lunedì 6 giugno 2016

Mozione del Consiglio Comunale di Vicenza sul TTIP

Testo della mozione "Dovigo" approvata a larga maggioranza (20 favorevoli, 2 contrari e 6 astenuti): pdf

dal pdf: 
 
Il Consiglio Comunale di Vicenza, UDITA la relazione della cons. Valentina Dovigo,
IMPEGNA L'AMMINISTRAZIONE A
  • promuovere presso i cittadini azioni di informazione e sensibilizzazione sul TTIP
  • sollevare la questione in sede ANCI, visto che alcune parti del Trattato entrano in conflitto con il principio costituzionale della sovranità delle autonomie locali in tema di diritti e beni pubblici
  • sostenere e promuovere il circuito delle economie locali, espressione di un territorio nei suoi aspetti sociali, culturali ed imprenditoriali
  • inviare la presente deliberazione all’Anci, al Consiglio Regionale, al Consiglio dei Ministri e al Parlamento Italiano ed Europeo ed alla Commissione Europea.


sabato 4 giugno 2016

primolunedìdelmese


6 Giugno 2016, ore 20:30
salone Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
Parcheggio adiacente.
Le persone disabili sono pregate di contattarci per le indicazioni del caso.
In apertura dell'incontro, importanti avvisi e aggiornamenti: anche per questo raccomandiamo puntualità!

Acqua, salute e democrazia

Emergenza PFAS e altri veleni: dati e possibili rimedi
Lorenzo Altissimo, ex direttore del Centro Idrico di Novoledo (VI)

Guatemala, la marcia per l'acqua
Omar Jerónimo, leader del movimento indigeno maya-chortí

Servizio pubblico e gestione privata: a 5 anni dal referendum...
Marco Bersani, del Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Angelo Guzzo, presidente di Acque Vicentine

mercoledì 1 giugno 2016

2 giugno: il Movimento Nonviolento scrive al Presidente Mattarella

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/2-giugno-il-movimento-nonviolento-scrive-al-presidente-mattarella/ 

Egregio Presidente Mattarella, in occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, desideriamo sottoporLe una nostra proposta, comunicarLe un nostro apprezzamento, farLe alcune domande ed illustrarLe una nostra Campagna.

Al Presidente della Repubblica
On. Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale – Roma

Egregio Presidente Mattarella, 

In occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, desideriamo sottoporLe una nostra proposta, comunicarLe un nostro apprezzamento, farLe alcune domande ed illustrarLe una nostra Campagna. 

La proposta 
Non capiamo, signor Presidente, perché il 2 giugno – data che celebra la nascita referendaria della nostra Repubblica – sia consegnato nei festeggiamenti ad una parata militare, ossia ad una esaltazione ed evocazione di quello spirito di guerra che – come Ella ha recentemente ricordato – non ha mai assicurato nè stabilità nè progresso, al contrario della pace. Anche alle luce delle sue recenti parole pronunciate ad Asiago, davvero non riusciamo a capire perché non siano chiamate a sfilare il 2 giugno le forze di pace, che difendono i diritti sanciti nei principi fondamentali della Costituzione che “ripudia la guerra”, a cominciare dal diritto al lavoro. La presenza di una delegazione di Sindaci non modifica il carattere militare della sfilata e della parata.
Per questo le chiediamo, signor Presidente, di abolire definitivamente questa anacronistica parata di armi e di armati e di fare della Festa della Repubblica una vera festa di popolo, una festa di pace, diffusa nel Paese ed anche animata significativamente dai giovani volontari in servizio civile. 

L’apprezzamento 
Abbiamo molto apprezzato il suo intervento ad Asiago, lo scorso 24 maggio, in occasione delle “celebrazioni” per il centenario della “grande guerra”.
Condividiamo la Sua condanna senza appello: “la guerra, ogni guerra, è un moltiplicatore di lutti e di sofferenze. 
Condividiamo le Sue analisi circa le ragioni che portarono a quella “guerra crudele e fratricida“: “la volontà di potenza e gli egoismi nazionalisti spinsero gli Stati, lentamente ma inesorabilmente, come su un piano inclinato, verso il baratro del conflitto“.
Condividiamo, infine, le Sue considerazioni sulla costruzione della pace come unica possibilità di assicurare il benessere: “è stata la pace, non la guerra, ad assicurare stabilità e progresso.
E’ stato il dialogo, non lo scontro, a permettere le grandi conquiste civili, economiche e sociali di questi settanta anni. Sono state le intese, le alleanze non aggressive, le unioni a livello sovranazionale, e non le chiusure e le barriere, a garantire al nostro Paese, e agli altri, la libertà, la democrazia, il benessere, lo sviluppo“. 

