lunedì 15 giugno 2015

Le frontiere interne

da “la Repubblica” del 9 giugno 2015

di Chiara Saraceno

IL RIFIUTO dei governatori delle Regioni del Nord ad accogliere anche un solo immigrato in più, la minaccia di Maroni di punire i Comuni non possono essere accantonate come un atto del conflitto maggioranza-opposizione e di quello interno al centrodestra.
È UN vero e proprio atto di insurrezione, una secessione vissuta con tanto più gusto in quanto lascia il Sud, luogo di approdo dei migranti che vengono dal mare, a sbrogliarsela da solo. Non si tratta più di bruciare bandiere o di inveire contro Roma ladrona (anche perché si è scoperto che il ladrocinio non ha frontiere né geografiche né ideologico-partitiche). È l’annuncio di una disobbedienza sistematica, condita di minacce — illegali — a chi non si adegua. Qualsiasi privato cittadino chiamasse all’insurrezione verrebbe immediatamente denunciato.

Si può lasciar passare senza sanzioni che lo facciano dei governatori di Regione, incluso un ex ministro dell’Interno che chiede di disobbedire oggi a una norma che ha fatto ieri? In un’Italia sempre più frantumata nella difesa di diritti e interessi categoriali, sempre più impaurita da una crisi troppo lunga di cui, specie i ceti più modesti non vedono una via di uscita a tempi brevi, i flussi migratori incontrollati offrono il capro espiatorio perfetto. Lasciare che chi ha responsabilità di governo utilizzi questo capro espiatorio non solo per soffiare sulla xenofobia, ma anche per rompere il patto di solidarietà territoriale che costituisce l’Italia in una nazione, è doppiamente pericoloso.
Sia chiaro, i numeri di chi viene soccorso in mare e viene sbarcato sulle nostre coste — al di là delle importanti distinzioni tra profughi, richiedenti asilo e migranti economici — è davvero impressionante e pone problemi seri e per certi versi inediti. È una emergenza, non perché fosse del tutto imprevista, al contrario, stante il permanere e l’incancrenirsi delle cause che inducono migliaia di persone a lasciare il loro Paese. È una emergenza perché poco o nulla si è fatto sia per modificare le situazioni di partenza, sia per attrezzarsi a fronteggiare il flusso degli arrivi. La solidarietà dell’Europa è vergognosamente latitante e finora si manifesta nel paradosso delle navi inglesi che collaborano sì al salvataggio in mare, ma si lavano immediatamente le mani di chi raccolgono portando il loro carico nel più vicino porto greco o italiano. Anche lo striminzito accordo per redistribuire ventiquattromila dei potenziali rifugiati ora presenti in Italia tra i diversi Paesi è stato sconfessato dal rifiuto di molti Paesi di accoglierne qualcuno.
L’Europa così pronta ad imporre le proprie regole draconiane di austerity a Italia e Grecia, poco o nulla si interessa di come questi due Paesi possano fare fronte alla necessità di alloggiare, nutrire, offrire conforto alle migliaia che ogni giorno arrivano sulle loro coste. Certo non aiuta a chiedere maggiore solidarietà, in Europa e in Italia, scoprire che i finanziamenti — inclusi quelli europei — dati a questo scopo sono in larga misura finiti nelle tasche di faccendieri rapaci, che, come gli scafisti, hanno fatto della migrazione e del sostegno ai disperati un business che lascia ai destinatari solo briciole condite da inciviltà. Ma è paradossale che a pagare il prezzo di questa sfiducia siano proprio le vittime del malaffare. Ed è ancora più paradossale che i tre governatori motivino il proprio rifiuto di accoglienza anche con quello ricevuto dall’Europa. Dato che il governo non è riuscito ad ottenere solidarietà dall’Europa, le regioni del Nord destro-leghista la rifiutano a loro volta, confermando il cinico scarica barile dal Nord al Sud, da chi può permettersi di rifiutare (ma Germania, Inghilterra e Francia hanno molti più richiedenti asilo di quanti non ne abbiano in proporzione Lombardia e, soprattutto Veneto e Liguria) a chi non può farlo, salvo ributtare a mare chi arriva sulle sue coste.
La Sicilia, dove abita solo l’8,4% della popolazione residente, ospita nelle varie strutture di prima accoglienza il 22% dei migranti. La Lombardia, con il doppio dei residenti, ne ospita solo il 9%, poco più della Campania, che però ha solo il 9,7% dei residenti, e molto meno del Lazio, che con il suo 9,7% di residenti accoglie nei centri il 12% dei migranti. Il Veneto, con l’8,7% dei residenti, ospita nei suoi centri il 4% dei migranti, mentre la Liguria ha un rapporto quasi alla pari: 2,6% di residenti, 2% di immigrati nei centri di prima accoglienza. Saremmo un po’ più forti nelle nostre negoziazioni con l’Europa se il nostro record amministrativo nella gestione dei fondi per l’emergenza migranti fosse un po’ più specchiato, le condizioni dei centri di accoglienza più civili, la solidarietà territoriale interna più salda e visibile. Affrontare questa drammatica emergenza umana, prima che organizzativa, all’ombra di discorsi xenofobici e minacce secessioniste favorisce solo il malaffare, non certo la ricerca, difficile, di soluzioni praticabili nell’immediato e nel medio periodo.
da “la Repubblica” del 9 giugno 2015

