sabato 27 aprile 2013

primolunedidelmese

6 maggio 2013 - ore 20:30
primolunedidelmese n. 118 - Percorsi di Pace, Polis e Partecipazione

Veneto:
il fu gigante economico,
rimasto nano politico...
Scenari e prospettive


Un territorio devastato da uno sviluppo caotico,
oggi provato dalla crisi sociale e squassato dalla recessione.
Una classe imprenditoriale e un ceto politico regionali
incapaci di contare davvero a livello nazionale.
L'urgenza delle cose, la necessità di una svolta.


Renzo Mazzaro
giornalista, autore de I padroni del Veneto (Laterza 2012)


presso Cooperativa Insieme, via B. Dalla Scola 253, Vicenza
- Parcheggio adiacente. Si raccomanda puntualità ! -

lunedì 22 aprile 2013

4 maggio a Vicenza: Lettera aperta ai Cittadini

programma delle attività proposte il 4 maggio: pdf 

lettera firmata anche da Beati i Costruttori di Pace e Cristiani per la Pace

 
Anche se “ l’open day” del 4 maggio è stato annullato, noi cittadine e cittadini di Vicenza, che nel corso di questi anni abbiamo manifestato la nostra OPPOSIZIONE alla costruzione di una nuova base di guerra, continuiamo a dire il nostro NO alla base partecipando oggi, con le bandiere della pace listate a lutto, alla celebrazione del 25 aprile, per denunciare come a Vicenza e in altre regioni d’Italia, gli statunitensi, che nel 25 aprile del 1945 sono entrati nelle nostre città a fianco dei partigiani e degli alleati, siano progressivamente diventati degli occupanti e come parti significative del territorio della Repubblica vengano sottratte alla sovranità della cittadinanza e acquisite come fossero delle colonie.
Continueremo
 a denunciare ogni forma di complicità con le guerre in corso, a manifestare contro ogni tipo di militarizzazione del territorio, a lottare per una città libera dalle basi di guerra, per l’affermazione di una città di pace.
Vogliamo continuare a denunciare 
con forza che la costruzione della base statunitense ha sottratto a Vicenza l’ultimo spazio verde, senza che siano state rispettate le direttive europee sui referendum e senza che sia stata attuata la valutazione di impatto ambientale obbligatoria per attuare progetti così invasivi: 700.000 metri quadrati con un edificato pari a 800.000 metri cubi di cemento che ha prodotto una gravissima lesione all’equilibrio idrogeologico della zona.
Vogliamo dire ai militari americani 
di esaminare la documentazione relativa all’occlusione e alla distruzione del sistema di drenaggio che dal 1929 permetteva il deflusso delle acque piovane dell’area del Dal Molin e dei territori circostanti; di osservare come, a seguito dei lavori per la costruzione della nuova base militare si siano formati degli acquitrini all’interno
dell’area adiacente alla base, divenuta ora un “parco acquatico”; di consultare le famiglie dei residenti che ad ogni temporale devono attivare le pompe per evitare allagamenti di abitazioni che non avevano avuto mai problemi prima che si aprissero i cantieri.
Vogliamo ribadire 
che non sono state fornite spiegazioni ai quesiti che a seguito di queste criticità sono stati posti da più parti, comprese le istituzioni.
Vogliamo smascherare
 il regime di servitù militare, un vero e proprio regime di occupazione del territorio e una limitazione della cittadinanza, tanto più offensiva quanto più si pretende che venga considerato una risorsa e un’opportunità.

Vicenza, 25 aprile 2013

Beati i costruttori di Pace, Coordinamento dei Comitati, Cristiani per la Pace, Donne in rete per la Pace, Gruppo Emergency di Vicenza, Famiglie per la Pace, Femminile plurale, Gruppo donne del Presidio “No Dal Molin”, MIR/IFOR Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, Presidio Permanente “No Dal Molin”, Sinistra Ecologia e libertà, USB, Vicenza Libera “No Dal Molin”, Forum per la Pace di Monticello Conte Otto

venerdì 5 aprile 2013

primolunedidelmese

8 aprile ore 20:30

primolunedidelmese
Acqua bene comune
e gestione pubblica


A. Guzzo pres. Acque Vic.ne Spa
F. Canova Coord. Acqua Bene Comune Vicenza

Finestra sul cortile di casa
Parco per la pace o "acquatico"?
L. Altissimo C.tro Idrico Novoledo
A. Dalla Pozza Ass. Comune di Vic.c/o Cooperativa Insieme
via B. Dalla Scola 253, Vicenza

sabato 30 marzo 2013


Custodiamo Cristo nella nostra vita per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti…
è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.

E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore… 
Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza!”

