venerdì 17 giugno 2016

Proiezione di Fuocoammare e testimonianze

lunedì 20 giugno ore 21 al cinema teatro Lux di Camisano
in occasione della giornata internazionale del rifugiato 
verrà proiettato il film "Fuocoammare

a seguire la testimonianza del centro Astalli e di alcune famiglie di Camisano 
che da qualche mese accolgono due famiglie di profughi


giovedì 16 giugno 2016

L’ultimo articolo di Jo Cox

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/basta-armi-allarabia-saudita-basta-massacri-di-bambini-yemeniti-lultimo-articolo-di-jo-cox/

Basta armi all’Arabia Saudita, basta massacri di bambini yemeniti.

La parlamentare laburista britannica Jo Cox, uccisa oggi da un fanatico nazionalista al grido “prima la Gran Bretagna”, era anche un’attivista dei diritti umani. Il suo ultimo articolo, pubblicato il 14 giugno anche sui suo profilo facebook, chiede al governo britannico di interrompere la vendita di armi all’Arabia Saudita, che li usa nella guerra in Yemen, di cui le prime vittime sono i bambini. E’ lo stesso appello che il Movimento Nonviolento – insieme alla Rete Italiana Disarmo – da tempo rivolge al governo italiano. Oggi con più forza, anche per continuare l’impegno di Jo Cox. Ecco di seguito la traduzione integrale del suo articolo (a cura di Abir Soleiman)

Se, come il ministro degli Esteri sostiene, “relazioni strette con i paesi del Golfo sono cruciali per la sicurezza della Gran Bretagna”, non è anche arrivato il momento di usare il nostro stretto legame con l’Arabia Saudita per porre fine al massacro di bambini yemeniti? Quindici mesi fa il conflitto in Yemen si è acutizzato, quando la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha avviato un intervento militare a sostegno del governo contro l’opposizione Houthi. Metà della popolazione dello Yemen ora non ha accesso ai beni primari – cibo, acqua e farmaci. E con la violenza che si diffonde nel paese, il bilancio delle vittime continua a salire.
La vita dei bambini in Yemen è sempre stata difficile, ma il recente conflitto la sta rendendo insostenibile. I bambini rappresentano un terzo delle vittime civili e, da marzo dello scorso anno, una media di sei bambini al giorno vengono uccisi o feriti. I bambini vengono anche violentati, rapiti e reclutati come bambini-soldato. E come in Siria, anche posti che dovrebbero essere sicuri, come scuole e ospedali, vengono continuamente attaccati. Non esiste posto dove ripararsi. Nel 2015 l’Onu ha attribuito il 60 per cento dei bambini feriti e il 48 per cento degli attacchi a scuole e ospedali alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita. E la scorsa settimana, il report annuale del segretario generale delle Nazioni Unite su bambini e conflitti armati, per la prima volta, ha messo tale coalizione nella “list of shame” (lista della vergogna) per l’uccisione e la mutilazione di bambini. Tale coalizione si è così aggiunta a una lista di altri gruppi armate, statali e non, conosciuti per il terribile record di gravi violazioni contro bambini, e che comprende anche i governi del Sud Sudan e della Siria, così come Isis e Boko Haram. Anche gli Houthi fanno parte da alcuni anni di questa lista.
In ogni caso, con una mossa inaspettata e profondamente sconvolgente, lunedì notte il segretario generale ha temporaneamente rimosso la coalizione guidata dall’Arabia Saudita dalla lista, a seguito di pesanti pressioni dei sauditi e dei loro alleati. La rimozione è da intendere come temporanea, tuttavia il rappresentante permanente dell’Arabia Saudita presso le Nazioni Unite ha già dichiarato la decisione “irreversibile e incondizionata”. Questa azione segna un pericoloso e dannoso precedente, indebolisce la credibilità del report e, di fatto, indebolisce uno dei pochi concreti meccanismi internazionali per controllare gli abusi sui bambini durante una guerra. Inoltre, ignora l’ormai schiacciante prova di violazioni del diritto internazionale umanitario in Yemen – alcune delle quali potrebbero costituire crimini di guerra.
Alla luce di questo, la posizione del governo (inglese, ndr) è indifendibile e deve intervenire con urgenza attraverso tre azioni. Primo, dovrebbe usare tutta la sua influenza – inclusa l’appartenenza al gruppo di lavoro su “bambini e conflitti” del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – per rimettere i sauditi dove dovrebbero stare, nella “list of shame” (lista della vergogna). Secondo, è tempo di smettere con le titubanze e lavorare con la comunità internazionale al fine di avviare un’inchiesta indipendente su presunte violazioni del diritto internazionale umanitario da parte di tutti gli attori del conflitto. Infine, il governo dovrebbe immediatamente sospendere la vendita di armi a qualsiasi delle parti che possa utilizzarle violando il diritto internazionale.
Il Regno Unito è uno dei maggiori fornitori di armi dell’Arabia Saudita, con vendite che toccano i 6 bilioni di sterline nell’ultimo anno. Se il governo continua a vendere armi a monarchie che le utilizzano per infliggere danni indiscriminati e sproporzionati ai civili e alle infrastrutture, stando al diritto nazionale, dell’Unione Europea e a quello internazionale, allora lo sta facendo illegalmente. Questa settimana abbiamo sentito un’altra volta il governo dire che solo lavorando insieme all’Arabia Saudita possiamo influenzarla. Lo accetto. Ma sicuramente è ora che il governo dimostri che questa influenza può aiutare i bambini yemeniti, così come contribuire alla sicurezza della Gran Bretagna. Stasera, i bambini in Yemen andranno a dormire con la paura del presente e sperando in un futuro migliore. Questi bambini hanno disperatamente bisogno che il governo inglese compia queste tre azioni. Non possiamo continuare a deluderli.

