia discussa in ogni consiglio comunale e che ogni Comune esprima la propria preoccupazione e opposizione al trattato, come molte altre città europee e italiane hanno già fatto.
Le firme saranno consegnate ai sindaci, ai presidenti di Regione, ai parlamentari nazionali ed europei del territorio – in base al CAP dei sostenitori – in vista della mobilitazione nazionale contro il TTIP.
su questo tema:
Aggiornamenti sulla campagna STOP TTIP
Parte oggi, sulla piattaforma Progressi.org, la nuova fase di pressione sui sindaci, i presidenti di Regione e i parlamentari italiani, per mettere “fuori legge” il TTIP dalle nostre città. Al link http://www.progressi.org/fuorittip e con l’hashtag #fuorittip la Campagna Stop TTIP Italia chiede a tutti i comitati, gli attivisti, e i cittadini preoccupati per l’impatto del trattato transatlantico, di sottoscrivere questa petizione e di farla girare il più possibile.
Vogliamo che l’adesione dell’Italia al TTIP sia discussa in ogni consiglio comunale e che ogni Comune esprima la propria preoccupazione e opposizione al trattato, come molte altre città europee e italiane hanno già fatto.
Le firme saranno consegnate ai sindaci, ai presidenti di Regione, ai parlamentari nazionali ed europei del territorio – in base al CAP dei sostenitori – in vista della mobilitazione nazionale contro il TTIP.
su questo tema:
Aggiornamenti sulla campagna STOP TTIP
domenica 6 marzo 2016
Papa: suore di Madre Teresa uccise in Yemen, martiri nell’indifferenza
dalla pagina http://www.news.va/it/news/papa-suore-di-madre-teresa-uccise-in-yemen-martiri
Servizio di Alessandro Gisotti
Le suore di Madre Teresa uccise nello Yemen sono i martiri di oggi, ma
non fanno notizia. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus in
Piazza San Pietro dove, ancora una volta, ha denunciato la
globalizzazione dell’indifferenza tra le cause che alimentano le guerre.
I corridoi umanitari, ha poi affermato, sono un impegno concreto per
chi fugge dai conflitti ed ha così incoraggiato l’iniziativa ecumenica
avviata recentemente in Italia. Commentando il Vangelo domenicale,
incentrato sulla parabola del figlio prodigo, Francesco ha quindi
ribadito che Dio ci ama oltre ogni misura ed è sempre pronto a venirci
incontro ed abbracciarci.
leggi anche: http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/Yemen-attacco-a-convento-Aden-uccise-4-suore-Madre-Teresa.aspx
dalla pagina http://www.mondoemissione.it/asia/yemen-la-guerra-dimenticata/
Yemen: la guerra di cui non parla nessuno
Lo Yemen è stato il paese con il maggior numero di attacchi
violenti contro i civili tra gennaio e luglio del 2015, ancora più che
la Siria. E adesso attira mercenari persino dalla Colombia. Eppure di
questa guerra non parla nessuno
Venticinquemila raid aerei da marzo a oggi (circa 140 al giorno). In un conflitto che – secondo le stime delle Nazioni Unite – in pochi mesi ha provocato oltre 5500 morti, di cui la metà civili. Bombardamenti che hanno colptio matrimoni e monumenti di incomparabile valore. Ieri anche un ospedale di Medici Senza frontiere. Ben 12,9 milioni di persone (più della metà della popolazione) sono in condizioni di insicurezza alimentare. Eppure resta il più invisibile dei conflitti di oggi: della guerra in Yemen non parla praticamente nessuno.
Le Nazioni Unite hanno classificato la guerra in Yemen come crisi umanitaria di terzo livello, al pari di quella siriana, con oltre due milioni di profughi in fuga dal paese. Secondo l’ong britannica Action on Armed Violence (AOAV), che pubblica un report mensile sulle vittime – morti e feriti – di violenza nel mondo, lo Yemen è stato il paese con il maggior numero di attacchi violenti contro i civili tra gennaio e luglio del 2015, ancora più che la Siria.
«Abbiamo già troppe crisi da seguire», si dirà. E forse sarà anche vero. Però è un dato di fatto che nella «guerra mondiale a pezzi» – come la chiama papa Francesco – ci sono angoli dei quali è più sconveniente occuparsi. Perché la guerra nello Yemen è la guerra nel cortile di casa dell’Arabia Saudita.
continua
Servizio di Alessandro Gisotti
Le suore di Madre Teresa uccise nello Yemen sono i martiri di oggi, ma
non fanno notizia. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus in
Piazza San Pietro dove, ancora una volta, ha denunciato la
globalizzazione dell’indifferenza tra le cause che alimentano le guerre.
I corridoi umanitari, ha poi affermato, sono un impegno concreto per
chi fugge dai conflitti ed ha così incoraggiato l’iniziativa ecumenica
avviata recentemente in Italia. Commentando il Vangelo domenicale,
incentrato sulla parabola del figlio prodigo, Francesco ha quindi
ribadito che Dio ci ama oltre ogni misura ed è sempre pronto a venirci
incontro ed abbracciarci.leggi anche: http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/Yemen-attacco-a-convento-Aden-uccise-4-suore-Madre-Teresa.aspx
dalla pagina http://www.mondoemissione.it/asia/yemen-la-guerra-dimenticata/
Yemen: la guerra di cui non parla nessuno
Lo Yemen è stato il paese con il maggior numero di attacchi
violenti contro i civili tra gennaio e luglio del 2015, ancora più che
la Siria. E adesso attira mercenari persino dalla Colombia. Eppure di
questa guerra non parla nessunoVenticinquemila raid aerei da marzo a oggi (circa 140 al giorno). In un conflitto che – secondo le stime delle Nazioni Unite – in pochi mesi ha provocato oltre 5500 morti, di cui la metà civili. Bombardamenti che hanno colptio matrimoni e monumenti di incomparabile valore. Ieri anche un ospedale di Medici Senza frontiere. Ben 12,9 milioni di persone (più della metà della popolazione) sono in condizioni di insicurezza alimentare. Eppure resta il più invisibile dei conflitti di oggi: della guerra in Yemen non parla praticamente nessuno.
