venerdì 12 agosto 2011

Giornata nazionale della Salvaguardia del Creato


Giovedì 1° settembre 2011:

Giornata nazionale della Salvaguardia del Creato

Evento ecumenico
a Padova


Carissimi(e) presbiteri e fedeli,

la Conferenza Episcopale italiana ha indetto la Giornata della salvaguardia del Creato nel 2006 per tutta la Chiesa italiana. L’importante iniziativa dei Vescovi italiani è stata sollecitata caldamente dal Consiglio delle Chiese ecumeniche, il quale da molti anni aveva chiesto a tutte le Chiese di realizzare la giornata.
La nostra diocesi di Padova ha deciso di realizzare la giornata nel mese di novembre per poter coinvolgere meglio tutta la nostra realtà ecclesiale, dedicando tutto il mese di novembre alla salvaguardia del Creato. Così avverrà anche quest’anno, realizzando la giornata insieme al quello del ringraziamento nella domenica 13 novembre.
Quest’anno però, come Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita e Ufficio diocesano per l’Ecumenismo, abbiamo pensato di realizzare, per la prima volta, un evento ecumenico durante la giornata nazionale del 1° settembre. Ci siamo incontrati con le altre 4 Chiese ecumeniche (Ortodossa, Anglicana, Luterana e Metodista) e abbiamo fatto la proposta. Le Chiese ecumeniche hanno accettato molto volentieri, programmando insieme la giornata del 1° settembre.
Ecco il programma dell’evento ecumenico del 1° settembre che conterrà anche il gesto di piantare 5 alberi per simboleggiare l’impegno delle 5 Chiese ecumeniche di Padova:
ore 19.15: arrivo e accoglienza
ore 19.30: celebrazione ecumenica
ore 20.00: realizzazione di un gesto simbolico: ogni Chiesa ecumenica pianterà un albero.
ore 20.30: momento conviviale.
L’evento verrà realizzato nel Parco Fenice che è  un Parco delle Energie Rinnovabili, presso Lungargine Rovetta 28 – Terra Negra (Padova). Vedi il sito: http://www.fondazionefenice.it/
Sollecitiamo voi presbiteri e tutti voi credenti delle comunità cristiane a partecipare a questo evento ecumenico, per poter vivere insieme la 6° giornata nazionale della salvaguardia del Creato che ha come tema per l’anno 2011: In una terra ospitale, educhiamo all’accoglienza.
In quell’evento ecumenico verrà annunciato il cammino della Chiesa cattolica padovana, realizzato anche insieme con il Centro Missionario Diocesano, per i mesi successivi: dal mese della Missione al mese del Creato.

Padova, 3 agosto 2011


don Adriano Sella
Coordinatore della Commissione Nuovi Stili di Vita


don Giovanni Brusegan
Delegato vescovile per l’Ecumenismo

mercoledì 20 luglio 2011

6 e 9 agosto 1945 Hiroshima - Nagasaki: per non dimenticare

Comune di Vicenza
Assessorato alla Famiglia e alla Pace
 
6 e 9 agosto 1945
Hiroshima - Nagasaki
per non dimenticare

Il 6 Agosto di sessantasei anni fa, fu sganciata la prima bomba atomica della storia, che rase al suolo la città giapponese di Hiroshima. Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, la stessa sorte toccò a Nagasaki. Un orrore che ha causato più di 200 mila morti nei soli primi mesi successivi alla deflagrazione nucleare. Ad oggi le vittime, secondo alcune stime, sono oltre 350 mila.

PIAZZALE ESEDRA (Campo Marzo) a Vicenza
vicino al busto di Gandhi


Sabato 6 agosto 2011 ore 17,00
Arrivo della carovana “IN BICI PER LA PACE”
(DEF-VK – Associazione dei renitenti al servizio militare  della Baviera )
 gruppo di pacifisti tedeschi partiti da Monaco di Baviera
Incontro con le autorità cittadine e Flash Mob
Organizzato da “Beati i Costruttori di Pace” e “Presidio No Dal Molin”


Martedi 9 agosto 2011 ore 20,30
Incontro “IL NUCLEARE: ieri, oggi…e domani…?”
Proiezione di un filmato 
 intervento di  Michele Boato (“Ecoistituto Veneto Alex Langer”)
Organizzato da “Tavolo della Consultazione” e “Casa per la Pace”


6-7-8-9 agosto 2011 dalle ore 8.00 alle ore 12.00
Presenza silenziosa davanti ai cancelli della base USA
“Site Pluto” a Longare, Vicenza
Organizzata da Gruppo Presenza a Longare “Francesco Scalzotto”




 6 - 9 Agosto 2011
3ª edizione “PACE IN BICI” (Beati i Costruttori di Pace)
che si concluderà il 9 Agosto alle 11.00 davanti alla base USAF di AVIANO (PN),
dove sono tutt’ora depositati una cinquantina di ordigni nucleari

martedì 19 luglio 2011

6 agosto 1945. 9 agosto 1945. 6-9 agosto 2011.

