dalla pagina http://www.perlapace.it/dovere-la-pace/
Le proposte della Marcia PerugiAssisi.
L’alternativa alla guerra esiste ma serve la volontà politica di
realizzarla. Per spingere i governi sulla via della pace deve crescere
dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace.
Con questo spirito, vi invitiamo a raccogliere queste proposte e a
sostenerle con creatività, nei modi che riterrete più opportuni.
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| Foto di Roberto Brancolini |
Condividiamo tutti una responsabilità
Il dovere di fare la pace
Proposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi
Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra.
La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue,
sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della
guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande
imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza,
dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine.
Dopo settanta milioni di morti e la
fine della seconda guerra mondiale, alcune donne e uomini di paesi
diversi hanno cercato di mettere al bando la guerra creando le Nazioni
Unite, ideando una forza di polizia internazionale e promuovendo un
nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità
della persona umana e dei popoli. Allo stesso tempo, in Europa, altri
leader politici, uniti nello sforzo di scongiurare altre catastrofi,
convinti che la sovranità assoluta degli stati fosse all’origine della
guerra, immaginarono un’Europa unita e solidale e avviarono la
costruzione dell’Unione Europea dando vita alla Comunità Europea del
Carbone e dell’Acciaio.
La realtà dei nostri giorni descrive,
purtroppo, un mondo molto diverso: un mondo in guerra dominato dallo
scontro tra i più diversi interessi personali, nazionali e economici.
Anziché cogliere le straordinarie opportunità offerte dalla fine della
guerra fredda e dalla caduta del Muro di Berlino, si è scelto di
inseguire il disegno di un ordine mondiale gerarchico fondato sulla
legge del più forte e sul presunto “diritto di fare la guerra”, sulla
de-regulation istituzionale ed economica e sulla competizione selvaggia.
L’aggressione russa dell’Ucraina è figlia di questo schema di guerra
globale che ora ci minaccia sempre più da vicino.
Dal 24 febbraio è in corso una
drammatica escalation militare che sta facendo strage di vite umane e
che minaccia di condurci alla catastrofe nucleare. Dinnanzi a questa
drammatica realtà, all’invasione russa, al legittimo diritto alla
resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti
si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza
assumere alcuna seria iniziativa di pace. A nulla ancora sono valsi gli
appelli ininterrotti di Papa Francesco e di tanti cittadini a fare ogni
sforzo per fermare la follia della guerra. A prevalere oggi sembra
essere la cieca volontà di continuarla inseguendo la tragica illusione,
già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere.
Le conseguenze dell’escalation
militare sono terrificanti. In Ucraina la macchina della guerra continua
a uccidere e distruggere senza pietà violando tutti i diritti umani. In
Europa si sta scivolando verso la recessione e un’economia di guerra
che toglierà il respiro a molti giovani e famiglie. In un mondo sempre
più insicuro si accelera un cambio radicale delle relazioni
internazionali, a scapito della libertà e della democrazia, che alimenta
un groviglio di crisi, conflitti, ingiustizie e violazioni dei diritti
umani.
E’ in questo contesto, foriero di violenze e sofferenze, divisioni e contrapposizioni a tutti i livelli, che siamo chiamati a riscoprire il dovere di fare la pace.
La pace è l’interesse primario di
tutte le genti e le nazioni. La pace è la priorità. Abbiamo bisogno di
pace come i polmoni hanno bisogno dell’ossigeno. Per questo, i governanti hanno la responsabilità primaria di lavorare incessantemente per fermare la guerra e creare le condizioni per ricostruire la pace. Se non lo fanno vengono meno alla loro stessa ragion d’essere.
Il momento è pericolosissimo. Se non sapremo opporre alla guerra una “decisa volontà della pace” saremo travolti. L’Unione
Europea, insieme ai governi e parlamenti degli stati membri ha, più di
ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere
l’iniziativa per scongiurare il peggio che deve ancora venire,
per salvare la vita degli ucraini e di tutti gli innocenti che stanno
morendo sotto le bombe e per proteggere i propri cittadini dalle
tragiche conseguenze della guerra. Sono loro che in questi giorni stanno
decidendo se sarà la pace o la guerra a scrivere il futuro nostro e
dell’Europa. A loro torniamo a dire: le sorti dell’Ucraina,
dell’Europa, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, della
libertà, della democrazia e della pace nel mondo sono troppo importanti
per essere lasciate nelle mani dei signori della guerra. L’art.
21 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce espressamente che
“l’Unione promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in
particolare nell’ambito delle Nazioni Unite e opera al fine di
preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza
internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta
delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell’Atto finale di Helsinki e
agli obiettivi della Carta di Parigi”.
