martedì 25 novembre 2014
domenica 19 ottobre 2014
Intervento del Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin, al Consiglio di sicurezza dell’Onu
"Minacce
alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti
terroristici" (New York, 24 settembre 2014), 26.09.2014
Signor Presidente,
La mia Delegazione congratula gli Stati
Uniti per l’assunzione della presidenza del Consiglio di sicurezza
e plaude all’opportuna convocazione di questo dibattito aperto del
Consiglio di Sicurezza circa le "Minacce alla pace e alla
sicurezza internazionali causate da atti terroristici".
Signor Presidente,
Il dibattito odierno giunge in un momento
in cui ogni regione del mondo si confronta con l’impatto
disumanizzante del terrorismo. Non è un fenomeno che affligge solo
alcuni popoli, religioni o regioni, bensì un crimine che colpisce
l’intera comunità internazionale. L’uso costante, e in alcune
regioni sempre più intenso, del terrorismo ci ricorda che una tale
sfida comune esige l’impegno condiviso di tutte le nazioni e le
persone di buona volontà. Di fatto, il terrorismo costituisce una
minaccia fondamentale alla nostra umanità comune e condivisa, poiché
disumanizza sia l’autore sia la vittima e cerca di distruggere la
libertà e la dignità umana, radicate nell’ordine morale naturale,
sostituendo ad esse la logica della paura, del potere e della
distruzione (cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace, Non c’è pace senza giustizia, non c’è
giustizia senza perdono. 1° gennaio 2002, n. 4).
Questa istituzione è stata fondata nella
scia di un’era in cui un’analoga visione nichilistica della
dignità umana cercò di distruggere e dividere il nostro mondo.
Oggi, come allora, le nazioni devono unirsi per adempiere alla nostra
responsabilità primaria di proteggere le persone minacciate dalla
violenza e da attacchi diretti alla loro dignità umana (cfr. Papa
Benedetto XVI, Incontro con i Membri dell’Assemblea Generale
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, 18 aprile 2008).
Come ci ha ricordato Papa san Giovanni
Paolo II nella scia dei tragici eventi dell’11 settembre 2001, il
diritto di difendere paesi e popoli contro atti di terrorismo non
autorizza a rispondere semplicemente con violenza alla violenza, ma
piuttosto "deve essere esercitato rispettando i limiti morali
e legali nella scelta dei fini e dei mezzi. I colpevoli devono essere
correttamente identificati, poiché la responsabilità penale è
sempre personale e non può essere estesa alla nazione, al gruppo
etnico o alla religione di appartenenza dei terroristi".
Inoltre, stiamo discutendo della questione in seno a un organismo che
è parte di una struttura legale internazionale vincolante per tutti
i paesi. Pertanto, ogni azione nei confronti del terrorismo al di là
dei confini del paese che è direttamente sotto attacco, così come
definito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, deve
essere sanzionata dal Consiglio di Sicurezza. Pacta sunt servanda
è uno dei principi centrali del diritto internazionale.
La cooperazione internazionale deve anche
affrontare le cause fondamentali di cui il terrorismo internazionale
si alimenta per crescere. Inoltre, l’attuale sfida terroristica ha
una forte componente culturale. I giovani che si recano all’estero
per unirsi alle organizzazioni terroristiche spesso sono ragazzi
provenienti da famiglie povere di immigranti, delusi da quella che
percepiscono come una situazione di esclusione e dalla mancanza di
valori di alcune società opulente. Insieme con gli strumenti legali
e le risorse per evitare che i cittadini diventino combattenti
terroristi stranieri, i Governi dovrebbero impegnarsi con la società
civile per affrontare i problemi delle comunità più a rischio di
reclutamento e di radicalizzazione e ottenere la loro integrazione
sociale serena e soddisfacente.
