giovedì 26 marzo 2015

Principio di precauzione, Organismi Geneticamente Modificati e fame nel mondo...

Proponiamo alcune letture:

1 - due articoli dalla rivista Aggiornamenti Sociali:

(a) - C. Casalone S.I., Principio di precauzione. Versione «assolutista». Versione «ragionevole», Aggiornamenti Sociali, 09-10 (2003) pp. 658-661 - si può aprire/scaricare il pdf da questo "collegamento"

ottimo articolo, chiaro e corretto con un unico neo: un esempio ambiguo che potrebbe essere interpretato come di parte
p. 660 "Per es., si possono proibire le colture GM per contenere il rischio di danneggiare la biodiversità; ma così facendo ci si espone alla possibile comparsa di parassiti più aggressivi o a un maggiore uso di pesticidi, nocivi anche per gli uomini, richiesto da piante non GM.": di fatto, fino ad ora, è successo proprio il contrario... [vedi punto 4 - in fondo]

(b) - Peter Kodwo Appiah Turkson [Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace], Per un dialogo autentico sugli OGM, Aggiornamenti Sociali, fascicolo aprile 2014, pp. 278-291 - si può aprire/scaricare il pdf da questo "collegamento"

[...] il problema non è la scarsità di cibo a livello globale. Oggi il mondo produce cibo più che sufficiente a sfamare i suoi 7 miliardi di abitanti, ma nel mondo un miliardo di persone soffre la fame (circa 1 su 7), negli Stati Uniti 50 milioni (circa 1 su 6). Molto cibo va perduto dopo il raccolto o, semplicemente, viene gettato via; un recentissimo documento si apre con queste parole: «la FAO stima che ogni anno circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano nel mondo vada perso o sprecato». Altre stime sono ancora più elevate. A partire dagli anni ’80 i pontefici, sulla base delle statistiche della FAO, hanno sottolineato che la disponibilità di cibo pro capite sul pianeta è in costante aumento. Quindi è chiaro che, in gran parte, la fame è un problema di distribuzione o di accesso al cibo: o non raggiunge alcune persone, oppure queste non hanno i mezzi per comprarlo. Ad altri, invece, esso arriva con grande abbondanza, anche da molto lontano, tanto che possono sprecarlo. In altri casi, infine, si registrano carenze nei sistemi di stoccaggio dei raccolti o nella catena di distribuzione dei prodotti alimentari. [...] 
Si promuovono le nuove tecnologie asserendo che aumenteranno il cibo a disposizione di ciascuno, ma questo è solo un pezzo della storia. In realtà, le innovazioni sono concepite e realizzate a beneficio di un numero circoscritto di persone già molto abbienti.[...] È azzardato – e in ultima analisi assurdo, anzi peccaminoso – impiegare le biotecnologie senza la guida di un’etica profondamente responsabile. [...] 
Per questo è nostra intenzione promuovere un dialogo costruttivo tra le parti interessate, negli Stati Uniti o altrove. [...]

2 - due contributi dal sito di Coldiretti: 

3 - la posizione di GreenPeace dal loro sito a questa "pagina": «assolutista» o «ragionevole»?
  • Non è raro che gli OGM vengano presentati come il rimedio per la fame nel mondo o come un passo verso un'agricoltura rispettosa dell'ambiente. In realtà, gli organismi geneticamente modificati non sono altro che una sfaccettatura di un settore agricolo di stampo industriale, in cui l'uso di erbicidi e pesticidi è molto diffuso. Inoltre, il rilascio di OGM nell'ambiente comporta notevoli rischi, come la perdita di biodiversità, e molti altri addirittura imprevedibili.
  • Greenpeace si oppone alla coltivazione di OGM in campo aperto. Perché è una fonte di inquinamento genetico. Perché minaccia la biodiversità. Perché inevitabilmente contamina le coltivazioni tradizionali e biologiche.
  • Greenpeace NON si oppone invece alla ricerca in un ambiente confinato (laboratorio), in particolare  in campo medico. Noi non siamo contro la ricerca o il progresso. Noi sosteniamo una scienza che sia a vantaggio di tutti e che rispetti l'ambiente.
4 - per chi volesse approdondire l'argomento (impatto sociale, impatto ambientale, considerazioni etiche, rischi, controlli, normative, etc.) è suggerito il seguente libro:

A. Medici, C.M. Grillo, G. Bernacchia, Organismi Geneticamente Modificati. Etica, tecnica, norme, La Tribuna, Piacenza 2003

come esempi, tratti dal libro citato, due fra le molte affermazioni sugli OGM, sostenute da multinazionali, quelle direttamente coinvolte nel settore OGM, quelle che vendono "pesticidi", quelle che hanno il monopoliio delle sementi: "sostanziale equivalenza" e "con gli OGM si rispetta l'ambiente usando meno pesticidi":

p. 309: "la manipolazione genetica NON equivale alle tradizionali tecniche di incrocio per ottenere nuove razze e varietà: pertanto il "princpio di sostanziale equivalenza" deve essere rivisto alla luce delle nuove evidenze accumulate": le tradizionali teniche (non genetiche) rispettano i meccanismi di riproduzione mssi a punto da milioni di anni di evoluzione

p. 311: "le piante transgeniche più diffuse presentano nuovi caratteri di resistenza agli erbicidi e agli insetti...": proprio a causa delle più diffuse piante transgeniche c'è il rischio di un incremento nell'uso di pesticidi, venduti dalle stesse multinazionali che immettono OGM nell'habitat agricolo... e con il passare degli anni insetti e parassiti diventano comunque più resistenti.

C'è comunque chi non solo difende ma illustra i vantaggi dei semi GM (ad es. ilfattoquotidiano.it sul cotone Bt in India) gettando discredito su Vandana Shiva che "si spaccia per scienziata"...

C'è chi ricorda (ad es.Repubblica.it oppure theguardian.com) i 200mila o circa 270mila piccoli coltivatori di cotone indiani suicidi dal 1995 a causa dei debiti accumulati e insostenibili, legati a variazioni climatiche, al prezzo dei semi di cotone (che sono obbligati a ri-comprare) e dei pesticiti che devono necessariamente usare...

lunedì 23 marzo 2015

Un’altra difesa è possibile

Raccolta firme per una proposta di 
legge di iniziativa popolare
per istituire una difesa civile 
non armata e nonviolenta

*** si raccomanda di portare la carta di identità ***

Giovedì 26 marzo ore 20. 30
presso il Centro Culturale S. Paolo
viale Ferrarin 30 – Vicenza
 
Interventi
Bepi De Marzi racconta l’“imbecillità dei bombardieri”
Mao Valpiana spiega le ragioni e gli obiettivi della Campagna

L’Italia ripudia la guerra (art. 11 della Costituzione), ma si continua ad acquistare armi. Crescono le spese militari. Continua la militarizzazione del territorio con sempre nuove basi. Il nostro Paese, pur essendo in piena crisi economica, si colloca tra le prime potenze militari e partecipa alla corsa agli armamenti più dispendiosa della storia (cacciabombardieri F35). L’esercito italiano è coinvolto con i suoi uomini e le sue armi nelle missioni cosiddette “di pace” in scenari lontani. Per superare tutto questo è necessario aprire nuove e coraggiose prospettive. Per questo si propone di istituire, con una legge di iniziativa popolare, una difesa civile non armata e nonviolenta, la formazione e l’addestramento dei “corpi civili di pace”, la possibilità di una “opzione fiscale” che sposti risorse finanziarie dalla spesa militare a quella per la difesa civile nonviolenta, l’istituzione di un Dipartimento nazionale per la difesa civile e la risoluzione nonviolenta dei conflitti, un Centro nazionale per le ricerche sulla pace e la prevenzione dei conflitti.
E altro ancora...

La Campagna è promossa da: 
Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale per il Servizio Civile, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci!, Tavolo Interventi Civili di Pace

Info: casaperlapace@gmail.com  
cell. 333 3410606 (Giancarlo) – 335 6429807 (Francesco)

venerdì 20 marzo 2015

Un ricordo di Mario Catagini. E un esempio

A un mese dalla sua morte, ricordiamo Mario Catagini con una immagine...


