giovedì 16 marzo 2023

18 marzo. "TAV a Vicenza: Aria, acqua, suolo. La tempesta perfetta?"

Sabato 18 marzo dalle ore 9:00 
teatro San Lazzaro, via G. da Palestrina, Vicenza
 

 

 

25 marzo. Quale futuro per la Palestina?





23 marzo. Don Primo Mazzolari e la Resistenza

 


18 marzo: “Oltre l’Hijab”


 

Un incontro sulla situazione delle donne in Iran

Si intitola "Oltre l'Hijab" l'incontro che Centro Culturale San Paolo, Comunità Bahà'ì e Presenza Donna promuovono per raccontare, fuori dai luoghi comuni, quello che sta succedendo in Iran.
L'appuntamento è per sabato 18 marzo alle 17.00 nella sala Areopago del Centro Culturale San Paolo in Viale Ferrarin 30 a Vicenza. Interverranno Nibras Breigheche (Guida religiosa islamica) e Zoheida Mollaian (Comunità Bahá'í).

Le loro parole ci guideranno a scoprire il volto di chi si batte per la libertà, la laicità e la parità di genere. Anche la giornalista Romina Gobbo, nel suo ruolo di moderatrice, contribuirà al confronto, ponendo domande alle relatrici per fare il punto su una cultura che, in generale, resta ancora profondamente maschilista.

Un dialogo condotto da donne ma che riguarda anche gli uomini, come la partecipazione maschile alle proteste iraniane sta dimostrando. Nella consapevolezza che il progresso della società passa attraverso l'alleanza uomo-donna.

 

Cammino di Pace a Montecchio Maggiore: 26 marzo 2023 - ore 15.00

Diversi gruppi e associazioni laiche e cattoliche di Montecchio Maggiore e dell’Ovest Vicentino e le organizzazioni sindacali, hanno deciso di organizzare un cammino di pace nel proprio territorio, che si inserisce nel percorso più ampio (Europe for Peace), avviato a livello nazionale e in Europa, tra cui ricordiamo la manifestazione nazionale a Roma del 5 novembre 2022, la marcia per la Pace interdiocesana a Bassano del 29 gennaio e la marcia straordinaria Perugia-Assisi nella note del 24 febbraio scorso, con le tante iniziative territoriali nello stesso giorno.

Iniziative per non assuefarci alla logica della guerra, per dar voce alla pace e per fermare le tante stragi, partendo dalla richiesta di tregua immediata nel conflitto in Ucraina e nelle altre zone di guerra.

Abbiamo promosso questa iniziativa per continuare a 'Non restare indifferenti' e per mantenere l’attenzione e la consapevolezza sui tanti conflitti in corso e sulle loro cause e conseguenze. Vuole anche essere un’occasione per condividere, nel cammino collettivo, il valore della pace e ascoltare le voci di testimoni che ne costruiscono le condizioni e la rendono possibile con il loro impegno quotidiano, sia nel nostro territorio che in condizioni difficili di conflitto in altre zone del mondo.

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giovedì 9 marzo 2023

Costituente Terra. "COME CI SIAMO GIUNTI"

www.costituenteterra.it

Newsletter n. 107 del 9 marzo 2023

Carissimi,

Siamo entrati nel secondo anno di guerra, e ancora non si intravede alcuna soluzione. Mentre si riforniscono le retrovie di armi di ogni tipo e si ammassano le truppe, resta il rischio di un’escalation incontrollata in fondo alla quale c’è l’olocausto nucleare.

Come siamo giunti a tutto questo, com’è stato possibile che i sogni dell’89 si siano rovesciati nell’incubo che stiamo vivendo?  In quell’epoca con la caduta del muro di Berlino il treno della Storia era stato messo su un binario che correva verso un avvenire luminoso.  Purtroppo quell’avvenire promesso è tramontato nell’arco di una generazione.