Signor Presidente,
La Santa Sede – che è un soggetto
internazionale rappresentante anche una comunità di fede mondiale –
afferma che le persone di fede hanno la decisa responsabilità di
condannare quanti cercano di scindere la fede dalla ragione e di
strumentalizzarla per giustificare la violenza. Come ha ribadito Papa
Francesco durante la sua visita in Albania, "Nessuno pensi di
poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e
sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie
azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti
fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà
religiosa di tutti!" (Incontro con le autorità,
Tirana, 21 settembre 2014). Allo stesso tempo, però, è bene
sottolineare che per porre fine al nuovo fenomeno terroristico,
l’obiettivo di raggiungere la comprensione culturale tra popoli e
paesi e la giustizia sociale per tutti è essenziale.
Come ha affermato Papa Francesco, "Ogni
volta che l’adesione alla propria tradizione religiosa fa
germogliare un servizio più convinto, più generoso, più
disinteressato all’intera società, vi è autentico esercizio e
sviluppo della libertà religiosa" (Incontro con i leader
di altre religioni e altre denominazioni cristiane, Tirana, 21
settembre 2014).
Grazie, Signor Presidente.
sabato 18 ottobre 2014
La corsa agli armamenti ... si costruisce così la Pace?
fai "click" sull'immagine per ingrandirla
fonte: SIPRI - Stockholm International Peace Research Institute
fai "click" sull'immagine per ingrandirla
Redipuglia, 13 settembre 2014
Dall'omelia di papa Francesco nel centenario della Prima Guerra Mondiale:
Dall'omelia di papa Francesco nel centenario della Prima Guerra Mondiale:
"L'ombra di Caino si
vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche
nei nostri giorni".
"[...] la guerra è una follia.
Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a
collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che
Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto,
anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di
sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione! [...]"
mercoledì 1 ottobre 2014
Marcia Perugia - Assisi 2014
VICENZA CITTA’ PER LA PACE
L’Assessorato alla Comunità e
alle Famiglie (Comune di
Vicenza), in collaborazione con gli Amici della Casa per la Pace,
organizza un pullman
per partecipare alla Marcia Perugia-Assisi.
VIENI
ANCHE
TU !
“La pace è un diritto umano
fondamentale della persona”
Domenica
19
ottobre 2014
Marcia
Perugia-Assisi
per la
pace e la
fraternità
La
Marcia partirà alle ore 9.00 dai Giardini del Frontone di
Perugia e si
concluderà alle ore 16.00 circa alla Rocca Maggiore di
Assisi. Il percorso
intero della Marcia è di 24 km,
mentre il percorso intermedio (per chi si ferma a S. Maria
degli Angeli) è di 20 km.
NOTIZIE ORGANIZZATIVE
GIORNO
DI
PARTENZA
Da Vicenza Domenica
19 ottobre 2014 ore 01,00
LUOGO
DI
PARTENZA DEL PULLMAN
Parcheggio
incrocio rotatoria di Viale C. Goldoni
con G. Carducci
(a fianco
del campo di
atletica leggera G. Peraro di Vicenza)
RITORNO
PREVISTO
Domenica 19
ottobre ore 23.30
QUOTA
DI
PARTECIPAZIONE
€ 20.00
QUOTA
RIDOTTA
(per
studenti,
disoccupati e volontari del servizio civile) € 13.00
ISCRIZIONI
Le
iscrizioni si
ricevono entro e non oltre
il 13 ottobre inviando
una mail a: casaperlapace@gmail.com
REFERENTE ORGANIZZATIVO: Associazione
5 ottobre.
Per
ulteriori
informazioni e per versare la quota di iscrizione
contattare:
Casa per la Pace
(c/o Assessorato Servizi
Sociali)–Contrà Mure S.Rocco,34 – Vicenza tel. 0444.327395
(solo al mattino).
Contatti rapidi: Cell.:
340.8280519 (Giulia),-
335 6429807 (Francesco), 333 3410606 (Giancarlo).
___________________________________________________________
Modulo
di
ISCRIZIONE
Nome:……………..............……………………………. Cognome
…............................................
Indirizzo:…………………………………………………... MAIL:
…..................................................
Tel.…………………………………………………... Cell:
........................................................
