giovedì 10 ottobre 2019

Morti sul lavoro: «Non raccontiamoci favole», la strage è reale

dalla pagina https://www.agensir.it/italia/2019/10/12/vittime-sul-lavoro-anmil-non-raccontiamoci-favole-nel-2019-gia-troppi-morti/

Vittime sul lavoro. Anmil: “Non raccontiamoci favole, nel 2019 già troppi morti”

Domenica 13 ottobre l'Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro organizza l'edizione 2019 della Giornata che vuole accendere i riflettori sul dramma degli incidenti sul lavoro. Quest'anno, da gennaio ad agosto, ad esempio, si sono registrati 685 infortuni mortali. Zoello Forni, presidente dell'Anmil, chiede che il Piano strategico per la sicurezza sul lavoro, annunciato dal Governo, si traduca in più controlli, mentre nel 2019 sono diminuiti, una maggiore sensibilizzazione su questi temi e una generale riforma dell'assicurazione contro infortuni e malattie professionali, per venire incontro alle esigenze mutate di vittime e loro familiari, oggi, rispetto alla disciplina attuale contenuta in un Testo unico del 1965

continua 

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dalla pagina https://ilmanifesto.it/morti-sul-lavoro-non-raccontiamoci-favole-la-strage-e-reale/

Strage Infinita. Domenica giornata nazionale dell’Anmil. Campagna di informazione in tre lingue. A Palermo la manifestazione principale. La ministra Catalfo: assumeremo 150 ispettori




Domenica si celebrerà la 69esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Una strage senza fine che anche ieri ha fatto registrare la morte di un operaio a Lecco – anche se si indaga anche per suicidio – mentre lunedì un morto e tre feriti su una nave a Porto Torres, schiacciati contro una grata metallica sembra a causa del maltempo.
«Non raccontiamoci favole, sul lavoro non c’è sempre il lieto fine», è il titolo della campagna di sensibilizzazione lanciata dall’Anmil (l’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi del lavoro) per domenica, sotto l’Alto patronato del presidente della Repubblica.
LE «FAVOLE» DI UN MONDO del lavoro senza incidenti si scontra con i numeri della realtà. Nel 2018 ci sono stati oltre 600 mila infortuni sul lavoro e 1.133 morti. Nei primi otto mesi di quest’anno, sulla base degli ultimi dati disponibili, l’Anmil conta 685 le denunce di casi mortali all’Inail, con una crescita «preponderante» nell’agricoltura. «Una media di tre morti ogni giorno. Un bollettino che sta proseguendo con la stessa gravità anche nel 2019», ha sottolineato il presidente dell’Anmil, Zoello Forni.
«In questo contesto molto preoccupante, abbiamo accolto con favore l’impegno del governo di elaborare un Piano strategico per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il tavolo di confronto dovrà produrre, ci auguriamo, interventi rapidi e soprattutto incisivi», ha affermato ancora.
Tre gli spot della campagna, realizzata dal regista Marco Toscani ed ispirata ad alcune favole in chiave “lavorativa”, Pinocchio, La bella addormentata e Capitan Uncino. Tradotti anche in inglese, spagnolo e giapponese, «per sottolineare la valenza universale di questo drammatico tema sottovalutato», sottolinea l’Anmil.
Quest’anno la manifestazione nazionale si svolgerà a Palermo, affiancata dalle iniziative territoriali. In contemporanea alla cerimonia civile, alle ore 10.30, una nutrita delegazione di invalidi del lavoro di circa 500 persone si recherà al Monumento creato dallo scultore Vittorio Gentile per inaugurare il restauro dell’opera.
E proprio in vista della giornata di domenica la ministra del del Lavoro Nunzia Catalfo ha preso impegni precisi, partecipando alla conferenza stampa di presentazione nella sede dell’Anmil. Aumentare i controlli e le attività di vigilanza è il presupposto per ridurre il numero di morti e infortuni. «Maggiori controlli si devono effettuare – ha dichiarato il ministro – e l’investimento si quantifica in una richiesta di risorse umane che l’Ispettorato nazionale del Lavoro ha preventivato in circa 150 unità in più».
CATALFO HA ANCHE RIFERITO che dal tavolo con le parti sociali – sindacati e imprese – sulla sicurezza «sono già emerse alcune priorità: coordinamento delle banche dati sulla sicurezza, esigenza di una formazione mirata, rating per privilegiare e selezionare le imprese più virtuose nell’accesso ad appalti e commesse pubbliche e investimenti in risorse umane addette alla vigilanza. Alcuni di questi obiettivi sono raggiungibili a breve termine, come il rafforzamento della vigilanza prevedendo tra i primi atti da portare avanti il potenziamento della dotazione organica in servizio presso l’Ispettorato», in più il governo punta a «premi alle aziende che si comportano in modo corretto ed investono in sicurezza» e ad «aggiornare il decreto 81 ed attuare le parti non ancora attuate».
«NON POSSIAMO DIMENTICARE che attualmente la disciplina è contenuta in un Testo Unico emanato nel 1965, che ha riordinato normative anche più datate. In quegli anni la società e il mondo del lavoro erano ben diversi da quelli odierni”, per questo “riteniamo sia giunto il momento per una generale riforma dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, che sappia rendere la tutela più aderente al mondo di oggi, guardando al futuro», ha rimarcato Zoello Forni.