... e una lettera: due segni eloquenti del suo impegno sociale come cristiano

Lettera a “La Voce dei Berici” e “Il Giornale di Vicenza”
4 gennaio 2008

Sono uno di quelli che dicono “no” a una nuova base militare USA a Vicenza. L’ho detto ieri, lo ripeto oggi e non mi stancherò di dirlo finché ne avrò le forze: “voce di chi non ha voce”.
Per chiarire le idee a qualcuno, dico subito: questo mio “no” non deriva dall’essere un comunista o un antiamericano. Io sono un cristiano! Il Signore mi insegna ogni giorno a non avere nemici. “Il Cristianesimo non è un insieme di idee, di filosofie; è una Persona: Cristo. La vita cristiana non è un insieme di regole; è un rapporto personale e comunitario con questa Persona“. Questa è la catechesi insegnata da don Oreste Benzi.
Da anni aderisco alla “Campagna Obiezione alle Spese Militari per la Difesa Popolare Nonviolenta” che vuol dire: “Non un soldo per la guerra, ma paghiamo per la pace: chiediamo la riduzione delle spese militari; chiediamo che sia cambiato il modello di difesa; chiediamo che venga istituito il Ministero della Pace“.
Per grazia di Dio, da trent’anni appartengo alla comunità Papa Giovanni XXIII e il mio domicilio si trova tra i poveri. Non per questo mi sento a posto; con la preghiera e con delle buone letture chiedo al Signore l’aiuto per convertirmi.
Sant’Agostino in uno dei suoi discorsi diceva: “tu dai il pane all’affamato, ma come sarebbe meglio se non dovessi dare il pane a nessuno, perché tutti hanno il pane! Tu dai il vestito all’ignudo, ma come sarebbe meglio se non dovessi dare il vestito a nessuno, perché tutti hanno il vestito! Non dobbiamo coltivare i poveri per fare le opere di misericordia, ma abbattere la miseria, così non ci sarà più bisogno delle opere di misericordia! Bisogna rimuovere le cause che creano l’ingiustizia per creare i cieli nuovi, la nuova terra dove regna la giustizia di Dio”.
Prima di parlare di chi muore di fame, di sete e di malattie, bisogna parlare di chi ha il potere di mantenere le cose così come stanno. Rimuovere le cause che creano i poveri, leggendo i segni dei giorni nostri, richiede urgentemente a tutti il massimo di disponibilità e di impegno.
La nonviolenza non è “legge del minimo sforzo”; è invece “vino nuovo in otri nuovi”; è sensibilizzazione per promuovere nuove forme di linguaggi di comunicazione per un futuro smilitarizzato. Un impegno duro, dato che chi affama è protetto dalle leggi. Lotta nonviolenta è obiezione, non—collaborazione, disobbedienza civile, che comportano il rischio per chi le pratica. “No dal Molin” per me vuol dire tutto quanto ho scritto sopra.
E voglio concludere citando un passo della lettera “L’obbedienza non è più una virtù”, scritta da don Lorenzo Milani ai cappellani militari: “Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto”.

Pace e Bene
    Mario Catagini

sabato 28 febbraio 2015

Crisi Ucraina

E' questo il modo migliore per cercare una soluzione diplomatica alla crisi nella regione?

Veicoli NATO a 300 metri dal confine Russo
  
"I soldati dell’esercito statunitense del Secondo Reggimento Cavalleria hanno preso parte alla parata militare per celebrare il giorno dell’Indipendenza Estone. Narva è una vulnerabile città di confine, un fiume la separa dalla Russia. [...] Le direttive NATO lamentano che Putin abbia un’influenza destabilizzante nei paesi del Baltico e che la guerra fredda stia diventando rapidamente una guerra calda. Nessuno però menziona quanto vicino alla Russia siano state costruite le basi NATO". fonte

altre fonti:
Washngton Post (testo in inglese e video)
Global Research (testo in inglese e video)

martedì 24 febbraio 2015

Italia e vendita di armi...

dalla pagina http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/18/libia-guerra-non-per-litalia-sempre-ottimo-affare/1435158/
Libia, l’Italia fa affari su export armi. Ma il Parlamento non ne parla da 8 anni
Libia, l’Italia fa affari su export armi. Ma il Parlamento non ne parla da 8 anni
L'ultima Relazione al Parlamento certifica il record dell'export di sistemi d'arma in Medio Oriente e Nord Africa. Così, indirettamente, l'Italia alimenta la guerra e anche i ribelli dell'Is che conquistano posizioni e arsenali. Poco o nulla ne sanno i politici chiamati a deliberare un eventuale intervento: il documento (1672 pagine l'ultimo) che viene trasmesso alle Camere non viene discusso dal 2008
 
