domenica 10 aprile 2016

Nota del vescovo Beniamino sul grave dissesto finanziario che ha colpito la Banca Popolare di Vicenza

dalla pagina http://www.vicenza.chiesacattolica.it/pls/vicenza/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=3926&rifi=guest&rifp=guest
  






La Chiesa vicentina, nei suoi fedeli, con il suo Vescovo e i suoi preti, soffre per le conseguenze di una grave crisi di fiducia e di valori, in seguito alle vicende finanziarie che hanno travolto la Banca Popolare di Vicenza, tradizionale punto di riferimento (insieme ad altri istituti di credito cooperativo) per il risparmio e il mutuo sostegno di moltissime persone, famiglie e piccole, medie e grandi imprese del nostro territorio. 

Alla già pesantissima crisi economico-finanziaria che da lungo tempo ha colpito le imprese del nostro tessuto produttivo con gravi e spesso drammatiche ricadute su tanti uomini e donne, si aggiunge oggi questo ulteriore dissesto che, oltre le perdite materiali,  sta generando sconforto, delusione e sfiducia nelle persone, sfociando in taluni casi in veri sentimenti di disperazione. Preoccupa in particolare il danno subito da tanti piccoli risparmiatori: famiglie, lavoratori e pensionati che hanno visto sfumare all’improvviso i risparmi di una vita intera. Ancora una volta i più deboli hanno pagato il prezzo più caro. 

Come Chiesa vicentina non possiamo tacere oltre. Coloro che sono responsabili di tale situazione devono sentire l’obbligo morale di porre rimedio a tale dissesto, trovando le modalità concrete per restituire il denaro illecitamente sottratto e con esso ridare dignità e sicurezza di vita a tante persone che hanno lavorato duramente e onestamente per assicurare un futuro sereno a sé stessi e ai propri cari. 

Ciò che più è risultato eticamente ingiusto nell’intera faccenda, è che proprio mentre i risparmiatori e lavoratori della Banca venivano maggiormente danneggiati, dirigenti e manager ricevevano compensi spropositati, ignorando i crescenti bisogni della solidarietà e della sussidiarietà sociale. 

Mi rivolgo anche alle autorità politiche ed economiche del Paese, perché intervengano con apposite leggi per impedire il verificarsi di altri fatti così sconvolgenti e perché siano in grado di assicurare la tutela dei risparmiatori e il giusto risarcimento a chi ha perduto praticamente tutto. Non intervenire significherebbe rendersi corresponsabili del disfacimento e del degrado di un territorio che storicamente ha contribuito in modo più che significativo allo sviluppo economico dell’intero Paese. Sperare che tutto venga assorbito dal tempo e fingere di non accorgersi della grave situazione creatasi, è da irresponsabili e risulta moralmente inaccettabile.

Per questo la Chiesa vicentina desidera porre un forte richiamo agli uomini e alle donne impegnati nella società perché uniscano le loro energie e competenze e si impegnino a compiere azioni concrete di restituzione e di riequilibrio degli scompensi creatisi. Chiedo a tutti un sussulto di dignità e di onestà e assicuro che anche la Diocesi di Vicenza cercherà di offrire tutta la propria solidarietà e vicinanza per sostenere e accompagnare le persone più colpite da questo disastro finanziario. Allo stesso tempo chiedo agli organismi diocesani di intraprendere un serio discernimento rispetto al rapporto tra etica e finanza e di verificare i criteri con cui le nostre comunità cristiane e la Diocesi stessa investono i propri risparmi negli istituti bancari.

+ Beniamino Pizziol
Vescovo di Vicenza

venerdì 8 aprile 2016

Trivelle insostenibili. Come far uscire l'Italia dall'oscurantismo energetico

dalle pagine
Un eBook curato da: Alberto Zoratti in collaborazione con il WWF Italia e con interventi di:
Luigi Agresti, Franco Andaloro, Fabrizia Arduini, Gaetano Benedetto, Francesco Brozzetti, Dante Caserta, Piero Di Carlo, Luciano Di Tizio, Maria Rita D’Orsogna, Patrizia Fantilli, Stefano Lenzi, Mariagrazia Midulla, Francesco Panié, Loredana Pompilio, Francesco Stoppa, Alberto Zoratti

