Il gruppo di amicizia cristiano-islamica “maan-insieme”
"Dialogo e pluralismo: pellegrini della verità, pellegrini della pace"
28 Ottobre 2011 - ore 20.30
parrocchia di San Pietro, Vicenza (a fianco della chiesa)
INTERVENTI
Hassan El Meknassi, presidente del Centro islamico di Thiene
William Jourdan, pastore della Chiesa metodista di Vicenza
ESPERIENZE
Anna Maria Comin del Centro intercultura “Cerchiamoci” di Vicenza
Martina Michelusi del Gruppo “Huomologando” di Thiene e Karim Woumni del Centro
islamico di Thiene
MODERANO
Dario Dalla Costa e Salim Meknassi del gruppo “maan-insieme”
ADERISCONO
Ass. “Presenza Donna”, Centro intercultura “Cerchiamoci”, Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, VISS-Vicenza Sicura e Solidale parr. di San Pietro di Vicenza, Ufficio di Pastorale Giovanile, Focolarini di Vicenza, "Religioni Insieme" di Montecchio Maggiore
Info e/o iscrizioni a maan-insieme:
dallacostadarioz@gmail.com
www.maaninsieme.altervista.org
giovedì 27 ottobre 2011
Le mieniere di Potosì e le vie dell'argento
4 novembre ore 20:30-22:45
due proiezioni a cura di Beppe Bernardini e Marco Cantarelli, Laboratorio America Latina del primolunedìdelmese
Vita nelle miniere di Potosì (durata 42')
con la testimonianza di un prete operaio francese, Pierre Marmilloux, e con filmati diretti
Le vie dell'argento (durata 34')
storia delle miniere di Potosì e delle enormi ricchezze depredate ripercorrendo le strade del contrabbando d'argento dal '500 a oggi
entrata libera
sala civica Circoscrizione 2, Vicenza
due proiezioni a cura di Beppe Bernardini e Marco Cantarelli, Laboratorio America Latina del primolunedìdelmese
Vita nelle miniere di Potosì (durata 42')
con la testimonianza di un prete operaio francese, Pierre Marmilloux, e con filmati diretti
Le vie dell'argento (durata 34')
storia delle miniere di Potosì e delle enormi ricchezze depredate ripercorrendo le strade del contrabbando d'argento dal '500 a oggi
entrata libera
sala civica Circoscrizione 2, Vicenza
martedì 18 ottobre 2011
Non attendere. Esserci
da http://www.beati.org/component/content/article/3-newsflash/112-non-attendere-esserci
Lunedì 17 Ottobre 2011 15:18
Lunedì 17 Ottobre 2011 15:18
Non attendere. Esserci
Appello urgente
La misura è colma.
- La corruzione dilaga come sistema di governo.
- L’illegalità è sempre più diffusa e collusa con la criminalità.
- Le leggi sono ridotte a opinione e arbitrio da chi detiene il potere.
- Sono sempre più colpiti e disprezzati i poveri.
- Vengono sempre più marginalizzate le donne nella vita pubblica.
- I giovani vengono costretti nella precarietà del lavoro e del futuro.
- Le istituzioni sono sistematicamente sotto attacco.
- I territori vengono devastati dalle grandi opere.
- Le persone e le organizzazioni che lavorano per una diversa conduzione della società vengono insultate quotidianamente.
La distruzione delle istituzioni e della società comporta l’insopportabilità politica e anche una sofferenza umana personale quotidiana.
Sono tante le espressioni di lotta contro questa deriva dell’Italia; tutti ci attendiamo cambiamenti urgenti, ma la realtà approfondisce in noi i motivi della intollerabilità della situazione e della sofferenza.
Aggiungiamo che abbagli e interessi spiccioli hanno influito sulle scelte politiche di molti cittadini.
Anche i vertici ecclesiastici della CEI e del Vaticano hanno per lungo tempo mantenuto silenzi e connivenze scandalose.
