martedì 23 aprile 2013
lunedì 22 aprile 2013
4 maggio a Vicenza: Lettera aperta ai Cittadini
programma delle attività proposte il 4 maggio: pdf
lettera firmata anche da Beati i Costruttori di Pace e Cristiani per la Pace
Anche
se “ l’open day” del 4 maggio è stato annullato, noi cittadine
e cittadini di Vicenza,
che nel corso di questi anni abbiamo manifestato la nostra
OPPOSIZIONE alla costruzione
di una nuova base di guerra, continuiamo a dire il nostro NO alla
base partecipando
oggi, con le bandiere della pace listate a lutto, alla celebrazione
del 25 aprile,
per denunciare come a Vicenza e in altre regioni d’Italia, gli
statunitensi, che nel
25 aprile del 1945 sono entrati nelle nostre città a fianco dei
partigiani e degli alleati,
siano progressivamente diventati degli occupanti e come parti
significative del territorio
della Repubblica vengano sottratte alla sovranità della cittadinanza
e acquisite
come fossero delle colonie.
lettera firmata anche da Beati i Costruttori di Pace e Cristiani per la Pace
Anche
se “ l’open day” del 4 maggio è stato annullato, noi cittadine
e cittadini di Vicenza,
che nel corso di questi anni abbiamo manifestato la nostra
OPPOSIZIONE alla costruzione
di una nuova base di guerra, continuiamo a dire il nostro NO alla
base partecipando
oggi, con le bandiere della pace listate a lutto, alla celebrazione
del 25 aprile,
per denunciare come a Vicenza e in altre regioni d’Italia, gli
statunitensi, che nel
25 aprile del 1945 sono entrati nelle nostre città a fianco dei
partigiani e degli alleati,
siano progressivamente diventati degli occupanti e come parti
significative del territorio
della Repubblica vengano sottratte alla sovranità della cittadinanza
e acquisite
come fossero delle colonie.
Continueremo
a denunciare ogni forma di complicità con le guerre in corso, a manifestare contro ogni tipo di militarizzazione del territorio, a lottare per una città libera dalle basi di guerra, per l’affermazione di una città di pace.
a denunciare ogni forma di complicità con le guerre in corso, a manifestare contro ogni tipo di militarizzazione del territorio, a lottare per una città libera dalle basi di guerra, per l’affermazione di una città di pace.
Vogliamo
continuare a denunciare
con forza che la costruzione della base statunitense ha sottratto a Vicenza l’ultimo spazio verde, senza che siano state rispettate le direttive europee sui referendum e senza che sia stata attuata la valutazione di impatto ambientale obbligatoria per attuare progetti così invasivi: 700.000 metri quadrati con un edificato pari a 800.000 metri cubi di cemento che ha prodotto una gravissima lesione all’equilibrio idrogeologico della zona.
con forza che la costruzione della base statunitense ha sottratto a Vicenza l’ultimo spazio verde, senza che siano state rispettate le direttive europee sui referendum e senza che sia stata attuata la valutazione di impatto ambientale obbligatoria per attuare progetti così invasivi: 700.000 metri quadrati con un edificato pari a 800.000 metri cubi di cemento che ha prodotto una gravissima lesione all’equilibrio idrogeologico della zona.
Vogliamo
dire ai militari americani
di esaminare la documentazione relativa all’occlusione e alla distruzione del sistema di drenaggio che dal 1929 permetteva il deflusso delle acque piovane dell’area del Dal Molin e dei territori circostanti; di osservare come, a seguito dei lavori per la costruzione della nuova base militare si siano formati degli acquitrini all’interno
di esaminare la documentazione relativa all’occlusione e alla distruzione del sistema di drenaggio che dal 1929 permetteva il deflusso delle acque piovane dell’area del Dal Molin e dei territori circostanti; di osservare come, a seguito dei lavori per la costruzione della nuova base militare si siano formati degli acquitrini all’interno
dell’area
adiacente alla base, divenuta ora un “parco acquatico”; di
consultare le famiglie
dei residenti che ad ogni temporale devono attivare le pompe per
evitare allagamenti
di abitazioni che non avevano avuto mai problemi prima che si
aprissero i cantieri.