Altre
persone al
seguito:
…………………………………………..……………........................................
domenica 28 settembre 2014
venerdì 19 settembre 2014
domenica 14 settembre 2014
Omelia di papa Francesco a Redipuglia
SANTA
MESSA
OMELIA
DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Sacrario
Militare di Redipuglia
Sabato, 13 settembre 2014
Sabato, 13 settembre 2014
Dopo aver contemplato la
bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne
lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e
gli anziani sognano… trovandomi qui, in questo luogo, vicino a
questo cimitero, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia.
Mentre Dio porta avanti
la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua
opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di
più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il
legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è
la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!
La cupidigia,
l’intolleranza, l’ambizione al potere… sono motivi che spingono
avanti la decisione bellica, e questi motivi sono spesso giustificati
da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso
distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è
un’ideologia, c’è la risposta di Caino: “A me che importa?”.
«Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). La
guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà…
“A me che importa?”.
Sopra l’ingresso di
questo cimitero, aleggia il motto beffardo della guerra: “A me che
importa?”. Tutte queste persone, che riposano qui, avevano i loro
progetti, avevano i loro sogni…, ma le loro vite sono state
spezzate. Perché? Perché l’umanità ha detto: “A me che
importa?”.
Anche oggi, dopo il
secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può
parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini,
massacri, distruzioni…
Ad essere onesti, la
prima pagina dei giornali dovrebbe avere come titolo: “A me che
importa?”. Caino direbbe: «Sono forse io il custode di mio
fratello?».
Questo atteggiamento è
esattamente l’opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo.
Abbiamo ascoltato: Lui è nel più piccolo dei fratelli: Lui, il Re,
il Giudice del mondo, Lui è l’affamato, l’assetato, il
forestiero, l’ammalato, il carcerato… Chi si prende cura del
fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi
con le sue omissioni dice: “A me che importa?”, rimane fuori.
Qui e nell’altro
cimitero ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C’è il
pianto, c’è il lutto, c’è il dolore. E da qui ricordiamo le
vittime di tutte le guerre.
Anche oggi le vittime
sono tante… Come è possibile questo? E’ possibile perché anche
oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità
di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra
essere tanto importante!
E questi pianificatori
del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli
imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che
importa?”.
E’ proprio dei saggi
riconoscere gli errori, provarne dolore, pentirsi, chiedere perdono e
piangere.
Con quel “A me che
importa?” che hanno nel cuore gli affaristi della guerra, forse
guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di
piangere. Caino non ha pianto. Non ha potuto piangere. L’ombra di
Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede
nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche
nei nostri giorni.
Con cuore di figlio, di
fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi la conversione
del cuore: passare da “A me che importa?”, al pianto. Per tutti i
caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia
della guerra, in ogni tempo. Il pianto. Fratelli, l’umanità ha
bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto.
giovedì 11 settembre 2014
11 Settembre 2001
dalla pagina http://presenzalongare.blogspot.it/2014/09/11-settembre-2001.html
Ad ogni anniversario dell'11 settembre 2001 tutti ricordiamo le oltre 3000 vittime dei tragici eventi di quel giorno, i loro familiari e amici, i sopravvissuti.
Forse non tutti sappiamo dei malati cronici e dei successivi morti (fra cui molti vigili del fuoco e poliziotti di New York) a seguito della inalazione di polveri sottili, amianto e altre sostanze, sviluppatesi durante il crollo delle Torri Gemelle, la mattina, e dell'Edificio 7 il pomeriggio; pochi sanno o ricordano quest'ultimo edificio, il WTC-7, non colpito da alcun aereo.
Perlopiù si tace invece sul fatto che un gruppo di familiari delle vittime, assieme e qualche decina di migliaia di persone negli Stati Uniti e sparse per il mondo, continuano a chiedere una commissione di inchiesta che faccia luce su molti aspetti ancora oscuri dei molteplici e collegati eventi di quella giornata.