Dall’omelia di inizio ministero di Papa Francesco
19 marzo 2013

giovedì 28 marzo 2013

Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/03/28/con_la_lavanda_dei_piedi_ges%C3%B9_ci_invita_a_lavarci_i_piedi_gli_un/it1-677858 del sito Radio Vaticana

Con la lavanda dei piedi Gesù ci invita a lavarci i piedi gli uni agli altri. Così il Papa nella Messa in Coena Domini nel carcere minorile


La lavanda dei piedi è “una carezza che fa Gesù” per invitarci a lavarci i piedi gli uni agli altri. E’ questa l’esortazione che Papa Francesco rivolge nella sua prima Messa in Coena Domini da Pontefice, celebrata nel pomeriggio all’interno del Carcere minorile romano di Casal del Marmo. Vi hanno preso parte circa 120 persone, fra le quali 50 giovani detenuti, ragazzi e ragazze. Durante la celebrazione che dà inizio al Triduo Pasquale, il Papa ha lavato i piedi a 12 di loro, di nazionalità e confessioni diverse. Al termine della Messa, la Reposizione del Santissimo Sacramento. Il servizio di Debora Donnini: RealAudioMP3
Se io, il Signore, ho lavato i piedi a voi anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri. Nella breve omelia pronunciata a braccio, Papa Francesco si rivolge ai giovani detenuti di Casal del Marmo con parole toccanti, che vanno dritte al cuore, partendo dall’immagine di Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. “Questo è commovente”, afferma Papa Francesco. Pietro non capiva, rifiutava, come si evince dal Vangelo proclamato, ma Gesù glielo ha spiegato:

“Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto io”.
E dunque l’invito di papa Francesco è a seguire “l’esempio del Signore”: lui, Dio, che “è più importante” lava i piedi:

“perché fra noi quello che è il più alto, deve essere al servizio degli altri”.


continua ...

venerdì 22 marzo 2013

Giornata mondiale dell’acqua

22 marzo


Acqua, bene comune. “Un grande dono di Dio che deve essere messo a disposizione della gente” ha detto padre Alex Zanotelli, che continua a battersi contro la privatizzazione dell’acqua. Le indicazioni del referendum per l’acqua pubblica fino ad oggi non sono state rispettate e in Italia sono circa due milioni le persone che non hanno accesso all’acqua potabile. Un bene essenziale, e non una merce, per la vita delle popolazioni. Basta pensare che in Africa l’88% dei decessi e’ legato alla mancanza di servizi igienici e acqua pulita.

da http://altrevoci.blog.rainews24.it/2013/03/22/giornata-mondiale-dellacqua/

giovedì 21 marzo 2013

Non i segni del potere ma il potere dei segni per una Chiesa del grembiule

Ecco come si è presentato il vescovo di Roma: papa Francesco.

Che segni di speranza posti dal nuovo vescovo di Roma, papa Francesco, all'inizio della sua missione come pastore della Chiesa cattolica!
Non ha voluto indossare da subito la mantellina di rosso porpora che è un segno del potere monarchico, ma solamente l'abito bianco con le sue scarpe nere e non quelle rosse da pontefice. Si è rivolto subito alla gente con il saluto popolare “buona sera”, come pure alla fine del discorso “buona notte e buon riposo”. Si è inchinato di fronte alla gente chiedendo di invocare la benedizione di Dio su di lui come vescovo di Roma, invitando al silenzio. Ha fatto pregare la folla con le preghiere semplici dei fedeli. Ha usato un linguaggio pastorale riportando il pontificato al suo alveo pastorale: vescovo di Roma che è la chiesa che presiede la comunione tra le chiese. Ha dato così un'apertura ecumenica perché non ha mai usato il nome di papa, sottolineando il cammino da farsi insieme come vescovo e popolo, recuperando la categoria tanto cara al Concilio Vaticano II “il popolo di Dio”. Riferendosi al conclave e ai cardinali non ha usato il termine “signori” ma “fratelli cardinali”. Per tornare a Santa Marta, la sera dell’elezione, non ha voluto usare l'auto blu del vaticano ma ha preferito accomodarsi nell’autobus dei cardinali.
Quanti altri nuovi gesti nei giorni successivi! Il giorno dopo è andato a pregare ai piedi di Maria, la madre del Signore, e a prendersi le valige, lasciate nella casa del clero dove aveva alloggiato prima di entrare nel conclave, chiedendo di pagare il conto. A pranzo, nella casa di S. Marta, dove risiedono ancora tutti i cardinali, si sedeva dove trovava posto nei tavoli tra i fratelli cardinali. Dalla finestra dell'appartamento, durante il primo Angelus, ha augurato buon pranzo.

Sono tutte scelte che dicono un nuovo stile di essere papa sulla base della semplicità, povertà ed essenzialità della vita, così come lo richiede il Vangelo.
Questi piccoli ma grandi gesti hanno toccato profondamente la gente, in maniera tale che tutti ne parlano con stupore, cogliendone la portata di novità e di cambiamento sulla scia del grande poverello di Assisi. Ecco, perché ha scelto il nome di Francesco, come lui ci ha comunicato con l'impegno di non dimenticarsi dei poveri.
Ci troviamo di fronte alla forza enorme che hanno i segni di semplicità, di bontà, di povertà e di tenerezza. Infatti, è impressionante sentire quanta gente è rimasta toccata da questi gesti, suscitando tanta speranza. I mass media li raccontano ed evidenziano in maniera sorprendente.