Siamo coperti di vergogna e di ridicolo nel mondo intero dagli altri popoli stupiti e increduli.
o Per dare un senso, non solo individuale alla sofferenza;
o per toccare la coscienza e la responsabilità collettive;
o per mantenere la visibilità permanente nel territorio e trovare un centro di coagulo per tutte le iniziative in corso;
o per offrire a tutte le persone la possibilità di esprimere la loro adesione e solidarietà in un luogo pubblico e stabile;
o per raccogliere l’indignazione, lo sconforto e la rassegnazione prendendo ciascuno un po’ di quella fatica che conduce al cambiamento;
o per ottenere le dimissioni dell’attuale Governo e la verifica elettorale nei tempi più stretti possibili
proponiamo
uno sciopero della fame – digiuno
davanti alla sede del nostro Comune
Non semplicemente un digiuno a staffetta, ma anche per tempi prolungati, secondo le possibilità e la decisione delle singole persone. Digiuno pubblico, sempre verificabile da chiunque, in tende o roulottes con strumenti per raccogliere le espressioni di tutti i cittadini.
Sarebbe una esperienza politica tutta nuova. Finora in Italia è stata sperimentata da molti gruppi e persone, ma mai a diffusione nazionale. (In India 10 mila pescatori stanno facendo uno sciopero della fame contro l’entrata in funzione di nuovi reattori nella centrale nucleare di Kudankulam).
L’abisso morale e il degrado istituzionale in cui ci troviamo non possono trovarci ancora in attesa di un cambiamento che non arriva. E questa non è solo emergenza; siamo costretti a interrompere l’ ordinario della vita individuale e sociale.
La fiducia e la ricostruzione della società non saranno risolte da nuove formule politiche, ma da una scossa della coscienza di ciascuno.
La modalità: digiuno a sola acqua, salvo prescrizioni mediche particolari, che però non contemplino il cibo.
La data per iniziare potrebbe essere il martedì 4 ottobre 2011 per dare a tutti un minimo di tempo per l’organizzazione.
Ass. Beati i costruttori di pace
Padova, 20 settembre 2011
lunedì 10 ottobre 2011
La politica riscopra i valori cristiani
da http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/documenti/dettaglio-articolo/articolo/politica-policy-politica-8632/
Enzo Bianchi
Non è mai stato facile essere un cattolico impegnato in politica se si prendono sul serio i tre termini: «cattolico», «impegnato» e «politica». Ma nella ormai lunga stagione della cosiddetta Seconda Repubblica tutto è sembrato complicarsi ancor di più: non perché è venuto meno il partito dei cattolici, ma perché da quasi due decenni sono stati dimenticati o contraddetti alcuni dati fondamentali che avevano guidato i laici cattolici nel loro servizio alla polis, almeno a partire dalla feconda stagione costituzionale repubblicana. Penso all’autonomia delle scelte politiche, da assumersi rispondendo alla propria coscienza, formatasi alla scuola della dottrina sociale cattolica e alle indicazioni provenienti dai documenti conciliari; o alla perdita di eloquenza dei cristiani adulti, ignorati quando non zittiti o irrisi da chi non perdeva occasione per esprimersi in loro vece; o ancora alla messa in discussione del concetto stesso di attività politica: la mediazione, la negoziazione, la convergenza verso il bene comune che sovente deve accontentarsi di denunciare il male e porvi un limite, scegliendo il bene possibile sempre in obbedienza ai principi della democrazia e della pluralità della società che può esprimersi solo con il criterio della maggioranza.
Ora che le chiare parole della presidenza della Conferenza episcopale italiana - ancora una volta accolte da alcuni come tardive, considerate da altri come interferenze indebite, strumentalizzate a proprio beneficio da altri ancora - hanno aperto scenari più movimentati, il pensiero di molti commentatori è parso appiattirsi su una sola domanda: si va o no verso un nuovo partito cattolico? Credo che a insistere solo su questo interrogativo si faccia un torto sia ai vescovi, che hanno volutamente mantenuto il discorso in termini prepolitici, sia ad alcuni, pochi invero, laici cattolici che in tutti questi anni non hanno smesso di ricercare una sintesi concreta e affidabile tra la loro fede cristiana e le scelte politiche ed economiche da proporre al Paese intero per una migliore convivenza civile. Questo non nega un’afonia di molti cattolici, incapaci di esprimersi e di mostrarsi come ispirati dal vangelo, non nega la grave incoerenza tra vita politica ed etica cristiana mostrata da altri cattolici, e soprattutto non nega che molti di essi avrebbero potuto già da tempo uscire dal silenzio con eloquente parresia. Che tristezza sentir confessare solo in questi giorni: «Tre parole in più forse noi cattolici avremmo potuto dirle!».
