dalla pagina https://www.officinadeisaperi.it/materiali/italia-tanta-acqua-e-tanta-siccita-allo-stesso-tempo-da-agi-e-il-fatto/
Erasmo D’Angelis: “Noi abbiamo 526 grandi dighe più circa 20
mila piccoli invasi. Immagazziniamo oggi più o meno l’11,3% dell’acqua
piovana in questi contenitori. Cinquant’anni fa se ne immagazzinava circa il 15%”
Alberto Ferrigolo
– Dottor D’Angelis, qual è la novità clamorosa di questa siccità?
“Che ha colpito il Nord, al Sud – si sa – è endemica, ci si fa i conti
da anni, ma il Nord è in condizioni mai viste. Questo è un campanello
d’allarme forte. Ecco perché il Pnrr deve finanziare la Rete delle reti,
che sono le vie d’acqua. Va bene finanziare le reti stradali,
autostradali, ferroviarie, le reti digitali, ma la rete idrica è
essenziale, vitale. Siamo rimasti all’Ottocento, a quelle opere lì, il
Canale Cavour, ma ora bisogna avviare un nuovo cantiere di opere come è
stato fatto alla fine di quel secolo e negli anni ’50 e ’60 del
dopoguerra. È un lavoro enorme, ma va fatto”.
Mario Tozzi, ambientalista e divulgatore scientifico della tv, l’ha
definito “una enciclopedia dell’acqua, con risposte a ogni domanda possa
venire in mente” e anche come “un libro di storia, che parte dalla
mitologia, ma è pure un trattato di idrologia e di idrografia, un
prontuario, ma anche una lettura stimolante che apre punti di
osservazione poco comuni”, come osserva nell’introduzione. Stiamo
parlando di “Acque d’Italia” (Giunti Editore, € 7,50) scritto da Erasmo
D’Angelis tra i massimi esperti di acque e delle sue problematiche
ambientali e climatiche, un lungo impegno di ecologista e giornalista
ambientale, già presidente di Publiacqua, l’azienda degli acquedotti e
della depurazione della Toscana centrale, presidente della Commissione
Ambiente del Consiglio Regionale della Toscana, sottosegretario del
Governo Letta con delega anche alle dighe e infrastrutture idriche,
ideatore e coordinatore di Italiasicura, la struttura di missione di
Palazzo Chigi per il contrasto al dissesto idrogeologico e lo sviluppo
delle infrastrutture idriche, oggi nelle vesti di Segretario Generale
dell’Autorità di bacino dell’Italia Centrale.
Il suo libro esce nella fase più critica dell’approvvigionamento
idrico del nostro Paese, con il Po in secca e un rischio razionamento
assai vicino, e all’Agi dice in questa intervista: “Siamo un paese
paradossale, perché siamo il Paese più ricco d’acqua d’Europa e questa è
una cosa da Settimana Enigmistica. Incredibile, ma è vero”.
Però parlare di acqua oggi in Italia è come parlare di corda in casa dell’impiccato, riferito all’emergenza siccità.
“Eppure abbiamo un cumulato di pioggia elevato, anche perché due
terzi dell’Italia è fatto da colline e montagna e sui rilievi piove
tanto. Non ce ne accorgiamo, perché viviamo tutti in pianura, ma abbiamo
piogge medie l’anno per 302 miliardi di metri cubi. Un raffronto? A
Roma piovono ogni anno in media circa 800 millimetri di pioggia, a
Londra 760 e però, nell’immaginario, l’Inghilterra è il Paese delle
piogge come la Germania, la Francia. Noi abbiamo più piogge, più corsi
d’acqua di ogni altro paese europeo: ne abbiamo 7.596, di cui 1.242 sono
fiumi. Ma tutti i nostri corsi d’acqua, di cui oggi la gran parte sono
in secca, alcuni sono addirittura polvere, hanno – unico paese europeo
di queste dimensioni – un carattere torrentizio, non fluviale come sono i
grandi fiumi europei, che sono lunghi oltre mille chilometri, larghi
che sembrano enormi laghi. Ma in Italia se c’è pioggia hanno acqua, se
non c’è vanno in secca subito. Infatti rischiamo le alluvioni proprio
perché d’improvviso non ce la fanno ad assorbire l’acqua”.
Una condizione che però è insieme un paradosso e una contraddizione.