Siamo di fronte alla realtà che aveva profetizzato il grande vescovo Tonino Bello quando affermava che la Chiesa deve far proprio il potere dei segni e non adottare i segni del potere: “Ecco perché non dobbiamo più avere i segni del potere ma il potere dei segni! Non per smania di originalità, ma solo e soltanto per esigenza evangelica!”.

Questi segni nuovi del nuovo vescovo di Roma, papa Francesco, rivelano, senza dubbio, che siamo di fronte a dei segni dei tempi che la nostra Chiesa deve interpretare e mettere in atto come Nuovi Stili di Chiesa, potendo così realizzare il sogno di Tonino Bello: la Chiesa del grembiule e non più la Chiesa del potere.

Tramonte (Padova), 17 marzo 2012


Adriano Sella
(missionario e discepolo di Gesù cristo)

Perez Esquivel: vi racconto papa Francesco


Giulia Cerqueti intervista il premio Nobel per la pace Perez Esquivel sul cardinale Bergoglio - papa Francesco 

http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/video/perez-esquivel-vi-racconto-papa-francesco.aspx

mercoledì 20 marzo 2013

19 marzo: introduzione di don Matteo Pasinato alla serata dedicata all'incontro con Adolfo Pérez Esquivel


Sono convinto che il mondo oggi ha bisogno di pace. Il fatto che ci troviamo qui a parlare della pace, ad ascoltare qualcosa sulla pace … rischia di riempire un’illusione. L’illusione del parlare e dell’ascoltare. Ci sono troppi strumenti che ci stanno costruendo come “spettatori” del mondo. Seduti – anche questa sera – ad essere spettatori. Spettatori che guardano uno spettacolo: a chi piace la pace … sceglierà questa serata. E se ne andrà contento (almeno qualcuno che ancora parla della pace). Oppure se ne andrà scontento (perché nel parlare non è entrato questo o quello, perché non si è condannato qualcosa, perché non si è denunciata con parole chiare una posizione diversa). Allo stesso modo possono trovarsi seduti – da un’altra parte – altri spettatori che preferiscono un altro spettacolo. Che parlano delle operazioni militari come “azioni di pace”, che vedono solo il realismo di economie che ruotano attorno alle armi, non importano se sono armi visto che si tratta di economie, di guadagni e posti di lavoro e commercio … e future economie di ricostruzione.
Forse semplifico troppo, ma ciò che ha in comune l’uomo che preferisce i discorsi sulla pace e l’uomo che preferisce i discorsi sulla rassegnazione all’inevitabilità della non pace, è il fatto che tutti e due sono “spettatori”.
Quello che manca, e questa sera invece è una possibilità, è vedere un uomo pacifico. Un soggetto di pace. Non uno spettatore … ma un attore. Uno che la pace la vive dentro di sé … e la racconta, ma la pace non aumenta in proporzione di quanto ne parla … e non diminuisce la pace che ha dentro se anche il mondo intero andasse nella direzione opposta.
Una chiesa che parla di pace non mi soddisfa del tutto … come si può parlare del vangelo senza averlo dentro … così si può parlare della pace senza averla dentro.
Io soggetto di pace? Questa si è una questione seria … persona di pace al punto da essere in pace perfino se una base è costruita dentro alla nostra città; al punto da essere in pace con cristiani coraggiosi che denunciano manovre di menzogna con cui ogni operazione militare viene protetta … al punto da essere in pace anche con chi ha paura di esporsi. Ma con una cosa soltanto non potrà essere in pace chi è “soggetto di pace”: del suo essere diventato spettatore. Lo spettatore della pace quando non sente parlare di pace rischia di deprimersi (e lottare una guerra per la pace), lo spettatore quando sente parlare di pace rischia di credere che tutto è stato detto (e smettere di pacificarsi con le proprie comode reazioni personali).
Intendevo solo suggerire una semplice attenzione: proviamo ad uscire dalla logica dello “spettatore”, Adolfo Perez Esquivel non è uno spettacolo (mi piace … non mi piace / a favore di chi parla? Contro chi parla?). È una persona che, parlandoci, può aiutarci a misurare quanta pace c’è dentro ciascuno … senza deprimerci e senza pensare che sia sufficiente che stasera se ne sia parlato.
Un po’ come la nuova base miliare nella nostra Vicenza. Si sono predisposte strutture di guerra? Ora sarà il tempo anche delle strutture di pace? Chi crede nel Cristo della Pasqua, non è lasciato in pace. Perché sa che anche il più sigillato sepolcro non può nulla contro la forza della Risurrezione. «Vi do la mia pace». Cristo ha dato la pace dopo il sepolcro … e noi dovremmo cercare la pace prima che si riempiano ancora troppi sepolcri, di vittime innocenti e di vittime militari. L’unica cosa che non è mai vittima sono le armi … l’unica cosa che dovremmo seppellire, nel nome dell’uomo e nel nome di Dio.