Il problema è ben più ampio di una scelta di schieramento o di alleanze strategiche: si tratta di una rinnovata assunzione di responsabilità verso la collettività, che tenga conto delle mutate condizioni sociali, economiche, demografiche e storiche in Italia e in occidente, ben lontane dall’essersi stabilizzate. Di fronte alle nuove sfide che la politica in senso alto - cioè la gestione della polis nel presente con lo sguardo proteso alle future generazioni e la mente memore delle lezioni del passato - pone non solo al nostro Paese ma al villaggio globale di cui ormai siamo parte consapevole, pare necessario più che mai uno spazio organico di confronto tra cristiani - magari anche non solo cattolici... - in cui cercare di discernere come coniugare le istanze evangeliche con il vissuto quotidiano di una società che ormai è ben lungi dall’essere cristiana nella sua totalità. Un luogo in cui quanti hanno a cuore il bene comune e ritengono di avere delle capacità per servirlo, possano formarsi in vista dell’indispensabile dialogo con chi non condivide le stesse convinzione di fede e dell’altrettanto ineludibile azione comune nella società e per il suo benessere morale e materiale.
Quando il cardinal Bagnasco auspica «un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica che - coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita - sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni», dovrebbe essere abbastanza chiaro dalle sue stesse parole che non sta propugnando un partito tanto meno progettando un governo ma, appunto, un interlocutore con la politica: una voce cristiana che, come tale, possa anche manifestarsi articolata e modulata, farsi voce dei senza voce, porre parole e gesti profetici, anche a costo di risultare sgradita a molti. Da anni segnalo l’esigenza sempre più diffusa tra molti laici cattolici di un «forum», di uno strumento organico dei credenti in cui fare insieme opera di discernimento di problemi, situazioni critiche e urgenze presenti nella polis, per verificarle alla luce del vangelo e per smascherare al contempo gli «idoli» che sovente seducono anche i cristiani.
Una riflessione che resti tuttavia nell’ambito pre-politico, pre-economico, pre-giuridico: tradurre poi gli aneliti evangelici - realtà ben più esigente dei «valori», a volte così mutevoli nelle loro priorità - in concrete opzioni attraverso leggi e norme spetterà a quanti si impegnano all’interno delle diverse forze politiche, in modo conforme alla propria coscienza, alla storia personale e alla lettura delle vicende che hanno contribuito a rendere il nostro Paese quello che oggi è.
Forse in questo dovremmo essere anche più attenti alle esperienze di altri paesi, europei in particolare, dove la presenza e l’influenza dei cristiani in politica è meno preoccupata di etichette o di certificati di garanzia e più sollecita nell’esprimere i propri convincimenti con un linguaggio e un’azione capaci di essere compresi e condivisi anche al di fuori delle mura confessionali. Non si tratta di ricreare le scuole-quadri, ma di fornire opportunità di riflessione e di formazione di un’opinione il più possibile aderente al messaggio evangelico e al suo farsi carico di ogni essere umano, a partire dal più debole, povero e indifeso.
Sì, per tornare ai tre termini da cui abbiamo preso spunto, il rapporto tra un cattolico e la politica - basato sull’imprescindibile riconoscimento della laicità dello stato - comporta l’impegno, l’assunzione di responsabilità, la scelta consapevole di non ricercare successi o vantaggi personali, di non perseguire privilegi di sorta, nemmeno per conto terzi, ma piuttosto di percorrere giorno dopo giorno, magari mutando il passo e scegliendo nuovi sentieri, il faticoso eppur appassionante «camminare insieme» con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, per il bene anche di chi volontà buona ne ha poca o nulla.