martedì 8 ottobre 2019

Se Trump abbandona al loro destino i Curdi

dalla pagina http://www.famigliacristiana.it/articolo/se-trump-abbandona-al-loro-destino-i-curdi.aspx


07/10/2019  La Turchia sta per invadere la Siria e disperdere il popolo che ha sconfitto l'Isis. Ma per Donald prevale la "real politik". L'analisi di Fulvio Scaglione



Il primo pensiero, ovviamente, va ai curdi, in questo caso ai curdi siriani, per l’ennesima volta traditi dai Paesi occidentali. C’è questo, infatti, nella decisione con cui Donald Trump ha concesso luce verde a un intervento militare della Turchia nella Siria del Nord. Intervento diretto proprio contro quei curdi che sono stati i migliori alleati degli Usa nella lotta contro il Califfato di Al Baghdadi ma che Recep Erdogan considera un movimento terroristico e una minaccia per il suo Paese. Il progetto del Presidente turco è chiaro: ritagliare una fetta di territorio siriano (una trentina di chilometri di profondità lungo tutto il confine con la Siria, lungo 480 chilometri), disperdere i curdi, impedire la vittoria finale dell’esercito siriano e di Bashar al-Assad e ricollocare nell’area occupata gran parte dei 3,6 milioni di profughi siriani che in questi anni sono scappati verso la Turchia.
Altrettanto chiaro è il contorno del dramma curdo. Il “popolo senza Stato” è per l’ennesima volta vittima del proprio sogno. Il regime centralistico e autoritario di Assad prometteva ai curdi, al massimo, un certo grado di autonomia all’interno dello Stato siriano. Un patto tutto da contrattare tra mille diffidenze reciproche: Assad col dubbio che i curdi, una volta solidificata l’autonomia, potessero poi pretendere una vera indipendenza, magari con l’aiuto delle solite potenze esterne che non hanno certo rinunciato alla partita siriana; i curdi con l’angoscia che Assad, una volta consolidata la vittoria militare ottenuta con l’aiuto della Russia di Vladimir Putin, decidesse di soffocare anche quella poca o tanta autonomia concessa.
Così i curdi si sono affidati agli americani, nella speranza che fossero proprio loro ad aiutarli a realizzare il progetto del Rojava, l’embrione di quello Stato laico e democratico che sognano da sempre. In nome di questo obiettivo i curdi hanno combattuto a fianco delle truppe Usa contro l’Isis sia in Siria sia in Iraq, sacrificando molte vite e spendendo molti sforzi. Invano, come si vede oggi.
Donald Trump, d’altra parte, mostra nel suo cinismo una sorta di spietata coerenza. Nel settembre del 2017 il presidente (curdo) del Kurdistan iracheno, Mas’ud Barzani, fece svolgere un referendum sull’indipendenza della regione dall’Iraq. Ottenne un 93% di sì ma gli Usa, grandi protettori dei curdi all’epoca di Saddam Hussein, si pronunciarono subito contro il referendum, rifiutando di riconoscerne l’esito e abbandonando Barzani e i suoi alla reazione del governo centrale iracheno.
La stessa cosa avviene ora con il Rojava, a dimostrazione di quanto tattico e strumentale fosse il sostegno americano alla causa curda. Finito l’Isis, finito il sostegno. In realtà, la Casa Bianca fa scelte assai più razionali di quanto sembri a prima vista. Dal punto di vita strategico, in Iraq era più interessante, per gli Usa, proteggere l’unità del Paese che non favorire la fuga in avanti di questa o quella componente. Soprattutto tenendo conto dell’influenza dell’Iran, che è già forte e che in un quadro di frammentazione avrebbe solo potuto crescere. La stessa cosa accade ora in Siria: per gli Usa è più importante recuperare un rapporto con la Turchia di Erdogan, che è pur sempre un Paese della Nato e che negli ultimi tempi ha costruito una buona relazione con la Russia, che non far nascere uno Stato curdo, sia pure nella forma “ridotta” del Rojava.
Resta da vedere che cosa farà, ora, la Siria. Si lascerà scippare una fetta di territorio da Erdogan oppure sarà pronta a combattere, magari alleandosi proprio ai curdi abbandonati dagli americani? La sensazione è che queste ultime mosse siano solo la conclusione di un lungo processo che, dietro le quinte, ha visto anche la partecipazione della Russia come “madrina” di Assad. L’esercito siriano non ha le forze per scontrarsi anche con quello turco. E il Cremlino non ha alcun interesse a prolungare una guerra non ancora terminata o, addirittura, ad allargarla. È possibile che Assad scorga nella mossa di Erdogan anche alcuni possibili vantaggi. Per esempio, una sforbiciata alle ambizioni dei curdi che, come si diceva prima, sono un problema anche per il governo di Damasco. E poi, i profughi siriani che fossero eventualmente ricollocati nella Siria del Nord occupata dai turchi, potrebbero essere incentivati a ritornare alle proprie città e ai propri villaggi, avendo a quel punto perso la speranza di potersi sistemare in Turchia o di poter da lì partire verso l’Europa. E si sa quanto stia a cuore ad Assad, anche nella prospettiva della ricostruzione, il ritorno dei profughi.