mercoledì 15 giugno 2016

Ri-pensare Vicenza

CINQUE OCCASIONI DI CONFRONTO
E DIALOGO TRA CITTADINI
 
L’Associazione Civica Vicenza Capoluogo inizia un percorso di ascolto di cittadini con competenze ed esperienze diverse per raccogliere e costruire un’idea di città. Avremo modo di ascoltare persone che per la loro professione e sensibilità offriranno interessanti e nuovi stimoli per una presenza civica in città più efficace e autorevole
 
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martedì 14 giugno 2016

Festambiente Vicenza


La strage di Orlando, ossia la convergenza di “civiltà”

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/la-strage-di-orlando-ossia-la-convergenza-di-civilta/

In questa vignetta del disegnatore Mauro Biani sono rappresentate in maniera efficace le implicazioni della strage di Orlando: il testo – “l’odio per la diversità incontrò il supermarket delle armi libere, felici si imbracciarono” – mantiene la sua validità tanto che l’attentatore sia stato mosso da “motivi” di odio personale contro gli omosessuali, quanto (come pare essere probabile) che sia stato mosso da “motivi” legati al terrorismo islamista. La pedagogia dell’odio per il diverso da sé, che genera tutte le violenze – da quella islamista che sta mettendo a ferro e fuoco principalmente l’Africa e il Medioriente a quella razzista che ha provocato tanti fatti tragici negli USA, ma anche in Europa (come per esempio la strage dei giovani socialisti in Norvegia ad opera del neonazista Breivik nel 2001) – trova agevolmente la possibilità di dare concretezza ai propositi violenti, rifornendosi di strumenti di morte nei contesti nei quali domina la pedagogia delle armi da fuoco, come nei teatri di guerra. E come negli USA.

Un’intera campagna elettorale è condotta negli Stati Uniti dal candidato repubblicano alla Casa Bianca all’insegna dell’odio per i portatori di differenze, identificati genericamente negli immigrati e nei discendenti degli immigrati, specie di religione musulmana, che vengono messi all’indice come terroristi tout court. Una campagna grottesca se si tiene conto che negli USA – tranne i discendenti dei nativi americani – sono tutti immigrati o discendenti d’immigrati. E’ una cultura bellicista, fondata sulla propagazione della paura, che vede nemici ovunque – all’interno quanto all’esterno – per giustificare l’aumento esponenziale del commercio delle armi, sia per uso domestico che internazionale. Una “cultura” che genera oltre 30mila morti ammazzati all’anno tra i cittadini statunitensi. Non è un caso, infatti, che la Nra, la potentissima lobby USA delle armi, appoggi esplicitamente Donald Trump e la sua narrazione xenofoba; e non è un caso, ancora, che gli USA spendano da soli circa il 40% dell’astronomica cifra di 1.700 miliardi di spese militari mondiali.