Più informazioni su: Armi, Difesa, Guerra in Libia, Isis, Spese Militari

continua http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/18/libia-guerra-non-per-litalia-sempre-ottimo-affare/1435158/

sabato 21 febbraio 2015

G. Foschini: Quelle bufale razziste che avvelenano il web...

Rassegna stampa: "QUELLE BUFALE RAZZISTE CHE AVVELENANO IL WEB "CANCELLATELE, E' REATO"" - del 08-02-2015

da La Repubblica, 8 febbraio 2015

QUELLE BUFALE RAZZISTE CHE AVVELENANO IL WEB
“CANCELLATELE, E’ REATO”
GIULIANO FOSCHINI

Dicono che il principio sia quello della goccia: «Oggi parli di rom ladri, domani di nord africani violentatori. Poi butti qualche dato farlocco sull’immigrazione su un blog, ricostruisci una storia verosimile ma evidentemente falsa che rimbalza da un sito all’altro. Alla fine il confine tra vero e falso salta. Ed è così che gli italiani stanno rischiando di diventare razzisti».
In Italia da qualche mese si sta diffondendo un pericoloso virus xenofobo: la bufala su Internet. Siti, blog, profili Facebook diffondono notizie false, costruite però come assolutamente verosimili, che hanno come obiettivo i migranti. Una vicenda tanto seria da aver fatto muovere l’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del consiglio, che ha costituito un apposito ufficio di cacciatori di bufale. Il loro compito è cercare siti con notizie farlocche e inviare agli amministratori avvisi di questo tenore: «O cancelli il link, o ti denunciamo per istigazione al razzismo». «La notizia da lei pubblicata è palesemente falsa — si legge nelle centinaia di lettere che l’Unar sta inviando in questi giorni — e trasmette un messaggio distorto della realtà che contribuisce a creare un atteggiamento ostile nei confronti della popolazione rom nonché incitante alle xenofobia e all’odio razziale». Per questo, «per non incorrere dalle conseguenze imposte dalla legge, va immediatamente eliminato».
I casi, come spiega il direttore dell’Unar Marco de Giorgi, «sono decine e decine. Visti i numeri, abbiamo deciso di creare un osservatorio permanente sul web che grazie anche alle segnalazioni che arrivano sul nostro sito ha unicamente il compito di analizzare il tema dell’“hate speech on line”, la macchina del fango sul web, che è la nuova frontiera del razzismo. La più difficile da combattere».
Da novembre a oggi sono partite lettere di diffida ai siti che hanno pubblicato le notizie più disparate: c’è chi ha raccontato dei milioni di euro in contanti ritrovati in un campo Rom (la notizia è stata riportata identica da una serie di siti dalla Puglia alla Lombardia), oppure sempre di migranti bloccati perché prendevano a sassate una scuola. C’è poi lo slavo rapitore seriale di bambini, l’allarme Ebola portato dai migranti di Lampedusa oppure la villa in Sardegna regalata da un sindaco a un gruppo sempre di Rom, la categoria più bersagliata.
Ma perché lo fanno? Da un’analisi statistica è emerso che i motivi sono diversi, a volte politici (alcune delle bufale sono state messe in rete da Casa Pound e in un caso da un blog di grillini). Oppure dietro ci sono dei navigatori che vogliono guadagnare clic, visto che sono decine di migliaia le visualizzazioni grazie ai rimbalzi sui social network.
«Abbiamo istituito — spiega De Giorgi — un numero verde (800901010) che raccoglie anche le segnalazioni mentre nei prossimi giorni annunceremo la settimana contro il razzismo, che si terrà dal 16 al 22 marzo, e che avrà proprio l’obiettivo di sfatare tutti i falsi luoghi comuni sulla immigrazione in Italia. Lanceremo ogni giorno sui social uno stereotipo comune sul web e cercheremo di smontarlo con dati scientifici delle statistiche ufficiali». Per esempio: dicono che gli immigrati sono troppi, ma in realtà sono appena l’otto per cento della popolazione, una percentuale molto più bassa rispetto al resto di Europa. «Raccontano che gli immigrati costano troppo quando invece ci sono 3,5 milioni di contribuenti che versano all’Inps 7 miliardi di euro di contributi. Fonti di Banca di Italia e Unioncamere indicano che nessuno ruba occupazione agli italiani anche perché i migranti occupano dei segmenti di lavoro che gli italiani non vogliono. Infine, c’è stata una recrudescenza razzista contro i mussulmani: ma in Italia quasi tutti i migranti sono cattolici».
Qualcuno però sta protestando contro l’iniziativa dell’Unar. Alcune lettere di contestazione sono state inviate anche a siti satirici: «Acquista tris di fantasmini da un vucumprà e contrae l’Ebola» era scritto in una delle notizie poi rimosse. Ma era il famoso sito “Lercio”.

