venerdì 25 febbraio 2022

Si fronteggiano potenze nucleari, salviamo la pace con la pace

dalla pagina https://ilmanifesto.it/si-fronteggiano-potenze-nucleari-salviamo-la-pace-con-la-pace/

Opinioni. È arrogante follia l’attacco di Putin contro l’Ucraina, ma non è forse folle anche la politica della Nato nei confronti dei Paesi dell’Est dell’ex-Patto di Varsavia?

Pacifisti a Berlino


È buio e sono ore drammatiche. Sempre e solo guerra: quando è che l’uomo rinuncerà alla follia della guerra? Stiamo giocando con il fuoco, quello nucleare che ci condurrà dritti all’ «inverno nucleare». Questo è un momento di estrema gravità in cui si scontrano due potenze nucleari, Russia e Usa/Nato.

È follia l’attacco di Putin contro l’Ucraina, ma altrettanto folle la politica della Nato nell’inclusione dei paesi dell’ex-Patto di Varsavia. La Nato, sorta come alleanza militare dell’Occidente contro i paesi comunisti, non sarebbe dovuta scomparire con la caduta del muro di Berlino?

COME MAI LA NATO ha continuato ad armarsi fino ai denti, fino a spendere oltre mille miliardi di dollari all’anno? Sia ben chiaro che siamo contro l’imperialismo russo come anche quello occidentale, ma Putin, dal suo punto di vista, non si sta espandendo, ma si sta difendendo. E non era nostro compito bloccare questo accerchiamento della Russia molto tempo fa? Ci siamo dimenticati che gli Usa nel 1961 hanno reagito allo stesso modo, quando i russi volevano mettere i missili a Cuba? Già allora abbiamo evitato una guerra nucleare. Non abbiamo imparato nulla dalla storia? Continuiamo nel nostro delirio di onnipotenza? Non è forse perché noi occidentali come gli Stati uniti – che vantiamo più civiltà – siamo prigionieri del «complesso militar-industriale» a cui è assoggettato tutto questo pazzo mondo?

ABBIAMO MILITARIZZATO il cielo che è diventato anch’esso teatro di scontro. Elon Musk vi ha già inviato 1.900 satelliti e vuole inviarne altri 42.000. La Cina lo sta già accusando di spionaggio a favore degli Usa e ha tentato il suo missile ipersonico che elude ogni difesa. Siamo ormai alle ‘star wars’ come le chiamava Reagan. Ma non contenti stiamo supermilitarizzando la Terra che è diventata una discarica di armi. Lo scorso anno la spesa militare mondiale si è aggirata sui duemila miliardi di dollari. E questo riarmo è contagioso. La pesante militarizzazione della Cina sta spingendo ora le nazioni del Pacifico a fare altrettanto: Giappone, Corea del Sud, Malesia e Taiwan. Nel 2020 perfino l’Africa ha già superato i 43 miliardi di dollari in armi. Ma ancora più agghiacciante è la corsa al riarmo nucleare da parte delle grandi potenze, soprattutto Usa, Russia e Cina. L’amministrazione Obama già aveva stanziato mille miliardi di dollari per modernizzare il suo armamentario atomico.

E COSÌ ABBIAMO le nuove e più micidiali bombe atomiche, le B61-12 che arriveranno presto anche in Italia per rimpiazzare una settantina di vecchie B61. La Cina,che ha oggi un arsenale di 200 testate atomiche vuole arrivare entro il 2030 ad averne almeno un migliaio. Gli Stati Uniti ne hanno già pronte al lancio oltre tremila. La Russia ne ha altrettante. Il nuovo accordo militare tra Usa, Gran Bretagna e Australia (Aukus) per la difesa della zona del Pacifico, incrementerà questa corsa al riarmo nucleare. Gli Usa hanno già venduto all’Australia i sottomarini atomici. È per questo che gli scienziati hanno già posto le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse «a 100 secondi dall’inverno nucleare». Infatti basta un «incidente di percorso» come quello dell’Ucraina – o su Taiwan – per farci precipitare nel baratro. È mai possibile che sia solo papa Francesco a dirci ripetutamente: «Con convinzione desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche. Saremo giudicati per questo».

PURTROPPO CON AMAREZZA devo constatare che il grande movimento popolare contro i missili a Comiso, contro la guerra in Jugoslavia e in Iraq, non c’è più. Come mai, in questi anni non siamo riusciti, purtroppo, ad appassionare i giovani e tutti gli italianil alla Pace? I tanti gruppi che lavorano per la Pace, spesso dimenticati dalla Politica, devono sforzarsi di creare un grande movimento nazionale per portare ancora una volta in piazza il popolo della pace, perché convinca il governo alla demilitarizzazione del territorio italiano. E mi appello anche alle comunità cristiane perché si impegnino per questo scopo.

IN QUESTO MOMENTO così difficile dobbiamo unitariamente chiedere al governo italiano non solo la condanna dell’invasione, ma una neutralità attiva nel dialogo con la Russia per il ritiro delle sue truppe dall’Ucraina, nonché per la revoca del riconoscimento della indipendenza delle repubbliche del Donbass. Inoltre, se non è troppo tardi, deve chiedere all’Ucraina altresì che riconosca l’autonomia del Donbass come previsto dagli accordi di Minsk. Per questo c’è bisogno che il governo italiano si adoperi a convocare una conferenza internazionale per avviare queste trattative e ripristinare la pace in Ucraina.

DOBBIAMO TUTTI impegnarci a fondo per salvare la pace che è il supremo bene in questo momento storico: pace fra gli uomini, pace fra le nazioni, pace con il Pianeta Terra. Solo così potremo evitare sia l’ «inverno nucleare» come l’ «estate incandescente» per la crisi climatica. Queste minacce alla sopravvivenza umana sul Pianeta Terra sono intrecciate tra di loro.

«Tutto è connesso» su questa Terra, ci ha ricordato papa Francesco nella Luadato Si’. Non dimentichiamoci che le armi e la guerra pesano sul Pianeta tanto quanto lo stile di vita del 10% ricco del mondo. Per questo è fondamentale l’impegno di tutti , soprattutto dei pacifisti per la Pace, osando anche gesti coraggiosi come quelli attuati da don Tonino Bello e Beati i Costruttori di Pace quando sono entrati pacificamente in piena guerra a Sarajevo. Dobbiamo realizzare quello che l’amico Gino Strada ha affermato con tanto coraggio: «Come l’umanità è stata capace di rendere l’incesto un tabù, altrettando deve farlo con la guerra».

E come dice papa Francesco in Fratelli Tutti: «Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!»

 

Appello del Vescovo alla preghiera e alla solidarietà per il popolo ucraino

dalla pagina http://www.diocesivicenza.it/appello-del-vescovo-alla-preghiera-e-alla-solidarieta-per-il-popolo-ucraino/

Santa Messa a Monte Berico venerdì 25 febbraio alle 20,30 al santuario

Venerdì 25 febbraio alle 20.30 il Vescovo di Vicenza mons. Beniamino Pizziol presiederà una Santa Messa nel Santuario di Monte Berico per chiedere il dono della pace per l’Ucraina. La celebrazione cade nell’anniversario del voto espresso dalla città e dalla Diocesi di Vicenza in occasione del terremoto del 1695 e rinnovato nella stessa data nel 1917 davanti ai pericoli del primo conflitto mondiale. In questo preoccupante e delicatissimo frangente, il ricordo delle vicissitudini del passato si trasforma in un’accorata preghiera e appello per la pace. Oltre ai canonici della Cattedrale, ai parroci della città e alla comunità dei Servi di Maria, concelebrerà la Santa Messa con il Vescovo padre Vasyl Kyshenyuk, responsabile della comunità ucraina di rito greco-cattolico presente nel territorio della diocesi, insieme ad una rappresentanza di fedeli ucraini (la comunità si riunisce periodicamente presso la parrocchia del duomo di Valdagno).

“Ogni conflitto porta con sé morte e distruzione, provoca sofferenza alle popolazioni, minaccia la convivenza tra le nazioni”, hanno dichiarato i Vescovi del Mediterraneo riuniti proprio in questi giorni a Firenze per l’incontro Mediterraneo frontiera di pace, chiedendo ad una sola voce pace, facendo appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche perché tacciano le armi ed esprimendo “preoccupazione e dolore per lo scenario drammatico in Ucraina”.

Un appello condiviso da mons. Pizziol che desidera esprimere il proprio dolore per questa guerra, insieme alla vicinanza ai fedeli ucraini presenti nella nostra diocesi (comprensibilmente in ansia per le sorti dei propri cari e della propria nazione), e invita la chiesa vicentina alla preghiera e alla carità.

Oltre alla santa Messa di venerdì sera a Monte Berico (trasmessa in diretta su Radio Oreb e Tele Chiara), tutte le comunità parrocchiali esprimeranno una particolare preghiera per la pace in Ucraina nelle Santa Messe di domenica prossima 27 febbraio e – come suggerito da Papa Francesco – tutti i fedeli sono inviatati a iniziare la Quaresima vivendo la preghiera e il digiuno del Mercoledì delle ceneri (2 marzo) con questa particolare intenzione.

Caritas Vicentina è in contatto con Caritas Internazionale e Caritas Ucraina per contribuire agli aiuti alle persone più fragili coinvolte nel conflitto. Caritas Italiana ha già avviato intanto una raccolta fondi per sostenere gli interventi di assistenza umanitaria ed emergenziale. È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito www.caritas.it, o bonifico bancario (causale “Europa/Ucraina”) tramite Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111

 

giovedì 24 febbraio 2022

Rete Pace Disarmo: “Si fermi la guerra in Ucraina e parta un vero processo di Pace”

dalla pagina Rete Pace Disarmo: “Si fermi la guerra in Ucraina e parta un vero processo di Pace” - Rete Italiana Pace e Disarmo

(Foto di Rete Pace e Disarmo)

Condanna ferma dell’aggressione militare Russa e richiesta di uno stop immediato delle ostilità: il primo obiettivo deve essere la protezione umanitaria dei civili. Necessarie poi iniziative di demilitarizzazione e disarmo, in particolare nucleare

La Rete Italiana Pace e Disarmo chiede alle proprie organizzazioni di partecipare alle iniziative di mobilitazione già convocate in tutta Italia e invita in particolare alla mobilitazione prevista a Roma in Piazza SS. Apostoli alle 11 di sabato 26 febbraio

La Rete Italiana Pace e Disarmo e le sue Organizzazioni condannano in modo fermo militare iniziata da questa notte in Ucraina da parte della Federazione Russa. Ancora una volta si sceglie la follia della guerra, i cui impatti più devastanti ricadranno sui civili e le popolazioni inermi, per colpa di sete di potere, di rivendicazioni nazionaliste, di interessi particolari soprattutto legati al profitto armato.

La nostra Rete esprime la massima solidarietà alle popolazioni coinvolte e sostiene tutti gli sforzi della società civile pacifista in Ucraina e Russia per arrivare ad una cessazione immediata delle ostilità e poi intraprendere una strada di vera Pace e riconciliazione.

Alle Istituzioni internazionali, in particolare all’Italia e all’Unione Europea, chiediamo di:

  • Prodigarsi per una cessazione degli scontri con tutti i mezzi della diplomazia e della pressione internazionale, con principi di neutralità attiva ed evitando qualsiasi pensiero di avventure militari insensate
  • Chiedere alla Russia il ritiro delle proprie forze militari da tutto il territorio ucraino e la revoca immediata del riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche del Donbass
  • Attivarsi per garantire un passaggio sicuro alle agenzie internazionali e alle organizzazioni non governative al fine di garantire assistenza umanitaria alla popolazione coinvolta dal conflitto
  • Chiedere il riconoscimento da parte dell’Ucraina dell’autonomia del Donbass prevista dagli accordi di Minsk ma mai attuata, il rispetto della popolazione russofona, la cessazione dei bombardamenti in Donbass, lo scioglimento delle milizie di matrice nazista
  • Una volta arrivati al cessate il fuoco prodigarsi per una conseguente de-escalation della crisi nel pieno rispetto del diritto internazionale, affidando alle Nazioni Unite il compito di gestire e risolvere i conflitti tra Stati con gli strumenti della diplomazia, del dialogo, della cooperazione, del diritto internazionale
  • Cessare qualsiasi tipo di ingerenza indebita nella vita interna dell’Ucraina
  • Favorire l’avvio di trattative per un sistema di reciproca sicurezza che garantisca sia l’UE che la Federazione Russa.

Una volta cessati gli scontri la soluzione per una vera strada di Pace non potrà comunque essere il militarismo, ma dovrà partire dal coinvolgimento democratico e da scelte forti di demilitarizzazione e disarmo. In queste ore la Rete Italiana Pace e Disarmo ha elaborato analisi e proposte concrete che mette disposizione di tutta la società civile in un Documento che possa servire come base di riflessione e di pace che vada oltre l’emergenza. In particolare nel conflitto in Ucraina si evidenzia il grave pericolo di utilizzo delle armi nucleari, con conseguenze che sarebbero devastanti per tutto il mondo.

In tal senso la Rete chiede che:

  • tutte le parti coinvolte devono impegnarsi a negoziare un nuovo Trattato sulle forze convenzionali in Europa e smilitarizzare l’Europa attraverso il disarmo, le ispezioni, ecc.
  • tutte le parti coinvolte non devono impegnarsi in attacchi cibernetici, specialmente contro infrastrutture critiche che colpiscono la vita dei civili. Gli Stati e la società civile devono perseguire in buona fede un accordo internazionale che proibisca gli attacchi informatici.
  • tutte le parti interessate devono intraprendere azioni urgenti per prevenire la guerra nucleare, ora più vicina visto il crollo del Trattato sulle forze nucleari a medio raggio, accordandosi per non schierare missili a medio raggio in Europa o nella Russia occidentale.
  • gli Stati Uniti e la Russia hanno anche bisogno di concludere nuovi accordi che raggiungano ulteriori tagli verificabili nelle armi nucleari strategiche e non strategiche e sulle limitazioni delle difese missilistiche a lungo raggio, prima che il nuovo trattato di riduzione delle armi strategiche (New START) scada all’inizio del 2026.
  • gli Stati Uniti devono ritirare le loro armi nucleari di stanza nei paesi membri della NATO e la Russia deve ritirare le sue armi nucleari tattiche dalle basi vicino al suo confine occidentale.
  • la NATO deve rinunciare alle armi nucleari e denuclearizzare la sua dottrina politica così come la Russia e gli Stati Uniti (e tutti gli altri Stati dotati di armi nucleari) devono porre fine ai loro programmi di modernizzazione delle armi nucleari. Gli Stati Uniti, la Russia, l’Ucraina e tutti i membri della NATO devono aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.

Per poter rilanciare queste richieste la Rete Italiana Pace e Disarmo chiede alle proprie organizzazioni e a tutti i loro aderenti e sostenitori di partecipare attivamente alle iniziative di mobilitazione già previste nei prossimi giorni nelle città di tutta Italia e di promuoverne di nuove, dando in particolare appuntamento alla manifestazione convocata a Roma in Piazza SS. Apostoli per le ore 11 di sabato 26 febbraio 2022.

 

La Rete Italiana Pace e Disarmo nasce il 21 settembre 2020 dalla unificazione di due organismi storici del movimento pacifista e disarmista italiano: la Rete della Pace (fondata nel 2014) e la Rete Italiana Disarmo (fondata nel 2004). Entrambe le reti hanno potuto contare fin dalla loro fondazione sul sostegno di decine di associazioni, organizzazioni, sindacati, movimenti della società civile italiana. Lo scopo è quello di creare insieme la pace a partire dall’unione delle nostre forze, degli obiettivi comuni, per rafforzare e far crescere il lavoro collettivo per la pace ed il disarmo.

martedì 22 febbraio 2022

Pace in Ucraina

Prossimi appuntamenti (peacelink.it)

Giornata nazionale di mobilitazione per la Pace
contro la escalation militare in Ucraina
 
sabato 26 febbraio 2022 ore 16.30
piazza Matteotti, Vicenza
 


Campagna Ucraina

dalla pagina https://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=104&id_topic=3

Promossa da: PeaceLink
 
Campagna di mobilitazione contro le minacce di guerra in Ucraina e per la costituzione di comitati per la pace a livello locale.

La crisi in Ucraina e le tensioni fra Russia e NATO rischiano di sfociare in una guerra dagli esiti imprevedibili, che potrebbe degenerare in un confronto nucleare.

Contro l'escalation militare è importante mobilitarsi perché l'Italia e l’ONU svolgano un ruolo di distensione in questo difficile momento. 

Voglio sostenere le iniziative di pace che facciano sentire la voce di chi ripudia la guerra, così come recita l'articolo 11 della Costituzione Italiana.

Con questa adesione esprimo la volontà di collaborare alle attività contro la guerra e di partecipare alla costituzione di un comitato per la pace a livello locale.

Hanno già aderito: Legambiente Piacenza circolo Emilio Politi , Redazione ferraraitalia quotidiano indipendente , Arci Piacenza , ANPI sezione Nicola Grosa , Partito Democratico Villa Castelli , Madonna Delle Grazie , Comitato promotore della Liberazione per il 25 apr , Casa del Popolo Silvia Picci Lecce , Educatrici e maestre Comune di Milano-emergenza pr , Università per la Pace delle Marche , Circolo ACLI Borgosatollo APS , Arci Lecce , Associazione "Humanfirst Italia" , Associazione Progetto Bici , Slow Food Lazio , Rete Antirazzista , Punto Pace PaxChristi Pistoia0 , Comitato provinciale Anpi Catania , Presidio Libera Don Peppe Diana , Movimento per la Decrescita Felice - Circolo di Ca , WarFree - Liberu dae sa gherra , Coordinamento LIBERA a Siena , Circolo Legambiente Pistoia , Presidio di Libera Lucca , Coordinamento LIBERA Pistoia , Comitato per la Pace di Bari , Anpi Zavattarello , A.S.C.E. Associazione Sarda Contro l'Emarginazione , PPPT Partire con i Piedi Per Terra , Circolo ACLI S. Polo , Chiesa di S. Andrea Gruppo Brasile ONLUS , Donne in Nero Reggio Emilia , CasaDelleDonne Viareggio , Associazione Reggiana per la Costituzione , CREIS Centro Ricerca Europea per l’Innovazione Sos , Ecologia e diritti , Rete Radiè Resch Associazione di solidarietà inter , Legambiente Versilia , Rete Donne in Nero - Italia , COMITATO RICONVERSIONE RWM , Punto Pace Napoli Pax Christi , Pax Christi Salerno , Il femminile è politico: potere alle donne , Rifondazione Comunista - Sinistra Europea , Anpi 7 martiri di Venezia , Sezione Anpi Erminio Ferretto di Mestre , Esodo associazione , Il richiamo del Jobél odv , Comitato Pace e Cooprezione Internazionale Comune , Arcisolidarieta' Siracusa , Stonewall , Pax Christi Venezia Mestre , Gruppo Educhiamoci alla Pace - ODV , Centro di Pastorale Sociale e del Lavoro diocesi M , Casa degli Italiani , Sindacato Europeo dei Lavoratori , Mir Palermo , Donne per la Solidarietà , Gruppo di Democrazia Partecipata , Stella Maris Apostolato del mare , Associazione Genitori tarantini , Costruttori di Pace odv , Mani Rosse antirazziste. , Amici Silvestro Montanaro , Comitato Fermiamo la Guerra firenze , Rete Radie'Resch gruppo di Salerno , nanè giuseppina, MO.Bici , Associazione kyrios , Ennio Cabiddu, Circolo Legambiente Amerino , Comitato Ass. per la Pace Diritti Umani Rovereto , Associazione per la Pace , ASSOCIAZIONE CULTURA DELLA PACE , Francesco Lo Cascio, Centro Gandhi , Libera Taranto , Agenzia per la pace , Casa per la pace Grottaglie , Associazione Umanista Culture in Movimento onlus , PeaceLink , Comitato Intercomunale per la Pace del magentino , Adriana De Mitri, Alberto Cacopardo, Alessandra Mecozzi, alessandro capuzzo, Alessandro Marescotti, Angelo Baracca, Angelo Cifatte, Anna Ferruzzo , Annamaria Bonifazi, Annamaria Moschetti, Antonello Rustico, antonio bruno, Antonio Ghibellini, Antonio Mazzeo, Cinzia Zaninelli, Dale Zaccaria, Domenico Gallo, Domenico Palermo, don Antonio Panico, don Marco Tenderini, Elio Pagani, Emanuele De Gasperis, Enrico Peyretti, Francesco Iannuzzelli, FRANCESCO MONINI, Fulvia Gravame, Gaia Pedrolli, Gianni Alioti, Giovanni Matichecchia, Giovanni Pugliese, giovanni scotto, Giuliana Dettori, Giustino Melchionne, gregorio piccin, Jason Nardi, Laura Tussi, loredana Flore, Luisa Morgantini, Marco Dalbosco, Marco D’Auria, Marco Trotta, Mariaclaudia Salvaggio , Massimo Wertmuller , Massimo Castellana, Mauro Biani, Michele Boato, paolo candelari, Paolo Crosignani , Paolo Moro, paxchristi_paronetto@yahoo.com , Pierangelo Monti, Raffaello Zordan, Riccardo Iacona, rossana de simone, Suor patrizia Pasini, tiziano cardosi, turi palidda, Vittorio Agnoletto


lunedì 21 febbraio 2022

Solidarietà ai profughi che fuggono dal Donbass

dalla pagina https://www.peacelink.it/conflitti/a/49000.html

E' il momento di chiedere chiaramente all'Ucraina che l'artiglieria si allontani il più possibile dal Donbass, non deve essere capace di colpire o di essere colpita. E va sancito il cessate il fuoco. Tutto qui, ed è molto semplice.

Alessandro Marescotti (presidente di PeaceLink)

Non possiamo far finta di nulla, fuggono dalla guerra e dai bombardamenti dell'Ucraina che ha ammassato le sue truppe al confine con il Donbass.

Sono oltre sessantamila i profughi dal Donbass.

Fuggono in auto.

Fuggono in autobus.

Fuggono in treno.

Fuggono in Russia a decine di migliaia mentre noi non ci facciamo caso, mentre l'Europa non ci fa caso e mentre una guerra di proporzioni apocalittiche rischia di scoppiare se sfuggisse di mano agli apprendisti stregoni: Biden e Putin.

Qualcuno potrà dire che se la sono voluta, perché hanno rivendicato l'indipendenza. Ma cosa hanno fatto gli abitanti del Kosovo se non rivendicare l'indipendenza, per di più spalleggiati dai cacciabombardieri della Nato?

Potremmo iniziare una lunga disquisizione anche sulla mancata applicazione degli accordi di Minsk del 2015 che avrebbero dovuto garantire una speciale autonomia al Donbass.

Ma questo non è il momento per fare tante analisi mentre la gente fugge. 

Non è il momento di disquisire sulle responsabilità, che ricadono su entrambi i contendenti in questi anni di conflitto.

Non è il caso di cronometrare chi ha lanciato il colpo di mortaio un minuto prima o un minuto dopo. Nel botta-e-risposta dell'artiglieria non c'è un aggressore e un aggredito, c'è solo la logica della guerra.

Qui si tratta di dare solidarietà a decine di migliaia di sfollati che dovevano essere protetti dalla comunità internazionale e da un Occidente che fa finta di non vedere, tanto vanno in Russia.

Qui si tratta di dire chiaramente che l'artiglieria ucraina deve allontanarsi il più possibile dal Donbass, non deve essere più in grado di colpire o di essere colpita. L'artiglieria del Donbass deve essere fermata. Tutto qui, ed è molto semplice. Il Donbass non deve essere la nuova Sarajevo.

Certamente la Russia deve allontanare le sue truppe dai confini con l'Ucraina, ma sono truppe che attualmente non sparano. Quelle dell'Ucraina invece sono addossate al Donbass e attualmente sparano. E stanno generando un disastro umanitario sotto gli occhi di tutti.

Va sancito il cessate il fuoco. E va garantito il ritorno della popolazione in sicurezza, protetta dall'ONU, così come è stata protetta la popolazione del Kosovo.

 

venerdì 18 febbraio 2022

Referendum, i falsi slogan della giustizia giusta

dalla pagina https://www.domenicogallo.it/2022/02/referendum-i-falsi-slogan-della-giustizia-giusta/

Smantellando gli strumenti di contrasto alla criminalità, non si opera una riforma della giustizia, bensì una riforma contro l’amministrazione della giustizia, contro l’eguaglianza e i diritti delle persone


Questa settimana è arrivata la rituale pronuncia della Corte Costituzionale sull’ammissibilità delle richieste di referendum validate dalla Cassazione. Come succede sempre, data la rilevanza politica delle iniziative referendarie, le decisioni della Corte sono state oggetto di vivaci critiche ed hanno provocato forte delusione nei promotori delle iniziative respinte ed entusiasmo nei promotori delle richieste dichiarate ammissibili. Quest’anno sono rimasti fortemente delusi i radicali, promotori dei referendum aventi ad oggetto, secondo i proponenti, l’”eutanasia” e la “cannabis libera”. Hanno esultato invece i proponenti dei referendum sulla c.d. “giustizia giusta”, nati dallo strano connubio Lega-Radicali, che hanno visto ammettersi cinque dei sei quesiti articolati.

Il nuovo Presidente della Consulta ha sentito la necessità, anticipando le motivazioni delle sentenze, di spiegare al pubblico le ragioni delle decisioni operate dalla Corte. Amato non ha avuto alcuna difficoltà a motivare il rigetto del quesito relativo alla richiesta di abrogare il primo comma dell’art. 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente (che non sia minore o infermo di mente), smascherando la falsità delle motivazioni dei promotori. L’omicidio del consenziente non è eutanasia, non ha nulla a che vedere con la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta dei trattamenti più dignitosi per affrontare il fine vita. L’effetto del referendum sarebbe stato quello di introdurre la libertà di uccidere chiunque (anche se giovane e in buona salute) sia consenziente alla propria eliminazione. Più discutibile è la decisione di inammissibilità del referendum sulle droghe, collegata a ragioni tecniche del quesito che sostanzialmente falliva l’obiettivo di liberalizzare la produzione e la circolazione della cannabis, creando una serie di guazzabugli.

Malgrado abbiano perso una delle frecce più insidiose nel loro arco, i promotori dei referendum sulla cd. “giustizia giusta” hanno esultato accompagnati da un robusto coro mediatico, farneticando che attraverso i referendum avrebbero introdotto una riforma opportuna e necessaria del sistema giustizia.

Quando si chiede agli elettori di votare su una proposta di abrogazione di norme per via referendaria, non si può pretendere che tutti i cittadini comprendano il quesito e conoscano la disciplina di risulta.

Quindi bisogna affidarsi alle spiegazioni fornite dai promotori e bisogna stare attenti a non farsi ingannare dalle falsità diffuse allo scopo di ingannare gli elettori.

Il quesito che riguarda le modalità di presentazione della candidature dei magistrati per l’elezione al CSM, eliminando il requisito della lista di magistrati presentatori, è assolutamente irrilevante: è patetico presentarlo come riforma del CSM. Ugualmente irrilevante è il quesito che stabilisce che i membri laici dei Consigli giudiziari possano partecipare alla redazione delle pagelle professionali dei magistrati. Più difficile è mascherare il quesito che ha ad oggetto l’abolizione del decreto Severino. Viene presentato come frutto dell’esigenza di evitare la sospensione di sindaci ed amministratori locali condannati con sentenza non definitiva, che potrebbero essere assolti. Ma il quesito non riguarda l’abolizione di questi aspetti problematici della legge Severino, bensì l’abrogazione di tutta la disciplina, che riguarda anche la decadenza e l’incandidabilità dei parlamentari condannati con sentenza definitiva ad una pena superiore a due anni di reclusione (si veda il caso Berlusconi). Da questo quesito traspare evidente l’insofferenza del ceto politico per il controllo di legalità.

Ma il quesito più sconcertante è quello che i promotori qualificano come “limiti agli abusi della custodia cautelare” che la Corte di Cassazione ha correttamente denominato “limitazione delle misure cautelari. Infatti il quesito non interviene sui possibili abusi della custodia cautelare, bensì opera una drastica riduzione del campo di applicazione della custodia cautelare e delle altre misure cautelari, coercitive e interdittive. Esclusi i delitti di mafia e quelli commessi con l’uso delle armi, l’effetto sarebbe quello di precludere la possibilità di applicare, nei confronti delle persone imputate di gravi reati, misure cautelari di alcun tipo, non solo la custodia in carcere e gli arresti domiciliari, ma anche l’allontanamento dalla casa familiare (nel caso del coniuge violento), oppure il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (nel caso di atti persecutori), così come non sarebbero più possibili le misure interdittive, come il divieto temporaneo di esercitare determinate attività imprenditoriali (nel caso delle società finanziarie che truffano gli investitori).

I problemi che pone il quesito sulle misure cautelari sono molteplici e ci sarà tempo per una illustrazione specifica. Qui ci interessa soltanto rilevare, a caldo, quanto sia ingannevole e menzognera la campagna dei partigiani della “giustizia giusta”. Smantellando gli strumenti di contrasto alla criminalità, non si opera una riforma della giustizia, bensì una riforma contro l’amministrazione della giustizia, contro l’eguaglianza e i diritti delle persone. “Adesso la casta trema” ha titolato il quotidiano Libero riferendosi alla magistratura. In realtà i magistrati non hanno nulla da temere, sono i cittadini che devono cominciare a preoccuparsi.

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Autore: Domenico Gallo

Nato ad Avellino l'1/1/1952, nel giugno del 1974 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università di Napoli. Entrato in magistratura nel 1977, ha prestato servizio presso la Pretura di Milano, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, la Pretura di Pescia e quella di Pistoia. Eletto Senatore nel 1994, ha svolto le funzioni di Segretario della Commissione Difesa nell'arco della XII legislatura, interessandosi anche di affari esteri, in particolare, del conflitto nella ex Jugoslavia. Al termine della legislatura, nel 1996 è rientrato in magistratura, assumendo le funzioni di magistrato civile presso il Tribunale di Roma. Dal 2007 al dicembre 2021 è stato in servizio presso la Corte di Cassazione con funzioni di Consigliere e poi di Presidente di Sezione. E’ stato attivo nel Comitato per il No alla riforma costituzionale Boschi/Renzi. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore o coautore di alcuni libri, fra i quali Millenovecentonovantacinque – Cronache da Palazzo Madama ed oltre (Edizioni Associate, 1999), Salviamo la Costituzione (Chimienti, 2006), La dittatura della maggioranza (Chimienti, 2008), Da Sudditi a cittadini – il percorso della democrazia (Edizioni Gruppo Abele, 2013), 26 Madonne nere (Edizioni Delta Tre, 2019)

 

mercoledì 16 febbraio 2022

Costituente Terra, La guerra mancata

Newsletter n. 64 del 16 febbraio 2022

LA GUERRA MANCATA

Cari Amici,
domenica scorsa “la Repubblica” ha annunciato con un lungo articolo a pag. 3 che ieri, martedì, la Russia avrebbe invaso l’Ucraina, e quindi oggi o domani sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale, in quanto Biden e gli alleati occidentali erano uniti per “far pagare alla Russia il prezzo più alto che abbia mai visto finora”.
Forse è bene ricordare che tra i prezzi più alti finora pagati dalla Russia ci sono stati Napoleone alle porte di Mosca e l’assedio nazista di Leningrado, e che la prima guerra mondiale è scoppiata per molto meno.
A pag. 2 dello stesso numero domenicale della “Repubblica” si dava la notizia dell’ultimatum di Biden a Putin, a pag. 4 si annunciava che mille militari italiani avrebbero partecipato a questa nuova campagna di Russia schierandosi sul fianco Sud-Est; per il “Corriere della Sera” sarebbero stati duemila, ma mille più o mille meno non importa, l’effetto mediatico è lo stesso; tutti i giornali informavano inoltre che gli occidentali, compresi i nostri compatrioti, erano stati invitati dai rispettivi governi e ministri degli Esteri a fuggire dall’Ucraina prossima all’invasione e a tornare a casa, ciò che però gli italiani, in un’Ucraina che per parte sua si diceva tranquilla, si guardavano bene dal fare.
Tutte le notizie sulla minaccia russa la “Repubblica” le aveva sapute dalle agenzie, che le avevano sapute da Biden, che le aveva sapute dall’ “intelligence” (che tradotto vuol dire “intelligenza”) la quale le aveva sapute dai generali russi che spensieratamente si comunicavano per telefono, in linguaggio non cifrato, i piani d’invasione, discutendo l’alternativa se fare “la terra bruciata” o marciare direttamente su Kiev.
Il “casus belli” era che la NATO  voleva estendersi in Europa fino a inglobare l’Ucraina, giungendo a un passo da Mosca. I russi, sentendosi minacciati, reagivano  schierando la loro armata sul confine.  Non potevano certo, per difendersi,  contare come a suo tempo  sul “generale Inverno”, perché  il clima intanto si era riscaldato, le divise nemiche erano molto più pesanti e da fronteggiare non c’erano i fanti o la cavalleria di Napoleone ma i carri ed i missili dell’alleanza atlantica; del resto i russi si ricordavano bene che quando  Krusciov aveva voluto mettere i missili balistici a Cuba, in risposta a quelli americani in Turchia, gli Stati Uniti non ci avevano pensato due volte a mandare la loro flotta e allestire  il blocco navale dell’isola e dunque era altrettanto giustificata ora la loro reazione di inscenare una dimostrazione di forza sulla linea di confine.
Quella volta era intervenuto papa Giovanni a scongiurare i contendenti a fermarsi prima di cadere nel baratro; questa volta papa Francesco  lo ha fatto domenica all’Angelus, rivolgendosi ai responsabili politici con una sobrietà che faceva supporre un suo intervento ben altrimenti pressante.
Lunedì gli americani trasferivano la loro ambasciata da Kiev a Leopoli, pensando forse che avviata la terza guerra mondiale,  il vero problema sarebbe stato che la loro rappresentanza e la loro bandiera continuassero a esibirsi in Europa, lontano dal fronte.  Le notizie si facevano poi più incalzanti. Secondo la CNN l’invasione sarebbe avvenuta oggi mercoledì, la CBS riferiva da parte sua l’affermazione del segretario di Stato americano secondo cui Putin aveva già messo  i suoi obici in posizione di tiro, una “esperta” a “Otto e mezzo” diceva che avendo Putin schierato tante truppe, avrebbe fatto una brutta figura se poi non avesse dato corso all’invasione, dando perciò anche lei la guerra per scontata.
Però né ieri né oggi l’Ucraina è stata invasa, le artiglierie pronte all’uso non hanno sparato,  un po’ di soldati russi sono tornati indietro,  i militari italiani sono rimasti a casa (perché semmai deve decidere il Parlamento, e questa è una bella novità); tuttavia Biden non si è dato pace e ha ripetuto ieri che Putin "pagherà un prezzo immenso", giornali e televisioni hanno continuato ad accusare la Russia del crimine di voler stabilire una sua zona d’influenza in Europa, mentre nessuno si era preoccupato quando alla vigilia del Duemila dei compassati signori negli Stati Uniti volevano instaurare “il nuovo secolo americano”  estendendo la zona di influenza e la sovranità americana su tutto il mondo.  
Dunque la bella notizia è che per ora la terza guerra mondiale non è scoppiata, per il semplice fatto che una parola rassicurante l’ha detta a Putin il cancelliere tedesco ritirando la minaccia di un ingresso dell’Ucraina nella NATO, e che oggi siamo ancora qui, non inceneriti, a raccontarlo  (anche se il generale americano Allen aveva detto: “il conflitto è già iniziato”); ma la cattiva notizia è che siamo in mano a degli irresponsabili che sono al comando delle nazioni, e a dei garruli informatori che ignorano il senso delle loro parole, e tutti insieme rendono di giorno in giorno più precario il nostro futuro e la nostra vita.
Se una conclusione da tutto ciò si può trarre è che una grande riforma si deve fare sul modo di stare sulla Terra, e che bisogna passare dal diritto sovrano e discrezionale degli Stati alla guerra, al diritto collettivo e indisponibile dei popoli alla pace; una Costituzione mondiale che “ripudi la guerra” appare dopo questi fatti politicamente più lontana, ma nel contempo ancora più necessaria ed urgente, e sono  i popoli che  ne devono prendere in mano la causa.
Nel sito pubblichiamo un articolo di Domenico Gallo sulla colpevole acquiescenza dell'Italia, a cui sembra che la NATO vada bene comunque, dovunque voglia arrivare.
Con i più cordiali saluti

www.costituenteterra.it

lunedì 14 febbraio 2022

Dichiarazione del Movimento Pacifista Ucraino

dalla pagina https://www.pressenza.com/it/2022/02/dichiarazione-del-movimento-pacifista-ucraino/


Le persone del nostro Paese e dell’intero pianeta sono in pericolo mortale a causa dello scontro nucleare tra le civiltà dell’Est e dell’Ovest. Dobbiamo fermare l’accumulo di truppe, l’accumulo di armi e equipaggiamento militare in Ucraina e dintorni, il folle lancio di denaro dei contribuenti nella fornace della macchina da guerra invece di risolvere gravi problemi socioeconomici e ambientali. Dobbiamo smettere di assecondare i capricci crudeli dei comandanti militari e degli oligarchi che traggono profitto dallo spargimento di sangue.

Il Movimento pacifista ucraino condanna la preparazione dell’Ucraina e degli Stati membri della NATO alla guerra con la Russia.
Chiediamo la riduzione e il disarmo globali, lo scioglimento delle alleanze militari, l’eliminazione degli eserciti e dei confini che dividono le persone.

Chiediamo un’immediata soluzione pacifica del conflitto armato nell’Ucraina orientale, intorno a Donetsk e Luhansk, sulla base di:

  1. l’assoluto rispetto del cessate il fuoco da parte di tutti i combattenti filo-ucraini e filo-russi e la stretta adesione al Pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi di Minsk, approvato dalla Risoluzione 2202 (2015) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU;
  2. il ritiro di tutte le truppe, la cessazione di tutte le forniture di armi e attrezzature militari, la cessazione della mobilitazione totale della popolazione per la guerra, la cessazione della propaganda di guerra e dell’ostilità tra le civiltà nei media e nei social network;
  3. la conduzione di negoziati aperti, inclusivi e globali sulla pace e il disarmo nella forma di un dialogo pubblico tra tutte le parti statali e non statali in conflitto con la partecipazione di attori della società civile favorevoli alla pace;
  4. il sancire la neutralità del nostro Paese con la Costituzione dell’Ucraina;
  5. la garanzia del diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare (compreso il rifiuto di essere addestrato al servizio militare), ai sensi dell’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e dei paragrafi 2, 11 del Commento generale № 22 del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani.

La guerra è un crimine contro l’umanità. Pertanto, siamo determinati a non sostenere alcun tipo di guerra e a lottare per l’eliminazione di tutte le cause di guerra.

 

venerdì 11 febbraio 2022

PNIEC e Tassonomia UE: due partite per la conversione ecologica

dalla pagina http://www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it/2022/02/10/pniec-e-tassonomia-ue-due-partite-per-la-conversione-ecologica-partecipiamo-alla-mobilitazione-del-12-febbraio-comunicato-dellosservatorio-sulla-transizione-ecologica-formato-da-cdc-laud/

Comunicato dell’Osservatorio sulla transizione ecologica (formato da Cdc, Laudato sì’, NOstra)

OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA – PNRR

Promosso da: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato Si’, NOstra

PNIEC E TASSONOMIA UE: DUE PARTITE PER LA CONVERSIONE ECOLOGICA

PARTECIPIAMO ALLA MOBILITAZIONE DEL 12 FEBBRAIO

 

Nell’attuale congiuntura segnata dall’emergenza ecologica, sentiamo di dover giocare e vincere due partite tra loro collegate: quella della tassonomia UE e quella della riscrittura del Piano nazionale integrato economia e clima – PNIEC. Se mancasse una partecipazione forte dal basso i rapporti di forza complessivi verrebbero pregiudicati a favore di chi si ostina a mantenere il paradigma economico e sociale dominante.

Una partita che andrà a chiudersi al massimo nel luglio 2022, con un voto del Parlamento europeo preceduto da quello del Parlamento italiano.

La sfida che avrà un esito prima delle conclusioni sulla tassonomia, è già in corso e va a compimento entro Aprile: essa riguarda il PNIEC, la cui riscrittura radicale deve assumere un taglio di almeno il 55% entro il 2030 delle emissioni climalteranti, con l’obbiettivo di drastica riduzione già da adesso al 2025.

Intanto si va acutizzando il conflitto sulla tassonomia UE, che, secondo la Commissione presieduta da Ursula Von derLeyen, dovrebbe, in base all’atto delegato varato il 2 febbraio 2022, includere gas e nucleare tra le “energie sostenibili”. Il Parlamento europeo può e deve respingere l’atto del Consiglio. Il voto degli eurodeputati, in rappresentanza delle realtà locali estromesse dalle lobby del gas e dell’atomo, deve diventare l’obbiettivo di una grande, articolata e informata mobilitazione per portare alla bocciatura della proposta.

Dobbiamo collegare alla riscrittura del PNIEC e all’opposizione alla tassonomia innanzitutto le mobilitazioni locali, promuovendo la piena consapevolezza del grande sforzo necessario ad una trasformazione vera, smascherando i tentativi di greenwashing.

Il Governo italiano ha addirittura richiesto maggiori quote di emissioni di CO2 per le centrali a gas fossile e la disponibilità a una riapertura alle tematiche dell’atomo. In effetti, alla riesumazione del dossier nucleare il MITE accompagna interventi legati a 40 centrali a gas fossile per 20.000 MW di nuova potenza e a false soluzioni come il CCS.

Verso il Governo e il MITE devono rivolgersile lotte popolari da sviluppare nei territori per proporre un’autentica conversione ecologica, anche per dare effettivo seguito al rafforzamento della tutela dell’ambiente nella Costituzione. Fin qui, nell’assemblaggio incoerente di politiche di bilancio – che sono arrivate a prelevare risorse contro il caro tariffe dalle energie rinnovabili senza toccare le fonti fossili – nella insufficiente visione del PNRR e nelle incaute prese di posizione in sede europea, riscontriamo l’assenza di un progetto coerente per affrontare le sfide climatiche, fondato su un ruolo trainante degli investimenti pubblici e di un Green New Deal degno di questo nome.

Il sostegno alle comunità energetiche, accompagnato da politiche per l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e privato, una nuova organizzazione sostenibile della mobilità, la riconversione di tutti i settori produttivi, incluso quello dei servizi pubblici e privati sono la leva fondamentale per la transizione ad un modello energetico ed economico rinnovabile che trasformi la crisi climatica in opportunità.

Il Governo, infine, oltre a ribadire in sede europea la contrarietà dell’inserimento del nucleare anche per rispetto dell’esito di due referendum, dovrà indirizzare le aziende partecipate nazionali e locali, a partire da Terna, Eni ed Enel, a rivedere le rispettive strategie aziendali nell’ottica dell’interesse nazionale e della conversione energetica complessiva.

Le due “partite”, PNIEC e tassonomia UE sono due punti essenziali della conversione ecologica. Dobbiamo fare crescere consapevolezza e lotte insieme a proposte alternative nei territori e misurare il successo delle istanze ecopacifiste di cui siamo portatori.

Per questo Sabato 12 febbraio parteciperemo alla mobilitazione nazionale contro gas e nucleare, invitando a costruire localmente, nelle varie città, insieme ad altri soggetti, una grande campagna di informazione e mobilitazione, con tende, incontri, manifestazioni creative e in stretto rapporto con lavoratrici, lavoratori studentesse e studenti.

Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci

https://www.facebook.com/referendumiovotono (pagina del Coordinamento per la democrazia costituzionale)

https://www.laudatosi-alleanza-clima-terra-giustizia-sociale (pagina fb di Laudato sì’)

https://m.facebook.com/Comitatonostra/?locale2=it_IT (pagina fb di NOstra)

10 febbraio 2022

NATO, quel che la Russia vuole e quello che può

dalla pagina http://www.fulvioscaglione.com/2022/01/11/nato-quel-che-la-russia-vuole-e-quello-che-puo/

Le tappe dell'espansione della Nato verso Est.

Incontrarsi e dirsi addio? Il rischio che le trattative tra Usa e Russia si concludano qui, con una gita a Ginevra e la foto di gruppo, in effetti è grosso. D’altra parte i due contendenti l’avevano detto: Mosca chiarendo di non avere alcuna intenzione di trattare «per mesi o anni», Washington affidando alle seconde file il compito di sfogliare come una cipolla le proposte russe fino al gran finale del segretario di Stato Blinken, secondo il quale Vladimir Putin ha la fissa di restituire alla Russia ciò che un tempo fu dell’Urss, ovvero il controllo su Paesi poi diventati indipendenti. Così, una volta usciti dall’incontro, la vice-segretario di Stato Usa Wendy Sherman e il vice-ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov hanno sbrigato le formalità di rito («Incontro, serio, professionale, approfondito» ecc. ecc.) e poi hanno ricominciato a prendersi a pallate. «Vogliamo la garanzia granitica che Ucraina e Georgia non entreranno mai, mai, mai nella Nato», ha scandito il russo, un diplomatico di modi garbati e pacati che sta gestendo la crisi con grande grinta. «Nessuno può dire a un altro Paese in quale alleanza possa o non possa entrare», ha ribadito l’americana. I due tra l’altro si conoscono bene, si sono incontrati molte volte nelle commissioni impegnate sulla Siria e, prima ancora, per l’accordo sul nucleare iraniano del 2015. I bluff sono impossibili.

Sarebbe bello, però, se si trattasse solo di questioni personali. Perché il problema sta invece nella sostanza. La Russia si sente accerchiata e, soprattutto, vive come un incubo la prospettiva di avere armamenti Nato ai confini, ovvero così vicini da rendere un eventuale attacco missilistico o aereo non intercettabile e non replicabile. Per questo Mosca nel 2008 ha dato una lezione militare alla Georgia del provocatore Saakashvili, per questo nel 2014 non ha perso tempo nel rispondere all’Euromaidan di Kiev strappando all’Ucraina la Crimea e il Donbass. È una preoccupazione ragionevole? Dal punto di vista militare e strategico sì. Non c’è Paese della Nato che non ospiti basi e armi (anche atomiche) della Nato. Lo sa bene l’Italia, per fare un esempio geograficamente lontano dalla Russia, dall’Ucraina o dai Paesi Baltici. Negare questo significa dar ragione a Ryabkov quando dice: «Gli americani non capiscono quanto sia grave la situazione». Ovvero: che la Russia si sente davvero minacciata.

È altrettanto chiaro, però, che nessuna alleanza politico-militare (in questo caso la Nato) accetterebbe di farsi dire da un «avversario» chi può o non può farne parte. Nessun Paese, non solo Ucraina e Georgia, accetterebbe di farsi dire da altri con chi può o non può allearsi. E nessuna potenza, nel caso specifico gli Usa, accetterebbe di dare ad altri Paesi la patente di amici di serie B, come avverrebbe a Georgia e Ucraina se Biden accettasse le richieste russe. Tanto più che la collaborazione dei Paesi dell’Est europeo è utilissima agli Usa per tenere a bada eventuali smanie dell’Unione Europea.

Il cuore della questione è politico, anzi: geopolitico. La Nato ha iniziato a espandersi verso Est già negli anni Novanta. Cioè, quando a Mosca c’erano i governi più filo-occidentali della storia e la Russia tutto era tranne che bellicosa. L’idea degli Usa, di cui la Nato è un’estensione militare, era di approfittare delle debolezze altrui per «occupare» la maggiore quantità di spazio possibile. Quello che nessuno prevedeva allora (anzi, l’idea più comune era l’opposta) era che la Russia, e in misura anche maggiore la Cina, potesse risollevarsi così in fretta, recuperando orgoglio e potenza. Intendiamoci, Mosca non può competere con Washington (non solo in economia: il suo bilancio per la Difesa è un decimo di quello americano) ma può, per fare solo qualche esempio, mandare a monte i suoi piani in Siria o azzoppare l’Ucraina diventata feudo Usa. O stringere i rapporti con l’ex nemica Cina in un modo che fa tremare chi immagina le risorse energetiche russe al servizio della macchina produttiva cinese.

Per ottenere qualcosa, adesso, si tratterebbe di smontare decenni di politica mediocre e senza visione, concentrata solo su piccoli guadagni del breve periodo che hanno aperto la strada a disastri, come appunto ora si vede, nel lungo periodo. Cosa che verrebbe da definire impossibile, se non fosse che è meno triste chiamarla invece difficile.

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Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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dalla pagina https://ilmanifesto.it/crisi-ucraina-le-gravi-e-storiche-responsabilita-dellunione-europea/

Crisi ucraina, le gravi e storiche responsabilità dell’Unione europea

Un po' di storia. Gorbaciov offrì il ritiro militare dai Paesi del Patto di Varsavia, con l’impegno paritario a non estendere a Est la Nato. Ma quella occasione di porre fine alla guerra fredda fu sepolta. L’Europa unita non è nata a Ventotene, ma a Washington: il primo voto a favore fu del Congresso Usa nel marzo del 1947. Serviva schierarla lungo la Cortina di ferro

Parigi, novembre del 1990, storico accordo all’Eliseo tra Gorbaciov e Mitterrand sulla riduzione delle atomiche in Europa 

Spero non dover chiarire che ritengo la scalata di Putin al vertice della Russia una sciagura e, sebbene sia tutt’altra storia, anche su Xi Ping avrei qualcosa da ridire. Ma quando hanno detto la loro sull’Ucraina ho pensato: menomale che ci sono.

Perché la cosa più insopportabile che ormai silenziosamente subiamo è l’arroganza del nostro Occidente nel presentarsi come il modello ottimale di società e per questo il garante della democrazia nel mondo, nonostante i disastri seminati in tutto il Medio Oriente, in Afghanistan, ma anche dalle nostre parti dove la disuguaglianza cresce ogni giorno di più.

MERAVIGLIA LA MERAVIGLIA di chi si allarma perché Putin ha schierato tanti carri armati al confine ucraino: e cosa si aspettavano che facesse uno come lui, cui così è stata regalata la possibilità di conquistare popolarità nel suo paese – e di usarla per il peggio – vista la scellerata politica dell’Occidente nei confronti della Russia? Dopo la caduta del Muro si sarebbe finalmente potuto dare avvio a un processo inclusivo, graduale adesione dell’Europa dell’est e collaborazione con la Russia, europea solo a metà, è vero, ma difficilmente separabile dal nostro contesto storico-culturale. E invece si è imboccata la strada opposta, in parte annettendo, in parte costruendo un lebbrosario dove isolare la Russia. Di cosa la accusiamo? Di aver ammassato carri armati ai suoi confini, sempre in terra russa, con l’Ucraina? Ma gli Stati Uniti, per conto loro o con gli alleati, non hanno forse riempito da decenni il mondo di centinaia basi militari e guerre ma a migliaia di chilometri dalle proprie frontiere?

RICORDO BENE COME fu avviata la politica dell’Unione Europea quando il Muro cominciò a vacillare, in quegli anni ero a Bruxelles nell’Europarlamento. A capo dell’ Unione sovietica c’era finalmente un uomo come Gorbaciov che generosamente offrì il ritiro delle sue truppe dai territori del Patto di Varsavia in nome di un superamento della guerra fredda e dunque con l’impegno che si facesse altrettanto, di non estendere all’est il Patto Atlantico. In favore di una simile ipotesi c’era un grande movimento pacifista, il solo grande movimento realmente europeo che ci sia stato, che lottava per «un’Europa senza missili dall’Atlantico agli Urali»; c’erano molti leader socialdemocratici di sinistra alla direzione dei loro rispettivi partiti che l’appoggiavano (Foot, Palme, Kreiski, Papandreu, molti Spd; in Italia, ma isolato nel suo stesso partito, Berlinguer). Si sarebbe potuto tentare un nuovo assetto che seppellisse la guerra fredda.

E INVECE QUELL’OCCASIONE fu sepolta e siamo oggi difronte a un rischio molto peggiore. Perché prima c’erano le grandi bombe atomiche di cui i presidenti avevano le chiavi, ora il nucleare è diventato componente di munizioni maneggevoli alla portata di molti, matti o umani che sbagliano. Ricordo quando, nel ’93, l’Europa, avendo già appiccato con gli americani il fuoco nel Medio Oriente, passò ufficialmente da Comunità, alla più impegnativa Unione, e per Costituzione al famigerato Trattato di Maastricht.

NON ERANO STATE ANCORA rimosse le bandiere disposte a ornamento della Sala dove si era tenuto il battesimo che uno dei suoi membri più autorevoli, la Germania, si affrettava a intervenire, inizialmente da sola poi seguita da tutta l’Unione, nelle vicende jugoslave riconoscendo, in barba ad ogni norma internazionale in vigore, l’indipendenza della Croazia che si proclamava tale su base etnica. Soffiando così sul fuoco che stava divampando con un ridicolo richiamo persino alla comune appartenenza al cattolico Impero Austroungarico, comunità storica da contrapporre a slavi e ortodossi. Il tutto accompagnato da una campagna di lusinghe per rendere più infuocata l’ossessione nazionalista e così smontare l’intrusa Repubblica jugoslava, corposo ingombro nel rapporto fra est e ovest. E così fin dall’inizio, l’«allargamento» comandato da Bruxelles, è diventato reclutamento di chi poteva presentare più similitudini con l’Occidente, nel bene e anche nel male.

UFFICIALMENTE la lungimirante linea venne lanciata a un summit a Copenaghen, nel 1999, nuovo Presidente della Commissione Ue Romano Prodi, appena reduce dalla presidenza del Consiglio italiano. Una operazione presentata come caritatevole, e a chi, come la nostra sinistra obiettava, il rimprovero di non esser generosi e perciò di voler escludere i poveri dell’est dall’accesso alla bella torta con la panna che l’Ue rappresentava. Una carità avvelenata: lunghe trattative preliminari per obbligare i candidati all’ingresso ad ingoiare tutto quello che era stato stabilito senza di loro nei quarant’anni precedenti – “l’acquis communautaire” (“il diritto comunitario acquisito”) – in buona sostanza le regole del libero mercato: la privatizzazione di banche, servizi pubblici, libera competitività e il libero scambio e dunque l’esposizione alla libera concorrenza internazionale, abbinata alla proibizione di sostegni statali alle aziende. Più o meno come in Africa: ottimo per una nuova borghesia compradora, ulteriore miseria per i più poveri (è bene guardare i dati completi, per capire cosa questo regalo ha prodotto).

IL VELENO PIÙ MORTALE è stato tuttavia quello le cui possibili nefaste conseguenze si vedono oggi: nell’“acquis communautaire”, mai ufficialmente validato da un atto formale, c’è di fatto la Nato, la libertà, dunque, di piantare missili nucleari ovunque arrivino le frontiere dell’Unione. Fin sotto il naso della Russia. Con che faccia possiamo protestare per la Crimea quando abbiamo riconosciuta una dopo l’altra l’indipendenza di tutte le nazioni della federazione Jugoslava, nonostante l’accordo postbellico di non toccare i confini di nessuno stato senza un negoziato fra tutte le parti? Perché mai adesso non riconosciamo uguale diritto alla Russia che ha almeno qualche ragione in più per appoggiare la scelta della grande maggioranza degli abitanti della Crimea, russa da secoli e poi, per un gesto di cui nessuno poteva allora valutare il peso, regalata all’Ucraina, allora federata, dall’ucraino Krusciov e che oggi, con un voto al 95 %, è tornata ad essere parte del paese cui è appartenuta per secoli?

NEL 1947 HENRY WALLACE, ministro e ex vice del presidente Roosvelt, disse in un grande raduno popolare a New York che bisognava condividere con l’Urss i segreti nucleari e garantire ai suoi confini, in qualche modo come la dottrina Monroe di cui godevano gli Stati Uniti: fu estromesso dalla sua carica entro 12 ore. E 15 anni dopo, in nome di quella dottrina, rischiammo la guerra perché la piccola Cuba, concretamente minacciata come sappiamo, per via di quattro missili impiantati a sua difesa veniva ridicolmente accusata di voler attentare all’impero americano, un azzardo per il quale da più di 60 anni paga il prezzo altissimo delle sanzioni.

PURTROPPO L’EUROPA unita non è nata a Ventotene, ma a Washington: il primo voto in suo favore non fu di un Parlamento europeo, ma del Congresso americano, il 10 marzo 1947, su proposta di John Foster Dallas, Segretario di Stato e fratello di Alan, potente capo della Cia. La guerra fredda era appena cominciata e l’Occidente aveva bisogno di garantirsi una forza politicamente e militarmente unita lungo la Cortina di Ferro. Quell’impronta è rimasta sempre, e la nostra battaglia è recuperare l’ispirazione dei prigionieri antifascisti che mentre la guerra ancora infuriava avevano disegnato tutt’altro progetto. Dio mio che fatica continuare ad essere europeisti! Se insistiamo è solo perché l’idea di affidarsi al proprio Stato nazionale sarebbe infinitamente peggio.