Nella strage di Orlando, che ha colpito un preciso gruppo sociale, ossia la comunità omosessuale, la potenza delle armi da fuoco – portate senza alcun controllo dentro il locale – è stata mossa dal processo di de-umanizzazione che accomuna gli “altri” – in questo caso i gay – sui quali sono stati scaricati i caricatori dell’odio. A partire dalla caccia alle donne accusate di stregoneria nel medioevo – passando per il genocidio dei nativi americani, la tratta degli schiavi, il colonialismo, la soluzione finale degli ebrei, il terrorismo islamista, tutte le guerre e i genocidi – gli esempi storici di questo meccanismo perverso di de-umanizzazione dell’altro, legittimato sempre da fondamentalismi ideologico-religiosi, che considerano l’altro da sé qualcosa di meno dell’umano, serve a liberare i freni inibitori della violenza. Tanto nei confronti dei nemici “interni” che dei nemici “esterni”: la costruzione dell’odio non ha confini.

La strage di Orlando è tragicamente paradigmatica: anziché uno “scontro di civiltà” è andata in scena la loro convergenza sulla pelle delle 50 giovani vittime. Che servono al terrorismo islamista per dimostrare la sua capacità di colpire al cuore dell’impero americano, servono al candidato razzista per rinforzare le sue ragioni elettorali, servono alla Nra per vendere ancora più armi e preparare nuove stragi e nuove guerre. L’unico vero scontro di civiltà – invece – è, sempre di più, quello della nonviolenza contro la barbarie. Per la prima è necessario l’impegno di tutti per il disarmo, culturale e militare; per la seconda è sufficiente far finta di nulla. Continuando ad armarci.

Posted by
Sono impegnato da molti anni nel Movimento Nonviolento, oggi nella segreteria nazionale, e faccio parte della redazione di “Azione nonviolenta”, rivista fondata nel 1964 da Aldo Capitini (www.nonviolenti.org). A Reggio Emilia, dove ho scelto di vivere, dopo aver partecipato negli anni a “reti”, “coordinamenti” e “campagne” ho contribuito a fondare e ad animare la Scuola di Pace (www.sdp-re.it).

domenica 12 giugno 2016

#iostoconledonne

dalle pagine 
Contro l'indifferenza, il paternalismo e il maschilismo. Perché gli uomini "devono scendere in campo con maggiore forza" contro ogni violenza sulle donne.

Dall'inizio del 2016 sono 59 le donne che hanno perso la vita per mano di compagni o ex. Dopo l'ennesimo episodio, per sensibilizzare l'opinione pubblica e contribuire concretamente a un cambiamento, Rainews ha deciso di aderire alla campagna #iostoconledonne lanciata da Lucia Annibali, una delle vittime della violenza dell'uomo. Raccoglieremo testimonianze e video e chiederemo agli uomini di "metterci la faccia" e continueremo a parlare di questi temi per mantenere viva l'attenzione. "La violenza sulle donne è figlia anche di una cultura molto maschilista in Italia, una cultura contro la quale gli uomini italiani dovrebbero scendere in campo con maggiore forza. #iostoconledonne vuol dire io sto dalla parte delle donne contro maschilismo, paternalismo e indifferenza"...


#iostoconledonne 

venerdì 10 giugno 2016

Droni USA: la politica dell'assassinio di Stato

dalla pagina https://theintercept.com/drone-papers/the-assassination-complex/ 


Dai suoi primi giorni come Comandante in Capo, il "drone" [o UAV, velivolo senza pilota] è stata l'arma preferita dal presidente Barack Obama, usata dai militari e dalla CIA per andare a caccia e uccidere le persone che la sua amministrazione ha ritenuto - attraverso procedure segrete, senza accusa né processo - meritevoli di esecuzione. C'è stata una intensa riflessione sulla tecnologia della uccisione a distanza, ma questa spesso serve come surrogato per ciò che dovrebbe essere un esame più ampio sul potere dello Stato sulla vita e sulla morte. 