Ciò è  stato il frutto di scelte precise degli architetti dell’ordine mondiale. All’inizio degli anni 90 l’Unione sovietica ha restituito l’autodeterminazione ai popoli dell’est europeo, la Germania si è riunificata, il Patto di Varsavia è stato disciolto, gli euromissili sono stati smantellati, mentre vengono firmati storici accordi sul disarmo. Questo clima di pacificazione doveva durare ben poco. Verrà interrotto dalla guerra del Golfo nel 1991, prima prova muscolare dell’impero sopravvissuto alla guerra fredda. Ma le vere scelte che cambiano il clima geopolitico vengono effettuate nel corso del 1997 dall’amministrazione Clinton che, stracciando gli impegni assunti con Gorbaciov, decide di estendere la NATO a est, cominciando a inglobare Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Si tratta della scelta politicamente più impegnativa che sia stata fatta dall’Amministrazione USA, dopo quella del contenimento dell’URSS, che ha dato origine alla prima guerra fredda. Contro questa scelta insorsero proprio coloro che la guerra fredda l’avevano teorizzata e praticata. In un articolo sul New York Times del 7 febbraio 1997 il diplomatico americano George Kennan, uno dei teorici della guerra fredda, lanciò un grido d’allarme, osservando:

La decisione di espandere la NATO sarebbe il più grave errore dell’epoca del dopo guerra fredda. Una simile decisione avrebbe l’effetto di infiammare le tendenze nazionalistiche antioccidentali e militariste nell’opinione pubblica russa, pregiudicherebbe lo sviluppo della democrazia in Russia, restaurerebbe l’atmosfera della guerra fredda nelle relazioni est ovest, spingerebbe la politica estera russa in direzioni a noi decisamente non favorevoli.

Clinton non ascoltò le proteste dei protagonisti della guerra fredda, fra cui lo stesso Henry Kissinger e andò avanti nel suo progetto. Nel summit che si svolse a Madrid l’8 e il 9 luglio 1997, la NATO assunse la decisione di estendersi a est, cominciando a includere Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, che furono formalmente ammesse nel 1999.

Della gravità e dell’importanza geostrategica di questa scelta, nessuna forza politica si rese conto e nessuno si oppose. In verità il grido d’allarme sollevato da George Kennan fu raccolto in Italia, in un isolato articolo pubblicato dal Manifesto il 24 giugno 1998 (D. Gallo, M. Dinucci, La nuova cortina di ferro). L’articolo sottolineava che dall’allargamento a est della NATO derivava il rischio di un’altra guerra fredda e osservava: 

E’ una decisione la cui portata è paragonabile, nella mutata situazione internazionale, a quella degli accordi di Yalta.”. (..)  nessuno può dire quali saranno in futuro le reazioni ed eventuali contromisure della Russia di fronte all’espansione della Nato verso i suoi confini. Sul piano geopolitico, è di tutta evidenza che il fatto di far avanzare le basi della Nato, portandole ai confini della Russia, costituisce oggettivamente un incremento della minaccia in senso tecnico-militare. Anche della minaccia nucleare”. 

In conclusione si osservava: 

Si pongono in questo modo le premesse per riesumare il fantasma della guerra fredda, fondata questa volta non più sulla competizione politico-ideologica fra i due blocchi, ma su un confronto meramente nazionalistico, come tale meno razionale e più imprevedibile. Cresce, pertanto, la possibilità che la marcia a Est della Nato crei un nuovo fronte di tensione tra Est e Ovest in cui l’Europa si troverebbe ancora una volta coinvolta. Insomma, di nuovo un fantasma si aggira per l’Europa”.

All’epoca non si poteva prevedere la guerra che sarebbe scoppiata 24 anni dopo, però non era difficile comprendere che la nuova guerra fredda che si stava impiantando sarebbe stata molto più pericolosa della prima perché avrebbe attizzato derive nazionalistiche molto più irrazionali del confronto ideologico che animava, ma frenava anche, la prima guerra fredda.