Vogliamo
ribadire
che non sono state fornite spiegazioni ai quesiti che a seguito di queste criticità sono stati posti da più parti, comprese le istituzioni.
che non sono state fornite spiegazioni ai quesiti che a seguito di queste criticità sono stati posti da più parti, comprese le istituzioni.
Vogliamo
smascherare
il regime di servitù militare, un vero e proprio regime di occupazione del territorio e una limitazione della cittadinanza, tanto più offensiva quanto più si pretende che venga considerato una risorsa e un’opportunità.
il regime di servitù militare, un vero e proprio regime di occupazione del territorio e una limitazione della cittadinanza, tanto più offensiva quanto più si pretende che venga considerato una risorsa e un’opportunità.
Vicenza,
25 aprile 2013
Beati
i costruttori di Pace, Coordinamento
dei Comitati, Cristiani per la Pace, Donne
in rete per la Pace, Gruppo Emergency di Vicenza, Famiglie per la Pace, Femminile
plurale, Gruppo donne del Presidio “No Dal Molin”, MIR/IFOR
Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Presidio
Permanente “No Dal Molin”, Sinistra Ecologia e libertà, USB, Vicenza
Libera “No Dal Molin”, Forum per la Pace di Monticello Conte Otto
venerdì 12 aprile 2013
venerdì 5 aprile 2013
primolunedidelmese
8 aprile ore 20:30
primolunedidelmese
Acqua bene comune
e gestione pubblica
A. Guzzo pres. Acque Vic.ne Spa
F. Canova Coord. Acqua Bene Comune Vicenza
Finestra sul cortile di casa
Parco per la pace o "acquatico"?
L. Altissimo C.tro Idrico Novoledo
A. Dalla Pozza Ass. Comune di Vic.c/o Cooperativa Insieme
via B. Dalla Scola 253, Vicenza
primolunedidelmese
Acqua bene comune
e gestione pubblica
A. Guzzo pres. Acque Vic.ne Spa
F. Canova Coord. Acqua Bene Comune Vicenza
Finestra sul cortile di casa
Parco per la pace o "acquatico"?
L. Altissimo C.tro Idrico Novoledo
A. Dalla Pozza Ass. Comune di Vic.c/o Cooperativa Insieme
via B. Dalla Scola 253, Vicenza
sabato 30 marzo 2013
Custodiamo Cristo nella nostra vita per custodire gli altri, per custodire il creato!
La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti…
è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.
E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore…
Custodire
il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e
amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di
luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza!”
Dall’omelia di inizio ministero di Papa Francesco
19 marzo 2013
19 marzo 2013
giovedì 28 marzo 2013
Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/28/con_la_lavanda_dei_piedi_ges%C3%B9_ci_invita_a_lavarci_i_piedi_gli_un/it1-677858 del sito Radio Vaticana
Con la lavanda dei piedi Gesù ci invita a lavarci i piedi gli uni agli altri. Così il Papa nella Messa in Coena Domini nel carcere minorile
Se io, il Signore, ho lavato i piedi a voi anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri. Nella breve omelia pronunciata a braccio, Papa Francesco si rivolge ai giovani detenuti di Casal del Marmo con parole toccanti, che vanno dritte al cuore, partendo dall’immagine di Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. “Questo è commovente”, afferma Papa Francesco. Pietro non capiva, rifiutava, come si evince dal Vangelo proclamato, ma Gesù glielo ha spiegato:
“Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto io”.
E dunque l’invito di papa Francesco è a seguire “l’esempio del Signore”: lui, Dio, che “è più importante” lava i piedi:
“perché fra noi quello che è il più alto, deve essere al servizio degli altri”.
Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/28/con_la_lavanda_dei_piedi_ges%C3%B9_ci_invita_a_lavarci_i_piedi_gli_un/it1-677858 del sito Radio Vaticana
continua ...
venerdì 22 marzo 2013
Giornata mondiale dell’acqua
22 marzo
da http://altrevoci.blog.rainews24.it/2013/03/22/giornata-mondiale-dellacqua/
giovedì 21 marzo 2013
Non i segni del potere ma il potere dei segni per una Chiesa del grembiule
Ecco come si
è presentato il vescovo di Roma: papa Francesco.
Che
segni di speranza posti dal nuovo vescovo di Roma, papa Francesco,
all'inizio della sua missione come pastore della Chiesa cattolica!
Non
ha voluto indossare da subito la mantellina di rosso porpora che è
un segno del potere monarchico, ma solamente l'abito bianco con le
sue scarpe nere e non quelle rosse da pontefice. Si è rivolto subito
alla gente con il saluto popolare “buona sera”, come pure
alla fine del discorso “buona notte e buon riposo”. Si è
inchinato di fronte alla gente chiedendo di invocare la benedizione
di Dio su di lui come vescovo di Roma, invitando al silenzio. Ha
fatto pregare la folla con le preghiere semplici dei fedeli. Ha
usato un linguaggio pastorale riportando il pontificato al suo alveo
pastorale: vescovo di Roma che è la chiesa che presiede la comunione
tra le chiese. Ha dato così un'apertura ecumenica perché non ha mai
usato il nome di papa, sottolineando il cammino da farsi insieme
come vescovo e popolo, recuperando la categoria tanto cara al
Concilio Vaticano II “il popolo di Dio”. Riferendosi al
conclave e ai cardinali non ha usato il termine “signori” ma
“fratelli cardinali”. Per tornare a Santa Marta, la sera
dell’elezione, non ha voluto usare l'auto blu del vaticano ma ha
preferito accomodarsi nell’autobus dei cardinali.
Quanti
altri nuovi gesti nei giorni successivi! Il giorno dopo è andato a
pregare ai piedi di Maria, la madre del Signore, e a prendersi le
valige, lasciate nella casa del clero dove aveva alloggiato prima di
entrare nel conclave, chiedendo di pagare il conto. A pranzo, nella
casa di S. Marta, dove risiedono ancora tutti i cardinali, si sedeva
dove trovava posto nei tavoli tra i fratelli cardinali. Dalla
finestra dell'appartamento, durante il primo Angelus, ha augurato
buon pranzo.
Sono
tutte scelte che dicono un nuovo stile di essere papa sulla base
della semplicità, povertà ed essenzialità della vita, così come
lo richiede il Vangelo.
Questi
piccoli ma grandi gesti hanno toccato profondamente la gente, in
maniera tale che tutti ne parlano con stupore, cogliendone la portata
di novità e di cambiamento sulla scia del grande poverello di
Assisi. Ecco, perché ha scelto il nome di Francesco, come lui ci ha
comunicato con l'impegno di non dimenticarsi dei poveri.
Ci
troviamo di fronte alla forza enorme che hanno i segni di semplicità,
di bontà, di povertà e di tenerezza. Infatti, è impressionante
sentire quanta gente è rimasta toccata da questi gesti, suscitando
tanta speranza. I mass media li raccontano ed evidenziano in maniera
sorprendente.
Siamo
di fronte alla realtà che aveva profetizzato il grande vescovo
Tonino Bello quando affermava che la Chiesa deve far proprio il
potere dei segni e non adottare i segni del potere: “Ecco
perché non dobbiamo più avere i segni del potere ma il potere dei
segni! Non per smania di originalità, ma solo e soltanto per
esigenza evangelica!”.
Questi
segni nuovi del nuovo vescovo di Roma, papa Francesco, rivelano,
senza dubbio, che siamo di fronte a dei segni dei tempi che la nostra
Chiesa deve interpretare e mettere in atto come Nuovi Stili di
Chiesa, potendo così realizzare il sogno di Tonino Bello: la
Chiesa del grembiule e non più la Chiesa del potere.