“Esatto. Ma il paradosso è che siamo ricchi d’acqua, abbiamo 342
laghi, ma siamo poverissimi d’infrastrutture idriche. I grandi
investimenti italiani negli schemi idrici si sono fermati negli anni ’60
dal Novecento. E da lì in poi, trent’anni dopo, lo Stato ha cancellato
di fatto dai fondi pubblici tutte le risorse per il bene pubblico e con
la legge Galli del 1996 ha delegato per l’idropotabile tutto alle
risorse della tariffa e non sono state più costruite né dighe né
invasi”.
Il risultato qual è?
“Noi abbiamo 526 grandi dighe più circa 20 mila piccoli invasi.
Immagazziniamo oggi più o meno l’11,3% dell’acqua piovana in questi
contenitori. Cinquant’anni fa se ne immagazzinava circa il 15%, perché
nel frattempo non essendoci manutenzione, sfangamenti – i sedimenti mano
a mano si accumulano e lo spazio per l’acqua si riduce –, il risultato è
che abbiamo queste grandi dighe che non vengono ripulite perciò
riescono a stoccare sempre meno acqua”.
Allora, l’acqua c’è, in abbondanza, non sappiamo trattenerla ma dove finisce?
“Ne sprechiamo una quantità inenarrabile. Fatto 100 i prelievi
dell’acqua, noi però sappiamo quasi tutto solo di un segmento del 20%,
che è poi l’acqua che arriva al rubinetto. Ed è l’unica acqua
controllata da un’autorità, che è Arera, Autorità di controllo di
energia, gas, acqua che controlla le aziende idriche. E sappiamo che nei
600 mila km di rete idrica italiana noi perdiamo per strada il 42% di
acqua. Uno scandalo, la più alta percentuale mai esistita”.
Ma dell’80% d’acqua che resta, cosa sappiamo invece?
“Questo è il punto. Su quell’80% non c’è alcuna autorità di
controllo, di regolazione. Circa il 51% viene utilizzato in agricoltura,
dove se ne spreca almeno la metà con l’irrigazione a pioggia, e poi c’è
un 25% di acqua prelevata per usi industriali. Siamo l’unico paese
europeo che con l’acqua potabile ci lava i piazzali, gli automezzi,
raffredda gli impianti produttivi, quando potrebbe esser fatto con il
riuso delle acque di depurazione, di riciclo. Noi abbiamo ottimi
depuratori da cui fuoriescono più o meno 9 miliardi di metri cubi acqua
ogni anno, anche di grande qualità, trattata, depurata, e la ributtiamo a
mare…”
Come in mare?
“Siamo l’unico paese europeo che non riusa l’acqua di depurazione. E
da giugno del prossimo anno l’Europa ci sanziona anche per questo
motivo. Abbiamo un ritardo pazzesco nelle infrastrutture idriche
dell’acqua che va al rubinetto perché con la legge Galli tutto è
delegato alla bolletta e avendo noi la bolletta più bassa d’Europa, non è
che con i proventi si possono fare grandi riparazioni, sostituzioni,
sono costose. L’acqua non è più nei bilanci dei Comuni, delle Regioni.
La conclusione di questo stato paradossale è il Pnrr: su quasi 200
miliardi l’acqua ne ha 4, il 2% delle risorse. Una cosa indecente”.
Più che crisi idrica per mancanza d’acqua è crisi di infrastrutture.
“Certo, è un problema di stoccaggio e distribuzione. Oggi ci mancano
almeno 2.000 piccoli e medi invasi ma c’è il piano dei Consorzi di
bonifica che ne ha 400 pronti e progettati solo da sbloccare”.
Cosa impedisce di farlo?
“I finanziamenti. C’è molto disinteresse e rimozione del problema acqua”.
Anche Draghi?
“Anche questo governo. Tutti i governi, nessuno escluso. Abbiamo
avuto due grandi siccità, nel 2003 e nel 2017, ma come accade in tutte
le cose passata l’emergenza ce ne dimentichiamo, rimuoviamo tutto. Dopo
le grandi emozioni arrivano le grandi rimozioni. La nostra indole è
questa: dimenticare”.
Chi sta peggio di noi? Il Sahel?
“Il punto è che ci stanno arrivando solo ora gli effetti delle
previsioni climatiche fatte venti anni fa, che ci dicevano delle ondate
di calore permanenti, precoci, che hanno devastato le fasce
mediterranee, quelle africane, spagnole, eccetera: alla fine sono
arrivate. Purtroppo questa crisi è il preannuncio di quello che accadrà
nei prossimi trent’anni come ci spiegavano i climatologi anche ieri”.