giovedì 3 ottobre 2019

Ottobre Missionario - Sinodo Panamazzonico


4 ottobre - 20.30
CATTEDRALE DI VICENZA
Veglia missionaria d'invio: "Battezzati e inviati"
Testimone: Mons. Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho (Amazzonia)

5 ottobre - 9.00
MISSIONARI SAVERIANI (viale Trento)
Meeting diocesano "Battezzati e inviati per la vita del mondo!"

12 ottobre - 18.00
LIBRERIA SAN PAOLO (via C. Battisti 7)
Presentazione libro "Dal silenzio una nuova voce"
con Tiziano Tosolini, missionario saveriano

17 ottobre - 20.30
CENTRO CULTURALE SAN PAOLO (viale A. Ferrarin 30)
Presentazione libro "Frontiera Amazzonia"
con Lucia Capuzzi, giornalista

19 ottobre - 20.30
Monologo teatrale "Pierre e Mohamed"
PATRONATO LEONE XIII (contrà Vittorio Veneto 1)

25 ottobre - 18.00
LIBRERIA SAN PAOLO (via C. Battisti 7)
Presentazione libro "Dove solo l'anima arriva"
con Monica Mondo, giornalista

mercoledì 2 ottobre 2019

primolunedìdelmese

primolunedìdelmese
Anno XXII - Incontro n. 169

7 Ottobre 2019 - ore 20:30

presso Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza

Pace, difesa, Europa, trattati, migrazioni, green economy... Quando la politica estera si fa interna. 
Ma, politica e società sono pronti?

Ne parliamo con

Valerio Vignoli

Master in Relazioni Internazionali, dottorando presso il Network for the Advancement of Social and Political Studies (NASP) - Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell'Università di Milano. Autore di saggi e articoli sulla materia.

2 ottobre: Giornata Internazionale Della Nonviolenza

dalla pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_nonviolenza


Immagine del Mahatma Gandhi
La giornata internazionale della nonviolenza viene commemorata il 2 ottobre, data di nascita del Mahatma Gandhi. È stata promossa dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite[1] il 15 giugno 2007 e celebrata per la prima volta il 2 ottobre 2007.
La risoluzione dell'Assemblea generale chiede a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre in maniera adeguata così da "divulgare il messaggio della nonviolenza, anche attraverso l'informazione e la consapevolezza pubblica."[2]
La risoluzione riafferma "la rilevanza universale del principio della nonviolenza" ed "il desiderio di assicurare una cultura di pace, tolleranza, comprensione e nonviolenza".
Presentando la risoluzione all'Assemblea generale per conto dei 140 co-sostenitori, il ministro degli Esteri indiano, Anand Sharma, ha dichiarato che l'ampio sostegno da più parti alla risoluzione riflette il rispetto universale per il Mahatma Gandhi e la rilevanza attuale della sua filosofia. Citando le ultime parole del leader, ha dichiarato: «La nonviolenza è la più grande forza a disposizione del genere umano. È più potente della più potente arma di distruzione che il genere umano possa concepire».