I droni sono uno strumento, non una politica. La politica è l'assassinio. [...] Il Congresso [USA] ha evitato di legiferare sull'argomento o addirittura di definire il termine "assassinio". Ciò ha permesso ai sostenitori della guerra dei droni di cambiare etichetta agli assassinii con caratterizzazioni più accettabili, come il termine oggi usato: "uccisioni mirate"... 

Alcuni dati e informazioni aggiuntive
  • Covert Drone War: la guerra segreta dei droni - dettagli degli ultimi attacchi e dati relativi 
  • Get the data: Drone wars: dati sulle uccisioni con droni in Pakistan, Yemen, Somalia, Afghanistan...
    click per ingrandire
  • Airwars: Guerra-aerea: dati sulle uccisioni con droni in Iraq e Siria 
  • Drones kill rescuers in 'double tap', say activists: "double tap", "doppio attacco": dopo il primo attacco, un secondo attacco colpisce i soccorritori accorrsi; in aggiunta / oppure, attacchi successivi colpiscono il funerale delle vittime designate, assassinate nel primo attacco... 
  • La guerra dei droni: la violenza genera altra violenzail numero enorme di "errori" (fino al 90% secondo documenti segreti USA) nel colpire altre persone, spesso civili innocenti, al posto delle vittime designate è una delle cause dell'odio crescente verso USA e Occidente e vengono usati dallo Stato Islamico (ISIS) come argomento per recrutare combattenti 
  • Drone fact sheet: scheda sui droni curata da Code Pink.
dalla pagina http://www.redflagnews.com/headlines-2016/military-evacuating-women-children-from-ramstein-air-force-base-in-germany
 

La base della US Air Force a Ramstein, Germania, è il perno centrale per preparare ed eseguire guerre di aggressione che violano il diritto internazionale. La maggior parte delle missioni letali dei droni USA, ad esempio in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Yemen, Siria e Africa, sono condotte dalla base della US Air Force a Creech, Nevada, via fibra ottica fino a Ramstein e da lì via satellite ... 
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Campagne e iniziative:
Un popolo - Una Terra - Stop gli attacchi con i droni!
I droni creano nemici

mercoledì 8 giugno 2016

Conferenza e veglia ecumenica per la Giornata del rifugiato

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Dalla collaborazione fra Associazione Presenza Donna, Chiesa evangelica metodista, Centro Astalli e Migrantes nascono due importanti appuntamenti in occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2016. Due momenti offerti a tutta la cittadinanza per approfondire e comprendere le dinamiche migratorie che richiedono la consapevole attenzione di ciascuno, e per pregare insieme ricordando tutte le persone che tragicamente sono morte cercando di emigrare verso l’Europa. 

Mercoledì 15 giugno alle ore 18.00, al Palazzo delle Opere Sociali (piazza Duomo 2, Vicenza), avrà luogo la conferenza “Corridoi umanitari: prospettive e disegni dalle frontiere”. Interverranno Francesco Piobbichi (del progetto Mediterranean Hope FCEI) e Monica Mazzucato (comunità di Sant’Egidio), moderati da Andrea Frison (La Voce dei Berici).

A seguire, sarà inaugurata nella stessa sede la mostra “Disegni dalla frontiera”, composta da disegni in cui si concentra l’ingiustizia che attraversa il Mediterraneo e che prende forma in uno sguardo, in un gesto e in tante immagini impresse nella memoria dell’autore Francesco Piobbichi. La mostra sarà esposta fino al 24 giugno. 

Giovedì 23 giugno alle ore 20.45, nella parrocchia di S. Maria Bertilla a Vicenza, avrà luogo la veglia ecumenica di preghiera “Morire di speranza”, per fare memoria di quanti e quante hanno perso la vita cercando di raggiungere l’Europa. 

Associazione Presenza Donna
Centro Documentazione e Studi

martedì 7 giugno 2016

Sindacati dei metalmeccanici di CGIL, CISL, UIL: manifestazione regionale a Vicenza


La vertenza per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici
ha assunto una valenza più generale e strategica per tutto il mondo del lavoro

lunedì 6 giugno 2016

Mozione del Consiglio Comunale di Vicenza sul TTIP

Testo della mozione "Dovigo" approvata a larga maggioranza (20 favorevoli, 2 contrari e 6 astenuti): pdf

dal pdf: 
 