Alle ore 8.15 del mattino del 6 agosto 1945 a Hiroshima fu sganciata la prima bomba atomica. Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945 a Nagasaki alle ore 11.02 del mattino un’altra bomba atomica fu fatta esplodere.

Anche quest’anno proponiamo un momento di riflessione in occasione dell’anniversario di quegli orribili avvenimenti che ancora scuotono, o dovrebbero scuotere, le nostre coscienze.

Le vittime di quelle barbarie si sommano nella storia dell’umanità alle vittime di tutte le atrocità compiute dall’uomo contro se stesso: ricordiamo la Shoah, ma anche Sabra e Shatila, i massacri a Falluja, a Gaza... 150mila morti in Iraq dal 2003 (forse molti di più), 300mila morti nel Darfur dal 2003, 120mila morti in India dal 1979, 50mila morti nel conflitto russo-ceceno dal 1999, 300mila morti in Colombia dal 1964...

Le immani tragedie delle due guerre mondiali portarono ad alcuni buoni e importanti intendimenti, oggi di fatto disattesi:
  • lo Statuto dell’ONU inizia così: “NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, decisi a preservare le future generazioni dal flagello della guerra”...
  • la dichiarazione universale dei DIRITTI DELL’UOMO
  • la nostra costituzione all'Art.11 recita: “L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA”.
L'Art. 11 è UN RIPUDIO vincolante affinché il POPOLO ITALIANO NON OFFENDA PIÙ GLI ALTRI POPOLI.

Prevalgono le ragioni degli interessi economici sulle ragioni della coscienza, la menzogna sulla verità. Nonostante tutto quello che l’umanità ha sofferto e sta soffrendo, troppe “intelligenze” sono al servizio dei privilegi di pochi piuttosto che del bene per tutti, dello sterminio “scientifico” piuttosto che del progresso umano, della distruzione dell'ambiente piuttosto che della sua tutela. 
 


Ci diamo appuntamento davanti ai cancelli di “Site Pluto”
base in territorio italiano ma sotto controllo USA, situata nel comune di Longare, Vicenza, avamposto delle guerre di aggressione in Afghanistan e Iraq, a difesa non nostra ma degli interessi economici USA nel Vicino Oriente e in Africa, a difesa dei privilegi di una piccola parte della popolazione americana

sabato 6 agosto dalle ore 8.00 alle ore 12.00 nel giorno di Hiroshima
domenica 7 agosto dalle ore 8.00 alle ore 12.00
lunedì 8 agosto dalle ore 8.00 alle ore 12.00
martedì 9 agosto dalle ore 8.00 alle ore 12.00 nel giorno di Nagasaki


il Gruppo presenza a Longare “Francesco Scalzotto”

martedì 12 luglio 2011

La valle si ribella PARTE 1: I "WHITE BLOCK"

da http://www.giornalismi.info/gubi/articoli/art_8857.html


La valle si ribella: I "WHITE BLOCK"