domenica 14 giugno 2015

Una nuova generazione di armi nucleari...

dalla pagina http://www.nogeoingegneria.com/uncategorized/il-tabu-dellimpiego-di-armi-nucleari-e-svanito-senza-che-ce-ne-accorgessimo/

dalla pagina http://www.enzopennetta.it/2015/06/la-terza-bomba/

La “terza bomba”
di ENZO PENNETTA

Il tabù dell’impiego di armi nucleari è svanito senza che ce ne accorgessimo. La tecnologia ha permesso di miniaturizzare le potenze e l’esplosione di una terza bomba, dopo quella di Hiroshima e Nagasaki, sarebbe molto diversa.

 Quando tra il 1944 e il 1945 nei laboratori di Los Alamos si lavorava alla prima bomba atomica il progetto Manhattan era coperto da un eccezionale livello di segretezza, la stessa ubicazione dei laboratori nel Nuovo Messico era stata studiata per permettere di sfuggire il più possibile ad occhi indiscreti. Al contrario l’impiego effettivo in Guerra con la scelta di obiettivi come Hiroshima e Nagasaki ebbe tragicamente la massima visibilità, il Giappone doveva sapere della nuova arma e delle sue reali potenzialità, ma certamente era importante che lo sapesse anche L’Unione Sovietica. Oggi dal punto di vista della ricerca le cose non sono cambiate molto, non è facile sapere quali siano gli attuali sviluppi delle tecnologie nucleari in campo bellico, un cambiamento drastico sembra esserci invece sulla pubblicizzazione degli impieghi di armi all’uranio sui campi di battaglia.
Oltre alla fabbricazione delle bombe all’epoca del progetto Manhattan si iniziarono da subito a studiare altri modi per impiegare le nuove tecnologie, ad esempio l’utilizzo di uranio come mezzo per “avvelenare” una parte di territorio era stato già ipotizzato in un memorandum del 30 ottobre 1943 di Conant, Compton, e Urey al Generale L. R. Groves, responsabile de programma nucleare USA, e declassificato nel giugno 1974:
Una disseminazione del territorio nemico con polvere di uranio è stata poi di fatto realizzata nel 1991 quando nel corso della prima guerra del golfo furono impiegati per la prima volta i proiettili all’uranio impoverito (U238) che per via delle sue caratteristiche possiede un’elevata capacità di perforare i mezzi corazzati. Un proiettile all’uranio impoverito da 30 mm ne contiene circa 300 grammi e poiché un aereo come l’A10 può esplodere raffiche di 50 colpi in mezzo secondo, può disseminare ad ogni raffica 15 Kg di uranio sul terreno. Per via delle pressioni elevatissime a cui i proiettili di uranio vengono sottoposti durante l’impatto, questo viene però liberato in un’esplosione della materia compressa che si vaporizza in una nube di particelle microscopiche che vanno a contaminare in modo diffuso e pervasivo l’ambiente in accordo a quanto descritto negli studi sugli effetti delle altissime pressioni dal Nobel per la fisica del 1946 Percy W. Bridgman. Un impiego massiccio di questo tipo di munizionamento si è avuto anche davanti alle coste italiane nel corso delle azioni sulla Libia dove nel 2011 tonnellate di polvere di uranio, potenzialmente trasportabile dal vento i luoghi molto lontani, sono state prodotte.