La guerra al terrorismo che è seguita a quei fatti conta migliaia di militari morti (oltre 6mila dell'esercito USA), un totale di oltre 34mila combattenti sui vari fronti, oltre un milione di civili uccisi; a queste orribili cifre si aggiungono le ferite fisiche e psicologiche di milioni di persone in diversi Paesi del mondo, e lo stillicidio di morte e devastazione che ancora pervade il Vicino Oriente e minaccia di dilagare. Solo dopo molti anni dal 2001 abbiamo iniziato a sentire che la guerra in Iraq fu una guerra sbagliata (come se qualche guerra potesse essere giusta: dalla Pacem in terris in poi sappiamo che non è mai così).
[...]
Ad ogni anniversario dell'11 settembre 2001 tutti ricordiamo le oltre 3000 vittime dei tragici eventi di quel giorno, i loro familiari e amici, i sopravvissuti.
Forse non tutti sappiamo dei malati cronici e dei successivi morti (fra cui molti vigili del fuoco e poliziotti di New York) a seguito della inalazione di polveri sottili, amianto e altre sostanze, sviluppatesi durante il crollo delle Torri Gemelle, la mattina, e dell'Edificio 7 il pomeriggio; pochi sanno o ricordano quest'ultimo edificio, il WTC-7, non colpito da alcun aereo.
Perlopiù si tace invece sul fatto che un gruppo di familiari delle vittime, assieme e qualche decina di migliaia di persone negli Stati Uniti e sparse per il mondo, continuano a chiedere una commissione di inchiesta che faccia luce su molti aspetti ancora oscuri dei molteplici e collegati eventi di quella giornata.
La guerra al terrorismo che è seguita a quei fatti conta migliaia di militari morti (oltre 6mila dell'esercito USA), un totale di oltre 34mila combattenti sui vari fronti, oltre un milione di civili uccisi; a queste orribili cifre si aggiungono le ferite fisiche e psicologiche di milioni di persone in diversi Paesi del mondo, e lo stillicidio di morte e devastazione che ancora pervade il Vicino Oriente e minaccia di dilagare. Solo dopo molti anni dal 2001 abbiamo iniziato a sentire che la guerra in Iraq fu una guerra sbagliata (come se qualche guerra potesse essere giusta: dalla Pacem in terris in poi sappiamo che non è mai così).
[...]
giovedì 4 settembre 2014
gusti Berici 2014
6-7-8 settembre a Lumignano, Vicenza
Terre Vicine:
Coltiviamo la Prossimità
8ª edizione - 2014
meglio biologico, locale e solidale
Terre Vicine:
Coltiviamo la Prossimità
8ª edizione - 2014
meglio biologico, locale e solidale
domenica 31 agosto 2014
IX Giornata per la custodia del creato
primo settembre 2014
“Educare alla custodia
del creato, per la salute
dei nostri paesi
e delle nostre città”
«Si spergiura, si dice il falso, si uccide, si ruba, si commette
adulterio, tutto questo dilaga e si versa sangue su sangue.
Per questo è in lutto il paese e chiunque vi abita langue, insieme con gli animali
selvatici e con gli uccelli del cielo; persino i pesci del mare periscono” (Os 4,2-3).
Sembra scritta per i nostri tempi questa tremenda pagina di
Osea. Raccoglie tante nostre dolorose analisi e ben descrive lo smarrimento
che vivono molti territori inquinati in Italia e nel mondo. Se infatti viene spezzata
l’armonia creata dall’alleanza con Dio, si spezza anche l’armonia con la
terra che langue, si diventa nemici versando sangue su sangue e il nostro cuore
si chiude in paura reciproca, con falsità e violenza...
il messaggio completo
“Educare alla custodia
del creato, per la salute
dei nostri paesi
e delle nostre città”
«Si spergiura, si dice il falso, si uccide, si ruba, si commette
adulterio, tutto questo dilaga e si versa sangue su sangue.
Per questo è in lutto il paese e chiunque vi abita langue, insieme con gli animali
selvatici e con gli uccelli del cielo; persino i pesci del mare periscono” (Os 4,2-3).