Restituiamo la parola alla politica
Per spezzare la spirale mortifera dell’escalation, è necessario togliere la parola alle armi e restituirla alla politica. Non è vero che non si può fare niente.
Invece della corsa alle armi si può
alimentare una lungimirante sequenza di iniziative politiche improntate
alla ricerca delle condizioni di una pace giusta e duratura.
Invece dei propositi di vittoria,
vendetta e umiliazione che stanno portando ad una guerra totale si
possono ricreare le condizioni per la ripresa del dialogo politico.
Invece di coltivare il disegno
impraticabile dell’isolamento della Russia si può proporre di riporre le
armi per costruire assieme in Europa un sistema di sicurezza comune
dall’Atlantico agli Urali basato sul disarmo, i diritti umani, il
diritto all’autodeterminazione dei popoli e i diritti delle minoranze.
Così come nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in
Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico
diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi
appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest, oggi
dobbiamo lavorare alla costruzione della Casa Comune Europea e dare vita
ad un sistema di sicurezza paneuropeo nella prospettiva di una
federazione europea che riunisca tutti gli stati del nostro continente.
Invece di continuare a svilire le
Nazioni Unite si può impegnare il Segretario Generale dell’Onu e
l’Assemblea Generale ad avviare un negoziato globale per la pace in cui
tutti i governi del mondo, a cominciare dalle grandi potenze, siano
chiamati ad affrontare i veri nodi globali dello scontro, assumendosi la
responsabilità di scegliere la via della pace anziché la via della
guerra (perché non lavorare ad una Conferenza mondiale della pace?).
“Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità
internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di
una nuova pace.” “Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella
denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo
significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.”
Invece di continuare la corsa al
riarmo e aumentare le spese militari possiamo investire sulla promozione
della sicurezza umana perseguendo l’attuazione del diritto di tutti ad
una esistenza e un lavoro dignitoso, alla salute, alla formazione, alla
casa, a vivere in un ambiente sano e bello.
L’alternativa alla guerra esiste ma serve la volontà politica di realizzarla.
“La pace non si impone
automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.” Fare
la pace è una cosa seria che va presa sul serio. “E’ una costruzione
laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative,
non di un atto isolato” di qualcuno. La ricerca della pace deve essere
perseguita, come ci ricordava Robert Schumann “con sforzi creativi,
proporzionali ai pericoli che la minacciano”.
“Alla comunità internazionale tocca
ora un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la
costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che
conduca alla pace.”
Per spingere i governi sulla via della pace deve crescere dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace.
La Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità, che il 24 aprile
ha riunito decine di migliaia di persone, famiglie, associazioni e
istituzioni di diverso orientamento culturale, politico e religioso, ha
generato molte energie positive.
Chiediamo a gran voce la pace
Insieme con Papa Francesco, invitiamo
tutte le donne e gli uomini di buona volontà a continuare a “chiedere a
gran voce la pace, dai balconi e per le strade”. In ogni città, in ogni
quartiere, in ogni scuola e università, in ogni luogo di lavoro nasca un
gruppo, un comitato, un’iniziativa per la pace. Gli Enti Locali,
richiamando gli statuti che riconoscono la pace come diritto
fondamentale della persona e dei popoli, raccolgano la domanda di pace
dei propri cittadini e facciano di ogni territorio un laboratorio della
pace che vogliamo per il mondo.
Costruiamo un argine alla propaganda di guerra
Questo è il tempo in cui dobbiamo
accrescere la capacità dei costruttori e delle costruttrici di pace di
contrastare i discorsi di guerra che hanno invaso le televisioni con
discorsi di pace sempre più competenti, approfonditi e credibili. Alla
propaganda di guerra e alle campagne di persuasione dell’opinione
pubblica che straripano nei grandi mezzi di comunicazione (già vietate
dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici)
contrapponiamo un capillare lavoro quotidiano di formazione e crescita
culturale personale e collettiva che valorizzi le energie positive dei
giovani. Ai piani di guerra fondati sulla legge del più forte
contrapponiamo piani di pace fondati sul buon senso. Alla logica
amico-nemico contrapponiamo la costruzione della fraternità universale.
Anche noi dobbiamo fare pace
Questo è anche il tempo in cui
dobbiamo contrastare la diffusione di sentimenti di impotenza e di
rassegnazione. La guerra si nutre del silenzio, della passività e quindi
della complicità delle vittime. Al contrario, la pace abbisogna del
contributo fattivo di tutti e di ciascuno.