Nonostante le rassicurazioni che si tratti di uranio non radioattivo i rilevamenti sul campo e soprattutto gli effetti tra i reduci e tra la popolazione hanno dimostrato il contrario e le patologie di tipo canceroso sono aumentate in modo rilevante nelle zone interessate. Ma questo tipo di contaminazione potrebbe servire anche a nascondere la radioattività prodotta dall’impiego di altre armi come ad esempio piccole bombe “tattiche” della potenza di pochi kiloton.
La terza bomba” era il titolo di un servizio giornalistico di Rainews24 dell’ottobre 2008 nel quale i giornalista Maurizio Torrealta ha raccolto una serie di informazioni sia riguardo gli effetti della radioattività in zone di guerra dove è stato impiegato l’uranio impoverito, ma anche riguardo un presunto impiego di una testata di 5 kiloton nel corso proprio della prima guerra del golfo. Un servizio che vale la pena guardare per intero e che mostra, raro caso di giornalismo, anche immagini davvero crude riguardo gli effetti dell’uranio impoverito sulle popolazioni civili dell’Irak: 
L’informazione su questa presunta esplosione è giunta a Rainews24 da un veterano, Jim Brown, il quale ha denunciato che l’impiego di tale arma  sarebbe avvenuto il giorno 27 febbraio 1991 a Bassora, appena prima della resa dell’Irak, vicino al confine con l’Iran. Non avendo altre possibilità per verificare l’informazione Torrealta effettuò un’indagine sulla inevitabile onda sismica che un evento di questo tipo avrebbe dovuto lasciare nelle stazioni di rilevamento di vari paesi. La ricerca portò all’individuazione di un evento sismico del grado 4.2 della scala Richter nel giorno indicato, il 27 febbraio 1991 nella zona di Bassora. Se l’esplosione fosse stata quella di una delle più grandi bombe a disposizione dell’esercito USA si sarebbe registrato un grado 3.0, molto inferiore al 4.2 se si tiene conto del fatto che la scala Richter è logaritmica. Dal servizio di Rainews24:
Abbiamo trovato che l’unico evento sismico avvenuto durante i 43 giorni di Desert Storm è stato un evento di magnitudo : 4.2 scala Richther ed è stato registrato proprio nella zona descritta da Jim Brown tra la città di Basra e il confine con l’Iran . E’ catalogato con il numero 342793 è avvenuto il 27 di Febbraio del 1991 , proprio l’ultimo giorno del conflitto, alle ore 13:39. Il fenomeno è stato registrato da 9 centri sismici, 2 in Iran, 4 in Nepal , uno in Canada ,uno in Svezia ed uno in Norvegia , questi due ultimi hanno anche misurato l’intensità dell esplosione di circa Magnitudo 4,2. La sua profondità viene collocata nel primo livello superficiale che fa da 0 a 33 km,
Ulteriori informazioni possono essere fornite dall’analisi delle onde sismiche registrate dalle stazioni nei diversi Paesi ma data la vastità del lavoro chiediamo agli organismi internazionali che svolgono il monitoraggio antinucleare ed ai centri sismici nazionali coinvolti , di aiutarci nella raccolta di elementi certi e dirimenti per capire se sia trattato di una esplosione o di un terremoto.
Nonostante l’invito rivolto da Rainews24, a chiunque ne fosse in grado, di fornire ulteriori elementi di verifica su tale possibilità, e la segnalazione di una richiesta da parte del governo iraniano di chiarimenti, sembra che nessuno abbia più indagato su quella denuncia.
Adesso sembrerebbe che la storia si ripeta ...

mercoledì 10 giugno 2015

Ritornano i missili a Comiso?