Parte I - 2 luglio: i "white block" assediano la cattedrale

In questo caldissimo luglio ad alta velocità di repressione, decido di "autoinviarmi" in Val di Susa per osservare con i miei occhi un fenomeno di resistenza popolare che interpella le coscienze di tutto il paese, chiamato a scegliere tra il disinteresse e l'impegno a difesa dei beni comuni.
E' così che mi metto in macchina e il giorno prima degli scontri scopro che le prime "barricate" di protesta sono già state innalzate lontano dai cantieri. A Susa, in pieno centro e proprio davanti alla cattedrale osservo barricate simboliche, fatte di striscioni, chitarre, ramoscelli di lavanda distribuiti ai presenti, testi e canti per pregare e meditare.
Dietro questo "assedio" della sede vescovile c'è la mano del gruppo "Cattolici per la vita della Valle", che la sera di sabato 2 giugno ha voluto pregare per chiedere "Giustizia, pace e salvaguardia del creato", con particolare attenzione verso quella parte del creato che rischia di essere devastata dal progetto TAV.
"Questa lotta ci ha insegnato a stare assieme - racconta Eugenio, uno dei partecipanti alla Veglia -. Abbiamo imparato a superare i recinti dei vari gruppi, ed è dal dialogo che nasce la nostra forza".
La veglia è guidata da Don Michele Dosio, che ha alle spalle un passato di prete operaio ed esperienze di "chiesa popolare" a Torino. "Siamo determinati a portare questa lotta fino in fondo - spiega Don Michele - ma siccome siamo credenti, oggi pregheremo anche per chi non la pensa come noi".
A margine dei canti e delle letture, la veglia è stata segnata anche dal conflitto con il vescovo di Susa, Monsignor Alfonso Badini Confalonieri (membro del Consiglio per gli affari economici della CEI) che ha negato l'utilizzo della Cattedrale costringendo il gruppo a pregare all'esterno.
Un divieto che ha "dato scandalo" a molti fedeli, anche in considerazione del contrastante "via libera" ricevuto dal parroco della Cattedrale don Ettore de Faveri, che pure avrebbe dovuto avere un suo "peso politico" in quanto direttore della rivista diocesana.
Una signora presente all'evento non riesce a trattenersi, e si avvicina a don Ettore: "sono arrabbiatissima, scriverò una lettera al Vescovo". Don Michele guarda il bicchiere mezzo pieno e durante la veglia spiega che "non è un caso se siamo qui a pregare fuori dal tempio: la nostra presenza ha un forte valore simbolico".
Sia come sia, non è la prima volta che il vescovo di Susa si dimostra poco sensibile alle ragioni della protesta, anche a quelle ragioni che affondano le loro radici nei valori del cristianesimo. Già a maggio, in occasione della costruzione di un pilone votivo nel presidio della Maddalena di Chiomonte, Monsignor Badini aveva annunciato la terzietà della sua Curia rispetto alla questione: "sulla Torino-Lione in Valle di Susa c'è libertà di pensiero e di coscienza, perché la Chiesa è di tutti, sia di chi è a favore, sia di chi è contrario alla Tav. E' giusto che la Chiesa non abbia una posizione ufficiale sull'opera perché deve rappresentare tutti".
Detto in altre parole, nonostante il dettato biblico che ci affida la terra come custodi lasciandone la proprietà a Dio, a detta del Vescovo Badini nella Chiesa Cattolica esiste una sorta di "par condicio" tra i "No Tav" e chi sostiene interventi sul territorio che molti credenti potrebbero considerare una violenza "contro natura" dal carattere blasfemo.
Una scelta di "non intervento", quella di Badini, che potrebbe sembrare fin troppo pilatesca, coerente con una Chiesa dove trovano posto i cappellani militari e la nonviolenza francescana, ma comunque è un passo avanti rispetto alle opinioni espresse un paio di anni fa da Severino Poletto, all'epoca arcivescovo di Torino, che spronò apertamente i politici torinesi ad essere più risoluti nella realizzazione della Tav.
L'iniziativa dei "Cattolici per la vita della Valle", le posizioni diverse e conflittuali emerse all'interno della Diocesi e l'esistenza di un fronte "No-Tav" tutto interno alla Curia di Susa non lasceranno traccia nelle cronache dei giorni successivi.
Purtroppo le minoranze di cittadini fanno notizia solo quando tirano sassi, e le minoranze cattoliche fanno notizia solo quando tirano acqua al mulino di qualcuno. Così va a finire che gli unici giornalisti presenti all'evento sono il sottoscritto e una collega che lavora per una rivista Svizzera. Eppure il numero dei presenti era paragonabile a quello dei manifestanti che il giorno dopo sarebbero stati sulle altre barricate, quelle con gli sbarramenti organizzati dal Governo anziché dalla Curia.
Mentre partecipo a questa preghiera spontanea e non riconosciuta dal Vescovo, mi chiedo come sarebbe il mondo se ciascuno facesse il suo mestiere, con i Vescovi che smettono di fare i politicanti e aprono le porte delle chiese per riprendere il loro ruolo di pastori alla guida del popolo di Dio (anche quando è autoconvocato) con i politici che la smettono di fare i chierici investiti da un potere divino e riprendono ad ascoltare con umiltà la voce del popolo italiano, con i poliziotti che smettono di fare le "guardie giurate" delle aziende e riprendono a difendere i cittadini, anche e soprattutto dal malaffare e dalle speculazioni in odore di Mafia.
E con questi pensieri che mi frullano in testa, vado a cenare a Bussoleno, in un noto ritrovo di "facinorosi No-Tav" dove gli unici "preparativi di guerriglia" a cui assisto riguardano la distribuzione di bandiere e fazzoletti col simbolo della protesta. Come "autoinviato" non posso esagerare con la nota spese, e per dormire mi basta parcheggiare la macchina in uno spiazzo tranquillo appena fuori Chiomonte e reclinare il sedile. Sono troppo stanco per scegliere quale spezzone di corteo seguire, e rimando la decisione al giorno dopo.
(Fine prima parte)

 

domenica 10 luglio 2011

L'indignazione e la speranza

da http://www.cadoinpiedi.it/2011/07/04/lindignazione_e_la_speranza.html

L'indignazione e la speranza

di Luca Mercalli - 4 Luglio 2011

Ieri ho partecipato alla manifestazione in Val di Susa. Eravamo in migliaia, a manifestare pacificamente il nostro dissenso. Sui giornali e dalla politica solo menzogne

Luca Mercalli Sono appena rientrato dopo 6 ore di marcia a Chiomonte. Incredibile, un serpente umano colorato e festante proveniente da tutta Italia percorreva i boschi verdeggianti della media Valsusa in una giornata calda e luminosissima. La stima minima è di 50.000 persone, quella massima 100.000, fate voi... Statale del Monginevro bloccata e autostrada pure.