Le domande 
Ci permettiamo di rivolgerLe alcune domande, in merito al ruolo che il nostro Paese sta svolgendo all’interno di quella che papa Francesco definisce “la terza guerra mondiale diffusa“. Ma non per questo meno crudele e fratricida. 
La prima domanda che Le rivolgiamo riguarda la preparazione della guerra: perché il nostro Paese consuma oltre 23 miliardi di euro del bilancio annuo dello Stato in spese militari – collocandosi così tra le prime dodici potenze militari al mondo – anziché in spese civili e sociali, nelle quali si colloca invece agli ultimi posti in Europa, come dicono gli indicatori internazionali? In questo modo anche il nostro Paese contribuisce considerevolmente a quella cifra complessiva – mai toccata prima – di 1.700 miliardi di dollari che nell’ultimo anno sono stati spesi nel mondo dalla “volontà di potenza” degli Stati. Contribuendo ad inclinare ancora il piano della guerra di tutti contro tutti. E’ stato calcolato che con porzioni di questa cifra potrebbero essere raggiunti gli Obiettivi ONU del Millennio per sconfiggere fame, ignoranza e malattie e, contemporaneamente, debellare guerre e terrorismo. 
La seconda domanda riguarda la produzione e il commercio delle armi. Come Lei sa, Presidente, nonostante il nostro Paese si sia, da tempo, dotato di una legge restrittiva sul commercio delle armi (la 185/90), la recente relazione del Governo al Parlamento sul commercio internazionale delle armi mostra come l’export italiano sia praticamente triplicato nel 2015, con un incremento del 186% rispetto al 2014. Una esplosione senza precedenti, come senza precedenti è l’esplosione delle guerre sul pianeta, del terrorismo diffuso, della fuga dei profughi, della tragedia dei nuovi muri, che anche Ella, Presidente, ha stigmatizzato. Anche le armi italiane – che sparano in quasi tutti i conflitti armati del Pianeta – contribuiscono ad avvicinare questa “terza guerra mondiale”. Allora, se non vogliamo essere ancora complici della immane tragedia in corso, è tempo di investire urgentemente nella riconversione civile dell’industria bellica.
Sappiamo bene, signor Presidente, che queste decisioni non dipendono direttamente dalla Sua volontà, anche se il suo ruolo di “capo delle Forze Armate” e di “presidente del Consiglio supremo di difesa” renderebbe particolarmente autorevole un Suo autorevole pronunciamento su queste specifiche questioni, in sintonia con quanto sta facendo fin dall’inizio del pontificato papa Francesco. 

La Campagna 
E’ anche in base a queste riflessioni che il Movimento Nonviolento – fondato da Aldo Capitini e Pietro Pinna – che ci onoriamo di rappresentare e che da oltre mezzo secolo si impegna a preparare la pace anzichè la guerra, oggi promuove e sostiene la Campagna “Un’altra difesa è possibile” per l’istituzione del “Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta”, con pari dignità della difesa militare e armata, per la realizzazione piena degli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana. La relativa proposta di legge, già depositata in Parlamento e sottoscritta da 74 deputati di vari gruppi politici, ha lo scopo di dotare il nostro Paese dei mezzi e degli strumenti idonei e alternativi alla guerra per promuovere “il dialogo, le intese e le alleanze” tra i popoli – come Ella giustamente ricorda – capaci di intervenire nei conflitti prima che essi degenerino in guerre con attività di prevenzione, durante con strumenti di mediazione e interposizione, e dopo con capacità di promuovere la riconciliazione.
Per queste ragioni auspichiamo che – al più presto – la proposta di legge possa essere calendarizzata, votata in Parlamento e giungere sul Suo alto scranno per la firma definitiva. 
Voglia, signor Presidente, accogliere la nostra stima e i nostri auguri per la Festa della Repubblica che ripudia la guerra.