Il presidente Obama e la cancelliera Merkel, incontrandosi a quattrocchi prima del G7, hanno ribadito che manterranno le sanzioni contro la Russia. Obama però, appena arrivato in Baviera, aveva dichiarato che «bisogna contrastare con fermezza l'aggressione all'Ucraina», lasciando intendere che contro la Russia si devono prendere misure non solo economiche. Esiste quindi una agenda segreta che Obama ha portato al G7, in particolare ai maggiori alleati Nato (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia) che ne fanno parte? Quale potrebbe essere si deduce dalle dichiarazioni rilasciate a Washington il 5 giugno, due giorni prima del G7, da funzionari del Pentagono, riportate dall’Agence France-Presse.
Essi hanno dichiarato che «gli Stati uniti stanno considerando una serie di mosse per contrastare la violazione del Trattato sulle armi nucleari da parte della Russia, tra cui il potenziamento delle difese missilistiche o anche lo spiegamento in Europa di missili con base a terra». Ossia di missili nucleari come quelli schierati dagli Usa in Europa durante la guerra fredda: i Pershing 2 balistici, in Germania, e i Tomahawk (missili da crociera) lanciati da terra, in Italia a Comiso. Missili che sono stati eliminati, insieme agli SS-20 balistici schierati in Urss, dal Trattato sulle forze nucleari intermedie firmato da Usa e Urss nel 1987. Esso proibisce lo schieramento di missili con gittata compresa tra 500 e 5500 km.
Washington accusa Mosca di aver sperimentato un missile da crociera di questa categoria. Mosca, a sua volta, accusa Washington di installare in Polonia e Romania rampe di lancio di missili intercettori (quelli dello «scudo»), che possono essere usate per lanciare missili Tomahawk a testata nucleare. Va inoltre considerato che gli Stati uniti mantengono in Germania, Italia, Belgio, Olanda e Turchia circa 200 bombe nucleari B-61, che si aggiungono alle oltre 500 testate francesi e britanniche pronte al lancio.
In Italia, violando il Trattato di non-proliferazione, ve ne sono 70-90 ad Aviano e Ghedi-Torre. Ma ce ne potrebbero essere di più, anche in altri siti e a bordo delle navi Usa. Le B-61 saranno trasformate, tra non molto, da bombe a caduta libera in bombe «intelligenti» B61-12 che potranno essere sganciate a grande distanza dall’obiettivo. In Italia, nel 2013 e 2014, si è svolta la Steadfast Noon (Mezzogiorno risoluto), l’esercitazione Nato di guerra nucleare, a cui l’anno scorso hanno partecipato anche F-16 polacchi.
Washington ribadisce che «la Nato resterà una alleanza nucleare» e che, «anche se la Nato si accordasse con la Russia per una riduzione delle armi nucleari in Europa, avremmo sempre l’esigenza di completare il programma della B61-12».
La possibilità che ora vengano di nuovo schierati in Italia missili nucleari Usa con base a terra, non è così remota. Il colonnello Sowers, portavoce del Pentagono, ha dichiarato che «l’Amministrazione Obama sta considerando una gamma di potenziali risposte militari alla Russia, tutte dirette ad assicurare che essa non acquisti alcun significativo vantaggio militare». Tali «opzioni», compresa quella dell’«installazione di missili con base a terra in Europa», sono state «discusse a una riunione di alti ufficiali e diplomatici convocata il 5 giugno a Stoccarda, in Germania, dal segretario Usa alla difesa Ashton Carter».
Vorremmo sapere dal premier Renzi, appena rientrato dalla Germania, se sa qualcosa sulla riunione convocata a Stoccarda dal capo del Pentagono, a cui hanno partecipato probabilmente anche alti ufficiali e diplomatici italiani. O se dobbiamo attendere il comunicato con cui il Pentagono annuncia l’installazione di missili nucleari in Italia.

sabato 6 giugno 2015

Papa Francesco A Sarajevo

C'è chi crea e fomenta un clima di guerra deliberatamente...
In particolare coloro che cercano lo scontro fra diverse culture e civiltà
e coloro che speculano sulle guerre per vendere armi.

Mai più guerra!

venerdì 5 giugno 2015

Primolunedìdelmese

primolunedìdelmese
Anno XVIII - incontro n. 135
8 Giugno 2015 - ore 20:30

presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
- Parcheggio adiacente. Si raccomanda puntualità ! -

Migranti
Profughi
Rifugiati

ne parliamo con
Chiara Favilli
Docente di Diritto dell’Unione Europea all'Università di Firenze.
Collabora con l'Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI).
Autrice di varie pubblicazioni sulle politiche dell'Unione Europea
in materia di immigrazione e asilo: qui un suo recente articolo.