In queste ore ancora si sparano lacrimogeni, un teatro osceno per un Paese civile nel museo archeologico del villaggio neolitico della Maddalena di Chiomonte, che la polizia ha usurpato come suo quartier generale. Lì, nel punto di contatto tra manifestanti e poliziotti io non sono stato, e qualche ferito c'è, qualche sasso è volato, qualche episodio da deplorare può darsi che ci sia, ma aspettiamo a parlare quando avremo sentito i racconti e visto i video di chi era lì... Il 412 della polizia ha volato sopra di noi come fossimo stati in Afghanistan, dalle 8 alle 18 almeno, e sono 100 euro al minuto... io non ci sto, è uno scenario surreale per aprire un cantiere.

Ciò che vi vorrei dire a caldo è:

1) già ora le prime pagine dei giornali titolano di guerriglia, di back bloc e altre amenità simili: si tratta di elementi del tutto marginali della giornata, ciò che conta, e che doveva essere oggetto dei titoli, è l'enormità della gente normale qui confluita, cittadini italiani ed europei, famiglie con bambini, pensionati, professionisti, docenti, medici, artigiani, studenti che da tutta italia (pullman da Pisa, Macerata, Udine, Bologna, Genova...) hanno affrontato levatacce e disagi, per venire a passare una domenica di civile indignazione insieme a noi. Chapeau a tutti loro, che dimostrano come vi sia una presa di coscienza sempre più vasta del problema dei beni comuni e una voglia individuale di "contare" qualcosa sul piano delle scelte. Mi sembra che politica e giornalisti siano terribilmente indietro, impegnati a proteggere i loro privilegi o tremebondi a sperare che il loro servilismo porti una promozione sulla scala sociale. Ma la gente sta correndo più veloce di loro. Ho parlato con centinaia di persone e ne ho tratto una grande impressione di competenza, di coraggio, di onestà, di passione. Altro che black-bloc!

2) tutti hanno ben chiaro, per vivere ogni giorno sulla propria pelle altre simili usurpazioni sui loro territori, che le priorità per il Paese sono altre, che nessuno vuole questi monumenti faraonici ma desidera interventi semplici, evidenti e efficaci sulla quotidianità. Tutti hanno ben chiaro che i tempi stanno cambiando in fretta. Nelle ore di marcia sotto il sole, i discorsi che sentivo fare erano dei rapporti dell'Asia con il mondo occidentale, della crisi delle risorse, dell'opposizione economia capitalistica-benessere, dell'impossibiltà della crescita continua, della crisi petrolifera... insomma, un campione interessante di pubbliche riflessioni sul presente e sul futuro.

3) speriamo che ognuno di loro stasera su facebook dica: "c'ero anch'io e vi spiego quali menzogne i giornali e la tv diffondono su di noi e su questa faccenda".

4) fino al 12 luglio 1980 non c'era il traforo autostradale, quindi sulla ferrovia attuale passavano tutte le merci e i passeggeri per la Francia, inclusa la navetta per le automobili Bardonecchia-Modane. Nel 1980 eravamo forse all'età della pietra? La ferrovia attuale bastava allora, basterebbe a maggior ragione in un mondo futuro con meno risorse. Ma Chiamparino è al delirio sviluppista e vede il Tav Valsusa come una fede: o il Tav o la terribile decrescita! Allora Tav sia. Aggiungo che un'opera di questo genere avrebbe un overhead di sistema enorme rispetto a opere più semplici e resilienti. In un'epoca postpicco petrolifero, l'imponente infrastruttura tecnologica ed energetica necessaria a garantire la sicurezza di un tunnel di 54 km con temperature interne di oltre 50 C, collasserebbe dopo pochi mesi, anche solo per via dei costi. Vedere Rutilio Namaziano... le mitiche strade di Roma, poco dopo la caduta dell'impero erano impraticabili per mancanza di manutenzione e si preferiva il periglioso viaggio via mare da Roma alla Liguria piuttosto che affrontare il fango dei tratturi maremmani...