Sembra scritta per i nostri tempi questa tremenda pagina di
Osea. Raccoglie tante nostre dolorose analisi e ben descrive lo smarrimento
che vivono molti territori inquinati in Italia e nel mondo. Se infatti viene spezzata
l’armonia creata dall’alleanza con Dio, si spezza anche l’armonia con la
terra che langue, si diventa nemici versando sangue su sangue e il nostro cuore
si chiude in paura reciproca, con falsità e violenza...
il messaggio completo
giovedì 28 agosto 2014
Campagna per il disarmo e la difesa civile
Obiettivo della Campagna è dare piena attuazione all'articolo 52 della
Costituzione (“la difesa della patria è sacro dovere del cittadino”) che
non è mai stato applicato veramente, perché per difesa si è sempre
intesa solo quella armata, affidata ai militari, mentre la Corte
Costituzionale ha riconosciuto pari dignità e valore alla difesa
nonviolenta, come avviene con l'istituto del Servizio Civile nazionale.
La difesa civile, non armata e nonviolenta è difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni.
Il disegno di Legge istituisce un Dipartimento che comprenderà il Servizio civile, la Protezione Civile, i Corpi civili di pace e l'Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo.
Il finanziamento della nuova difesa civile dovrà avvenire grazie all'introduzione dell'”opzione fiscale”, cioè la possibilità per i cittadini, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare il 6 per mille alla difesa non armata. Inoltre si propone che le spese sostenute dal Ministero della Difesa relative all’acquisto di nuovi sistemi d’arma siano ridotte in misura tale da assicurare i risparmi necessari per non dover aumentare i costi per i cittadini.
Lo strumento politico della legge di iniziativa popolare vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11).
La Campagna è stata presentata il 25 aprile 2014 in Arena di pace e disarmo; viene lanciata in occasione del 2 giugno 2014, Festa della Repubblica; la raccolta delle 50.000 firme necessarie inizierà il 2 ottobre 2014, Giornata internazionale della Nonviolenza, e si concluderà dopo 6 mesi.
***
Rete Italiana per il Disarmo – Controllarmi
www.disarmo.org
Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile – CNESC
www.cnesc.it
Forum Nazionale per il Servizio Civile – FNSC
www.forumserviziocivile.it
Tavolo Interventi Civili di Pace – ICP
www.interventicivilidipace.org
Campagna Sbilanciamoci!
www.sbilanciamoci.org
Rete della Pace
www.retedellapace.it
La difesa civile, non armata e nonviolenta è difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni.
Il disegno di Legge istituisce un Dipartimento che comprenderà il Servizio civile, la Protezione Civile, i Corpi civili di pace e l'Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo.
Il finanziamento della nuova difesa civile dovrà avvenire grazie all'introduzione dell'”opzione fiscale”, cioè la possibilità per i cittadini, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare il 6 per mille alla difesa non armata. Inoltre si propone che le spese sostenute dal Ministero della Difesa relative all’acquisto di nuovi sistemi d’arma siano ridotte in misura tale da assicurare i risparmi necessari per non dover aumentare i costi per i cittadini.
Lo strumento politico della legge di iniziativa popolare vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11).
La Campagna è stata presentata il 25 aprile 2014 in Arena di pace e disarmo; viene lanciata in occasione del 2 giugno 2014, Festa della Repubblica; la raccolta delle 50.000 firme necessarie inizierà il 2 ottobre 2014, Giornata internazionale della Nonviolenza, e si concluderà dopo 6 mesi.
***
Rete Italiana per il Disarmo – Controllarmi
www.disarmo.org
Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile – CNESC
www.cnesc.it
Forum Nazionale per il Servizio Civile – FNSC
www.forumserviziocivile.it
Tavolo Interventi Civili di Pace – ICP
www.interventicivilidipace.org
Campagna Sbilanciamoci!
www.sbilanciamoci.org
Rete della Pace
www.retedellapace.it
mercoledì 27 agosto 2014
I poveri? S’arrangino...