Tramonte (Padova), 17 marzo 2012
Adriano Sella
(missionario e discepolo di Gesù cristo)
Perez Esquivel: vi racconto papa Francesco
Giulia Cerqueti intervista il premio Nobel per la pace Perez Esquivel sul cardinale Bergoglio - papa Francesco
http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/video/perez-esquivel-vi-racconto-papa-francesco.aspx
mercoledì 20 marzo 2013
19 marzo: introduzione di don Matteo Pasinato alla serata dedicata all'incontro con Adolfo Pérez Esquivel
Sono
convinto che il mondo oggi ha bisogno di pace. Il fatto che ci troviamo
qui a parlare della pace, ad ascoltare qualcosa sulla pace … rischia di
riempire un’illusione. L’illusione del
parlare e dell’ascoltare. Ci sono troppi strumenti che ci stanno costruendo
come “spettatori” del mondo. Seduti – anche questa sera – ad essere spettatori. Spettatori che guardano uno
spettacolo: a chi piace la pace … sceglierà questa serata. E se ne andrà contento
(almeno qualcuno che ancora parla
della pace). Oppure se ne andrà scontento (perché nel parlare non è entrato
questo o quello, perché non si è condannato qualcosa, perché non si è
denunciata con parole chiare una posizione diversa). Allo stesso modo possono
trovarsi seduti – da un’altra parte – altri spettatori che preferiscono
un altro spettacolo. Che parlano delle operazioni militari come “azioni di
pace”, che vedono solo il realismo di economie che ruotano attorno alle armi,
non importano se sono armi visto che si tratta di economie, di guadagni e posti
di lavoro e commercio … e future economie di ricostruzione.
Forse semplifico troppo, ma ciò che ha in comune l’uomo che
preferisce i discorsi sulla pace e l’uomo che preferisce i discorsi sulla
rassegnazione all’inevitabilità della non pace, è il fatto che tutti e due sono “spettatori”.
Quello che manca, e questa sera invece è una possibilità, è
vedere un uomo pacifico. Un soggetto
di pace. Non uno spettatore … ma un attore. Uno che la pace la vive dentro di
sé … e la racconta, ma la pace non aumenta in proporzione di quanto ne parla …
e non diminuisce la pace che ha dentro se anche il mondo intero andasse nella
direzione opposta.
Una chiesa che parla di pace non mi soddisfa del tutto …
come si può parlare del vangelo senza averlo dentro … così si può parlare della
pace senza averla dentro.
Io
soggetto di pace? Questa si è una questione seria … persona di pace
al punto da essere in pace perfino se
una base è costruita dentro alla nostra città; al punto da essere in pace con cristiani coraggiosi che
denunciano manovre di menzogna con cui ogni operazione militare viene protetta
… al punto da essere in pace anche
con chi ha paura di esporsi. Ma con una cosa soltanto non potrà essere in pace
chi è “soggetto di pace”: del suo essere diventato spettatore. Lo spettatore
della pace quando non sente parlare di pace rischia di deprimersi (e lottare
una guerra per la pace), lo spettatore quando sente parlare di pace rischia di
credere che tutto è stato detto (e smettere di pacificarsi con le proprie
comode reazioni personali).
Intendevo solo suggerire una semplice attenzione: proviamo ad
uscire dalla logica dello “spettatore”, Adolfo Perez Esquivel non è uno
spettacolo (mi piace … non mi piace / a favore di chi parla? Contro chi
parla?). È una persona che, parlandoci, può aiutarci a misurare quanta pace c’è
dentro ciascuno … senza deprimerci e senza pensare che sia sufficiente che
stasera se ne sia parlato.