L’Italia è ancora oggi imbrigliata dalle servitù fossili. Questo eBook, realizzato con il contributo del WWF Italia, vuole fornire un quadro il più possibile esaustivo di quale sia il calcolo costi-benefici di questa situazione in occasione del referendum del 17 aprile.
L’attività di sfruttamento degli idrocarburi riguarda complessivamente il 25% della superficie totale della piattaforma continentale italiana, mentre a terra, la Basilicata, il Texas d’Italia, paga questo primato con il 60% del suo territorio interessato da istanze e attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi.
E le aziende estrattive per andare a cercare gas e petrolio non pagano il giusto: su 133 concessioni di trivellazioni a terra solo 22 (il 14%) pagano royalty del 7% sul valore del prodotto per gas e petrolio allo Stato e in mare solo 18 (il 21%) su 69 versano royalty del 7% per il petrolio e del 10% per il gas nelle casse pubbliche.
Ma i costi nascosti della dipendenza dalle energie fossili sono ben più altri: il Mediterraneo ha, purtroppo, il primato mondiale per la densità di catrame pelagico (in mare aperto) rilevato nelle acque marine con 38 mg/m3, tre volte superiori a quella rilevata nel Mar dei Sargassi.
Ad essere messe a rischio sono le nostre risorse naturali. L’Italia è uno dei paesi europei più ricchi in Europa e nel Mediterraneo per la biodiversità marina; ben otto sono, ad esempio, le specie di cetacei che popolano le nostre acque (balenottera comune, capodoglio, delfino, globicefalo, grampo, stenella, tursiope, zifio).
Dopo la COP21 di Parigi sui cambiamenti climatici il mondo è ad una svolta. Entro il 2050 anche in Italia è possibile raggiungere l’obiettivo del 100% rinnovabili, è giunto il momento di imboccare con decisione la via della decarbonizzazione della nostra economia. Questo libro è una risposta.

mercoledì 6 aprile 2016

Spese militari rispetto a spese sociali

dalla pagina http://www.sipri.org/media/blogs/writepeace/military-and-social-spending

Articolo di Sam Perlo-FreemanIl 
SIPRI (Istituto internazionale di ricerca di Stoccolma sulla pace) stima che le spese militari nel 2015 siano state di 1676 miliardi di $, circa il 2,3% del PIL mondiale. Tali elevati livelli di spesa sollevano preoccupazioni riguardo alla perdita di risorse che potrebbero essere utilizzate per scopi sociali.

Il diagramma successivo indica le spese sanitarie rispetto alle spese militari espresse come percentuale sul PIL 2013 in diverse parti del mondo: in azzurro le spese sanitarie, in marrone le spese militari.
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Riallocare anche solo il 10% delle spese militari mondiali permetterebbe di raggiungere notevoli progressi verso gli obiettivi annuali delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile

dalla pagina https://www.rt.com/business/338456-world-military-spending-2015/

Dati SIPRI 2015: Tabella relativa alle spese militari di alcuni Paesi:

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  • colonna 1 "Rank 2015" -  la classifica dei 15 Paesi al mondo che hanno speso di più nel 2015 in armamenti - "difesa"
  • colonna 2 "Rank 2014" - la classifica del Paese in colonna 3 nel 2014 
  • colonna 3 "Country" - il Paese 
  • colonna 4 "Spending" - la spesa in miliardi di $ 
  • colonna 5 "Change" - la variazione da 2006 a 2015 
  • colonna 6 "World share" - la % di spesa sulla spesa militare mondiale 
  • colonna 7 "share of GDP 2015" - la spesa come % del PIL del Paese nel 2015
  • colonna 8 "share of GDP 2006" - la spesa come % del PIL del Paese nel 2006
dati SIPRI dalla pagina  http://www.sipri.org/research/armaments/milex/milex_database 

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lunedì 4 aprile 2016

La verità su Ustica: il film di Renzo Martinelli

da Famiglia Cristiana, n. 14, 2016, pp. 66-67

Dopo aver affrontato in passato la jihad, il regista "scomodo" ora dice la sua sulla strage del 1980. Ecco cosa è successo