Ora che le chiare parole della presidenza della Conferenza episcopale italiana - ancora una volta accolte da alcuni come tardive, considerate da altri come interferenze indebite, strumentalizzate a proprio beneficio da altri ancora - hanno aperto scenari più movimentati, il pensiero di molti commentatori è parso appiattirsi su una sola domanda: si va o no verso un nuovo partito cattolico? Credo che a insistere solo su questo interrogativo si faccia un torto sia ai vescovi, che hanno volutamente mantenuto il discorso in termini prepolitici, sia ad alcuni, pochi invero, laici cattolici che in tutti questi anni non hanno smesso di ricercare una sintesi concreta e affidabile tra la loro fede cristiana e le scelte politiche ed economiche da proporre al Paese intero per una migliore convivenza civile. Questo non nega un’afonia di molti cattolici, incapaci di esprimersi e di mostrarsi come ispirati dal vangelo, non nega la grave incoerenza tra vita politica ed etica cristiana mostrata da altri cattolici, e soprattutto non nega che molti di essi avrebbero potuto già da tempo uscire dal silenzio con eloquente parresia. Che tristezza sentir confessare solo in questi giorni: «Tre parole in più forse noi cattolici avremmo potuto dirle!».
Il problema è ben più ampio di una scelta di schieramento o di alleanze strategiche: si tratta di una rinnovata assunzione di responsabilità verso la collettività, che tenga conto delle mutate condizioni sociali, economiche, demografiche e storiche in Italia e in occidente, ben lontane dall’essersi stabilizzate. Di fronte alle nuove sfide che la politica in senso alto - cioè la gestione della polis nel presente con lo sguardo proteso alle future generazioni e la mente memore delle lezioni del passato - pone non solo al nostro Paese ma al villaggio globale di cui ormai siamo parte consapevole, pare necessario più che mai uno spazio organico di confronto tra cristiani - magari anche non solo cattolici... - in cui cercare di discernere come coniugare le istanze evangeliche con il vissuto quotidiano di una società che ormai è ben lungi dall’essere cristiana nella sua totalità. Un luogo in cui quanti hanno a cuore il bene comune e ritengono di avere delle capacità per servirlo, possano formarsi in vista dell’indispensabile dialogo con chi non condivide le stesse convinzione di fede e dell’altrettanto ineludibile azione comune nella società e per il suo benessere morale e materiale.
Quando il cardinal Bagnasco auspica «un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica che - coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita - sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni», dovrebbe essere abbastanza chiaro dalle sue stesse parole che non sta propugnando un partito tanto meno progettando un governo ma, appunto, un interlocutore con la politica: una voce cristiana che, come tale, possa anche manifestarsi articolata e modulata, farsi voce dei senza voce, porre parole e gesti profetici, anche a costo di risultare sgradita a molti. Da anni segnalo l’esigenza sempre più diffusa tra molti laici cattolici di un «forum», di uno strumento organico dei credenti in cui fare insieme opera di discernimento di problemi, situazioni critiche e urgenze presenti nella polis, per verificarle alla luce del vangelo e per smascherare al contempo gli «idoli» che sovente seducono anche i cristiani.
Una riflessione che resti tuttavia nell’ambito pre-politico, pre-economico, pre-giuridico: tradurre poi gli aneliti evangelici - realtà ben più esigente dei «valori», a volte così mutevoli nelle loro priorità - in concrete opzioni attraverso leggi e norme spetterà a quanti si impegnano all’interno delle diverse forze politiche, in modo conforme alla propria coscienza, alla storia personale e alla lettura delle vicende che hanno contribuito a rendere il nostro Paese quello che oggi è.