"Nella guerra
che imprese dell'agrobusiness, Stati e Wto [Organizzazione Mondiale per il Commercio] hanno dichiarato ai popoli,
Usa e Ue impediscono all'India di produrre e stoccare cibo per i più
poveri, quando scarseggia. Solo in questi casi l’India è nazionalista e
antidemocratica", Alberto Zoratti [biologo e giornalista freelance, si occupa di
cambiamento climatico e di economia solidale e internazionale per
l'organizzazione equosolidale]
Un articolo di Monica Di Sisto
tratto da http://comune-info.net/2014/08/poveri-wto/
|
3 agosto 2014 |
Sovranità alimentare e commercio internazionale non parlano la stessa lingua, e quando tenti di difendere la prima, devi per forza rinunciare a sparare cassette e derrate a casaccio per il mondo e ricominciare a parlare di regole vincolanti per tutti. E’ questa la conclusione prevedibile – almeno per chi scrive – che si deve trarre dall’ennesimo collasso annunciato dell’Organizzazione mondiale del commercio. Il 31 luglio era la data fissata con gran frastuono nella Conferenza ministeriale di Bali del dicembre scorso, come momento in cui i 160 Paesi membri avrebbero dovuto fissare nuove regole per rendere il passaggio delle merci più fluido alle frontiere (chiudendo con un accordo finale il cosiddetto negoziato sulla Trade facilitation).
Se il commercio accelera per i grandi esportatori, però, è logico che si debbano prevedere misure più efficaci per salvaguardare i mercati interni, soprattutto quando è a rischio la sicurezza alimentare, nel caso qualcosa vada storto. Era per questo – oltre che per difendere i propri interessi di grande produttore ed esportatore agricolo, che l’India aveva puntato i piedi chiedendo di approvare in quella stessa data, e non il 31 dicembre come previsto a Bali, un pacchetto di misure che le permettessero in via permanente altrettanto facilmente di pagare sussidi per produrre e stoccare cibo per i più poveri, quando in patria cominciasse a scarseggiare.
Finita l’euforia della vacanza esotica, quando i negoziatori sono tornati al quartier generale della Wto, sulle ordinarie sponde del lago di Ginevra, gli Stati Uniti insieme ai grandi esportatori – Europa compresa – hanno fatto la voce grossa, cercando di chiudere le facilitazioni al commercio senza nulla concedere nel negoziato agricolo. L’India e i Paesi più poveri schierati insieme a lei sono stati minacciati di venire indicati come i responsabili unici del mancato rilancio della Wto sbandierato a Bali e dello sprofondare dell’organizzazione nella vecchia crisi di credibilità in cui versa dai tempi del fallimento della ministeriale di Seattle, cioè da ben quindici anni.
Un esecutivo da poco del tutto rinnovato a furor di popolo non può presentarsi, però, a quella maggioranza di cittadini indigenti che l’ha appena votato ammettendo che la Wto potrebbe costringerlo a bloccare le misure che consentono loro, il più delle volte, di mettere insieme almeno un pasto al giorno. “Non siamo stati capaci di trovare una soluzione – ha ammesso sconsolato il direttore generale della Wto Roberto Azevedo, costatando l’impossibilità di piegare la resistenza indiana – abbiamo provato di tutto ma è risultato impossibile. La mia sensazione è che questo non sia l’ennesimo ritardo che possa essere ignorato o aggiustato in nuove scadenze – ha detto agli ambasciatori riuniti a Ginevra il 31 luglio – E mi sembra che le conseguenze potrebbero essere significative ”.
In effetti il ministro al commercio degli Stati Uniti Mike Froman, lo stesso portabandiera dell’Accordo di liberalizzazione transatlantico Usa-Ue (T-tip/Tafta), ha minacciato il “piccolo gruppo di Paesi” (cioè India, più Bolivia, Cuba, Zimbabwe , ma anche altri grandi esportatori come Sudafrica e Venezuela) promotore del blocco che non sarebbe sopravvissuto alla fine dell’accordo di Bali da esso provocato. Gli Stati Uniti infatti, ha continuato Froman, sarebbero andati avanti per la strada tracciata consultando bilateralmente i propri partners commerciali. Insomma: cari tutti, o accettate i nostri diktat, o ce la vedremo faccia a faccia, nella migliore tradizione negoziale degli Usa, con buona pace di quel sistema multilaterale amato a parole da tutti, ma che nei fatti bypassiamo da ogni dove.