5) finanziamento europeo: per ora, a inizio cantiere, si parla di sbloccare 671 milioni di euro, pari a circa il 4,5% del valore del progetto (calcolato dell'ordine dei 15 miliardi di euro, anche qui non ci sono mai numeri trasparenti). In caso di realizzazione successiva, si parla di ulteriore finanziamento EU del 30% della sola tratta internazionale, che escluderebbe quindi i circa 2 miliardi di euro della tratta di adduzione Torino-Chiomonte, interamente a carico italiano. Sono dati vaghi perchè è quel poco che si riesce a leggere sui giornali locali. Anche questo fatto dovrebbe indignare tutti: non c'è uno straccio di rapporto ufficiale che faccia chiarezza verso i cittadini. I promotori, che i dati immagino li avranno, con fior di tecnici pagati per far solo quello, tacciono, lasciando tutti noi a baloccarci con stime e supposizioni. Anche questo è strano: se avessero dati seri, certi e inoppugnabili a sostegno dell'opera, non pensate che avrebbero già convocato una conferenza stampa internazionale, spazzando via ogni nostra chiacchiera? Invece stanno nascosti nelle gallerie, lasciando che la gente si arrabbi, che i politici sfornino la loro retorica, che i pochi come noi che tentano di ragionare si spacchino la testa su dati faticosamente estratti qua e là.

6) la stretta alleanza politica bipartisan che mostra un tenacissimo blocco favorevole all'opera, è un altro elemento di sospetto. In genere il politico, massimamente quello italico, quando trova un muro invalicabile nei propri affari, lo aggira, scantona, sceglie altri obiettivi più facili, ma non si mette contro una marea montante di rabbia popolare che sta diventando un elemento incognito estremamente instabile. Qui invece sono passati vent'anni di proteste e continuano tutti imperterriti ad andare in rotta di collisione contro il massiccio d'Ambin. Butto lì, non è che devono aver fatto tante e tali facili promesse sulla divisione di questa appetitosa torta, che ora qualcuno ha la canna di fucile puntata dietro la schiena se non le mantiene e non paga pegno?

Ciao a tutti dalla Valsusa, qui comunque è una serata ancora molto calda. Speriamo che serva a qualcosa. 

mercoledì 22 giugno 2011

L’Europa che ha fame

 da http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/internazionale/2011/143q11-L-Europa-che-ha-fame.html&title=L%E2%80%99Europa%20che%20ha%20fame&locale=it
Quarantatré milioni di persone a rischio povertà alimentare

L’Europa che ha fame

Bruxelles, 21.
 I tagli ai bilanci dell’Unione europea hanno colpito pesantemente i cittadini più deboli. Sono stati infatti ridotti di oltre i tre quarti, il 77 per cento, i fondi della borsa alimentare che distribuisce cibo gratis ai poveri, un programma di solidarietà europea che da anni sostiene i più vulnerabili e le famiglie che vivono in condizioni di disagio economico. In base ai dati della Commissione europea ci sono infatti 43 milioni di persone a rischio povertà alimentare, ossia cittadini che non possono permettersi un pasto decente ogni due giorni. Per la borsa alimentare, i fondi per il 2012 scendono ad appena  La spesa in un mercato di Atene (Reuters)113,48 milioni di euro, invece dei quasi cinquecento milioni degli ultimi anni. Nel solo 2009, l’anno più difficile della crisi economica, quei fondi hanno permesso di distribuire oltre 440.000 tonnellate di cibo gratis a 18 milioni di persone in Europa.
Ufficialmente, il taglio dei contributi europei è conseguenza di una sentenza della Corte di giustizia dell’Ue nella quale si afferma che, in base alle regole attuali, gli alimenti destinati ai poveri devono provenire dalle eccedenze nei magazzini pubblici dell’Unione europea. Ma i granai europei, come i depositi di latte in polvere sono quasi vuoti e sulla base delle eccedenze ancora esistenti, il commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, è riuscito a destinare al programma 2012 alimenti per un valore appunto di soli 113 milioni. Ciolos ha comque assicurato che «c’e il nostro impegno politico a favore di un programma la cui importanza è riconosciuta da numerose associazioni caritative e organizzazioni non governative in tutta Europa».
 
22 giugno 2011

Acqua, ora che è salva proviamo a non sprecarla...



Acqua, ora che è salva proviamo a non sprecarla...

acqua
Due referendum hanno giustamente sepolto la pessima legge sull’acqua voluta a colpi di voti di fiducia dal governo Berlusconi nel 2009, che, fra l’altro, imponeva la privatizzazione obbligatoria delle aziende pubbliche di servizi locali in nome dell’Europa. Un falso. La Ue ha optato per una politica di liberalizzazioni volte a creare una concorrenza fra i vari gestori.

Ma il centrodestra non ha liberalizzato, ha semplicemente fatto entrare i privati nelle aziende municipalizzate sostanzialmente per comandare (si pensi a Caltagirone nella più che centenaria Acea di Roma creata dalla Giunta Nathan con referendum). Anche perché quelle stesse imprese locali, un tempo gestite con rigore da un personale competente, sono state riempite - si pensi alla recente vicenda di Parentopoli a Roma - di dirigenti senza competenze specifiche, i quali si sono portati dietro gente ancor più mediocre.