Il Consiglio Comunale di Vicenza, UDITA la relazione della cons. Valentina Dovigo,
IMPEGNA L'AMMINISTRAZIONE A
  • promuovere presso i cittadini azioni di informazione e sensibilizzazione sul TTIP
  • sollevare la questione in sede ANCI, visto che alcune parti del Trattato entrano in conflitto con il principio costituzionale della sovranità delle autonomie locali in tema di diritti e beni pubblici
  • sostenere e promuovere il circuito delle economie locali, espressione di un territorio nei suoi aspetti sociali, culturali ed imprenditoriali
  • inviare la presente deliberazione all’Anci, al Consiglio Regionale, al Consiglio dei Ministri e al Parlamento Italiano ed Europeo ed alla Commissione Europea.


sabato 4 giugno 2016

primolunedìdelmese


6 Giugno 2016, ore 20:30
salone Cooperativa Insieme, via Dalla Scola 253, Vicenza
Parcheggio adiacente.
Le persone disabili sono pregate di contattarci per le indicazioni del caso.
In apertura dell'incontro, importanti avvisi e aggiornamenti: anche per questo raccomandiamo puntualità!

Acqua, salute e democrazia

Emergenza PFAS e altri veleni: dati e possibili rimedi
Lorenzo Altissimo, ex direttore del Centro Idrico di Novoledo (VI)

Guatemala, la marcia per l'acqua
Omar Jerónimo, leader del movimento indigeno maya-chortí

Servizio pubblico e gestione privata: a 5 anni dal referendum...
Marco Bersani, del Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Angelo Guzzo, presidente di Acque Vicentine

mercoledì 1 giugno 2016

2 giugno: il Movimento Nonviolento scrive al Presidente Mattarella

dalla pagina http://www.azionenonviolenta.it/2-giugno-il-movimento-nonviolento-scrive-al-presidente-mattarella/ 

Egregio Presidente Mattarella, in occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, desideriamo sottoporLe una nostra proposta, comunicarLe un nostro apprezzamento, farLe alcune domande ed illustrarLe una nostra Campagna.

Al Presidente della Repubblica
On. Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale – Roma

Egregio Presidente Mattarella, 

In occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, desideriamo sottoporLe una nostra proposta, comunicarLe un nostro apprezzamento, farLe alcune domande ed illustrarLe una nostra Campagna. 

La proposta 
Non capiamo, signor Presidente, perché il 2 giugno – data che celebra la nascita referendaria della nostra Repubblica – sia consegnato nei festeggiamenti ad una parata militare, ossia ad una esaltazione ed evocazione di quello spirito di guerra che – come Ella ha recentemente ricordato – non ha mai assicurato nè stabilità nè progresso, al contrario della pace. Anche alle luce delle sue recenti parole pronunciate ad Asiago, davvero non riusciamo a capire perché non siano chiamate a sfilare il 2 giugno le forze di pace, che difendono i diritti sanciti nei principi fondamentali della Costituzione che “ripudia la guerra”, a cominciare dal diritto al lavoro. La presenza di una delegazione di Sindaci non modifica il carattere militare della sfilata e della parata.
Per questo le chiediamo, signor Presidente, di abolire definitivamente questa anacronistica parata di armi e di armati e di fare della Festa della Repubblica una vera festa di popolo, una festa di pace, diffusa nel Paese ed anche animata significativamente dai giovani volontari in servizio civile. 

L’apprezzamento 
Abbiamo molto apprezzato il suo intervento ad Asiago, lo scorso 24 maggio, in occasione delle “celebrazioni” per il centenario della “grande guerra”.
Condividiamo la Sua condanna senza appello: “la guerra, ogni guerra, è un moltiplicatore di lutti e di sofferenze. 
Condividiamo le Sue analisi circa le ragioni che portarono a quella “guerra crudele e fratricida“: “la volontà di potenza e gli egoismi nazionalisti spinsero gli Stati, lentamente ma inesorabilmente, come su un piano inclinato, verso il baratro del conflitto“.
Condividiamo, infine, le Sue considerazioni sulla costruzione della pace come unica possibilità di assicurare il benessere: “è stata la pace, non la guerra, ad assicurare stabilità e progresso.
E’ stato il dialogo, non lo scontro, a permettere le grandi conquiste civili, economiche e sociali di questi settanta anni. Sono state le intese, le alleanze non aggressive, le unioni a livello sovranazionale, e non le chiusure e le barriere, a garantire al nostro Paese, e agli altri, la libertà, la democrazia, il benessere, lo sviluppo“. 