per il Movimento Nonviolento 
Pasquale Pugliese 
Segretario 
Massimo Valpiana 
Presidente

Movimento Nonviolento
via Spagna 8
37123 Verona
Lì, 30 maggio 2016

martedì 31 maggio 2016

«Ci invadono»: ecco i luoghi comuni sui migranti

Riproponiamo un articolo di Avvenire del 18 febbraio 2015 che purtroppo non è diventato obsoleto: a giudicare da certi titoli di giornale e da certe dichiarazioni l'ignoranza e la disinformazione sul tema "migranti" è ancora molto elevata

dalla pagina http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/migranti-luoghi-comuni-da-sfatare.aspx

L’Italia è prima nell’indice di ignoranza Ipsos-Mori sull’immigrazione. Nell’Ocse siamo insomma i peggio informati sul tema. Molti italiani credono che nel Belpaese un terzo della popolazione sia composta da immigrati (in realtà sono il 7%) e che il 20% dei residenti sia musulmano, mentre gli islamici sono il 4%. Colpa di una narrazione giornalistica che drammatizza. Sappiamo che la maggioranza degli italiani, quando conosce personalmente un migrante, non si tira indietro se deve dare una mano. Tuttavia ci sono pericolose falsità messe in circolazione da politici senza scrupoli cui ribattere con l’evidenza dei fatti.​

L’invasione
 
FALSO Le coste italiane sono invase dagli immigrati "clandestini", non possiamo ospitarli tutti. I richiedenti asilo presentano domande false e i “migranti economici”, che scappano dalla povertà e non dalla guerra, imbrogliano il sistema di asilo.

VERO Nel 2014 sono sbarcate, secondo il Viminale, 170.081 persone contro le 56.192 dei due anni precedenti. Eppure non c’è stata nessuna invasione di richiedenti asilo, anzi. Lo conferma la Fondazione Migrantes della Cei. Al primo gennaio 2015, infatti, le persone rimaste nelle strutture di prima e seconda accoglienza erano poco meno di 66.000. Due rifugiati su tre hanno dunque usato l’Italia come ponte verso l’Europa usufruendo pochi giorni dei centri dopo essere stati salvati dalle navi italiane di Mare Nostrum. Quanto alle domande, secondo le statistiche la maggioranza di richieste per lo status di rifugiato viene accettata. La mancanza di canali di ingresso da zone lontane, come il Corno d’Africa, impedisce invece di presentare domanda a tanti che ne avrebbero diritto.

Sono troppi
FALSO L’Italia e l’Europa, che stanno attraversando una lunga crisi, non hanno bisogno di immigrati che rubano lavoro soprattutto ai giovani e ai lavoratori italiani meno qualificati.

VERO Diverse ricerche demografiche hanno ipotizzato uno scenario Ue senza affluenza di stranieri tra il 2010 e il 2030. Risultato, una perdita di 33 milioni di persone in età lavorativa (-11%) fra i 28 Stati membri, una riduzione del 25% dei giovani tra i 20-30 anni e un incremento del 29% per le persone comprese fra i 60-70. Pesanti le ricadute anche sul sistema di welfare. L’Italia ha toccato nel 2014 il record di denatalità dal 1861 ed è quella che rischia di più sulle pensioni. Disoccupazione e immigrazione viaggiano in direzioni opposte. Da un lato perché gli immigrati scelgono zone che possano garantirgli lavoro: infatti secondo l’Istat stanno lasciando il Belpaese. Dall’altro perché dove c’è piena occupazione il mercato offre possibilità di impiego a immigrati e nativi.