Prendiamoci cura gli uni degli altri
In questi tempi di guerra, mentre
cresce il dolore sociale e si aggravano le crisi economiche, ambientali,
politiche e umanitarie, tutti siamo chiamati a fare la pace sviluppando
la nostra capacità di cura degli altri, partendo dai più bisognosi, dai
più fragili e dai più piccoli, allargando il nostro sguardo e la nostra
preoccupazione all’intera famiglia umana e al pianeta che ci accoglie.
Solo attraverso questo prezioso lavoro quotidiano, dal basso, con il
contributo insostituibile di ogni persona, sarà possibile rispondere al
bisogno umano primario della pace.
Facciamo crescere la società della cura
E’ la società della cura che deve
crescere in ogni luogo: donne, uomini, giovani e anziani che si prendono
a cuore gli altri anziché pensare solo a sé stessi, che praticano la
cultura della solidarietà anziché la cultura dell’indifferenza, che
cercano il bene comune anziché quello individuale, l’interesse generale
anziché quello particolare, l’amicizia sociale anziché la competizione
selvaggia. E’ così che le persone, con piccole e grandi responsabilità,
dentro e fuori le istituzioni, fanno la pace, tutti i giorni, in modo
artigianale.
Oggi più che mai, a nulla vale invocare la pace se non si è disponibili a farla in prima persona.
* * *
Tu cosa scegli?
Ripetiamo. L’invasione russa
dell’Ucraina è un crimine. Gli ucraini sono stati aggrediti, hanno il
diritto di resistere e noi abbiamo il dovere di aiutarli. Ma nessuno si
può permettere di ignorare le conseguenze delle proprie azioni. Per questo dobbiamo decidere: continuiamo sulla via della guerra o scegliamo la via della pace?
| La via della guerra |
La via della pace |
| Legge del più forte |
Legalità, diritto e democrazia internazionale |
| Volontà di potenza e di dominio |
Volontà di solidarietà e cooperazione |
| Pressione militare ed economica |
Dialogo e negoziato politico – Distensione – Ricerca di accordi |
| Escalation militare |
De-escalation militare |
| Fornitura di armi |
Iniziativa politica – Cessate il fuoco – Corridoi umanitari |
| Guerra totale globale |
Ripudio della guerra |
| Uso della bomba atomica |
Eliminazione delle armi di distruzione di massa |
| Guerra infinita |
Coesistenza pacifica |
| Yalta |
Helsinki |
| Strategie dello scontro |
Arte dell’incontro |
| Disumanesimo |
Dovere di proteggere ogni vita |
| Vittoria o morte |
Soluzione negoziata del conflitto |
| Corsa al riarmo |
Disarmo |
| Aumento delle spese militari |
Riduzione delle spese militari |
| Eserciti nazionali |
Polizia internazionale delle Nazioni Unite |
| Violenza |
Nonviolenza |
| Segreto militare |
Verità e trasparenza |
| Sicurezza armata |
Sicurezza comune – Divieto dell’uso della forza |
| Pace negativa |
Pace positiva |
| Ordine internazionale gerarchico / imperiale |
Ordine internazionale democratico |
| Alleanze militari |
Onu e organizzazioni internazionali democratiche regionali |
| Interesse nazionale – Nazionalismo |
Europeismo – Cosmopolitismo |
| Autoritarismo |
Diritti umani – Riconoscimento e rispetto delle minoranze |
| Società chiusa |
Società aperta |
| Costruzione di muri |
Costruzione di ponti |
| Economia di guerra |
Economia sociale e solidale – Economia della fraternità |
| Competizione globale |
Sviluppo Umano |
| Sfruttamento selvaggio delle risorse e dell’ambiente naturale |
Cura dell’ambiente e del pianeta – Conversione ecologica |
| Sicurezza nazionale armata |
Sicurezza umana |
| Controllo e manipolazione dell’informazione |
Libertà d’informazione |
| Propaganda di guerra |
Educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale |
| Respingimenti |
Cooperazione, condivisione e accoglienza |
| Odio e vendetta |
Perdono e riconciliazione |
_______________________________________
Queste riflessioni e proposte,
maturate nell’incontro “La via della pace” che si è svolto ad Assisi il
23 aprile scorso e curate da Flavio Lotti e Marco Mascia, sono un contributo alla ricerca fattiva della pace che ci deve vedere tutte e tutti coinvolti.
Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi,
via della Viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5737266 – 335.6590356 –
fax 075/5721234 – email adesioni@perlapace.it – www.perlapace.it –
www.perugiassisi.org
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