martedì 1 ottobre 2019

Servizio Civile nel ComES con Unicomondo

dalle pagine:

Scadenza Bando di Servizio Civile Nazionale 2019

10/10/2019 (ore 14)
 
Il Servizio Civile Volontario è rivolto a tutti i ragazzi/e tra i 18 e i 28 anni compiuti che vogliono dare un contributo concreto ad un'economia più equa e sostenibile, rispettosa dell'uomo e dell'ambiente.

Dura 12 mesi, è previsto un rimborso spese di 439,50 € mensili, ti offre corsi di formazione, occasioni di crescita personale e professionale e l'opportunità di sperimentare forme di lavoro innovativo in una impresa sociale, presso la Bottega del Mondo della tua città. 

Il nostro progetto offre un ampio numero di attività in Bottega che vanno dalle attività didattiche nelle scuole alla promozione dei progetti di commercio equo, dalle fiere all'organizzazione di eventi e mostre, e ad altre attività di economia solidale


3 ottobre: Assemblea dei lavoratori Xylem - Lowara

per un nuovo modello di sviluppo


lunedì 30 settembre 2019

2 ottobre: partenza della Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

mercoledì 2 ottobre alle ore 20.30 

Porto Burci, contrà Burci 27, Vicenza 

Collegamento Internazionale con la partenza da Madrid della

Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza


domenica 29 settembre 2019

Diocesi di Vicenza: Ottobre missionario

dalla pagina http://www.diocesi.vicenza.it/pls/vicenza/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=7021&rifi=guest&rifp=guest

Ottobre missionario straordinario: la veglia di preghiera in Cattedrale e il Meeting diocesano ISCRIVITI ON-LINE ai LABORATORI!

IL MESE MISSIONARIO STRAORDINARIO INIZIA CON UNA VEGLIA DI PREGHIERA E UN MEETING DIOCESANO DI STUDIO

Venerdì 4 ottobre alle 20.30, in Cattedrale a Vicenza il vescovo Beniamino presiederà la veglia missionaria d’invio. Interverranno come testimoni mons. Roque Paloschi Arcivescovo di Porto Velho (Brasile), presidente della Cimi (Consiglio indigenista missionario) e don Maurizio Bolzon prete fidei donum in Mozambico.
Nel corso della veglia ci sarà l’invio ai missionari e missionarie partenti o ripartenti per la missione, ai catechisti e catechiste; agli operatori pastorali Caritas, agli educatori, animatori di gruppi giovanili e Scout.

Il giorno successivo, sabato 5 ottobre, si terrà il Meeting diocesano che si articolerà in due momenti. Al mattino a partire dalle 9 i lavori si svolgeranno ai Missionari Saveriani in viale Trento 119 a Vicenza. È previsto l’intervento dal titolo 'Seguire Gesù nel “cuore” del mondo' di Dom Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho (Brasile). Quindi dopo la pausa alle 11 ci sarà il contributo dal titolo “Chiamati a profezia!” di Matteo Prodi e Enrica Rosato. Il pomeriggio, invece, sarà articolato in cinque laboratori pastorali che si svolgeranno in cinque diverse sedi sui seguenti temi: Discepoli missionari (coordinato dagli uffici pastorali Catechesi e Giovani), Comunità profetiche (Ufficio pastorale: Missionaria e Coordinamento pastorale), Costruttori del mondo (Uffici pastorali: Scuola, Aggregazioni laicali e Migrantes), Custodi della Terra (Uffici pastorali: Sociale, Equipe stili di vita e Famiglia), Tessitori di umanità (Ufficio pastorale: Caritas).

continua 

105ma GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO

dalla pagina http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/migration/documents/papa-francesco_20190527_world-migrants-day-2019.html

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA 105ma GIORNATA MONDIALE 

DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 

“Non si tratta solo di migranti”