Il passo successivo è stato quello di cambiare la missione della NATO, che ha “superato” la sua natura di patto difensivo e si è trasformata in uno strumento militare del tutto svincolato dal rispetto della Carta dell’ONU. Questa nuova missione è stata sperimentata con l’aggressione alla Jugoslavia: settantotto giorni di bombardamenti ininterrotti, volti a smembrare l’integrità territoriale della Jugoslavia con la separazione del Kosovo. Nel summit per il cinquantenario della NATO a Washington il 23 e 24 aprile 1999, la NATO legittimava questo suo nuovo volto, dichiarandosi competente a compiere operazioni militari al di fuori dell’art. 5 del Patto Atlantico, cioè si riappropriava del diritto di guerra. Nel disinteresse generale è proseguita l’espansione della NATO a est, che ha inglobato anche quelle Repubbliche che una volta facevano parte dell’Unione Sovietica (Estonia, Lettonia e Lituania). Con il vertice di Bucarest del 2 aprile 2008, la NATO ha lanciato un ulteriore guanto di sfida alla Russia, dichiarando la disponibilità a inglobare anche Ucraina e Georgia.   Dopo un lavoro di ri-costruzione del nemico durato oltre venti anni, alla fine il nemico si è materializzato e la parola è passata alle armi.

In realtà, con la scelta che gli USA hanno imposto alla NATO nel luglio del 1997, il treno della Storia è stato deviato su un altro binario, e alla fine è arrivato il 24 febbraio del 2022, data che simbolicamente rappresenta l’evento opposto e contrario a quello del 9 novembre 1989.

Per uscire da questo disastro bisogna cambiare il capotreno e riportare il treno della Storia sul binario che stava percorrendo nel 1990.

Nel sito pubblichiamo un articolo di Raniero La Valle per un’autocritica dopo un anno di guerra, un altro di Boaventura de Sousa Santos sull’Occidente visto dai Paesi del Sud, e un articolo di Roberto Pizarro Hofer sul ritorno del protezionismo.

Cordiali Saluti,

www.costituenteterra.it (Domenico Gallo)


sabato 4 marzo 2023

pldm 6 marzo: La guerra in Ucraina, un anno dopo

dalla pagina https://ans21.org/semina-e-raccolto/primolunedidelmese/598-prossimo-pldm

Invito con preghiera di divulgazione
diretta del primolunedìdelmese su Facebook  e YouTube

6 marzo ore 20:30

Grande è il disordine mondiale:
come se ne esce?

Umberto De Giovannangeli
giornalista e saggista,
scrive, tra gli altri, per Il Riformista


Cuori e menti tra consenso e omologazione: 
cosa dicono i sondaggi

Andrea Scavo
direttore di ricerca
IPSOS Public Affairs


Un altro mondo possibile e urgente:
la resilienza dei pacifisti
Lucia Capuzzi
giornalista di Avvenire
e saggista


L’Europa tra welfare e warfare:
verso economie di guerra?

Rosa Pavanelli
segretaria generale federazione sindacale
Public Services International

 
Il pldm è frutto di un coordinamento ad hoc promosso, a Vicenza, da Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI) cui aderiscono le associazioni vicentine:

Associazione Centro Astalli; Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI); Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL); Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) Banca Etica; Progetto sulla soglia (Cooperativa Insieme, Cooperativa Tangram, Rete Famiglie Aperte); Ufficio Migrantes.

Info: primolunedidelmese@ans21.org

 

 

mercoledì 22 febbraio 2023

“CESSATE IL FUOCO IN UCRAINA”

DIBATTITO PUBBLICO

SABATO 25 FEBBRAIO 2023 alle ore 10.00

presso Missionari Saveriani, viale Trento 119, Vicenza

(ampio parcheggio interno)


Ne parliamo con

Prof. MARCO MASCIA
Centro Ateneo per i Diritti Umani "Antonio Papisca", Università di Padova
 
 
Dr. MIRKO SOSSAI
Comunità di Sant’Egidio di Roma
 
YURII SHELIAZHENKO
Pacifista ucraino e Segretario esecutivo del “Movimento Pacifista Ucraino”
 
Gestisce il collegamento con Kiev
 
ZAIRA ZAFARANA
International Fellowship of Reconciliation (IFOR)
 
In collegamento con l’Ucraina 
NELLO SCAVO
Inviato speciale di “Avvenire”, scrittore e autore del libro “KIEV”
 
 
Promotori: MIR (Movimento Internazionale Riconciliazione), ANPI, PAXCHRISTI, GRUPPO MARCIA MONDIALE