di Maurizio Turrioni

[...]  Mancava un minuto alle 9 di sera del 27 giugno 1980 quando l'aereo scomparve dal radar, senza un allarme, un brandello di comunicazione, nulla. Nelle acque di Ustica morirono 77 passeggeri, 14 i bambini, e 4 membri dell'equipaggio [...]
Cosa accadde quella sera? 
Niente cedimento strutturale, aereo revisionato e in piena efficienza. Nessuna esplosione interna o esterna [...] da destra il DC-9 entrò in collisione con l'ala di un aereo americano, un F-15 forse, alla caccia del MiG 23 libico [...] 
Su quali elementi basa questa sua verità? 
Sulle perizie e i dati contenuti in oltre 5 mila pagine prodotte dal giudice Priore. Elementi inoppugnabili sparsi però qua e là, che vanno rimessi assieme senza farsi fuorviare da suggestioni e depistaggi. La sola spiegazione logica che resta, tenuto conto che con il relitto del DC-9 fu ripescato un serbatoio esterno di aereo militare USA acciaccato da un urto e che nel sedile di un passeggero si trovò un altro frammento di aereo militare. 
Come mai il giudice Priore non giunse a questa conclusione? 
Ho parlato per ore con lui, ci siamo confrontati. Un giorno, mi ha detto: "Ma lo sa quante pressioni ho ricevuto durante l'inchiesta?". Gli facevano sparire le prove, i testimoni morivano in strani incidenti. Non ultimi i piloti italiani Mario Naldini e Ivo Nutarelli [...] 

sullo stesso argomento: 
http://www.mymovies.it/film/2016/themissingpaper/
http://www.comingsoon.it/film/ustica/53123/scheda/ 

venerdì 1 aprile 2016

Giustizia e Pace si baceranno

Tre film per il festival biblico
Mini rassegna sul tema "Giustizia e pace si baceranno"
click per ingrandire
Tre film per cominciare ad entrare nel tema del XII Festival biblico, "Giustizia e pace si baceranno". Una bella proposta culturale che avrà luogo nei prossimi tre lunedì sera presso il Centro Culturale San Paolo (viale Ferrarin 30, Vicenza), sempre con inizio alle 20.30 ad ingresso libero (sarà possibile lasciare una offerta libera) 

Saranno proposti i seguenti titoli:
  • Lunedì 4 aprile: In my country (J. Boorman);
  • Lunedì 11 aprile: Poetry ( L. Chan Dong);
  • Lunedì 18 aprile: Crash (P. Haggis).

mercoledì 30 marzo 2016

4 aprile: primolunedìdelmese


4 Aprile 2016, ore 20:30
salone Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza

Il "mal d'Europa"
e il sogno di Ventotene


La crisi dell'Unione Europea mai è stata così evidente e drammatica come oggi: dalle politiche economiche alla questione migranti, dalla Brexit alla Grecia, dalla (mancanza di una) politica estera comune alla sua ininfluenza nelle tante crisi internazionali, dai populismi alle destre estreme che la attraversano, dall'apparente assenza di anticorpi in grado di contrastare le tendenze disgregative ai crescenti dubbi se valga la pena continuare a farvi parte e a quali condizioni...

Ne parliamo con
Carlo Clericetti
giornalista economico; qui la sua autobiografia,
il suo blog su repubblica.it e quello personale (Blogging in the wind)

«La proroga senza limiti è un favore alle società petrolifere»

dalla pagina https://drive.google.com/file/d/0BzmHe-a3pijDck5LcGxNcF9qUUU/view?usp=sharing
da Avvenire, 30/03/2016, pag. 8

Intervista a Mario Catania, ex ministro delle Politiche agricole del governo Monti e attuale deputato
«Il governo sbaglia, sull'energia si cambi»

"Il mio sì al referendum è un punto di diritto ma anche nel merito. Sia che affrontiamo la questione dal punto di vista giuridico, sia che la affrontiamo disquisendo di ambiente, lavoro ed energia, non vedo alcun motivo per concedere una proroga sine die delle concessioni". continua

martedì 29 marzo 2016

Referendum Trivelle, 10 cose da sapere per votare informati

dalla pagina http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/03/24/news/referendum-trivelle-10-cose-da-sapere-per-votare-informati-1.255743

L’inquinamento e gli incidenti, gli affari e i rischi per l’occupazione, le tasse e le rinnovabili. In vista del voto del 17 aprile sulle estrazioni 
in mare, sono circolate tante tesi e pochi fatti. Ecco quelli più importanti
di Stefano Vergine

lunedì 28 marzo 2016

Referendum 17 aprile: i vescovi invitano alla partecipazione

Da La Voce dei Berici, Domenica 27 marzo 2016, p. 2

SU COSA SI VOTA
Il 17 aprile in gioco la durata delle estrazioni

Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa e non le attività sulla terraferma, né quelle in mare oltre le 12 miglia dalla costa