Forse in questo dovremmo essere anche più attenti alle esperienze di altri paesi, europei in particolare, dove la presenza e l’influenza dei cristiani in politica è meno preoccupata di etichette o di certificati di garanzia e più sollecita nell’esprimere i propri convincimenti con un linguaggio e un’azione capaci di essere compresi e condivisi anche al di fuori delle mura confessionali. Non si tratta di ricreare le scuole-quadri, ma di fornire opportunità di riflessione e di formazione di un’opinione il più possibile aderente al messaggio evangelico e al suo farsi carico di ogni essere umano, a partire dal più debole, povero e indifeso.
Sì, per tornare ai tre termini da cui abbiamo preso spunto, il rapporto tra un cattolico e la politica - basato sull’imprescindibile riconoscimento della laicità dello stato - comporta l’impegno, l’assunzione di responsabilità, la scelta consapevole di non ricercare successi o vantaggi personali, di non perseguire privilegi di sorta, nemmeno per conto terzi, ma piuttosto di percorrere giorno dopo giorno, magari mutando il passo e scegliendo nuovi sentieri, il faticoso eppur appassionante «camminare insieme» con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, per il bene anche di chi volontà buona ne ha poca o nulla.
Enzo Bianchi
giovedì 29 settembre 2011
Venticinque anni dopo Lazzati: che ne è del laicato in Italia?
Ascolta l'intervento di Paola Bignardi
"Venticinque anni dopo Lazzati: che ne è del laicato in Italia?"
(ascolta - 1 ) - (ascolta - 2) - (ascolta - 3)
dal sito in dialogo unitario dell'azione cattolica ambrosiana
Il «testimone fedele» Giuseppe Lazzati
A 25 anni dalla morte il ricordo del Professore in un libro di In dialogo
A 25 anni dalla morte il ricordo del Professore in un libro di In dialogo
domenica 18 settembre 2011
Uomini nuovi e più coraggio
"Esiste una questione morale nell'attuale crisi che attraversa il Paese? La domanda è retorica, perché agli occhi di tutti è evidente che l'etica pubblica e quella personale che la sorregge sono spaventosamente assenti in larga parte della scena nazionale, come dimostrano gli scandali che vanno emergendo e che colpiscono figure di non poco peso dell'una e dell'altra parte politica."
Leggi l'articolo di Bruno Forte facendo "click" qui.
Leggi l'articolo di Bruno Forte facendo "click" qui.
martedì 13 settembre 2011
Ai membri della pastorale sociale - Diocesi di Vicenza
Il prossimo incontro della commissione diocesana pastorale sociale si terrà il giorno
Sabato 24 settembre 2011
dalle 16.00 alle 18.00
presso il Centro Myriam
via Artigianato,12 (zona industriale) - tel. 0444-566332
dalle 16.00 alle 18.00
presso il Centro Myriam
via Artigianato,12 (zona industriale) - tel. 0444-566332
Cordiali saluti.
Ufficio di patorale
lunedì 12 settembre 2011
L'uomo
"... imparare
a essere più che un cittadino, in modo da gustare, da amare negli
altri non il congiunto, l'amico, il compatriota, l'ospite, lo
straniero o l'alleato, ma l'uomo che non possiede altri titoli che
l'essere uomo ..."
Maurice Blondel, L'Azione, 1893
sabato 10 settembre 2011
11 settembre 2001 - 11 settembre 2011
A 10 anni dagli attentati dell'11 settembre, questa data sia un'occasione di riflessione, di preghiera e di azione:
- per ricordare le vittime innocenti di tutte le guerre e di tutti i terrorismi
- per denunciare tutti gli apparati militari-industriali i quali servano a garantire i privilegi di pochissimi contro l'umanità
- per testimoniare vivendo la nonviolenza e la solidarietà come uniche vie possibili per il futuro dell'umanità e una pacifica interazione fra i popoli
- per anticipare il Regno di Giustizia e Pace in cui crediamo
domenica 4 settembre 2011
Evitare la guerra
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
2307 Il quinto comandamento proibisce la distruzione volontaria della
vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca,
la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché
la bontà divina ci liberi dall’antica schiavitù della guerra.
2308 Tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per
evitare le guerre.
« Fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un’autorità
internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta
esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà
negare ai governi il diritto di una legittima difesa ».
2309 Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giusti-
ficano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la
sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale.