giovedì 12 febbraio 2015

Vicenza ospita H.I.T.: Hunting, Individual protection, Target sports = una esposizione di armi...

venerdì 13 febbraio 2015, ore 20:30
presso salone della Cooperativa Insieme, via B. Dalla Scola 253, Vicenza

HIT Show: questioni aperte e prospettive

Si svolgerà a metà Febbraio, alla Fiera di Vicenza, HIT Show 2015 (Hunting, Individual Protection, Target Sports), un'esposizione di armi e altri prodotti per la caccia e lo sport, ma anche destinati alla "protezione individuale". Cultura di pace e cultura delle armi; loro commercio e responsabilità sociale; rilevanza del settore e rapporti con il territorio: l'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza (OPAL) di Brescia e la Rete Italiana per il Disarmo invitano le associazioni vicentine e la cittadinanza tutta ad un confronto in merito.

Interverranno, fra gli altri:

Francesco Vignarca
coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo

Piergiulio Biatta
presidente dell’Osservatorio OPAL di Brescia

Giorgio Beretta
analista del commercio di armi



Promosso da: Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza (OPAL) di Brescia e Rete Italiana per il Disarmo.

venerdì 6 febbraio 2015

Mini-tappa ciclistica di solidarietà in difesa del lavoro alla Campagnolo di Vicenza

ATTENZIONE !
causa maltempo previsto per Domenica 15
la manifestazione ciclistica è rinviata a
Domenica 22 febbraio, stessi orari e modalità

L'iniziativa ha il significato di richiamare l'impresa alla responsabilità verso il territorio per dare un esito diverso e positivo a questa vicenda. Vuole essere un segno di vicinanza e solidarietà a tutti i lavoratori, in particolare a quelli che rischiano di perdere il lavoro e in generale ai tanti nostri giovani e alle tante donne e uomini vicentini che si trovano già in questa situazione.

martedì 3 febbraio 2015

A rivederci, Chiara e grazie

Il rosario per Chiara sarà recitato mercoledì 4 febbraio 2015 alle ore 19,30 presso la chiesa di Araceli in via Borgo Scroffa 24 a Vicenza 

Il saluto a Chiara si svolgerà Giovedì 5 febbraio alle ore 10,30 presso la Chiesa di Santa Maria in Araceli (Araceli vecchia) a Vicenza

domenica 1 febbraio 2015

primolunedìdelmese / 131

2 Febbraio 2015 - ore 20:30

presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
- Parcheggio adiacente. Si raccomanda puntualità ! -
La revolución di papa Francesco
L'apertura ai movimenti popolari del Sud come del Nord del mondo, riuniti di recente in Vaticano. La lotta per la Pace e in difesa dell'Ambiente. Gli sforzi per propiziare dialogo e negoziato nella crisi mediorientale. La mediazione fra Cuba e Stati Uniti. La beatificazione del vescovo salvadoregno Romero, simbolo dei poveri latinoamericani. La nomina di nuovi cardinali, con occhio di riguardo alle 'periferie' più che al 'centro'. I rapporti con le chiese d'Oriente e l'ecumenismo.
Le questioni etiche. I problemi con la Curia, gli scandali, la ristrutturazione dello IOR... Quanto basta per far venire il 'maldipancia' a quei 'cattolici medi', cui lo scrittore Vittorio Messori ha inteso dare voce, di recente,
sul Corriere della Sera (qui il suo intervento e qui un commento di Raniero La Valle).
A due anni dal suo insediamento, l'agenda di Bergoglio interroga tutti perché, comunque vada, a cambiare non sarà soltanto la Chiesa Cattolica.