Le domande 
Ci permettiamo di rivolgerLe alcune domande, in merito al ruolo che il nostro Paese sta svolgendo all’interno di quella che papa Francesco definisce “la terza guerra mondiale diffusa“. Ma non per questo meno crudele e fratricida. 
La prima domanda che Le rivolgiamo riguarda la preparazione della guerra: perché il nostro Paese consuma oltre 23 miliardi di euro del bilancio annuo dello Stato in spese militari – collocandosi così tra le prime dodici potenze militari al mondo – anziché in spese civili e sociali, nelle quali si colloca invece agli ultimi posti in Europa, come dicono gli indicatori internazionali? In questo modo anche il nostro Paese contribuisce considerevolmente a quella cifra complessiva – mai toccata prima – di 1.700 miliardi di dollari che nell’ultimo anno sono stati spesi nel mondo dalla “volontà di potenza” degli Stati. Contribuendo ad inclinare ancora il piano della guerra di tutti contro tutti. E’ stato calcolato che con porzioni di questa cifra potrebbero essere raggiunti gli Obiettivi ONU del Millennio per sconfiggere fame, ignoranza e malattie e, contemporaneamente, debellare guerre e terrorismo. 
La seconda domanda riguarda la produzione e il commercio delle armi. Come Lei sa, Presidente, nonostante il nostro Paese si sia, da tempo, dotato di una legge restrittiva sul commercio delle armi (la 185/90), la recente relazione del Governo al Parlamento sul commercio internazionale delle armi mostra come l’export italiano sia praticamente triplicato nel 2015, con un incremento del 186% rispetto al 2014. Una esplosione senza precedenti, come senza precedenti è l’esplosione delle guerre sul pianeta, del terrorismo diffuso, della fuga dei profughi, della tragedia dei nuovi muri, che anche Ella, Presidente, ha stigmatizzato. Anche le armi italiane – che sparano in quasi tutti i conflitti armati del Pianeta – contribuiscono ad avvicinare questa “terza guerra mondiale”. Allora, se non vogliamo essere ancora complici della immane tragedia in corso, è tempo di investire urgentemente nella riconversione civile dell’industria bellica.
Sappiamo bene, signor Presidente, che queste decisioni non dipendono direttamente dalla Sua volontà, anche se il suo ruolo di “capo delle Forze Armate” e di “presidente del Consiglio supremo di difesa” renderebbe particolarmente autorevole un Suo autorevole pronunciamento su queste specifiche questioni, in sintonia con quanto sta facendo fin dall’inizio del pontificato papa Francesco. 

La Campagna 
E’ anche in base a queste riflessioni che il Movimento Nonviolento – fondato da Aldo Capitini e Pietro Pinna – che ci onoriamo di rappresentare e che da oltre mezzo secolo si impegna a preparare la pace anzichè la guerra, oggi promuove e sostiene la Campagna “Un’altra difesa è possibile” per l’istituzione del “Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta”, con pari dignità della difesa militare e armata, per la realizzazione piena degli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana. La relativa proposta di legge, già depositata in Parlamento e sottoscritta da 74 deputati di vari gruppi politici, ha lo scopo di dotare il nostro Paese dei mezzi e degli strumenti idonei e alternativi alla guerra per promuovere “il dialogo, le intese e le alleanze” tra i popoli – come Ella giustamente ricorda – capaci di intervenire nei conflitti prima che essi degenerino in guerre con attività di prevenzione, durante con strumenti di mediazione e interposizione, e dopo con capacità di promuovere la riconciliazione.
Per queste ragioni auspichiamo che – al più presto – la proposta di legge possa essere calendarizzata, votata in Parlamento e giungere sul Suo alto scranno per la firma definitiva. 
Voglia, signor Presidente, accogliere la nostra stima e i nostri auguri per la Festa della Repubblica che ripudia la guerra.

per il Movimento Nonviolento 
Pasquale Pugliese 
Segretario 
Massimo Valpiana 
Presidente

Movimento Nonviolento
via Spagna 8
37123 Verona
Lì, 30 maggio 2016