Occorre contemporaneamente:
— che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità
delle nazioni sia durevole, grave e certo
— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o
inefficaci
— che ci siano fondate condizioni di successo
— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del
male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un
grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.
Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della « guerra
giusta ».
La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio
prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune.
2307 Il quinto comandamento proibisce la distruzione volontaria della
vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca,
la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché
la bontà divina ci liberi dall’antica schiavitù della guerra.
2308 Tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per
evitare le guerre.
« Fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un’autorità
internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta
esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà
negare ai governi il diritto di una legittima difesa ».
2309 Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giusti-
ficano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la
sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale.
Occorre contemporaneamente:
— che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità
delle nazioni sia durevole, grave e certo
— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o
inefficaci
— che ci siano fondate condizioni di successo
— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del
male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un
grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.
Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della « guerra
giusta ».
La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio
prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune.
giovedì 1 settembre 2011
Messaggio per la 6ª Giornata per la salvaguardia del creato
Messaggio per la 6ª Giornata per la salvaguardia del creato
(1° settembre 2011)
“In una terra ospitale, educhiamo all’accoglienza”
Il tema della 6ª Giornata per la salvaguardia del creato è assai significativo nel contesto del dibattito ecclesiale e culturale odierno. Esso si articola in quattro punti, in continuità con l’argomento trattato l’anno passato, Custodire il creato, per coltivare la pace, nella linea degli Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio corrente: “La comunità cristiana offre il suo contributo e sollecita quello di tutti perché la società diventi sempre più terreno favorevole all’educazione. Favorendo condizioni e stili di vita sani e rispettosi dei valori, è possibile promuovere lo sviluppo integrale della persona, educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e al senso della festa, alla sobrietà e alla custodia del creato, alla mondialità e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica nell’economia e all’uso saggio delle tecnologie” (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 50).
La Giornata diventa così occasione di un’ulteriore immersione nella storia, per ritrovare le radici della solidarietà, partendo da Dio, che creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, con il mandato di fare della terra un giardino accogliente, che rispecchi il cielo e prolunghi l’opera della creazione (cfr Gen 2,8-15).
Testo completo
(1° settembre 2011)
“In una terra ospitale, educhiamo all’accoglienza”
Il tema della 6ª Giornata per la salvaguardia del creato è assai significativo nel contesto del dibattito ecclesiale e culturale odierno. Esso si articola in quattro punti, in continuità con l’argomento trattato l’anno passato, Custodire il creato, per coltivare la pace, nella linea degli Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio corrente: “La comunità cristiana offre il suo contributo e sollecita quello di tutti perché la società diventi sempre più terreno favorevole all’educazione. Favorendo condizioni e stili di vita sani e rispettosi dei valori, è possibile promuovere lo sviluppo integrale della persona, educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e al senso della festa, alla sobrietà e alla custodia del creato, alla mondialità e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica nell’economia e all’uso saggio delle tecnologie” (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 50).
La Giornata diventa così occasione di un’ulteriore immersione nella storia, per ritrovare le radici della solidarietà, partendo da Dio, che creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, con il mandato di fare della terra un giardino accogliente, che rispecchi il cielo e prolunghi l’opera della creazione (cfr Gen 2,8-15).
Testo completo
Discorso di Addio del Pres. Eisenhower alla Nazione
17 GENNAIO 1961 - Discorso di Addio del Pres. Eisenhower alla Nazione USA
| « Questa congiunzione tra un immenso corpo di istituzioni militari ed un'enorme industria di armamenti è nuovo nell'esperienza americana. L'influenza totale nell'economia, nella politica, anche nella spiritualità; viene sentita in ogni città, in ogni organismo statale, in ogni ufficio del governo federale. Noi riconosciamo il bisogno imperativo di questo sviluppo. Ma tuttavia non dobbiamo mancare di comprendere le sue gravi implicazioni. La nostra filosofia ed etica, le nostre risorse ed il nostro stile di vita vengono coinvolti; la struttura stessa della nostra società. Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l'acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l'ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l'enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.. » |
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