Il referendum che si tiene il prossimo 17 aprile, chiede di esprimersi sull’abrogazione della parte del comma 17 dell’articolo 6 del Codice dell’ambiente che dice: «Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale ». In altre parole, ci si dovrà esprimere sull’eventuale prosecuzione delle trivellazioni fino a quando un giacimento non è esaurito. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa e non le attività sulla terraferma, né quelle in mare oltre le 12 miglia dalla costa. Se vince il sì, le trivellazioni dovranno fermarsi allo scadere della concessione, se vince il no tutto resterà come adesso. Per raggiungere il quorum necessario deve votare la metà degli aventi diritto al voto – chi ha raggiunto la maggiore età – più uno. Due “prima volta” per questo referendum: è il primo convocato su richiesta delle regioni e per la prima volta possono votare gli elettori italiani che per motivi di lavoro, studio o cure mediche siano all’estero per un periodo di almeno tre mesi nel quale sia convocata la consultazione elettorale.


Da La Voce dei Berici, Domenica 27 marzo 2016, p. 3

L’OPINIONE del prof. Massimiliano Ferronato

«Un territorio fragile servono studi attenti»

Geologicamente la pianura padana e la dorsale adriatica fino all’Abruzzo presentano giacimenti promettenti. L’area adriatica è abbastanza ricca e in mare i giacimenti si trovano a una profondità tra i 1.000 e i 1.500 metri

Massimiliano Ferronato, professore di analisi numerica, sviluppo di modelli per la previsione delle subsidenze e dell’impatto geomeccanico dell’estrazione di idrocarburi all’università di Padova, di trivellazioni se ne intende.

«Geologicamente la pianura padana e la dorsale adriatica fino all’Abruzzo presentano diversi giacimenti promettenti, alcuni sfruttati dagli anni ’50. L’area adriatica è abbastanza ricca e in mare i giacimenti si trovano a una profondità tra i 1.000 e i 1.500 metri.
Il gas è contenuto nei pori di una roccia molto dura che viene bucata e si succhia. L’effetto è quello di una spugna rigida: quindi, estraendo, la roccia si compatta e si realizza una deformazione che arriva alla superficie ».
Questo significa che il suolo si abbassa?
«Sì, è la subsidenza (lento e progressivo sprofondamento del fondo di un bacino marino o di un’area continentale NdR) il fenomeno principale che si deve affrontare. Non bisogna aver paura a priori di questo movimento, perché può essere studiato e previsto.
In Adriatico abbiamo conoscenza di cosa può succedere grazie all’elaborazione di modelli matematici che si applicano con ottima affidabilità.
Il fenomeno è insignificante se il suolo cala di 10 centimetri in mare aperto, perché produce un impatto minimo, ma se si verifica accanto alla costa, il risultato è ben diverso: un abbassamento di 10 centimetri a Sottomarina significa perdere un chilometro e mezzo di spiaggia».
Quindi meglio non trivellare?
«Si deve considerare la vulnerabilità del territorio per prevedere quale sarà l’impatto e dunque decidere quando e dove trivellare. Non dobbiamo però usare un approccio ideologico: sfruttare le risorse ha un impatto importante per l’economia, sia per quanto riguarda i posti di lavoro sia, soprattutto, rispetto alla bilancia dei pagamenti».
Che confine rappresentano le 12 miglia marine?
«Le 12 miglia sono un confine più sicuro per la linea di costa che subisce una subsidenza minore. Ma in mare il fenomeno è solitamente poco significativo».
E sulla terraferma?
«Per trivellare in terraferma è necessario studiare caso per caso e mettere in relazione la zona interessata con la vulnerabilità del territorio. In Lombardia in passato si è trivellato a un’altezza di 50 metri sul livello del mare e il calo è stato di qualche decina di centimetri. In Polesine questo non si può fare, sarebbe devastante».
È possibile che l’attività nel sottosuolo sia causa di terremoti?
«Si, gli studi hanno rilevato un collegamento e in genere si tratta di microsismi di 1- 1,5 gradi, ma se pensiamo al terremoto che nel 2012 ha colpito duramente l’Emilia, tutti gli studi condotti hanno detto no: non esiste alcun collegamento. La trivellazione raggiunge i mille, millecinquecento metri di profondità, mentre il sisma ha avuto l’epicentro a 6 km di profondità e si sa che il sisma indotto dalle trivellazioni non si può propagare oltre i 300 metri».