Un po’ come la nuova base miliare nella nostra Vicenza. Si sono
predisposte strutture di guerra? Ora sarà il tempo anche delle strutture di
pace? Chi crede nel Cristo della Pasqua, non è lasciato in pace. Perché sa che
anche il più sigillato sepolcro non può nulla contro la forza della
Risurrezione. «Vi do la mia pace». Cristo ha dato la pace dopo il sepolcro … e noi dovremmo cercare la pace prima che si riempiano ancora troppi sepolcri,
di vittime innocenti e di vittime militari. L’unica cosa che non è mai vittima
sono le armi … l’unica cosa che dovremmo seppellire, nel nome dell’uomo e nel nome
di Dio.
sabato 9 marzo 2013
mercoledì 6 marzo 2013
![]() |
Adolfo Pérez Esquivel |
Dios no mata. Intervista a Adolfo Pérez Esquivel, premio nobel per la pace.
(pubblicato su “L’Adige” del 3 luglio 2012, pag.13 - originale)
L’uomo, non
potendo «uccidere» Dio, lo allontana come fosse uno straniero con
il «foglio di via». Invece «Dio non uccide».
«Dios no mata» è
la frase che Adolfo Pérez Esquivel, (premio Nobel per la pace 1980,
nato nel 1931 a Bueons Aires) aveva visto scritta con il sangue in
una prigione, detta «tubo» perché molto bassa. L’aveva scritto
qualcuno che, come lui, era stato incarcerato e torturato dal regime
dittatoriale del presidente Videla, nel 1977. Esquivel sarà a Trento
questa sera (ore 20.30, Sala grande del Castello del Buonconsiglio;
modera Francesco Comina del Centro Pace di Bolzano) e per l’occasione
sarà presentato il libro «Dio non uccide» di Arturo Zilli (editore
Il Margine). Il libro ricostruisce la biografia di Esquivel, segnata
da un grande impegno profetico per la non violenza, unita alla
pratica della teologia della liberazione.
Oggi è presidente
del Tribunale permanente per i diritti dell’uomo e del Servizio
pace e giustizia, organizzazione internazionale (la referente
italiana, Grazia Tuzi, lo sta accompagnando in questa serie di
incontri italiani). La Provincia di Trento attualmente sta sostenendo
un suo progetto a Buenos Aires per un centro giovanile.
Ma molti sono i
segnali di «restaurazione» in America Latina.
Sembra si voglia
porre fine alla stagione dei governi democratici: Esquivel ha già
avuto modo di segnalarlo prendendo una posizione di netta condanna
alla cerimonia in omaggio al dittatore Pinochet avvenuta in Cile con
l’appoggio del governo di Sebastián Piñera. Gli abbiamo domandato
quale sia la situazione attuale:
«L’America Latina vive un momento di forti contraddizioni: c’è stato un golpe di stato in Honduras, attualmente anche in Paraguay, ci sono difficoltà in Guatemala, Salvador. Un situazione piuttosto grave c’è in Colombia, in Messico, con gravi violazioni dei diritti umani e una democrazia troppo “formale” e poco reale. Più che una democrazia consolidata c’è una apparenza di democraticità: guardiamo ad esempio al Cile, con la forte repressione degli studenti. Un Paese che dice di applicare leggi “anti-terrorismo”, ma nasconde il “terrorismo di Stato”. Anche in Colombia, in Honduras, in Argentina: ci sono delle forti repressioni dei movimenti sociali. I governi autoritari si stanno rinforzando, a discapito della democrazia. La situazione dei diritti umani in Messico, anche se a breve ci saranno nuove elezioni, non credo che cambierà di molto. Questo il panorama attuale: la crisi economica generale inoltre ci dice che la povertà si potrebbe superare solo con delle serie politiche sociali».