Le Nazioni Unite hanno classificato la guerra in Yemen come crisi umanitaria di terzo livello, al pari di quella siriana, con oltre due milioni di profughi in fuga dal paese. Secondo l’ong britannica Action on Armed Violence (AOAV), che pubblica un report mensile sulle vittime – morti e feriti – di violenza nel mondo, lo Yemen è stato il paese con il maggior numero di attacchi violenti contro i civili tra gennaio e luglio del 2015, ancora più che la Siria.
«Abbiamo già troppe crisi da seguire», si dirà. E forse sarà anche vero. Però è un dato di fatto che nella «guerra mondiale a pezzi» – come la chiama papa Francesco – ci sono angoli dei quali è più sconveniente occuparsi. Perché la guerra nello Yemen è la guerra nel cortile di casa dell’Arabia Saudita.
continua
sabato 5 marzo 2016
Riconciliazione e misericordia
Domenica 6 marzo ore
15.30
Chiesa di Araceli Vecchia (coro delle monache) –
Vicenza
Come sono possibili riconciliazione e misericordia?
A vent’anni
dal conflitto nella ex Jugoslavia
con
mons. Pero Sudar
vescovo ausiliare di Sarajevo
Jasminka Selimović
rappresentante del progetto Oxfam Italia, che opera in Bosnia Erzegovina
modera Francesca Nardin
primolunedìdelmese
7
Marzo 2016, ore 20:30
salone
Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
La
Siria e la Terza Guerra Mondiale
Gli
scenari bellici. Il dramma dei profughi. Chi combatte (davvero) lo
Stato Islamico, chi fa finta di farlo, chi lo finanzia e arma, chi se
ne serve. La posta in gioco nel negoziato. Il ruolo dell'Europa e, in
particolare dell'Italia, nelle crisi mediorientale e nordafricana
Ne
parliamo con
Umberto
De Giovannangeli
Inviato
speciale de l'Unità, segue da 25 anni le vicende
mediorientali e la politica estera italiana, su cui ha scritto vari
saggi, tra cui l'ultimo Medio Oriente in fiamme, L'asino d'oro
edizioni, 2015 (estratto).
Collabora anche alla rivista di geopolitica Limes
Presenza Donna da sedici anni accompagna la Festa della donna in città
martedì
8 marzo ore 20.30
nella chiesa di San Carlo a Vicenza (Villaggio del Sole, Via Colombo 1)
momento di
preghiera e meditazione al femminile
Donne di misericordia. Gesti per ritrovare monete perdute, è
il titolo della serata di preghiera, in ascolto della Parola e di alcune testimonianze provenienti dalla
Bosnia Erzegovina. Proprio nel pellegrinaggio della scorsa
estate, infatti, Presenza Donna ha attraversato questa terra, luogo di
incontro di tante culture; terra martoriata dal conflitto di vent’anni
fa ma nella quale spuntano germogli di bene e di
pace, gesti anche molto concreti di misericordia possibile.
venerdì 4 marzo 2016
La Camera approva la Proposta di Legge a favore del Commercio Equo!
dalla pagina http://www.equogarantito.org/approvata-alla-camera-la-legge-a-sostegno-del-commercio-equo-e-solidale/
Ieri, giovedì 3 marzo 2016, la Camera dei deputati ha approvato - con 282 voti favorevoli e 4 contrari - la proposta di legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”, il cui iter era iniziato nel maggio del 2014.
“Il dibattito parlamentare costituisce innanzitutto un grande riconoscimento del lavoro fatto in questi anni dal movimento del commercio equo” spiega il nostro Presidente Alessandro Franceschini. Si tratta di un provvedimento importante, che riunisce alcuni testi presentati da diversi parlamentari (i cui primi firmatari sono rispettivamente Realacci, Rubinato, Baretta e Da Villa). Dopo una decina di leggi regionali -la prima è quella toscana del 2005- un corpo di diciassette articoli definisce il fair trade e ne disciplina la presenza nell’ordinamento nazionale.
Ieri, giovedì 3 marzo 2016, la Camera dei deputati ha approvato - con 282 voti favorevoli e 4 contrari - la proposta di legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”, il cui iter era iniziato nel maggio del 2014.
“Il dibattito parlamentare costituisce innanzitutto un grande riconoscimento del lavoro fatto in questi anni dal movimento del commercio equo” spiega il nostro Presidente Alessandro Franceschini. Si tratta di un provvedimento importante, che riunisce alcuni testi presentati da diversi parlamentari (i cui primi firmatari sono rispettivamente Realacci, Rubinato, Baretta e Da Villa). Dopo una decina di leggi regionali -la prima è quella toscana del 2005- un corpo di diciassette articoli definisce il fair trade e ne disciplina la presenza nell’ordinamento nazionale.
giovedì 3 marzo 2016
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