Cari fratelli e sorelle,
la fede ci assicura che il Regno di Dio è già presente sulla terra in modo misterioso (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium et spes, 39); tuttavia, anche ai nostri giorni, dobbiamo con dolore constatare che esso incontra ostacoli e forze contrarie. Conflitti violenti e vere e proprie guerre non cessano di lacerare l’umanità; ingiustizie e discriminazioni si susseguono; si stenta a superare gli squilibri economici e sociali, su scala locale o globale. E a fare le spese di tutto questo sono soprattutto i più poveri e svantaggiati.
Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la “globalizzazione dell’indifferenza”. In questo scenario, i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali. L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione.
Per questo, la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità. Ecco perché “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista.
«Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (Mt 14,27). Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure. Le cattiverie e le brutture del nostro tempo accrescono «il nostro timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri […]. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, di sicurezza e di un futuro migliore. È vero, il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro» (Omelia, Sacrofano, 15 febbraio 2019). Il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa da me; mi priva di un’occasione di incontro col Signore (cfr Omelia nella Messa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 14 gennaio 2018).
«Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?» (Mt 5,46). Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità. Attraverso le opere di carità dimostriamo la nostra fede (cfr Gc 2,18). E la carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare. «Ciò che è in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita. […] Il progresso dei nostri popoli […] dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri» (Discorso presso la Caritas Diocesana di Rabat, 30 marzo 2019).
«Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione» (Lc 10,33). Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità. Ciò che spinge quel Samaritano – uno straniero rispetto ai giudei – a  fermarsi è la compassione, un sentimento che non si spiega solo a livello razionale. La compassione tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a “farsi prossimo” di chi vediamo in difficoltà. Come Gesù stesso ci insegna (cfr Mt 9,35-36; 14,13-14; 15,32-37), avere compassione significa riconoscere la sofferenza dell’altro e passare subito all’azione per lenire, curare e salvare. Avere compassione significa dare spazio alla tenerezza, che invece la società odierna tante volte ci chiede di reprimere. «Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità» (Discorso nella Moschea “Heydar Aliyev”di Baku, Azerbaijan, 2 ottobre 2016).
«Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno. Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le “briciole” del banchetto (cfr Lc 16,19-21). «La Chiesa “in uscita” [...] sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 24). Lo sviluppo esclusivista rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo, promuovendo la loro crescita integrale, e si preoccupa anche delle generazioni future.
«Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti» (Mc 10,43-44). Non si tratta solo di migranti: si tratta di mettere gli ultimi al primo posto. Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è “prima gli ultimi!”. «Uno spirito individualista è terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell’umanità degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche. Non sono forse questi i sentimenti che spesso abbiamo di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della società? E quanti ultimi abbiamo nelle nostre società! Tra questi, penso soprattutto ai migranti, con il loro carico di difficoltà e sofferenze, che affrontano ogni giorno nella ricerca, talvolta disperata, di un luogo ove vivere in pace e con dignità» (Discorso al Corpo Diplomatico, 11 gennaio 2016). Nella logica del Vangelo gli ultimi vengono prima, e noi dobbiamo metterci a loro servizio.
«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone. In questa affermazione di Gesù troviamo il cuore della sua missione: far sì che tutti ricevano il dono della vita in pienezza, secondo la volontà del Padre. In ogni attività politica, in ogni programma, in ogni azione pastorale dobbiamo sempre mettere al centro la persona, nelle sue molteplici dimensioni, compresa quella spirituale. E questo vale per tutte le persone, alle quali va riconosciuta la fondamentale uguaglianza. Pertanto, «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (S. Paolo VI, Enc. Populorum progressio, 14).
«Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). Non si tratta solo di migranti: si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo. In questa nostra epoca, chiamata anche l’era delle migrazioni, sono molte le persone innocenti che cadono vittime del “grande inganno” dello sviluppo tecnologico e consumistico senza limiti (cfr Enc. Laudato si’, 34). E così si mettono in viaggio verso un “paradiso” che inesorabilmente tradisce le loro aspettative. La loro presenza, a volte scomoda, contribuisce a sfatare i miti di un progresso riservato a pochi, ma costruito sullo sfruttamento di molti. «Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo» (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014).
Cari fratelli e sorelle, la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati. Se mettiamo in pratica questi verbi, contribuiamo a costruire la città di Dio e dell’uomo, promuoviamo lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e aiutiamo anche la comunità mondiale ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti.
Dunque, non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”. Attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio.
È questo l’auspicio che accompagno con la preghiera invocando, per intercessione della Vergine Maria, Madonna della Strada, abbondanti benedizioni su tutti i migranti e i rifugiati del mondo e su coloro che si fanno loro compagni di viaggio.
Dal Vaticano, 27 maggio 2019

Francesco

martedì 24 settembre 2019

Fridays For Future: Appello degli Insegnanti Italiani alla Mobilitazione

dalla pagina https://www.fridaysforfutureitalia.it/insegnanti-sciopero-emergenza-clima


Noi insegnanti ed educatori italiani e tutti i sottoscrittori di questo appello riconosciamo come il collasso climatico e del mondo naturale di origine antropica costituisca con tutta evidenza una EMERGENZA MONDIALE non più procrastinabile.

La comunità scientifica è unanime nel riconoscere che la rete della vita si sta spezzando. A confermarlo sono anche le Nazioni Unite: il nuovo tragico rapporto dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) annuncia la minaccia dell’estinzione per un milione di specie viventi. Parimenti, l’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) concede all’umanità una ridottissima finestra di tempo, di qui al 2030 e poi al 2050, per procedere a tappe forzate verso il raggiungimento delle zero emissioni complessive di gas climalteranti. Sono numeri che parlano di un’immediata riconversione del sistema economico e produttivo mondiale e di una riorganizzazione completa della nostra società. Serve una mobilitazione di massa da parte della società civile, della cultura e della politica; serve il ricorso a ogni strumento giuridico, intellettuale e morale a nostra disposizione. Ricordiamo che proprio in questi giorni, su pressione dei cittadini britannici e della loro disobbedienza civile, la Gran Bretagna è entrata in stato di emergenza climatico.

Tutto questo ci coinvolge profondamente in quanto insegnanti ed educatori; al di là del nostro ruolo professionale in quanto individui, genitori, cittadini di questo paese, figli della Terra al pari di ogni essere vivente.

Le studentesse e gli studenti italiani sono stati in tutto il mondo primi, per numero di partecipanti, a contribuire alla mobilitazione globale del 15 marzo 2019 contro il cambiamento climatico, ponendosi in agitazione permanente durante la giornata del venerdì. Soltanto a Milano sono scese in piazza, in quella data, centomila persone. Dopo decenni di omissioni, silenzi e inazione, finalmente da oggi soffia il vento della speranza. Perciò, da oggi, ci ripromettiamo di INSEGNARE LA VERITÀ nelle scuole; di sostenere incondizionatamente i nostri studenti nelle loro rivendicazioni e farle nostre; di mettere in comunione le nostre intelligenze, le nostre mani e i nostri cuori con chiunque su questo pianeta vorrà informare ed educare attorno alla realtà dell’emergenza climatica; di condividere conoscenza, sapienza ed esperienza per costruire una solida comprensione delle necessità attuali della nostra Terra per poter rigenerare i suoi equilibri.

Ci dichiariamo dunque in STATO DI EMERGENZA E DI ALLARME, e con questo spirito chiediamo:
  • Ai colleghi di convalidare le giustificazioni delle assenze per la partecipazione alla mobilitazione del 24 maggio; chiediamo a colleghi, genitori e adulti di ascoltare le richieste degli studenti, condividerle e agire di conseguenza.
     
  • Ai dirigenti scolastici di dichiarare lo stato di emergenza climatico ed ecologico per il proprio istituto, anticipando la politica. In calce a questo appello si trovano le nostre proposte di linee guida per tale dichiarazione.
     
  • Alle associazioni sindacali di categoria di sostenere le proteste e aggiornare le loro rivendicazioni, riconoscendo il ruolo delle lotte sociali attorno all’emergenza climatica ed ambientale, perché non si può ignorare lo stretto legame tra giustizia ambientale e giustizia sociale e si deve evitare che le conseguenze del degrado ambientale e del collasso climatico ed ecologico ricadano, come succede da tempo, sugli ultimi.
     
  • Al mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo di schierarsi pubblicamente a fianco dei nostri coraggiosi ragazzi.

Lo facciamo perché abbiamo nel cuore un mondo nuovo, che sta crescendo in ogni istante.
Gli insegnanti per il futuro
Teachers for Future Italia