Ne parliamo con Claudia FantiGiornalista dell'agenzia ADISTA

--- Finestra sul cortile di casa ---
Armi in bella mostra a Vicenza: anche per i bambini?
Si svolgerà a metà Febbraio, alla Fiera di Vicenza, HIT SHOW 2015, dove HIT sta per Hunting, Individual Protection, Target Sports; vale a dire, un'esposizione di armi da caccia e sportive, ma anche destinate alla "protezione individuale". Ma, come confondere armi sportive e venatorie con quelle destinate alla difesa personale? Eppoi, i padiglioni che le esporranno saranno accessibili anche ai minori? Ne parliamo.

mercoledì 21 gennaio 2015

Isis: solo una riforma dell'Islam può sconfiggerlo - ma... - Chi finanzia Isis. Stati, nomi e numeri

dalla pagina http://www.news.va/it/news/isis-solo-una-riforma-dellislam-puo-sconfiggerlo

2015-01-20 Radio Vaticana

Per quanto in minoranza, "l'Islam in Europa è in un contesto favorevole perché è da qui che potrebbe partire un movimento in cui si dia impulso a quella sorta di illuminismo o di riforma dell'Islam di cui tanto si è parlato in questi anni. Se non si realizzerà, allora i cantori dello scontro tra civiltà, avranno buon gioco nell'attribuire all'Islam le azioni del radicalismo islamista". Con Renzo Guolo, docente di Sociologia dei processi culturali all'Università di Padova, l'analisi del magmatico e delicato scacchiere internazionale alla luce della minaccia jihadista. "Anche l'Occidente", aggiunge Marco Lombardi, esperto di Politiche della Sicurezza, "deve dare il suo contributo".

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dalla pagina http://www.formiche.net/2014/08/27/i-paesi-del-golfo-persico-che-finanziano-lisis/

Chi finanzia Isis?

27 - 08 - 2014 Simona Sotgiu


Chi finanzia l’Isis e perché? Arabia Saudita, Qatar e Kuwait sono alcuni dei maggiori finanziatori delle milizie dello Stato Islamico che imperversano, in queste ultime settimane, in Siria e Irak. [ma non sono "nostri" alleati?]

FONTI PRIMARIE
“The most important elements of ISIS’s funding are sadaqa (voluntary donations) from Arab donors in the Gulf; sales and tolls collected on sales of oil from fields under its control; and increasingly through money made by controlling key infrastructure”. Donazioni volontarie dai paesi del Golfo Persico, vendita di petrolio e controllo di infrastrutture chiave: sono queste le fonti da cui attinge l’Isis, si legge sia sul blog “Money Jihad sia in un articolo già pubblicato da Formiche.net.

QATAR
Ministro dello sviluppo tedesco Gerd Mueller e vice segretario Usa al Tesoro David Cohen hanno accusato il Qatar di finanziare l’Isis, si legge su La Stampa. In Qatar, infatti, le condizioni per la raccolta di finanziamenti sarebbero favorevoli grazie a politiche di controllo inesistenti da parte del Governo. “Un successivo studio del «Washington Institute per il Vicino Oriente» – si legge sempre sulla Stampa – ha calcolato in «centinaia di milioni di dollari i versamenti compiuti da facoltosi uomini d’affari in Qatar e Kuwait a favore di al-Nusra e Isis», che in precedenza era nota come «Al Qaeda in Iraq».
QUALCHE NOME
Abd al-Rahman al-Nuaymi, Salim Hasan Khalifa Rashid al-Kuwari, Abdallah Ghanim Mafuz Muslim al-Khawar, Khalifa Muhammad Turki al-Subaiy, Yusuf Qaradawi sono alcuni dei finanziatori dell’Isis in Qatar. Abd al-Rahman al-Nuaymi avrebbe donato oltre 600 mila dollari nel 2013 ad Al Quaeda in Siria e due milioni al mese ad Al Quaeda in Iraq. Salim Hasan Khalifa Rashid al-Kuwari –  come si può leggere sul sito del dipartimento del tesoro americano – avrebbe donato avrebbe donato centinaia di migliaia di dollari ad Al Quaeda in Iran nel corso degli anni e così anche Abdallah Ghanim Mafuz Muslim al-Khawar.