- Finestra sul cortile di casa -

La situazione nel Vicentino

A cura del Centro Astalli Vicenza

martedì 26 maggio 2015

Campagna “Un'altra difesa è possibile”

dalla pagina http://www.retedellapace.it/2015/05/proposta-di-legge-difesa-civile-depositata-alla-camera/
http://www.retedellapace.it/

Proposta di legge difesa civile, depositata alla Camera
Grazie alle firme da tutta Italia un’altra difesa
è oggi più vicina e possibile
Depositata oggi alla Camera dei Deputati la Legge di iniziativa popolare per la Difesa civile, non armata e nonviolenta
Con la presentazione odierna presso la Camera dei Deputati si è concluso il primo passo formale importante della Campagna “Un’altra Difesa è possibile”.
Obiettivo raggiunto: gli scatoloni con le 50.000 firme necessarie per la presentazione della Legge di Iniziativa popolare sono stati consegnati da una rappresentanza del Comitato Promotore. La raccolta è avvenuta in tutta Italia, nel corso degli ultimi sei mesi, da centinaia di associazioni, gruppi, movimenti delle principali Reti del mondo pacifista, nonviolento, disarmista e del servizio civile.
La Legge “Istituzioni e modalità di finanziamento del Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta” vuole dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione (ripudio della guerra e difesa della patria affidata ai cittadini) e avviare nel paese una politica di difesa della popolazione, del territorio, delle istituzioni: il servizio civile, la protezione civile, i corpi civili di pace e un Istituto di ricerche sulla pace ed il disarmo, sono gli elementi centrali della proposta legislativa la cui presentazione verrà annunciata già nella prossima seduta parlamentare a Montecitorio.
Grande soddisfazione è stata espressa per questo risultato dai promotori della Campagna “Un’altra difesa è possibile” che hanno registrato l’adesione anche di decine di Sindaci di città grandi e piccole (Roma, Milano, Napoli, Genova, Reggio Emilia, Pavia, Modena, Messina, Vicenza, Livorno, Cagliari…) e di tanti Consigli Comunali, come dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna.
“In attesa che gli uffici della Camera dei Deputati controllino la validità e la sufficienza delle firme raccolte – ha dichiarato Mao Valpiana, coordinatore della Campagna e presentatore della Legge – chiediamo che fin da subito Deputati e Senatori la possano fare propria, avviando il dibattito sulla necessità che anche nel nostro Paese venga riconosciuta a livello istituzionale una forma di difesa alternativa a quella militare”.
La proposta di Legge, tra l’altro, chiede una riduzione delle spese sostenute dal Ministero della Diesa per nuovi sistemi d’arma al fine di poter costituire un Fondo per la difesa civile non armata e nonviolenta. “Non si tratta quindi di spendere di più – ha proseguito Valpiana – ma di spendere meglio“.
A consegnare le firme sono stati i rappresentanti delle sei Reti promotrici: Rete Italiana per il Disarmo, Rete della Pace, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, Forum nazionale Servizio Civile, Campagna Sbilanciamoci!
Nei prossimi giorni i promotori auspicano inoltre di potersi incontrare con la Presidente della Camera Laura Boldrini, per sottoporle i contenuti del progetto di Legge e chiedere un sollecito avvio dell’iter parlamentare relativo. Le realtà promotrici di “Un’altra difesa è possibile” avevano già incontrato l’On. Boldrini all’inizio del percorso della Campagna il 2 giugno 2013, in occasione della prima “Festa della Repubblica che ripudia la guerra”.

Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile
Forum Nazionale per il Servizio Civile
Rete della Pace
Rete Italiana per il Disarmo
Sbilanciamoci!
Tavolo Interventi Civili di Pace
 

domenica 24 maggio 2015

Petizione, un disegno di Legge e motivi per uscire dalla NATO?

Si segnala, per informazione: la Petizione e i motivi proposti da persone e movimenti nonviolenti, per la pace e contro le guerre per l'uscita dell'Italia dalla NATO per un’Italia neutrale

Dalla pagina http://www.pandoratv.it/?p=3274 

Lo spot che accompagna la presentazione del disegno di legge per l’uscita dell’Italia dalla Nato, presentato dai senatori Paola De Pin e Bartolomeo Pepe, si conclude con queste parole: 
"Non siamo nemici degli Stati Uniti, siamo amici della Pace"... 