Lo stesso centrodestra che ha teso a privatizzare le imprese pubbliche locali, ha accuratamente evitato di creare una vera concorrenza fra le grandi imprese nazionali e i loro servizi (si pensi soltanto alle ferrovie coi pendolari abbandonati a se stessi). I due referendum hanno quindi azzerato delle pessime regole e riportato l’acqua fra i beni pubblici da gestire in forma coerentemente pubblicistica e non privatistica. Come invece stavano facendo, in gran fretta, le prime aziende acquedottistiche privatizzate intascando dei bei sovraprofitti.

Ora però bisogna riscrivere accuratamente le regole e la sinistra deve concorrere con proposte chiare e responsabili, in ogni settore e in particolare per l’acqua. Dove la situazione italiana è tanto seria quanto anomala. Siamo infatti il Paese che consuma più acqua al mondo per abitante dopo Usa e Canada, il primo in Europa. Con una quota fortissima, il 65 %, in agricoltura, e in particolare al Nord (irrigazione e allevamenti), con consumi industriali almeno in apparenza più ridotti, ma con tanti, troppi prelievi (e scarichi) direttamente in falda, e con sprechi inaccettabili anche negli usi domestici. Si ricicla ancora poco l’acqua già utilizzata, rari sono gli acquedotti industriali e così via.

Si dissipa insomma l’acqua potabile. Anche in forza delle tariffe troppo basse di numerose città italiane: il consumo più alto lo si registra a Torino con 291 litri/abitante al giorno i più bassi a Firenze e a Forlì (130 litri/abitante). A Torino, guarda caso, l’acqua la si paga pochissimo. A Firenze e a Forlì la si paga un bel po’ di più. E’ interessante osservare che dove l’acqua costa poco, la si spreca; dove costa, la si economizza. Succede lo stesso in Europa: ad Atene l’acqua costa il doppio di Torino e Milano e se ne consuma, per abitante, meno della metà. Analogamente a Bruxelles, a Zurigo o a Berlino.

Si obietterà: in quelle città straniere gli acquedotti non registrano le perdite sovente ingenti dei nostri. Per la verità le regioni italiane nelle quali si registrano, secondo stime di Lergambiente, le minori perdite e quindi alte efficienze sono quelle - Emilia-Romagna, Umbria e Marche - dove le tariffe non sono “stracciate”, da svendita. Voglio dire che, dove le tariffe remunerano in modo equo costi e investimenti consentendo ammortamenti e miglioramenti delle infrastrutture, la rete risulta più efficiente. Come deve essere in un’azienda di pubblici servizi che si rispetti.

Certo, poi ci sono i disastri di Cosenza col 70% di acqua persa per strada, di Campobasso col 65%, di Latina col 66%, ma pure di Trieste, a Palermo, a Catania, a Messina o a Cagliari dove si arriva ad un 40%. Casi in cui, temo, occorrerà un piano straordinario di investimenti. Secondo il geologo Mario Tozzi, i chilometri di rete idrica da rifare sono almeno 50.000 sui 291.000. Ma è una balla del centrodestra che i 60 miliardi ritenuti necessari per questo adeguamento possano (o meglio, potessero) metterceli soltanto i privati. In generale, come ha scritto di recente l’economista Marco Causi, deputato del Pd, «andrà scritta nuovamente la norma tariffaria, riportandola ai parametri del costo dell’investimento e della remunerazione della gestione industriale» evitando così gli extraprofitti.

Lo stesso cantiere riformatore va esteso ad altri servizi lasciati da anni nel limbo, probabilmente per favorire così speculazioni ed ecomafie: per esempio nel campo strategico dei rifiuti urbani e del loro corretto smaltimento. Insomma, dopo questi referendum c’è tanto da proporre e da fare per rimediare alle pessime leggi e alle prolungate inerzie dei governi Berlusconi mascherate con quei commissariamenti straordinari che hanno prodotto la “cricca” con relative speculazioni a danno delle nostre tasche. Ma ci vuole, credo, un nuovo governo, davvero “responsabile”.

19 giugno 2011

martedì 21 giugno 2011

Dati choc su oceani, animali a rischio estinzione

da http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2011/06/20/visualizza_new.html_815476460.html

Dati choc su oceani, animali a rischio estinzione

Gruppo scienziati dimostra evidenza fattori stress

Leggi facendo "click" su questo "collegamento" ("link").
 

E l' "homo sapiens" ... ?!

domenica 12 giugno 2011

Augurio di Pentecoste

I portatori di sogni

di Gioconda Belli

Tutte le profezie raccontano
Che l'uomo creerà la propria distruzione.
Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova
hanno anche generato una stirpe di amatori e sognatori;
uomini e donne che non sognano la distruzione del mondo,
ma la costruzione di un mondo pieno di farfalle e usignoli.

Li hanno chiamati illusi, romantici, pensatori di utopie,
hanno detto che le loro parole sono vecchie
e in effetti lo sono,
perché la memoria del paradiso è antica
nel cuore dell'uomo.