Pieno sostegno a questa posizione è arrivato dal mondo del business: John Danilovich, segretario della Camera di commercio internazionale, ha spiegato che come imprese “non possiamo affrontare un periodo di riflessione esistenziale su quello che questo stallo comporta per il futuro della Wto”. Quindi bisogna che la politica si rimbocchi le maniche e superi la crisi. A sostegno della posizione indiana solo associazioni, sindacati e organizzazioni umanitarie. Ma è possibile? E’ pensabile che un’organizzazione che ha fallito ben 27 deadlines in più di dieci anni non tragga le conclusioni dovute da queste empasse? Possibile che gli Usa possano ancora minacciare apertamente di spostare le proprie decisioni su altri tavoli, forzando regole che essi stessi hanno contribuito a imporre, e non si prenda atto del fatto che per un Governo rispettare i diritti fondamentali dei propri cittadini non è compatibile con l’essere membro della Wto, e che è quindi la struttura stessa dello strumento “commercio internazionale” a dover essere piegata se vogliamo riuscire a garantire un futuro a tutti?
Il neoeletto governo indiano lo aveva affermato a chiare lettere: finché il suo programma di sostegno e stoccaggio pubblico per la produzione e distribuzione di cibo ai più poveri non fosse stato messo stabilmente al riparo da possibili ritorsioni commerciali, non avrebbe fatto alcuna concessione al tavolo sulle facilitazioni al commercio. D’altronde le regole attuali della Wto prevedono un limite al valore dei sussidi agricoli consentiti agli Stati membri fissato al 10 per cento del valore totale della produzione alimentare. Ed è anche vero che quella percentuale è calcolata in base al valore rilevato vent’anni fa, alla fine dell’Uruguay Round, ed è quindi decisamente inferiore al valore dei sussidi che sarebbero ammissibili per l’India rifacendo i conti oggi, visto che la produzione indiana è esplosa negli ultimi dieci anni.
La base di trattativa dell’India era questa: aggiorniamo le cifre e possiamo discutere. Ma gli Stati Uniti e l’Europa, che in questi anni hanno pagato fior fiore di consulenze legali per lasciare i propri sussidi agricoli praticamente invariati riclassificandoli con nuove formulazioni come perfettamente legali agli occhi della Wto, non hanno alcuna intenzione di perdere il vantaggio commerciale che questo sottodimensionamento indiano gli ha attribuito. Gli altri Paesi emergenti, poi, non hanno alcuna intenzione di concedere terreno a un concorrente tanto agguerrito come l’India. A livello di procedure, per di più, per il principio della reciprocità assoluta che vige tra i membri della Wto, se si apre per l’India una finestra di autodeterminazione del mercato interno agricolo, questa potrebbe rimanere aperta per tutti i Paesi, in particolare quelli in crisi in cui l’agricoltura rappresenta il motore dell’economia e della sopravvivenza. In Asia, in Africa, come anche a casa nostra, con ulteriore smacco per gli esportatori che stanno lucrando da anni sulla fame dei Paesi dipendenti dalle importazioni e dagli aiuti alimentari.
Più facile e utile, in fin dei conti, accusare l’India nazionalista e antidemocratica di aver fatto collassare il sistema multilaterale. Un sistema di facciata e profondamente ingiusto, che o ripensa se stesso o morirà di morte naturale. Ucciso dal cinismo dei grandi esportatori, del loro cupio dissolvi rispetto ad un mostro da loro creato, e da loro stessi lasciato agonizzare proprio una delle poche volte in cui poteva servire a introdurre qualche elemento di equità in un mercato completamente piegato ai loro capricci e bisogni.
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