Dalla pagina http://www.peacelink.it/pace/a/41536.html della associazione Peacelink 
No Nato: ecco i motivi per i quali urge firmare la petizione
Manifesto dell’assemblea costitutiva del Gruppo della Svizzera Italiana del Movimento Svizzero per la Pace, sezione svizzera del Consiglio Mondiale per la Pace, tenutasi il 23 marzo 2014 a Bellinzona.Trascinati di recente in troppi conflitti alimentati dalla Nato, conflitti sempre più sanguinosi e cruenti, gli italiani cominciano a riprendere uno slogan popolarissimo nei gloriosi anni '60: “Fuori l'Italia dalla Nato, fuori la Nato dall'Italia”. Spuntano, si direbbe dal nulla, convegni, petizioni e persino disegni di legge No Nato.


Dalla pagina https://www.change.org/p/la-pace-ha-bisogno-di-te-sostieni-la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale di Change.org una "piattaforma" internet per lanciare petizioni a livello nazionale e internazionale
Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO per un’Italia neutrale.
Portare l'Italia fuori dal sistema di guerra
Attuare l'articolo 11 della Costituzione

continua 




Si riporta , per informazione: l'elenco dei primi firmatari: 

Dinucci Manlio, giornalista
Fo Dario, Premio Nobel, autore e attore
Imposimato Ferdinando, magistrato
Zanotelli Alex, religioso
Minà Gianni, giornalista
Vauro, disegnatore
Chiesa Giulietto, giornalista
Fo Jacopo, scrittore
Vattimo Gianni, filosofo
Pallante Maurizio, saggista
Mazzeo Antonio, giornalista
Canfora Luciano, filologo
Gesualdi Francesco, saggista
Giannuli Aldo, docente universitario
Grimaldi Fulvio, giornalista
Celestini Ascanio, attore
Cacciari Paolo, esponente politico
Cardini Franco, storico
Cremaschi Giorgio, sindacalista
Losurdo Domenico, filosofo
Mazzucco Massimo, giornalista e regista
Riondino David, musicista
Zucchetti Massimo, docente universitario

mercoledì 20 maggio 2015

Digiuno a staffetta a sostegno della iniziativa di don Albino Bizzotto

Comunicato stampa - Vicenza, 19 maggio 2015

Custodire il creato, coltivare l'umano
digiuno a staffetta a tempo indeterminato a sostegno 
di don Albino Bizzotto
con inizio mercoledì 20 maggio ore 20,45 
davanti al capitello della madonna di viale Ferrarin

A partire da domani sera, mercoledì 20 maggio 2015 alle 20,45, dopo aver sostato in preghiera con in rosario per la pace, come mensilmente facciamo davanti al capitello di via Ferrarin nelle adiacenze della base militare Dal Molin, daremo inizio anche a Vicenza - città che ospita il Festival Biblico  “Custodire il creato, coltivare l'umano” - ad un digiuno a staffetta a tempo indeterminato a sostegno del digiuno a sola acqua di don Albino Bizzotto (www.beati.eu).
Anche per la nostra Vicenza, già gravata da pesanti strutture militari che mortificano la sua vocazione alla convivenza pacifica messa a dura prova da una cementificazione selvaggia  che devasta l'equilibrio del territorio cittadino (base USA Dal Molin, speculazioni edilizie a Borgo Berga, Pomari, ecc.) e provinciale (Valdastico sud, Pedemontana, inquinamento alla falda provocato dalla Miteni, ed ora Valdasticco Nord, TAV/AC, ecc.) si fa sempre più impellente la necessità di rilanciare questo grande prioritario impegno di custodire il creato per coltivare l'umano.
Se qualcuno volesse aderire e far conoscere il suo giorno di digiuno può segnalarlo alla seguente mail: antoniosantino@live.it .