Adesioni: A.N.E.D., CGIL, UIL, PRESIDIO PER LA PACE DELL'ALTO VICENTINO, GIURISTI DEMOCRATICI, LEGAMBIENTE VICENZA APS, PAPA GIOVANNI XXIII

 
Info : Tel. 335.6429807 – mail: mirifor.vi@gmail.com
 

Vicenza 24/02, Veglia di preghiera per la Pace


 

sabato 18 febbraio 2023

Vicenza 24/02, Fiaccolata per la Pace in Ucraina

 
FIACCOLATA PER LA PACE IN UCRAINA
Se vuoi la PACE prepara la PACE
 
VENERDI’ 24 FEBBRAIO 2023
ALLE ORE 19
IN PIAZZA DEI SIGNORI
 
DA CUI SI RAGGIUNGERA’ IL BUSTO DI GANDHI 
IN PIAZZALE ESEDRA (VIALE ROMA)
 
Chiediamo il cessate il fuoco, il dialogo e i negoziati di pace per costruire un’Europa sicura e pacifica per tutti. Esprimiamo solidarietà al popolo ucraino e alle vittime di tutte le guerre, le violenze, le repressioni e le discriminazioni nel mondo.
 
La pace è la vittoria di cui abbiamo bisogno!

Di fronte a un continuo allargamento della guerra, con impatti sempre più devastanti sulla popolazione, e un pericolo di escalation anche nucleare chiediamo assieme alle organizzazioni della società civile, ai gruppi di cittadini, alle Amministrazioni, ai comitati di tutta Italia di mobilitarsi promuovendo Marce di Pace, Presidi e sit-in di fronte ai Municipi, Assemblee, momenti di silenzio e preghiera.
 
Aderiscono: MIR (Movimento Internazionale Riconciliazione), ANPI, CGIL, PAXCHRISTI, MARCIA MONDIALE; ASS. COM. PAPA GIOVANNI XXIII , M.N., A.V.L., ANED, LEGAMBIENTE VICENZA APS, MEDITERRANEA VICENZA, FIOM-CGIL, ANS-XXI, PRESIDIO PER LA PACE ALTO VICENTINO, AZIONE CATTOLICA VICENTINA, SCOUT AGESCI VICENZA, DIOCESI DI VICENZA.
 
Info : Tel. 335.6429807 – mail: mirifor.vi@gmail.com
 

“Uguaglianza sostanziale e Costituzione della Terra"

 

Richiedere il link a: anpivicenza@alice.it

ANPI Vicenza, Associazione Giuristi Democratici, AVL, ANED, CGIL, FIOM CGIL Veneto, Fornaci Rosse, MIR, Libera, Pax Christi, Movimento nonviolento, Legambiente, Ans XXI - nel quadro di un percorso sulle tematiche delle disuguaglianze - organizzano un convegno sul tema: 

"Uguaglianza sostanziale e Costituzione della Terra"
 
il giorno: Giovedì 23 febbraio 2023 alle ore 18 su piattaforma ZOOM
Relatore sarà il prof. Luigi FERRAJOLI. 
 
Luigi Ferrajoli è un relatore d’eccezione: filosofo del diritto di fama internazionale e allievo di Norberto Bobbio, vanta numerosissime pubblicazioni tra cui molte dedicate al tema dell’uguaglianza. In particolare per Ferrajoli - che alla questione ha dedicato il suo ultimo libro - solo una Costituzione della Terra, che tuteli i beni vitali della natura, bandisca le armi a cominciare da quelle nucleari e introduca un fisco e idonee istituzioni globali di garanzia in difesa dei diritti di libertà e in attuazione dei diritti sociali di tutti può realizzare l’universalismo dei diritti umani, assicurare la pace e, prima ancora, la vivibilità del pianeta e la sopravvivenza dell’umanità.

mercoledì 8 febbraio 2023

Lavorare di più per consumare di più: il dogma che sta distruggendo la Terra

dalla pagina https://valori.it/lavorare-consumare-dogma-distruzione-terra/

Per decenni siamo stati spinti ad aumentare le ore di lavoro, per guadagnare di più e per consumare di più. Un modello insostenibile

© Helsinki sticker/Flickr

Andrea Barolini 

Lavorare di più per avere più denaro a disposizione e per consumare di più. È uno dei dogmi del nostro modello di sviluppo. Per decenni siamo stati (noi: parliamo ovviamente del mondo ricco) invitati in tutti i modi a comprare, utilizzare e se possibile buttare anziché riparare ogni tipo di oggetto, prodotto alimentare, abito, strumento, mezzo di trasporto, materiale di consumo. Spesso inducendo le nostre menti ad avvertire bisogni di cui, senza il bombardamento di spot e pubblicità, potremmo fare serenamente a meno. 