Da La Voce dei Berici, Domenica 27 marzo 2016, p. 3

VESCOVI DEL PIEMONTE Invito alla partecipazione

Votare «perché il mare ci interessa»

Dare corpo e sostanza alla proposta delle Regioni andando a votare perché l’ambiente ci interessa, il mare ci interessa e interessa non solo a noi, ma al nostro futuro e a quello dei nostri figli. Democrazia è partecipazione”.
Mentre manca meno di un mese al referendum del 17 aprile sulle trivelle, si conclude con questo invito il comunicato della Pastorale regionale sociale e lavoro del Piemonte, a firma del direttore don Flavio Luciano e del vescovo delegato monsignor Marco Arnolfo.
Nella nota, diffusa in questi giorni, la Commissione osserva come la questione riguardi anche i piemontesi perché le coste italiane “sono un bene di tutta la nostra patria, sono patrimonio comune a tutti e come tale va tutelato a fronte di uno sfruttamento che può recare danni al paesaggio, al patrimonio biologico marino, alle popolazioni locali che vivono di pesca e di turismo e rischia di produrre un inquinamento difficile da sanare”.
La Commissione aveva già espresso perplessità sul progetto di effettuare trivellazioni nelle province di Biella, Novara e Vercelli e, “in comunione col parere delle Commissioni della Psl delle Regioni coinvolte, reitera anche in questa circostanza le proprie inquietudini a fronte di un disegno che fa parte di un modo di procedere non condivisibile.
Infatti se le popolazioni che vivono in un territorio, che lo hanno fin qui abitato e coltivato esprimono a tutti i livelli un netto diniego a questi progetti, non si vede l’opportunità e la giustezza di decisioni che saranno assunte dall’alto in nome di interessi superiori tutti da verificare e valutare”.
Se otterrà il quorum, questo referendum, si legge nella nota, risulterà “un forte segnale politico affinché le scelte economiche ed energetiche nel nostro Paese cambino radicalmente, aprendo, davvero, l’era delle energie rinnovabili e con esse gli stili di vita, i modelli produttivi e di consumo diventino tutti più improntati al risparmio ed all’efficienza energetica e alla sobrietà, nel rispetto degli obiettivi di Cop 21 e nello spirito della Laudato Sì’ di Papa Francesco”.




«Contro le trivellazioni partecipate al referendum del 17 aprile»

18/03/2016 Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, e padre Adriano Sella, coordinatore della Rete interdiocesana Nuovi stili di vita, lanciano un appello in difesa dell'acqua, bene comune, e contro l'estrazione degli idrocarburi.[...] 




Referendum trivelle, i «sì» si fanno sentire

[...] Nella Chiesa si cerca di riportare la discussione alla sostanza dei problemi: l’arcivescovo di Pescara-Penne, Tommaso Valentinetti, dichiarando a Radio In-Bluche «il mare Adriatico è molto piccolo» e «nessuno può escludere» che «possa succedere un incidente», chiede di «superare la logica della sola dipendenza dagli idrocarburi», mentre l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro parla di un «ragionevole fondamento al Sì al referendum del 17 aprile», perché «le ferite della nostra terra sono già molte e non devono aumentare». Il presidente della commissione per la pastorale sociale della Cei sottolinea che la sua è una posizione personale, dal momento che il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino ha detto chiaramente che «non c’è un sì o un no da parte dei vescovi». [...]


da Famiglia Cristiana, 27 marzo 2016, p. 20

Referendum il 17 aprile
Trivelle in mare, la Chiesa si mobilita

[...] La Chiesa italiana ha lanciato un appello perché si discuta nel merito della questione. Il segretario della Cei Nunzio Galantino ha invitato ad aprire spazi di confronto con «la gente che vive di quell'acqua e in quei territori». L'arcivescovo di Pescara, Tommaso Valentinetti, chiede di «superare la logica della sola dipendenza dagli idrocarburi», e l'arcivescovo di Taranto Filippo Santoro parla di un «ragionevole fondamento al Sì al referendum», perché «le ferite della nostra terra sono già molte e non devono aumentare». Per il no alle trivellazioni si sono espressi anche padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, e padre Adriano Sella, coordinatore della rete interdiocesana "Nuovi stili di vita".


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