«L’America Latina vive un momento di forti contraddizioni: c’è stato un golpe di stato in Honduras, attualmente anche in Paraguay, ci sono difficoltà in Guatemala, Salvador. Un situazione piuttosto grave c’è in Colombia, in Messico, con gravi violazioni dei diritti umani e una democrazia troppo “formale” e poco reale. Più che una democrazia consolidata c’è una apparenza di democraticità: guardiamo ad esempio al Cile, con la forte repressione degli studenti. Un Paese che dice di applicare leggi “anti-terrorismo”, ma nasconde il “terrorismo di Stato”. Anche in Colombia, in Honduras, in Argentina: ci sono delle forti repressioni dei movimenti sociali. I governi autoritari si stanno rinforzando, a discapito della democrazia. La situazione dei diritti umani in Messico, anche se a breve ci saranno nuove elezioni, non credo che cambierà di molto. Questo il panorama attuale: la crisi economica generale inoltre ci dice che la povertà si potrebbe superare solo con delle serie politiche sociali».
Un bilancio sulla
presidenza di Obama: cosa ha fatto per l’America Latina e per la
pace?
«Non sta facendo
nulla. Non ha terminato la guerra in Iraq e Afghanistan e in America
Latina sta imponendo e sostenendo i regimi militari in tutto il
continente, senza cambiare atteggiamento con Cuba. Obama non ha
modificato assolutamente nulla».
Lei non si era
illuso, come molti, che le cose potessero cambiare con la
presidenzadi un nero democratico?
«Non ha il
potere: ha la presidenza. Il potere vero è nelle mani delle grandi
corporazioni economiche e del complesso industriale di tipo
militare».
In «Dios no mata», il libro, si parla anche del periodo in cui lei fu torturato in prigione: cosa le resta di quella tremenda esperienza?
«È stata appunto
una esperienza di vita: mi definisco un “apprendista” della vita.
E la violenza subita fa parte della mia vita».
Un’esperienza positiva, invece, è stato l’incontro con la teologia della liberazione. Pensa che quel metodo di interpretare il cristianesimo sia ancora valido oggi?
«La intendo come
il cammino dei popoli: ha la capacità di mettere assieme il sentire
autentico dei cristiani e la loro spiritualità con un’azione
concreta nella vita. La radice della teologia della liberazione:
mettere in pratica il principio evangelico “ama il tuo prossimo
come te stesso”».
Dio non uccide, ma, pensando anche alla vicenda di Gesù Cristo, l’uomo uccide Dio.
Dio non uccide, ma, pensando anche alla vicenda di Gesù Cristo, l’uomo uccide Dio.
«Mi sembra
un’eccellente questione: il fatto è che siccome l’uomo non
riesce a uccidere una volta per tutte Dio, allora lo allontana,
rendendolo uno “straniero” da espellere dalla propria società.
Invertiamo questa tendenza e facciamo in modo che Dio non si senta
uno straniero in mezzo a noi».
Guardando all’Europa di oggi: la crisi economica sembra l’unica vera preoccupazione; il Pil, la crescita. Quali valori invece dovrebbero rifiorire secondo Esquivel?
«Noi in America
Latina viviamo da tempo questa crisi economica. Una crisi permanente.
Ormai è come una sorella maggiore. A tratti la amiamo e spesso la
odiamo. Crisi deriva da “crescita”, da
una crisi può nascere Pérez Esquivel, «Nobel» per avere
denunciato gli abusi della dittatura militare argentina negli anni
’70 una evoluzione, verso una nuova vita. Oppure possiamo
retrocedere. Di fronte alla crisi dobbiamo diventare creativi. Per
esempio: l’Europa che ha tanti problemi, potrebbe guardare al
sistema delle “fabbriche recuperate” che abbiamo messo in pratica
noi in America Latina. Dove, tramite la partecipazione popolare, non
si scambia più il lavoro con la merce. Ma si produce anche cultura,
arte. Perché il problema della crisi non è solo economico: la crisi
è dei valori. Siamo in una società ormai quasi totalmente
indirizzata verso l’individualismo. Dobbiamo
recuperare il concetto di “comunità” e di partecipazione
sociale. Tutti pensano che
il male sia economico: ma il problema centrale è che il “prezzo”
di una merce e il valore non sono la medesima cosa. Recuperare il
valore non ha un "prezzo"».
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