Sono un peso
FALSO I migranti minano i nostri sistemi di welfare perché hanno famiglie più numerose, sono più poveri e sono più a rischio di perdita dell’occupazione

VERO Secondo la Fondazione Moressa gli immigrati danno all’economia italiana un contributo di 3,9 miliardi di euro. Compensano con i loro impieghi quegli italiani che hanno scelto di dedicarsi a mansioni che richiedono maggiore specializzazione. E sono un vantaggio per l’erario. Ad esempio, per gli oltre 750mila – in prevalenza donne – impegnati in attività di assistenza familiare le famiglie italiane spendono ogni anno 9 miliardi di euro. Se gli stessi servizi fossero garantiti dallo Stato, l’onere per le casse pubbliche sarebbe di 45 miliardi l’anno. Nel 2012 i contribuenti stranieri hanno inciso per il 5,6% sul pil. E ci pagano le pensioni. L’Inps incassa dai contributi degli immigrati 7 miliardi, ma solo 26 mila lavoratori stranieri non comunitari usufruiscono di una pensione previdenziale in Italia e 38 mila ricevono una pensione di tipo assistenziale.

I soldi ai rifugiati
FALSO I rifugiati ricevono ogni giorno 30 euro (anche 90 secondo alcuni) dallo Stato, insieme con vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento e servizi vari.

VERO La somma di 30 euro per profugo viene data solo alle strutture di accoglienza per coprire le spese di vitto e alloggio e non assegnata direttamente agli immigrati. Chi viene ospitato nei centri ha diritto normalmente a una scheda telefonica per chiamare la famiglia e a una diaria di 2,5 euro, il più delle volte caricata sulle chiavette per distributori di bibite o bevande calde. Che spesso nei centri non sono funzionanti. Gli scandali di "mafia capitale" dimostrano come la gestione di questi centri possa diventare un business per le organizzazioni criminali italiane di cui i migranti sono in realtà le vittime. Quanto ai fondi – 80% in carico allo Stato e il 20% ai Comuni – spesso sono di origine europea, quindi pagati dai contribuenti continentali.

Terrorismo e paure
FALSO Sui barconi, assieme ai richiedenti asilo, arrivano anche i terroristi. E con la presenza degli immigrati sono aumentati i crimini mentre le carceri scoppiano per i troppi pregiudicati stranieri.

VERO Guardiamo alla breve storia del terrore jihadista in Europa. Gli attentatori di Madrid del 2004 e di Londra nel 2007 e quelli di Parigi e Copenhagen del 2015 non erano rifugiati. Neppure immigrati. Erano sì figli di immigrati, ma cittadini del Paese che hanno colpito e dove erano cresciuti senza evidentemente integrarsi. Non vi sono prove che sui barconi rischino la vita anche terroristi. Quanto al crimine, i dati del 31 gennaio 2015 rivelano che gli stranieri nelle carceri italiane sono 17.403, nemmeno un terzo del totale della popolazione carceraria. E sono in diminuzione. Quali reati hanno commesso? Furti e spaccio (25%), seguiti dai reati contro la persona (19%). Senza contare che se si attuassero gli accordi bilaterali con alcuni Stati africani, parecchi potrebbero scontare la pena nelle patrie galere.

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lunedì 30 maggio 2016

La guerra dei droni: uccidere col telecomando


Sabato 4 giugno ore 18.00
presso lo spazio B55
Vicenza Contrà Barche, 55 (di fronte al Teatro Astra)
Incontro con l'attivista di Code Pink Toby Blomè
 
E' un'occasione per conoscere da vicino cosa c'è dietro alla cosiddetta "guerra chirurgica", fatta da controllo remoto attraverso un telecomando.
Toby Blomè, attivista di Code Pink, si trova di passaggio a Vicenza, dopo aver ritirato in Germania, con una delegazione di Code Pink, il premio Wilhelmina conferito dalla Città di Bayreuth alla loro organizzazione, per tolleranza e umanità. Da sempre pacifista ed antimilitarista, ha partecipato anche, sempre con Code Pink, ad un viaggio di conoscenza in Pakistan, dove hanno incontrato le famiglie delle vittime civili degli attacchi aerei con i droni.
E' un'occasione imperdibile, prima del rientro negli Stati Uniti di Toby.

spazio B55 & Code Pink


Papa: no alla indifferenza per i bambini scomparsi: 8 milioni l'anno

click per ingrandire
dalla pagina http://www.news.va/it/news/papa-no-indifferenza-per-bambini-scomparsi-8-milio