KUWAIT
“Il Kuwait è l’epicentro del finanziamento dei gruppi terroristi in Siria”, si legge sempre sulla Stampa, “teatro di «finanziamenti a gruppi estremisti in Siria»”. Mentre ufficialmente il governo del Paese non appoggia i gruppi islamisti come l’Isis, la popolazione appoggia le milizie jihadiste sia attraverso donazioni e finanziamenti sia arruolandosi tra le fila delle milizie, si legge sul Washington Post.

ARABIA SAUDITA
La maggioranza shiita irachena, tramite le parole dell’ex premier iracheno Nouri al-Maliki ha dichiarato di ritenere responsabile l’Arabia Saudita per il supporto finanziario e morale del gruppo Isis, si legge sul sito dell’agenzia di informazione tedesca DE (Deutsche Welle). L’articolo riporta le parole di Günter Meyer, direttore del Centro ricerche sul mondo Arabo all’Università di Magonza (Mainz), secondo cui ”the most important source of ISIS financing to date has been support coming out of the Gulf states, primarily Saudi Arabia but also Qatar, Kuwait and the United Arab Emirates”. Le ragioni del finanziamento, continua il professore, risiederebbero nella volontà, da parte degli stati del Golfo, di ostacolare il regime di Bashar al Assad in Siria.

continua... 

giovedì 8 gennaio 2015

Il Testamento di p. Christian De Chergé


"Ecco, potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'Islam così come li vede lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione, giocando con le differenze".


Testamento di Padre Christian De Chergé, priore dell’Abbazia di Tibihrine, ucciso con altri sei monaci trappisti in Algeria nel maggio 1996, probabilmente da fondamentalisti islamici (o forse dall’esercito regolare che voleva far ricadere la responsabilità su questi ultimi). Alla vicenda di padre Christiane dei suoi confratelli, profondamente inseriti nel villaggio di cui condividevano con passione e abnegazione tutta la vita, è stato dedicato il film Des Hommes et des Dieux, titolo non felicemente reso da noi con Gli Uomini di Dio. [...]

TESTAMENTO DI PADRE CHRISTIAN DE CHERGE’ 
Se mi capitasse un giorno – e potrebbe essere oggi – di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era “donata” a Dio e a questo paese.
Che essi accettassero che l’unico Signore di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale.
Che pregassero per me: come essere trovato degno di una tale offerta?
Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.
La mia vita non ha valore più di un’altra. Non ne ha neanche di meno. In ogni caso non ha l’innocenza dell’infanzia.
Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento, vorrei poter avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nello stesso tempo di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.
Non potrei augurarmi una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse indistintamente accusato del mio assassinio. Sarebbe pagare a un prezzo troppo alto ciò che verrebbe chiamata, forse, la “grazia del martirio”, doverla a un Algerino, chiunque sia, soprattutto se egli dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’Islam. So di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli Algerini, globalmente presi, e conosco anche quali caricature dell’Islam incoraggia un certo islamismo.  E’ troppo facile mettersi la coscienza a posto identificando questa via religiosa con gli integrismi dei suoi estremismi.
L’Algeria e l’Islam, per me, sono un’altra cosa, sono un corpo e un anima.
L’ho proclamato abbastanza, mi sembra, in base a quanto ho visto e appreso per esperienza, ritrovando così spesso quel filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa proprio in Algeria, e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.
La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: “Dica, adesso, quello che ne pensa!”.
Ma queste persone debbono sapere che sarà finalmente liberata la mia curiosità più lancinante. Ecco, potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli dell’Islam così come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione,giocando con le differenze.
Di questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo “grazie” in cui tutto è detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!
E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo.
E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.

Amen! Insh’Allah
 
Algeri, 1° dicembre 1993
Tibihrine, 1° gennaio 1994