Sono pericolosi - stampavano le grandi rotative
Sono pericolosi - dicevano i presidenti nei loro discorsi
Sono pericolosi - mormoravano gli artefici di guerra
Bisogna distruggerli- stampavano le grandi rotative
Bisogna distruggerli - dicevano i presidenti nei loro discorsi
Bisogna distruggerli - mormoravano gli artefici di guerra

I portatori di sogni conoscevano il loro potere
e perciò non si sorprendevano.
E sapevano anche che la vita li aveva generati
per proteggersi dalla morte annunciata dalle profezie.
E perciò difendevano la loro vita anche con la morte.
E perciò coltivavano giardini pieni di sogni
che esportavano con grandi nastri colorati;
e i profeti dell'oscurità passavano notti e giorni interi
controllando tutti i passaggi ed i sentieri,
cercando quei carichi pericolosi
che non hanno mai potuto intercettare,
perché chi non ha occhi per sognare
non vede i sogni né di giorno né di notte.

E nel mondo si è scatenato un gran traffico di sogni
che i trafficanti della morte non riescono a bloccare;
e dappertutto ci sono quei pacchetti con grandi nastri colorati
che solo questa nuova stirpe di veri esseri umani può vedere
E i semi dei loro sogni non si possono scoprire
perché vanno avvolti in rossi cuori
o in larghi vestiti di maternità
dove i piedini sognatori caprioleggiano nei ventri che li vogliono portare.

venerdì 10 giugno 2011

Il Papa: «Le fonti d'energia non siano pericolose per uomo e ambiente»

da http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_09/papa-fukushima-energie_3078c38a-9280-11e0-92af-982eb6e0ff41.shtml

«Rivedere il nostro approccio alla natura»

Il Papa: «Le fonti d'energia non siano pericolose per uomo e ambiente»

«Stili di vita rispettosi, sostegno a ricerca e sfruttamento di energie che salvaguardino patrimonio della creazione»


Benedetto XVI (Afp)
Benedetto XVI (Afp)
MILANO - La tragedia di Fukushima induca a una riflessione e si adottino «energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l'uom0». È il monito che Benedetto XVI ha lanciato nel corso della presentazione dei nuovi ambasciatori di sei nazioni presso la Santa Sede. «Adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l'uomo, devono essere priorità politiche ed economiche», ha detto il Papa, che ha fatto riferimento alle «innumerevoli tragedie» che hanno toccato quest'anno «la natura, la tecnica e i popoli». «RIVEDERE APPROCCIO ALLA NATURA» - «La vastità di tali catastrofi ci interroga», ha aggiunto Joseph Ratzinger. «È l'uomo che viene prima, è bene ricordarlo. L'uomo a cui Dio ha affidato la buona gestione della natura, non può essere dominato dalla tecnica e diventarne soggetto. Questa presa di coscienza deve portare gli Stati a riflettere insieme sul futuro a breve termine del pianeta, davanti alle loro responsabilità verso la nostra vita e le tecnologie». Secondo il Pontefice, quindi, «diventa necessario rivedere totalmente il nostro approccio alla natura», che «non è unicamente uno spazio da sfruttare o ludico», ma «è il luogo natale dell'uomo, praticamente la sua "casa"». Il Papa ha auspicato un «cambio di mentalità» per «arrivare rapidamente a un'arte di vivere insieme che rispetti l'alleanza tra l'uomo e la natura, senza la quale la famiglia umana rischia di sparire».

Inoltre «l'insieme dei governanti devono impegnarsi a proteggere la natura e aiutarla e adempiere il suo ruolo essenziale per la sopravvivenza dell'umanità». «Le Nazioni Unite - ha sottolineato Benedetto XVI - mi sembrano essere il quadro naturale di una tale riflessione che non dovrà essere oscurato da interessi politici ed economici ciecamente partigiani, al fine di privilegiare la solidarietà rispetto all'interesse particolare». Secondo Ratzinger, poi, «conviene anche interrogarsi sul giusto posto della tecnica», dal momento che «i prodigi di cui è capace vanno di pari passo con disastri sociali ed ecologici». L'allarme del Pontefice è verso «la tecnica che domina l'uomo, lo priva della sua umanità» e verso «l'orgoglio che essa genera» e che «ha fatto nascere nelle nostre società un economismo inflessibile e un certo edonismo tale da determinare soggettivamente e egoisticamente i comportamenti».
09 giugno 2011

Invito delle Acli: quattro sì.


ROMA. In vista dell’ormai imminente referendum le Acli invitano a votare quattro sì ai quesiti proposti. 

Sull’acqua in particolare, si legge in un documento della presidenza nazionale, «si gioca una partita vitale per il futuro» perché «l’acqua è un bene comune, non un bene economico» e «non si possono creare profitti da un bene comune».