Mentre vicende inquietanti e rovinose incalzano su vari scenari mondiali, di cui il flusso ininterrotto di profughi nel Mediterraneo è quotidiana testimonianza, Francesco, vescovo di Roma e papa esorta i cristiani e i fedeli di tutte le religioni a far sentire la loro voce sulle questioni che stanno sconvolgendo l'immagine dell'uomo e del creato.
Proprio su questi versanti (a difesa dell'uomo e del creato) don Albino Bizzotto (padre fondatore dell'associazione “Beati i costruttori di pace”) sta, in questi giorni, impegnando la sua vita e la sua persona in un digiuno a sola acqua, oramai già al settimo giorno.
Questo suo gesto, oltre a suscitare in noi grande attenzione e piena solidarietà, interpella la nostra coscienza di cristiani su questioni fondamentali, ricordandoci che:
* l'accoglienza di ogni creatura umana (e di ogni essere vivente) non è  optional, ma impegno prioritario:                   
“Ero forestiero, affamato, malato, in carcere
e mi avete riconosciuto e accolto nel più piccolo dei miei fratelli.
Venite benedetti nella casa del Padre mio... (Mt 25);

* anche la Terra è una creatura vivente (Madre che in Dio ci ha generato) e come tale va rispettata, coltivata e amata:
“Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino dell'Eden, 
perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15 ).
 
Oggi, ci ricorda don Albino “l'emergenza terra si presenta con una gravità da metastasi”.
Per questo, nell'attuale passaggio d'epoca che ci vede protagonisti (spesso passivi) si fa sempre più impellente la necessità di passare anche nei confronti della natura da una cultura di guerra e di predominio con conseguenti devastazioni e sfruttamento spregiudicato delle risorse del pianeta ad una cultura di pace, in grado di ridare respiro alla terra  e di ristabilire con essa, prima generatrice di vita per tutti, una relazione di rispetto profondo e di cura attenta mirata alla valorizzazione dei suoi prodotti in una logica di condivisione con tutti gli esseri viventi. Divenire, così promotori e attori di quello che Ernesto Balducci profeticamente chiamava “ecumenismo creaturale”: una forma nuova che abbraccia in un unico cerchio non solo i credenti di tutte le religioni e quanti si fanno propagatori del Bene, ma anche tutte le creature dell'universo.
Il Festival biblico (21 maggio-2giugno), evento di particolare significato e risonanza per le nostre comunità, con al centro il grande tema “Custodire la terra, coltivare l'umano”, ci richiama direttamente alla centralità di queste due dimensioni, che, soprattutto nel momento storico attuale hanno bisogno di ritrovarsi, come in un unico abbraccio, armoniosamente coniugate insieme.

Coordinamento dei cristiani per la pace      
c/o associazione papa Giovanni XXIII° via Bixio 17 – Vicenza         

domenica 17 maggio 2015

19 maggio & 23 maggio: due interessanti incontri

  volentieri segnaliamo questi 2 incontri:

formare coscienze,
costruire la città dell'uomo

... attuali più che mai!

abbiamo il piacere di invitarti ad un incontro un po' speciale:
sabato 23 maggio, dalle ore 16.45, al Palazzo delle Opere Sociali, in piazza Duomo a Vicenza, ci sarà la dedica del salone d'onore alla grande figura di Giuseppe Lazzati.
L’incontro sarà una grande opportunità per riscoprire insieme il valore e la statura di quest’uomo, che ha segnato così fortemente la storia politica ed ecclesiale del nostro paese.
Sarà presente il nostro vescovo Mons. Beniamino Pizziol e saremo aiutati a rileggere la storia di Giuseppe Lazzati da due ospiti d’eccezione: il prof. Luciano Caimi e l’on. Franco Monaco.

Anche altri appuntamenti sono da segnare in agenda, qui di seguito trovi tutti i dettagli!

In particolare, in vista del voto regionale, vogliamo dedicare il prossimo incontro LCA per considerare il ruolo e le sfide che attendono le regioni, per darci delle chiavi di lettura personali dei programmi elettorali e votare in modo consapevole. Saremo aiutati, nel confronto, da Mario Serafin.
 

martedì 19 maggio 2015 - 9′ incontro LCA, alle ore 20.45, presso il Pensionato Studenti di Contrà San Marco, a Vicenza.
La serata prevederà, in sintesi:
… un momento di preghiera
… lo spazio di confronto “l’attualità c’interpella”: conoscere il peso della regione per capire il valore del tuo voto!
... calendario LCA per l'anno associativo 2015-2016

Ci fa piacere se confermi la tua presenza e, nel rispetto di tutti, pensiamo sia importante la puntualità di ciascuno.
Ti aspettiamo e ti ringraziamo della tua collaborazione nell'inoltrare l'intivo a chi pensi possa essere interessato.
Blog LCA
Blog LCA
Facebook
Facebook
Email
Email
Sito AC VIcenza
Sito AC VIcenza

martedì 12 maggio 2015

Un intervento di George Friedman...