“È un dovere di tutti proteggere i bambini, soprattutto quelli esposti ad elevato rischio di sfruttamento, tratta e condotte devianti.”
Quindi, il richiamo del Papa alla responsabilità degli adulti:
“Auspico che le autorità civili e religiose possano scuotere e sensibilizzare le coscienze, per evitare l’indifferenza di fronte al disagio di bambini soli, sfruttati e allontanati dalle loro famiglie e dal loro contesto sociale, bambini che non possono crescere serenamente e guardare con speranza al futuro”.
Poi, l’invito alla preghiera perché “ciascuno di essi sia restituito all’affetto dei propri cari”.  
Una calamità, in gran parte ignorata dai media e dalle istituzioni, quella che inghiotte ogni anno nel mondo almeno 8 milioni di minori, vale a dire 22 mila al giorno. Per contrastare il fenomeno esiste una Rete globale che fa capo al Centro internazionale per i bambini scomparsi e sfruttati (ICmec), con sede ad Alexandra in Virginia, impegnato a promuovere iniziative nei Paesi che non ritengono una priorità ricercare i minori spariti nel nulla, né realizzano politiche di prevenzione. L’indifferenza verso la sorte di queste giovani vite o l’incapacità di proteggerle non riguarda solo i Paesi più poveri, se in Europa spariscono 270 mila bambini e ragazzi l’anno, uno ogni due minuti. In Italia - che pure ha attivato strutture pubbliche e private dedicate - sono oltre 18 mila i minori mai rintracciati dal 1974 a oggi, in massima parte - quasi 16 mila e 500 - stranieri e circa 1.800 italiani. I flussi migratori di giovanissimi non accompagnati, in fuga da guerre e povertà estrema, ha aggravato il quadro generale rendendo i piccoli profughi facile preda di organizzazioni criminali, che li vendono sul mercato della prostituzione, dello spaccio di droga o anche del lavoro a bassissimo prezzo, come capitato a migliaia di bambini siriani riparati in Turchia. In Europa - secondo l’Europol - si è persa la traccia di 10 mila bambini emigrati da soli.
(Da Radio Vaticana)

sabato 28 maggio 2016

LA NATO DIFENDE L’EUROPA. DAVVERO?

dalla pagina http://www.fulvioscaglione.com/2016/05/22/la-nato-difende-leuropa-davvero/


Da molti anni gli ambienti Nato, e per primi quelli della politica e della difesa Usa, si chiedono senza troppi riguardi se l’Europa convenga all’Alleanza. Com’è noto, gli americani da soli provvedono al 73% del fabbisogno economico della Nato e continuano a esortarci, peraltro invano, ad aumentare le nostre spese militari. Nel 2015, secondo lo studio dello European Leadership Network, solo due Paesi, ovvero Usa e Lituania, hanno davvero raggiunto la soglia del 2% del Pil in spese militari che ogni Paese dell’Alleanza è impegnato a toccare. La Polonia dovrebbe arrivarci entro il 2016, la Lettonia entro il 2020. Anche Romania e Norvegia stanno spendendo di più. Per il resto, e soprattutto tra i grandi Paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania, spese militari inalterate o in via di riduzione.

C’entra la crisi economica, ovviamente, e il taglio costante e progressivo ai bilanci pubblici che tutti i Governi hanno voluto o dovuto applicare. Ma forse c’entra anche una domanda che pochi osano esprimere ad alta voce e che va nel senso opposto: la Nato conviene ancora all’Europa? In altre parole: l’Alleanza Atlantica fa davvero i nostri interessi di europei?
Proviamo a fare qualche esempio. L’intervento Nato in Libia nel 2011, con la missione Unified Protector partita il 25 marzo, ha giovato all’Europa? Gli attacchi aerei e missilistici contro l’esercito di Gheddafi furono giustificati con l’esigenza di tutelare la popolazione civile dalla vendetta del Rais. Ma dov’è finita la Nato subito dopo, quando la caduta del regime ha lasciato proprio la popolazione civile in balia delle milizie e persino dell’Isis? Dov’è ora, la Nato? Insomma, dove si è cacciata l’Alleanza quando l’emergenza umanitaria si è davvero ingigantita?