Anche sul nucleare, pur non avendo aderito al comitato referendario, le Acli invitano a votare sì per abrogare le norme che disciplinano il ritorno delle centrali in Italia. «Una scelta di buon senso dettata dal principio di precauzione che vale per noi in tutte le questioni nelle quali è in gioco il rapporto tra tecnica e vita». E in questo caso, almeno «allo stato attuale, i rischi sembrano prevalere sui benefici».

Infine il legittimo impedimento. Anche in questo caso le Acli non sono state tra i promotori, ma «chiamati a scegliere votiamo sì». «Sebbene il nostro Paese possa aver bisogno di garanzie per le alte cariche istituzionali – si legge nel documento – non può essere una legge ordinaria a introdurle attraverso una forzatura della maggioranza di governo. È necessaria invece una legislazione costituzionale approvata a larga maggioranza».

Anche monsignor Emidio Cipollone, arcivescovo di Lanciano-Ortona, ricorda che «l’acqua è un bene comune e tale deve rimanere». «Ci dicono che sarà l’"oro azzurro" dei prossimi anni, come il petrolio è stato l’"oro nero" per il Novecento: difendiamo l’acqua da ogni tipo di inquinamento, sia ambientale che egoistico, affinché rimanga una ricchezza comune e non un bene con il quale fare profitti». (M.Mu.)

mercoledì 8 giugno 2011

Lettera aperta a tutti i cittadini di Vicenza in occasione dei Referendum, 12 e 13 giugno


LETTERA APERTA A TUTTI I CITTADINI

“Fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti, ma da saggi, facendo buon uso del tempo perché i tempi sono cattivi” (Ef.5,15).  Paolo diceva così ai cristiani di Efeso, ma il richiamo a usare saggezza e discernimento è importante anche oggi per tutti, non solo per noi cristiani, all’inizio del terzo millennio.
Come componenti della Commissione Pastorale Sociale (lavoro, giustizia e pace, cura del creato) diocesana, vogliamo quindi condividere con tutti i concittadini alcune riflessioni sui referendum del 12 e 13 giugno, partendo dalla convinzione che la partecipazione e il diritto/dovere a informarsi ed esprimere la propria azione democratica siano fondamentali.
Desideriamo quindi ricordare che siamo chiamati ad esprimerci su importanti questioni, che riguardano il nostro futuro e soprattutto quello dei nostri figli: la privatizzazione dell’acqua (due quesiti), il programma nucleare, già bocciato dai cittadini nel 1987, e infine il legittimo impedimento per le alte cariche dello Stato. In particolare, il referendum sull’acqua, bene comune e fondamentale per tutti, è il primo proposto dalla società civile.
Facciamo, in proposito, semplice memoria di alcuni autorevoli pronunciamenti ecclesiali:
1. Il papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate ci ricorda: «La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso» .
2. Recentemente il segretario della CEI , in un Convegno ad  Assisi,  ha espresso il medesimo pensiero: «ci sentiamo coinvolti, custodi e responsabili di quella risorsa preziosa che anche oggi è l’acqua, bene troppe volte ridotto a merce, a valore economico, a oggetto di scambio, da cui si vede escluso chi non ha possibilità di reddito per assicurarsela», e che questo «richiede un impegno comune, che sappia orientare le scelte e le politiche per l’acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale» .
3. 25 diocesi (tra le quali Vicenza, Padova, Treviso e Venezia) hanno promosso una campagna pasquale su «Acqua: dono di Dio e bene comune» che ci ricorda: «Il diritto all’acqua deve dunque essere garantito anche sul piano normativo, mettendo in discussione quelle leggi che la riducono a bene economico. Sarà importante, quindi, partecipare attivamente al dibattito legato al referendum sulla gestione dell’acqua».

Anche la scelta del nucleare pone non pochi interrogativi in particolare per il livello di rischio che comporta; gli eventi si sono purtroppo incaricati di dimostrare che non esistono centrali sicure e i danni in caso d'incidente o malfunzionamento sono irreversibili e ricadono sulle generazioni future per centinaia d'anni.
Gli incidenti di Tree Miles Island negli USA, Chernobyl nell'ex Unione Sovietica e ora Fukushima nell'iper tecnologico Giappone uniscono in un triste abbraccio tutto il pianeta.

Quindi i temi del nucleare e dell’indispensabilità dell’acqua riguardano la vita, la salute e la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo;  non possiamo non occuparcene o delegare ad altri la nostra scelta.
Ogni persona è chiamata ad informarsi per avere concreti strumenti di valutazione , a diventare soggetto di discernimento e a partecipare con senso di responsabilità al voto esprimendo la propria posizione . Solo in questo modo possiamo “costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà una “città” più umana, più giusta e solidale” (Benedetto XVI a Venezia).

Pastorale Sociale e del Lavoro di Vicenza