Un modello di sviluppo sbagliato

Non è una teoria complottista quella che vede i consumatori ultimi ingranaggi di un meccanismo che punta a massimizzare produzione e profitti (per pochi) impoverendo la maggior parte di noi. L’esplosione di servizi finanziari, anche particolarmente rischiosi, per rateizzare in ogni modo i pagamenti ne rappresentano il suggello. 

Un rapporto di un’associazione e un think tank francesi, pubblicato nello scorso mese di ottobre, sottolinea come tutto ciò sia non soltanto incompatibile con una gestione sostenibile delle risorse del Pianeta. Ma in totale contraddizione con ciò che oggi ci viene richiesto: austerità (nel senso buono del termine), sobrietà, lotta agli sprechi, sacrifici. 

Più pubblicità e più consumi

Il documento, firmato da Comunicazione e democrazia e dall’Istituto Veblen, mostra, basandosi su uno studio universitario, gli impatti economici delle spese in marketing effettuate in Francia. I dati sono estremamente interessanti, ed è facilmente immaginabile che siano simili anche in altre nazioni occidentali, Italia inclusa. In primo luogo, gli investimenti complessivi in comunicazioni commerciali sono stati pari in Francia a 30 miliardi di euro all’anno, dal 2003 ad oggi. Parliamo dello stesso quantitativo stanziato per ricerca e sviluppo nelle aziende private.

Ma soprattutto, il rapporto indica che tale ammontare di denaro ha dato i suoi frutti. L’aumento complessivo dei consumi, tra il 1992 e il 2019 è stato del 5,3%. «Per molto tempo – spiega Mathilde Dupré, economista e co-direttrice dell’Istituto Veblen, secondo quanto ripotato dal quotidiano Novethic – non c’è stato un dibattito sul tema. Perché si considerava la pubblicità come puramente informativa. Si pensava che il solo effetto fosse una ripartizione delle quote di mercato tra i diversi soggetti che promuovevano i loro prodotti. Ma numerosi studi ne sottolineano la natura persuasiva. L’aumento del 5% potrebbe sembrare contenuto, ma considerando che parliamo di dati aggregati molto importanti, la realtà è che si tratta di un dato decisamente significativo». 

La strategia dell’obsolescenza psicologica per aumentare i consumi

L’analisi evidenzia in particolare quella che viene definita “obsolescenza psicologica”. Ovvero la strategia dei pubblicitari che punta ad aumentare la sensazione di insoddisfazione rispetto a ciò che si possiede. Un esempio per tutti: secondo l’Ademe, l’Agenzia per l’ambiente e la gestione dell’energia, l’88% dei telefoni cellulare sostituiti in Francia funziona ancora al momento del cambio. 

Ma come facciamo a permetterci questo continuo turnover di prodotti? Lavorando di più. Nello stesso periodo di tempo (1992-2019) le ore lavorate nella nazione europea sono aumentate del 6,6%. Una crescita, prosegue Dupré, «necessaria per seguire i consumi, a spese del nostro tempo libero così come del Pianeta». La maggior parte dell’aumento dei consumi si concentra infatti su prodotti particolarmente nocivi per clima e ambiente: è il caso di automobili (in particolare Suv), viaggi aerei, fast-food

E per capire quanto tutto ciò sia incompatibile con le sfide che abbiamo di fronte, nel 2020 la carbon footprint media di un cittadino francese è stata di 8,2 tonnellate di CO2 equivalenti. Quanto emesso, cioè, in un anno per via dei propri consumi e delle proprie attività. Per rimanere allineati agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, occorrerebbe rimanere sulle 2 tonnellate.