Nato e rischio Europa

Per quanto poi riguarda noi, è chiaro che aver abbattuto Gheddafi (qualunque fosse il giudizio politico e morale sulla sua dittatura) ha fatto un grave danno all’Europa. I flussi migratori sono diventati ancor più incontrollati, le organizzazioni criminali che su quei traffici prosperano si sono allargate, il terrorismo islamico ha conquistato terreno. I Paesi del Sud Europa, primo fra tutti l’Italia, hanno dovuto affrontare nuovi rischi e nuovi impegni, anche ma non solo (pensiamo all’accoglienza e all’integrazione dei migranti) finanziari. Tutto il continente ha dovuto fare i conti con un problema, quello dei migranti, che ha seminato paura e divisioni, fino a minacciare la stessa coesione interna della Ue.
È questa la Nato per cui gli europei dovrebbero spendere? Altro esempio. Qualche giorno fa la Nato ha inaugurato, in Polonia e Romania, il sistema di intercettazione anti-missile Aegis Ashore, quello che chiamiamo scudo stellare. I vertici dell’Alleanza sostengono che servirà a coprire l’Europa rispetto a eventuali attacchi da Sud di Paesi canaglia, di cui però si stenta a tracciare il profilo. La Turchia? No, è un membro Nato. L’Iran? Ma abbiamo appena firmato un trattato che scongiura sviluppi nucleari. L’Iraq? La Siria? L’Arabia Saudita? Andiamo…
Diciamolo francamente: sembra una frottola. Comunque sia, i russi non ci credono, si sentono aggrediti e cambiano la loro dottrina militare, puntando i missili sull’Europa. Ci conviene, questa politica della Nato? Visto che siamo noi europei a trovarci, ora, nel mirino dei russi con i quali non avevamo problemi, non dovremmo poter spendere una parola in proposito? Polonia e Romania, che si misero d’accordo per avere lo scudo già nel 2008 (molto prima, quindi, della guerra in Ucraina), si sono consultate in qualche modo con Bruxelles? Dopo tutto, la Polonia incassa 15 miliardi netti l’anno dalla Ue (cioè dal bilancio che si forma con i denari versati da tutti gli altri Paesi Ue) e la Romania 4,5. Perché l’intero continente deve subire una politica militare decisa dai vertici Nato e dai Governi di due singoli Paesi?
Pare dunque più che legittimo che i Paesi europei, al momento di spendere per accontentare i generali dell’Alleanza Atlantica, vadano con piedi di piombo. E che i cittadini europei, primi beneficiari ma anche primi sostenitori di tanta potenza militare, possano avere garanzie sul fatto che tutti capiscano che, come diceva anni fa uno slogan pubblicitario, la potenza è nulla senza controllo.

Fulvio Scaglione - Giornalista  

Pubblicato su Avvenire del 22 maggio 2016

mercoledì 25 maggio 2016

29 maggio: Corpi di donne e Sacre Scritture

Domenica 29 maggio, alle 16.00 presso il Tempio di Santa Corona incontreremo Maria Soave Buscemi, biblista popolare che da vent’anni spezza il pane della Parola insieme agli uomini e alle donne delle comunità di base del Brasile.

Presenza Donna al Festival biblico 2016
L’incontro ha come titolo “Corpi di donne e Sacre Scritture. La lettura popolare e femminista della Bibbia e della Vita”, ed è un’occasione imperdibile per conoscere l’esperienza della lettura popolare della Bibbia, praticata nelle “periferie” ma che tanto ha da dire anche a noi nel suo tentativo di mettere in relazione Bibbia, vita, comunità. L’incontro con Maria Soave Buscemi sarà accompagnato dalla musica di Elena Biasi (arpa) e Stefano Tincani (trombone), che per questa occasione hanno pensato un repertorio davvero suggestivo, un viaggio attraverso i generi e le sonorità, dalla tradizione andina al jazz passando per i ritmi della bossa nova.

venerdì 20 maggio 2016

Andrea Riccardi: È possibile la pace?