... consigliere del Dipartimento di Stato del Governo USA, fondatore della società Stratfor (Strategic Forecasting, Inc.: si interessa di questioni strategiche geopolitiche globali), all'incontro pubblico Chicago Council on Global Affairs.

Un documento interessante per capire come ragionano i grandi della Terra e per aiutare a comprendere gli eventi di oggi, di ieri e possibili scenari futuri.

Un esempio: "La linea politica che raccomanderei è quella adottata da Ronald Reagan nei confronti di Iran e Iraq: finanziò entrambe gli schieramenti facendo sì che si combattessero fra di loro e non combattessero contro di noi. Era una cosa cinica e certamente non morale, ma ha funzionato... e questo è il punto".

Il video è in inglese con sottotitoli in italiano grazie a Pandora TV:

https://www.youtube.com/watch?v=aYgmhO9QJFc&feature=youtu.be


venerdì 1 maggio 2015

Primo Maggio: torna la festa del lavoro e dei lavoratori. La riflessione di don Matteo Pasinato

dalla pagina http://www.vicenza.chiesacattolica.it/pls/vicenza/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=2957&rifi=guest&rifp=guest








Primo maggio: festa del lavoro e festa dei lavoratori. Ognuno dovrebbe festeggiare il proprio lavoro. E il proprio lavorare, perché non apprezziamo abbastanza l’opera delle nostre mani. Perché è anche nel lavoro che noi portiamo l’immagine di Dio. Dio aveva cominciato col lavoro (l’acqua, la terra, il fango... Dio ha usato le sue mani sporcandole per modellare ogni cosa), e dopo aver creato l’uomo gli consegna tutto: vai avanti!
Ciascuno di noi va avanti perché lavora e fa andare avanti il mondo con la propria opera. Sporcandosi le mani o spalancando l’intelligenza, è sempre lavoro.
Ognuno dovrebbe festeggiare il lavoro degli altri, e il loro lavorare. Perché nessuno può funzionare se non funziona anche l’altro. Ed è il lavoro di chi procura il cibo che abbiamo sulla tavola, e ci nutre lo stomaco. Il lavoro di chi ci offre il libro che abbiamo tra le mani, e ci sfama l’intelligenza. E avanti fino alla prudenza dell’autista, la passione dell’insegnante... Quando tutte le persone si “sporcano” le mani tutti abbiamo una vita più “pulita”.
Dovremmo imparare a far posto al disagio di ancora troppi che mancano della dignità del lavoro. Recentemente una impresa del territorio ha salvato il lavoro di molti, ridistribuendo il lavoro di tutti. Ho visto piccoli e grandi prestiti per dare un’altra occasione a delle famiglie. Conosco giovani che non aspettano il “sogno”, ma cominciano con quello che è “possibile”. Sono ancora tante le famiglie che sanno fermarsi nel riposo della domenica, cercano nella fede quello che non si trova in nessun mercato, cioè il credere (la fiducia) e lo sperare (il futuro).
Ma in questo giorno dovrebbe far male a tutti lo sporco di corruzione, di ingiustizia, di ricerche che si sfiniscono davanti a porte chiuse.
Non è sicuro il lavoro quando non è per tutti, non è buono il lavoro quando lo si deve svendere.
Non è umano il lavoro quando prende troppo a qualcuno e non dà nulla agli altri. Se cerco un reddito senza lavorare non posso fare festa. Se ho soldi senza sporcare le mani e investire l’intelligenza, vuol dire che sono caduto nel vizio della finanza “che uccide”, nel vizio della corruzione o nel vizio del “mantenuto”. E non posso fare festa se, senza il lavoro, molti vanno “fuori gioco” dalla vita ed entrano nel gioco delle macchinette.
Teniamo caro il nostro lavoro, facciamolo con fierezza, come una cosa sacra. E proprio perché lo abbiamo, occupiamoci del lavoro di tutti. Per questo è “civile” questa ennesima festa dei lavoratori e del lavoro, perché si batte per un lavoro giusto e onesto per tutti. Altrimenti sarebbe una festa “incivile”.

Don Matteo Pasinato
Direttore Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro