dalla pagina https://www.facebook.com/mediterraneavicenza/
Giovedì 19 dicembre alle 19.00 riempiamo ancora Piazza Matteotti a #Vicenza.
Perché i Decreti della vergogna sono ancora là. Perché vogliamo lo #IusSoli e lo #IusCulturae. Perché le navi ONG sono sotto sequestro e gli equipaggi sotto processo. Perché l'UE non sta nel mare e non viene permesso alla società civile di andare e testimoniare sui naufragi e sui lager libici, ad operare i salvataggi. Perché l'Italia (noi) finanziamo i torturatori e chiamiamo "Guardia Costiera" dei criminali.
Perché non si parla più del Cimitero che è il Mar Mediterraneo.
Per tutto questo ritroviamoci in #PiazzaMatteotti
lunedì 16 dicembre 2019
venerdì 13 dicembre 2019
Lettera ai Consigli Pastorali della Diocesi di Vicenza
Vicenza, 13 dicembre 2019
Care sorelle e fratelli dei Consigli Pastorali della Diocesi di Vicenza,
Con
il Meeting diocesano di Sabato 5 ottobre scorso è iniziato un percorso
che vedrà la nostra Chiesa diocesana impegnata per due anni a camminare
alla luce dell’invito a vivere da “Battezzati e Inviati PER la vita del mondo”.
Il nostro vescovo Beniamino nell’ultima Lettera pastorale alle pp. 24-27 non si limita a enunciare linee di principio o riflessioni di massima, ma elenca possibili proposte e suggerimenti concreti da realizzare, suddivisi in quattro ambiti: 1) annuncio, 2) spiritualità e liturgia, 3)
carità, 4) cultura e relazione con il territorio. Anche la Bozza del Regolamento del Consiglio Pastorale Unitario fa riferimento agli stessi ambiti e in particolare indica al §7.2 che “Una parte significativa dei membri del CPU è costituita da laici in rappresentanza delle quattro dimensioni pastorali”.
Tutti,
in quanto battezzati, siamo chiamati a vivere e coltivare queste
quattro dimensioni e ogni Consiglio Pastorale è chiamato a tenerle
presenti e armonizzate fra loro.
Il
Vescovo stesso più volte ha sottolineato come il cosiddetto quarto
ambito sia quello più difficile da affrontare e quindi il più
trascurato.
La
nostra Commissione diocesana, “Pastorale sociale e del lavoro,
Giustizia e pace, Salvaguardia del Creato”, è legata principalmente a
quest’ultimo ambito: sociale e culturale, in relazione con il
territorio, e perciò “politico” nel senso più nobile del termine.
Come
Commissione di Pastorale Sociale ci mettiamo a disposizione dei
Consigli Pastorali e in particolare di chi fra voi seguirà il quarto
ambito.
Papa Francesco ci ricorda:
“che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e
discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di
fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che
hanno buona volontà. E senza paura di compiere l’esodo necessario ad
ogni autentico dialogo” (dal Discorso di papa Francesco, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze, 10 novembre 2015 in occasione del Convegno ecclesiale di Firenze, 2015).
Innanzitutto, per prima cosa vi suggeriamo di:
1. non preoccuparvi di “fare” o “dire” subito qualcosa, ma piuttosto di “essere”
in ascolto e attenti a bisogni e problemi nel vostro territorio,
soprattutto di: giovani, anziani, stranieri, poveri, persone, famiglie
in difficoltà
2. conoscere ed entrare in contatto
con persone e realtà della vostra zona - istituzionali e non (in
particolare non-ecclesiali) - che operino nel sociale e solo con
gradualità pensare, progettare e sperimentare insieme possibili azioni
comuni
3. far conoscere e valorizzare
le attività costruttive e positive a sfondo sociale, culturale,
politico che già esistono nel vostro territorio, senza preoccuparvi di
proporne di nuove né tantomeno di esserne sempre i promotori; è
importante “fare qualcosa insieme”.
Nell’affrontare questo ambito, buona volontà ed entusiasmo sono importanti, ma un po’ di metodo sicuramente aiuta.
Nella Octogesima Adveniens Paolo VI scrive: “Spetta alle comunità cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro paese” (n. 403).
Pertanto, “come
commissione diocesana riteniamo che riprendere il metodo Vedere,
Giudicare (nel senso di discernere), Agire possa aiutare anche noi,
oggi, nelle comunità a leggere la realtà complessa e sviluppare
atteggiamenti e risposte coerenti” (dal nostro sussidio Il sociale nella pastorale – la pastorale nel sociale, che alleghiamo a questa lettera assieme a un altro sussidio, Otri nuovi).
Vi invitiamo a segnalarci, all’indirizzo sociale@vicenza.chiesacattolica.it:
- il nominativo e un indirizzo di posta elettronica di un membro del Consiglio Pastorale referente per il quarto ambito
- esperienze significative di buone pratiche e reti sociali esistenti nel vostro territorio, che potremmo divulgare tramite il nostro blog socialevicenza.blogspot.com
- particolari vostre esigenze o difficoltà incontrate nell’affrontare il quarto ambito
- suggerimenti riguardanti possibili momenti di confronto o formativi che potrebbero essere proposti nel futuro.
Consapevoli
che le indicazioni offerte sono insufficienti e limitate, confermiamo
la nostra disponibilità a condividere il cammino, e facciamo nostra
l’esortazione di papa Francesco “a prendere il largo, a lasciare i
lidi confortevoli dei nostri porti sicuri per addentrarci in acque
profonde: non nelle acque paludose delle ideologie, ma nel mare aperto
in cui lo Spirito invita a gettare le reti”.
Con
i migliori auguri per un buon cammino di Avvento, vi invitiamo al
prossimo Cammino di Pace che si svolgerà il primo gennaio 2020.
don Matteo Zorzanello
e la Commissione Diocesana di Pastorale Sociale,
Lavoro, Giustizia e Pace, Cura e salvaguardia del Creato
Per approfondire:
Il Cap. IV della Evangelii Gaudium, “La dimensione sociale dell’evangelizzazione”, fornisce preziose indicazioni di fondo:
- “Il tempo è superiore allo spazio” (n. 222ss): “significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi”, tantomeno cattolici
- “L’unità prevale sul conflitto” (n. 226ss): “Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato”, quindi accolto come opportunità di crescita e testimonianza e gestito con metodi nonviolenti
- “La realtà è più importante dell’idea” (n. 231ss): “[…] questo criterio ci spinge a mettere in pratica la Parola”, essendo più concreti e quindi vicini alle persone e alle loro situazioni
- “Il tutto è superiore alla parte” (n. 234ss): “[…] attenzione alla dimensione globale […] non perdere di vista ciò che è locale”; criterio importante anche per non chiuderci nel nostro ambito – che diventerebbe così un compartimento stagno – ma vivere insieme le quattro “dimensioni” ricordate sopra.
I Documenti:
martedì 10 dicembre 2019
Milano. 600 sindaci contro l'odio. Segre: «Ora parliamo d'amore»
dalla pagina https://www.avvenire.it/attualita/pagine/600-sindaci-per-segre
Viviana Daloiso martedì 10 dicembre 2019
Le parole della senatrice a vita sopravvissuta all'Olocausto nella grande manifestazione di Milano
Viviana Daloiso martedì 10 dicembre 2019
Le parole della senatrice a vita sopravvissuta all'Olocausto nella grande manifestazione di Milano
Li chiama figli, i 600 sindaci assiepati davanti al palco allestito a un passo dalla meraviglia illuminata della Scala, e per una volta «parlo da madre, qui, e non da nonna come sono solita fare nelle scuole, dove racconto ai ragazzi l'orrore dell'odio». Quando Liliana Segre prende la parola, il cuore di Milano si ammutolisce. «Io l'odio l'ho conosciuto, ho sentito le parole dell'odio, odiose e insultanti, che ti fanno sentire un rifiuto della società. Quando ho trovato la forza di raccontare guardavo e guardo ora gli occhi dei giovani che mi ascoltano e vedo in loro future candele della memoria. Stasera guardo negli occhi questi meravigliosi sindaci in fascia tricolore. Basta odio, parliamo d'amore, l'odio lasciamolo agli anonimi da tastiera».
La gente applaude, urla "Liliana, siamo noi la tua scorta". A migliaia si sono accodati al corteo partito da piazza Mercanti in occasione della manifestazione "L'odio non ha futuro", che ha raccolto primi cittadini da ogni parte d'Italia per rilanciare la solidarietà a una delle ultime sopravvissute all'Olocausto, divenuta negli ultimi mesi bersaglio di odio antisemita. Ed è a loro, ai sindaci, che Liliana Segre vuole lanciare il suo più accorato appello: «Noi che siamo stati testimoni dell'odio non potremo fare memoria per sempre». Il pensiero vola a Piero Terracina, che s'è spento appena due giorni fa a Roma. «E allora tocca a voi - continua Segre -. Voi sindaci, con la vostra carica, avete una missione molto difficile e apprezzo molto che abbiate voluto lasciare per qualche ora i vostri compiti per questa stupenda occasione: il vostro impegno può essere decisivo per la memoria».
«Nell'Italia degli 8mila Comuni c'è un giacimento straordinario di storia che può essere tramandata alla comunità. Una storia che resta relegata a musei, istituti, vie, pietre di inciampo. Sta alla sensibilità delle amministrazioni comunali fare in modo che questo giacimento non venga abbandonato» esorta la senatrice a vita. «Fate sì che quelle fredde lastre di pietra si trasformino in occasioni antiretoriche per rinnovare un patto tra generazioni», conclude.
Il corteo dei 600 sindaci attraversa la Galleria Vittorio Emanuele II; al loro passaggio le persone schierate ai lati della Galleria applaude la senatrice a vita, affiancata dai sindaci di Milano e Pesaro, Giuseppe Sala e Matteo Ricci, i due organizzatori della manifestazione. Ci sono anziani, disabili, famiglie coi passeggini. Proprio nel mezzo della Galleria qualcuno intona "Bella ciao": le strofe si rincorrono tra le vetrine, persino nei negozi affollati per gli acquisti natalizi. «Avevamo detto nessun colore politico» bofonchia qualcuno tra la folla, ma il canto è contagioso, commovente.
«È una giornata molto importante. Il Paese che vogliamo ha il volto di Liliana Segre: lo abbiamo dimostrato. E da oggi saremo noi la sua scorta» rimarca Matteo Ricci, mentre il sindaco di Milano Giuseppe Sala, sottolinea la «grande partecipazione» all'evento: «Ai fomentatori di odio diciamo che noi sindaci siamo pronti a tornare in continuazione in piazza fino a quando questo clima non cambierà».
[continua]
giovedì 5 dicembre 2019
La Legge del Mare: incontro dialogo per la Giornata Mondiale dei Diritti Umani
INVITO
9 dicembre 2019
Vigilia
della 71a Giornata Mondiale dei Diritti Umani
I
Diritti sono Universali
Anche i migranti sono
persone, volti, vite umane
Incontro
Testimonianze Dialogo
ore 18.00
Palazzo delle Opere Sociali (Salone d’onore)
piazza Duomo 2, Vicenza
Ne parleranno
Avv. Mario
Faggionato (Giuristi Democratici) Il “diritto del mare”
Achille
Variati (Sottosegretario
all’Interno) Gli interventi del Governo
Testimonianze
Dott. Emilio
Schirru (medico del Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta )
Don Mattia Ferrari (presbitero
della diocesi di Modena. Ha partecipato a due salvataggi da parte della nave Mare
Jonio di "Mediterranea Saving Humans")
Modera
Franco Balzi (sindaco di Santorso)
Organizzano
Casa per la Pace, Giuristi Democratici, Migrantes Vicenza, Mediterranea Saving Humans di Vicenza, Non Dalla Guerra, Centro Astalli Vicenza, Centro Culturale San Paolo-Vicenza, Cittadini per Costituzione, La Voce dei Berici, Cooperativa Pari Passo, Incursioni di Pace-Rete Progetto Pace Vicenza, Movimento dei Focolari Veneto, Pax Christi, Presenza Donna, Vicenza Solidale
Ufficio Migrantes tel. 0444 226541 e-mail: migrantes@vicenza.chiesacattolica.it
Ufficio Migrantes tel. 0444 226541 e-mail: migrantes@vicenza.chiesacattolica.it
Info: Casa per la
Pace, casaperlapace@gmail.com
– tel. 0444 327395 / cell. 333 3410606 (Giancarlo) 334 7563705
(Luciano)
lunedì 2 dicembre 2019
Chi semina armi, raccoglie profughi
dalla pagina https://ilmanifesto.it/chi-semina-armi-raccoglie-profughi/
Le parole di Bergoglio e le bombe nucleari. Le parole del papa risvegliano i laici dal «sonno della ragione» e i cristiani dal tradimento del Vangelo: ci siamo arresi alla necessità di una difesa atomica sotto l’egida Nato
Alex Zanotelli
«Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi- sottolinea Papa Francesco- in cerca di speranze, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell’Europa che però apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti. Questa ipocrisia è peccato»!
Le parole di Bergoglio e le bombe nucleari. Le parole del papa risvegliano i laici dal «sonno della ragione» e i cristiani dal tradimento del Vangelo: ci siamo arresi alla necessità di una difesa atomica sotto l’egida Nato
Alex Zanotelli
«Desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine…L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso tempo è immorale il possesso delle armi atomiche. Saremo giudicati per questo…Come possiamo proporre pace se usiamo continuamente l’intimidazione bellica nucleare come ricorso legittimo per la risoluzione dei conflitti?»
Sono le parole profetiche pronunciate pochi giorni fa a Hiroshima e Nagasaki da Papa Francesco. Parole che vengono a risvegliare i laici dal «sonno della ragione» e i cristiani dal tradimento del Vangelo.
Infatti ci siamo tutti arresi alla necessità di una difesa atomica sotto l’egida della Nato. Il governo gialloverde ha dato il suo beneplacito alle nuove bombe atomiche, le micidiali B61-12 che l’anno prossimo rimpiazzeranno la settantina di vecchie bombe atomiche B61 a Ghedi e ad Aviano.
Altrettanto l’Italia, come membro Nato, ha approvato la decisione di Trump di cancellare il Trattato Inf del 1987, che aveva permesso di smantellare tutti i missili nucleari a gittata intermedia con base a terra, come quelli piazzati a Comiso, per intenderci. E lo scorso anno l’Italia ha approvato altresì che gli Usa possono collocare nel nostro paese i nuovi missili nucleari.
IL GOVERNO GIALLOVERDE (5S e Lega) poi si è rifiutato di firmare il Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari. (Eppure durante la campagna elettorale sia Di Maio che Fico avevano firmato l’Ican Parlamentary Pledge). Non solo, ma il governo gialloverde ha deciso di continuare con l’acquisto e la produzione degli aerei F-35 attrezzati per portare proprio le nuove bombe atomiche in arrivo in Italia: le B61-12. (Eppure i Cinque Stelle li avevano definiti «strumenti di morte»!) Siamo prigionieri di un sistema di difesa basato sulla Bomba atomica che per Papa Francesco è «immorale e criminale».
«Nella società odierna la base della violenza è data dalla nostra intenzione di utilizzare l’arma nucleare.- afferma il noto teologo USA, R. McSorley – ma una volta accettato questo, qualsiasi altro male è un male minore. Fin quando non ci poniamo di fronte al nostro consenso all’utilizzo delle armi atomiche, ogni speranza di un miglioramento generalizzato della moralità pubblica è condannata al fallimento». Questo Papa Francesco, con quei discorsi a Hiroshima e Nagasaki, l’ha sbattuto in faccia sia alla chiesa che ai popoli del mondo. Davanti a una presa di posizione così netta sulla Bomba Atomica da parte di un Papa, i vescovi italiani (Cei) e le comunità cristiane non possono rimanere in silenzio.
QUANDO AVREMO da parte dei vescovi una presa di posizione sulle Bombe presenti nel nostro territorio, sull’arrivo dei missili nucleari, sulle basi Nato, su Sigonella (Sicilia) capitale mondiale dei droni? (L’abbattimento di un drone italiano nei cieli della Libia conferma che l’Italia è coinvolta in azioni belliche in quel paese).
È mai possibile che i nostri vescovi non abbiano nulla da dire sulle politiche sempre più militariste dei nostri governi? È mai possibile che tutto questo non ci ripugni più, né come cittadini, la cui Costituzione «ripudia la guerra», né come cristiani, per i quali la guerra dovrebbe essere in orrore?
Il governo gialloverde ha approvato: le missioni militari all’estero per un costo di 1.100 milioni, mentre ha stanziato solo 100 milioni per la cooperazione (altro che aiutiamoli a casa loro!); 50 accordi di cooperazione militare bilaterale incluso il Niger e la Corea (aggirando così la legge 185); l’aumento della spesa in difesa, dall’attuale 1,2% al 2% del bilancio, come Trump chiede(così spenderemo 100 milioni di euro al giorno in armi!); il mantenimento della nostra presenza militare in quella guerra ingiusta in Afghanistan; la vendita di armi a paesi in guerra e nei quali sono violati i diritti umani(in barba alla Legge 185!), come in Arabia Saudita.
SAPPIAMO CHE LA LEGA ha uno storico e costante legame con la lobby italiana delle armi, ma mi meraviglia la disinvoltura con cui i pentastellati hanno ripudiato quello che avevano promesso in campagna elettorale. Ora i pentastellati pensano perfino di modificare la Legge 185 (vedi la proposta del senatore G.Ferrara!), una legge che invece ha bisogno solo di un decreto attuativo. Inoltre i 5S hanno lasciato cadere il Disegno di Legge (2013) firmato dalla Montevecchi e da tanti illustri senatori 5S per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse con il commercio delle armi, soprattutto nel governo e nei partiti.
UN DISEGNO DI LEGGE questo, quanto mai opportuno oggi che si sta parlando dell’approccio «governo a governo» ossia la trasformazione del ministero della Difesa nell’autorità proposta a stipulare direttamente controlli per la fornitura di tecnologia militare con paesi terzi!
Con questo nuovo meccanismo, quanto andrà ai partiti al governo in tangenti alle armi? Quand’ero direttore di Nigrizia negli anni Ottanta, sapevo da fonti sicure che, ai partiti al governo, andava dal 10 al 15%.«Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi- sottolinea Papa Francesco- in cerca di speranze, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell’Europa che però apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti. Questa ipocrisia è peccato»!
Davanti a tutto questo mi stupisce il silenzio della cittadinanza attiva che è sempre stata molto efficace in Italia. Poche anche le azioni provocatorie al riguardo tranne quelle dei lavoratori portuali di Genova e Cagliari per essersi rifiutati di caricare armi su navi dell’Arabia Saudita! Mentre esplode tra i giovani la mobilitazione per salvare il pianeta (e le armi pesano nel disastro ambientale), noi rimaniamo quasi in silenzio. Mi meraviglia ancora di più il silenzio dei vescovi italiani e delle comunità cristiane dove il tema della pace (il cuore del Vangelo!) sembra sia sparito.
COME FA LA CHIESA ITALIANA a stare zitta davanti a politiche governative sempre più fiorenti sia in armi pesanti che leggere che producono sempre più guerre e come conseguenza sempre più profughi?
Diamoci tutti da fare perché vinca la Vita!
venerdì 29 novembre 2019
Tempo di Avvento: Attendere e Accogliere
Grazie a:
Associazione Presenza Donna
Centro Documentazione e Studi
Brevi commenti ai vangeli di avvento a cura di Donatella Mottin
Per
i credenti, le settimane dell’avvento vedranno, come momenti centrali, i
testi dei vangeli della domenica. Testi che ci aiuterebbero sicuramente
a vivere più
in profondità i nostri giorni, se ne “masticassimo” qualche frase
ascoltata, se si affacciassero tra tutte le cose, gli incontri e gli
scontri delle giornate che ci porteranno al Natale. Ogni frase dei
vangeli è stata scelta, meditata, pregata dagli autori
prima di confluire nei testi, e non potendo soffermarci su tutte, lo
facciamo su una per ognuna delle quattro domeniche di avvento.
1a domenica - Matteo 24,37-44
“Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”
Siamo
spesso portati, ascoltando questo brano, a fermare la nostra attenzione
sui segni da fine del mondo che vengono nominati e che provocano
timore. Rischiamo di
perdere di vista l’invito del brano che non è minaccia o giudizio, ma
proposta di cammino: “Vegliate...”.
Gesù
non presenta come negative le cose che tutte e tutti siamo chiamati a
svolgere nel nostro quotidiano, come ricorda negli esempi relativi al
diluvio, ma chiede
di svolgerle in altro modo, con una consapevolezza diversa, senza
lasciarsi prendere dalla ordinarietà della vita al punto tale da
chiudere il nostro sguardo e non accorgerci di quanto sta accadendo. Un
paio di capitoli dopo, Matteo nel suo vangelo ci racconta
un’altra esortazione simile che ci aiuta a leggere anche questa: è
l’invito alla veglia che Gesù fa ai suoi discepoli nel Getsemani:
“Rimanete qui e vegliate con me” (Mt 26,38), mentre invece i
discepoli si rifugiano nel sonno. Il richiamo a vigilare è quindi legato
a un essere pronti, a tenere gli occhi aperti, capaci di cogliere il
tempo che viviamo, senza lasciarci vincere dallo
scoraggiamento e dalla paura. Assumersi la responsabilità di guardare
con gli occhi di Dio quanto accade, sapendo che il suo è sempre uno
sguardo di misericordia. La nostra attesa non può essere di pericoli,
distruzioni, morti, noi attendiamo l’irrompere di
Dio nella vita e nella storia, per trasformare le nostre vite e le
nostre storie…
2a domenica - Luca 1,26-38
“E l’angelo si allontanò da lei”
Era
giovane Maria e sicuramente con tanti sogni e progetti per la sua vita
futura con Giuseppe a cui era promessa. In un momento, tutto sbiadiva
fino a scomparire,
a causa dell’angelo mandato da Dio nella sua casa, a Nazareth,
cittadina mai nominata nelle Scritture, terra di confine dove la vita
era intrecciata con quella di tanti pagani. L’angelo aveva parlato del
concepimento di un figlio che sarebbe stato l’Altissimo,
il figlio di Dio, ma era lei a dover scegliere, Dio rispettava la sua
libertà.
Aveva
chiesto spiegazioni Maria, perché non capiva, era turbata e si chiedeva
il senso di quanto stava accadendo. Poi aveva detto il suo
sì. E l’angelo si era allontanato da lei. Non la semplice
costatazione di un fatto temporale, ma la descrizione in scarne parole
dei giorni futuri: l’angelo non sarebbe più tornato a rispondere alle
domande, a chiarire dubbi, a nominare eventi che dimostravano
l’intervento di Dio come la gravidanza di Elisabetta. Non ci sarebbero
più stati angeli nell’esistenza di Maria.
Come
per ciascuna e ciascuno di noi: qualche istante di luce e poi la fatica
della fede, a volte la sensazione di una pesante solitudine; chiarezze
poche, dubbi tanti.
Maria trascorre tutto il resto della vita a rendere quel primo
sì l’origine e il centro di tutte le scelte; spesso senza capire,
custodendo nel cuore i fatti, gli incontri, gli avvenimenti, come ci
ricorda l’evangelista Luca con una frase che potrebbe essere tradotta
anche con:
“Maria prendeva i pezzi e li metteva insieme”. Ci vuole
una vita… anche per noi se, come Maria, vogliamo dire: “Ci sono mio Dio,
e farò tutto quello che posso perché il tuo sogno per me, accada”.
3a domenica - Matteo 11,2-11
“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”
Giovanni
è in carcere, molto probabilmente consapevole che da lì non uscirà
vivo. Aveva passato tutta la sua esistenza a richiamare alla
conversione. Aveva battezzato
con acqua, anticipando chi lo avrebbe fatto in Spirito. L’ultimo dei
profeti che, in quanto tale, cercava di leggere il senso della storia e
di dire la visione di Dio sulla realtà, manda a Gesù – tramite i suoi
discepoli – una domanda drammatica:
“Sei tu…?”. Giovanni aveva presentato il Messia come colui che
portava la scure per tagliare ogni albero che non dava frutto e gettarlo
nel fuoco, colui che avrebbe battezzato i giusti e distrutto con il
fuoco i peccatori. Gesù non si comporta così,
lui comunica vita anche ai peccatori, anche ai nemici… e Giovanni non
comprende più.
La
domanda del Battista è tremenda perché è la nostra stessa domanda: che
Dio aspettiamo? In che Dio crediamo? Abbiamo sbagliato tutto?
Gesù
prende come risposta, per chi lo ascolta e per Giovanni, parte del
discorso di Isaia (35 e 61) solo per quanto riguarda le azioni che
tendono a restituire la
vita a tutti.
Il
Messia è quel bimbo venuto, il Dio fragile, debole, il cui segno
principale è la piccolezza e l’assunzione dei nostri limiti. È questa la
buona notizia: la liberazione
per ogni donna e per ogni uomo, la misericordia per tutte le
situazioni, l’accoglienza di tutti i bisogni, le attese, le domande.
E beato chi non si scandalizza di questo Dio.
4a domenica - Matteo 1,18-24
“Giuseppe, suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto”
Mentre
Luca racconta l’annunciazione a Maria, Matteo narra l’apparizione
dell’angelo a Giuseppe. In un unico versetto il testo ci dice che Maria
si trovò incinta,
prima di andare a vivere insieme al suo sposo, per opera dello Spirito
Santo; poi viene presentato Giuseppe: un uomo giusto e pio. Questo
termine “giusto” non era inteso – come è spesso per noi – in senso
moralistico, ma veniva usato per indicare un ebreo
fedele osservante di tutte le prescrizioni della legge. Proprio per
l’osservanza a quella legge, Giuseppe avrebbe dovuto denunciare
pubblicamente Maria, che sarebbe così andata incontro alla lapidazione.
Ma egli non vuole farlo e pensa di ripudiarla in segreto,
perché l’atto di ripudio consisteva in una semplice affermazione
scritta che scioglieva il matrimonio.
Il
fronte della Legge si incrina di fronte a una scelta d’amore: Giuseppe
va contro alle proprie convinzioni e regole religiose e in questa
breccia, provocata dalla
sua scelta, può farsi spazio la parola e il progetto di Dio che dice a
Giuseppe di non temere e prendere con sé Maria e il bambino.
Nel
testo del vangelo che precede questo, viene narrata la genealogia di
Gesù, con i nomi di tutti gli uomini che “generavano” i figli maschi
della propria discendenza, come era usanza dire
per gli ebrei. Questa lunga genealogia si interrompe con Giuseppe:
egli, infatti, non “generò” Gesù; molto più semplicemente e
profondamente, lo accolse.
giovedì 28 novembre 2019
mercoledì 27 novembre 2019
Una Legge di Bilancio per cambiare il Paese
dalla pagina http://sbilanciamoci.info/una-legge-di-bilancio-per-cambiare-il-paese/
Giulio Marcon
Giulio Marcon
26 Novembre 2019 | Sezione: Commenti, Editoriale
Con la sua Controfinanziaria Sbilanciamoci! delinea una manovra economica alternativa a quella del Governo: massicci investimenti per il Green New Deal e drastica riduzione delle spese militari; consistente iniezione di risorse per istruzione e sanità e una politica fiscale che colpisca le rendite finanziarie e i grandi patrimoni; investimenti nel welfare e riduzione dei sussidi […]
La Campagna Sbilanciamoci! ha presentato oggi alla Camera dei Deputati la sua Controfinanziaria, giunta alla ventunesima edizione.
Come ogni anno il Rapporto di Sbilanciamoci! passa al setaccio il Disegno di Legge di Bilancio presentato dal Governo e delinea una manovra economica alternativa su diversi fronti: fisco e finanza, lavoro, previdenza e reddito, istruzione e cultura, ambiente, welfare e altraeconomia, pace e cooperazione internazionale.
Quest’anno sono 102 le proposte concrete e dettagliate che vanno in una direzione diversa da quella delle Leggi di Bilancio di questi anni: massicci investimenti per il Green New Deal e drastica riduzione delle spese militari; consistente iniezione di risorse per istruzione e sanità e una politica fiscale che colpisca le rendite finanziarie e i grandi patrimoni; investimenti nel welfare e riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi. Formuliamo nel nostro Rapporto l’urgenza di una seria politica per l’uguaglianza. Non è accettabile che nel nostro Paese aumentino così pesantemente le disuguaglianze: i provvedimenti contro la povertà sono certo necessari, ma serve qualcosa di più, una politica redistributiva e di sostegno dei redditi.
La nostra manovra 2020 è di 46,4 miliardi di euro, a saldo zero, senza che cresca il debito e includendo la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Con due avvertenze: la prima è che una intelligente politica di sforamento dei vincoli e dei trattati europei è comunque necessaria. Ad esempio, si dovrebbero scorporare dal computo del rapporto Deficit-Pil gli investimenti ambientali e sociali. La seconda avvertenza è che quanto prima bisognerà mettere mano alle aliquote dell’Iva. Non è accettabile che si paghi il 10% di Iva su una lattina di Coca Cola o su un barattolo di tartufo e il 22% sugli assorbenti.
La Legge di Bilancio del Governo Conte II è una manovra di galleggiamento, all’insegna del “vorrei, ma non posso”. La manovra alternativa di Sbilanciamoci! propone invece il coraggio del cambiamento: una Legge di Bilancio che va – radicalmente – nella direzione di una economia diversa e di un nuovo modello di sviluppo, con al centro il lavoro, i diritti, l’ambiente.
Non possiamo continuare a spendere ogni anno più di 19 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi (l’80% per le fonti fossili) e spenderne altri 12 nei prossimi anni per gli F35. Con quei soldi potremmo mettere in sicurezza il territorio e le oltre 9mila scuole del Paese che si trovano in condizioni degradate e che non rispettano le norme antincendio o di stabilità degli edifici.
Serve una politica economica che archivi l’austerità e rilanci la domanda e i consumi interni; che privilegi gli investimenti e la politica industriale invece che gli sgravi fiscali alle imprese e il mercato; che punti sull’innovazione e la ricerca e non sulla competizione al ribasso che mortifica i salari e precarizza il lavoro.
Il nostro Rapporto è a disposizione delle organizzazioni della società civile per incontri, iniziative e manifestazioni, dal Nord al Sud. Ed è a disposizione dei Deputati e dei Senatori, per i loro emendamenti, e del Governo, auspicando ripensamenti e innovazioni nel testo della Legge che sarà definitivamente approvata prima della fine dell’anno.
Un cambio di rotta è sempre di più necessario, per instradare il nostro Paese verso un futuro sostenibile, capace di creare lavoro, assicurare i diritti sociali ed economici a tutti e a tutte e contribuire a costruire in Europa una prospettiva di benessere e di solidarietà.
Cambiamenti climatici, le emissioni di gas serra continuano a crescere: nuovo record negativo
dalla pagina: https://scienze.fanpage.it/cambiamenti-climatici-le-emissioni-di-gas-serra-continuano-a-crescere-nuovo-record-negativo/
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha annunciato che le emissioni di gas serra hanno raggiunto un nuovo, storico record negativo. Le concentrazioni di anidride carbonica nel 2018 sono infatti state superiori rispetto a quelle del 2017, raggiungendo la soglia delle 407,8 parti per milione (ppm) contro le 405,5 ppm dell’anno precedente. Continuiamo a riscaldare il pianeta nonostante i proclami dell’Accordo di Parigi sul clima, avvicinandoci sempre più rapidamente al punto di non ritorno.
dalla pagina http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Clima-rapporto-UNEP-2019-la-Terra-verso-un-aumento-di-temperatura-di-3-virgola-2-gradi-Onu-non-si-puo-piu-aspettare-c0766ee4-e2dc-4d07-8404-ffc64954fa83.html
Rapporto UNEP 2019 Clima, la Terra verso un aumento di temperatura di 3.2 gradi. L'Onu: "Non si può più aspettare" Per il direttore esecutivo dell'Unep Andersen se non si agisce subito "l'obiettivo dell'1,5 gradi sarà ormai fuori portata prima del 2030", perché ogni anno di ritardo oltre il 2020 comporta la necessità di tagli più rapidi, che diventano più costosi, improbabili e poco pratici.
Il mondo è diretto verso un aumento della temperatura di 3,2 gradi dai livelli pre-industriali, col grande rischio di eventi climatici distruttivi. È il monito lanciato dall'ultimo rapporto dell'agenzia per l'ambiente dell'onu, l'Unep. Le emissioni, ricorda lo studio "Emission gap 2019", sono aumentate dell'1,5% all'anno nell'ultimo decennio, nonostante l'aumento dell'azione sul clima.
Le emissioni globali di gas serra sono salite a 55,3 gigatonnellate di co2 equivalente nel 2018, e vanno tagliate del 7,6% ogni anno dal 2020 al 2030, per contenere entro fine secolo l'aumento medio della temperatura a 1,5 gradi, come auspicato dall'accordo di parigi sul clima. Se si punta a contenere l'aumento della temperatura globale entro i 2 gradi, gli stati devono triplicare i livelli degli obiettivi climatici che vengono aggiornati ogni cinque anni (Nationally determined contributions).
Se invece si punta a +1,5 gradi, gli sforzi devono essere quintuplicati. A novembre 2020, in occasione della conferenza mondiale delle nazioni unite sul clima (Cop26) che si terrà a Glasgow, in Gran Bretagna, i paesi che hanno sottoscritto l'accordo di Parigi dovranno indicare nuovi ulteriori impegni di riduzione dei gas serra da raggiungere entro il 2030.
Ma il direttore esecutivo dell'Unep, Inger Andersen, avverte che "non si puo' aspettare" sino alla fine del 2020. Dalle citta' alle regioni, agli stati, dai singoli alle piccole comunita', alle aziende, "ciascuno deve agire adesso" tagliando i gas serra quanto piu' possibile e quanto prima. Altrimenti, rileva Andersen, "l'obiettivo dell'1,5 sara' ormai fuori portata prima del 2030", perche' ogni anno di ritardo oltre il 2020 comporta la necessita' di tagli piu' rapidi, che diventano piu' costosi, improbabili e poco pratici.
I paesi del g20 rappresentano in totale il 78% di tutte le emissioni, ricorda l'Unep, ma solo cinque si sono impegnati a raggiungere zero emissioni entro il 2050.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha annunciato che le emissioni di gas serra hanno raggiunto un nuovo, storico record negativo. Le concentrazioni di anidride carbonica nel 2018 sono infatti state superiori rispetto a quelle del 2017, raggiungendo la soglia delle 407,8 parti per milione (ppm) contro le 405,5 ppm dell’anno precedente. Continuiamo a riscaldare il pianeta nonostante i proclami dell’Accordo di Parigi sul clima, avvicinandoci sempre più rapidamente al punto di non ritorno.
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dalla pagina http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Clima-rapporto-UNEP-2019-la-Terra-verso-un-aumento-di-temperatura-di-3-virgola-2-gradi-Onu-non-si-puo-piu-aspettare-c0766ee4-e2dc-4d07-8404-ffc64954fa83.html
Rapporto UNEP 2019 Clima, la Terra verso un aumento di temperatura di 3.2 gradi. L'Onu: "Non si può più aspettare" Per il direttore esecutivo dell'Unep Andersen se non si agisce subito "l'obiettivo dell'1,5 gradi sarà ormai fuori portata prima del 2030", perché ogni anno di ritardo oltre il 2020 comporta la necessità di tagli più rapidi, che diventano più costosi, improbabili e poco pratici.
Il mondo è diretto verso un aumento della temperatura di 3,2 gradi dai livelli pre-industriali, col grande rischio di eventi climatici distruttivi. È il monito lanciato dall'ultimo rapporto dell'agenzia per l'ambiente dell'onu, l'Unep. Le emissioni, ricorda lo studio "Emission gap 2019", sono aumentate dell'1,5% all'anno nell'ultimo decennio, nonostante l'aumento dell'azione sul clima.
Le emissioni globali di gas serra sono salite a 55,3 gigatonnellate di co2 equivalente nel 2018, e vanno tagliate del 7,6% ogni anno dal 2020 al 2030, per contenere entro fine secolo l'aumento medio della temperatura a 1,5 gradi, come auspicato dall'accordo di parigi sul clima. Se si punta a contenere l'aumento della temperatura globale entro i 2 gradi, gli stati devono triplicare i livelli degli obiettivi climatici che vengono aggiornati ogni cinque anni (Nationally determined contributions).
Se invece si punta a +1,5 gradi, gli sforzi devono essere quintuplicati. A novembre 2020, in occasione della conferenza mondiale delle nazioni unite sul clima (Cop26) che si terrà a Glasgow, in Gran Bretagna, i paesi che hanno sottoscritto l'accordo di Parigi dovranno indicare nuovi ulteriori impegni di riduzione dei gas serra da raggiungere entro il 2030.
Ma il direttore esecutivo dell'Unep, Inger Andersen, avverte che "non si puo' aspettare" sino alla fine del 2020. Dalle citta' alle regioni, agli stati, dai singoli alle piccole comunita', alle aziende, "ciascuno deve agire adesso" tagliando i gas serra quanto piu' possibile e quanto prima. Altrimenti, rileva Andersen, "l'obiettivo dell'1,5 sara' ormai fuori portata prima del 2030", perche' ogni anno di ritardo oltre il 2020 comporta la necessita' di tagli piu' rapidi, che diventano piu' costosi, improbabili e poco pratici.
I paesi del g20 rappresentano in totale il 78% di tutte le emissioni, ricorda l'Unep, ma solo cinque si sono impegnati a raggiungere zero emissioni entro il 2050.
giovedì 21 novembre 2019
21 novembre: Giornata mondiale della pesca, Turkson: i consumatori siano responsabili
dalla pagina https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-11/messaggio-giornata-mondiale-pesca-cardinale-turkson.html
Si celebra oggi la “Giornata mondiale della Pesca”, un’occasione per sottolineare l’importanza di un settore essenziale per la sopravvivenza e il fabbisogno alimentare di almeno 800 milioni di persone
Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano
Ascoltare le voci dei pescatori e delle loro famiglie. È questa la priorità indicata nel messaggio firmato dal cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, in occasione dell’odierna Giornata mondiale della pesca. Il Dicastero vaticano esorta, in particolare, ad affrontare il tema scelto per quest’anno, “Responsabilità sociale nella filiera ittica”, con l’approccio integrale promosso dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco che insiste sulla necessità di una ecologia integrale. Nel messaggio si invita anche ad “insistere sulla responsabilità sociale delle imprese”, dalle multinazionali alle piccole aziende familiari, e a creare “una sinergia tra le diverse autorità governative e marittime” per vigilare sulla tutela dei diritti umani”.
Responsabilizzare i consumatori
Ricordando l’enciclica Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI, nel messaggio si ricorda che si devono “responsabilizzare i consumatori, che con il peso delle loro scelte possono condizionare le decisioni e le scelte di mercato delle imprese”.
“È bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico. C'è dunque una precisa responsabilità sociale del consumatore, che si accompagna alla responsabilità sociale dell'impresa (Benedetto XVI, enciclica Caritas in veritate)”
“È quindi urgente – si legge infine nel messaggio – che i governi, anche attraverso la collaborazione con organizzazioni internazionali e regionali e la società civile, affrontino la questione della responsabilità sociale nel settore della pesca, e più generalmente in tutti i settori che concernono i rapporti tra oceani e umanità”. Nel mondo sono direttamente impegnate nel settore della pesca e dell'acquacoltura circa 60 milioni di persone, tra le quali il 14 per cento donne.
Si celebra oggi la “Giornata mondiale della Pesca”, un’occasione per sottolineare l’importanza di un settore essenziale per la sopravvivenza e il fabbisogno alimentare di almeno 800 milioni di persone
Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano
Ascoltare le voci dei pescatori e delle loro famiglie. È questa la priorità indicata nel messaggio firmato dal cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, in occasione dell’odierna Giornata mondiale della pesca. Il Dicastero vaticano esorta, in particolare, ad affrontare il tema scelto per quest’anno, “Responsabilità sociale nella filiera ittica”, con l’approccio integrale promosso dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco che insiste sulla necessità di una ecologia integrale. Nel messaggio si invita anche ad “insistere sulla responsabilità sociale delle imprese”, dalle multinazionali alle piccole aziende familiari, e a creare “una sinergia tra le diverse autorità governative e marittime” per vigilare sulla tutela dei diritti umani”.
Responsabilizzare i consumatori
Ricordando l’enciclica Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI, nel messaggio si ricorda che si devono “responsabilizzare i consumatori, che con il peso delle loro scelte possono condizionare le decisioni e le scelte di mercato delle imprese”.
“È bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico. C'è dunque una precisa responsabilità sociale del consumatore, che si accompagna alla responsabilità sociale dell'impresa (Benedetto XVI, enciclica Caritas in veritate)”
“È quindi urgente – si legge infine nel messaggio – che i governi, anche attraverso la collaborazione con organizzazioni internazionali e regionali e la società civile, affrontino la questione della responsabilità sociale nel settore della pesca, e più generalmente in tutti i settori che concernono i rapporti tra oceani e umanità”. Nel mondo sono direttamente impegnate nel settore della pesca e dell'acquacoltura circa 60 milioni di persone, tra le quali il 14 per cento donne.
21 novembre: Giornata Nazionale Degli Alberi
dalla pagina https://www.legambientescuolaformazione.it/eventi/festa-dellalbero-2019-2020
Festa dell'albero - a.s. 2019-2020
Giovedì 21 novembre rinnoviamo alle scuole l'invito a mettere a dimora nuovi alberi, piccole piantine o semi, per inaugurare una serie di azioni che ci accompagneranno per i prossimi mesi e anni in difesa del clima, per la salvaguardia del Pianeta e di chi ci vive.
Un albero per il clima è l'azione che invitiamo a fare quest'anno in occasione della Festa dell'Albero alle migliaia di classi che aderiscono all nostra storica campagna, andando anche a contribuire all'ambizioso ma realistico obiettivo posto dalla Comunità Laudato Si di piantare 60 milioni di nuovi alberi nel nostro Paese.
Per darci riscontro di quanto questa giornata di volontariato sia determinante per questa azione ecologica e nello stesso tempo educativa e sociale, vi chiediamo di fare una foto o un breve video della piantumazione e condividerla sui social con l’hashtag #changeclimatechange e di censire il vostro albero con un nome (dato dalla classe o dal gruppo che lo ha piantato), la specie di appartenenza, la localizzazione e una dedica sul perché si è deciso di piantarlo.
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dalla pagina https://comunitalaudatosi.org/
CAMPAGNA NAZIONALE «UN ALBERO IN PIÙ»
Parte dalle Comunità laudato si' un appello per contribuire all'abbattimento dell'anidride carbonica in atmosfera. La strategia è quella di «piantare alberi: milioni, miliardi di alberi». Un invito rivolto tanto ai cittadini quanto al mondo delle istituzioni
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