Festival Biblico 2016
Lectio Magistralis 
Ingresso Libero 

Giovedì 26 maggio 2016 alle 20:45 
Tempio di S. Lorenzo - Piazza S. Lorenzo, Vicenza 

con: Andrea Riccardi (storico) 

Tutti parlano di pace, ma la pace è davvero possibile? Quale ruolo possono giocare i cristiani assieme a tutti gli uomini di buona volontà? Lo scenario internazionale così come l’insegnamento della storia ci mostrano che la pace non solo è possibile ma è anche una strada necessaria su cui incamminarsi. La voce di un grande testimone di pace del nostro tempo si fa appello per una risposta personale e comunitaria.

giovedì 19 maggio 2016

Il Papa: «I ricchi che sfruttano i lavoratori sono sanguisughe»

dalla pagina http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-i-ricchi-che-sfruttano-i-lavoratori-sono-sanguisughe-e-peccato-mortale.aspx

19/05/2016  Sfruttare la gente sul lavoro per arricchirsi è come essere delle sanguisughe, è peccato mortale. Dura denuncia di Francesco sul lavoro nero. «Lo sfruttamento della gente», ha detto, «oggi è una vera schiavitù. Noi pensavamo che gli schiavi non esistessero più: esistono. È vero, la gente non va a prenderli in Africa per venderli in America: no. Ma è nelle nostre città. E ci sono questi trafficanti, questi che trattano la gente con il lavoro senza giustizia»

dalla pagina http://www.avvenire.it/Papa_Francesco/santmarta/Pagine/santa-marta-del-19-aprile-2016.aspx

Lo sfruttamento sul lavoro è peccato mortale 
Papa Francesco ricorda quanto gli ha detto una ragazza che aveva trovato un lavoro da 11 ore al giorno a 650 euro in nero. E le hanno detto: “Se ti piace, prendilo, se no, vattene. Ce ne sono altri”, dietro di te c’è la coda! Questi ricchi – osserva – “ingrassano in ricchezze” e l’apostolo dice: “Vi siete ingrassati per il giorno della strage”. “Il sangue di tutta questa gente che avete succhiato” e di cui “avete vissuto, è un grido al Signore, è un grido di giustizia. Lo sfruttamento della gente – afferma ancora il Papa - “oggi è una vera schiavitù”. “Noi - dice - pensavamo che gli schiavi non esistessero più: esistono. E’ vero, la gente non va a prenderli in Africa per venderli in America: no. Ma è nelle nostre città. E ci sono questi trafficanti, questi che trattano la gente con il lavoro senza giustizia”: “Ieri, nell’udienza, abbiamo meditato sul ricco Epulone e Lazzaro. Ma, questo ricco era nel suo mondo, non si accorgeva che dall’altra parte della porta della sua casa c’era qualcuno che aveva fame. Ma questo è peggio. Quel ricco, almeno, non se ne accorgeva e lasciava che l’altro morisse di fame. Ma questo è peggio: questo è affamare la gente con il loro lavoro per il mio profitto! Vivere del sangue della gente. E questo è peccato mortale. E’ peccato mortale. E ci vuole tanta penitenza, tanta restituzione per convertirsi di questo peccato”.

mercoledì 18 maggio 2016

Papa Francesco critica l'Occidente per aver imposto la sua "democrazia" in Libia e in Iraq

dalla pagina http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=15701

Sui migranti, "la peggior forma di accoglienza è la ghettizzazione"

Papa Francesco ha criticato l'imposizione della democrazia da parte dell'Occidente in stati come l'Iraq o la Libia senza il rispetto delle culture politiche nazionali. La critica del Pontefice è stata espressa in una intervista con la rivista cattolica francese 'LaCroix'.

"Di fronte al terrorismo islamico, sarebbe meglio interrogarci sul modo in cui un modello troppo occidentale di democrazia è stato esportato in paesi come l’Iraq dove c'era un potere forte, o la Libia, dove c'era una struttura tribale", ha detto Francesco.

A suo parere, non si può "andare avanti" senza tenere conto delle culture politiche nazionali. "Eravamo abituati ad avere un Gheddafi, e ora ne abbiamo 50", ha detto il Papa.

Allo stesso modo, Francesco ha criticato la "ghettizzazione" degli immigrati in Europa, ricordando che "a Bruxelles, i terroristi erano belgi, figli di immigrati, ma cresciuti in un ghetto".

La più alta autorità della Chiesa cattolica ha elogiato la scelta di Sadiq Khan che, come nuovo sindaco di Londra, pur essendo un musulmano, ha giurato in una cattedrale cristiana, dimostrando, secondo Francesco, l'importanza dell'integrazione europea.