Proprio ieri il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, è stato a dir poco apocalittico.
“Le previsioni climatiche sono queste. Il professor Renzo Rosso, un
luminare dell’idrologia, addirittura ci diceva ieri che questo potrebbe
essere l’anno più fresco dei prossimi trenta. A dimostrazione che c’è un
problema enorme e che va gestito con una pianificazione che può durare
anni ma che è importante fare da subito. È come per l’altra faccia delle
alluvioni, passata l’emergenza nessuno pensa a mettere in sicurezza il
territorio”.
Lei lamenta il fatto che non è mai stato indetto un G7 o un G20 sull’acqua. Si farà mai?
“Spero di sì. Ma che nel frattempo in Italia si facciano almeno
sedute straordinarie del Parlamento per lanciare un Piano acqua per i
prossimi trent’anni, con risorse adeguate. Alcune cose vanno messe in
cantiere subito, immediatamente i 400 medi e piccoli invasi in tutta
Italia, un set di tecnologie in l’agricoltura per il risparmio idrico,
un’agricoltura di precisione o 4.0 della Coldiretti, tutte cose che
fanno risparmiare il 70% delle risorse irrigue. Si deve portare acqua in
tutte le fasce costiere dove il cuneo salino sta penetrando per 15, 20
chilometri nell’entroterra. Il Piave, fiume Sacro alla Patria della
Prima Guerra Mondiale, che d’improvviso tracimò sbarrando la strada e
inghiottendo il nemico che lo stava attraversando, “il Piave mormorò…”,
per 13 km è salato. Il mare avanza. Man mano che si riducono le falde
dolci costiere perché s’irriga e si svuotano, quelle si riempiono con
l’acqua salmastra del mare che sale. L’acqua va portata lì, altrimenti
quelle aree si desertificano. Già un 20% di fascia costiera è
desertificato e l’agricoltura non può più esser praticata”.
L’Italia s’è candidata ad essere il Paese che vorrebbe ospitare il Decimo Forum Mondiale dell’acqua per il 2024. Ce la farà?
“No, ma abbiamo spuntato un evento mondiale sull’acqua e la cultura
da fare nel 2023. Il Forum del ’24 è andato all’Indonesia, ma noi lo
avremo quasi sicuramente nel 2027. Però il prossimo anno ci sarà questo
evento mondiale in Italia sulla cultura dell’acqua, siamo comunque al
centro dell’attenzione”.
Una raccomandazione?
“Di non sprecare più neanche una goccia d’acqua, è la raccomandazione numero 1”.
Cioè tirare l’acqua una volta su quattro, lavarsi meno o,
come dice Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf, cambiarsi le
mutande ogni tre, quattro giorni…?
“No, no, laviamoci, beviamo, perché comunque non siamo in un’area
desertica. L’igiene è la prima cosa. Quanto a Fulco, lo fa anche quando
ci sono piogge torrenziali. È il suo stile di vita. Da sempre ha
quest’approccio accorto sull’uso delle risorse naturali. Ma sono
soluzioni estreme. Non dimentichiamoci che l’Italia ha tutte le forme
dell’acqua del Pianeta Terra, dai ghiacciai alle cascate, le paludi,
fiumi, laghi, laghetti. Ci rendiamo conto? Nessun Paese è come il
nostro, eppure siamo in questa condizione per lo spreco, la mancanza di
infrastrutture, lo scarso impiego delle tecnologie per il risparmio e un
piano per il riuso dell’acqua adeguato”.
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dalla pagina https://www.treccani.it/enciclopedia/erasmo-d-angelis/
D'Angelis, Erasmo. – Giornalista e uomo politico italiano (n.
Formia 1955). Laureato in Psicologia, ha intrapreso la carriera
giornalistica lavorando tra l’altro in RAI e per Il Manifesto.
Attivo in Legambiente, è stato eletto nel Consiglio Regionale della
Toscana nel 2000 e riconfermato nel 2005. Nel 2009 è stato nominato
Presidente di Publiacqua, la più grande società pubblica della Toscana,
che gestisce il servizio idrico integrato nella Toscana centrale. È
stato nominato sottosegretario di Stato
ai Trasporti nel governo Letta. Ha pubblicato molti libri e guide, su
temi come l'ambiente, gli Angeli del Fango, l'acqua e la tutela del
territorio. Dal 2015 al 2016 è stato direttore de l’Unità. Tra gli ultimi saggi: Un Paese nel fango (2015) e Angeli del fango (2016).